giovedì 5 febbraio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 12/24

Il dodicesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Era una serata fredda, ma l'aria non era troppo umida. Oliver e Tina avevano prolungato più del previsto la loro passeggiata e temevano di essere in ritardo. Attendevano Dalila, e Oliver non aveva idea di come Tina fosse riuscita nell'intento di convincerla a fidarsi di loro. Era molto probabile che la Colombari si fosse arresa perché preoccupata da quanto stava accadendo da ormai parecchi giorni. Nonostante Anna Russo avesse pubblicato la settimana precedente una fotografia in cui baciava Pietro Bruni, entrambi abbigliati elegantissimi, accanto a un gigantesco albero di Natale situato in quello che sembrava un enorme soggiorno, lasciando intuire che la loro relazione non fosse stata intaccata dai pettegolezzi, Dalila aveva dovuto vedersela con una schiera agguerrita di hater, che si erano spinti a toccare vette inimmaginabili.
Non era tardi, erano le dieci passate da pochi minuti. Dopo essersi tolti i cappotti, Oliver e Tina entrarono nel salottino dalla cui finestra si poteva vedere il lato del cortile nel quale Dalila era stata invitata a passeggiare. Tina accese il televisore, sul quale comparve una donna il cui abbigliamento contrastava di gran lunga la temperatura atmosferica, dato la trasmissione era in diretta da una piazza. Indossava un top dalla scollatura vertiginosa e una gonna talmente corta da mettere bene in vista il reggicalze. A compensare, portava un paraorecchie turchese sopra i capelli neri tagliati a caschetto. Su un lato dello schermo, intanto, appariva un timer dall'aria vagamente inquietante.
«Grazie, Araceli» disse il conduttore, mentre il pubblico esplodeva in un applauso. «Il tuo ritorno ufficiale sulla prima rete era molto atteso e ti diamo appuntamento al prossimo anno... cioè tra circa due ore!»
La cantante, che rispondeva al nome d'arte di Ara Sky, accennò un inchino prima di allontanarsi. Per quanto non apprezzasse il suo genere musicale, Oliver non disdegnava la storia personale di Araceli Fernandez. Non era nulla di eccezionale, a dire il vero. All'inizio della carriera, quando si era ritrovata di punto in bianco in testa alle classifiche dei dischi più trasmessi, aveva millantato un passato tragico fatto di degrado, tossicodipendenza e prostituzione, per poi, all'improvviso, decidere di voltare le spalle all'immagine che le era stata costruita intorno. Così, dando scandalo, aveva rivelato: "Non sono mai stata né una tossica né una prostituta. Ho avuto una vita relativamente normale. Fino a pochi anni fa ero una semplice operaia metalmeccanica. A una serata di karaoke organizzata da alcuni miei colleghi della fabbrica, sono stata notata da un talent scout secondo cui, se avessi cantato rime imbarazzanti e mi fossi mostrata seminuda in nome di un messaggio sociale costruito ad arte, avrei potuto sfondare nel mondo della musica trap. È andata proprio così. Non credo alle stronzate che canto e ancora meno a quelle che dico. Non penso che il body shaming cesserà di esistere perché mostro il mio corpo, ma semplicemente il mio corpo seminudo mi fa sembrare più bella di quanto sono davvero e, di conseguenza, fa vendere di più. Anche il paraorecchie che porto durante le esibizioni non rappresenta nulla per me, ma mi permette di entrare nel personaggio. Quando salgo sul palco, recito una parte esattamente come tutti gli altri. Diversamente da loro, però, sono stanca di recitare una parte spacciandola per vera. Quando salgo sul palco sono Ara Sky. Quando mi tolgo gli abiti di scena, però, reclamo il mio diritto di essere Araceli."
Quelle parole avevano suscitato grande indignazione, tanto che la trapper era arrivata a rinunciare alla tanto acclamata partecipazione al Festival di Sanremo. I suoi follower di un tempo, frattanto, si spaccavano in due: c'era chi stava al suo fianco e chi, invece, aveva preso a denigrarla. Tra chi, in precedenza, l'aveva considerata l'ennesimo prodotto spazzatura dell'industria musicale, invece, c'era chi aveva preso ad apprezzare sia il suo carattere, sia il fatto che ammettesse senza mezzi termini di essere un prodotto commerciale, nonché la consapevolezza di essere una cantante trash.
Il conduttore aveva appena annunciato la pubblicità, quando nel cortile fecero capolino i fari dell'automobile di Dalila Colombari.
«Mi raccomando» disse Tina, «Lascia fare tutto a me. Ti ho servito su un piatto d'argento la possibilità di convincerla a farti fare da padre a Mirko. Non rovinare tutto.»
«Non intendo rovinare niente» ribatté Oliver. «Avrei semplicemente preferito che mi avvertissi, prima di ospitarla da noi finché non tornerà sua madre.»
«Sua madre tornerà tra tre giorni, non certo tra tre settimane» puntualizzò Tina, «E non potevo certo pianificarlo prima. Non potevo sapere, prima che Dalila me ne parlasse, di quello che le era successo la sera di Natale. Non potevo neanche sapere, inoltre, del fatto che qualcuno fosse andato a cercarla a casa.»
«Ha dei sospetti?»
«No.»
«Ne sei sicura? Come ti è sembrata, quando ti ha detto di non sapere chi ci fosse dietro?»
«Parlava con tono asettico, esattamente come in precedenza. Continuava a passare da una mano all'altra una statuetta rotta. Mentre spolverava, le era caduto per terra l'asinello del presepe. Si era staccato un orecchio e non era riuscita a trovarlo sul pavimento. Non...»
Il campanello suonò.
«Vai tu ad aprire?» chiese Oliver.
«Certo che sì» rispose Tina. «Lascia fare a me.»
Oliver adocchiò il telecomando, posato sul tavolo.
«Io intanto spengo la televisione.»
