EVOLUTION I
[Sette anni dopo l’Età della Ruggine]
Ivan Blazevic era seduto a un tavolo e faceva roteare un bicchiere ancora quasi pieno. Il liquido arancione - un celebre aperitivo, ben riconoscibile - ondeggiava pericolosamente, rischiando di uscire dai bordi. Il noto imprenditore era un bel cinquantenne, con i capelli brizzolati ancora folti e l’aria piuttosto distinta. In lui, c’era qualcosa che oscillava tra i vecchi tempi, in cui gli uomini d’affari non si mostravano mai in pubblico in indumenti che non fossero estremamente formali, e una modernità che si guardava bene dallo scadere nel kitsch. Non era stato un brutto ragazzo, in passato, ma era divenuto di gran lunga più affascinante nella sua versione di uomo maturo. Non c’era da stupirsi, se riceveva qualche sguardo interessato di troppo. Di certo, quegli sguardi non avrebbero condotto a nulla, dato che Blazevic era sposato con una celebre modella che, ormai più vicina ai cinquant’anni che ai quarantacinque, era ancora bellissima e, diversamente da molte colleghe di un tempo, non si era rovinata i lineamenti con un ricorso eccessivo alla chirurgia plastica. I due, nella cerchia delle personalità note, spiccavano per essere una coppia che durava da molto tempo ed erano considerati un ottimo esempio di una relazione solida.
A Veronica Young era capitato di intravederlo, in occasioni pubbliche, ma non si era mai soffermata troppo sulla sua presenza. A distanza di decenni dall’epoca in cui avevano approfondito la loro conoscenza, riteneva Blazevic un perfetto estraneo, che faceva vagamente parte del suo mondo soltanto per via di una ben dichiarata passione per le corse automobilistiche. Prima di raggiungerlo, lo guardò sorseggiare il drink, per poi posare di nuovo il bicchiere sul tavolo e, dopo qualche statico istante, riprendere a girarlo.
A passo deciso, Veronica si diresse al suo cospetto e, senza nemmeno salutarlo, gli domandò: «Cos’ha fatto di male quel povero aperitivo, per essere maltrattato a questa maniera?»
Ivan Blazevic alzò lo sguardo.
«Veronica.»
Le venne spontaneo ribattere: «Ivan.»
Blazevic accennò un sorriso.
«Accomodati.»
«Con molto piacere» rispose Veronica, pur mantenendo deliberatamente un tono distaccato e asettico. «Chi l’avrebbe mai detto che un giorno io e te ci saremmo seduti allo stesso tavolo?»
«Già, chi l’avrebbe mai detto» replicò Ivan Blazevic, secco. «Ci siamo dati appuntamento in questo bar a quest’ora...» Guardò l’orologio che portava al polso: apparteneva alla categoria di persone che lo utilizzavano ancora, invece di limitarsi a controllare l’orario sullo smartphone. «Anzi, dovevamo vederci venti minuti fa. Chi poteva immaginare che sarebbe successo davvero, è questo che vuoi dire, Veronica? Certo, visto tutto il tempo che mi hai fatto aspettare, ammetto che mi era venuto il dubbio che ci saremmo incontrati davvero, ma...»
Veronica lo interruppe: «C’era traffico. Questa è una città caotica. La gente non si ferma mai e non si trova parcheggio se non in seconda fila.»
«Quindi sei in ritardo perché non hai trovato un posto in cui lasciare la macchina?»
Veronica scosse la testa.
«Sono in ritardo perché il taxi non sapeva da dove passare, visto che c’erano automobili che sostavano dove non dovevano. Avrei fatto prima a venire a piedi.»
«La storia di questo triste tardo pomeriggio di dicembre è molto interessante» ribatté Ivan, «ma forse sarebbe meglio venire al dunque. Sappiamo benissimo quale sia la ragione del nostro incontro.»
Veronica annuì.
«Tua figlia.»
«Certo che si tratta di mia figlia» replicò Ivan. «Pensi davvero che mi importi qualcosa di vedere te?»
«Forse ti stupirà» rispose Veronica, «ma per me è la stessa cosa. Non ho alcun interesse a rivedere gli amici che frequentavo durante l’adolescenza.»
Anche Blazevic annuì.
«Certo, gli amici.»
«Amici» ribadì Veronica.
«E, fammi indovinare, hai detto a tuo marito che dovevi incontrare un vecchio amico?» Ivan ridacchiò. «Ci ha creduto?»
Veronica sospirò.
«Ti credi così irresistibile? Pensi davvero che mio marito si preoccupi perché faccio affari con un vecchio “amico” con il quale non ho più contatti da oltre trent’anni e che, peraltro, è sposato con una nota gnoccona da paura? A proposito, tu cos’hai detto alla gnoccona?»
«Non ho parlato con la “gnoccona” - a proposito, che linguaggio scurrile. Diciamo che mi sono intrattenuto con lei in maniera molto intrigante prima di venire a incontrarti.»
«Oh, interessante. Prima di presentarti al bar hai scopato con tua moglie - sì, lo so, parlo in maniera scurrile, ma qui non siamo in un collegio per ragazze di buona famiglia. Ti dirò, non me ne frega proprio niente della tua vita sessuale. L’unica cosa interessante è che più o meno un lustro fa dalla tua vita sessuale è saltata fuori tua figlia e che tra poche ore sarà annunciato il suo ingaggio dalla Pink Vertigo.»
«Nome discutibile.»
«Anche chiamare tua figlia Ivana, quando tu ti chiami Ivan, è stato abbastanza discutibile, ma non mi sarei messa a sindacare in proposito, se tu non avessi deciso che i miei venti minuti di ritardo devono essere seguiti da venti minuti di convenevoli inutili.»
Blazevic ignorò la sua provocazione.
«Vuoi da bere, Veronica?»
«No.»
«Offro io.»
«Ti ho detto che non voglio niente. Non sono qui in veste di amica, ma in veste di manager.»
«Quindi» dedusse Ivan Blazevic, «accetti la mia proposta. Gestirai gli affari di mia figlia e la aiuterai nella sua scalata al successo.»
Veronica affermò: «Mi piacciono le sfide impossibili. L’idea di una potenziale sconfitta non mi spaventa. Tua figlia, però, dovrà fare quello che dico io e smetterla con il suo atteggiamento da influencer.»
«Mia figlia ha dovuto imparare a promuoversi in un mondo in cui l’essere una ragazza è un continuo ostacolo.»
«A me pare che l’unico ostacolo sia tua figlia stessa, per i piloti che la devono doppiare, ma sei libero di pensare che sia una mancata campionessa. Non sarò io a convincerti del contrario, evidentemente sei talmente cieco da non volere ammettere la realtà.»
Ivan replicò: «È davvero così disdicevole che le donne stesse siano le prime a volere demolire le altre donne.»
Veronica si irrigidì.
