mercoledì 4 febbraio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 11/24

L'undicesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Quando non stava parlando davanti alle telecamere, per poi andare a caccia di like e di condivisioni del proprio canale, Matteo Vannini era un ragazzo piuttosto simpatico, che appariva quasi terra a terra. Aveva ventotto anni ed era appassionato di automobilismo fin da quando era ragazzino, ma soltanto negli ultimi due anni aveva trasformato il proprio interesse in un modo in cui vivere senza praticare alcuna professione. Alysse non aveva idea di come fosse riuscito nel proprio intento, vista la difficoltà nel farsi strada anche da parte di chi portava contenuti innovativi, ma preferì evitare di porsi domande. Prese come un dato di fatto che il vlogger conosciuto come 107% Racing Time fosse considerato importante al punto tale da presenziare a una serata organizzata dalla Vertigo, alla quale aveva probabilmente promesso pubblicità gratuita.
Alysse preferiva non interrogarsi in proposito per una ragione ben precisa: non aveva il benché minimo interesse per Vannini e per le sue attività, ma avvicinarlo era stato l’unico modo per essere presente a quello che poteva essere un evento importante per le proprie ricerche. Non l’unico, in realtà, dato che le sarebbe bastato fare una telefonata a Yannick Leroy per avere le stesse speranze di partecipazione, ma scomodarlo avrebbe complicato la situazione. Entrambi avevano convenuto che quanto accaduto tra loro non era stato nulla di serio, quindi non valeva la pena di mettersi in discussione per un’indagine in cui Leroy non c’entrava nulla.
Il pilota della 101, comunque, le andò incontro non appena la vide entrare nella sala, lasciandosi alle spalle il compagno di squadra Ryuji Watanabe, con il quale sembrava, fino a un istante prima, impegnato in una conversazione di un certo rilievo.
«Cosa ci fai qui?» furono le parole che Yannick le rivolse.
«Accompagno un vlogger» rispose Alysse.
Yannick fu piuttosto diretto, quando le domandò: «Te lo scopi?»
Alysse sospirò.
«Non c’è solo il sesso, nella vita.»
«Quindi devo immaginare che tu sia qui per puro interesse giornalistico» ribatté Yannick. «È dura, vero, avere meno opportunità di un semplice vlogger?»
«Interesse giornalistico?» ripeté Alysse. «Non sono sicura al cento per cento che sia la dicitura corretta, ma diciamo che non è nemmeno troppo stonata. È già arrivato Walter Fiorucci?»
Yannick la guardò storto.
«Da quanto ti interessa Walter Fiorucci?»
Il titolare della squadra di origine svizzera, che a partire dagli anni duemila aveva gareggiato con licenza italiana, era un uomo molto discreto, così come lo era stato suo padre prima di lui.
Alysse non fece in tempo a rispondergli. Alle sue spalle, una voce domandò, in inglese: «Che cosa sta combinando Walter Fiorucci?»
Alysse si girò a guardare Watanabe.
«Non hai ancora perso la pessima abitudine di comparire dal nulla?»
«E voi due» ribatté Ryuji, «Non avete ancora perso la vostra pessima abitudine di parlare francese, impedendomi di origliare come si deve?»
«Ho chiesto a Yannick se Fiorucci è già arrivato» chiarì Alysse, senza scomodarsi di spiegargli che il francese era una delle sue lingue madri, quindi era scontato che la utilizzasse quando conversava con Leroy. Sul momento inventò: «Sto collaborando con un collega a un servizio su di lui, non solo come proprietario della squadra, ma anche come uomo. Vorrei approfondire la sua vita privata, dato che non se ne parla molto.»
«Ovvio che non se ne parla molto» ribatté Ryuji. «È un ultrasettantenne pieno di soldi. Ci si aspetta che uno come lui si circondi di figa, ovviamente pagando. Sarebbe la cosa più normale e...»
Alysse lo interruppe: «Watanabe, non metterti anche tu a parlare di figa, per cortesia. Non ci vedo niente di strano, comunque, che un uomo della sua età sia sposato da decenni con una donna sua coetanea. La signora Gabrielle è sempre stata molto elegante. C’è anche lei, vero?»
«C’è anche la signora Fiorucci» confermò Yannick, «Ma non vorrai parlare anche con lei, mi auguro. Lo sai che è sempre stata allergica alle telecamere. Era già così quando, più di quarant’anni fa, il suo primo marito diventò campione del mondo.»
Alysse fu scossa da un brivido. Per un attimo si domandò se Yannick avesse intuito la ragione per cui Gabrielle Fiorucci, un tempo nota come Gabrielle Delacroix, non le fosse indifferente. Dedusse subito che era impossibile: Leroy non sapeva niente né di Alex, né del fatto che ci fossero elevate probabilità che fosse il figlio di Xavier. Doveva considerarla una banale impicciona che se ne andava in giro, dove la sua presenza era piuttosto stonata, insieme a un vlogger che, ancora meno di lei, avrebbe meritato di trovarsi. Decise che non aveva alcuna importanza: il suo scopo non era quello di ottenere consensi da parte di Yannick Leroy. Non le sarebbe dispiaciuto affatto portarselo a letto quella sera stessa, ma aveva una missione da compiere e troppe poche certezze su come andare avanti.
Per non rischiare di destare sospetti, si limitò a mormorare una frase fatta in cui non era nemmeno sicura di credere fino in fondo: «Il primo marito di Gabrielle Fiorucci era un grandissimo pilota. Ho visto un video con certi suoi sorpassi, di recente, e ne sono rimasta estasiata. Per non parlare di quella gara in cui vinse il titolo: è entrata negli annali per ben altri motivi, ma performance di Delacroix è stata ottima. Villa non era affatto al suo livello e, se l’avesse accettato, si sarebbe fatto apprezzare molto di più.»

***

Tutta la gente che contava stava intorno a Xavier. I meccanici inneggiavano a lui, circondandolo. Doveva essere passata meno di mezz'ora da quando Valerio l'aveva superato per la seconda posizione. Già in circostanze normali, sarebbe stato un risultato memorabile raggiungere il podio dopo essere partito dalla corsia dei box, ma il fatto che potesse significare la vittoria del titolo era quel qualcosa in più che non aveva mai assaporato, fino a quel momento. Quel giorno, in America, era stato a un passo dallo scrivere una pagina importante della propria storia personale, per poi ritrovarsi a poche tornate dalla conclusione con una gomma che si afflosciava lentamente. Era stata la gara più lunga della sua vita, metaforicamente, e non era scontato, per lui che aveva preso parte anche a numerose corse di durata in passato.