«No, lascia pure acceso. Un po' di sottofondo musicale ci farà bene. E poi abbiamo fatto una scommessa. Ti ho detto che, secondo me, in un orario compreso tra mezzanotte e mezzanotte e un quarto farà la propria comparsa una certa stella dell'eurodance e canterà in playback la sua solita hit che ripropone da trent'anni. Tu invece...»
Il campanello trillò una seconda volta. Tina lasciò perdere le canzoni eurodance degli anni Novanta e si diresse ad aprire la porta. Fece il proprio ritorno poco più tardi, insieme a Dalila, che spingeva la carrozzina con il figlio.
Oliver la fissò in silenzio, aspettando che fosse la Colombari a parlare. Quest'ultima tacque a lungo, come se fosse a propria volta in attesa. Continuarono a guardarsi l'uno con l'altra per quello che a Oliver parve un tempo infinito. Infine si decise e le domandò: «Posso sapere con esattezza che cosa sta succedendo?»
Dalila azzardò: «Immagino che tua moglie ti abbia già spiegato tutto.»
Oliver scosse la testa.
«So solo che hai paura di restare a casa da sola, quindi da qualche sera tu e Mirko andate a dormire da tua madre, che però adesso è in vacanza con una sua amica.»
Dalila si sfilò il cappotto, lo appoggiò allo schienale di una sedia e si accomodò sulla sedia stessa. Anche Oliver e Tina presero posto, mentre iniziava a spiegare: «L'amica di mia madre è rimasta vedova da poco. Ho pensato che le facesse bene distrarsi. Quando mia madre ha proposto di cancellare la vacanza, non ho voluto. Però quello che è successo non si cancella. Ho paura di quello che potrebbe accadere.»
Oliver annuì.
«Sì, so che sei stata insultata mentre scattavi fotografie a quell'evento che c'è stato in centro per Natale.»
«Gente completamente sconosciuta mi ha detto che devo stare lontana da Pietro, altrimenti farò una brutta fine» gli riferì Dalila. «Poi, quando sono tornata a casa, ho trovato...» Si interruppe, abbassando lo sguardo. «Temo che ci sia qualcosa di più. Attaccato alla porta con una puntina da disegno, c'era un foglio A4 con una stampa inquietante a caratteri cubitali.»
«Ovvero?»
«C'era scritto: "il passato deve restare tale, risvegliarlo è la fine". L'ho fatto a pezzi, sperando di poterlo rimuovere dalla mia memoria, ma non è stato possibile. Mi sono chiesta cosa significasse e me lo chiedo ancora. Chi ha lasciato quel messaggio? E perché?»
Oliver le domandò: «Pensi ci sia la possibilità che sia stato lasciato per sbaglio? Che il destinatario fosse qualcun altro?»
«Dopo che il suo indirizzo era stato pubblicato su delle pagine social con migliaia di follower?» obiettò Tina. «Mi sembra una coincidenza un po' troppo improbabile per essere vera.»
«Devo concordare con tua moglie» convenne Dalila. «Il fanbase di Anna Russo - perché, poi, avrà un fanbase? - ha ritenuto che fosse opportuno diffondere i miei dati personali e, anche se l'indirizzo è stato rimosso, chissà quanta gente ne sarà venuta in possesso. Questo significa che, se qualcuno mi stava cercando per altri motivi, ha potuto trovarmi facilmente.»
Oliver volle sapere: «E Tina come si incastra in tutto questo?»
«Era venuta a casa mia per parlarmi di te e del fatto che Mirko è figlio tuo, quindi non posso impedirti di fargli da padre. Mi ha messa alle strette come l'altra volta e, in questo caso, mi ha costretta a raccontarle per filo e per segno quello che mi era successo.»
«Capisco. Ha proposito, hai trovato l'orecchio dell'asinello?»
«No.»
«Mi dispiace.»
Dalila accennò un sorriso.
«Pazienza. Vorrà dire che nel mio presepe ci sarà un asinello con un orecchio solo. Tempo qualche mese e mi ci abituerò.»
Oliver rise.
«Qualche mese? Vuoi dire che, se venissi a casa tua in marzo o aprile, magari avresti il presepe fatto?»
«Perché no? Comunque, parlando di cose serie, tua moglie mi ha proposto di ospitarmi nei giorni in cui mia madre non ci sarà, così intanto tu avrai un po' di tempo per conoscere meglio tuo figlio.»
«Ah, oggi è mio figlio?»
Dalila sospirò.
«Non posso certo negare la realtà.»
«E la convinzione che sia solo figlio tuo, dov'è andata a finire?»
«Non rompere i coglioni anche tu, Fischer. Il mondo è già pieno di gente che rompe i coglioni e che vorrebbe dirci come dobbiamo o non dobbiamo comportarci. Io e te abbiamo concepito un figlio senza averlo programmato. Non siamo sicuramente i primi a cui è successo e non saremo nemmeno gli ultimi.»
Oliver si alzò in piedi e si avvicinò alla carrozzina.
«Allora, se è figlio mio, posso prenderlo in braccio?»
«Neanche per sogno» ribatté Dalila. «Non vedi che dorme come un angelo?»
«Sono spiacente, ma non ho mai visto un angelo dormire, quindi non posso fare paragoni.»
«Comunque sia, finché non si sveglia da solo, lo lasci dormire. Altrimenti poi lo fai riaddormentare tu!»
Oliver indietreggiò.
«Va bene, va bene, come vuoi tu.» Lanciò un'occhiata al televisore, mentre tornava a sedersi. «Tina, non avevi pronosticato playback di cantanti eurodance? Non so chi sia questa, ma mi sembra noiosa come non mai.»
«Ho detto tra mezzanotte e mezzanotte e un quarto. Manca ancora un'ora e tre quarti, lo puoi leggere tranquillamente sullo schermo.»
«Con questa nenia, chi ci arriva sveglio a mezzanotte, mezzanotte e un quarto?»
