mercoledì 8 febbraio 2023

Presentazioni Formula 1 2023: Alfa Romeo

Ieri, 7 febbraio 2023, è stata una giornata importante, perché finalmente abbiamo visto una monoposto di quelle che scenderanno in pista nella stagione alla quale siamo sempre più a ridosso. Una monoposto *vera*, si intende, con tanto di presentazione vera nella quale l'auto è stata vista per la prima volta quando le è stato tolto il velo.
Ah, no. C'è stato un leak, dato che nello schermo alle spalle del presentatore sono comparse le foto prima che la vettura fosse svelata, stando a quanto mi è parso di capire. Comunque è arrivata la tanto agognata presentazione vera e, per quanto Alfa Romeo non soddisfi a pieno il fanbase mettendo in pista una monoposto color salmone adornata da righe di tonalità terra di Siena bruciata e pallini misti giallo paglierino e verde speranza, Valtteri Bottas e Zhou Guanyu guideranno una monoposto che non è bianca e rossa come quella 2022.
È rossa e nera, una livrea in pieno stile Midland, ma dubito che siano in molti a ricordarsi della Midland. Saranno molti, specie i miopi che quando guardano le gare a tavola o facendo altro indossano occhiali più leggeri di quelli full distance oppure non li indossano affatto, a confondersi con le Ferrari, visti i colori, ma non mettiamo né il carro davanti ai buoi né bovini vari davanti agli equini, magari la Ferrari sarà lilla con zebrature super fucsiahhhh per accontentare i giovani.

martedì 7 febbraio 2023

Quando il mondiale iniziava in Argentina: edizioni 1958 e 1960

Oggi è il 7 febbraio ed è il giorno giusto per fare un viaggio nella Formula 1 vintage. Andiamo infatti nel 1960, quando il 7 febbraio si svolgeva il primo gran premio della stagione, a Buenos Aires in Argentina. Era dal 1958 che non si gareggiava su quel circuito e l'edizione di due anni prima era ricordata per essere stata vinta per la prima volta da una monoposto con il motore posteriore. Era ai tempi il 19 gennaio, mancavano mesi e mesi all'evento successivo, certi team avevano disertato il gran premio inaugurale perché non avevano ancora le vetture pronte.
Va da sé, quindi, che non avevano presentato monoposto ufficiali, ma per fortuna non esistevano nemmeno i render con le livree. Ad ogni modo in quel fine settimana in Argentina c'erano tre Ferrari, sei Maserati e una Cooper, dieci vetture in totale.

Al volante della Cooper c'era Stirling Moss, che partiva settimo. Diversamente dagli avversari, tuttavia, puntava a non fermarsi ai box per il cambio gomme, approfittando del fatto che la lunghezza della gara fosse stata accorciata rispetto agli anni precedenti, in risposta alle elevate temperature del posto.
Juan Manuel Fangio su Maserati partiva dalla pole, ma pare sia stato attardato in seguito dallo spegnimento della vettura ai box (avrebbe chiuso quarto). Moss, frattanto, era in testa alla gara non essendosi fermato. Le gomme, negli ultimi giri, iniziavano ormai a degradarsi, ma è riuscito a mantenere la posizione fino alla bandiera a scacchi.
Prima vittoria per un motore posteriore, prima vittoria per un team privato, ma soprattutto gara falsata, visto che Luigi Musso e Mike Hawthorn sulle Ferrari hanno chiuso al secondo e al terzo posto!

Veniamo adesso finalmente all'edizione 1960, di cui oggi cade l'anniversario e che in teoria doveva essere il fulcro di questo topic. Stavolta la griglia era più ricca, c'erano ventidue monoposto e quella di Moss scattava stavolta dalla pole position. Al via, però, è stato Innes Ireland su Lotus a portarso in testa.
Non vi è rimasto molto a lungo, poco dopo gli sono succedute le BRM di Jo Siffert e Graham Hill. Non ci sono molte informazioni disponibili su questa gara, sappiamo tuttavia per certo che Hill è stato costretto al ritiro, mentre Bonnier, Moss e Ireland si trovavano a metà gara nelle prime tre posizioni.
Moss è stato costretto al ritiro mentre si trovava in testa, ma non mi è chiaro come fosse risalito in testa, dato che non trovo informazioni su pitstop effettuati dai piloti nel corso della gara.

