"I vuoti che hai lasciato non si colmano, quanti ne hai messi in ombra, quanti ne hai perduti in corsa, bro..."
- Marracash & Elisa - Neon
Ho un ricordo vago, ma che allo stesso tempo non è mai svanito. Quando ero piccola, a casa di mia nonna avevo un ritaglio di giornale sul quale erano elencati tutti i piloti di tutti i team. Un giorno, mentre facevamo ordine, mia nonna e mia madre decretarono che, siccome i piloti dell'anno seguente sarebbero cambiati, quel ritaglio si poteva buttare via. Che i piloti dell'anno seguente sarebbero cambiati significava verosimilmente una sola cosa, ovvero che Jean Alesi e Gerhard Berger avrebbero lasciato la Ferrari, entrambi in un colpo solo, per ironia della sorte andando alla Benetton, dalla quale proveniva Michael Schumacher, un po' a significare che Schumacher da solo valeva tanto quanto entrambi.
Ero piccola, quando c'erano i Bergesi. Ero piccola e avevo ben poco un'idea del fatto che i singoli eventi facessero parte di un unico campionato. Era l'epoca in cui tutto esisteva un po' come a sé stante. Io non li avevo vissuti davvero, Alesi e Berger. Li avevo visti sulle vetture rosse, la 27 e la 28, ma mentre tutti i miei parenti avevano quel minimo di interesse che serviva per accendere la TV durante i gran premi e poi parlare d'altro, nessuno di loro mi aveva mai spiegato perché quelle vetture rosse fossero più speciali delle altre. Non l'ho mai capito, nemmeno ora, che la Ferrari invade ogni spazio social, in cui si parla più della Ferrari che di tutto il resto.
Quattro anni più tardi se ne andò anche Eddie Irvine, il numero due destinato a passare in sordina, perché si parlava più della sua vita privata che di quello che faceva al volante. Se ne andò, rimpiazzato da Rubens Barrichello, e ricordo che provai soddisfazione, perché mi ricordavo di Rubinho in testa al gran premio del Brasile su una Stewart... insomma, una delle tante volte in cui al gran premio del Brasile illuse e si illuse, poi il nulla cosmico.
Quella sorta di "indottrinamento" pro-Ferrari che avevo ricevuto durante gli anni dei titoli mi aveva ormai abbandonata da tempo, convinta che ci fosse chi aveva vinto ormai troppi titoli e chi, altrove, aveva un gran bisogno di dimostrare che era giunto il momento di una nuova generazione. Ricordo l'ultimo gran premio d'Italia di Barrichello in Ferrari, in quel 2005 che fu forse uno degli anni peggiori della storia recente della Ferrari. Va bene, non il peggiore in assoluto a guardarci adesso, ma venendo da cinque titoli piloti e sei titoli costruttori mi sembra ben peggiore di un qualsiasi mondiale 2014 o 2016.
Me lo ricordo, con gli occhi lucidi, di quando parlava di quanto fosse speciale gareggiare per la Ferrari a Monza, ma al contempo pronto a quello che sarebbe venuto dopo.
Poi venne Michael Schumacher, che un anno più tardi lasciò la Ferrari per lasciare le competizioni, o almeno era quello che pensava e quello che pensavamo. Acclamato come un eroe, quell'aura gli rimase intorno soltanto finché non decise di tornare, anni dopo, in un team senza speranze, lui stesso senza speranze. Fu un fallimento. Non gli anni di Schumacher in Mercedes, quanto piuttosto il nostro fallimento, come appassionati e come tifosi, un branco di gente impegnata come non mai a screditare uno che aveva vinto in passato e che non faceva altrettanto con la concorrenza. Diventare umani dopo tanti anni da robot, a quanto pareva, era il Malehhhh Assolutohhhh, un male a cui non c'era rimedio.
Nel frattempo Kimi Raikkonen e Felipe Massa erano stati la coppia da demonizzare in Ferrari, almeno finché uno dei due non aveva vinto un mondiale. Poi, a fine 2009, Raikkonen venne messo alla porta, in nome di Sua Maestà Fernando Alonso, colui che avrebbe dovuto cambiare la storia di Maranello e vincere mondiali a ripetizione. Purtroppo, infatti, la Ferrari sembrava essersi illusa che il lustro 2000/2004 fosse destinato a ripetersi all'infinito. Niente di più falso in tutto questo. Ho visto tante volte, nel corso degli anni, gente lamentarsi che la Ferrari non è in grado di ripetere un simile "ciclo vincente". La trovo un'affermazione ridicola: non si può pensare di vincere cinque mondiali di fila, quando non si è in grado di vincerne uno solo. Rimanere con i piedi per terra, forse sarebbe stato d'aiuto.
Nel frattempo, sempre senza mondiali, venne il 2013, venne settembre e si annunciò che Felipe Massa avrebbe lasciato il team alla fine della stagione, per ironia della sorte per andare a prendersi qualche piazzamento a podio in Williams, che a quei tempi era una delle ultime ruote del carro. Un addio rimandato troppo a lungo nel tempo, che danneggiò sia il team sia il pilota e che, durante le ore di organizzazione aziendale all'università (corsi che iniziavano sempre parlando di Ford, di Taylor e della catena di montaggio), riconoscevo a pieno nella definizione di "escalating committment", il volere trascinare a lungo nel tempo una relazione che non portava vantaggi a nessuno, soltanto perché era la cosa più facile per tutti.
Fuori Massa, dentro Raikkonen perché a volte ritornano, ma tanto Fernando Alonso rimaneva sempre la star, colui che un giorno avrebbe riportato la Ferrari al successo. Almeno finché non se ne andò perché era "stanco di arrivare secondo". Ricevette forse troppe acclamazioni per il suo scopo. A volte arrivare secondi è meglio che non arrivare affatto, secondo i miei standard, ma sono scelte. Io rimango dell'opinione che, se fosse rimasto in Ferrari, avrebbe sicuramente raccolto di più che andando in McLaren.
Ho ricordi molto tristi legati ai giorni in cui divenne chiaro che Alonso se ne sarebbe andato, quel giovedì mattina in cui prima di andare a lavorare leggevo stralci delle interviste della press conferenze in cui chiedevano a Jules Bianchi se si sarebbe sentito pronto per andare in Ferrari al posto di Alonso.
Poi venne il 2018 e fu annunciato che Kimi Raikkonen avrebbe lasciato la Ferrari per la seconda volta, qualcosa di cui ormai si parlava già da tempo, qualcosa che non stupiva neanche più di tanto, perché sarebbe iniziata una nuova era.
Non si fino a che punto abbia il senso di parlare di nuove ere. Stamattina, 12 maggio 2020, quando è stato annunciato che Sebastian Vettel lascerà la Ferrari a fine 2020 (il che è un pensiero ottimista perché lascia pensare all'esistenza di un mondiale 2020), una persona ha osservato che non è stato né il primo né l'ultimo, che un giorno toccherà la stessa sorte anche a Charles Leclerc, che un giorno toccherà anche al futuro compagno di squadra di quest'ultimo (sì, perché è così che andrà, perché nessuno dura per sempre, neanche la coppia Schumacher/Barrichello)...
È così, perché non tifare Ferrari significa comunque vederli andare via, tra l'idolatria e il disprezzo di tifosi borderline, che non hanno la più pallida idea di quale sia il loro vero pensiero e si lasciano trascinare da una parte all'altra.
Poi, come al solito, c'è chi ha una visione molto circoscritta del mondo: si dice che Vettel abbia lasciato la Ferrari nonostante non avesse alternative per il 2021. Che è una gran stronzata. Perché a meno che "alternative" non significhi solo ed esclusivamente "stare in Ferrari, Mercedes o Redbull in Formula 1", credo che di alternative ne esistano, sia dentro sia fuori dalla Formula 1, ed è anche un po' prematuro parlarne quando non sappiamo nemmeno che cosa voglia fare lui stesso. Perché è necessario dovere commentare a sproposito qualsiasi cosa?
Tra parentesi, penso che si tratti della scelta giusta per tutti, credo di averne visti troppi di team e di piloti che rimanevano insieme perché era più facile che guardarsi intorno e iniziare un nuovo percorso. È quello che forse altri piloti Ferrari avrebbero dovuto fare molto tempo fa.
Per quel poco che può riguardarmi, faccio il tifo per Carlos Sainz Jr: pilota da centro griglia che potrebbe avere una chance e poi, siccome nessuno lo prende in considerazione, se la caverà alla grande accanto a Charles Leclerc (voci di corridoio dicono che verrà annunciato a giorni). A meno che l'obiettivo della Ferrari non sia Lewis Hamilton, per questioni puramente romantiche: se vogliono evitare che batta il record di titoli vinti da Michael Schumacher, la cosa migliore per impedire che accada potrebbe essere piazzarlo su una Rossa!
Nel frattempo viene fatto notare come ieri sera Charles Leclerc abbia ascoltato su Spotify(?) "Goodbye my lover" di James Blunt (canzone che ha un bel po' di doppi sensi dato che stamattina ha scritto di avere imparato molte cose da Vettel), poi oggi una certa "How could you leave us" dei NF (suppongo sia un gruppo musicale, non li conosco), nonché "Come back" dei Pearl Jam. Non è chiaro, a questo punto, se si stia shippando con Vettel o se ci sia prendendo per i fondelli.
Conclusioni personali: in becco al gufo a tutti. Mi auguro che la Ferrari possa finalmente trovare la coppia di piloti giusta (e chi lo sa, magari andando a prendere un pilotino random potrebbe finalmente superare la questione del "con i piloti che abbiamo possiamo vincere qualunque mondiale", cosa che non ha funzionato ormai troppo a lungo), o almeno una coppia di piloti in cui la stampa e gli addetti ai lavori non ci sfracellino le scatole giorno dopo giorno parlando di quanto uno sia figo e di quanto l'altro sia uno sfigato. In più mi auguro anche che Vettel possa riuscire a fare quello che desidera nel 2021, qualunque cosa essa sia, in modo da mettere a tacere le voci di corridoio che sostengono che non esistano alternative al gareggiare per la Ferrari in Formula 1. Cosa ne sappiamo in fondo, magari è il pilota destinato a riportare la Williams sul gradino più alto del podio (anche se le voci di corridoio lo vorrebbero in McLaren).