«Se ti può consolare, prima della fine della serata dovrebbe tornare Ara Sky. Ci siamo persi la sua prima performance, ma vedremo sicuramente la prossima... che poi, ho qualche dubbio sul vederla sicuramente. Potremmo anche spegnere, non credi? Non pensavo che ci fosse una lagna simile in programma.»
«No, lascia acceso, se c'è Ara Sky voglio vedere di che colore porta il paraorecchie» intervenne Dalila.
Oliver osservò: «Non pensavo che fossi interessata al paraorecchie di Ara Sky.»
«Infatti non lo sono. Però è un personaggio che ha il suo perché, lo devo ammettere. Mi piace il suo modo di distinguersi. Voglio dire, canta delle assurdità colossali esattamente come i suoi colleghi, ma ammette senza mezzi termini che sono assurdità colossali.»
«Vedo che la pensiamo allo stesso modo.»
«Io, invece» si intromise Tina, «Non penso nulla a proposito di Ara Sky, perché ho altro di cui occuparmi, che mi riguarda più da vicino.»
«Per esempio?» chiese Dalila. «Ti stai occupando di altri delitti?» Si rivolse a Oliver: «Avete altro che bolle in pentola? E, prima che vi venga in mente di raccontarmi i dettagli, vi fermo subito. Un delitto basta e avanza.»
«Anche per noi» chiarì Oliver. «Non c'è altro, a parte il caso che ci ha proposto Alysse Mercier, la quale si trova - o almeno si trovava fino a ieri - apparentemente in vacanza insieme a Yannick Leroy, a giudicare dalle foto che ho visto. Nel frattempo, sembra avere fatto amicizia con 107% Racing Hearts.»
Dalila parve incuriosita da quell'aspetto, ma allo stesso tempo diede chiaramente segno di non fidarsi di Alysse. Non la si poteva biasimare, del resto anche Oliver non sapeva più cosa aspettarsi dalla Mercier, tanto che gli sarebbe stato molto difficile sorprendersi da qualsiasi mossa avesse intrapreso; o almeno, era convinto che nulla avrebbe potuto spiazzarlo, da parte di Alysse, ma sarebbe stato prontamente smentito più tardi, quella sera, quando il campanello avrebbe suonato.
«Aspettate qualcuno?» domandò Dalila, quando successe.
«No» rispose Tina, «E non ho idea di chi possa essere.»
«Vado io a vedere» si offrì Oliver, «E me ne libero quanto prima.»
Andò alla porta e, quando si accertò di chi vi fosse all'esterno, la voce di Alysse Mercier gli intimò: «Fammi entrare subito, Fischer!»
Oliver aprì, ma con scarsa soddisfazione.
«Che cazzo ci fai qui, Alysse?»
La Mercier si infilò dentro e richiuse la porta alle proprie spalle.
«Ci ho pensato, prima di fare questo passo. Non ero convinta al cento per cento. Poi mi sono decisa e sono venuta da te.»
«Sono le undici e cinquanta di sera!» sbottò Oliver. «Ti pare normale presentarsi a casa d'altri a quest'ora?»
«È l'ultimo dell'anno» rispose Alysse. «Nessuno dorme a quest'ora. E chi dorme verrà presto svegliato da petardi e fuochi d'artificio, quindi non sono io il problema. Ti devo raccontare quello che è successo alla serata della Vertigo.»
«Adesso?» replicò Oliver. «È stato la scorsa settimana. Se è successo qualcosa di così importante...»
Alysse lo interruppe: «Come ti ho già detto, non ero convinta di venire a parlarti. O meglio, una parte di me lo era, ma poi ho avuto dei dubbi. Lo sai, Alex è stato ucciso. Non posso fidarmi di nessuno.»
«Io non conoscevo tuo marito» puntualizzò Oliver, «Quindi non posso averlo ucciso. Non ti obbligo a fidarti di me, ma di sicuro non sono colpevole di nulla. Lo stesso vale per mia moglie.»
Quest'ultima si palesò domandando: «Oliver, chi è?» Non ci fu bisogno di risponderle, dal momento che lo raggiunse, rivolgendosi in prima persona ad Alysse: «Che sorpresa vederti. Come mai sei venuta a trovarci a quest'ora?»
Alysse sbuffò.
«Anche tu mi fai le stesse domande? Se fossi venuta all'evento della scorsa settimana, invece di mandare Veronica Young al posto tuo, avresti scoperto tutto in anteprima.»
«Vuoi toglierti il giaccone, Mercier?» le suggerì Tina. «Magari vieni a sederti con noi e ci spieghi tutto con calma, sempre ammesso che ci sia qualcosa da spiegare. Veronica mi ha detto che Marina Forti non c'era, immagino sia stato tutto tempo sprecato.»
Alysse si limitò a slacciarsi qualche bottone.
«Marina Forti non c'era, però c'era Walter Fiorucci in persona.»
Tina precisò: «Walter Fiorucci, il quale non ha nulla a che vedere con la morte di tuo marito, per quanto ne sappiamo.»
«Infatti non l'ho preso in considerazione. A proposito, sai che la Vertigo avvierà una partnership con la Rocket?» Alysse accennò una lieve risata. «Nome curioso, dato che mi ricorda Rocket Boy, anche se ovviamente non c'entra nulla. Da quando hai scritto di quel fatto, mi capita, di tanto in tanto, di pensare a quella disavventura di tanti anni fa. Sono rimasta molto colpita dalla tua narrazione, anche se, a primo impatto, la consideravo troppo dispersiva.»
Oliver la esortò: «Raccontaci quello che è successo. Sei qui per questo o sbaglio?»
«È successo che Walter Fiorucci non era da solo, ma era accompagnato dalla sua signora» rispose Alysse. «È stata quella la ragione per cui ho voluto esserci. Sono riuscita a parlare con Gabrielle Delacroix ed è stato un discorso molto interessante. Certo, ci sarà molto che dovrò raccontarvi, in primo luogo il segreto della vostra cara amica Dalila.»
