Il quattordicesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura. *-*
La prima giornata di test volgeva inesorabilmente verso la fine. Al mattino, Yannick Leroy era stato al volante della Rocket-Vertigo, guidando incessantemente senza problemi. Al pomeriggio, al suo posto era subentrata Tina Menezes. Dopo quarantacinque minuti era stata costretta a rientrare ai box per un guasto, che aveva provocato uno stop di quasi due ore, ma era scesa nuovamente in pista nella parte conclusiva della giornata. Se vi erano stati commenti disfattisti sulla Rocket-Vertigo, in vista del debutto, questi dovevano essersi affievoliti e non di poco dopo i tanti chilometri percorsi già durante il primo giorno.
Marina Forti, dopo avere adempiuto il proprio dovere facendosi immortalare, nel corso della mattinata, nell’area hospitality della Rocket-Vertigo in compagnia di Veronica Young, dava segno di avere trascorso il pomeriggio ben lontana dal circuito. Se il giorno prima non si era presentata al bar dell’hotel dove era attesa, sembrava intenzionata a rimediare. Oliver e Alysse la trovarono seduta a un tavolo in compagnia di Pietro Bruni, quindi si avvicinarono. Il fatto che non ci fossero né la Young né Tina non aveva alcuna rilevanza. Anzi, Oliver era convinto che potesse essere un punto di forza.
Non ci fu bisogno di definire il da farsi. In perfetta sincronia, Oliver e Alysse si avviarono verso il tavolo.
«Signora Forti, signor Bruni» esordì Alysse, «È un vero piacere rivedervi.» Tese la mano a Marina, che gliela strinse. «Io sono Alysse Mercier, l’addetta stampa di Tina Menezes. Forse vi ricordate di me, ci siamo già incontrati l’anno scorso.» Si girò a guardare Pietro. «Non ve l’ho mai detto, ma sono una grandissima fan del marchio Echos. I vostri negozi sono molto evocativi.»
Oliver non aveva idea di cosa fosse un “negozio evocativo”, ma senz’altro non lo sapeva nemmeno Alysse. Pietro Bruni parve non farvi caso e, stringendole la mano, le disse: «È un piacere rivederla, signora Mercier. Però direi che possiamo passare oltre le formalità. Non potremmo chiamarci tutti quanti per nome e darci del tu?»
Marina intervenne: «Mi pare una buona idea. Prego, sedetevi tutti e due.» Oliver e Alysse non se lo fecero ripetere due volte, era proprio quello che entrambi avevano sperato. «Mi ricordo di lei...» Si interruppe, per poi correggersi: «Mi ricordo di te, Alysse. Eri in compagnia di Yannick Leroy e ricordo di avere pensato che foste una bella coppia.»
Alysse avvampò.
«Io e Yannick siamo solo...» Rimase senza parole, forse non sapeva come definirlo. «Siamo solo am-...»
Oliver immaginò che intendesse dire “amici”, ma Marina Forti, sovrapponendo la propria voce a quella della Mercier, azzardò: «Amanti occasionali?»
Pietro rise, prima di esclamare: «Sei proprio senza ritegno, Marina! Non ti viene da pensare che magari Alysse non intende parlarci della propria vita sessuale?»
La Mercier chiarì: «Io e Yannick non siamo una coppia. Ci siamo frequentati, è vero, ma non stiamo insieme. È tutto quello che serve sapere.»
Pietro azzardò: «Non ti senti pronta per impegnarti? Ti capisco, sei ancora così giovane.»
Alysse obiettò: «Veramente ho trentacinque anni. I prossimi che compirò, tra qualche mese, saranno trentasei.»
«In che mese sei nata?»
«Settembre.»
«Anch’io. Però i prossimi che compirò saranno quarantuno.»
«E, nonostante l’età, non si sente pronto per impegnarsi» puntualizzò Marina. «Si era finalmente fidanzato con una brava ragazza, ma ha preferito mandare tutto all’aria.»
«Parla per te, che sei una zitella cronica!» sbottò Pietro.
«Appunto, sono una zitella cronica: non ho mai illuso qualcuno, come tu invece hai fatto con la povera Anna.»
«La “povera” Anna era solo una mantenuta che pensava a borse da migliaia di euro. A lungo andare ci avrebbe fatto una pessima pubblicità.»
Marina annuì.
«Sì, effettivamente sarebbe stato difficile spiegare come mai al tuo fianco ci fosse una donna che snobbava i nostri prodotti abbordabili per puntare al lusso più sfrenato. Detto questo, non sono convinta che lasciarla sia stata una grande idea. Era la donna giusta per te.»
Pietro replicò: «È un’altra, la donna giusta per me.»
Oliver si chiese se si riferisse a Dalila, ma preferì non intervenire in quel loro dibattito familiare. Per quanto si stesse prolungando a non finire, era interessante studiare i comportamenti dei due eredi Forti. Marina sembrava essere molto determinata ed esercitare un certo controllo nei confronti del fratellastro, o quantomeno l’aveva esercitato in passato.
Quel controllo, Bruni sembrava volerlo eludere, dato che si affrettò a cambiare discorso: «Ottima giornata, oggi. Ho sempre pensato che Leroy fosse un grande pilota. La Menezes, invece, non sono mai riuscito a inquadrarla davvero, ma penso sia perfetta per la Rocket-Vertigo.» Lanciò una strana occhiata alla sorellastra. «Non dico solo dal punto di vista promozionale. Per quello è perfetta di sicuro. Parlavo di lei come pilota.»
Marina alzò le spalle, con indifferenza.
«Cosa vuoi che me ne freghi dei suoi risultati come pilota? Quello che conta è il ritorno economico del nostro investimento.» Guardò Oliver. «Senza offesa, ovviamente. Tua moglie sa come vanno le cose, conosce certe dinamiche.»
Oliver la rassicurò: «Non mi sono affatto offeso.»
Pietro ribatté: «Anche a te, immagino, non importa un fico secco dei risultati di tua moglie. Quello che conta è che se ne stia il più possibile lontana da casa, così puoi fare quello che ti pare insieme a certe tue amiche.»
Oliver si irrigidì.
«Di cosa parli?»