Non aveva avuto a disposizione molto tempo per riflettere, né tantomeno per rendersi conto che era stata tutta un'illusione. Il suo sogno se n'era andato talmente in fretta da non lasciarlo nemmeno metabolizzare. Aveva saputo fin dal primo istante, quando si era avviato all'uscita della corsia dei box, che non sarebbe stato facile, ma a posteriori si rendeva conto di non avere mai pensato di potere arrivare così vicino al successo. Qualcosa era cambiato, dentro di lui, dopo avere visto Karl Graber e i rottami della monoposto che quel giovane sventurato aveva faticosamente portato sulla griglia. Aveva sempre saputo che il tempo poteva essere limitato, ma vedere davanti ai propri occhi una scena così devastante aveva fatto scattare una molla. "Devo diventare campione del mondo" si era detto, "E devo farlo oggi, perché tra un anno potrei non esserci più".
Aveva lottato con tutte le proprie forze contro le avversità che, chiaramente, non volevano il suo nome scritto nell'albo d'oro. Ci aveva provato in tutti i modi e il suo intenso duello con il compagno di scuderia provava che in tanti si erano sbagliati sul suo conto. Lo dipingevano come un ragazzo freddo, viziato, poco empatico e, soprattutto, incapace di diventare un nome di spessore dell'automobilismo internazionale. Lo sminuivano perché colpevole di non essere un catalizzatore di folle come lo era invece Delacroix, come se il suo scopo ultimo dovesse essere il diventare come lui.
In tanti dovevano essere contenti del successo di Xavier, che veniva festeggiato come un eroe, e Valerio non era sicuro che lo sarebbero stati altrettanto, se fosse stato al posto suo. Anche dentro alla squadra, in molti dovevano avere provato una certa soddisfazione, quando l'avevano visto rallentare, ma non importava. Non gli interessava essere amabile, simpatico e adorabile tanto quanto lo era Xavier, quello che contava era il risultato finale, che parlava contro di lui, ma che non diceva l'intera verità.
Valerio sospettava che qualcuno l'avrebbe tacciato di non averci provato abbastanza, di avere gettato la spugna fin troppo facilmente, ma non gli interessava nemmeno quello. Quando aveva percepito la foratura ci aveva pensato, di provarci fino all'ultimo, ma si era reso conto in fretta di non potere fare alcunché. Aveva lasciato andare Delacroix senza opporre resistenza e poi, prima della fine della gara, altri due piloti. Era stato il gran premio più importante della sua vita, voleva almeno arrivare al traguardo, anche se sarebbe stato un finale amaro.
Quando tutto era terminato, non aveva trovato nessuno a chiedergli come si sentisse. Era stata una fortuna, non essendo sicuro di riuscire a rispondere a una simile domanda. Si sentiva stordito e spaesato, nelle ultime tre ore si erano susseguiti una serie di accadimenti che non avrebbe immaginato di vivere tutti racchiusi nell’arco di poco tempo, e gli eventi ancora non si erano conclusi.
Quando arrivò la notizia che nessuno voleva udire, gli parve quasi di vedere l'atmosfera cambiare di punto in bianco, il che era forse un'esagerazione, ma certo non era esagerato affermare di avere visto lo sguardo di Delacroix mutare una volta per tutte. Se prima Xavier si era lasciato andare, all'improvviso si fece cupo, lo sguardo vuoto di chi sapeva che ogni speranza era perduta. Era inevitabile che quell'istante arrivasse, Valerio non aveva avuto dubbi, anche se di era sforzato di illudersi. Nessuno doveva essere particolarmente stupito, né l'accaduto avrebbe cambiato alcunché. Karl Graber era morto per le conseguenze dell'incidente e si sarebbe dedotto che in fondo era un esordiente, e neanche di quelli più promettenti, che aveva fatto un errore e questo gli era stato fatale. Funzionava così, la colpa era sempre di chi moriva, oppure veniva appioppata ad altri, ma si puntava sempre il dito contro una persona specifica, o al massimo più di una, mai contro le condizioni di sicurezza molto meno accettabili di quanto venissero descritte.
Non erano più gli anni '50, e nemmeno gli anni '60 o '70, non era più l'epoca in cui le monoposto andavano a fuoco facilmente e in cui i cadaveri venivano coperti da un telo e lasciati nelle vie di fuga. I progressi c'erano stati, era innegabile. Eppure, nonostante fosse stato fatto tanto, non c'era mai una vera e propria presa di coscienza, non c'era mai la concreta volontà di evitare di cercare rischi maggiori. Ecco entrare in calendario circuiti non adatti alle vetture che vi gareggiavano ed ecco ignorare problematiche risapute, almeno finché non era troppo tardi, finché il Karl Graber di turno non pagava con la vita il prezzo di un mondo che non funzionava e, in quei pochi istanti prima di voltare pagina e di dimenticarsene, qualcuno pensava per un attimo a lui.
Xavier aveva lo sguardo di chi non avrebbe dimenticato Graber, di chi avrebbe continuato a ritenere che c'era qualcosa che non andava. Valerio condivideva la stessa visione: anche se l'avevano dimenticato, negli ultimi tempi, avevano molto in comune. Era molto probabile che, in quei frangenti, Delacroix non desiderasse altro che allontanarsi da tutto e da tutti. Infatti, quasi senza essere notato, riuscì ad approfittare del trambusto che aveva intorno per dileguarsi. Valerio lo trovò da solo, seduto su un muretto, che fissava il vuoto. Non avrebbe voluto disturbarlo, ma una voce dentro di sé lo esortò ad avvicinarsi. Prima ancora di averci davvero riflettuto, si ritrovò a sedersi accanto al compagno di scuderia, che rimase in silenzio.
Fu Valerio il primo a parlare: «Mi dispiace.»
«Per cosa?» chiese l'altro, in tono piatto.