Oliver udì dei passi e comprese che anche questa li stava raggiungendo.
«Non volevo disturbarvi» esordì la Colombari, «Ma mi sembra che sia opportuno mettere in chiaro un po' di cose, essendo stata scomodata.»
«Non mi aspettavo di trovarti qui» ammise Alysse, «Ma non mi impedirai di raccontare a Fischer e a Tina chi sei davvero.»
«Se ti riferisci a chi era mio padre, la Menezes l'ha scoperto prima di te» ribatté Dalila. «Mi dispiace deluderti, ma non c'è nulla che non sappiano già.»
«Dovrai spiegarmi anche per filo e per segno che cosa c'è stato tra te e Alex» fu la secca replica di Alysse. «Ho una vostra foto insieme. È stata scattata a Misano, il giorno della mia ultima gara.»
«Quindi» dedusse Dalila, «È per questo che mi hai messa in mezzo.»
«Sì. Dovevo scoprire chi fossi e in che modo le vostre strade si fossero incontrate.»
«Va bene. Non ho problemi, lo posso riferire anche a te, tanto Oliver e Tina già lo sanno. Sei al corrente di chi fosse davvero Alexandre?»
«Intendi dire di chi fosse figlio?»
«Sì.»
Alysse confermò: «Lo so. L'ho intuito di recente e ne ho avuto conferma.»
«Il padre biologico di Alexandre era stato il compagno di squadra di mio padre» riferì Dalila. «Ha voluto conoscermi e avrebbe conosciuto anche mio padre, se non fosse morto proprio quel fine settimana. Ci siamo sentiti per qualche anno, ma poi abbiamo perso i contatti. L'ultima volta in cui abbiamo chattato, mi ha parlato di te e del fatto che vi foste messi insieme. Ricordo di avergli augurato un futuro felice insieme a te.»
«Il nostro futuro felice non è durato molto a lungo» replicò Alysse. «Gabrielle Delacroix è convinta di avere lanciato una maledizione su Valerio Villa e che questa abbia avuto effetto anche su Xavier e suo figlio.»
«Maledizioni?» ripeté Tina. «Adesso tirerai fuori anche faraoni egizi, piramidi e mummie?»
«Sto solo ripetendo quello che mi ha riferito quella donna» puntualizzò Alysse, prima di accennare a come, pochi istanti dopo una discussione tra lei e Valerio Villa, Xavier avesse trovato la morte. Aggiunse, infine, una considerazione personale: «Credo che, nonostante si sia rifatta una vita, Gabrielle non abbia mai dimenticato il proprio passato.»
«Un po' come te» dedusse Oliver.
Alysse sospirò.
«Mi stai giudicando perché ho trascorso qualche giorno insieme a Yannick?»
«Veramente» ribatté Oliver, «Non me ne può fregare di meno di chi frequenti. Non...»
Alysse non lo lasciò finire: «Volevo solo convincerlo ad assumermi come addetta stampa, o a darmi comunque un ruolo che mi permettesse di avere a che fare con Marina Forti, almeno di tanto in tanto. Non posso certo sperare che Vannini venga invitato nuovamente a degli eventi importanti e che mi conceda di essere la sua accompagnatrice. Peraltro sta diventando famoso, ormai. Non passerà molto prima che susciti l'interesse di qualche ragazza. Se si trovasse una fidanzata, non avrei più la possibilità che ho avuto stavolta.»
«E la "maledizione"» intervenne Dalila. «Come si incastra in tutto questo?»
«Dato che sono già stata fraintesa» iniziò Alysse, prima che in lontananza si innalzasse un sottofondo di piccole esplosioni, che annunciavano lo scoccare della mezzanotte, «Vorrei precisare che sono assolutamente convinta che quella di Gabrielle Delacroix sia pura suggestione, causata dalla morte del marito proprio quando aveva appena avuto un'uscita infelice litigando con Valerio. Però mi ha detto una cosa interessante: ha fatto delle ricerche su Villa e sulla sua vita privata. Sa che sei sua figlia, Dalila. È stata proprio la signora a fare il tuo nome e a preoccuparsi per te.»
Il rumore, all'esterno, si fece più forte. Era probabile che qualcuno, nelle vicinanze, stesse sparando dei fuochi d'artificio.
Dalila ripeté: «Preoccuparsi per me?»
«Sì, crede che tu sia in pericolo» rispose Alysse. «Lo ribadisco, è suggestione...»
«Però» la interruppe Dalila, «Sono andata con Alexandre a cercare mio padre in albergo, la sera in cui è morto. Se per caso qualcuno avesse dato un "contributo" al suo arresto cardiaco, potrebbe essere davvero così. Potrei...» Non finì la frase. Risvegliato dai botti, Mirko si era messo a piangere. «Scusate, devo andare da mio figlio.»
Oliver esortò Alysse a liberarsi del giubbotto, come aveva fatto Tina subito dopo io suo arrivo. Stavolta la Mercier se lo tolse, guardandosi intorno alla ricerca di un attaccapanni. Tina glielo tolse dalle mani, declamando: «Ci penso io.»
«Grazie» mormorò Alysse, mentre Oliver si dirigeva nel salotto, dal quale proveniva musica ad alto volume.
Trovò Dalila con Mirko in braccio. Il bambino si era già calmato.
«Scusa se ho alzato il volume» si giustificò Dalila, «Ma Mirko smette di piangere, quando sente qualcuno cantare.»
Sul palco, un nutrito gruppo di ballerini stava danzando in modo scatenato al ritmo di una melodia vagamente latina.
Oliver osservò: «Aspetta che torni Ara Sky e che senta cantare lei, magari ricomincia!»
Dalila rise, prima di fargli un cenno.
«Te la senti, adesso?»