«Sai benissimo di cosa parlo.»
«Sì, forse, ma non pensavo che quello che è successo dovesse divenire di dominio pubblico.»
«Intendi dire che, una volta uscito da quel locale, per te non conta quello che è successo al suo interno?»
«Intendo dire che quella è stata una serata tra amici. Ciò che è successo deve rimanere tra noi, non trovi?»
Pietro puntualizzò: «Io e te non siamo amici, Fischer.»
«Quindi» azzardò Oliver, «Ti sembra una buona ragione per spiattellare a chiunque quello che è successo?»
«Marina non è chiunque, è come una sorella, per me.»
«E Alysse? Sbaglio, o è più o meno la seconda volta che la incontri?»
Pietro mise una certa enfasi nelle proprie parole, quando ripeté: «Più o meno. Hai detto molto bene, Fischer.»
Oliver guardò Alysse con la coda dell’occhio. La Mercier era del tutto impassibile e, anzi, non dava segno di essere turbata.
«Il talento di Tina Menezes come pilota non dovrebbe essere messo in discussione» affermò, in maniera quasi del tutto decontestualizzata. «Io stessa ho avuto a che fare con lei, ai tempi della Formula Junior.»
Marina ripeté: «Formula Junior?»
Alysse annuì.
«Sono stata pilota anch’io, molto tempo fa.»
Marina spalancò gli occhi.
«Non mi dire che sei...» Scosse la testa, ridendo. «No, non è possibile! Non puoi essere tu! Non puoi essere la ragazza che buttò fuori la Menezes, poi la accusò davanti ai commissari, facendola squalificare.»
Alysse chiarì: «Non è andata esattamente così e, a dire il vero, i commissari non mi hanno neanche interpellata. E comunque non sono stata io a buttare fuori la Menezes, è stata la Menezes a buttare fuori me, su questo non ci sono dubbi.»
«Non ricordavo il nome di quella ragazzina» ammise Marina, «Però, devo ammetterlo, fin da quando ti ho vista, l’anno scorso, mi ricordavi qualcuno. Non avrei mai immaginato che potessi essere tu.»
Oliver, invece, non avrebbe mai immaginato che la Mercier tirasse fuori una parte di sé che aveva sepolto molto tempo prima. Gli venne spontaneo domandarsi se quel “più o meno” fosse stato la causa scatenante. Alysse e Pietro Bruni si erano incontrati anche in altre occasioni? Raccontare il proprio passato come pilota era servito per sviare l’attenzione da quel dettaglio? Alysse aveva già nascosto dettagli di una certa importanza, era possibile che fosse accaduto di nuovo?
«Non è facile immaginare che io sia stata una kartista e poi sia passata, anche se per una sola stagione, alle monoposto» proseguiva, intanto, la Mercier. «È passata una vita da allora, si può dire che io sia diventata una persona nuova.»
«Hai gareggiato anche in altri campionati?»
«No.»
«Posso chiederti come mai?»
«Mancanza di sponsor. Se fossi riuscita ad arrivare ottava e mi fossi conquistata la pole position nella gara da reverse grid, avrei avuto qualche possibilità di mettermi in mostra, ma la Menezes ha deciso che le cose dovevano andare diversamente.» Alysse mostrò un radioso sorriso. «Ormai non ci penso più.»
Oliver osservò: «Se tu fossi riuscita a partire davanti a tutti e, magari, a salire sul podio nella gara della domenica, le cose sarebbero potute andare diversamente. Se non sbaglio, il vincitore ha ricevuto il trofeo da Valerio Villa. Anche se tu fossi arrivata solo seconda o terza, sarebbe stato un passo avanti essere immortalata accanto a lui, specie considerato che poi, le foto di quell’evento, sarebbero state pubblicate come gli ultimi scatti di Villa.»
Marina gli mostrò un’occhiata carica di ammirazione.
«Ben detto, Fischer! Sarebbe stata un’autentica fortuna, una combinazione di eventi davvero micidiale, il perfetto lieto fine.»
«Lieto fine?» obiettò Oliver. «Non certo per il povero Valerio Villa, dato che è morto.»
«Tutti muoiono, prima o poi» replicò Marina, «E mi pare che Villa fosse già avanti con gli anni.»
Se non fosse stato estremamente inelegante parlare dell’età di una signora, Oliver avrebbe replicato volentieri: “Aveva più o meno la stessa età che tu hai attualmente, al massimo due o tre anni di più. Sei sicura che fosse così vecchio?”
Non gli fu necessario pensare a qualcos’altro da dire, dato che fu Pietro a intervenire: «Non è stato un lieto fine. Se Villa fosse vissuto più a lungo, probabilmente saremmo riusciti a sfruttare meglio la sua popolarità. Chissà, magari avremmo potuto coinvolgere la signora Aurelia. Non sono sicuro che sarebbe andata volentieri in un salotto televisivo a raccontare di come Villa avesse una vita segreta, ma se l’avesse fatto sarebbe stato perfetto per noi!»
«Parli della relazione con la sarta?» volle sapere Oliver.
«Perché no?» ribatté Pietro. «Più si parla di qualcuno o qualcosa e più chi gli sta intorno finisce in bella mostra.»
«Quindi i fatti privati di Valerio Villa dovevano diventare di dominio pubblico affinché Echos ne traesse qualche vantaggio?»
«Come sei puritano, Fischer, per essere uno che si è vantato di avere indagato su degli scandali sepolti...»
Oliver puntualizzò: «Gli scandali sepolti di cui mi occupo io sono quelli che hanno a che vedere con morti ammazzati. Se Valerio Villa non era capace di tenere il cazzo dentro le mutande, non è affare mio. Mi pare di capire che la sarta fosse adulta e consenziente.»
Pietro lo rassicurò: «Lo scenario che ho immaginato non si sarebbe mai tradotto in realtà, dato che la signora Aurelia è una donna distinta, non si sarebbe mai abbassata ad andare a raccontare alla televisione del paio di corna che aveva in testa. La conosco bene, è la madrina di Anna, la mia ex fidanzata.»
«Oh. Il mondo è piccolo.»
«In realtà non così tanto: la mia famiglia conosceva Villa e, di conseguenza, la sua signora. Io e Anna ci siamo incontrati per questo.»