«Per quello che è successo» rispose Valerio. «Hai fatto una grande stagione, non meritavi che la tua vittoria avvenisse in un giorno così triste.»
«L'ultima volta in cui ho parlato con Karl è stato ieri, dopo la sessione di qualifiche» gli confidò Xavier. «Mi ha detto, testualmente, che non dovevo lasciarmi scoraggiare, perché vincono sempre i migliori, e allora non c'era dubbio che sarei riuscito a batterti con facilità. Si sbagliava di grosso. Non è stata una vittoria facile. Più di una volta ho pensato di non farcela. Non me lo aspettavo. Quando ho saputo che partivi dietro a tutti ho pensato che fosse ormai fatta, che mi bastasse soltanto portare la macchina fino al traguardo, cercando di risparmiarla al massimo per evitare brutte sorprese... e invece sei stato tu la sorpresa. Che abbiano ragione quelli che dicono che sei capace di estraniarti totalmente dalla realtà? Dopo quello che hai visto...»
Valerio obiettò: «È stato proprio quello che ho visto a spingermi a fare quello che ho fatto. Prima della ripartenza non riuscivo a pensare ad altro se non a Graber. Mi sono detto che non volevo morire prima di avere vinto il mondiale e, dato che potrei morire in qualunque momento, allora dovevo assolutamente vincerlo, questo mondiale. Avrebbe potuto essere la mia unica occasione, non volevo buttarla via. Ho già sprecato troppo tempo, ho già dato troppe volte l'impressione di non valere abbastanza. Sono consapevole di non essere come te, di non essere quello che tutti amano e che tutti vorrebbero vedere vincere, quello che ritengono il migliore per diritto divino. Non importa. Conosco i miei limiti e sono pronto a spingermi più in là che posso per superarli. Sento che avrei meritato di vincere questo campionato tanto quanto te e non sarai tu o nessun altro a farmi cambiare parere.»
Xavier rimase in silenzio a lungo, prima di affermare: «Meritare o non meritare di vincere il titolo è solo un discorso da bar. Spesso il risultato finale non dipende da noi. Non avrei avuto alcuna possibilità di superarti, alla fine della gara, se tu non avessi avuto un problema. Meriti e demeriti sono opinioni soggettive. La verità è che spesso le cose succedono e basta.»
Sembrava un'altra persona, sembrava avere messo da parte i discorsi di quella mattina. Valerio avrebbe fatto meglio a mordersi la lingua e a tacere, ma le parole gli uscirono senza che potesse trattenerle: «L'hai detto tu, che se avessi vinto il titolo non sarebbe stato meritato, perché non sono all'altezza.»
Xavier non replicò. Con la coda dell'occhio, a Valerio parve di vederlo arrossire, ma poteva essere un impressione: Delacroix era accaldato, il suo volto era già paonazzo.
Valerio gli batté una mano su una spalla, esclamando: «Stai tranquillo, non è necessario che ti rimangi quello che hai detto. Non mi aspetto delle scuse.»
Xavier si girò a guardarlo.
«Infatti fai benissimo, perché non ho intenzione di scusarmi.» Si lasciò andare a un mezzo sorriso. «L'hai detto tu stesso che sai di non valere tanto quanto me, non sono nessuno per contraddirti.»
«Ho detto che non sono come te» precisò Valerio, «Non che sono un pilota inutile e incapace come mi hai descritto stamattina. C'è un abisso tra le due cose, a meno che tu non sia convinto di essere appena uno scalino al di sopra della mediocrità.»
«Parli sul serio?»
«Perché, tu parlavi sul serio stamattina? Credo che tu, ormai, abbia visto chi sono davvero.» Valerio saltò giù dal muretto. «Se non l'hai capito adesso, lo capirai quanto prima, quindi ti conviene accettare quello che verrà. Ci sarà un altro campionato, ci saranno altre occasioni. Non sono mai stato vicino alla gloria tanto quanto oggi, ma ci sarò ancora più vicino, prima o poi. Goditi questo successo, per quel tanto che ti è possibile, perché non intendo permetterti di ripeterti tanto facilmente.»
Anche Xavier scese dal muretto.
«Karl mi ha detto che avrei potuto batterti senza difficoltà. È quello che succederà: ti batterò senza difficoltà, quando tornerà il momento. Glielo devo.»

***

Lasciati da parte Leroy e Watanabe, Alysse fissava la signora Gabrielle. Stava accanto al marito, sorseggiando vino da un calice. Aveva l’aria melanconica, che spesso l’aveva contraddistinta anche in passato. Chissà che effetto le faceva essere sposata con il figlio dell’uomo che un tempo aveva creduto nelle doti di Xavier Delacroix. Chissà se pensava mai ai vecchi tempi, a quando Xavier era salito sul tetto del mondo, per poi scenderne un istante più tardi, devastato dalla notizia della morte di Graber. Oppure, chissà se invece si era lasciata tutto alle spalle e, dopo il matrimonio con Walter Fiorucci, aveva voltato definitivamente pagina.
Alysse era immersa in quelle riflessioni quando, alle sue spalle, una voce le osservò: «È un piacere vederti, Mercier.»
Si girò e vide Veronica Vincent, coniugata Young, fino a un anno prima team principal della Pink Venus, dopodiché manager di Tina Menezes. Erano connazionali nel vero senso della parola, anche se Alysse aveva padre italiano e madre francese, mentre per Veronica era l’esatto opposto, e la Young si era rivolta a lei parlandole in italiano. Chissà cosa ne avrebbe pensato Watanabe, se fosse stato nei dintorni. Tuttavia Ryuji non c’era e, con la coda dell’occhio, lo vide parlare con Matteo Vannini. Forse quest’ultimo si stava spacciando per un grande esperto di endurance, quando i video sul suo canale suggerivano tutt’altro e, anzi, aveva anche affermato che la 24 Ore di Le Mans fosse una gara troppo lunga e scarsamente interessante.
«Il piacere è tutto mio» rispose Alysse. «Era da un po’ che non ci capitava di vederci.»
«Da giugno, direi» osservò Veronica. «Che cosa ti porta da queste parti? Non mi risulta che tu sia venuta insieme a Leroy.»
«Infatti non sono venuta insieme a Leroy.»
