Il 1996 è stato un anno molto travagliato per le competizioni open wheel d'oltreoceano, con i team della CART estromessi dalla IRL e il conseguente split che sarebbe durato per oltre un decennio. Nel Memorial Weekend, come al solito, era prevista la 500 miglia di Indianapolis, un'edizione tacciata di avere una delle peggiori griglie di sempre. A dire il vero qualche pezzo grosso c'era: Eddie Cheever, Michele Alboreto, Arje Luyendyk... c'era anche Tony Stewart, poi divenuto un pezzo grosso della NASCAR, che scattava dalla pole, "ereditata" dopo la tragica morte di Scott Brayton nei test post-qualifiche.
È inutile negare che la CART avesse una griglia migliore. Il 26 maggio 1996, con quella griglia, ha deciso di sfidare apertamente la IRL: disputare in Michigan una gara di 500 miglia con una qualifica in stile Indy e una propaganda che portava a chiedersi: che cosa potrà mai andare storto?
Soffermiamoci sulla propaganda. Provate a immaginare la classica propaganda americana, quel tipo di propaganda interamente basata sull'autoesaltarsi, sull'autoproclamarsi migliori e sul millantare ai quattro venti cifre astronomiche alla voce "dimensioni del pene". Solitamente gli americani proclamano di essere i the best dei the best quando devono screditare serie non americane. In questa circostanza il messaggio era chiaramente rivolto alla IRL.
Lo spot era anche carino: venivano inquadrati tutti i piloti allineati uno dietro l'altro, tutti con espressioni serie a parte Paul Tracy, e il messaggio di fondo che suonava come: who kers della IRL, i piloti della CART sono very uominy. Nel frattempo ci si preparava a una partenza in fila per tre, con tanto di telecronisti che da una mezz'ora andavano di lungo con la storia dei migliori piloti al mondo, della migliore categoria al mondo e quant'altro.
Nel frattempo scorreva la griglia, con vari piloti che sfoggiavano occhiali modello nonna degli anni '90 e Bobby Rahal che sembrava più vecchio allora che adesso. I primi tre erano Jimmy Vasser, Adrian Fernandez e Bryan Herta, con i team Ganassi, Tasman e Rahal. Le vetture seguivano la safety car durante il pace lap, in attesa della bandiera verde. Proprio mentre i telecronisti ancora millantavano che solo lì c'erano i veri uomini, Vasser e Fernandez si sono toccati, finendo verso Herta, dove per "verso" si intende spalmandovisi contro.
Così facendo hanno lasciato campo libero all'altra Ganassi e alle due Penske. Alex Zanardi, Al Unser Jr e Paul Tracy sono passati indenni. Il resto della griglia si divideva in piloti incidentati e piloti che tagliavano per i campi per evitare di incidentarsi... un grande successo, non lo si può negare.
A pagare il prezzo più alto è stato Fernandez che nel marasma ci ha rimesso l'unica vettura sulla quale poteva appoggiare il fondoschiena e, quando decine di minuti più tardi è stata ripetuta la procedura di partenza, non era presente. C'era invece Vasser, con la vettura di riserva, e la prima parte di gara è stata caratterizzata dalle Ganassi 1/2 e Zanardi è succeduto a Vasser come race leader. Jimmy è anche scivolato dietro la Forsythe di Greg Moore, vettura dalla bellissima livrea turchese con sponsor di tabacco canadese, che dava tante Ligier vibes. <3
Nel frattempo abbiamo avuto quattro ingressi ravvicinati della safety car per le seguenti ragioni: 1) rottura del motore per Scott Pruett/ Patrick Racing, 2) stessa cosa per Fredrik Ekblom/ Walker Racing, 3) detriti, 4) sbinnata(?) di Juan Fangio II/ All American Racers, che in seguito si sarebbe ritirato per un guasto al motore.
Tra una cosa e l'altra anche Raoul Boesel, pilota del team Green, si è ritirato, così come Michael Andretti di Newman Haas.
Le diverse finestre di pitstop hanno portato nelle zone alte soggettoni di un certo livello, vedi Mauricio Gugelmin/ Pacwest, vedi Roberto Moreno/ Payton Coyne. I lettori sono autorizzati a strapparsi via le mutande, ma li invito a mantenere un certo contegno. E comunque dopo sono tornati davanti Zanardi, Moore e colleghi vari.
Abbiamo avuto anche incidenti: Gary Bettenhausen che correva per l'omonimo team di proprietà del fratello nonché tra l'altro compagno di squadra di Stefan Johansson, Bobby Rahal che correva per il proprio team... due safety car, poi un'altra per olio(?) sulla pista. Del resto i motori non reggevano molto a lungo, in certi casi, abbiamo perso per strada Robby Gordon/ Walker Racing e poi Jeff Krosnoff/ Arciero, quest'ultimo proveniente dalla Japanese Formula 3000 (quella che poi è divenuta Formula Nippon e Superformula). Secondo i rumour, quando viveva in Giappone, Krosnoff era il coinquilino di Mika Salo, Heinz-Harald Frentzen, Eddie Irvine, Roland Ratzenberger e Johnny Herbert.
Tornando alla gara, Moore ha fatto un testacoda e anche se ha proseguito è entrata la safety car. Le carte in tavola si sono rimescolate e tra una sosta e l'altra è emerso leader nientemeno che Parker Johnstone/ Comptech Racing. Johnstone era comunque inseguito dalle Ganassi che cercavano di risalire, ma nevermind, non potevamo fare altro che goderci la sua leadership... finché fosse durata.
C'era altro che non era destinato a durare: mentre Zanardi si avvicinava a Johnstone, il motore ha fatto una sfumazzata micidiale. Secondo il telecronista, era raro vedere una scena del genere con un motore Honda. Sono sicura che nessun telecronista di Formula 1 negli anni successivi avrebbe mai pronunciato una frase analoga!
Ovviamente tutto ciò ha provocato una safety car e non è stata l'ultima. Purtroppo Johnstone sembra avere fatto una mezza sbinnata, poi anche Herta che poi si sarebbe anche ritirato per problemi di motore, stesso destino toccato anche a Johansson. Infine dalla macchina di Moore si è alzata una sfumazzata micidiale sulla falsariga di quella uscita dal retrotreno della macchina di Zanardi, sono stati ex equo i guasti al motore più altisonanti dell'evento.
Tra una cosa e l'altra André Ribeiro/ Tasman spesso visto nelle posizioni di spessore di è fatto diversi giri in testa, anche se alla fine l'avrebbe spuntata Vasser, proprio uno dei piloti che avevano reso frizzante il primo tentativo di partenza. Soltanto un altro pilota ha chiuso a pieni giri, ovvero Gugelmin, mentre Moreno ha completato il podio. Ribeiro ha concluso quarto, precedendo la Pacwest di Mark Blundell.
Al sesto posto si è classificato Eddie Lawson: l'ex pilota di motociclismo ha infatti reso spettakolarehhhh la CART dopo avere gareggiato in precedenza di Indylights. Seguivano le Penske di Tracy e Unser, poi Gil De Ferran su Jim Hall Racing ed Emerson Fittipaldi su Logan Penske. Johnstone è giunto undicesimo davanti alla Newman Haas di Christian Fittipaldi, infine pare che a millemila giri di gap da qualche parte fosse ancora in pista Hiro Matsushita/ Payton Coyne.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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Milly Sunshine