«Immagino che non sia distinta come la signora Aurelia.»
«Anna è il frutto della società contemporanea. Se la signora Aurelia, quarant’anni fa, avesse avuto le fanpage che la mettevano su un piedistallo, forse sarebbe stata diversa. Purtroppo Anna, da ormai troppo tempo, non fa altro che limitarsi a monetizzare il proprio successo.»
Oliver osservò: «È un modo molto triste di vivere.»
«Concordo, infatti ci siamo lasciati» precisò Pietro. «Non avrei mai sopportato l’idea di trascorrere tutta la vita insieme a lei. Con Dalila, è tutto molto diverso. Certo, non faccio piani per il futuro, ma...»
Marina lo interruppe: «È una semplice fotografa. Cosa direbbe papà se ti vedesse accanto a una come lei?»
«Probabilmente direbbe che è bella e intelligente, quindi faccio benissimo a uscire con lei» ribatté Pietro. «In più, Dalila è proprio il tipo di donna che potrebbe vestire Echos. Dal punto di vista promozionale sarebbe perfetta.»
«Mi pare di capire» intervenne Oliver, «Che per voi conti solo ed esclusivamente ciò che può garantire ritorni economici. Non siete troppo diversi da Anna.»
«Non dire cazzate, Fischer» lo mise a tacere Pietro. «È ovvio che tu non possa capire. Valerio Villa sapeva perfettamente a che cosa andava incontro, mettendo incinta una donna che non era sua moglie. Prima o poi la bomba sarebbe esplosa... allo stesso modo in cui, giunto per rimanere in tema di corse automobilistiche, tutti sono venuti a sapere che Patrick Herrmann andava a letto con la moglie di Keith Harrison.»
Oliver sussultò. Non si aspettava che Bruni andasse a scomodare un simile discorso, ma poi ricordò che, per tutti a parte che per lui, altro non era che un banale argomento di gossip. Si limitò, quindi, ad affermare: «Da quanto mi risulta, Patrick Herrmann non ha mai fatto nulla per nascondere la propria relazione con la moglie di Harrison. Il suo obiettivo era semplicemente colpire Keith. Non avrebbe mai potuto realizzarlo, se quella relazione fosse rimasta segreta. Piuttosto, considerata la fine che hanno fatto sia Herrmann sia Harrison, mi viene da chiedermi quale sarebbe stato il ritorno economico, per voi, se aveste sponsorizzato le macchine che guidavano.»
Marina osservò: «Non hai peli sulla lingua, Fischer. Qui siamo tra noi, ma ti consiglio vivamente di parlare un po’ meno. Lo dico per te, potresti cacciarti in qualche guaio, ponendoti in modo così esplicito.»
Oliver le strizzò un occhio.
«E se i guai non mi spaventassero?»
«Parlavo per te. Io, di certo, non mi metto problemi al posto tuo.»
«Però, dimmi, sarebbe stato un vantaggio oppure uno svantaggio, legare il proprio marchio al nome di uno di quei due disgraziati?»
Marina affermò, mostrando un certo pragmatismo: «Dipende. Non è facile rispondere così, su due piedi. L’incidente di Herrmann, nel quale ha perso la vita anche Harrison, è stato piuttosto brutale. Di certo ha catturato l’attenzione anche di chi non seguiva la Diamond Formula. Al contempo, però, ha devastato tante anime innocenti che pur essendo perfettamente a conoscenza dei rischi del motorsport, sono assolutamente convinte che, essendo gli anni ‘50 e ‘60 finiti ormai da un pezzo, fiamme ed esplosioni non dovrebbero esserci. La morte di Herrmann e Harrison sarebbe stata una vetrina stupenda, ma avrebbe rischiato di avere conseguenze negative per il nostro brand. Un incidente grave sarebbe perfetto per finire al centro della scena, ma non così tanto grave. Una tragica fatalità, in cui non si è esposti alla visione di qualcosa di così terribile, sarebbe perfetta. Allo stesso modo potrebbe esserlo un incidente in apparenza serio, ma che non provoca né deceduti né feriti gravi.»
«Grazie per l’analisi, Marina.»
«Di niente, Fischer. Sei stato tu a chiedere e io, da parte mia, ho fatto del mio meglio per darti la risposta che volevi... anche se dubito fosse ciò che desideravi sentire.»
Oliver chiarì: «Non volevo sentire altro che il tuo punto di vista. È così estraneo al mio modo di pensare da risultare comunque interessante.»
«Mi fa piacere il tuo interesse» intervenne Pietro, «Ma per noi si sta facendo un po’ tardi. Sbaglio, Marina?»
«Oh, no affatto» convenne la sua sorellastra, alzandosi in piedi. «Io mi avvio. Devo andare a cambiarmi.»
Si allontanò senza aggiungere altro, mentre Alysse osservava: «Salgo anch’io. Ci vediamo dopo, Fischer.»
Oliver rimase da solo per Pietro, ma sapeva che ormai era questione di pochi istanti. Anche Bruni, infatti, si tirò su, osservando: «Patrick Herrmann, ai tempi della propria morte, era fidanzato con la figlia della propria impresaria.»
Oliver annuì.
«Lo so perfettamente.»
«Al giorno d’oggi la conosciamo come Selena Roberts» insisté Pietro. «Sbaglio o si tratta di un tuo segreto scottante?»
Oliver replicò, con fermezza: «Non ho segreti scottanti, io. O almeno non ho segreti scottanti che possano essere provati.»
Pietro si arrese: «Immagino che tu abbia ragione, almeno per ora.» Fece per voltargli le spalle. «È stato un piacere rivederti, ma immagino che succederà di nuovo nei prossimi giorni. Possiamo salutarci qui, per il momento.»
***
La telecronaca del primo giorno di test era terminata. Yannick Leroy era stato ben lontano dal conquistare il miglior tempo, così come Tina Menezes quando aveva preso il suo posto al volante. La Rocket-Vertigo se l'era cavata egregiamente, quindi Edward l'aveva rimarcato, in qualche occasione, venendo spesso messo a tacere dalla voce principale del commento. Anche il tentativo di osservare come soli tre giorni di test collettivi era stato silenziato, in più di un'occasione. Il primo telecronista gli aveva ricordato: «La questione l'abbattimento dei costi è molto importante ed è doveroso ridurre al minimo le spese per i team.»