«Ottima scelta.»
«Tu dici?»
«Certamente. Non fraintendermi, Yannick è un bel ragazzo, ma non c’è molto, al di là di un bell’involucro. Nulla contro di lui come persona, ma non deve essere la migliore opzione, se si è in cerca di un uomo.»
Alysse sorrise.
«Chi ha detto che io sia in cerca di un uomo?»
«Eppure ti ho vista accanto a quel tizio.» Veronica accennò al vlogger che continuava a parlare con Ryuji. «Chi è?»
«Me lo chiedo anch’io.»
«So che fa video.»
«Proprio così.»
«E lo sa anche Fiorucci.»
«Fiorucci ne dubito» osservò Alysse. «Immagino che lo sappiano, piuttosto, gli addetti alle pubbliche relazioni della Vertigo.»
«Si dà troppa importanza a certi ciarlatani, al giorno d’oggi, e tutto per mettersi in mostra, come se non bastassero i soldi che Marina Forti porta alla squadra.»
«A proposito, non c’è Marina?»
«No. Ho sentito dire che ha l’influenza, il che, tradotto, significa più o meno che non aveva nessuna voglia di prendere parte a questa serata, ma in compenso aveva tantissima voglia di andare a sciare, di conseguenza si è data per malata.»
Era un vero peccato che non fosse presente, ma non era la preda principale di Alysse, nonostante l’avesse fatto credere a Fischer.
«Il fratello, invece?»
«Chi, quel buono a nulla di Pietro Bruni?» Veronica ridacchiò. «Pare che abbia cornificato la sua fidanzata ufficiale, generando un certo scalpore sui social. L’altra donna è una certa Colombari, una fotografa. Lavorava con Mirko De Rossi e ha collaborato anche con Oliver Fischer. Hai mai sentito parlare di lei?»
Alysse finse di non avere le idee ben chiare, a proposito di chi fosse Dalila, quindi si limitò a una banalità: «Il mondo è piccolo.»
«Molto più di quanto crediamo» convenne Veronica Young. «Io, però, sono fondamentalmente convinta che spesso sopravvalutiamo le cose.»
«In che senso?»
«Prendi Fiorucci e Gabrielle.»
«Per il fatto che la signora era la moglie di Delacroix, un tempo?»
«Esatto. Qualcuno dirà che è una coincidenza assurda, ma la realtà dei fatti è che quei due frequentavano lo stesso ambiente, quindi è relativamente normale che si siano innamorati e sposati.»
«Mhm... sì, capisco.»
«Non ti vedo tanto convinta.»
Alysse scosse la testa.
«Lascia stare, stavo pensando a Gabrielle e a Xavier Delacroix. Tra quei due, le cose non andavano molto bene.»
«Pare che abbiano avuto dei problemi, o almeno così ho sentito dire» rispose Veronica. «Se devo essere sincera, la cosa non mi interessa molto.»
«Quindi» azzardò Alysse, «Non hai mai sentito parlare di un figlio illegittimo di Delacroix?»
«Forse ti sbagli» ribatté Veronica. «Non era Delacroix, ma il suo compagno di squadra Villa. E poi non era un figlio, ma una figlia. Non è che sia una notizia di dominio pubblico, ma ci sono sempre stati un sacco di pettegolezzi. Proprio mentre organizzava il proprio matrimonio con Aurelia, un’ereditiera con la quale si era fidanzato al termine della propria carriera, pare si sia invaghito di una sarta. A un certo punto, quando la figlia era già adolescente, sembra anche che sia stato paparazzato insieme a lei e che abbia sborsato un sacco di soldi per non fare pubblicare le foto. Non so che fine abbia fatto la figlia, potrebbe avere trentasei anni, o forse trentasette. Quello che è certo, è che non ha mai reclamato alcunché, dopo la morte di Villa. I casi sono due: o il padre è riuscito, in un modo o nell’altro, a lasciarle una cospicua eredità, oppure ha deliberatamente scelto di rinunciare a farsi riconoscere come sua figlia.»
«Storia interessante» osservò Alysse, «Ma ho sentito parlare di un figlio avuto da Delacroix insieme a un’addetta stampa francese. Non so se sia una storia fondata o meno, ma ti assicuro che non aveva nulla a che vedere con Villa e con la sarta.»
«Allora» concluse Veronica, «Non so come aiutarti. Per quanto ne so, Delacroix ha sempre avuto un’immagine da bravo ragazzo e, a dire il vero, anche un po’ da ingenuo. Non ce lo vedo a spargere figli illegittimi in giro per il mondo, però tutto è possibile. Dicono tutti che ci sia stato un periodo in cui sembrava pendere dalle labbra di Villa. Probabilmente si è lasciato trascinare e ha fatto danni a cui non c’era rimedio.»
Alysse lanciò uno sguardo a Gabrielle Fiorucci. Non aveva più il bicchiere in mano, era probabile che l’avesse svuotato e appoggiato su un tavolo. Le sarebbe piaciuto andarle a parlare in quel momento stesso, ma non era possibile. Doveva pazientare, anche tutta la serata, se fosse stato necessario, e in ogni caso non avrebbe potuto essere troppo esplicita. Avrebbe desiderato tantissimo domandarle che cosa ne pensasse della vicinanza tra Delacroix e uno che, come Valerio Villa, non era certo un “family man”, ma sapeva di doversi porre dei limiti.

***

La morte di Graber fu, a suo modo, devastante per Xavier Delacroix. A Valerio, nei mesi successivi, parve di avere a che fare con un'altra persona, con la quale però stava rinascendo la stessa alchimia di un tempo, come se fossero di nuovo due lati della stessa medaglia: in apparenza il bene e il male, in realtà entrambi un fondersi di luce e buio.
Gli eventi del finale di stagione spezzarono di colpo tutte le tensioni, come se quanto accaduto tra di loro durante quel campionato sembrasse insignificante in confronto a tutto il resto. Anche la vita di Xavier lontano dai circuiti mutò: all'improvviso perse totalmente l'interesse per le donne che non fossero sua moglie Gabrielle, che definiva il grande amore della sua vita. Purtroppo non servì per mantenere saldo il loro matrimonio, dato che la signora Delacroix trovò per caso una lettera scritta parecchi mesi prima da una delle amanti del marito, una certa Natalie, una francese che aveva lavorato come addetta stampa per un’altra squadra, ma che poi se n’era andata di punto in bianco, e chissà che fine avesse fatto.