Oliver comprese a cosa si stesse riferendo. Un istante più tardi, prese il bambino tra le braccia. Un turbine di sensazioni contrastanti, alle quali non avrebbe saputo dare un nome, lo travolse. Purtroppo Alysse Mercier decise di rovinare quel momento, entrando nella stanza ed esclamando: «Fischer, quel bimbo non sarà figlio tuo? Un giorno mi dovrai spiegare il tuo menage a trois con la Menezes e Dalila!»
«Che cazzo stai dicend-...» iniziò Oliver.
Non ebbe il tempo materiale di finire, dato che la voce di Tina sovrastò la sua, precisando: «Sì, Mirko è figlio di Oliver, concepito prima che io e lui ci mettessimo insieme. Non c'è alcun menage a trois, semplicemente Oliver e Dalila sono due persone adulte e responsabili che hanno avuto un figlio insieme.»
Oliver fu grato a Dalila, quando questa riprese il bambino.
«Direi che adesso Mirko può tornare a dormire.» Mentre lo riponeva al suo posto, si rivolse direttamente a lui, come se non fosse troppo piccolo per comprenderla: «Mi hai capito? Adesso devi dormire come un angelo, anche se Fischer non ha mai visto angeli che dormono, e lasciarci parlare, perché abbiamo un sacco di cose da dirci.» Prese il telecomando e abbassò il volume. «Voi cantanti da strapazzo avete rotto i coglioni. Teniamo acceso solo per assistere al ritorno di Ara Sky.»
Si accomodò su quella che a inizio serata aveva eletto come la propria sedia, subito imitata da Oliver. Tina invitò Alysse a fare altrettanto, prima di sedersi a propria volta.
«Non siamo qui per discutere della nostra vita privata» mise in chiaro Oliver, «Ma per parlare apertamente di quello che sappiamo a proposito di tuo marito, della famiglia Forti e di chi può avere a che fare con questa storia.»
Fu quello che fecero per diverso tempo, senza che nel frattempo alcuna cantante eurodance facesse la propria comparsa sul palco per esibirsi in un playback: Tina aveva perso la scommessa.
Dalila raccontò ad Alysse la propria storia, parlò di come avesse conosciuto Alexandre Mercier e di come la spiazzasse il fatto che, a distanza di oltre quarant'anni, ci fossero tifosi ossessionati che ancora si insultavano per via della rivalità tra il padre e Delacroix.
«Erano semplicemente due piloti che lottavano per il campionato, all'epoca neanche troppo considerati. Ho letto cose assurde. C'è addirittura chi afferma che mio padre desiderasse la morte di Delacroix e che sia stato soddisfatto quando ha perso la vita... e tutto dopo che era stato testimone oculare di quella di Graber.»
«Lascia perdere certa feccia» le suggerì Oliver. «Ci sono soggetti che si attaccano a qualsiasi cosa pure di insultare altri o per giustificare i loro attacchi nei confronti di qualcuno. Io stesso ho a che fare, di tanto in tanto, con i commenti di certa gentaglia.»
In seguito fu Alysse a prendere la parola, a narrare di come, nel leggere di un ipotetico figlio di Xavier Delacroix, concepito da una relazione con un'addetta stampa di nome Natalie, le fosse subito sorto un grosso sospetto. Alex le aveva confidato di non essere il figlio naturale del signor Mercier, ma non le aveva mai fornito altri dettagli. Ai tempi, Alysse non aveva fatto domande, credendo che il marito non sapesse, o che comunque la verità non avesse alcuna importanza.
«Poi, come avete capito» concluse, «I miei sospetti sono diventati certezze. Non avevo idea, ovviamente, di che cosa avessero Alex e Dalila a vedere l'uno con l'altra, ma ero certa che la ragazza della fotografia che avevo trovato fosse proprio lei.» Si rivolse alla Colombari: «Cos'è successo quella volta a Misano? C'è qualche ragione per cui Alex potrebbe essere stato ucciso?»
Dalila fu molto diretta: «Non lo so. Non ne ho la più pallida idea. Non mi sembra che sia accaduto nulla di particolare, ma...»
«C'è di nuovo Ara Sky» osservò Oliver, vedendo la trapper con il paraorecchie sul palco. Prese il telecomando. «Mi sembra doveroso alzare il volume.»
Dopo avere urlato un "buon anno a tutti", Araceli Fernandez stava già cantando.

Non sento più lo stress,
Ma vivo per il cash,
Tutti mi amano,
Tutti mi bramano,
Ho troppo self esteem,
Ma so che sono queen,
Mi prendono d'assalto
E io calpesto l'asfalto
Come un tappeto scarlatto,
Mi dico: è tutto fatto,
Mi chiamavano trash,
Ma sto qui e spendo cash,
Vedo questi pezzenti
Con i loro occhi assenti,
Ascoltano le mie poesie,
Poi fanno le mie pulizie
Per uno stipendio da fame,
Li pago poco, ma amen...

Di colpo, Dalila esclamò: «L'uomo che faceva le pulizie in albergo! Come ho fatto a non pensarci?»
Oliver non aveva idea di che cosa intendesse dire e, a giudicare dagli sguardi che Tina e Alysse si scambiarono, non doveva essere il solo.
«Di cosa parli, Dalila?»
«Io e Alexandre abbiamo bussato alla porta della stanza di mio padre, senza ricevere risposta» spiegò la Colombari. «A un certo punto un inserviente si è avvicinato per chiederci cosa volessimo. Se non ricordo male spingeva un carrello con delle lenzuola da portare a lavare. Alexandre si è inventato una scusa, gli ha detto che ero la nipote di Villa. Quell'uomo gli ha risposto che Villa non aspettava nessuno e che facevamo meglio ad andare via.»
«E quindi?» chiese Alysse.
Oliver provò ad azzardare: «È improbabile che un addetto alle pulizie sapesse se un cliente aspettasse qualcuno o meno.»