«Ci sono ventiquattro gran premi ogni anno» aveva obiettato Edward. «Sono aumentati a dismisura, rispetto a pochi anni fa, e sembra che possano ulteriormente incrementare. Tutte queste gare in più, con le relative trasferte mondiali, abbattono i costi, invece?»
«Le gare generano spettacolo» aveva replicato il primo telecronista, «Mentre nessuno segue i test, rendendoli di fatto inutili.»
Per fortuna, in quel momento, uno dei piloti di prima fascia aveva avuto una piccola esitazione, mettendo le ruote sull'erba sintetica. Era stato doveroso commentare quell'episodio insignificante per i successivi quindici minuti, facendo cadere nel dimenticatoio l'argomento "inutilità dei test", basandosi non sulla prospettiva delle squadre e dei piloti, ma probabilmente su quella del quattordicenne medio dell'Oklahoma che commentava il campionato sulle proprie pagine social piene di edit di scatti del proprio idolo motoristico, dopo avere scoperto quest'ultimo in concomitanza con qualche evento al quale aveva presenziato in compagnia di personalità dello spettacolo, venendo immortalato anche sui media generalisti.
Edward si era risparmiato di insultare il collega in diretta televisiva, di conseguenza aveva ancora un lavoro. Si era ripromesso che, alla fine della giornata, con i microfoni spenti, avrebbe fatto notare alla prima voce come avesse detto una serie di assurdità, compresa quella secondo cui nessuno guardava i test. Come mai, allora, vi era copertura televisiva su un canale a pagamento? Non mise mai in pratica il proposito di porgli quella domanda, perché il suo collega abbandonò la cabina di commento un nanosecondo dopo la fine della diretta, lasciandolo in una compagnia di gran lunga migliore.
Mentre usciva, infatti, entrò Tina Menezes. Indossava una T-shirt sponsorizzata e aveva la tuta slacciata che le ricadeva all'altezza dei fianchi.
«Come stai, Roberts?» gli chiese. Gli si avvicinò, lamentandosi: «Che freddo c'è qua dentro? A quanto è puntata l'aria condizionata, a dodici gradi?»
«Qui ad Al Sakhir fa caldo, quindi bisogna agire di conseguenza» replicò Edward. «Se posso dire qualcosa a mia difesa, non sono io a decidere la temperatura e hai ragione, non c'è per niente caldo.»
Tina si tirò su la tuta, infilando le braccia nelle maniche e chiudendo la zip.
«Dì la verità, vuoi farmi morire congelata. Avrei dovuto portarmi anche un foulard, perché qui dentro non ci si sta.»
«Farti morire congelata? Non ho mai avuto una simile idea. Anzi, non sapevo nemmeno che saresti venuta. A cosa devo l'onore di questa visita?»
«Ci deve essere per forza un motivo, per venire a salutare un amico? Mi sembrava il modo migliore per evitare di incappare in qualche giornalista. Grazie al cielo, potrei lasciare il circuito anche adesso, senza obblighi con la stampa. Non vedo l'ora di cenare insieme a Oliver e di mettermi a letto.»
Edward ridacchiò.
«Ho sempre saputo che in fondo sei una romanticona.»
«Che cosa c'è di romantico nel crepare di sonno?» obiettò Tina. «È stata una giornata massacrante. Credimi, sono sempre stata allenata, anche se fino a poco tempo fa non progettavo di gareggiare full time, nei prossimi mesi, ma oggi è stata una giornata piuttosto dura.» Rise. «Non ho più l'età.»
«Allora devo avere travisato. Quando hai menzionato Fischer e hai detto che non vedevi l'ora di metterti a letto, ho pensato che non stessi progettando di andare a dormire.»
«Oggi è giorno di test. Domani sarà giorno di test. Dopodomani sarà ancora una volta giorno di test.»
Edward scherzò: «Allora perché l'hai portato con te?»
«Perché, tu e Selena fate sesso continuamente, quando siete nello stesso posto?» ribatté Tina. «In tal caso, complimenti per i vostri ritmi. Io ho bisogno anche di relax, così come Oliver. Inizio a pensare che ci sia un motivo, se ha abbandonato Selena ed è finito accanto a me.»
Edward obiettò: «Non è andata così. Oliver non ha abbandonato Selena. È stata Selena a lasciarlo per me.»
«Guarda che stavo scherzando» chiarì Tina. «Da come parli, sembra che la loro love story passata ti roda ancora.»
Edward scosse la testa.
«Sei fuori strada, Menezes. Selena ha lasciato Oliver dopo pochi mesi, si è messa con me, ci siamo sposati, abbiamo avuto una bambina insieme, io considero Thomas come se fosse figlio mio e per Selena vale lo stesso con Margaret. Anzi, sai cosa ti dico? Che ho apprezzato molto il modo in cui Fischer si è comportato in quella circostanza. L'ha accettato e si è fatto da parte, senza più tornare alla carica.»
«Quindi» dedusse Tina, «Non sei mai stato spaventato dall'idea che Selena potesse tornare da lui?»
«No» rispose Edward, «E non dovresti esserne spaventata nemmeno tu, se è questo che ti turba. Però, se fossi al posto tuo, rivaluterei la mia stanchezza. Se conosco bene Fischer, dopo cena scenderà a fare due passi. Tu, nel frattempo, aspettalo in camera e indossa biancheria succinta. Poi, quando arriverà, sai tu cosa devi fare. Secondo me apprezzerà.»
***
Non sarebbe durata a lungo, ma Oliver sperava di potere assaporare almeno per qualche istante il dolce tepore della sera. Era fuori dall'hotel, ma di lì a poco sarebbe rientrato per andare a raggiungere Tina nella loro stanza, evitando di passare davanti al bar, in cui Marina si trovata insieme al fratellastro. Era fermamente convinto di continuare la propria indagine a proposito dei Forti, ma non aveva alcuna intenzione di trascorrere altro tempo con loro quella sera. Ne aveva abbastanza sia del cinismo di Marina sia dell'atteggiamento borioso di quel buono a nulla di Pietro. Per quanto lo riguardava, rimaneva un mistero come avesse fatto a conquistare Dalila, dal momento che questa non era mai sembrata particolarmente attratta dal glamour.