Poi, per finire, mi auguro anche che i vedovi di Alonso che si sono tramutati in corso d'opera in vedovi di Vettel possano trovare la loro strada. Questo però è più difficile di un mondiale Ferrari o di una vittoria Williams, temo.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
martedì 12 maggio 2020
sabato 9 maggio 2020
Una gara in stile fan fiction: GP Spagna 2016
F1 The Golden Days: un gran premio di Spagna del passato (recente) nel weekend in cui si doveva correre in Spagna
Quando si scrivono racconti o fan fiction e si è alle prime armi è difficile non incappare in qualche cliché. Se avete un po' di affinità e avete frequentato almeno una volta nella vita luoghi virtuali in cui si pubblica qualcosa, vi sarete probabilmente accorti di quanto molti autori e autrici, specialmente giovani, finiscano per imitare trame che già conoscono. A titolo di esempio, provate a leggere qualche racconto a tematica adolescenziale/ scolastica scritto da una ragazzina. Ci troverete nella maggior parte dei casi stereotipi visti in qualunque teen drama.
Quando si tratta di fan fiction sulla Formula 1, ovviamente, non ci sono cliché da teen drama (a meno che non ci sia una contaminazione con un contesto adolescenziale/ scolastico), ma ci sono comunque molti potenziali cliché.
Una delle trame più gettonate, un tempo, era scrivere storie che suonavano più o meno così: il protagonista/ la protagonista è un/a giovane pilota emergente che, di punto in bianco, si ritrova da un giorno all'altro in un top team, magari il più tamarro e teen-friendly presente sulla griglia di partenza.
Tutti sono perplessi: va bene che di solito il predecessore del/la giovane emergente è un pilota cacciato via a calci con infamia per qualche motivo strano o per qualche azione fuori dagli schemi che ne giustifichi la defenestrazione immediata, ma nessuno scommetterebbe un fico secco sul/la giovane emergente, perché si tratta di un/a giovane emergente e perché sono altri i piloti che stanno vincendo a ripetizione in quel campionato. Anche se il/la giovane emergente è arrivato a caso in un top team e quindi si presume che qualcuno nel top team credesse almeno un minimo in lui/in lei.
Naturalmente per il/la giovane emergente le cose non possono iniziare ad andare bene fin da subito già dal venerdì, a meno che l'autore/ l'autrice non sia talmente esagerato o inetto dal volere rendere irrealistico ogni singolo dettaglio della sua fan fiction.
Il venerdì sono altri a dominare, il sabato sono altri a ottenere la pole, tutto sommato il/la giovane protagonista fa dei buoni tempi, che iniziano a giustificare almeno la sua presenza in una squadra di prima fascia o che sta a metà tra la prima e la seconda fascia. Qualcuno inizia a pensare che, prima o poi, avrà un grande futuro... ed ecco che, alla domenica, le cose iniziano ad andare decisamente bene: i championship contenders si ritrovano in un modo o nell'altro fuori dai giochi senza potere battere ciglio, i piloti che di solito vincono quando i championship contenders sono impossibilitati incappano in qualche strategia che non è quella vincente...
Ecco che tutto, per magia, converge verso lo scenario ideale: protagonista che vince a sorpresa e consacrazione, almeno nell'immaginario collettivo. L'autore o l'autrice della fan fiction, ovviamente, è consapevole del fatto che cose del genere non succedano nella realtà, ma l'obiettivo è quello di generare pathos e per generare pathos ci vuole una vittoria a caso.
Fan fiction del genere ne sono state scritte tante nel corso degli anni e magari in tanti le hanno lette pensando, con una certa leggerezza, "tutto ciò non potrà mai accadere nella realtà".
Poi, all'improvviso, è arrivato il giorno in cui la realtà stessa ha deciso di travestirsi da fan fiction stereotipata e l'ha fatto il giorno in cui Daniil Kvyat è stato sbattuto a calci in Toro Rosso e Max Verstappen ha preso il suo posto in Redbull.
Correva l'anno 2016 e stavamo assistendo all'ennesimo scontro Lewis Hamilton vs Nico Rosberg per il titolo. Il Gangster Rapper partiva dalla pole position, come accaduto in tante occasioni. Ha anche avuto un'esitazione, probabilmente pensando a Snapchat e alle orecchie da coniglio da appioppare a Sainz in un'altra occasione.
Poi ha cercato di riprendersi la posizione, Britney Bitch si è messo tra lui e i suoi sogni di gloria e, a quel punto, è accaduto il fatto che tutti ricordano: le due Mercedes si sono spalmate l'una contro l'altra e i Rosbilton sono finiti fuori. Voci di corridoio narrano che in seguito tra i due ci sia stato un chiarimento sul bordo della piscina condominiale, avvenuto prima di un ulteriore loro incidente che non andiamo ad analizzare in quanto non pertinente con la nostra ricostruzione.
A quel punto Daniel Ricciardo si trovava in testa alla gara e pensava già con ansia al momento in cui si sarebbe sbarazzato dei suoi avversari sul podio, servendo loro champagne dentro le sue scarpe intrise di sudore, per celebrare la vittoria. Visto dove abita, possiamo ipotizzare che non faccia uso di pinne quando nuota nella piscina condominiale, altrimenti quel chiarimento tra i Rosbilton sarebbe avvenuto a distanza di anni luce dalla piscina, per evitare di essere coinvolti in un improvviso shoey acquatico. Questo, però, non ci riguarda, perché dopotutto i fescion model sono usciti al primo giro, quindi non c'è ragione per cui debbano essere protagonisti di questo recap. Però meritano sicuramente più loro lo status di protagonisti rispetto a Kevin Magnussen e Jolyon Palmer, ulteriormente protagonisti di un contatto tra compagni di squadra nelle retrovie.
Le strategie differenziate hanno portato in un secondo momento Max Verstappen e Kimi Raikkonen a lottare per la vittoria, davanti ai rispettivi compagni di squadra al terzo e al quarto posto, nello specifico in ordine sparso, dato che Dani-Smile era precipitato al quarto posto come un Hulkenberg qualsiasi.
Dato che l'ho nominato, specifico anche il Principe dei Poveri è stato il secondo ritirato della giornata, ragione per cui non è stato lui a salire sul podio (insieme a molte altre). Oltre a lui si sono ritirati, giusto per non farsi mancare niente, anche due habitué come Fernando Alonso e Romain Grosjean, il primo causa GP2, il secondo perché, evidentemente, le sue vetture si rifiutano di essere guidate da lui.
Max Verstappen, Kimi Raikkonen, Sebastian Vettel, questo il podio, con Dani-Smile relegato in quarta posizione a debita distanza da tutto e da tutti. Precedeva Valtteri Bottas, Carlos Sainz, Sergio Perez, Felipe Massa, Jenson Button (unico pervenuto della classe GP2) e Daniil Kvyat a completare la top-ten.
Mentre il nostro protagonista giovane emergente vinceva il gran premio come nelle migliori fan fiction, Kvyat decideva di vendicarsi trollando tutti per il giro più veloce. Ai tempi non comportava alcunché, niente punti, solo il riconoscimento di vedere il proprio nome scritto nella storia del motorsport... scritto molto in piccolo, un po' come le condizioni contrattuali sui moduli della banca o come le definizioni nei giornali di certi cruciverba che mia madre ha bisogno di guardare con la lente di ingrandimento.
Quello del Russo di Roma si tratta dell'unico giro più veloce mai ottenuto dalla Toro Rosso e, visto il rebranding, è destinato anche a rimanere unico, dato che il prossimo sarà firmato Alpha Tauri.
PS. Da allora le fan fiction stereotipate a proposito di potenziali giovani emergenti che vincono alla loro prima gara per un top team sono notevolmente diminuite. Quando la realtà batte la fantasia, bisogna correre ai ripari e inventarsi qualcos'altro.
Quando si scrivono racconti o fan fiction e si è alle prime armi è difficile non incappare in qualche cliché. Se avete un po' di affinità e avete frequentato almeno una volta nella vita luoghi virtuali in cui si pubblica qualcosa, vi sarete probabilmente accorti di quanto molti autori e autrici, specialmente giovani, finiscano per imitare trame che già conoscono. A titolo di esempio, provate a leggere qualche racconto a tematica adolescenziale/ scolastica scritto da una ragazzina. Ci troverete nella maggior parte dei casi stereotipi visti in qualunque teen drama.
Quando si tratta di fan fiction sulla Formula 1, ovviamente, non ci sono cliché da teen drama (a meno che non ci sia una contaminazione con un contesto adolescenziale/ scolastico), ma ci sono comunque molti potenziali cliché.
Una delle trame più gettonate, un tempo, era scrivere storie che suonavano più o meno così: il protagonista/ la protagonista è un/a giovane pilota emergente che, di punto in bianco, si ritrova da un giorno all'altro in un top team, magari il più tamarro e teen-friendly presente sulla griglia di partenza.
Tutti sono perplessi: va bene che di solito il predecessore del/la giovane emergente è un pilota cacciato via a calci con infamia per qualche motivo strano o per qualche azione fuori dagli schemi che ne giustifichi la defenestrazione immediata, ma nessuno scommetterebbe un fico secco sul/la giovane emergente, perché si tratta di un/a giovane emergente e perché sono altri i piloti che stanno vincendo a ripetizione in quel campionato. Anche se il/la giovane emergente è arrivato a caso in un top team e quindi si presume che qualcuno nel top team credesse almeno un minimo in lui/in lei.
Naturalmente per il/la giovane emergente le cose non possono iniziare ad andare bene fin da subito già dal venerdì, a meno che l'autore/ l'autrice non sia talmente esagerato o inetto dal volere rendere irrealistico ogni singolo dettaglio della sua fan fiction.
Il venerdì sono altri a dominare, il sabato sono altri a ottenere la pole, tutto sommato il/la giovane protagonista fa dei buoni tempi, che iniziano a giustificare almeno la sua presenza in una squadra di prima fascia o che sta a metà tra la prima e la seconda fascia. Qualcuno inizia a pensare che, prima o poi, avrà un grande futuro... ed ecco che, alla domenica, le cose iniziano ad andare decisamente bene: i championship contenders si ritrovano in un modo o nell'altro fuori dai giochi senza potere battere ciglio, i piloti che di solito vincono quando i championship contenders sono impossibilitati incappano in qualche strategia che non è quella vincente...
Ecco che tutto, per magia, converge verso lo scenario ideale: protagonista che vince a sorpresa e consacrazione, almeno nell'immaginario collettivo. L'autore o l'autrice della fan fiction, ovviamente, è consapevole del fatto che cose del genere non succedano nella realtà, ma l'obiettivo è quello di generare pathos e per generare pathos ci vuole una vittoria a caso.