«Non hai proprio capito un cazzo, Blazevic. Tua figlia era una kartista di basso livello ed è estremamente scarsa come pilota di monoposto. L’unico modo in cui è riuscita ad andare avanti? Sfruttare l’immagine di ragazza indifesa ed esposta al giudizio sommario di chi commenta i suoi risultati. Non la demolisco in quanto donna, ma in quanto pilota priva di talento. Ti sarai anche raccontato tante belle storie, secondo cui è la migliore perché non ha mai accettato di prendere parte a categorie per sole ragazze o ingaggi in squadre interamente al femminile, rifiutando perfino un importante progetto che l’avrebbe condotta al campionato mondiale di endurance, ma la verità è un’altra: alla piccola Ivana è stato fatto il lavaggio del cervello per convincerla di essere una vincente. Spoiler: non lo è mai stata e non lo sarà mai, però si è messa in testa di essere sempre tra gli ultimi a vedere il traguardo a causa di non meglio specificati complotti dettati dal fatto che non sia accettata l’idea di una donna di successo nel mondo delle competizioni automobilistiche. E sai cosa ti dico? Che in realtà è l’esatto contrario, perché una donna di successo sarebbe un ottimo affare dal punto di vista del marketing.»
«Ho scelto te perché sei stata la manager di Tina Menezes, non perché ti diletti a sparare sentenze» puntualizzò Ivan Blazevic. «Quello che pensi delle performance di Ivana non ha importanza. Il tuo lavoro sarà convincere sponsor e addetti ai lavori che Ivana sia destinata a diventare una vincente. È totalmente irrilevante che lo pensi o meno.»
«Mi stai chiedendo di mentire pubblicamente?»
«Ti sto chiedendo di accettare un lavoro.»
«Il mio lavoro sarebbe mentire?»
«Il tuo lavoro sarebbe quello di gestire gli affari di Ivana nella maniera migliore possibile. Spetta a te decidere se vuoi accettare di farlo dietro lauto compenso. C’è sempre la strada alternativa di divenire una starlet dei social media, sui quali potrai ricevere like da una piccolissima fetta di appassionati criticando i risultati di mia figlia. I suoi fan insorgeranno in massa contro di te, ma proprio questo ti darà ancora più visibilità.»
Veronica obiettò: «Non mi interessano i social. Le piattaforme sono ormai state irreparabilmente colonizzate da mandrie di svitati sprovvisti del benché minimo senso critico. Questi individui hanno come massimo obiettivo quello di berciare sugli argomenti più disparati fingendo di essere esperti di tutto. Se vai a cercare i vecchi post delle pagine ufficiali dei campionati, per esempio, scoprirai che una decina d’anni fa a commentarli erano in gran parte persone che scrivevano osservazioni quantomeno plausibili e argomentate. Perfino le più campate in aria non sembravano totalmente sprovviste di un minimo sindacale di senso logico. Adesso, invece? Il novanta per cento sono bimbiminchia - o adultiminchia, non lo escluderei - che se ne escono con sparate senza senso, insulti o, nel migliore dei casi, meme che si ripetono invariati da anni. Personalmente li ritengo una grossa perdita di tempo.»
Ivan Blazevic fu piuttosto accomodante: «Hai ragione, le cose sono molto peggiorate.»
Veronica continuò: «Durante la pandemia, i social media sono stati resi centrali. I canali ufficiali sono divenuti fonti supreme di informazione e contenuti, le celebrità si sono avvicinate alle masse e le masse hanno iniziato a utilizzare le piattaforme come un palcoscenico.»
«Poi la pandemia è finita» affermò Ivan, «ma i social sono rimasti centrali. Non è stato l’isolamento a generare i deliri: ha semplicemente fatto sì che ci fosse qualcuno a leggere, guardare, ascoltare e condividere deliri.»
Veronica sorrise.
«Almeno, su questo, la pensiamo allo stesso modo.»
«Non è importante» obiettò Ivan Blazevic, mettendo bruscamente fine a quel loro vago momento di condivisione. «Il trend è questo e non abbiamo potere di cambiare il trend. Possiamo solo fingere che non sia così e adattarci. Le piattaforme social hanno contribuito alla popolarità del messaggio di Ivana. Non preoccuparti, c’è già chi se ne occupa. Tu dovrai focalizzarti soltanto sul tuo lavoro.»
«Il messaggio di Ivana» ripeté Veronica. «Certo, come no. Forse sarebbe meglio smettere di fingere che tutto sia un messaggio sociale.»
«Non spetta a te decidere che cosa sia un messaggio sociale.»
«Hai ragione, non spetta a me, ma prima o poi tua figlia si rivelerà per quello che è. Se dovessi accettare di essere la sua manager, il mio compito sarebbe anche quello di proteggerla. I castelli di carte sono belli, ma basta poco per farli crollare.»
Ivan portò il bicchiere alla bocca e bevve una lunga sorsata di aperitivo.
«Non deve essere per forza tutto così nero come lo dipingi.»
«Conosco il mondo a cui Ivana appartiene» replicò Veronica. «Lo conosco molto meglio di lei e di te. Ribadisco che la scelta più saggia, per una come tua figlia, sarebbe stata trovarsi una categoria alla sua portata, in cui potesse quantomeno non sembrare l’ultima ruota del carro. Non l’ha fatto e arriverà il giorno in cui dovrà pagarne le conseguenze. Come sua manager, dovrei quantomeno assicurarmi che le conseguenze non siano troppo dolorose. Ci sono cose che vanno messe in chiaro. Ne parlerò con Ivana.»
«Stasera?»
«No. Abbiamo di fronte una notte di annunci.»
«Devo dire» obiettò Ivan, «che non è una grande idea sceglierla come notte degli annunci. La maggior parte della gente ha in mente cenoni, veglioni, fuochi d’artificio o, nella peggiore delle ipotesi, programmi televisivi in cui cantanti incartapecoriti passati di moda da almeno trent’anni si esibiscono in diretta sulle reti principali.»
«Poi cenoni e veglioni finiscono» ribatté Veronica, «e perfino i cantanti incartapecoriti vengono messi a riposo fino al prossimo 31 dicembre.» Si alzò in piedi. «È stato un piacere conversare con te, Blazevic. Vorrei evitare che capiti spesso, quindi non stare troppo addosso a Ivana. Ci penserò io, a lei.»
«Quindi accetti?»
«Tua figlia è maggiorenne da un pezzo. Ne parlerò direttamente con lei e con Edward Roberts.»
Ivan spalancò gli occhi.
«Edward Roberts?»
«Ivana ha bisogno di un buon mentore» chiarì Veronica. «Vedrò Roberts stasera stessa e gli farò una proposta allettante.»
***
Erano solo le diciannove, ma la temperatura si era già abbassata parecchio. Selena sentiva il freddo penetrarle sotto gli indumenti. Diede un’occhiata allo stabile nel quale era attesa più tardi e sperò che nella sala del ricevimento vi fosse un buon sistema di riscaldamento: una volta all’interno avrebbe dovuto liberarsi del cappotto e cambiarsi d’abito.
La festa sarebbe iniziata di lì a due ore e mezza, non era ancora arrivato nessuno. Non che Selena ne sentisse la mancanza. Avrebbe preferito di gran lunga non prendere parte all’evento, ma non aveva avuto scelta. Di certo non sarebbe stata una serata molto divertente e l’assenza di Edward avrebbe soltanto peggiorato la situazione. Per fortuna, almeno, era ancora presto. Forse esisteva la possibilità di trovare un posto in cui cenare al volo.
Formulando quel pensiero, Selena intravide un uomo avvolto in un cappotto scuro, il quale parve subito una figura a lei familiare. Sorrise. Non era la sola che si fosse presentata in largo anticipo.