«Esatto» convenne Dalila, «E non ci avrei mai pensato, se Ara Sky non si fosse appena vantata di pagare poco chi le pulisce casa.»
«La nostra trapper preferita si è resa utile» scherzò Oliver. «Per quanto riguarda quell'uomo, possiamo fare delle ipotesi. Forse era entrato nella stanza di Villa e, trovandolo morto, ha fatto finta di niente per non essere coinvolto in un faccenda poco chiara.»
«Ma non vi era alcuna faccenda poco chiara, almeno in apparenza!» obiettò Dalila. «La causa ufficiale della morte è stata un arresto cardiaco. Se io lavorassi in un hotel ed entrassi in una stanza, scoprendo il probabile decesso di un cliente, lo segnalerei e farei chiamare un'ambulanza, non me ne andrei così come se niente fosse!»
Oliver fu costretto a concordare: «Quello che dici ha assolutamente senso. Eppure...»
«Eppure c'era Marina Forti che, almeno la notte precedente, aveva dormito in quello stesso albergo» ricordò Tina. «Abbiamo una persona che, in linea teorica, avrebbe potuto essere presente sia per la morte di Valerio Villa, sia per quella di Alexandre Mercier.»
«Cosa che invece non è possibile per l'inserviente» aggiunse Dalila, «Dato che non mi spiego in che modo avrebbe potuto raggiungere Alexandre all'interno della sede aziendale.»
Mentre pronunciava quelle parole, una voce maschile si unì a quella di Ara Sky e Alysse esclamò: «Oh, no! Questa è una congiura ordita da mia nipote! Non bastava che Laura mi mandasse le sue foto e i link dei suoi videoclip, adesso ce lo dobbiamo ritrovare anche sul primo canale la notte di Capodanno!»
Cya 'N' Hyde proruppe in qualche verso ben poco comprensibile, prima di lasciare di nuovo la parola ad Ara Sky.

Quando canto da sola
I boys fanno la ola,
Nelle ore più liete
Cya 'N' Hyde, see ya later,
Non ho bisogno di te,
Cyanide nel tuo tè,
Morirai senza pretese
Come un Lord inglese,
Il tuo last will parla chiaro,
Passa a me il tuo denaro,
Perché io non sono trash,
Sono una queen con il cash!

«Questa strofa» dedusse Dalila, «Deve essere stata inserita appositamente per l'occasione.»
«Vedrai che, alla fine della canzone, annunceranno l'uscita di un duetto» ipotizzò Alysse. «Sono certa che la loro collaborazione sia già stata pubblicata su tutte le piattaforme.» Seguì tuttavia una riflessione che la portò a correggersi. «Anzi, no, altrimenti mia nipote mi avrebbe già avvertita. Cya 'N' Hyde è il suo cantante preferito.»
Tina osservò: «Ha un nome d'arte piuttosto inquietante. Scritto tutto attaccato, è "cianuro".»
«E Ara Sky ha cantato qualcosa a proposito di cianuro nel tè» aggiunse Alysse. «Ho deciso di considerarlo un segnale, un incitamento a non arrendermi. Intendo scoprire che cosa sia successo a mio marito. Non sono sicura, però, che coinvolgervi possa essere in qualche modo d'aiuto. Forse è il caso che io continui da sola. Per esempio tu, Dalila, ti sei già esposta troppo.»
«Non ti preoccupare» ribatté la Colombari. «Non mi è dispiaciuto espormi. Ne è valsa la pena.»
Alysse sbuffò.
«So che hai ricevuto una quantità esorbitante di insulti. E tutto per sentire dentro di te il cazzo di Pietro Bruni.»
«Appunto, ne è valsa la pena» ribatté Dalila. «È un uomo davvero affascinante. Peccato solo che abbia una fidanzata ufficiale e mi abbia detto di essersi pentito di quello che ha fatto. Però si capiva che non era davvero così dispiaciuto. Sono convinta che tornerà da me. Allora lo terrò d'occhio.»
«Fai quello che ti pare, ma se fossi in te mi limiterei ad andarci a letto e basta» replicò Alysse. «Per quanto riguarda te, Fischer, invece, credo che la nostra collaborazione possa considerarsi finita.»
«Mi stai tagliando fuori, Mercier?» obiettò Oliver. «E soprattutto, lo stai facendo dopo esserti presentata a casa mia senza preavviso, con l'intento di informarmi che Dalila è la figlia di Valerio Villa?»
«Credo che ciascuno di noi farebbe meglio a tutelare i propri interessi» ammise Alysse. «Rivolgermi a te è stata la scelta sbagliata, fin dall'inizio. Forse avrei dovuto rivolgermi a un investigatore privato, come ha fatto Gabrielle Delacroix.»
«O forse» la accusò Oliver, «Pensi di non avere più bisogno di me perché adesso sei rientrata nella vita di Yannick Leroy. Diventerai la sua addetta stampa e...»
Alysse lo interruppe: «Yannick non ha alcuna intenzione di assumermi come addetta stampa. Non ho la possibilità di avvicinarmi a Marina Forti grazie a lui.»
Tin suggerì: «Potresti farlo grazie a me.»
«In che senso?»
«Ti assumo io come addetta stampa.»
Alysse scoppiò a ridere.
«Tu?! Non sarebbe credibile.»
«Perché?»
«Perché hai sempre parlato in prima persona, anche all'apice della tua carriera, figurarsi adesso che sei ormai prossima al ritiro.»
«Potrei sempre avere cambiato idea, non credi?» insisté Tina. «Ti assicuro che Oliver non si intrometterà nelle tue indagini e non lo farò nemmeno io. Voglio solo offrirti su un piatto d'argento la possibilità di entrare in confidenza con quella donna.»
Alysse si alzò in piedi.