Oliver non aveva fatto bene i propri calcoli. Non ebbe il tempo di accorgersi di qualcuno alle proprie spalle, almeno finché questo non lo afferrò per un braccio. Indietreggiò, liberandosi di quella stretta, dopodiché si voltò, per trovarsi faccia a faccia proprio con Pietro Bruni, l'uomo che, almeno fino all'indomani, avrebbe voluto evitare.
Il figliastro di Emilio Forti appariva impeccabile e non vi erano dubbi che Dalila potesse trovarlo esteticamente attraente, ma non doveva esserci molto altro, al di là di un bel volto e di un fisico scolpito.
«Desideri qualcosa?» gli chiese Oliver. Era palese che Pietro lo stesse cercando.
L'altro rispose: «Desidero che ti levi dal cazzo, con le tue domande invadenti, ma mi sembrava più opportuno dirtelo adesso, che nessuno ci può sentire. Pensi che non abbia capito il tuo gioco?»
«Perdonami, ma sono io a non capire te» replicò Oliver. «Di che gioco parli? Non c'è alcun gioco, solo curiosità personale.»
«Puoi raccontarlo a Marina, ma io non me la bevo» insisté Pietro. «Sei un idealista, convinto che io e la mia famiglia siamo un branco di avvoltoi? Pensi che non mi sia accorto di come eri turbato, oggi pomeriggio, quando Marina ha detto che, in caso di incidente mortale, ci sarebbero vari aspetti da valutare, ma che la pubblicità potrebbe essere positiva? Probabilmente il bambino che è in te ha trovato quelle parole inaccettabili. Patrick Herrmann era il tuo idolo, quando eri ragazzino, non è vero? Hai scritto addirittura un libro su di lui...» Rise, sprezzante. «Penso che, se Herrmann fosse ancora vivo, ti troverebbe ridicolo. Sembra che lo stesso non valga per la sua fidanzata, però. Lo trovo strano. Selena sembra una donna con la testa a posto e si è pure sposata con Edward Roberts, che non sembra un idealista che vive di illusioni come te. Non riesco a credere che una persona in apparenza realista perda il proprio tempo con uno come te.»
Oliver si irrigidì. Avrebbe voluto replicare che la Roberts era solo un'amica, dato che era squallido nei suoi confronti dipingerla come la sua amante, ma non poteva fare saltare la propria copertura. Si limitò, quindi, a intimare a Bruni: «Lascia Selena fuori dalle nostre polemiche. Quello che c'è tra me e lei non ti riguarda.»
«Nemmeno quello che pensiamo io e Marina ti riguarda, eppure non ti fai scrupoli, quando si tratta di intrometterti nei cazzi nostri.»
«Ho chiesto un vostro parere come imprenditori e non mi pare che per Marina sia stato un grosso problema. Penso, anzi, che si sia già dimenticata di questa storia. Dici tanto che io sono turbato, ma quello turbato sembri tu. In ogni caso, non vi ho fatto domande sulle vostre vite private. Non ti ho chiesto di te e Dalila, mi pare.»
Oliver si rese conto che citarla era stato un errore, quando Pietro lo accusò: «Vuoi solo metterti tra me e lei, vero? Fammi indovinare, appena tornerai a casa cercherai di convincerla che io e Marina siamo due pezzi di ghiaccio indifferenti di fronte alla morte e che, di conseguenza, non dovrebbe frequentarmi per non compromettersi. Ti avevo sopravvalutato. Pensavo che avessi qualche ideale da difendere, invece pensi solo al richiamo della figa, e nello specifico di una figa dalla quale dovresti stare lontano.»
«Sono un uomo sposato» ribatté Oliver, «E hai appena fatto delle insinuazioni sconvenienti a proposito di me e Selena Roberts. Adesso mi accusi di avere delle mire su Dalila e di volerla allontanare da te. Premesso che Dalila farebbe solo bene a starti lontana, ti assicuro che non sarei in grado di gestire tre relazioni contemporaneamente. Ti ringrazio, comunque, per la considerazione da questo punto di vista. È bello sapere che mi ritieni un sex symbol.»
Pietro si appoggiò alla porta a vetri che dava accesso all'hotel.
«Fai poco lo spiritoso, Fischer. Non so quali siano le tue esatte intenzioni, ma ti assicuro che farò in modo che tu non possa realizzare i tuoi obiettivi.»
«Devi ammettere che è piuttosto egocentrico, da parte tua, pensare che i miei obiettivi abbiano a che vedere con te.»
«Può darsi che tu abbia in mente tutt'altro, Fischer» concesse Pietro, «Ma non importa. Se mi viene voglia di distruggerti solo perché mi stai sul cazzo, puoi stare certo che non avrò problemi a farlo! E sai cosa ti dico?» Avanzò verso di lui con un sorriso beffardo. «Posso distruggere anche la tua amica, senza che tu possa fare nulla per intervenire in suo soccorso.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Di che cazzo parli?»
«Parlo del fatto che ti scopi Selena Roberts.»
Ancora una volta, la tentazione di negare fu alta, ma prevalse il desiderio di non fare cadere una copertura che avrebbe potuto essergli utile in futuro.
«Io non mi preoccupo di chi ti scopi tu e tu non ti preoccupi di chi mi scopo io. Mi sembra una proposta ragionevole.»
«Io non accetto proposte da un inutile parassita idealista come te» mise in chiaro Pietro, «E non me ne frega niente di chi ti porti a letto. Come ti ho detto, la tua invadenza mi sta sul cazzo, così come il fatto che ti stai tenendo aperta una porta per metterti tra me e Dalila, ed è più che sufficiente per volerti rovinare. Non ho niente contro Selena, se proprio lo vuoi sapere, mi dispiace solo che perda tempo con uno come te. Avrebbe potuto scegliersi chiunque altro e non avrei mosso un dito contro di lei. Non posso farci niente se è una povera illusa come te. Sarà stupendo fare in modo che esca la verità su di lei. Al momento è una donna rispettata, una professionista con clienti importanti... mi basta uno schiocco di dita per fare sapere a tutti che è solo una miserabile puttana!»