Oliver Fischer aveva in mano lo smartphone e teneva lo sguardo fisso sullo schermo. Non si accorse di lei finché non gli fu vicina.
«Come mai da queste parti?»
Il giornalista sussultò, alzando gli occhi.
«Potrei farti la stessa domanda.»
Selena rispose: «Avevo un bel po’ di strada da fare. Temevo potesse esserci nebbia, quindi sono partita presto.»
«Sei sola?»
«Sì.»
«Che fine ha fatto Edward?»
«Ha la febbre a trentotto e mezzo. Voleva venire lo stesso, ma gliel’ho impedito. Non mi sembrava il caso. Insisteva che non poteva mancare, quindi eccomi qui, come sua rappresentante ufficiale. Tu?»
«Anch’io sono un “rappresentante ufficiale”, se così si può dire.» Oliver si lasciò andare a un sospiro. «Se mia moglie fosse ancora tra noi, sarebbe stata qui, quindi devo esserci io.»
Selena chiarì: «Volevo sapere come mai fossi arrivato alle sette a una festa che inizia alle nove e mezza. Non sono così insensibile, non mi permetterei mai di...»
Le parole le morirono in bocca. Per fortuna, Oliver ruppe subito il silenzio: «Non preoccuparti, è tutto a posto. È inutile girarci intorno: qualsiasi cosa mi parla di lei. Avrei preferito rimanere a casa. Per tutta la sera, a meno che non riesca a camuffarmi fingendomi una pianta ornamentale, mi toccherà cercare di schivare domande invadenti. Non so perché sono arrivato così in anticipo. Volevo restare un po’ da solo.»
«Mi dispiace se ho scombinato i tuoi piani.»
«A me no. Sono felice di averti incontrata, Selena. Ci si annoia meglio, quando si è in due.» Oliver le strizzò un occhio. «Oppure non ci si annoia affatto.»
«Hai già cenato?»
«No.»
«Allora potremmo cercare un posto in cui ci sia un tavolo libero. Non ho intenzione di affrontare tutta la serata a stomaco vuoto.»
«Io, invece, preferirei rimanere a stomaco vuoto e non prendere parte alla serata.»
Selena rise.
«Ti capisco, Oliver, ma non penso che tu possa rinunciare proprio adesso. Tina ha significato tanto per la Vertigo. Sono certa che vorrebbe che tu partecipassi al posto suo.»
«Sì, è molto probabile. Direbbe che, quando l’ho sposata, ho accettato anche le noie che ne derivavano.»
Selena gli indicò la direzione nella quale aveva parcheggiato.
«Ho la macchina là in fondo. Vieni con me?»
«Dove?»
«A cena.»
«Pensi davvero che troveremo un tavolo libero da qualche parte? Non saranno tutti prenotati?»
«I cenoni dell’ultimo dell’anno non si fanno alle diciannove. Magari qualcuno sì, ma nei centri anziani, non nei ristoranti.»
«Va bene» si arrese Oliver. «Dove mi porti?»
«Non lo so. Troveremo qualcosa.»
Selena si diresse verso l’automobile, seguita da Fischer. I due salirono a bordo, Selena si mise alla guida. Non sapeva che direzione prendere, scelse la strada più comoda.
Trovarono una trattoria piccola con uno stile che avrebbe dovuto sembrare vintage. In realtà, si vedeva lontano un miglio come l’arredamento, seppure con un’aria vagamente antiquata, fosse recente e di bassa qualità. Una simile scelta non rispecchiava troppo i gusti di Selena, ma preferì soprassedere e non fare commenti.
La cameriera che li fece sedere mise in chiaro che dovevano liberare il tavolo entro le venti e trenta, perché poi era prenotato. Li informò, inoltre, che il cenone di Capodanno era la priorità e che il menù, per gli altri clienti, era limitato. Selena la guardò con aria di approvazione, nella speranza che si levasse di torno presto, anziché dare ulteriori spiegazioni. Fu necessario qualche minuto prima di vedere realizzarsi quella speranza.
Si accorse di essere sulla stessa lunghezza d’onda di Oliver quando questo osservò: «Sembrava un fiume in piena.»
«Per fortuna ci ha lasciato qualche istante di respiro.»
«Non illuderti. Tornerà presto con il menù e ci illustrerà per filo e per segno che cosa c’è e che cosa non c’è.»
«Basta ordinare il primo piatto che ci proporrà» suggerì Selena.
La cameriera fece ritorno qualche istante più tardi. Li informò di quale fosse l’unico primo piatto di pesce disponibile e, prima che passasse in rassegna quelli di carne o vegetariani, Selena e Oliver si scambiarono un cenno d’intesa.
«Le linguine al salmone vanno benissimo» affermò il giornalista.
«Anche per me» si affrettò ad aggiungere Selena.
«Da bere, acqua frizzante» disse Oliver, a quel punto. «Va bene anche per te, Grace?»
Selena confermò. Attese che la cameriera si allontanasse, infine domandò: «Grace?»
«È il primo nome che mi è venuto in mente» rispose Oliver. «Ho pensato che fosse meglio rimanere anonimi.»
«Che bisogno c’è? Non stiamo andando a caccia di misteri.»
«Non si sa mai.»
«Avresti potuto evitare di rivolgerti a me chiamandomi per nome.»
«Ormai l’ho fatto, Grace.»
Selena sospirò, prima di arrendersi: «E va bene, Dirk.»
Oliver si lasciò andare a un sorriso.
«Speriamo che le nostre linguine arrivino presto. La cameriera non vede l’ora di liberarsi di Dirk e Grace, mi è parso di capire.»
Poco dopo fu di ritorno con i bicchieri, le posate e una bottiglia d’acqua. Non fu necessario attendere troppo a lungo nemmeno per le pietanze. Selena e Oliver terminarono il pasto con un po’ d’anticipo rispetto all’orario a cui era stato richiesto loro di andare via. Fecero in tempo ad aggiungere due sorbetti al limone. Divisero il conto a metà, dopodiché Selena si diresse alla toilette.
Dopo essersi lavata i denti al lavandino dell’antibagno e sistemata il trucco di fronte allo specchio che lo sovrastava, fu raggiunta da Fischer. Era fissato con l’igiene orale tanto quanto lei, quindi non si sorprese di vedergli prendere fuori spazzolino e dentifricio da una delle tasche del cappotto.
Lasciarono la trattoria dieci minuti più tardi. Tornarono a salire in macchina e si diressero verso il luogo in cui si sarebbe svolto il ricevimento. Pur non trovando parcheggio nelle immediate vicinanze, arrivarono con una ventina di minuti d’anticipo.
Esibirono i rispettivi inviti. Selena mostrò la borsa con l’abito che avrebbe dovuto indossare e chiese di potere entrare per cambiarsi. Le venne concesso di passare, mentre a Oliver fu imposto di attendere. Il giornalista affermò che non era un problema. Selena si accorse che gli stavano cadendo gli occhi sulla lista degli invitati. Si allontanò seguendo le istruzioni ricevute dall’uomo della reception e non ebbe difficoltà a trovare la stanza nella quale avrebbe potuto spogliarsi e rivestirsi.