Fan fiction del genere ne sono state scritte tante nel corso degli anni e magari in tanti le hanno lette pensando, con una certa leggerezza, "tutto ciò non potrà mai accadere nella realtà".
Poi, all'improvviso, è arrivato il giorno in cui la realtà stessa ha deciso di travestirsi da fan fiction stereotipata e l'ha fatto il giorno in cui Daniil Kvyat è stato sbattuto a calci in Toro Rosso e Max Verstappen ha preso il suo posto in Redbull.
Correva l'anno 2016 e stavamo assistendo all'ennesimo scontro Lewis Hamilton vs Nico Rosberg per il titolo. Il Gangster Rapper partiva dalla pole position, come accaduto in tante occasioni. Ha anche avuto un'esitazione, probabilmente pensando a Snapchat e alle orecchie da coniglio da appioppare a Sainz in un'altra occasione.
Poi ha cercato di riprendersi la posizione, Britney Bitch si è messo tra lui e i suoi sogni di gloria e, a quel punto, è accaduto il fatto che tutti ricordano: le due Mercedes si sono spalmate l'una contro l'altra e i Rosbilton sono finiti fuori. Voci di corridoio narrano che in seguito tra i due ci sia stato un chiarimento sul bordo della piscina condominiale, avvenuto prima di un ulteriore loro incidente che non andiamo ad analizzare in quanto non pertinente con la nostra ricostruzione.
A quel punto Daniel Ricciardo si trovava in testa alla gara e pensava già con ansia al momento in cui si sarebbe sbarazzato dei suoi avversari sul podio, servendo loro champagne dentro le sue scarpe intrise di sudore, per celebrare la vittoria. Visto dove abita, possiamo ipotizzare che non faccia uso di pinne quando nuota nella piscina condominiale, altrimenti quel chiarimento tra i Rosbilton sarebbe avvenuto a distanza di anni luce dalla piscina, per evitare di essere coinvolti in un improvviso shoey acquatico. Questo, però, non ci riguarda, perché dopotutto i fescion model sono usciti al primo giro, quindi non c'è ragione per cui debbano essere protagonisti di questo recap. Però meritano sicuramente più loro lo status di protagonisti rispetto a Kevin Magnussen e Jolyon Palmer, ulteriormente protagonisti di un contatto tra compagni di squadra nelle retrovie.
Le strategie differenziate hanno portato in un secondo momento Max Verstappen e Kimi Raikkonen a lottare per la vittoria, davanti ai rispettivi compagni di squadra al terzo e al quarto posto, nello specifico in ordine sparso, dato che Dani-Smile era precipitato al quarto posto come un Hulkenberg qualsiasi.
Dato che l'ho nominato, specifico anche il Principe dei Poveri è stato il secondo ritirato della giornata, ragione per cui non è stato lui a salire sul podio (insieme a molte altre). Oltre a lui si sono ritirati, giusto per non farsi mancare niente, anche due habitué come Fernando Alonso e Romain Grosjean, il primo causa GP2, il secondo perché, evidentemente, le sue vetture si rifiutano di essere guidate da lui.
Max Verstappen, Kimi Raikkonen, Sebastian Vettel, questo il podio, con Dani-Smile relegato in quarta posizione a debita distanza da tutto e da tutti. Precedeva Valtteri Bottas, Carlos Sainz, Sergio Perez, Felipe Massa, Jenson Button (unico pervenuto della classe GP2) e Daniil Kvyat a completare la top-ten.
Mentre il nostro protagonista giovane emergente vinceva il gran premio come nelle migliori fan fiction, Kvyat decideva di vendicarsi trollando tutti per il giro più veloce. Ai tempi non comportava alcunché, niente punti, solo il riconoscimento di vedere il proprio nome scritto nella storia del motorsport... scritto molto in piccolo, un po' come le condizioni contrattuali sui moduli della banca o come le definizioni nei giornali di certi cruciverba che mia madre ha bisogno di guardare con la lente di ingrandimento.
Quello del Russo di Roma si tratta dell'unico giro più veloce mai ottenuto dalla Toro Rosso e, visto il rebranding, è destinato anche a rimanere unico, dato che il prossimo sarà firmato Alpha Tauri.
PS. Da allora le fan fiction stereotipate a proposito di potenziali giovani emergenti che vincono alla loro prima gara per un top team sono notevolmente diminuite. Quando la realtà batte la fantasia, bisogna correre ai ripari e inventarsi qualcos'altro.
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venerdì 8 maggio 2020
GP Monaco 1982: la gara in cui nessuno sembrava intenzionato a tagliare il traguardo
Oggetto del Rewatch del mercoledì è stato questa settimana il Gran Premio di Monaco 1982, una gara dal finale alquanto pittoresco che, di conseguenza, è stata apprezzata particolarmente dai commentatori di Youtube, che ne hanno glorificato immediatamente l'epoca. Quell'epoca aveva ovviamente i suoi lati positivi, ma anche i suoi lati negativi: quel GP di Monaco veniva disputato esattamente quindici giorni dopo la morte di Gilles Villeneuve, di cui tristemente oggi cade l'anniversario, essendo avvenuta l'8 maggio 1982. Quello di quel giorno a Montecarlo, di fatto, deve essere stato un gran premio molto triste per tutti i ferraristi e non solo, anche per tutti gli appassionati di motori.
Venti vetture in griglia al posto delle solite ventisei, perché Monaco è un circuito angusto e tortuoso e ventisei vetture sono troppe. Il massimo della gloria la raggiungono Teo Fabi (Toleman), Riccardo Paletti (Osella), Raul Boesel (March), Chico Serra (Copersucar) ed Emilio De Villota (March) che non si prequalificano nemmeno, costringendoci a rinunciare alla presenza delle loro vetture epiche.
Va un po' meglio a Mauro Baldi (Arrows), Jan Lammers (Theodore), Jochen Mass (March), Derek Warwick (Toleman), Jean-Pierre Jarier (Osella) e Roberto Guerrero (Ensign): loro alle qualifiche ci arrivano, giusto per risultare non qualificati.
Le Renault di René Arnoux e Alain Prost sono al primo e al terzo posto, intervallate dall'Alfa Romeo di Bruno Giacomelli.
A partire dalla pole è il vecchio compagno di scorribande di Villeneuve a Digione, inseguito dal pilota italiano che rimane secondo per quattro giri. Poi si ritira, addio sogni di gloria. Arnoux nel frattempo stacca chi ha dietro e inizia la propria scalata, che si conclude dopo una quindicina di giri di gara, quando finisce fuori, cedendo la leadership della gara al suo compagno di squadra.
Alain Prost (Renault), Riccardo Patrese (Brabham), Didier Pironi (Ferrari), questa è la top-3 che ci ritroviamo in lungo e in largo nel corso della gara, una gara che perde un protagonista dopo l'altro... o meglio, una comparsa dopo l'altra.
Fuori la ATS di Salazar (futuro compagno di risse di Piquet), le Liguer di Cheever e Laffite, anche l'altra ATS guidata da quel Manfred Winkelhock che ha generato un eroe in arancione...
Murray Walker ricorda che alla vigilia della gara Niki Lauda veniva considerato il favorito, ma la vittoria non sembra minimamente alla sua portata e il podio neanche. In McLaren le cose non vanno bene per niente: quella di John Watson si ferma in corso d'opera e lo farà anche quella dello stesso Lauda, diversi giri dopo. Nel frattempo la gara ha perso un altro non-protagonista: Nelson Piquet su Brabham motorizzata BMW che, diversamente dal compagno di squadra che guida una Brabham motorizzata Ford e che è ancora nel bel mezzo del vano inseguimento di Prost.
Tra i primi tre non succede niente di particolare, quindi la regia sta per una ventina di minuti a riprendere il duello per il quarto posto tra Andrea De Cesaris (Alfa Romeo) e Keke Rosberg (Williams): il boscaiolo errante tenta l'attacco in più di un'occasione, ma è sempre De Cesaris a spuntarla e continuerà a farlo anche una volta che le telecamere l'avranno abbandonato.
A gara ormai inoltrata avviene un grande mistero, infatti Walker osserva come De Cesaris fosse fino al giro precedente inseguito da Rosberg che gli stava negli scarichi, ma di punto in bianco Rosberg non sia più negli scarichi di De Cesaris. Il suo destino rimarrà totalmente ignoto fino alla fine della gara, perché negli anni '80 poteva succedere anche questo: un pilota in top-5 ritirato senza che nessuno si degnasse di scoprire che cosa gli fosse accaduto. Secondo Wikipedia italiana, Rosberg risulta essersi ritirato per un problema di sospensioni. Nella stessa pagina, tuttavia, è scritto anche che si è ritirato per un contatto con la Tyrrell di Michele Alboreto, che qualche giro dopo invece si è ritirato per un problema di sospensioni.
Nella fase finale della gara inizia a piovere e a quel punto si scatena il caos, perché a Montecarlo va così: si sta tutti in trenino finché non succede qualcosa. A volte succede qualcosa, a volte no. Il 1982 è decisamente una volta sì.
Avevamo lasciato Prost e il suo naso in prima posizione fin dal quindicesimo giro quando Arnoux si era levato di torn. Di giri ne sono passati quasi una sessantina e ne mancano due o tre alla fine, si può dire che ormai Prost abbia la vittoria in tasca, almeno finché non si mette a ballare andando a schiantarsi contro le barriere.
A quel punto il pilota che l'ha inseguito pazientemente per tutta la gara è finalmente in testa, si tratta di quello che la grafica indica sistematicamente come "Ricardo Patrese" con una sola "C", perché un po' d'aura latino-americana non poteva mancare.
Patrese non ha ancora ottenuto una vittoria in Formula 1, quindi è finalmente sul tetto del mondo, è finalmente davanti a tutti... e poi finisce a sbattere.
Passa in testa Didier Pironi, a cui non resta altro da fare che completare due giri di gara e tagliare il traguardo. Va abbastanza lento in confronto a qualche doppiato che si sdoppia, ma tiene dietro Andrea De Cesaris.
Certe cose non cambiano mai e, se guidi una Ferrari, è più che opportuno che ti succedano cose strane. Pironi completa il penultimo giro, inizia l'ultimo...
...
...
...e quell'ultimo non lo finirà mai, rimanendo a piedi prima. A quel punto passa in testa De Cesaris... anzi no, è rimasto a piedi anche lui e Murray Walker si chiede se Derek Daly, alla sua prima gara sulla Williams e doppiato, potrebbe vincere a sorpresa. No, Daly non vince a sorpresa, perché si è perso per le stradine di Montecarlo andando a sbattere. Ed è allora che Patrese, riuscito a ripartire perché si trovava in discesa, si dirige verso la bandiera a scacchi.