Oliver fu scosso da vampata di calore. Cercò di mantenere la calma, ma Bruni lo stava mettendo a dura prova.
«Anch'io posso distruggerti» affermò. «Non hai idea di quanto lo desideri. Anche se dovessi lavorarci per anni, sono certo che prima o poi troverò qualcosa contro di te.»
Pietro ribatté: «Intanto che cerchi, rimarrai un fallito agli occhi della società, mentre Selena Roberts resterà sempre e comunque ricordata come una puttana!»
Oliver dedusse che Dalila doveva sentirsi totalmente annientata, di fronte all'aspetto, al denaro e alla fama di Pietro Bruni. Non vi erano altri motivi per cui potesse essere caduta tra le sue braccia, a meno che questo non fosse un bravo attore, capace di nascondere la propria personalità. Ciò che pensava la Colombari, tuttavia, non lo riguardava, almeno in quel momento. Gli insulti di Bruni nei confronti di Selena erano intollerabili, ancora di più dell'arroganza dell'erede Forti. Il desiderio di vederlo precipitare, di vederlo cadere dal suo piedistallo, era tutto ciò che lo animava, ed era pericoloso. Rischiava di concentrare tutti gli sforzi su di lui, quando non vi era alcuna prova che fosse l'assassino di Alexandre Mercier. Focalizzarsi su di lui comportava il rischio di non soffermarsi abbastanza su altri potenziali colpevoli, con effetti potenzialmente deleteri per l'indagine.
Ancora una volta, Oliver si impose di calmarsi e di mantenere un tono pacato, mentre ribadiva: «Lascia Selena fuori dalle nostre questioni, è il mio ultimo avvertimento!»
«Non prendo ordini da te» replicò Pietro. «Non c'è niente di cui debba preoccuparti: Selena Roberts è ricca sfondata, quando sarà nella merda avrà comunque del denaro con cui vivere, non sarà costretta a reinventarsi pubblicando filmini sulle piattaforme hard. Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere la sua eleganza protagonista di un porno amatoriale!»
Con il solo desiderio di farlo tacere, prima di riuscire a ordinare a se stesso di trattenersi, Oliver gli sferrò un pugno sulla mascella. Pietro Bruni ondeggiò, sostenendosi alla porta retrostante. Oliver non riuscì a schivare il colpo che gli arrivò sul sopracciglio sinistro e finì rovinosamente a terra. Ebbe a malapena il tempo di riflettere sul guaio in cui si era appena cacciato, quando una voce esclamò un "what's going on, here?" in un accento inglese impeccabile.
«Ehi, Roberts» disse Pietro, in italiano. «Ti informo che questo figlio di puttana va a letto con tua moglie. Lo lascio a te, fai di lui quello che più ti aggrada.»
Oliver portò una mano al sopracciglio, che gli pulsava, ritrovandosela impiastricciata di sangue.
Vide Pietro sparire all'interno dell'hotel e cercò di rialzarsi. Edward, che aveva una conoscenza dell'italiano pressoché inesistente, gli chiese: «Che cos'ha detto?»
«Niente di importante, lascia perdere» rispose Oliver, mentre Roberts lo aiutava a rimettersi in piedi.
«Che cazzo hai combinato, Fischer? Non ti si può lasciare da solo cinque minuti.»
«In realtà ero completamente solo. Stavo riflettendo per i fatti miei sul senso della vita, quando quello stronzo ha pensato bene di venire a insultarmi.»
«Vorresti farmi credere che tu non hai fatto niente?»
«A parte difendermi dalle sue illazioni?»
Edward lo informò: «Ti ho visto, Fischer. Sei stato tu a colpirlo.»
Oliver gli assicurò: «Se fossi stato al posto mio, avresti fatto la stessa cosa.»
«Il fatto che tu sia stato ingaggiato da Alysse per indagare sulla morte del marito e che Pietro Bruni appartenga alla famiglia del datore di lavoro di Alexandre Mercier, ovviamente, non c'entra nulla» ribatté Edward. «Ormai ti conosco, so che non ti tiri mai indietro, anche quando non è saggio andare avanti.»
Oliver sbuffò.
«Senti, Roberts, ti ringrazio per essere intervenuto, ma non ho voglia di sentire le tue ramanzine.»
«Prego. Ho visto che eri in difficoltà e ho pensato di darti una mano, tutto qui. Come stai?»
«Mi sento come uno che è appena stato picchiato. In più ho una gran voglia di fargliela pagare. Scandaglierò ogni dettaglio della sua vita e...»
Edward interruppe quell'affermazione sul nascere: «Scusa se te lo faccio notare, ma non mi sembra che tu abbia avuto molto successo, per ora. Faresti meglio a lasciare perdere.»
Oliver scosse la testa.
«Non ci penso nemmeno. Non vedo l'ora di vedere tutta la famiglia Forti sommersa di merda.»
«Non succederà stasera, questo è poco ma sicuro. Forse ti converrebbe mettere da parte certi pensieri, almeno per ora.»
Il consiglio di Edward era saggio.
«Sì, lo so, farei bene ad andare a raggiungere mia moglie.»
«Ci vai così?»
«In che senso?»
«Sei tutto sporco di sangue. Per la ferita non si può fare molto, ma almeno datti una ripulita. Vieni nella mia stanza.»
Oliver accennò un sorriso.
«È una trappola? Dovrò sorbirmi una delle tue prediche?»
«No, non voglio infierire.» Edward lo fermò, mentre stava per aprire la porta. «Passiamo dal retro. Magari c'è ancora Bruni in giro. Credo sia meglio evitarlo.»
Oliver lo seguì. Fecero il giro dello stabile ed entrarono dall'ingresso posteriore. Si diressero verso la rampa di scale che conduceva al piano superiore senza incontrare nessuno.
Raggiunsero la camera di Edward, il quale evitò rimproveri, ma insisté: «Raccontami quello che è successo. Bruni mi ha detto qualcosa, ma non ho capito una sola parola, tranne "figlio di puttana".»