Si trattava di un piccolo studio spoglio, a parte per una scrivania e una sedia. Sullo schienale di quest’ultima, Selena posò il cappotto.
Si sfilò le scarpe, un paio di décolleté con il tacco di media altezza, poi tolse la giacca, la camicia e i pantaloni, che posò sulla scrivania.
Rimasta in biancheria e calze autoreggenti, si mise a frugare dentro la borsa. Ne prese fuori una sottoveste, che aveva appena indossato quando Oliver fece irruzione nello studio.
«Fischer, vattene subito!» gli intimò Selena. «Alla tua età cerchi ancora di cogliere sul fatto le donne che si spogliano?»
Oliver ridacchiò.
«Sei diventata molto puritana, Selena. Sono certo che, in spiaggia o in piscina, stai molto più scoperta di così.»
«Qui non siamo né in spiaggia né in piscina.»
«Va bene, va bene.» Oliver si voltò. «Dato che non ho gli occhi nel fondoschiena, posso stare qui?»
Selena prese fuori l’elegantissimo tubino nero a maniche lunghe che aveva scelto per l’evento. Lo indossò sopra la sottoveste e nel frattempo chiese all’amico: «Perché sei venuto a raggiungermi?»
«Di certo non per farti accomodare su quella scrivania con le gambe spalancate» ribatté Oliver. «In un universo alternativo in cui non esistessero Edward e Tina magari sì, ma...»
Selena lo interruppe: «Stai zitto, Fischer, e rispondi alla mia domanda.»
Oliver obiettò: «In che modo dovrei risponderti, se devo stare zitto? A gesti?»
«Ti ho detto di tacere se devi fare considerazioni volgari, non che non devi rispondermi.»
«L’atto sessuale, di per sé, non ha nulla di volgare. Siamo noi, con la nostra malizia, che lo vediamo come tale. Hai mai visto i conigli imbarazzarsi mentre fanno sess-...»
Selena ribadì: «Smettila, Fischer! E ringrazia che ci siamo sposati con altre persone, altrimenti su quella scrivania ci saresti tu, ma legato, e io sarei in piedi con una frusta in mano.»
Oliver si girò e osservò: «Quindi adesso non sei più in biancheria. Ti manca solo di metterti le scarpe.»
«E il foulard.»
«Mi sembri vestita abbastanza per poterti guardare. Invece mi hai costretto a rivolgerti il culo.»
«Devi ringraziare che ci siamo sposati con altre persone, altrimenti il tuo culo, in questo momento, starebbe ricevendo le carezze della frusta di cui parlavo poco fa.»
«Sai, Selena, sarebbe un plot twist interessante, se un angelo come te fosse segretamente una sadomasochista. Non maltrattare troppo Roberts... O è lui che ti sottomette?»
«Se questo fosse un film per adulti, dopo un simile scambio di battute saremmo già nudi.»
«Però non è un film per adulti» concluse Oliver. «Tu sei una professionista distinta ed elegante, mentre io sono l’amico che hai friendzonato molto tempo fa, non prima di esserti concessa con lui una breve ma intensa storia d’amore. Se sono venuto qui, non è stato per vederti in sottoveste. Anzi, quell’abito ti dona tantissimo. Sei più bella così, che seminuda. Se avessi la metà degli anni che ho adesso, ti guarderei con la bava alla bocca. La realtà, però, è che devo darti una comunicazione di servizio.»
«Ci hai ripensato e hai deciso di scappare?» chiese Selena. «Ti capirei. Mi dispiacerebbe rimanere da sola ad annoiarmi per tutta la serata, ma saresti ampiamente giustificato se avessi una simile tentazione.»
Oliver scosse la testa.
«Neanche per sogno, Selena. La serata è diventata improvvisamente più interessante.»
«Ah, sì? C’entra qualcosa la lista degli invitati che stavi leggendo?»
Oliver annuì.
«C’era il nome di un certo ex pilota automobilistico francese che al giorno d’oggi condivide sui propri canali social messaggi di pace, amore e rispetto della natura. Ti ricorda qualcuno?»
«Remy Corvin?»
«Proprio lui.»
«Corvin tra gli invitati?» obiettò Selena. «Ha qualcosa a che fare con la Vertigo o con Veronica Young?»
«Non lo so» rispose Oliver, «ma ho una gran voglia di scoprirlo. Tu no?»
Selena rifletté. Era passata una vita dall’ultima volta in cui aveva pensato seriamente ai misteriosi accadimenti dell’Evolution Grand Prix Series. Nonostante i quattro eventi promozionali non fossero affatto stati un insuccesso, la nuova categoria era naufragata prima di tradursi in un vero e proprio campionato. La maggior parte delle serie motoristiche erano riuscite a sopravvivere alla pandemia, con semplici posticipi, ma il nuovo campionato era stato cancellato e per lungo tempo era stato considerato come un lontano ricordo.
«Sai, Fischer, quando diversi mesi fa è stato annunciato che l’Evolution stava per diventare realtà, ne ho parlato con Edward e ci siamo detti che non c’era motivo di occuparcene.»
«Ma adesso, che mancano tre settimane al via del campionato» azzardò Oliver, «lo trovi in po’ meno facile di quanto avresti voluto. È così?»
«Diciamo.»
«In effetti, tutta la questione dei Ghost Driver e dei Replacement ci aveva presi parecchio.»
«Già.» Selena si avvicinò alla borsa, dalla quale prese fuori un paio di décolleté nere con i tacchi alti e decorazioni con strass. «L’idea che un manichino controllato da remoto guidasse al posto di Remy Corvin ci sembrava convincente, ai tempi.»
«Forse non era poi così incredibile» ribatté Oliver, «ma la faccenda del sosia non era molto ragionevole.»
Calzando le scarpe, Selena puntualizzò: «Corvin, però, è davvero nato il 29 febbraio. È stato smascherato quando ha compiuto quarantaquattro anni.»
«Nascere il 29 febbraio non è molto comune, ma non è oltre i confini della realtà» concluse Oliver. «Tutto il resto, invece, ha comportato senz’altro una grossa immaginazione da parte nostra.»
Selena prese lo smartphone dalla tasca del cappotto.
«Questa borsa è troppo grande, devo lasciarla al guardaroba. Puoi tenermi il telefono?»
«Sì, certo. Lo metto in tasca. Però fai presto, non voglio perdermi nemmeno un minuto della festa.»
«Prendo il foulard e sono pronta.» Selena passò lo smartphone a Oliver, che lo infilò in tasca della giacca. «Lo ammetto, sono curiosa tanto quanto te sulla presenza di Corvin... se ci sarà.»
«In effetti» ammise Oliver, «sarebbe un duro colpo, se non ci fosse. Trovare il suo nome sulla lista è l’unica cosa interessante che sia capitata oggi.»
«Cenare insieme a me no?»
«Non mi posso lamentare.»
Sorrisero entrambi. Selena infilò nella borsa gli indumenti e le scarpe che si era tolta, infine raccattò il cappotto e seguì Oliver fuori dalla stanza.
***
Selena riconobbe diversi volti familiari, nella sala. Oliver, accanto a lei, fu visibilmente colpito da una donna che indossava un abito blu elettrico, in tinta con una spessa ciocca colorata tra i capelli neri. Il tono del suo vestito era molto simile a quello della Young.