Per la gioia di James Hunt, che si è appena lamentato del fatto che nessuno sembri volere andare a tagliare il traguardo, Patrese vince il gran premio. Ah, no, immagino che Hunt non abbia provato la benché minima gioia di fronte all'accaduto.
Nel frattempo Patrese si ferma per raccattare Pironi che vaga a piedi sotto al tunnel. Lo carica sulla propria vettura e, stando a un'intervista che ha rilasciato lo scorso anno, sembra essersene dimenticato ed essere ripartito ad alta velocità, finché Pironi non gli ha ricordato della sua presenza tirandogli un pugno sul casco.
Poi, come un Button qualsiasi, sta andando a parcheggiare a caso in pitlane, quando gli vieneo suggerito di recarsi al parc fermé in qualità di vincitore. Come un Mario Dominguez qualsiasi, Patrese infatti non si è reso conto di avere vinto e di essere atteso sul podio al cospetto del Principe Ranieri e Grace Kelly.
Didier Pironi e Andrea De Cesaris vengono classificati in seconda e terza posizione, anche se questo lo si scoprirà un po' dopo perché al momento è Elio De Angelis a dirigersi verso il podio.
Il pilota della Lotus è arrivato quinto alle spalle del compagno di squadra Nigel Mansell, mentre Derek Daly è l'ultimo pilota classificato in zona punti.
Grazie al fatto che molti piloti erano doppiati di una vita, Prost riesce ad arrivare settimo nonostante non sia mai arrivato: Brian Henton e Marc Surer, rispettivamente piloti Tyrrell e Arrows, infatti, sono classificati ottavo e nono a quattro e sei giri di gap dal vincitore (e considerando le peripezie del vincitore, sarebbero stati ancora di più se non ci fosse stato tutto quel caos. Decimo classificato in un periodo storico in cui essere decimo non dà alcun privilegio, è Alboreto, che si è fermato ben prima del caos.
Monaco 1982 finisce così, emblema di un mondiale contorto con tanti vincitori a caso, un po' come fosse una stagione di Formula CART. Anche la gara di per sé sembra un po' una gara di Formula CART (anche se verosimilmente negli States una gara del genere sarebbe stata redflaggata al comparire della pioggia e non ci sarebbe mai stato quel finale).
Sono contenta per Patrese, ma mi dispiace per De Cesaris, che nonostante la sua reputazione varie volte si è trovato in testa, senza mai riuscire a concretizzare e senza mai vincere un gran premio, pilota più a volte sul podio senza mai vincere, prima che Heidfeld gli togliesse quel primato.
Venti vetture in griglia al posto delle solite ventisei, perché Monaco è un circuito angusto e tortuoso e ventisei vetture sono troppe. Il massimo della gloria la raggiungono Teo Fabi (Toleman), Riccardo Paletti (Osella), Raul Boesel (March), Chico Serra (Copersucar) ed Emilio De Villota (March) che non si prequalificano nemmeno, costringendoci a rinunciare alla presenza delle loro vetture epiche.
Va un po' meglio a Mauro Baldi (Arrows), Jan Lammers (Theodore), Jochen Mass (March), Derek Warwick (Toleman), Jean-Pierre Jarier (Osella) e Roberto Guerrero (Ensign): loro alle qualifiche ci arrivano, giusto per risultare non qualificati.
Le Renault di René Arnoux e Alain Prost sono al primo e al terzo posto, intervallate dall'Alfa Romeo di Bruno Giacomelli.
A partire dalla pole è il vecchio compagno di scorribande di Villeneuve a Digione, inseguito dal pilota italiano che rimane secondo per quattro giri. Poi si ritira, addio sogni di gloria. Arnoux nel frattempo stacca chi ha dietro e inizia la propria scalata, che si conclude dopo una quindicina di giri di gara, quando finisce fuori, cedendo la leadership della gara al suo compagno di squadra.
Alain Prost (Renault), Riccardo Patrese (Brabham), Didier Pironi (Ferrari), questa è la top-3 che ci ritroviamo in lungo e in largo nel corso della gara, una gara che perde un protagonista dopo l'altro... o meglio, una comparsa dopo l'altra.
Fuori la ATS di Salazar (futuro compagno di risse di Piquet), le Liguer di Cheever e Laffite, anche l'altra ATS guidata da quel Manfred Winkelhock che ha generato un eroe in arancione...
Murray Walker ricorda che alla vigilia della gara Niki Lauda veniva considerato il favorito, ma la vittoria non sembra minimamente alla sua portata e il podio neanche. In McLaren le cose non vanno bene per niente: quella di John Watson si ferma in corso d'opera e lo farà anche quella dello stesso Lauda, diversi giri dopo. Nel frattempo la gara ha perso un altro non-protagonista: Nelson Piquet su Brabham motorizzata BMW che, diversamente dal compagno di squadra che guida una Brabham motorizzata Ford e che è ancora nel bel mezzo del vano inseguimento di Prost.
Tra i primi tre non succede niente di particolare, quindi la regia sta per una ventina di minuti a riprendere il duello per il quarto posto tra Andrea De Cesaris (Alfa Romeo) e Keke Rosberg (Williams): il boscaiolo errante tenta l'attacco in più di un'occasione, ma è sempre De Cesaris a spuntarla e continuerà a farlo anche una volta che le telecamere l'avranno abbandonato.
A gara ormai inoltrata avviene un grande mistero, infatti Walker osserva come De Cesaris fosse fino al giro precedente inseguito da Rosberg che gli stava negli scarichi, ma di punto in bianco Rosberg non sia più negli scarichi di De Cesaris. Il suo destino rimarrà totalmente ignoto fino alla fine della gara, perché negli anni '80 poteva succedere anche questo: un pilota in top-5 ritirato senza che nessuno si degnasse di scoprire che cosa gli fosse accaduto. Secondo Wikipedia italiana, Rosberg risulta essersi ritirato per un problema di sospensioni. Nella stessa pagina, tuttavia, è scritto anche che si è ritirato per un contatto con la Tyrrell di Michele Alboreto, che qualche giro dopo invece si è ritirato per un problema di sospensioni.
Nella fase finale della gara inizia a piovere e a quel punto si scatena il caos, perché a Montecarlo va così: si sta tutti in trenino finché non succede qualcosa. A volte succede qualcosa, a volte no. Il 1982 è decisamente una volta sì.
Avevamo lasciato Prost e il suo naso in prima posizione fin dal quindicesimo giro quando Arnoux si era levato di torn. Di giri ne sono passati quasi una sessantina e ne mancano due o tre alla fine, si può dire che ormai Prost abbia la vittoria in tasca, almeno finché non si mette a ballare andando a schiantarsi contro le barriere.
A quel punto il pilota che l'ha inseguito pazientemente per tutta la gara è finalmente in testa, si tratta di quello che la grafica indica sistematicamente come "Ricardo Patrese" con una sola "C", perché un po' d'aura latino-americana non poteva mancare.
Patrese non ha ancora ottenuto una vittoria in Formula 1, quindi è finalmente sul tetto del mondo, è finalmente davanti a tutti... e poi finisce a sbattere.
Passa in testa Didier Pironi, a cui non resta altro da fare che completare due giri di gara e tagliare il traguardo. Va abbastanza lento in confronto a qualche doppiato che si sdoppia, ma tiene dietro Andrea De Cesaris.
Certe cose non cambiano mai e, se guidi una Ferrari, è più che opportuno che ti succedano cose strane. Pironi completa il penultimo giro, inizia l'ultimo...
...
...
...e quell'ultimo non lo finirà mai, rimanendo a piedi prima. A quel punto passa in testa De Cesaris... anzi no, è rimasto a piedi anche lui e Murray Walker si chiede se Derek Daly, alla sua prima gara sulla Williams e doppiato, potrebbe vincere a sorpresa. No, Daly non vince a sorpresa, perché si è perso per le stradine di Montecarlo andando a sbattere. Ed è allora che Patrese, riuscito a ripartire perché si trovava in discesa, si dirige verso la bandiera a scacchi.
Per la gioia di James Hunt, che si è appena lamentato del fatto che nessuno sembri volere andare a tagliare il traguardo, Patrese vince il gran premio. Ah, no, immagino che Hunt non abbia provato la benché minima gioia di fronte all'accaduto.
Nel frattempo Patrese si ferma per raccattare Pironi che vaga a piedi sotto al tunnel. Lo carica sulla propria vettura e, stando a un'intervista che ha rilasciato lo scorso anno, sembra essersene dimenticato ed essere ripartito ad alta velocità, finché Pironi non gli ha ricordato della sua presenza tirandogli un pugno sul casco.
Poi, come un Button qualsiasi, sta andando a parcheggiare a caso in pitlane, quando gli vieneo suggerito di recarsi al parc fermé in qualità di vincitore. Come un Mario Dominguez qualsiasi, Patrese infatti non si è reso conto di avere vinto e di essere atteso sul podio al cospetto del Principe Ranieri e Grace Kelly.
Didier Pironi e Andrea De Cesaris vengono classificati in seconda e terza posizione, anche se questo lo si scoprirà un po' dopo perché al momento è Elio De Angelis a dirigersi verso il podio.
Il pilota della Lotus è arrivato quinto alle spalle del compagno di squadra Nigel Mansell, mentre Derek Daly è l'ultimo pilota classificato in zona punti.
Grazie al fatto che molti piloti erano doppiati di una vita, Prost riesce ad arrivare settimo nonostante non sia mai arrivato: Brian Henton e Marc Surer, rispettivamente piloti Tyrrell e Arrows, infatti, sono classificati ottavo e nono a quattro e sei giri di gap dal vincitore (e considerando le peripezie del vincitore, sarebbero stati ancora di più se non ci fosse stato tutto quel caos. Decimo classificato in un periodo storico in cui essere decimo non dà alcun privilegio, è Alboreto, che si è fermato ben prima del caos.
Monaco 1982 finisce così, emblema di un mondiale contorto con tanti vincitori a caso, un po' come fosse una stagione di Formula CART. Anche la gara di per sé sembra un po' una gara di Formula CART (anche se verosimilmente negli States una gara del genere sarebbe stata redflaggata al comparire della pioggia e non ci sarebbe mai stato quel finale).