Valerio fu stupito dalla perseveranza con cui Xavier fece il possibile per riconquistare Gabrielle e fu ancora più stupito quando la donna cedette e accettò di riaccoglierlo nella propria vita. Come pilota, Xavier apparve più determinato e assetato di vittorie. Il numero 1 che svettava sul musetto della monoposto non gli bastava, voleva dimostrare al mondo, a se stesso e a Karl Graber di potere essere di più di ciò che era stato fino a quel momento. Non fu facile per Valerio mantenere il suo passo e, se da un lato la Vertigo non era più in una situazione così dominante come lo era stata nella stagione precedente, dall'altro anche il confronto interno sembrava andare in un'unica direzione. Verso metà stagione le cose migliorarono, ma proprio allora Xavier fu vittima di un pesante infortunio. Non riuscì a ripetersi né allora, né mai più.
Approfittando di un finale di stagione straordinariamente positivo, Valerio coronò il proprio sogno e riuscì nell’impresa fallita l’anno precedente. Come prevedeva, il suo titolo mondiale non venne acclamato tanto quello del compagno di squadra, il cui ritorno in pista dopo l’incidente era atteso come non mai. Delacroix tornò al volante durante i test invernali, circondato da quell’entusiasmo che veniva riservato solo a lui. Nonostante fossero passati anni da allora, Valerio ricordava il modo in cui era stato accolto: Xavier aveva un’aura che in pochi altri sarebbe stata replicata e, a distanza di tanto tempo, era ancora nel cuore degli appassionati. Era durato poco dopo il ritorno, era bastato un cedimento meccanico in un tratto ad alta velocità per provocare un’uscita di pista che non lasciava scampo. Delacroix se n’era andato ben più in fretta di Karl Graber e, proprio perché era Delacroix, veniva ricordato mentre Graber era divenuto una sorta di fantasma di cui in pochi parlavano.
La signora Gabrielle, alcuni anni dopo, si era risposata con il figlio del titolare della Vertigo, ma era stata brava a evitare il clamore mediatico sulla sua persona. Per quanto riguardava i cari di Graber, invece, nessuno aveva idea di che fine avessero fatto.
Il nome di quel giovane pilota dimenticato uscì dal nulla, quasi per caso, un giorno in cui il titolo mondiale sarebbe stato nuovamente assegnato in occasione dell’ultimo gran premio della stagione. Dopo la fine della propria carriera di pilota, Valerio divenne la seconda voce occasionale delle telecronache sulla televisione italiana. Ogni tanto, prima di andare in onda, scambiava qualche parola con Angelo Giuliani, il quale spesso accennava a vecchi aneddoti.
«È bello, finalmente» osservò quel giorno, «Che il campionato finisca su una vera pista e non su una di quelle brutte approssimazioni che costumavano in America non troppi anni fa.»
A Valerio sfuggì un sorriso.
«Ho fatto tutto il possibile per vincerci un mondiale, su uno di quei circuiti.»
«Me lo ricordo bene» rispose Giuliani, «E del resto come dimenticare? Quella gara fu davvero terribile, con l’incidente del povero Graber...»
«Lo vidi accadere davanti a me» rievocò Valerio. «Ho assistito a tanti brutti momenti, ma non ci si abitua mai. È un vero peccato che nessuno parli più di lui. Finirà dimenticato definitivamente e nemmeno i veri appassionati di automobilismo lo menzioneranno mai, tra venti o trent’anni.»
«Chi lo sa, io mi sento fiducioso» replicò Giuliani. «Non fraintendermi, come dico sempre, credo che verrà il momento in cui i nostri futuri colleghi saranno costretti a piegarsi alle logiche “da bar” per tenere alta l’attenzione. Tuttavia, proprio per questo, chi ha una vera passione cercherà di informarsi a modo proprio, a non dimenticare. D’altronde, quando andranno a riscoprire le storie dei loro idoli passati, si imbatteranno in nomi che non significano niente, per loro. Voglio sperare che cerchino di approfondire, di scoprire quali storie si nascondono dietro a ogni nome.»
Per Valerio, quel discorso non aveva molto senso. Non riusciva a immaginarsi le nuove generazioni fare ricerche sul passato, e soprattutto farle solo perché doveva esserci stato qualcos’altro, oltre a Xavier Delacroix. Cercò quindi di tornare sul discorso iniziale: «Fu una gara difficile, ma a ripensarci al giorno d’oggi fu forse quella in cui, più che in ogni altra occasione, non mi lasciai andare di fronte alle difficoltà. Diedi davvero il meglio di me stesso e, anche se fu il mio compagno di scuderia a diventare campione del mondo, sentii che prima o poi sarebbe venuto il mio momento.» Omise di aggiungere “se fossi vissuto a lungo abbastanza”, non era il caso, dato che era stato proprio Delacroix a morire poco più di un anno dopo. «Quando venne il mio momento, realizzai che non importava dove stesse succedendo, quello che contava era esserci, viverlo. Non importava se il circuito fosse una vera pista o un tracciato discutibile, non importava se quello che consideravo il mio avversario più temibile ci fosse o non ci fosse...»
Valerio avvertì un fremito che lo scuoteva, come spesso succedeva quando parlava di Xavier. A peggiorare la situazione, Giuliani gli chiese: «Com’era averlo come compagno di squadra?»
«Un’esperienza irripetibile.»
«Fu molto difficile per te confrontarti con la sua popolarità?»
Valerio abbassò lo sguardo. C’era una sola possibile risposta.
«Non lo sarebbe stato, se per lo stesso Xavier non fosse stato così difficile vivere la propria popolarità. Sembrava che il mondo intero si fosse accordato per eleggerlo a unico eroe. Forse sarebbe stato meglio se non fosse mai successo, meglio per tutti.»
«E dopo la sua morte?» volle sapere Giuliani. «Fu difficile, per te, sapere di non potere rappresentare quello che rappresentava lui?»