«Potrebbe essere Veronica con quindici o vent’anni di meno» osservò Selena.
«Mhm.»
«Cosa succede, Fischer? Per caso la conosci?»
«No, ma...» Oliver si interruppe, come se stesse cercando di fare mente locale. «Mi sembra di averla già vista, ha un’aria familiare.»
«Somiglia a Veronica quando era più giovane» insisté Selena. «Potrebbe quasi essere scambiata per una sorella minore, oppure per una nipote.»
Oliver le confidò: «Ai tempi dell’Evolution Grand Prix Series, Remy Corvin stava insieme a una donna bruna con dei colpi di luce blu. È passato tanto tempo da quando ho visto la sua foto, ma...»
«Questa donna sembra più giovane di Remy Corvin» obiettò Selena, «che va per i quarantasei anni.»
«Anche la sua ragazza di quei tempi sembrava più giovane di lui» mise in chiaro Oliver. «Da quanto ricordo, non aveva l’abitudine di farsi vedere in pubblico.»
«Quindi non è lei» dedusse Selena, «e sarebbe assurdo affermarlo sulla base di un ciuffo blu.»
«C’è stato un momento della nostra esistenza in cui ritenevamo possibile che un sosia artificiale si mostrasse in pubblico al posto di Remy Corvin» le ricordò Oliver. «Oserei dire che la possibilità che una sua fidanzata - o ex fidanzata - si trovi alla stessa festa alla quale anche lui è stato invitato, non sia poi così remota, al confronto con le nostre vecchie congetture.»
«No, non lo è» ammise Selena, «ma rimango del parere che possa essere la nipote di Veronica Young.»
«Non lo so. Ho la sensazione di averla già vista da qualche parte.»
«Ma non hai mai visto la ragazza di Corvin, se non in una fotografia apparsa sul web diversi anni fa.»
Oliver sospirò.
«Meno male che hai sposato Roberts e non me! Sarebbe stato terribile averti come moglie, avresti contestato qualsiasi mia affermazione.»
«Posso farlo lo stesso, anche se non sono tua moglie» ribatté Selena. «Potresti andare a parlarle, così lo scopriamo subito.»
«Perché non ci vai tu?» obiettò Oliver.
«Perché non sono io quella a cui quella donna ricorda qualcuno.»
«Avvicinala. Io, poi, ti raggiungo.»
«Perché dovrei?» cercò di opporsi Selena.
«Perché questa serata sarà una noia mortale, se non arriva Corvin. Non mi pare di vederlo ancora. Probabilmente è ancora fuori a smanettare sullo smartphone e a scrivere ovunque che il suo sogno è la pace nel mondo. La graziosa signorina in blu elettrico potrebbe essere un ottimo diversivo, specie considerato che, qui dove siamo, è disdicevole prendere fuori il telefono per controllare quali siano gli ultimi post di Remy sulla pace nel mondo.»
La risposta di Oliver aveva molto senso. Selena concesse: «Va bene. Dammi un paio di minuti per parlare con lei, poi vieni da noi.»
Senza aspettare la replica di Fischer, si avviò verso la loro “preda”.
«Buonasera.» Selena fece un radioso sorriso. «Volevo dirle che mi piace tanto il suo abito.»
L’altra donna affermò, con freddezza: «Anche il suo è molto bello.»
Selena non smise di sorridere.
«Posso presentarmi? Mi chiamo Selena Roberts.»
«Io sono Annabelle, piacere di conoscerla.»
«Sono la moglie di Edward Roberts» chiarì Selena. «Mio marito, purtroppo, non è potuto venire, quindi sono qui per rappresentarlo.»
«Non dubito che ci sia qualcuno a cui interessa la storia della sua vita» ribatté Annabelle, «ma quel qualcuno non sono io. Le auguro una buona serat-...»
Prima che potesse voltarle le spalle, Selena la trattenne, interrompendola: «Mi scusi, signora... o signorina? Posso chiederle se è una parente della signora Young? Le somiglia tanto.»
Annabelle le scoccò un’occhiata di fuoco e non rispose. Sarebbe stato il momento perfetto per l’arrivo di Oliver, ma il giornalista era ancora lontano. Si palesò invece nientemeno che Veronica Young in persona. Rivolgendosi alla giovane che le somigliava, domandò: «È tutto a posto?»
Annabelle annuì.
«Tutto a posto, grazie.»
«È un piacere incontrarti, Selena» affermò Veronica. «Non mi pare di avere ancora visto Edward.»
«È a casa.»
«Non è venuto?»
«No, ha la febbre.»
«Quindi Fischer ne ha subito approfittato. Ho visto che ti ronzava intorno.»
Selena obiettò: «La tua definizione lascia intendere retroscena sconvenienti. Ti assicuro che io e Oliver non siamo nulla di più che due cari amici.»
«Si dà il caso che tu e il tuo caro amico foste impegnati in una fitta conversazione» ribatté Veronica, «e che, subito dopo, tu ti sia avvicinata ad Annabelle. È un caso?»
«Mi piace il suo vestito» insisté Selena.
«Allora immagino che ti piaccia anche il mio» osservò Veronica. «Io e mia figlia abbiamo gusti molto simili.»
Selena spalanco gli occhi.
«Tua... figlia?»
«Anche tu hai messo al mondo due due figli» puntualizzò la Young. «Dovresti sapere a che cosa ci si riferisca con questo termine.»
«Non sapevo che avessi una figlia.»
«È il segreto meno chiacchierato del secolo. Anzi, il meno chiacchierato di due secoli, dato che Annabelle è nata negli anni Novanta.»
«Pensavo fosse tua nipote» ammise Selena.
«Invece no. Anch’io ho i miei scheletri nell’armadio, se così si possono chiamare.»
Annabelle intervenne: «Io sarei uno scheletro, eh?» Infine si rivolse a Selena: «Porta i miei saluti al tuo amico Oliver Fischer e digli che mia madre mi ha parlato di lui, qualche volta. Dice che è una grandissima seccatura.»
«In questi termini» confermò Veronica. «Nel ruolo di madre devo darmi un certo contegno. Se Annabelle non sentisse, direi di peggio.»
Madre e figlia le voltarono le spalle e, fasciate nei loro abiti abbinati, si allontanarono senza aggiungere un’altra parola.
Selena rimase ferma a guardarle, almeno finché Oliver non si palesò accanto a lei.
«Allora?»
«Non lo vuoi davvero sapere.»
«Era la ragazza di Remy Corvin?»
«È la figlia della Young» chiarì Selena. «A quanto pare, Veronica ha una figlia.»
«Ignoravo questo dettaglio» replicò Oliver. «Hai vinto tu, a meno che la figlia di Veronica non sia stata insieme a Remy Corvin. Gliel’hai chiesto?»
«Secondo te posso chiedere a una perfetta sconosciuta se stava insieme a Remy Corvin?» obiettò Selena.
«A proposito, ancora non si vede.»
«C’è poca gente, per il momento. C’è ancora qualche speranza che possa arrivare.»
Oliver le indicò Annabelle, ormai in lontananza: «Somiglia alla madre, se la vedi da lontano.»
«Le somiglia anche da vicino. Ha detto di salutarti e che, secondo Veronica, sei una grandissim-...»