Sono contenta per Patrese, ma mi dispiace per De Cesaris, che nonostante la sua reputazione varie volte si è trovato in testa, senza mai riuscire a concretizzare e senza mai vincere un gran premio, pilota più a volte sul podio senza mai vincere, prima che Heidfeld gli togliesse quel primato.
giovedì 7 maggio 2020
F1 The Golden Days: GP Europa 2006
Un tempo non c'erano gran premi d'Olanda. Era l'epoca in cui gli olandesi non eleggevano a proprio idolo chiunque ne condividesse la nazionalità, rivelandosi in questo meno patriottici degli indonesiani. Andare in visibilio per Verstappen padre, forse avrebbe avuto un minimo di senso in più che farlo per Haryanto al volante di una Manor, eppure non mi pare succedesse.
Al di là di questo discorso, penso di avervi portati fuori strada, parlando di Verstappen padre. E affermando che un tempo non c'erano gran premi d'Olanda potrei avere dato involontariamente sfoggio a una presunta ignoranza in materia.
Ovviamente so che il GP d'Olanda è esistito in passato, ne ho anche visti alcuni su Youtube, quello che intendevo affermare è che il GP d'Olanda non era cosa esistente ai tempi di cui ho memoria storica, né tempi lontani, né tempi vicini.
Quindi proseguiamo e dimentichiamoci di questo aspetto, passando al secondo. Non parlerò dei tempi di Verstappen padre, ma di quelli venuti diversi anni dopo. Per intenderci, l'epoca in cui all'inizio di maggio non c'erano gran premi d'Olanda, ma un Gran Premio d'Europa magari sì, prima che il Nurburgring sparisse per sempre(?) dalla Formula 1.
Era il 7 maggio come oggi e correva l'anno 2006, l'ultimo anno in cui c'erano due eventi che si svolgevano in Germania, ma questo non è un dettaglio che ci riguardi, se non per considerare che in quattordici anni la Germania è passata da due gran premi stagionali al nulla cosmico nonostante il team di casa abbia vinto gli ultimi sei mondiali.
Non oso immaginare a quali minimi storici potrebbe crollare il GP d'Olanda dopo il ritiro di Verstappen figlio, ma sembrano tempi ancora lontani. Anche quelli in cui si svolgerà effettivamente un gran premio in Olanda, in realtà, sembrano tempi molto lontani, quindi possiamo fare il nostro viaggio nel tempo e tornare al 2006, quando Michael Schumacher ha vinto il suo secondo gran premio stagionale, il secondo consecutivo, dopo quello di San Marino, che era passato più che altro alla storia per uno spettacolare incidente avvenuto nelle retrovie.
Europa 2006 è stato anche il primo gran premio dopo la fine della breve ma intensa carriera di Yuji Ide e, per quanto Ide non ci fosse stato negli anni precedenti e non sia stato particolarmente notevole, dopo avere assistito alla sua venuta, ci dovevamo senz'altro sentire piuttosto spaesati.
Performance e strategia hanno contribuito, nel corso della gara, a far sì che il pilota della Ferrari si procacciasse la leadership a scapito di Fernando Alonso, leader del campionato, campione del mondo in carica, visto ai tempi come favorito per un campionato che avrebbe in effetti vinto, ma non tanto facilmente quanto poteva sembrare in quel momento.
Come da prassi, la gara non la facevano soltanto là davanti, ma c'erano tanti piccoli intoppi, che facevano cadere un pilota dopo l'altro nel dimenticatoio: fuori la Redbull di Coulthard e la Toro Rosso di Liuzzi per un incidente al via, fuori la Williams di Webber per una noia meccanica, fuori per ragioni analoghe anche la seconda Redbull, guidata ai tempi da Klien, poi qualcosa di estremamente pittoresco: Button ritirato per un guasto al motore... e sì, guidava la Honda.
Fuori entrambe le Super Aguri (anch'esse motorizzate Honda) e poi, ritirati per guasti al motore avvenuti nello stesso giro, fuori anche Montoya e Ralf Schumacher, due ex compagni di squadra, che nel 2006 guidavano rispettivamente la McLaren e la Toyota.
Tredici vetture sarebbero arrivate al traguardo, con le Midland nelle ultime due posizioni, subito dietro alla Toro Rosso superstite di Speed. Vi ricordate di Speed, vero?
Erano tempi in cui non bastava entrare in top-ten per portare a casa almeno un misero punto, infatti Trulli (Toyota) e Heidfeld (BMW Sauber), rispettivamente nono e decimo, non ne hanno portato a casa nemmeno uno.
Dalla quinta all'ottava posizione si sono classificati Barrichello (finalmente una gioia per la Honda), Fisichella (ai tempi compagno di squadra in Renault), Rosberg (Williams) e Villeneuve (sì, Villeneuve era ancora in Formula 1, anche se tempo qualche gran premio e sarebbe stato rimpiazzato da Kubica in BMW Sauber).
Tutti questi loschi individui erano ben lontani dalla possibilità di procacciarsi il gradino più basso del podio, mentre in quarta posizione Kimi Raikkonen seguiva piuttosto da vicino la possibilità di rimediare una terza piazza e di conquistare come prezioso riconoscimento una bottiglia di champagne che avrebbe stravolto molto in positivo il senso della sua giornata.
Non era destino che accadesse: il pilota della McLaren ha chiuso la gara al quarto posto, continuando a inseguire da vicino la Ferrari di Felipe Massa, che all'epoca non era un "vecchio pensionato", né era padre di un adorabile bambino protagonista di pittoresche interviste nelle quali afferma che Cristiano Ronaldo sia migliore di Vettel (Italia 2017, se non sbaglio - non è chiaro come sia stato effettuato il confronto ma nemmeno perché sia stata posta una simile domanda). Massa era praticamente un ragazzino, venticinque anni ma sembrava molto più giovane, con la sua aria da bambino e i suoi capelli fluenti, tre quarti dei quali al giorno d'oggi risultano irreparabilmente perduti.
Saliva sul podio per la prima volta in carriera e attribuiva il miglioramento dei suoi risultati alla presenza di un nuovo ingegnere di gara, con il quale si trovava meglio che con quello precedente. Il nuovo ingegnere era Rob Smedley: Rolipe vibes.
All'epoca ero romantica e giovane: non ero neanche ancora grande abbastanza per firmarmi da sola le giustificazioni, anche se lo sarei stata entro la fine dell'anno scolastico.
C'era qualcosa che mi colpiva, in quel ragazzino che, su quel podio, contemplava Schumacher e cercava di imitarlo in ogni sua mossa.
Per la prima volta nella mia vita ho pensato dal profondo del cuore "tu sei il mio pilota" e alla fine è andata proprio così.
Grazie al cielo non ho più diciassette anni e, per fortuna, ogni lato della me stessa di quei tempi sembra essersi quasi volatilizzato. Non capiterà mai più al giorno d'oggi che un pilota possa farmi lo stesso effetto, ne sono certa, e anche se dovesse accadere, prima o poi tornerei con i piedi per terra e capirei di avere preso un abbaglio.
Non so cosa mi abbia attirato in Massa, forse ho sentito una sorta di connessione con lui, prima ancora della consacrazione della tuta verde. C'è qualcosa, di lui come pilota, in cui mi riconosco come persona: un oscillare continuo tra due stati assoluti, quello delle grandi cose e quello della mediocrità, senza raggiungere mai, fino in fondo, nessuno dei due status.
***
Grazie Felipe, per tutto quello che hai fatto per me in questi anni limitandoti a esistere. Anche se ormai le cose sono cambiate e non sono più persona da teen crush, non dimenticherò mai quello che significavi per me.
Per anni ho pensato che un giorno avrei trovato un tuo erede, e credo che a un certo punto sia esistito, ma adesso sei rimasto solo tu, e da tanti anni nella cartella bozze della mia casella di posta c'è salvata la parodia che posterò il giorno in cui - si spera - vincerai di nuovo una gara in qualche serie.
Al di là di questo discorso, penso di avervi portati fuori strada, parlando di Verstappen padre. E affermando che un tempo non c'erano gran premi d'Olanda potrei avere dato involontariamente sfoggio a una presunta ignoranza in materia.
Ovviamente so che il GP d'Olanda è esistito in passato, ne ho anche visti alcuni su Youtube, quello che intendevo affermare è che il GP d'Olanda non era cosa esistente ai tempi di cui ho memoria storica, né tempi lontani, né tempi vicini.
Quindi proseguiamo e dimentichiamoci di questo aspetto, passando al secondo. Non parlerò dei tempi di Verstappen padre, ma di quelli venuti diversi anni dopo. Per intenderci, l'epoca in cui all'inizio di maggio non c'erano gran premi d'Olanda, ma un Gran Premio d'Europa magari sì, prima che il Nurburgring sparisse per sempre(?) dalla Formula 1.
Era il 7 maggio come oggi e correva l'anno 2006, l'ultimo anno in cui c'erano due eventi che si svolgevano in Germania, ma questo non è un dettaglio che ci riguardi, se non per considerare che in quattordici anni la Germania è passata da due gran premi stagionali al nulla cosmico nonostante il team di casa abbia vinto gli ultimi sei mondiali.
Non oso immaginare a quali minimi storici potrebbe crollare il GP d'Olanda dopo il ritiro di Verstappen figlio, ma sembrano tempi ancora lontani. Anche quelli in cui si svolgerà effettivamente un gran premio in Olanda, in realtà, sembrano tempi molto lontani, quindi possiamo fare il nostro viaggio nel tempo e tornare al 2006, quando Michael Schumacher ha vinto il suo secondo gran premio stagionale, il secondo consecutivo, dopo quello di San Marino, che era passato più che altro alla storia per uno spettacolare incidente avvenuto nelle retrovie.
Europa 2006 è stato anche il primo gran premio dopo la fine della breve ma intensa carriera di Yuji Ide e, per quanto Ide non ci fosse stato negli anni precedenti e non sia stato particolarmente notevole, dopo avere assistito alla sua venuta, ci dovevamo senz'altro sentire piuttosto spaesati.
Performance e strategia hanno contribuito, nel corso della gara, a far sì che il pilota della Ferrari si procacciasse la leadership a scapito di Fernando Alonso, leader del campionato, campione del mondo in carica, visto ai tempi come favorito per un campionato che avrebbe in effetti vinto, ma non tanto facilmente quanto poteva sembrare in quel momento.