Bonnier e Ireland in un secondo momento sono indicati in posizioni decisamente più arretrate, mentre in testa alla gara è risalito quindi Bruce McLaren su Cooper, rimanendovi fino alla bandiera a scacchi e falsando a sua volta la gara, vista la seconda posizione di una Ferrari (staccata di quasi mezzo minuto), stavolta guidata da Cliff Allison.
I punti della terza piazza non sono stati assegnati, in quanto erano ancora consentite le vetture condivise, ma il cambio di pilota in corso d'opera, a partire dal 1958, faceva perdere il diritto ai punti, cosa accaduta a Maurice Trintignant quando dopo il ritiro di Moss è stato succeduto da quest'ultimo. Quindi in sintesi anche Moss in questo gran premio è arrivato terzo, nonostante si fosse ritirato con la propria monoposto originale qualcje giro prima di prendere il posto di Trintignant.

Carlos Menditeguy, pilota di casa che negli ultimi anni disputava soltanto il GP d'Argentina ha chiuso al quarto posto su una Cooper non ufficiale della Scuderia Centro Sud l'ultimo gran premio della propria carriera, mentre il ferrarista Wolfgang Von Trips ha chiuso la gara al quinto posto.
Tornando a Ireland, ha portato a casa l'ultimo punto disponibile - essendo la zona punti stata estesa fino alla sesta posizione - precedendo Bonnier. C'erano altre due Ferrari, oltre a quella di Von Trips che hanno chiuso all'ottavo e al decimo posto con in mezzo a loro la Lotus di Alberto Rodriguez Larreta: ottavo Phil Hill, decimo José Froilan Gonzalez (primo vincitore della storia della Ferrari, in Gran Bretagna 1951). Per quest'ultimo è stato l'unico gran premio disputato nella sua carriera.

lunedì 6 febbraio 2023

Presentazioni Formula 1 2023: Williams (solo livrea)

Carissimi lettori, credo di dovervi delle scuse. Nel mio post di ieri segnalavo che la Redbull aveva organizzato una presentazione della monoposto 2023 mostrando invece un render con la livrea del 2023 senza far vedere la lettura. Mi ero limitata a commentare che non mi sembrava un evento all'altezza di quelli a cui ero abituata in passato, ma non ho fatto nessuna delle cose che vanno di moda in questo periodo.
Non ho invocato la radiazione del team né interventi dall'alto per impedire ai team di presentare le livree e obbligarli a presentare la vera monoposto prima dei test, come succedeva ai tempi dei very uominy né nessuna di quelle cose lì, il che ha abbassato la qualità del mio post. Proprio per alzarla almeno a posteriori ci ho messo quindi in mezzo i very uominy, che non mi sembra di avere visto citati. Aggiungo che Alex Albon deve ritenersi un uomo fortunato se è stato messo alla porta e ha potuto approdare presso una squadra che stimola il suo estro creativo, come dimostrano i suoi capelli platinati. A proposito, chissà se si tratta di una vera tinta o dell'utilizzo di una bomboletta spray che rende i capelli del colore desiderato costringendo a non lavarseli per una settimana per evitare di perderne il colore.