Selena non riuscì a terminare la frase, dato che Oliver la interruppe: «Una grandissima rottura di coglioni, lo so.»
«Ti ha definito una grandissima seccatura.»
«Posso considerarlo un miglioramento.»
«Non so fino a che punto.»
«Veronica può consolarsi: non ho alcuna intenzione di essere una seccatura per lei, al giorno d’oggi.»
Selena propose: «Allora smettiamola di preoccuparci per loro. Troviamo qualcosa di interessante da fare, oltre ad aspettare Corvin. Anche perché, te lo ricordo, non abbiamo idea di cosa dirgli, sempre ammesso che riusciamo a trovargli una scusa per parlargli. Con Annabelle ho usato la scusa che mi piace il suo outfit, ma non penso di poterla utilizzare anche con Remy.»
«Né sarebbe credibile se la usassi io» ammise Oliver. «Guardiamo cosa c’è in giro?»
«Non c’è niente in giro: solo gente vestita elegante che può scegliere se stare imbambolata, se parlare con altra gente elegante o se mettersi a bere.»
«Qui nella sala.»
Selena obiettò: «C’è solo questa sala.»
Oliver replicò: «No, c’è anche la stanza nella quale sei andata a cambiarti. Ci saranno dei bagni. Chissà, magari c’è qualcosa di interessante da andare a scoprire.»
«Nei bagni?»
«In giro.»
«E va bene, Fischer.» Selena fece un sospiro. «Portami a scoprire qualcosa di interessante... e vedi che lo sia davvero, perché da te mi aspetto emozioni.»
Oliver insisté: «Ci sono pezzi grossi del mondo del motorsport. Magari qualcuno si è appartato per discutere di faccende di un certo rilievo.»
Selena dubitava che i pezzi grossi del motorsport parlassero tra loro di faccende serie l’ultima sera dell’anno, ma non aveva intenzione di spegnere così drasticamente l’entusiasmo di Oliver. Si allontanò con lui dalla sala, diretta verso l’ala dello stabile nella quale prima della festa era andata a cambiarsi. Vide una giovane donna diretta nella stessa stanza con uno zaino. Portava abiti piuttosto informali. Non ci sarebbe stato da stupirsi se ne fosse uscita in abito da sera.
Selena e Oliver rimasero appartati, in attesa di quel momento. La ragazza ne uscì con in mano lo zaino. Su un braccio teneva appoggiato il giubbotto beige che portava quando era entrata. Sfoggiava un lungo abito color avorio, molto bello, ma un po’ stonato indosso a una ragazza con il trucco pesante e i capelli tinti di un biondo quasi bianco con due o tre centimetri di ricrescita castana alla radice.
«Quella» sussurrò Oliver, «è Ivana Blazevic.»
Figlia di un ricco imprenditore di origini croate cresciuto in Italia e di una modella italiana, utilizzava da anni lo pseudonimo di Ivana Blaze. Aveva disputato quattro stagioni in Formula 4, senza ottenere risultati di rilievo, per poi essere promossa in Formula 3 Europea. Non era stata altrettanto disastrosa e, pur senza spiccare, aveva ottenuto qualche sporadica nona e decima posizione, racimolando qualche punto. Ne aveva approfittato per prorompere in mille proclami sul fatto di essere il futuro del motorsport al femminile e, per qualche astrusa ragione, in molti sembravano crederle.
Dopo la Formula 3 Europea era stata la volta della Formula 3 Internazionale, dove i risultati erano nuovamente crollati. Gli sponsor avevano continuato a spingere per la sua permanenza nella categoria e addirittura per il passaggio in Formula 2, dove aveva ugualmente deluso le aspettative, per qualche ragione sempre molto alte.
Ivana Blaze non aveva ancora annunciato i piani per la stagione a venire. Non era mai stata nell’orbita della Vertigo, ma la sua presenza al ricevimento apriva molti interrogativi.
«Che cosa ci fa qui?» chiese Selena.
Per via della professione che svolgeva, Oliver aveva molti agganci e veniva spesso a conoscere dettagli prima che divenissero di dominio pubblico.
«Non ne ho idea.»
«Sei serio o è un bluff?»
«Non potrei essere più serio di così.»
Selena prese per buona quella spiegazione. Poco dopo, guardò la giovane passare accanto a loro. Ivana le rivolse una lunga occhiata.
Quando si fu allontanata, Selena osservò: «Mi fissava.»
Oliver suggerì: «Magari le piace il tuo vestito.»
«Mhm.»
«Non sei convinta?»
«Per niente.»
«La Blaze nemmeno ti conosce. Non metterti troppe paranoie.»
Selena sbuffò.
«Non interpretare la parte dell’uomo saggio che dice cose sensate, Fischer. Torniamo in sala?»
«E la nostra ricerca di un diversivo?» obiettò Oliver.
Selena replicò: «Il diversivo potrebbe essere proprio quella ragazza. Credo che dovremmo cercare di capire che cosa stia succedendo... perché da parte mia non ho dubbi: sta già capitando qualcosa.»
Nelle ore successive, la sua impressione si sarebbe rivelata estremamente azzeccata.
***
Alle ventidue e trenta, Veronica Young attirò l’attenzione dei presenti. Selena non se ne accorse subito: era impegnata a parlare con un’imponente signora italiana in completo con giacca e pantaloni di un colore porpora brillante. Si trattava della moglie di un ex pezzo grosso della Diamond Formula, che spese parecchio tempo nel rievocare i bei tempi in cui Edward era ancora un promettente pilota.
Parlava come un fiume in piena, ma si interruppe quando Veronica iniziò il proprio discorso. Tutti, ormai, si erano avvicinati a lei. Anche Selena, rimasta libera dalla presenza ingombrante della signora in porpora, si diresse nella direzione in cui la manager vestita di blu elettrico, con la figlia accanto a sé, stava palesemente facendo un annuncio importante.
Selena riuscì a udire soltanto l’ultima parte: «...In questa mia nuova avventura nell’Evolution Grand Prix Series, sarò affiancata da una preziosa assistente. Sono onorata di presentarvi la signorina Annabelle Vincent, mia figlia.»
Nella sala, si sollevò un certo mormorio. Selena guardò Veronica. La sua espressione era del tutto indecifrabile. Annabelle Vincent, invece, sembrava desiderosa di mettere a tacere il vociare dei presenti.
«La maggior parte di voi, oserei dire quasi tutti» affermò, «non sono al corrente della mia esistenza. La famiglia Vincent è stata messa di fronte a una scelta, quando sono venuta alla luce: mantenere la privacy oppure gettarmi in pasto ai rotocalchi. Ovviamente è stata scelta la prima opzione e, quando mia madre ha sposato Scott Young, è diventata un personaggio ancora più in vista. Ho condotto una vita anonima. Quando ero ragazzina, i miei amici non erano al corrente di chi fosse mia madre. Ho preso la mia strada. Ho studiato informatica e ho sempre lavorato in quel settore. La mia vita, però, scorreva piatta e c’era qualcosa che non mi rendeva pienamente soddisfatta. Ho deciso di seguire mia madre nel suo nuovo progetto. Sarà una sfida, per me, ma sono stanca di passare tutto il giorno chiusa in uno studio. L’Evolution Grand Prix Series è una grande opportunità.»