Come da prassi, la gara non la facevano soltanto là davanti, ma c'erano tanti piccoli intoppi, che facevano cadere un pilota dopo l'altro nel dimenticatoio: fuori la Redbull di Coulthard e la Toro Rosso di Liuzzi per un incidente al via, fuori la Williams di Webber per una noia meccanica, fuori per ragioni analoghe anche la seconda Redbull, guidata ai tempi da Klien, poi qualcosa di estremamente pittoresco: Button ritirato per un guasto al motore... e sì, guidava la Honda.
Fuori entrambe le Super Aguri (anch'esse motorizzate Honda) e poi, ritirati per guasti al motore avvenuti nello stesso giro, fuori anche Montoya e Ralf Schumacher, due ex compagni di squadra, che nel 2006 guidavano rispettivamente la McLaren e la Toyota.
Tredici vetture sarebbero arrivate al traguardo, con le Midland nelle ultime due posizioni, subito dietro alla Toro Rosso superstite di Speed. Vi ricordate di Speed, vero?
Erano tempi in cui non bastava entrare in top-ten per portare a casa almeno un misero punto, infatti Trulli (Toyota) e Heidfeld (BMW Sauber), rispettivamente nono e decimo, non ne hanno portato a casa nemmeno uno.
Dalla quinta all'ottava posizione si sono classificati Barrichello (finalmente una gioia per la Honda), Fisichella (ai tempi compagno di squadra in Renault), Rosberg (Williams) e Villeneuve (sì, Villeneuve era ancora in Formula 1, anche se tempo qualche gran premio e sarebbe stato rimpiazzato da Kubica in BMW Sauber).
Tutti questi loschi individui erano ben lontani dalla possibilità di procacciarsi il gradino più basso del podio, mentre in quarta posizione Kimi Raikkonen seguiva piuttosto da vicino la possibilità di rimediare una terza piazza e di conquistare come prezioso riconoscimento una bottiglia di champagne che avrebbe stravolto molto in positivo il senso della sua giornata.
Non era destino che accadesse: il pilota della McLaren ha chiuso la gara al quarto posto, continuando a inseguire da vicino la Ferrari di Felipe Massa, che all'epoca non era un "vecchio pensionato", né era padre di un adorabile bambino protagonista di pittoresche interviste nelle quali afferma che Cristiano Ronaldo sia migliore di Vettel (Italia 2017, se non sbaglio - non è chiaro come sia stato effettuato il confronto ma nemmeno perché sia stata posta una simile domanda). Massa era praticamente un ragazzino, venticinque anni ma sembrava molto più giovane, con la sua aria da bambino e i suoi capelli fluenti, tre quarti dei quali al giorno d'oggi risultano irreparabilmente perduti.
Saliva sul podio per la prima volta in carriera e attribuiva il miglioramento dei suoi risultati alla presenza di un nuovo ingegnere di gara, con il quale si trovava meglio che con quello precedente. Il nuovo ingegnere era Rob Smedley: Rolipe vibes.
All'epoca ero romantica e giovane: non ero neanche ancora grande abbastanza per firmarmi da sola le giustificazioni, anche se lo sarei stata entro la fine dell'anno scolastico.
C'era qualcosa che mi colpiva, in quel ragazzino che, su quel podio, contemplava Schumacher e cercava di imitarlo in ogni sua mossa.
Per la prima volta nella mia vita ho pensato dal profondo del cuore "tu sei il mio pilota" e alla fine è andata proprio così.
Grazie al cielo non ho più diciassette anni e, per fortuna, ogni lato della me stessa di quei tempi sembra essersi quasi volatilizzato. Non capiterà mai più al giorno d'oggi che un pilota possa farmi lo stesso effetto, ne sono certa, e anche se dovesse accadere, prima o poi tornerei con i piedi per terra e capirei di avere preso un abbaglio.
Non so cosa mi abbia attirato in Massa, forse ho sentito una sorta di connessione con lui, prima ancora della consacrazione della tuta verde. C'è qualcosa, di lui come pilota, in cui mi riconosco come persona: un oscillare continuo tra due stati assoluti, quello delle grandi cose e quello della mediocrità, senza raggiungere mai, fino in fondo, nessuno dei due status.
***
Grazie Felipe, per tutto quello che hai fatto per me in questi anni limitandoti a esistere. Anche se ormai le cose sono cambiate e non sono più persona da teen crush, non dimenticherò mai quello che significavi per me.
Per anni ho pensato che un giorno avrei trovato un tuo erede, e credo che a un certo punto sia esistito, ma adesso sei rimasto solo tu, e da tanti anni nella cartella bozze della mia casella di posta c'è salvata la parodia che posterò il giorno in cui - si spera - vincerai di nuovo una gara in qualche serie.
domenica 3 maggio 2020
Il motorsport ai tempi del coronavirus, tra replay, tifosi che non sanno cosa sia successo prima della settimana scorsa, gare virtuali e polemiche trash
Quando non ci sono gare, in un modo o nell'altro ci si deve arrangiare. Adesso stanno accadendo due cose, entrambe incluse nel contesto dell'arrangiarsi. Da un lato ci sono le gare virtuali, dall'altro i Replay. Il canale ufficiale della Formula 1 ritrasmette su Youtube una gara della F1 moderna o contemporanea ogni sabato pomeriggio e una della Formula 1 anni '80/'90 ogni mercoledì sera. Le sceglie verosimilmente con gli standard del tifoso medio British, specie quelle della categoria "moderne o contemporanee", quindi vai di gare vinte da Hamilton oppure da piloti che non si possono considerare avversari che gli abbiano dato un grosso fastidio. Per gli anni '90 vanno molto le gare con vincitori strani, tipo Panis o Herbert. Belle gare, non lo metto in discussione, ma c'è qualcosa che stride, a mio parere, con l'attuale status del niubbo della Formula 1 e anche del non tanto niubbo.
Viviamo in un contesto storico in cui il tifoso medio è convinto fermamente che tutto ciò che risale a prima di novembre 2019 (data da cui peraltro siamo anche abbastanza lontani quindi già sulla via del dimenticatoio) non esiste. So che non è dovere del canale Youtube della Formula 1 debellare l'ignoranza, ma il mio suggerimento sarebbe quello di scegliere qualche "gara normale". Insomma, gare con piloti mainstream sul podio, e possibilmente più di un pilota mainstream.
Altrimenti la gente si convincerà che negli anni '90 vincevano solo piloti strani e che Gran Bretagna 2008, replay di ieri (di cui trovate un mio vecchio commento), sia totalmente indicativo di tutta la stagione. Il che porta alla considerazione che Hamilton è il miglior pilota di tutti i tempi e Massa il peggiore di tutti i tempi e, al contempo, che se Hamilton ha vinto il mondiale con un punto su Massa all'ultima gara deve essere sopravvalutato quindi i piloti contemporanei sono tutti dei brocchi. Per questo verso Bahrein 2014 era a mio parere più adatto a simboleggiare un'epoca, Gran Bretagna 2008 fino a un certo punto.
Anche Brasile 2012 penso che sia stato trasmesso con l'intento di dimostrare che in quell'anno Alonso e Vettel stavano inseguendo un titolo andando incontro a peripezie infinite, mentre Hamilton ha vinto in modo più tranquillo. Nei commenti c'era perfino gente che criticava il fatto che Vettel, mentre era ventiduesimo in un gran premio che doveva chiudere a punti per vincere il mondiale, non avesse guidato in modo conservativo. Tenetevelo in mente, quindi: quando si è ultimi ed essere ultimi è da senza speranze, l'obiettivo di un pilota dovrebbe quello di passare la gara a contemplare il retrotreno di Pic.
Comunque sia, Hamilton è ancora sulla cresta dell'onda e metterlo da parte è difficile, ma è chiaro che l'intento sia quello di promuovere anche i Leclestappen. Quindi state tranquilli, difficilmente vedrete gare contemporanee che non siano state vinte da Hamilton, Leclerc o Verstappen. Eccetto gente inoffensiva tipo Ricciardo e Button.
Al di là di questo rimango convinta che il replay sia comunque un'ottima iniziativa e che in ogni caso, anche la gente che guarda le gare, potrebbe evitare di dare di matto quando non vengono mostrate le loro gare preferite. In fin dei conti, vorrei ricordare che c'è modo per vederne anche molte altre. Ci sono anche canali youtube pieni di vecchi gran premi. Almeno qualcosa di quello che vi piace, sicuramente ci sarà. Altrimenti ripiegate pure sulle gare virtuali, rigorosamente giudicandole come se fossero gare vere. Quindi il valore dei piloti si decide in base a quello che fanno nel virtuale ed eventuali soggetti random che prendono il posto di piloti titolari (molti soggetti random, in realtà) meriterebbero sicuramente di più un volante in Formula 1!!!11!!11!! dei piloti che non partecipano alle garehhhh virtualihhhh!!11!!!1!! o che non le vincono.
Tra parentesi, pur non essendo un'appassionata del genere, rimango del parere che anche questa sia una buona iniziativa. Però ci si scontra sempre con la solita corrente del tifoso ignorante che non ha idea del fatto che sia esistito qualcosa prima del novembre 2019. O del fatto che non tutti i piloti hanno una sim per gareggiare. O del fatto che magari hanno anche altre cose da fare, tipo bere vodka, nel caso di Raikkonen.
Però a mio parere bisognerebbe cercare di darsi una calmata. Ieri, nella prima serata, c'era gente che polemizzava su cosa fosse più figo tra il campionato di Formula 1 virtuale a cui partecipa Leclerc o il campionato Legends Trophy(?) a cui prendono parte diversi veterani del motorsport, in genere ultraquarantenni o ultracinquantenni, al quale ha partecipato Vettel ieri, di cui la cosa più interessante era sicuramente, stando alla lista dei partecipanti, il fatto che Vettel in quel momento fosse "in pista" insieme a uno dei suoi best friend forever, ovvero Pirro.
Mentre stavo giusto pensando che fosse più pittoresco dare peso al fatto che si gareggiava quando di là dall'oceano erano apparentemente l'una o le due del pomeriggio e che bisognasse piuttosto interrogarsi sul fatto che Montoya fosse o non fosse già andato a pranzo mentre vinceva una delle gare, pensavo che per il capitolo gare virtuali non si potesse precipitare più in basso delle polemiche trash di poco conto tra gli appassionati. Mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso, perché il peggio doveva ancora venire e si sarebbe materializzato nel proseguimento di serata, grazie anche alla collaborazione di certi piloti di Indycar.