Per fortuna non sta più in Redbull, dicevamo, e da un anno a questa parte veste i colori della Williams. In questa stagione sarà affiancato dal rookie di provenienza Formula 2 Logan Sargeant, che è il primo statunitense a gareggiare in Formula 1 full time dai tempi di Scott Speed, "un nome che è tutto un programma", cit. Gianfranco Mazzoni.
Piccolo problema: oggi la Williams ha svelato i propri colori senza svelare la monoposto del 2023, sono infatti i colori 2023 sulla vettura del 2022. Al posto della presentazione trash ci hanno messo uno sfondo vagamente cyberpunk che finora non sembra avere suscitato particolare indignazione, seppure anche il team di Grove abbia presentato una livrea molto simile a quella della passata stagione, cosa che l'altro giorno era un kriminehhhh terribile.
A questo proposito vorrei segnalare anche un tentativo di truffa ai danni dei tifosi! La livrea dei capelli del loro pilota suggerisce che stiano cercando di spacciare Alex Albon per Jacques Villeneuve e farci credere che questo sia il mondiale 1997! Non trovate tutto ciò inaccettabile? :-P

domenica 5 febbraio 2023

Presentazioni Formula 1 2023: Redbull (solo livrea)

Carissimi buchi sul fondo della Brawn GP, sono consapevole di essere un po' in ritardo nel parlare di una vicenda alquanto ostica a proposito di un team venuto in auge ormai nel lontano 2009, ai tempi proprio come rivale della Brawn e con Adrian Newey che disegnava i progetti a mano (ascoltare le telecronache di Mazzoni ha dato i suoi frutti).
Adesso non siamo più mel 2009, sono passati quattordici anni da allora e senza ombra di dubbio non vedremo Jenson Button vincere il mondiale. Se solo avessimo saputo, nel lontano 2009, che un giorno avremmo rimpianto i bei vecchi tempi in cui Button vinceva il mondiale...
Questo, comunque, non ha importanza, torniamo alla giornata di venerdì, quando la Redbull ha presentato la propria vettur-... quando la Redbull ha mostrato questa cosa:


In parole povere, la Redbull ha optato per la stessa strategia della Haas, ovvero non farci vedere la monoposto con cui Max Verstappen e Checo Perez disputeranno il campionato (e Daniel Ricciardo ambirà a guidare in caso di intossicazione alimentare a Singapore), quando piuttosto la livrea 2023. L'unica differenza è che hanno anche organizzato anche un evento in grande stile, come se avessero davvero presentato una vettura!
Comprendo a pieno il disappunto per tale trovata. Non comprendo quello di chi si è lamentato del fatto che la livrea sia tale e quale a quella delle scorse stagioni. Non è un carro di carnevale. È una Redbull e guess what? ha esattamente i colori della livrea Redbull, un po' come la Ferrari che è rossa o la Mercedes che è grigio argento.

venerdì 3 febbraio 2023

La Renault dell'epoca turbo: la sua storia ripercorsa in ricordo di Jean-Pierre Jabouille (01.10.1942 - 02.02.2023)

Uno dei lati peggiori dell'essermi appassionata di Formula 1 vintage, quella molto vintage, antecedente alla mia nascita anche di un decennio o più, è affezionarmi a personaggi che poi, in epoca contemporanea, finiscono per lasciarci. Ieri, 2 febbraio 2023, è venuto a mancare uno dei piloti che considero a tutti gli effetti una leggenda della Formula 1 anni '70/80, che ho menzionato spesso su questo blog, tendenzialmente per parlare di storie di iella. Jean-Pierre Jabouille aveva compiuto ottant'anni lo scorso 1° ottobre e in Formula 1 aveva associato indelebilmente il proprio nome alla Renault sponsorizzata Elf, per intenderci, quella che ha portato nella classe regina i motori turbo nel 1977. Ai tempi Jabouille aveva già disputato, parallelamente a una carriera in endurance alcuni gran premi con Iso Marlboro e Surtees nel 1974 e il GP di Francia 1975 su una terza vettura della Tyrrell, diventando frattanto campione di Formula 2 Europea nel 1976.
Il passaggio alla Renault in Formula 1 è arrivato nel 1977 e oggi, in ricordo di Jabouille, vi racconterò la storia della squadra di cui è stato il primo storico pilota.