Qualcuno si lasciò andare a un timido applauso. Con noncuranza, Annabelle Vincent voltò le spalle al proprio pubblico e si allontanò.
«Grazie per la vostra attenzione» disse Veronica. «È un piacere, per me, avervi qui in una serata così importante.»
Gli invitati si diradarono. Selena si guardò intorno alla ricerca di Oliver. Lo vide mentre parlava con l’attempata signora con il completo color porpora. Accanto a questa, vi era un uomo della stessa età, probabilmente il marito. Aveva un’aria vagamente familiare. Selena non si ricordava con esattezza chi fosse, ma associava quella presenza alla Diamond Formula.
Fu necessario attendere a lungo, Oliver sembrava immerso in una fitta conversazione. Selena rimase alla larga, con il timore di essere nuovamente coinvolta dalla signora in porpora. Quando vide il suo amico allontanarsi, gli andò incontro.
«Non mi aspettavo l’annuncio.»
«Nemmeno io.»
Il tono di Oliver non prometteva nulla di buono.
«C’è qualcosa che non va?» gli chiese Selena. «Mi sembri un po’ turbato.»
«Quei due» borbottò Oliver. «Mi hanno fatto una strana impressione.»
«Oh.»
«È solo una mia fantasia, ovviamente. Il signor De Santis non ha niente che non va... e nemmeno sua moglie, è solo una gran chiacchierona.»
Selena convenne: «Sì, chiacchierona lo è. Mi ha parlato a lungo di Edward. Pare che sia stata una sua grande sostenitrice.» Rise. «La cosa non mi ha sorpresa. Tutti affermano di essere stati dei grandi tifosi di Edward, quando parlano con me. È molto probabile che alla signora De Santis, in realtà, non importasse un fico secco delle corse e dei risultati.»
Oliver scherzò: «Sei una malpensante.»
«A pensare male ci si azzecca sempre» sentenziò Selena. Indicò la tasca nella quale Fischer aveva messo il suo smartphone. «Mi passi il telefono?»
«Vuoi controllare le pagine social di Remy Corvin?»
«Voglio chiamare Edward.»
«Per dirgli che hai conosciuto una sua presunta tifosa?»
«Per sentire come sta e per accertarmi che Ella dorma.»
Oliver le allungò il telefono. Selena lo prese e si avviò fuori dalla sala. Giunta in corridoio, le venne la curiosità di scoprire se Corvin avesse pubblicato qualcosa. Non vi erano messaggi motivazionali, ma solo un post nel quale affermava che chi aveva trovato l’amore avrebbe fatto bene a tenerselo stretto. Nulla lasciava intendere quale potesse essere la ragione per cui non si era presentato al ricevimento.
Selena chiuse l’applicazione e chiamò Edward. Suo marito rispose dopo appena due squilli.
«Bella serata?»
«Non proprio.»
«Quindi non mi sto perdendo niente.»
«Ti sei perso un annuncio di Veronica Young, invece: avrà qualcosa a che vedere con l’Evolution e sua figlia lavorerà con lei.»
«Quale figlia?»
«Domani ti spiego. Dimmi piuttosto di nostra figlia. Ha fatto storie o è andata a dormire?»
«Ella sta guardando un cantante degli anni Ottanta che si esibisce alla televisione.»
Selena sbuffò.
«Ti avevo detto di metterla a letto! Aurelie l’avrebbe fatto, se fosse stata con lei.»
Edward replicò: «È la notte di Capodanno. A mezzanotte si sveglierà comunque con il frastuono dei fuochi artificiali. Lascia che si diverta un po’.»
Selena si lasciò andare a un sospiro.
«Va bene, come vuo-...»
Si interruppe di colpo, quando Oliver comparve accanto a lei e le tolse il telefono di mano: «Ehi, Roberts, come stai?» Mise il vivavoce. «Ti stai perdendo una serata elettrizzante.»
«Non è quello che mi ha detto Selena» obiettò Edward. «A dire il vero, non mi aveva nemmeno detto che saresti comparso dal nulla a disturbare la nostra conversazione.»
«Va bene, non è proprio elettrizzante» ammise Oliver, «e non avevo informato Selena delle mie intenzioni. Come stai?»
«Neanche troppo male, per avere la febbre» rispose Edward. «Se Selena me l’avesse permesso, sarei venuto anch’io.»
«Hai fatto meglio a rimanere a casa» ribatté Oliver. Restituì il telefono a Selena. «Ti saluto, Edward.»
«Ti saluto anch’io. Non fare danni.»
«Io non faccio mai danni. Buon proseguimento di serata. Non perderti l’esibizione di Finny Mondo.»
Selena intervenne: «Di chi?»
«Niente, lascia stare» rispose Oliver. «Buon anno, Edward.»
«Buon anno anche a te, Fischer.»
Selena guardò il giornalista andare via e tolse il vivavoce, prima di portare il cellulare all’orecchio.
«Scusami, Edward.»
«Finny Mondo è un cantante italodisco. Sta vivendo una sorta di seconda giovinezza cantando in playback le sue due hit mondiali che risalgono al 1985. Certo, è ingrassato almeno trenta chili e pare invecchiato di due secoli, ma non lo ferma nulla.»
Selena ridacchiò.
«Che cantanti ascoltate tu e Fischer?»
«Al massimo lo ascolterà Fischer» ribatté Edward. «Per quanto mi riguarda, puoi sindacare sui suoi gusti musicali, anziché sui miei.»
Appurato che l’identità di Finny Mondo era ben lontana dall’essere motivo di interesse, Selena ne approfittò per chiedere al marito: «Cosa ne pensi di Ivana Blaze?»
«Ivana Blaze?» ripeté Edward. «Perché?»
«È qui alla festa.»
«Che cosa ci fa Ivana Blaze a un ricevimento organizzato della Vertigo?»
«Non ne ho idea.»
«Scoprilo.»
Selena sussultò.
«Cosa vuoi dire?»
«Sguinzagliale dietro Fischer» le suggerì Edward. «Digli di inventarsi una scusa qualsiasi, non so, un’intervista o qualcosa del genere. Hai detto che Veronica avrà a che vedere con l’Evolution...»
«Insieme alla figlia» precisò Selena. «Le somiglia molto. Si chiama Annabelle. Le piace il blu elettrico, come a Veronica. Sono vestite dello stesso colore. Annabelle Vincent ha anche una ciocca di capelli blu e...»
Edward esclamò: «Oh, cazzo!»
«Spero che nostra figlia, in questo momento, sia concentrata sull’ascolto di qualche morto vivente che canta vecchi successi italodisco e che non abbia sentito.»
«Non c’è pericolo.»
«Tu, però, mi devi delle spiegazioni. Conosci quella donna?»
«È una storia lunghissima. Era la ragazza di Remy Corvin.»
«Quindi» dedusse Selena, «Oliver aveva ragione.»
«Tieni gli occhi aperti» la pregò Edward. «Vai da Fischer e riferiscigli quello che ti ho appena detto. Tenete d’occhio Ivana Blaze, nel frattempo.»
«Sarà fatto» rispose Selena, «ma dovrai spiegarmi tutto non appena torno a casa.»