«L'italiano è la lingua di Dante Alighieri» ribatté Oliver. «Non è molto edificante conoscere solo gli insulti.»
«Cos'ha detto?»
«Stupide illazioni.»
«Ovvero?»
«Ovvero ha accennato a una sua teoria secondo la quale avrei una relazione extraconiugale con Selena. Se l'è messo in testa dopo la serata che abbiamo passato insieme più di due mesi fa, quando...»
Edward non lo lasciò finire.
«So perfettamente che cosa pensa. Selena mi ha raccontato tutto, per filo e per segno. È stata un'ottima copertura, considerato il tipo con cui avevate a che fare. Non mi stupisce che ci abbia creduto.»
Oliver chiarì: «Non siamo stati noi a inventarcelo. L'ha pensato e glielo abbiamo lasciato credere. Era la cosa migliore da fare in quella circostanza. Non...»
«Non ti devi giustificare con me, Fischer» lo interruppe Edward. «Detto questo, non ho ancora capito perché tu e Bruni vi siate presi a pugni.»
«È meglio che tu non lo sappia» ribadì Oliver. «C'è uno specchio da qualche parte?»
«In bagno.»
Oliver vi si diresse. Esaminò le proprie condizioni. L'occhio sinistro era gonfio e sul sopracciglio aveva un taglio sanguinante.
Edward entrò, alle sue spalle, chiedendo ancora una volta: «Cos'è successo? Il fatto che tu non voglia dirmelo, non fa altro che convincermi che mi riguardi. Del resto, Pietro voleva dirmi qualcosa e...»
«Dai, Roberts, non rompere perfino al cesso!» Oliver aprì il rubinetto e si abbassò, per fare scorrere l'acqua sul taglio. «È una faccenda che non ti riguarda.»
Quando si alzò, notò gocce rosse dentro il lavandino, che prontamente risciacquò, poi vide Edward, ancora accanto a lui.
«C'entra qualcosa quello che è successo quella sera, vero?»
Oliver si arrese: «Quel tipo ha detto cose molto sgradevoli su tua moglie.»
«Sgradevoli fino a che punto?»
«Molto sgradevoli, ho detto. Non ti basta?»
Edward lo forzò a girarsi.
«Ti prendo del ghiaccio, okay?»
«Posso farne anche a meno.»
«Non vorrai presentarti dalla Menezes in quelle condizioni!»
«Un po' di ghiaccio non farà miracoli. Non import-...»
Oliver non finì la frase. Edward si era già allontanato. Tornò poco dopo, tenendo tra le mani un pacchetto dall'aria malandata.
«Mettilo sull'occhio.»
«Se è l'unico modo perché tu non rompa i coglioni...»
Edward accennò una risata.
«Sai dire anche altro?»
Oliver sospirò.
«Va bene, ti racconto tutto.» Prese il ghiaccio e lo premette contro l'occhio. «Cazzo, è gelido.»
«Mi dispiace, ma il ghiaccio caldo ancora non esiste» ribatté Edward. «Però cercherò di procurartene, quando mi avrai detto tutto.»
Oliver gli spiegò: «Pietro Bruni è convinto che io e Selena abbiamo una relazione, questo già lo sai. Quello che non sai è che mi ha minacciato di rivelarlo pubblicamente, mettendo in mezzo anche lei. Non l'ha detto esattamente in questi termini, è stato molto più volgare.»
«Oh.»
«È tutto quello che sai dire? Quel bastardo vuole diffamare tua moglie!»
«Stai tranquillo» lo rassicurò Edward. «Non succederà.»
«Come fai a esserne certo?»
«Fidati di me. Vai dalla Menezes e non preoccuparti per lui. Sono certo che Tina ti stia aspettando. Vuoi che si addormenti prima del tuo ritorno.»
***
Pietro Bruni si trovava al bar, seduto insieme a Marina Forti. Edward attese pazientemente, nella speranza che uno dei due accennasse ad andarsene. Non ebbe molta fortuna, dato che fu avvicinato da Veronica Young, la quale prese a parlare come un fiume in piena. Edward si diede da fare per ascoltarla e risponderle in maniera cortese, ma temeva che Bruni se ne andasse, lasciandolo impotente a sorbirsi i discorsi della Young.
Ebbe molta fortuna: Veronica si avvicinò al tavolo dei due eredi forti e si mise a fare conversazione proprio con Marina. Non solo, le due si allontanarono insieme. Era tutto molto soddisfacente, finalmente Edward aveva la chance attesa per parecchi minuti.
Bruni non si accorse di lui, finché non gli si sedette di fronte.
«Posso?»
«Ormai, mi sembra che tu ti sia già seduto» ribatté Pietro. «Posso chiederti che cosa vuoi? Che cosa ci fai qui a quest'ora? Non devi lavorare, domani mattina?»
«Non è poi così tardi» replicò Edward. «Sarò comunque in grado di prestare attenzione a ciò che descrivo, durante la telecronaca.»
«Mi fa piacere per te» rispose Pietro, in tono secco. «Posso chiederti perché sei venuto a raggiungermi?»
«Per informarti che dovresti scegliere meglio i tuoi nemici. Mia moglie lavora per Mara Mask. Le basterebbe poco per convincerla diffamarti pubblicamente, tra un'applicazione di ciglia finte e l'altra, dato che Mara non sa fare altro. Non fraintendermi, è ridicolo pensare che un'influencer ricca sfondata grazie ad avere fatto dei video su delle ciglia finte possa influenzare il pensiero di buona parte degli italiani, ma tanto vale sfruttare questa possibilità, se è necessario. Se crolli in Italia, poi crollerai nel resto del mondo, il popolo dei social media traduce in fretta e ancora più in fretta condanna.»
«Cosa stai cercando di dirmi?»
«Che, se fossi al posto tuo, mi guarderei bene dall'avviare una campagna mediatica contro Selena.»
Pietro Bruni accennò un sorriso.
«Stai parlando sul serio, Roberts?»
«Mi è giunta voce che tu abbia fatto delle allusioni molto sconvenienti» replicò Edward. «Ti faccio presente che non accetto che si parli così di mia moglie e che, se lo sapesse, Selena lo accetterebbe ancora meno di me.»