C’era una sola risposta possibile: «Quando muore qualcuno, è sempre difficile sapere di non essere all’altezza, ma lo è ancora di più vivere con la consapevolezza della morte altrui. Non c’è stato un solo giorno in cui non abbia pensato a Xavier e ai giorni in cui eravamo compagni di squadra alla Vertigo. Accadeva quando ancora mi illudevo di avere un grande futuro davanti, così come quando, a poco a poco, tutto ha iniziato ad andare a rotoli, quando mi sono infortunato e non sono più tornato ai livelli di prima e, alla fine, mi sono ritrovato al volante di una monoposto con la quale era difficile perfino fare punti. Accadeva quando ho capito che non sarei più stato all’altezza dei migliori e che la mia carriera era finita. Succede ancora oggi, a volte, che mi chieda che cosa ne sarebbe stato di Xavier, se fosse ancora qui con noi. È inevitabile. E alla fine no, non è per niente difficile l’idea di non essere un’icona. Forse in molti si sono già dimenticati di me, ma non importa. I ricordi hanno un peso.»
Angelo Giuliani annuì, ma non disse altro. Rimase in silenzio a lungo, prima di ricordargli che di lì a dieci minuti sarebbe iniziata la diretta. Una pagina della storia dell’automobilismo era pronta per essere scritta ma, per quanto memorabile fosse, Valerio sapeva che non l’avrebbe mai considerata memorabile quanto la propria. Si sentiva ancora troppo vicino al proprio passato e chissà, forse non sarebbe mai riuscito a guardare avanti.
Alla fine degli anni Novanta, quando Giuliani appese il microfono al chiodo, al nuovo telecronista vennero affiancati altri telecronisti. Valerio smise di lavorare per la televisione di Stato. Pochi anni dopo tornò ad associare il proprio nome a quello della Vertigo, come brand ambassador. La squadra aveva lasciato la Formula 1 da molti anni, ma stava ottenendo una certa visibilità nel campionato di endurance. Di tanto in tanto, capitava che Valerio incontrasse Gabrielle Delacroix, divenuta la signora Fiorucci, ma questa era sfuggente e cercava di stargli lontano. Non doveva averlo perdonato per essere stato un accanito avversario di suo marito, o chissà, forse per essere stato suo amico e averlo indirettamente spinto tra le braccia di altre donne. Oppure ce l’aveva con lui perché era sopravvissuto alla propria carriera, mentre Xavier non aveva avuto la stessa fortuna.
Da sua figlia Dalila, Valerio venne a sapere che esisteva un figlio illegittimo di Delacroix, o almeno un ragazzo convinto di esserlo. Gli sarebbe piaciuto incontrarlo e, del resto, anche Dalila spingeva per farglielo conoscere. Era molto entusiasta, quando gli parlava di lui, anche se sosteneva si trattasse soltanto di un amico. Del resto, Dalila era entusiasta di tutto. A Valerio sarebbe piaciuto essere come lei, ma le brutte notizie e le disgrazie sembravano accumularsi una dietro l’altra. Qualche anno prima il suo matrimonio era naufragato, con Aurelia che aveva scelto di lasciarlo proprio lo stesso giorno in cui era venuto a mancare l’ex telecronista Angelo Giuliani, e se Enrica e Dalila erano rimaste protette da ogni scandalo per tanti anni, purtroppo qualcosa era sul punto di cambiare.

***

Servì parecchio tempo, prima che Walter Fiorucci e la sua signora si allontanarsi l'uno dall'altra. Alysse sentì il titolare della Vertigo mentre parlava con Veronica dei trascorsi della Pink Venus. Menzionava una partnership con la Rocket, la squadra che ne aveva acquistato gli asset ed era stata ammessa al campionato mondiale che sarebbe iniziato di lì a pochi mesi. In un'altra occasione, Alysse sarebbe stata ben lieta di ascoltare le ultime novità, dato che una collaborazione tra Vertigo e Rocket sarebbe stata una notizia bomba, ma quella sera aveva ben altro per la testa: aveva visto Gabrielle Fiorucci aprire la porta d'emergenza, probabilmente per andare a rifugiarsi sulle scale antincendio.
Cercando di non dare nell'occhio, uscì a propria volta. Faceva freddo e non aveva avuto tempo di indossare il cappotto, ma non importava. Anche la signora Gabrielle non indossava nulla, sopra al completo con giacca e pantaloni di ottimo taglio. Non si accorse di Alysse, finché questa non parlò, domandandole, in francese: «È una bella serata, vero?»
La signora Gabrielle si girò lentamente verso di lei.
«Parla del ricevimento, oppure del tempo?»
«Parlo del tempo» rispose Alysse. «Fa freddo, ma non c'è umidità.»
L'altra accennò un lieve sorriso.
«È venuta fuori per dirmi questo? Credevo che avesse intenzioni più normali. Anche il suo accompagnatore è uscito, poco fa, ma semplicemente per fumare una sigaretta.»
«Io non fumo» ribatté Alysse, «E poi l'accompagnatrice sono io, Matteo è la star.»
«Non ho ancora capito chi sia quel tizio» ammise Gabrielle Fiorucci. «A dire il vero, non so nemmeno chi sia lei, signorina. Qual è il suo ruolo?»
«Signora» la corresse Alysse. «Mi chiamo Mercier.»
Gabrielle Fiorucci fu scosse da un fremito.
«Mercier, ha detto?»
Alysse annuì.
«Mio marito si chiamava Alexandre Mercier, ha mai sentito parlare di lui?»
La signora Gabrielle la fissò con aria innocente.
«Dovrei?»
«Non lo so, me lo dica lei.» Convinta di avere usato un tono troppo duro, Alysse si addolcì: «Posso immaginare che cosa sta pensando. Si sta chiedendo perché dovrebbe rispondere alle mie domande e, devo ammetterlo, ha ragione. Non vi è alcuna ragione per cui dovrebbe sentirsi costretta a farlo.»
«È qui per tenere un monologo, signora Mercier?»
«Alysse. Può chiamarmi Alysse, lo preferisco.»
La signora Gabrielle si corresse: «È qui per tenere un monologo, Alysse?» Pronunciò il nome con una certa enfasi. «Mi dispiace, ma non posso fare nulla per lei. Non ho mai conosciuto suo marito, Alexandre Mercier.»