«Ci penserò. Forse finora ho guardato al problema da una prospettiva sbagliata. Credo che, per il momento, sia meglio togliere il disturbo. Buon proseguimento di serata.»
«Ti accompagno alla porta» si offrì Oliver, sperando che né Tina né Dalila decidessero di seguirlo.
Fu fortunato, ebbe modo di restare da solo con la Mercier finché questa non fu pronta per dirigersi verso la porta. La aprì e la seguì all'esterno, nonostante facesse piuttosto freddo.
«Cos'hai in mente?» volle sapere Oliver.
«Nulla» ammise Alysse. «Non so come muovermi. Mi dispiace per avervi messi in mezzo, sia voi, sia un passato collega di Alexandre.»
«L'uomo che era a cena con te quella sera?»
«Maurizio è sempre stato molto comprensivo. È stato il primo a credere in me, a spingermi a cercare la verità. Non ha abbastanza coraggio per affermare che qualcuno dei Forti ha ucciso Alexandre, ma in fondo tutti abbiamo dei difetti.»
«Sei certa che io non possa fare niente per te?»
«Temo di sì. Mi dispiace, Fischer. So di averti messo la pulce nell'orecchio, che consideravi questo mistero come qualcosa di tuo...»
Oliver la rassicurò: «Non fa niente. In fondo, non sono certo che avrei potuto fare molto per aiutarti.»
Alysse accennò un sorriso.
«Grazie, Fischer. Grazie davvero.»
Oliver la salutò e la lasciò andare via, riflettendo sul da farsi. Rientrato in casa, richiuse la porta alle proprie spalle, cercando di vedere le cose da un'altra prospettiva: era vero, non aveva nulla in mano per indagare sulla morte di Alexandre Mercier, ma non c'erano motivi per cui non dovesse occuparsi di quella di Valerio Villa. Con quel pensiero in testa, raggiunse Tina e Dalila. Le trovò mentre parlavano di Pietro. La Colombari stava condividendo dettagli che avrebbe preferito di gran lunga non sentire.
«Indagine finita» sentenziò Oliver. «A quanto pare hanno ragione quelli che affermano che, quando inizia un nuovo anno, ci deve necessariamente essere una svolta.»
«Ma quale svolta!» sbottò Dalila. «Siamo sempre nella stessa merda!»
«E per qualcuno di noi» aggiunse Tina, «Potrebbe essere l'ultima volta in cui inizia un nuovo anno.»
Oliver rabbrividì. Non era la prima volta che sua moglie accennava alla morte. Doveva essere la crisi dei quarant'anni, che avrebbe compiuto di lì a qualche mese. Non vi erano altre spiegazioni al motivo di quei discorsi così deprimenti.
«Vivremo tutti ancora molto a lungo» dichiarò, carico di speranze. «Ovviamente non credo che un nuovo anno sia l'inizio di qualcosa, ma sono convinto che potranno capitare anche tante cose positive. Chissà, magari domani stesso potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso.»
«Cosa intendi per domani?» volle sapere Tina. «Il giorno che inizierà quando ci sveglieremo in mattinata, quindi lo stesso che è già iniziato, oppure quello successivo?»
«A proposito, se non andiamo al letto, non arriverà mai il momento di svegliarci» intervenne Dalila. «Credo che vi abbandonerò, se non vi dispiace.»
Né a Oliver né a Tina dispiaceva. Espressero entrambi la volontà di andare a dormire di lì a poco e la misero in pratica. Nella giornata del primo gennaio, dopo il loro risveglio, non accadde nulla di inconsueto e il discorso di Oliver sembrava ormai un ricordo lontano. Il giorno successivo, tuttavia, giunse il momento di svolta, mentre Tina si trovava fuori casa a fare jogging. Aveva lasciato il telefono in carica e questo prese a squillare con una certa insistenza.
Alla quinta chiamata persa, Dalila suggerì: «Togli quella dannata suoneria, Fischer. La trovo oltremodo irritante. Oppure rispondi.»
«Ormai è tardi» replicò Oliver.
Il telefono riprese a suonare.
Dalila ribatté: «Adesso non lo è più.»
Oliver si avvicinò alla presa della corrente.
«È Veronica Young. Potrebbe essere importante.»
«Allora rispondi» lo incoraggiò Dalila. «Non penso che la Menezes decida di ucciderti e mi chieda aiuto a seppellire il cadavere, se lo fai.»
Era molto improbabile, quindi Oliver decise di seguire il consiglio dell'amica.
«Buongiorno, Veronica» esordì. «Purtroppo Tina è uscita lasciando il telefono a casa e...»
«E mi tocca sentire la tua voce, maledetta seccatura che non sei altro!» lo interruppe Veronica. «Quando torna tua moglie? Ho bisogno di parlarle con una certa urgenza.»
«Non lo so quando torna, è andata a correre.»
«E non poteva portarsi il cellulare?»
«Evidentemente no. Cos'è successo? Puoi darmi un'anticipazione, se vuoi. Le riferisco e poi le dico di richiamarti.»
«Sarebbe meglio se la Menezes fosse a casa e io non dovessi parlare con te, Fischer.»
«Però non c'è» ribadì Oliver. «O la aspetti, oppure ti rassegni.»
«Va bene, Fischer, come vuoi» si arrese Veronica. «Ci sono delle grosse novità per questa stagione. Sto lavorando per Tina e c'è qualcosa di enorme che bolle in pentola.»
Oliver le ricordò: «Tra poco meno di un mese Tina partirà per l'Indiana. Ha la prima sessione di test.»
«Sì, lo so, Indianapolis sarà la sua penultima gara, poi ci sarà Le Mans, infine il ritiro dalle competizioni» riepilogò Veronica. «È un progetto rispettabile, ma qualcosa si è mosso e tutto sta per cambiare.»
«Cosa intendi dire?»
«Qualcuno ha fatto una proposta. È una proposta molto interessante e, in qualità di sua manager, mi auguro vivamente che Tina la accetti.»