C'era una gara virtuale di Indycar, ieri sera, ed è successo di tutto. Dove per di tutto intendo che Pagenaud, dopo essere stato probabilmente chiuso da Norris, ha detto in diretta Twitch che l'avrebbe sbattuto fuori pista, cosa che ha fatto all'ultimo giro, venendo definito un perdente da Norris, che ha criticato pesantemente l'accaduto venendo a quanto pare difeso da Verstappen, mentre Pagenaud minimizzava l'accaduto postando foto del suo onnipresente cane e sostenendo che il cane è più paziente di lui.
Ma non è finita, perché nel frattempo Ferrucci buttava fuori deliberatamente Askew, sostenendo che tanto era solo un videogioco e quindi ciascuno poteva fare quel cavolo che gli pareva.
Infine pare che ci sia stata una mezza polemica, seppure dai toni molto più contenuti, tra Ericsson e O'Ward, con quest'ultimo accusato da Ericsson di avere innescato un incidente e O'Ward convinto di non avere fatto nulla di male. Quest'ultimo caso pare essere stato ormai dimenticato, perché non era ovviamente ai livelli di quanto accaduto tra gli altri.
Se Ferrucci fuori dagli schemi non ha stupito, molta gente si è indignata per il comportamento di Pagenaud, il che ha anche il suo senso, se non fosse che poi le accuse sul suo comportamento nel virtuale sono state estese, inventandosele, anche alle gare vere, per la solita regola web in cui se il 2 maggio 2020 ti sei comportato da cogl*one mentre prendevi parte a una gara virtuale, allora devi esserti per forza comportato da cogl*one in qualsiasi momento della tua vita.
Ci sono due cose che mi hanno colpita molto in negativo in tutto ciò. La prima è la palese incapacità di molti spettatori di distinguere il virtuale dal vero. E questo non significa che nel virtuale si debba essere autorizzati a infrangere le regole, ma significa piuttosto che gli effetti potenziali degli incidenti sono molto diversi. Scagliare in aria un avversario e fargli fare un volo in tribuna in stile "Driven" nel virtuale e farlo nel reale non è la stessa cosa. Ovviamente entrambe le cose sono da giudicare in negativo, ma si tratta di due tipi molto diversi di negativo. Idem le osservazioni del tipo "Norris è come Alonso, i piloti di Indycar sono indignati dal fatto che vada forte". No, fermi tutti. Alonso ha partecipato a una vera Indy 500, Norris ha partecipato a una gara virtuale, quindi questa cosa del "Norris è come Alonso" mi sembra molto labile. E peraltro non ricordo piloti di Indycar indignati dalla presenza di Alonso.
La seconda cosa che mi ha colpita in negativo è il comportamento stesso tenuto dai piloti, i colpevoli e le vittime degli incidenti, ma anche il resto del mondo motoristico che ha detto la sua sui social. Non c'è niente di strano in tutto questo, solo... è il più grande polverone della storia del motorsport recente, nemmeno per Baku 2017 e per le risse della NASCAR ricordo di avere assistito a così tante prese di posizione.
Nella realtà, con tutta probabilità, perfino gli stessi piloti coinvolti si sarebbero comportati in modo un po' più maturo (salvo forse casi eccezionali), magari accorgendosi delle loro esagerazioni.
PS. A completare l'opera ieri sera a quanto pare durante una live su Twitch, Leclerc è stato tartassato di richieste di fan che lo supplicavano di telefonare a Vettel durante la diretta, al punto da spingere Leclerc a dovere spiegare che non è educato fare telefonate random alla gente alle undici di sera. E con Leclerc che deve scomodarsi di dare al fandom lezioni di saggezza, credo che il fandom dovrebbe iniziare seriamente a porsi qualche domanda.
Viviamo in un contesto storico in cui il tifoso medio è convinto fermamente che tutto ciò che risale a prima di novembre 2019 (data da cui peraltro siamo anche abbastanza lontani quindi già sulla via del dimenticatoio) non esiste. So che non è dovere del canale Youtube della Formula 1 debellare l'ignoranza, ma il mio suggerimento sarebbe quello di scegliere qualche "gara normale". Insomma, gare con piloti mainstream sul podio, e possibilmente più di un pilota mainstream.
Altrimenti la gente si convincerà che negli anni '90 vincevano solo piloti strani e che Gran Bretagna 2008, replay di ieri (di cui trovate un mio vecchio commento), sia totalmente indicativo di tutta la stagione. Il che porta alla considerazione che Hamilton è il miglior pilota di tutti i tempi e Massa il peggiore di tutti i tempi e, al contempo, che se Hamilton ha vinto il mondiale con un punto su Massa all'ultima gara deve essere sopravvalutato quindi i piloti contemporanei sono tutti dei brocchi. Per questo verso Bahrein 2014 era a mio parere più adatto a simboleggiare un'epoca, Gran Bretagna 2008 fino a un certo punto.
Anche Brasile 2012 penso che sia stato trasmesso con l'intento di dimostrare che in quell'anno Alonso e Vettel stavano inseguendo un titolo andando incontro a peripezie infinite, mentre Hamilton ha vinto in modo più tranquillo. Nei commenti c'era perfino gente che criticava il fatto che Vettel, mentre era ventiduesimo in un gran premio che doveva chiudere a punti per vincere il mondiale, non avesse guidato in modo conservativo. Tenetevelo in mente, quindi: quando si è ultimi ed essere ultimi è da senza speranze, l'obiettivo di un pilota dovrebbe quello di passare la gara a contemplare il retrotreno di Pic.
Comunque sia, Hamilton è ancora sulla cresta dell'onda e metterlo da parte è difficile, ma è chiaro che l'intento sia quello di promuovere anche i Leclestappen. Quindi state tranquilli, difficilmente vedrete gare contemporanee che non siano state vinte da Hamilton, Leclerc o Verstappen. Eccetto gente inoffensiva tipo Ricciardo e Button.
Al di là di questo rimango convinta che il replay sia comunque un'ottima iniziativa e che in ogni caso, anche la gente che guarda le gare, potrebbe evitare di dare di matto quando non vengono mostrate le loro gare preferite. In fin dei conti, vorrei ricordare che c'è modo per vederne anche molte altre. Ci sono anche canali youtube pieni di vecchi gran premi. Almeno qualcosa di quello che vi piace, sicuramente ci sarà. Altrimenti ripiegate pure sulle gare virtuali, rigorosamente giudicandole come se fossero gare vere. Quindi il valore dei piloti si decide in base a quello che fanno nel virtuale ed eventuali soggetti random che prendono il posto di piloti titolari (molti soggetti random, in realtà) meriterebbero sicuramente di più un volante in Formula 1!!!11!!11!! dei piloti che non partecipano alle garehhhh virtualihhhh!!11!!!1!! o che non le vincono.
Tra parentesi, pur non essendo un'appassionata del genere, rimango del parere che anche questa sia una buona iniziativa. Però ci si scontra sempre con la solita corrente del tifoso ignorante che non ha idea del fatto che sia esistito qualcosa prima del novembre 2019. O del fatto che non tutti i piloti hanno una sim per gareggiare. O del fatto che magari hanno anche altre cose da fare, tipo bere vodka, nel caso di Raikkonen.
Però a mio parere bisognerebbe cercare di darsi una calmata. Ieri, nella prima serata, c'era gente che polemizzava su cosa fosse più figo tra il campionato di Formula 1 virtuale a cui partecipa Leclerc o il campionato Legends Trophy(?) a cui prendono parte diversi veterani del motorsport, in genere ultraquarantenni o ultracinquantenni, al quale ha partecipato Vettel ieri, di cui la cosa più interessante era sicuramente, stando alla lista dei partecipanti, il fatto che Vettel in quel momento fosse "in pista" insieme a uno dei suoi best friend forever, ovvero Pirro.
Mentre stavo giusto pensando che fosse più pittoresco dare peso al fatto che si gareggiava quando di là dall'oceano erano apparentemente l'una o le due del pomeriggio e che bisognasse piuttosto interrogarsi sul fatto che Montoya fosse o non fosse già andato a pranzo mentre vinceva una delle gare, pensavo che per il capitolo gare virtuali non si potesse precipitare più in basso delle polemiche trash di poco conto tra gli appassionati. Mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso, perché il peggio doveva ancora venire e si sarebbe materializzato nel proseguimento di serata, grazie anche alla collaborazione di certi piloti di Indycar.
C'era una gara virtuale di Indycar, ieri sera, ed è successo di tutto. Dove per di tutto intendo che Pagenaud, dopo essere stato probabilmente chiuso da Norris, ha detto in diretta Twitch che l'avrebbe sbattuto fuori pista, cosa che ha fatto all'ultimo giro, venendo definito un perdente da Norris, che ha criticato pesantemente l'accaduto venendo a quanto pare difeso da Verstappen, mentre Pagenaud minimizzava l'accaduto postando foto del suo onnipresente cane e sostenendo che il cane è più paziente di lui.
Ma non è finita, perché nel frattempo Ferrucci buttava fuori deliberatamente Askew, sostenendo che tanto era solo un videogioco e quindi ciascuno poteva fare quel cavolo che gli pareva.
Infine pare che ci sia stata una mezza polemica, seppure dai toni molto più contenuti, tra Ericsson e O'Ward, con quest'ultimo accusato da Ericsson di avere innescato un incidente e O'Ward convinto di non avere fatto nulla di male. Quest'ultimo caso pare essere stato ormai dimenticato, perché non era ovviamente ai livelli di quanto accaduto tra gli altri.
Se Ferrucci fuori dagli schemi non ha stupito, molta gente si è indignata per il comportamento di Pagenaud, il che ha anche il suo senso, se non fosse che poi le accuse sul suo comportamento nel virtuale sono state estese, inventandosele, anche alle gare vere, per la solita regola web in cui se il 2 maggio 2020 ti sei comportato da cogl*one mentre prendevi parte a una gara virtuale, allora devi esserti per forza comportato da cogl*one in qualsiasi momento della tua vita.
Ci sono due cose che mi hanno colpita molto in negativo in tutto ciò. La prima è la palese incapacità di molti spettatori di distinguere il virtuale dal vero. E questo non significa che nel virtuale si debba essere autorizzati a infrangere le regole, ma significa piuttosto che gli effetti potenziali degli incidenti sono molto diversi. Scagliare in aria un avversario e fargli fare un volo in tribuna in stile "Driven" nel virtuale e farlo nel reale non è la stessa cosa. Ovviamente entrambe le cose sono da giudicare in negativo, ma si tratta di due tipi molto diversi di negativo. Idem le osservazioni del tipo "Norris è come Alonso, i piloti di Indycar sono indignati dal fatto che vada forte". No, fermi tutti. Alonso ha partecipato a una vera Indy 500, Norris ha partecipato a una gara virtuale, quindi questa cosa del "Norris è come Alonso" mi sembra molto labile. E peraltro non ricordo piloti di Indycar indignati dalla presenza di Alonso.