Alysse inspirò profondamente, prima di fare un secondo tentativo: «Non mi sarei mai permessa di disturbarla, signora Gabrielle, se non fossi fermamente convinta che mio marito sia stato assassinato. Purtroppo non ho prove per dimostrarlo.»
L'altra parve quasi divertita: «Le cerca da me?»
«No. Ho solo le mie ragioni per credere che Alexandre Mercier fosse il figlio illegittimo di suo marito... non Walter Fiorucci, ovviamente, ma Xavier Delacroix. Mi dispiace tanto di riaprire un capitolo della sua vita che forse considera chiuso, ma...»
La signora Gabrielle la interruppe: «La prego, Alysse, stia lontana da questa storia. Se le riesce, si dimentichi di Alexandre. Il mondo è pieno di uomini, ne troverà senz'altro uno con cui rimpiazzarlo. Glielo dico per esperienza personale: io stessa sono rimasta vedova, molto tempo fa.»
Alysse annuì.
«Lo so perfettamente. Tuttavia Xavier Delacroix è morto in circostanze assolutamente chiare e accettando il rischio di morire. Non si può dire lo stesso di Alexandre, che ha bevuto un tè con il cianuro.»
«Appunto, ne stia lontana» la pregò la signora Gabrielle, «Il più possibile. Mi sembra una ragazza intelligente, saprà prendere la decisione migliore per sé e per chi le sta intorno.»
«Mi dica solo se sapeva che Alexandre fosse il figlio illegittimo di Xavier Delacroix. La prego, almeno questo.»
«Sapevo che Xavier mi aveva tradita con una certa Natalie. Non mi piaceva l'idea che fosse circondato da modelle, hostess e testimonial pubblicitarie. Le temevo. Non mi preoccupavo, però, delle altre donne. Natalie era un'addetta stampa dall'aspetto assolutamente nella media. Si immagini una banale segretaria con gli occhiali. Non potevo certo immaginare che Xavier, preso dalla sua stupida competizione con quel donnaiolo incallito di Valerio Villa, finisse proprio per innamorarsi di lei... perché non ho dubbi, ne era proprio innamorato. Ho fatto finta di niente, almeno finché non ho scoperto che Natalie era rimasta incinta. Non avevo mai avuto paura di perdere Xavier, fino a quel momento.»
«E poi? Cos'ha fatto?»
«Le ho promesso del denaro. L'avrei pagata se se ne fosse andata, facendo perdere le proprie tracce, e senza dire nulla a Xavier del bambino. Le suggerii di andare a cercare qualche suo vecchio pretendente che fosse disposto a sposarla e a spacciarsi per il padre. Natalie non sembrava molto convinta, ma bastò un po' di insistenza. Evidentemente non amava Xavier abbastanza per opporsi. Mesi dopo, seppi che era tornata nella sua città natale e che si era fidanzata con un suo vicino di casa ormai vicino ai quarant'anni. Potevo dimenticarmi di lei e ricominciare a vivere serenamente, insieme a mio marito e ai nostri figli. Xavier, però, non l'aveva dimenticata. Arrivò addirittura a lasciare in giro le lettere che quella donna gli aveva scritto, tanto che lo minacciai di lasciarlo, se non avesse smesso di tornare a casa con la mente rivolta altrove.»
«Non seppe più niente di Natalie?»
«Si era rifatta una vita, insieme a un altro uomo. Per me non era davvero più un problema, era solo un fantasma. L'unico vero problema a cui pensavo, a quel punto, era Valerio con la sua pessima influenza su Xavier.»
Quelle parole colpirono Alysse, che tuttavia non riuscì a darvi un significato.
«Cosa intende, signora Gabrielle? Non sono sicura di capire.»
«Come le ho già detto, tra Xavier e Valerio c'era un clima di competizione perenne. Non vi era assolutamente alcun dubbio che Xavier fosse un pilota migliore e che fosse destinato al successo. Piaceva alla squadra e piaceva anche alla gente, tanto che, a distanza di anni, ha ancora qualche tifoso infervorato. Valerio non avrebbe mai avuto né i suoi risultati, né lo stesso affetto che riceveva Xavier. Però era scapolo e aveva quell'aria da cattivo ragazzo che faceva cadere le donne ai suoi piedi. Sono certa che, se Xavier avesse avuto la possibilità di vivere la vita di Villa anche solo per un giorno, non si sarebbe tirato indietro, e chissà a cosa avrebbe rinunciato per quelle fugaci emozioni. Valerio lo sapeva e ha sempre cercato di sfruttare le debolezze di Xavier a proprio vantaggio. Xavier, ovviamente, è caduto nella sua rete... ma non perché Villa fosse un abile pescatore, semplicemente aveva risvegliato gli istinti che Xavier aveva sempre represso.»
«E a lei, questo, non stava bene.»
«No, ma ho fatto finta di non rendermi conto di cosa stesse accadendo. Mi dicevo che, se Xavier flirtava con le donne che ronzavano intorno a Valerio, voleva dimostrare a quest'ultimo di essere all'altezza in tutto.»
«Ed era così?»
«Immagino di sì. Quei due giocavano a provocarsi a vicenda, nessuno dei due voleva mai essere da meno dell'altro, in nulla, senza porsi problemi per quello che avrebbero potuto distruggere il nome della loro volontà di sfidarsi.»
«Quindi» dedusse Alysse, «Secondo lei, Xavier non si sarebbe lasciato andare con Natalie, se non avesse voluto dimostrare che anche lui poteva essere circondato di donne.»
La signora Gabrielle scosse la testa.
«Oh, no, non ho mai pensato questo. Anzi, sono convinta, come le ho detto, che Xavier provasse dei sentimenti sinceri per quella ragazza. Però, se Valerio non l'avesse portato sulla cattiva strada, le condizioni per la nascita di una relazione con Natalie non ci sarebbero state. Prima che Villa iniziasse a condizionarlo, Xavier avrebbe messo me e i nostri figli prima di tutto e, se mai fosse arrivata una Natalie qualsiasi dalla quale era attratto, si sarebbe allontanato da lei prima che un'attrazione vaga e senza conseguenze si trasformasse in qualcosa di più serio. Invece, quando l'ha conosciuta, non si è tirato indietro, allo stesso modo in cui non si tirava indietro dalle modelle sulle quali immagino si limitasse a sbavare. Queste non sono mai state un pericolo, mentre Natalie lo era.»