«Credimi, non sembra una persona pericolosa. È una creatura dolce ed elegante... ma va a letto con Oliver Fischer, ne sono certo. Faresti meglio a focalizzarti su questo aspetto.»
«Forse sei tu che faresti meglio a focalizzarti sugli affari tuoi.»
Pietro convenne: «Posso immaginare che non sia bello sentirti raccontare la verità. Io e la donna che frequento attualmente, qualche tempo fa, siamo usciti insieme a una coppia di suoi amici. Erano Selena e Fischer.»
«Chi ti dice che io e Selena non siamo una coppia aperta?» Edward era sicuro che la sua moglie non avrebbe gradito affatto che si fosse inventato una simile storia, ma le probabilità che lo venisse a sapere erano molto basse. «Metti che entrambi, di comune accordo, andiamo a letto anche con altre persone. Sarebbe forse un problema tuo? Avresti il diritto di metterti in mezzo, raccontandolo pubblicamente?»
«In sintesi, mi stai chiedendo di tenere al sicuro gli scomodi segreti di tua moglie per paura di Mara Mask e dei suoi video di gossip, o perché non sarebbe giusto mettere in mezzo anche te?» domandò Pietro. «Prima o poi il successo di Mara Mask evaporerà. Io resterò sempre al mio posto ed Echos con me.»
«Bene, qualunque sia la motivazione migliore per te, vedi di dimenticarti il nome della mia signora» concluse Edward. «La nostra vita privata è affare nostro e di nessun altro.»
«Bene, allora fai presente al presunto amante di tua moglie che essere il marito della Menezes non gli dà il diritto di andare in giro a fare domande che non dovrebbe» replicò Pietro Bruni. «Fintanto che Fischer se ne resta tranquillo, al posto suo, non accadrà niente di male a nessuno.»
«Se non hai nulla da nascondere, non devi preoccuparti per Fischer» puntualizzò Edward, alzandosi in piedi. «Io sono certo che tu non abbia niente da nascondere, ovviamente.»
Senza dare a Bruni il tempo di aggiungere altro, Edward gli voltò le spalle e se ne andò. Non era certo che la conversazione avvenuta potesse dare qualche frutto, ma tanto valeva provarci.
La giornata successiva trascorse senza incidenti di sorta, a parte l'essere costretto a a sorbirsi certe uscite senza senso da parte della prima voce della telecronaca. Ancora una volta, alla fine della sessione, venne raggiunto da Tina Menezes, che quel giorno aveva guidato al mattino e, nel corso del pomeriggio, aveva assistito allo stint del compagno di squadra Yannick Leroy.
La accolse con un sorriso, facendole notare: «Oggi la temperatura è più decente, ci hai fatto caso?»
Tina annuì.
«In effetti, oggi non si rischia di morire congelati, ma solo di prendersi una congestione intestinale.»
«Ho fatto notare al mio collega che poteva togliersi il maglioncino e rimanere con la T-shirt, se proprio aveva così caldo» le spiegò Edward. «Non ha funzionato molto, però almeno ha accettato di puntare il condizionatore su una temperatura un po' più accettabile.»
«Ottimo lavoro, Roberts.»
«Ottimo lavoro anche a te, hai percorso un sacco di chilometri, stamattina.»
«Già. È andata bene, meglio di quanto mi aspettassi. Oggi non ci sono stati problemi ed ero anche ottimista.» Abbassò la voce. «Sarà stato il training di ieri sera. Ho seguito i tuoi consigli, a parte per la lingerie. Non ho portato con me biancheria sexy.»
«Mi fa molto piacere che tu abbia passato una bella serata, come ti avevo consigliato» ribatté Edward, «Però non è necessario scendere nei dettagli.»
«Bella serata fino a un certo punto, dato che Oliver è tornato in camera con un occhio gonfio e un sopracciglio spaccato. Ci ho messo un po' a scoprire chi fosse il responsabile. Solo quando ho pregato Oliver dirmi chi fosse stato, perché sarei andata a sminuzzargli le palle, mi ha dato una risposta. Però mi ha suggerito vivamente di non fare nulla, perché si tratta del mio sponsor.»
«Ah, quindi l'avete trascorsa così, la serata?»
«No» chiarì Tina. «Abbiamo anche fatto l'amore, ho seguito il tuo consiglio. Mi sono sentita bene, almeno per un po'. Purtroppo continuo ad avere una pessima sensazione. Sento che il nostro equilibrio sta per crollare. Siamo sempre più vicini a un punto di rottura e non sono certa che possa esserci un'inversione di tendenza.»
Edward azzardò: «È successo qualcosa di poco chiaro, tra te e Fischer?»
«No.»
«Hai paura che si sia pentito di averti sposata?»
«No.»
«Te ne sei pentita tu?»
«Nemmeno.»
«E allora» obiettò Edward, «Qual è il problema? Sembra che vada tutto bene, tra voi. Perché questo disfattismo?»
«Non sto parlando, nello specifico, di me e Oliver come coppia» puntualizzò Tina. «Ho solo una terribile sensazione, come ti ho detto, tutto qui. Qualcosa andrà storto, ne sono certa.»
«Qualcosa... ma cosa?»
«Mi piacerebbe saperlo, Roberts. Almeno, in quel caso, potrei cercare di agire di conseguenza. Purtroppo è solo una sensazione vaga, che non saprei spiegare nel dettaglio.»
Edward cercò di rassicurarla: «Andrà tutto bene, Menezes.»
Glielo augurava, così come sperava che potesse superare le proprie preoccupazioni. Se non altro, almeno dal punto di vista dei risultati, non c'era nulla di cui potesse lamentarsi. La Rocket-Vertigo non si stava rivelando, come temuto da molti, come una squadra più distante dal penultimo di quanto questo fosse distaccato dai migliori, ma un team di livello medio-basso caratterizzato da una buona affidabilità. Nel terzo giorno di test, la Menezes rimase lungamente ferma dopo un guasto al motore, ma non era nulla di particolarmente preoccupante. Presto sarebbe iniziata la stagione e forse i cattivi pensieri di Tina sarebbero stati messi da parte una volta per tutte.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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Milly Sunshine