La seconda cosa che mi ha colpita in negativo è il comportamento stesso tenuto dai piloti, i colpevoli e le vittime degli incidenti, ma anche il resto del mondo motoristico che ha detto la sua sui social. Non c'è niente di strano in tutto questo, solo... è il più grande polverone della storia del motorsport recente, nemmeno per Baku 2017 e per le risse della NASCAR ricordo di avere assistito a così tante prese di posizione.
Nella realtà, con tutta probabilità, perfino gli stessi piloti coinvolti si sarebbero comportati in modo un po' più maturo (salvo forse casi eccezionali), magari accorgendosi delle loro esagerazioni.
PS. A completare l'opera ieri sera a quanto pare durante una live su Twitch, Leclerc è stato tartassato di richieste di fan che lo supplicavano di telefonare a Vettel durante la diretta, al punto da spingere Leclerc a dovere spiegare che non è educato fare telefonate random alla gente alle undici di sera. E con Leclerc che deve scomodarsi di dare al fandom lezioni di saggezza, credo che il fandom dovrebbe iniziare seriamente a porsi qualche domanda.
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sabato 2 maggio 2020
Autografi virtuali - gennaio/aprile 2020
È arrivato il momento del mio classico appuntamento con gli autografi virtuali. Iniziamo dai compleanni di JR Hildebrand e Jerome D'Ambrosio (quest'ultimo a scoppio ritardato), poi quello di Alice Powell:
Poi è arrivato il giorno in cui Tony Kanaan ha commentato un mio post sulla sua amicizia e ship con Helio Castroneves:
Poi si torna sul classico, con l'apprezzamento da parte di Christian Klien, uno che fu appiedato in corso d'opera dalla Redbull quando ancora non si diventava martiri sul web, ai miei auguri di buon compleanno:
Capitolo donne del motorsport, quando ho interagito sia con Sophia Florsch sia con Ana Beatriz Figueiredo:
Si torna ai compleanni, con Nico Muller, Sebastien Bourdais (il Klien dei poveri) e Alexander Sims (che ha in comune con Bourdais il fatto di portare gli occhiali sotto al casco):
Il ritorno di Alice Powell per un tweet peraltro un po' imbarazzante:
Infine, ultimo come se fosse al volante di una Manor, ecco anche Roberto Merhi:
Al momento questo è tutto, per quanto riguarda gli autografi virtuali degli ultimi mesi.
Poi è arrivato il giorno in cui Tony Kanaan ha commentato un mio post sulla sua amicizia e ship con Helio Castroneves:
Poi si torna sul classico, con l'apprezzamento da parte di Christian Klien, uno che fu appiedato in corso d'opera dalla Redbull quando ancora non si diventava martiri sul web, ai miei auguri di buon compleanno:
Capitolo donne del motorsport, quando ho interagito sia con Sophia Florsch sia con Ana Beatriz Figueiredo:
Si torna ai compleanni, con Nico Muller, Sebastien Bourdais (il Klien dei poveri) e Alexander Sims (che ha in comune con Bourdais il fatto di portare gli occhiali sotto al casco):
Il ritorno di Alice Powell per un tweet peraltro un po' imbarazzante:
Infine, ultimo come se fosse al volante di una Manor, ecco anche Roberto Merhi:
Al momento questo è tutto, per quanto riguarda gli autografi virtuali degli ultimi mesi.
venerdì 1 maggio 2020
GP San Marino 1994: sì al rispetto, no alle teorie del complotto
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| Foto reperite su Google Images Copyright sconosciuti |
Due piloti, due storie completamente diverse, quello con l'ultimo tempo utile per andare in griglia e il poleman, l'ultimo arrivato e il veterano pluricampione, il pilota della carretta e il pilota del top-team, il dimenticato e il commemorato divenuti entrambi ricordati insieme nell'epoca internet che non hanno mai conosciuto: un legame eterno e indissolubile per due piloti le cui strade si erano incrociate solo di sfuggita, immortalato al giorno d'oggi anche e soprattutto grazie alle pagine web e social.
Del primo si raccontano fatti resi pubblici solo dall'era internet inoltrata: nel 2004 non riuscii nemmeno a trovare una foto di dimensioni superiori a un'icona della sua monoposto - intendo della sua monoposto prima dell'incidente), al giorno d'oggi sappiamo vari aneddoti, tipo l'età falsificata, i cinque gran premi che doveva disputare (i primi quattro + Suzuka, il quinto gran premio stagionale era frutto di una conferma per un ulteriore evento), il suo nome dato come middle name al figlio di Mika e Noriko Salo, in quanto era stato appartemente lui a farli conoscere...
Se del primo non sapevamo quasi niente, del secondo abbiamo sempre saputo tante cose, anche prima, perché un veterano pluricampione del mondo era un personaggio "più pubblico", ben conosciuto anche da chi alla domenica aveva altro da fare piuttosto che guardare i gran premi. C'era poco da scoprire di nuovo, quindi a volte a molti è venuta la tentazione di inventare.
Il pilota lontano e il pilota vicino, due destini incrociati, ma a loro modo diversi, perché non è detto che essere quasi dimenticati sia un destino più crudele dell'essere ricordato e di vedere sorgere teorie del complotto che vanno spesso fuori dagli schemi.
È così che nasce una teoria del complotto: per qualcuno o qualcosa in cui ci identifichiamo o che ci sfiora talmente da vicino da arrivare quasi a toccarci.
Un giorno, nel 2006, quando ancora andavano di moda le chat, chattai con un ragazzo che aveva un nickname ispirato a Senna. Era il suo idolo, diceva, ed era convinto che la sua morte fosse stata voluta di proposito. Non era il primo da cui lo sentivo dire e chissà, forse un po' gli credevo, anche se avevo già la capacità di pensare che un incidente provocato da un guasto fosse la soluzione più probabile.
Mi facevo una grande domanda: perché avrebbero dovuto farlo di proposito? Il problema è che, quando si tratta di teorie del complotto, diventa tutto una potenziale motivazione, anche se è assurda.
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| Immagini trovate su Google La prima oscurata perché può disturbare, nella seconda si intravede un (C) poco leggibile |
Quell'immagine, quel sabato, non significava ancora niente, se non uno spaccato dell'atmosfera che si respirava. Solo dopo ha assunto un significato diverso, tragedie che si incrociano. Ironia della sorte ha voluto che, vent'anni dopo, ne venisse fuori un'ennesima immagine capace di assumere un significato diverso: Senna Tribute 2014, membri del team Ferrari e altri soggetti random del motorsport, Jules Bianchi si gira verso l'obiettivo di una macchina fotografica mentre sta firmando un pannello dedicato a Senna, tra i tanti proprio lui, destinato di lì a pochi mesi ad essere l'interruzione a vent'anni di gran premi senza incidenti mortali, in primo piano, un'altra "immagine maledetta" destinata a rimanere nella storia.
Su quanto accadde tra la morte di Ratzenberger e quella di Senna, nel mio progetto "cultura motoristica" del 2011/2012, che consisteva nel cercare in rete gare del passato e sessioni varie del passato, guardai il warm up di Imola 1994, la sessione di prove libere della domenica mattina. Allo stesso modo in cui il giorno precedente, fino a prima della morte di Ratzenberger, venivano tanto decantati gli standard di sicurezza delle Formula 1, dopo che Rubens Barrichello era uscito da uno schianto pazzesco con appena un polso slogato e una microfrattura al setto nasale, quella mattina le voci parlanti erano un coro che sosteneva che in Formula 1 ci volessero piloti più esperti e team più competenti per evitare tragedie. Messaggio di fondo: "quello che è accaduto a Ratzenberger su una Simtek non può succedere ad altri", la cosa più facile di cui convincersi, forse, in un momento in cui, per andare avanti, bisognava trovare una buona ragione per farlo.
Essere un pilota celebre è quanto ha esposto ed espone tuttora Senna a una mistificazione esagerata, con teorie del complotto che sembrano costruite intorno all'idea che dalla sua sorte ne andasse del destino dell'umanità intera.
Ucciso dagli Illuminati perché troppo rilevante, hanno scritto da qualche parte. Per non parlare di quelli che uniscono questa teoria a quella secondo cui la sua ex Xuxa, una presentatrice TV brasiliana con cui stava insieme a fine anni '80, sarebbe l'anticristo.
Addirittura su un sito web una volta ho trovato una teoria secondo cui Senna sarebbe morto per un sabotaggio voluto da (trattenetevi, perché tra le tante idee ridicole, questa è la più ridicola in assoluto) nientemeno che Jackie Stewart. L'idea alla base era che Stewart lo giudicasse un pilota troppo pericoloso, in quanto l'aveva criticato per il GP del Giappone 1990, in quella famosa intervista in cui Senna disse la famosa citazione del "if you don't go for a gap that exists..." Poi altre teorie riguardano presunti complotti nazisti, che citano gente a caso del motorsport, o Xuxa.
Vi pare che tutto ciò sia assurdo? Anche a me, ma questi sono i deleteri effetti dell'eccessiva idealizzazione, l'assurda convinzione del "poteva capitare a tutti, ma non a lui".
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| Senna Tribute - maggio 2014 Immagine da Google, indicazioni (C) da Google |
Quando smisi di frequentare Tumblr (ora ho un nuovo account ma seguo tre profili) lo feci anche per il poco rispetto delle tragedie passate. C'era gente che rideva e scherzava su una teoria del complotto a proposito di Senna ucciso da una pallottola su un casco, sparata da un cecchino e arrivata all'obiettivo preciso, con un'arma nascosta sotto un cappotto o un impermeabile per non dare nell'occhio nei trenta gradi di un soleggiato e iper-caldo pomeriggio della primavera emiliano- romagnola.
So che questa cosa dovrebbe davvero essere scritta in un libro complottista, ma non vedo perché un'idea così folle, su un vero incidente mortale, debba essere considerata divertente. Siamo esseri senzienti, comportiamoci come tali. Quindi mettiamoci d'impegno e trattiamo i morti del passato come quelli dei giorni nostri, ovvero con rispetto. Visto che per i signori nessuno succede già, cerchiamo di farlo anche per quelli più famosi. Nessuno si inventerebbe mai che Ratzenberger sia stato ucciso da un cecchino in ipotermia. E allora facciamo in modo di non inventarcelo nemmeno quando si tratta di Senna.
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