«Avrai tutte le spiegazioni che vuoi» concesse Edward. «Ti lascio andare. Tu hai da fare... e io anche. Non voglio perdermi per nessun motivo al mondo “Party in Rio de Janeiro” di Finny Mondo.» Canticchiò per qualche istante qualcosa di incomprensibile. «Buon anno, Selena. Ci sentiamo più tardi.»
«A dopo.»
Selena riattaccò. Rimase immobile, con il telefono in mano, a guardare lo schermo fintanto che questo non si spense.
Pochi istanti più tardi, anche la luce del corridoio si spense all’improvviso. Selena riaccese il display dello smartphone e tentò di attivare la torcia. Non fece in tempo. Qualcuno, dietro di lei, la afferrò. Il telefono cadde a terra. Non ebbe il tempo di reagire. Sentì un panno bagnato che le veniva premuto sul volto. Per assurdo, l’oscurità si fece ancora più profonda. Selena scivolò nell’oblio...
...
...
...
...infine rivide la luce. Camminava, senza sapere per quale ragione, lungo una spiaggia. Il tepore dell’atmosfera circostante lasciava pensare che l’inverno fosse ormai finito.
Indossava l’abito del ricevimento e, per qualche astruso motivo, riusciva a camminare senza difficoltà con i tacchi sulla sabbia, la quale sembrava una superficie solida.
Un uomo, in lontananza, camminava nella sua direzione. Selena non ebbe difficoltà a riconoscerne le fattezze. Sapeva che, se si fosse avvicinata a sufficienza, avrebbe potuto rivedere quel paio di occhi azzurri che a vent’anni le aveva fatto perdere la testa.
Ritrovarsi a tu per tu con Patrick Herrmann non la turbò. Appartenevano a due dimensioni diverse, ma era riuscita a penetrare nella sua. Si perse nelle sue iridi celesti e si lasciò scivolare tra le sue braccia quando Patrick sussurrò: «Selena, amore mio.»
C’era qualcosa di maledettamente sbagliato in quella situazione, accompagnato da qualcosa di maledettamente corretto. Selena viveva un’altra vita, ormai, nella quale era felicemente sposata con Edward, ma Patrick avrebbe sempre occupato un posto speciale nel suo cuore. Era certa che per suo marito fosse lo stesso, che Sharon fosse una presenza costante nei suoi pensieri.
Quando Patrick la baciò, Selena aprì le labbra per accogliere la sua lingua. Patrick fu avido, stringendola a sé con forza sempre maggiore, immobilizzandola in un abbraccio intenso al quale sarebbe stato difficile dare una spiegazione logica e razionale.
Per un attimo, Selena si sentì di nuovo ventenne, desiderosa di essere amata e di essere riscaldata dal contatto tra i loro corpi.
Patrick lasciò andare la sua bocca e e mormorò: «Ti amerò per sempre.»
«Anch’io» rispose Selena. «Lo so, è assurdo, ma...»
Patrick la interruppe: «Non devi darmi spiegazioni. So che hai trovato il tuo equilibrio, che sei felice con Edward. Volevo solo che sapessi che mi manchi e che ho fatto un sacco di errori... con te e non solo.»
Selena indietreggiò. Vide un’altra presenza che si avvicinava. Riconobbe Oliver Fischer, nonostante la distanza. Patrick, che gli voltava le spalle, parve leggerle nella mente.
«Forse non avrei dovuto legarmi a quel ragazzino.»
Selena sussultò.
«Cosa vuoi dire? C’è la tua essenza, dentro di lui.»
Patrick scosse la testa.
«Gli sono stato accanto. Ho sperato fino all’ultimo che tornasse alla vita. Oliver ce l’ha fatta, ma ha perduto i suoi ricordi ed è venuto in possesso dei miei. Credeva di essere me. Ha scoperto che cosa fosse accaduto davvero a me e a Keith Harrison agendo come se fosse al posto mio. Io sono rimasto intrappolato in una dimensione separata, destinato a non avere mai pace, a meno che non permetta a Oliver di lasciarmi andare.»
«Perché non lo fai?» chiese Selena.
«Perché, se lo facessi, ricorderebbe qualcosa di pericoloso. Fin dal giorno in cui l’ho conosciuto, ho deciso che l’avrei protetto.»
«Slegati da lui, se ne sei capace. Ha il diritto di essere se stesso, dopo gli anni che ha passato a credere che in lui vivesse una parte di te.»
Patrick rispose, con amarezza: «Non deve essergli piaciuta l’idea di essere me. È sempre stato un bravo ragazzo, tutto il contrario di quello che ero io.»
Selena replicò: «Non scherzare. Io ti ho conosciuto...»
«No, non mi hai conosciuto» la interruppe Patrick. «Hai visto il lato migliore di me e hai pensato che quello fosse il vero me stesso. Tua madre mi amava e io sono riuscito a innamorarmi proprio di te. Prima mi ero messo in mezzo a Emma e Keith solo per il gusto di rovinare la vita a quello che percepivo come un nemico. Non...»
Selena non lo lasciò finire: «Mia madre non ti amava, era solo ossessionata da te. Lo sai bene, lo sai com’è andata. Per quanto riguarda Emma e Keith, invece, ormai vi siete già chiariti.»
«No, Emma e Keith si sono chiariti con Oliver Fischer, vedendo me al posto suo» concluse Patrick. «Io non posso nemmeno aspirare ad avvicinarmi a loro. Mi sento come maledetto.»
«Permetti a Oliver di lasciarti andare.»
«Non posso.»
«Perché no?»
«Perché Oliver si è impossessato dei miei ricordi e io sono entrato in possesso dei suoi. Quando Fischer ha scoperto la verità sulla mia morte, mi è stato tutto chiaro. Non voglio essere liberato, voglio solo proteggerlo, anche se sarò costretto a rimanere nell’oscurità. Sono bloccato qui, come se fossi incatenato.»
Oliver li aveva raggiunti. Al fianco di Selena, fissava Patrick. Il paesaggio mutò all’istante. Si ritrovarono come in un’enorme bolla di buio e nebbia, intorno alla quale si intravedeva la luce del sole. Patrick si inginocchiò a terra, inarcandosi. Ai suoi polsi comparvero catene che lo immobilizzarono, legandolo a un anello a terra. Altre catene si materializzarono alle sue caviglie.
«Lascia andare Oliver» gli ordinò Selena. «Lascialo andare e anche tu potrai essere libero.»
Sperava che Patrick alzasse gli occhi e la guardasse, ma questo non si mosse, la testa abbassata. Un brivido la scosse, ma Oliver la avvolse in una stretta calda...
...
...
...
...ed era ancora accanto a lei, quando Selena aprì gli occhi, all’interno di uno stanzino freddo e buio. Da una piccola finestra, si intravedeva il bagliore di una scarica di fuochi d’artificio. Fece per dire qualcosa, ma realizzò di essere imbavagliata. Aveva i polsi e le caviglie legati e non aveva idea del come si fosse trovata in quella situazione.
Ricordava vagamente la luce del corridoio che si spegneva, il telefono che cadeva a terra e poi quello strano sogno, che forse sogno non era. Era stata narcotizzata, ma ciò che aveva visto le era sembrato incredibilmente reale. Doveva liberarsi, liberare Oliver e forse anche Patrick.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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