La scuderia francese, schierando una sola vettura, ha esordito nel GP di Gran Bretagna (perché erano gli anni '70 e un team poteva ancora esordire a random nel corso di un mondiale di Formula 1), per poi prendere parte ad altri quattro eventi nella parte conclusiva della stagione. Nel 1978, invece, sempre con una sola vettura, la Renault Elf ha disputato l'intero campionato, anzi, non esattamente in realtà, l'intero campionato eccetto i primi due gran premi della stagione in Argentina e Brasile (perché erano gli anni '70 e i team potevano all'occorrenza saltare i gran premo extraeuropei).
Questo periodo è stato condizionato da grosse difficoltà in termini di affidabilità, con innumerevoli ritiri a causa di guasti, in genere al motore ma non solo, che spesso hanno vanificato risultati positivi in qualifica (il migliore il terzo posto in griglia al GP d'Italia). Gli unici punti della stagione sono arrivati al GP degli Stati Uniti Est. Dopo una gara passata per quasi metà al terzo posto, Jabouille ha perso tuttavia il podio verso la fine della gara, venendo relegato quarto, già comunque positivo visti gli standard. Nel 1978 Renault ha ottenuto quindi tre punti e il dodicesimo posto in classifica costruttori e a partire dal 1979 ha schierato due vetture.

Accanto alla numero 15 di Jean-Pierre Jabouille si è aggiunta la numero 16, guidata da René Arnoux, che già aveva esordito la stagione precedente alla scuderia Martini, per poi passare alla Surtees a fine 1978.
I risultati sono nettamente migliorati in qualifica, ottenendo ben sei pole position nel corso della stagione, la prima delle quali per opera di Jabouille in Sudafrica. Ne avrebbe ottenute altre tre, con due pole all'attivo per Arnoux. Sfortunatamente una serie di problemi tecnici e occasionali incidenti hanno spesso e volentieri stroncato la possibilità di ottenere grandi risultati nelle gare. Arnoux è riuscito a salire sul podio tre volte (un terzo e due secondi posti), più un altro arrivo in zona punti, mentre Jabouille ha interrotto una lunga serie di sventure con una vittoria, avvenuta il 1° luglio, unici punti ottenuti nella stagione.
Era il GP di Francia a Digione, Jabouille era un pilota francese, al volante di una monoposto francese con motore francese e gomme francesi, doveva essere l'apoteosi e quella prima vittoria di una Formula 1 turbo avrebbe dovuto passare alla storia. Sarebbe stata l'apoteosi, in circostanze normali, ma purtroppo per lui in quel glorioso giorno Gilles Villeneuve e René Arnoux hanno deciso di prendersi a ruotate per diversi giri mentre lottavano per la seconda posizione, catalizzando completamente l'attenzione.

Il 1980, anch'esso ricco di ritiri che hanno spesso vanificato prestazioni eccellenti nelle qualifiche (due pole per Jabouille, tre per Arnoux), ha visto Arnoux raccogliere due vittorie consecutive in Brasile e Sudafrica, oltre ch alcuni piazzamenti a punti e un altro podio. È andata peggio a Jabouille, che ancora una volta nel corso della stagione ha ottenuto una vittoria, al GP d'Austria, che è stato l'unico arrivo a punti della stagione, il terzo e ultimo della sua carriera.
Se il 1979 aveva visto il team piazzarsi sesto nel mondiale costruttori, nel 1980 ha migliorato, da questo punto di vista, concludendo addirittura al quarto posto. La stagione, tuttavia, non è stata tutta rose e fiori e quella di Jabouille è terminata anzitempo con un grave incidente nel GP del Canada innescato dal cedimento di una sospensione, nel quale ha riportato diverse fratture alle gambe. Nel 1981 ha cambiato team ed è passato in Ligier, come compagno di squadra Jacques Laffite (suo cognato, i due ai tempi erano sposati con due sorelle), ma non essendosi ripreso completamente dall'infortunio ha lasciato la Formula 1 come pilota, rimanendo in Ligier come direttore tecnico (era anche ingegnere oltre che pilota).