«Che tipo di proposta?» chiese Oliver. «Tina ha messo in chiaro che non intende prendere in considerazione altre strade. Lo sai, era pronta al ritiro, l'anno scorso. Il suo sogno era correre a Indianapolis e poi a Le Mans per finire in bellezza la propria carriera. Non essendo riuscita a qualificarsi, ha accettato di restare con la Vertigo ancora per un anno. Se fosse stato per lei, non avrebbe scelto di gareggiare a Le Mans un'altra volta, ma faceva parte del pacchetto.»
«Non c'è bisogno che me lo ricordi, lo so perfettamente» chiarì Veronica. «Non preoccuparti, Indianapolis non è in pericolo. Certo, non potrà concentrarsi solo ed esclusivamente su Indianapolis, ma sono certa che sarà felice di sentire quello che ho da dirle.»
«Vieni al dunque, Young» la pregò Oliver. «Sono suo marito, Tina non ha segreti per me. Dimmi che cosa sta succedendo. Sappiamo entrambi che alla fine di maggio Tina gareggerà a Indianapolis. Cosa deve succedere dopo?»
«Non dopo, ma piuttosto prima. Tina Menezes è considerata universalmente l'immagine della Vertigo. Devo ammettere che Marina Forti ha dato un grosso contributo a tutto ciò... e ne darà uno ancora più grosso dal punto di vista economico. Quella donna è geniale.»
«Oltre a decantare la sua genialità, mi puoi dire anche che cosa sta succedendo? Tina è l'immagine della Vertigo... e quindi? Di cosa deve fare la testimonial?»
Veronica rise.
«Non hai capito proprio nulla, Fischer, del resto l'ho sempre detto che sei una testa di cazzo! Non deve fare la testimonial di qualcosa, deve guidare una fottuta Rocket-Vertigo, sempre ammesso che non si tiri indietro... ma non credo che lo farà. Il suo sogno era finire una storia non ancora conclusa. Sta per avere la possibilità che la Pink Venus le ha negato.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Che cazz-...» Le parole gli morirono in bocca. Non riusciva a credere che quella che Veronica gli stava riferendo fosse la verità. «Mi stai dicendo che...»
La Young comprese dove volesse andare a parare: «Sì, è proprio così. Dopo la partnership con Vertigo, Rocket vuole la stessa line-up della 101. Vorrebbero Leroy per l'intera stagione, mentre sulla seconda monoposto si alternerebbero la Menezes e Watanabe. Tina disputerebbe i primi gran premi, Bahrain, Arabia Saudita e Australia, mentre Watanabe disputerebbe ovviamente il Gran Premio del Giappone, per proseguire nel mese di maggio, quando Tina sarà impegnata in Indycar.»
«Stai scherzando?»
«No, affatto. Appena torna, dille di richiamarmi subito.»
Senza aggiungere altro, Veronica riattaccò. Dalila, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, volle sapere: «Tutto bene?»
«Non lo so» ammise Oliver. «Preferisco aspettare il ritorno di Tina e sentire il suo parere, prima di risponderti. La Rocket la vuole per la sua squadra.»
«Wow!»
«Spero che anche Tina reagisca allo stesso modo.»
«Ti auguri che tutto vada in porto?»
«Non lo so. Quando mi ha chiesto di sposarla, Tina intendeva lasciare le corse. Poi ha deciso che doveva riuscire ad arrivare sulla griglia di partenza a Indianapolis e ha fatto dietrofront. Ma capisco. Si sente incompiuta e pensa che, riuscendo a qualificarsi e prendendo il via alla gara, riuscirà a superare definitivamente la delusione della scorsa edizione.»
«Però l'interesse della Rocket cambia tutto» dedusse Dalila. «Quando la Pink Venus l'ha messa alla porta per questioni di sponsor, Tina sperava di riuscire a rientrare. Adesso potrebbe avere questa opportunità.»
«È inutile fare queste chiacchiere adesso» replicò Oliver. «Non possiamo sapere quali siano le intenzioni di Tina. Non ha importanza. Tutto ciò che desidero è che sia felice.» Sorrise. «Se così non fosse, non l'avrei sposata.»
«È proprio la donna giusta per te.» Anche Dalila sorrise. «Tra di noi non avrebbe mai potuto funzionare. O meglio, avrebbe potuto, se entrambi non avessimo amato profondamente altre persone.»
Oliver annuì.
«Sì, concordo.»
Dalila rise.
«Meglio non parlarne più. Chissà cosa direbbe la Menezes, se ci sentisse!»
Tina tornò poco dopo, ma non li udì: quel discorso era ormai finito, quando rincasò. Oliver le corse incontrò.
«È successa una cosa...»
Tina azzardò: «Brutta?»
Oliver scosse la testa.
«No, bellissima. Chiama subito Veronica. La Rocket-Vertigo ti vuole al volante.»
«Per una demo?»
«Chiamala, Tina. Chiamala subito. Non è per una demo.»
«Oh.»
Si allontanò, diretta verso il telefono. Fece la chiamata fatale, quella che avrebbe cambiato la loro storia. Si accordò con la Young per incontrarsi l'indomani per discutere a tu per tu la proposta di Rocket-Vertigo. Oliver non si sorprese quando, pochi giorni più tardi, Tina ebbe un incontro anche con Marina Forti. La sua presenza ai test prestagionali e ai primi tre gran premi della stagione venne ufficializzata alla fine di gennaio, puntualizzando che avrebbe comunque disputato, come da programma, sia la Indy 500 sia la 24 Ore di Le Mans. Due giorni più tardi, Tina partì per gli Stati Uniti. Le sue impressioni furono positive. Confidò a Oliver che si sentiva a proprio agio sulla vettura, un'evoluzione ben riuscita di quella che aveva mancato la qualificazione. Al suo ritorno, ingaggiò Alysse Mercier come addetta stampa.


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