«In sintesi, sta accusando Valerio Villa di avere rovinato suo marito?»
«No, sto accusando mio marito di essersi rovinato per somigliare a un uomo che non doveva rendere conto a nessuno delle proprie azioni. Non sono così moralista da pensare che Villa non dovesse passare il proprio tempo portandosi a letto chi più preferiva. Poteva cambiare una donna al giorno, per quanto mi riguardava. Non aveva una compagna, né una famiglia. Penso che ciascuno sia responsabile delle proprie azioni, tutto qui. Xavier non avrebbe dovuto lasciarsi coinvolgere né da lui né da Natalie, però è successo e le conseguenze sono state devastanti, anche per colpa mia. Sono seriamente dispiaciuta per la morte di Alexandre Mercier, non meritava di essere coinvolto in tutto questo.»
Alysse ripeté: «Per colpa sua? Che cosa significa?»
«Significa che anch'io ho commesso un grave errore» rispose la signora Gabrielle. «Lei è così giovane, non credo conosca bene la carriera di Xavier, quindi...»
Alysse la interruppe: «Sono una giornalista di motorsport, conoscere la carriera di Xavier Delacroix nel dettaglio dovrebbe essere un mio dovere. Stiamo parlando dell'epoca della Vertigo, immagino.»
«Sì, della stagione successiva al titolo.»
«L'infortunio e Villa che vinceva il mondiale.»
«Esatto.»
«Cos'è successo? Che cosa c'entra lei, signora Gabrielle?»
La vedova Delacroix abbassò lo sguardo.
«Ho commesso l'errore più grande della mia vita. Volevo evitare che mio marito mi nascondesse alcunché, quindi cercavo di stare accanto a lui il più possibile. C'ero io anch'io, il giorno di quel test maledetto. Xavier doveva scendere in pista al mattino. C'era anche Valerio che, ovviamente, ho trovato in compagnia di una graziosa signorina. Non ricordo chi fosse. Ricordo solo che gli ho chiesto di parlare in privato. Valerio ha accettato. Allora ho messo in chiaro con lui che non importava niente di quello che facesse, ma che non potevo tollerare l'influenza che aveva ancora su mio marito. Non si frequentavano più tanto quanto un tempo, ma vedevo una sintonia che non mi piaceva, tra di loro.»
«E Valerio?» chiese Alysse. «Come l'ha presa?»
«Valerio ha replicato che Xavier aveva più di trent'anni ed era perfettamente in grado di gestire le proprie frequentazioni» rispose la signora Gabrielle, «Che dovevo smetterla di essere invadente e cercare di fare terra bruciata intorno a mio marito. Gli ho detto che amavo mio marito e che non accettavo l'idea di avere rischiato di perderlo per colpa della sua influenza. Valerio non mi ha presa sul serio... e a ripensarci al giorno d'oggi non posso biasimarlo. Però, allora, ho pronunciato le parole che hanno causato la catastrofe.»
«Quali parole?»
«Ho augurato a Valerio di perdere tutte le persone alle quali voleva bene e che accadessero disgrazie a tutti quelli che stavano intorno a lui e ai loro cari.» La signora Gabrielle alzò gli occhi. «Mi creda, Alysse, non volevo fare del male a nessuno. Eppure, proprio dopo avere pronunciato quella frase, ho sentito il rumore dello schianto e delle lamiere che si accartocciavano. Più tardi, quando ci hanno informato che Xavier era morto, Villa mi ha detto, testualmente: "volevo bene a tuo marito, la tua maledizione sta già facendo effetto".»
«Mi dispiace» disse Alysse. «Capita spesso di dire cose che, a posteriori, ci sembrano profetiche.»
«Oh, no» rispose la signora Gabrielle, «Non lo sembravano e basta. È stata una maledizione in piena regola, concordo con lui. Quello che è successo negli anni a venire lo testimonia. Lo stesso Villa è morto presto, era sulla cinquantina. E poi Alexandre, il figlio illegittimo di Xavier, si è suicidato... quando l'ho scoperto, mi sono sentita morire dentro. Speravo fosse finita, invece non lo è. So che Villa non ha mai avuto figli insieme a sua moglie, ma ho fatto delle ricerche, dopo avere sentito parlare di una relazione extraconiugale.»
«Si è rivolta a un investigatore privato per scoprire qualcosa sulla sua vita privata?» domandò Alysse.
La signora Gabrielle annuì.
«Non so perché l'ho fatto. Però ho scoperto che Villa aveva avuto una figlia insieme a un'altra donna. L'uomo con cui questa figlia lavorava, e con cui pare abbia avuto una relazione, è stato ammazzato poco più di un anno fa.»
Alysse rabbrividì, e non certo per l'assenza del cappotto.
«Sul serio?»
La vedova Delacroix spiegò: «Proprio così, anche se è una vicenda totalmente slegata da Villa. Si chiamava Mirko De Rossi, immagino ne abbia sentito parlare.»
Alysse azzardò: «E la figlia di Villa?»
La signora Gabrielle pronunciò un nome che la fece nuovamente raggelare: «Dalila. Dalila Colombari.»
«Oh, cazzo.» Alysse rimase spiazzata per qualche istante e incapace di aggiungere altro. Infine realizzò che quel modo di esprimersi era inopportuno in un simile contesto. «Mi scusi per la mia volgarità.»
La signora Gabrielle non se ne preoccupò e, piuttosto, le domandò: «La conosce?»
«Sì.»
«Allora la metta in guardia. Non voglio che succeda qualcosa di male anche a lei. Vorrei potere spezzare la maledizione, ma non so come fare.»
Alysse replicò: «Non esiste alcuna maledizione, ma solo una serie di circostanze sfortunate. Si fidi di me.»
La signora Gabrielle alzò gli occhi al cielo.
«Posso anche darle fiducia, se le fa piacere, ma non cambierà nulla.»
Furono le ultime parole che pronunciò prima di rientrare senza preavviso nella sala, lasciando Alysse sola nel gelo di quella serata di dicembre.

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Milly Sunshine