Frattanto al posto di Jabouille in Renault è arrivato Alain Prost (a sua volta futuro cognato di Jabouille, visto che in seguito Prost ha avuto una relazione con l'ex signora Laffite), che nel 1981 e 1982 ha fatto coppia con Arnoux - due terzi posti nel mondiale costruttori.
Non sempre, comunque, le cose sono andate propriamente bene e anche nel 1981 i ritiri sono stati piuttosto numerosi. Se Prost ha conquistato due pole position e tre vittorie di cui due consecutive (Francia, Olanda e Italia) e piazzamenti a podio, nonostante quattro pole, Arnoux ha raccolto relativamente poco con un secondo posto come apice.
Nel 1982 la Renault ha di fatto messo in pista la monoposto più veloce in griglia: su sedici gran premi, ha ottenuto dieci pole position, cinque da parte di Prost e cinque da parte di Arnoux, oltre che 1/2 in griglia per ben sei volte nel corso della stagione. L'affidabilità, tuttavia, ha reso impossibile rimanere in lotta per il titolo fino alla fine della stagione.
Prost ha vinto i due gran premi inaugurali, Sudafrica e Brasile (quest'ultimo dopo la squalifica di Nelson Piquet e Keke Rosberg per vetture sottopeso), per poi avere una lunga serie di ritiri. La Renault ha poi fatto doppietta in Francia con tanto di polemiche tra Arnoux (vincitore) e Prost, infine un'ultima vittoria è stata ottenuta da Arnoux al GP d'Italia, quando ormai era in procinto di passare in Ferrari per il 1983.

Per la prima volta nella storia del team, al suo posto, è stato ingaggiato un pilota di nazionalità non francese, si trattava di Eddie Cheever, l'americano di Roma (che l'anno precedente era anche stato il primo pilota titolare non francese in Ligier - a tal proposito gli era stata utile la conoscenza della lingua per essere preso in considerazione).
Nel 1983, con una migliore affidabilità, Prost ha lottato per il titolo contro Piquet e i piloti della Ferrari, chiudendo il mondiale in seconda posizione dopo avere ottenuto, oltre che tre pole, ben quattro vittorie, Francia, Belgio, Gran Bretagna e Austria, oltre che qualche podio. Cheever ha dovuto accontentarsi solo dei gradini più bassi, conquistando secondi e terzi posti. Il team ha concluso la stagione secondo nel mondiale costruttori, il miglior risultato della sua storia (almeno di questa Renault).
Al termine della stagione Prost ha lasciato la Renault per tornare alla McLaren. Inutile che stia a spiegarvi come sia andata, in ogni caso per chi fosse arrivato qui per caso e non sapesse nulla di Formula 1 anni '80, nel 1984 ha perso il titolo per mezzo punto nei confronti del compagno di squadra Niki Lauda, per poi vincere i due successivi. Meglio comunque non divagare, perché se dovessi elencare tutti i i suoi ulteriori successi faremmo notte.

Nel 1984 e 1985 i piloti della Renault erano Patrick Tambay, arrivato dalla Ferrari, e Derek Warwick, proveniente dalla Toleman. Tambay ha ottenuto l'unica pole della stagione al GP di Francia, in cui si è classificato secondo in gara, suo unico podio stagionale. Warwick invece si è piazzato a podio in più occasioni, ma non è arrivata alcuna vittoria, con il mondiale costruttori terminato dalla scuderia francese al quinto posto.
Nella gara finale il team ha schierato una terza vettura guidata da Philippe Streiff, mentre l'anno dopo sarebbe toccato a François Hesnault, al GP di Germania, la prima vettura a montare un camera-car durante un gran premio di Formula 1.
Nel 1985 la stagione è stata peggiore rispetto a quella precedente, già a sua volta in declino. Con due terzi posti di Tambay all'attivo come migliori risultati, la Renault ha conquistato il settimo posto in classifica costruttori. Si è trattato dell'ultimo campionato disputato come costruttore, per rimanere in Formula 1 soltanto come motorista nel 1986. A gareggiare con motori Renault erano la Lotus e la Ligier. Ha comunque lasciato anche come motorista al termine della stagione (per poi tornarci in seguito negli anni '90, il avrebbe successivamente aperto le porte a un suo ritorno come costruttore rilevando la Benetton, uno dei team che ha motorizzato, nel 2002).


Tornando a Jabouille concludo con questa foto, dove svetta tra Arnoux e Villeneuve (il podio era girato al contrario rispetto a quelli contemporanei, il famoso duello ruota contro ruota l'ha vinto Villeneuve, conquistandosi la seconda posizione). Il momento più alto della sua carriera passato in secomdo piano è un po' una perfetta sintesi sua carriera in Formula 1. Quando si parla dei piloti leggendari della sua epoca è difficile che venga citato. Eppure ha fatto la storia, cerchiamo di non dimenticarcene!


giovedì 2 febbraio 2023

In ricordo di Roger Williamson (02.02.1948 - 29.07.1973)

Oggi è il 2 febbraio 2023 e sarebbe stato il 75° compleanno di Roger Williamson, nato nel 1948 e deceduto nel 1973 nel GP d'Olanda. Era solo il suo secondo gran premio di Formula 1, aveva infatti fatto il suo esordio al precedente GP di Gran Bretagna al volante di una March. La gara si svolgeva di sabato, il 14 luglio, sulla pista di Silverstone che ospitava l'evento inglese un anno sì e un anno no. C'era una griglia di ventotto vetture in Gran Bretagna e Williamson si era qualificato 22°. Dalla pole scattava Ronnie Peterson, precedendo le McLaren di Denny Hulme e Peter Revson. Quarto e quinto sulla griglia c'erano i championship contenders, Jackie Stewart su Tyrrell ed Emerson Fittipaldi, mentre seguiva Jody Scheckter su una sesta McLaren.
Stewart ha fatto una buona partenza portandosi secondo, per poi superare anche Peterson nel corso del primo giro. Al termine della prima tornata, tuttavia, Scheckter è finito in testacoda andando a sbattere piuttosto violentemente e rimbalzando sulla pista. Si è innescato un incidente a catena, che ha coinvolto a vario titolo un totale di almeno dieci vetture.

La gara è stata redflaggata e tutti i piloti sono usciti in autonomia dalle proprie vetture, eccetto uno: Andrea De Adamich, che aveva cozzato contro Mike Hailwood. Il pilota italiano ha riportato una frattura a una caviglia ed è stata necessaria una buona mezz'ora per estrarlo dalla monoposto. È seguita poi un'ora per ripulire la pista.
Al momento del restart le vetture sulla griglia sono scese da ventotto a diciannove, per via dell'assenza della Jackie Oliver, uscito per un contatto al via con la BRM di Niki Lauda, e ben otto piloti coinvolti nell'incidente al via, sette oltre a De Adamich. James Hunt, che guidava una March del team Hesketh, è riuscito a ripartire, ma avendo distrutto l'airbox gliene è stato montato uno della vettura di Mike Beuttler.
Nove piloti fuori dai giochi, uno dei piloti costretti al ritiro prima ancora della seconda partenza era proprio Williamson. Frattanto le vetture si allineavano sulla griglia nella loro posizione originale.

Con un ottimo spunto Lauda si è portato secondo alle spalle di Peterson, ma non è durata molto a lungo. Stewart si è riportato in tempi brevi al secondo posto, mentre Lauda ha in seguito perso varie posizioni. In testacoda di Stewart ha poi fatto risalire Fittipaldi secondo dietro al compagno di squadra, mentre Revson si è installato in terza piazza.
I primi tre erano piuttosto vicini e vi sono rimasti fintanto che Fittipaldi a poco più di metà gara si è ritrovato ritirato a causa di un guasto. Pochi giri dopo Revson ha superato Peterson e si è portato in testa. Hunt frattanto è risalito al terzo posto con un sorpasso su Hulme, che tuttavia in seguito si sarebbe ripreso la posizione.
Nel frattempo la pioggia ha iniziato a cadere, con le vetture che sono rimaste in pista con gomme da asciutto. Revson è riuscito ad allungare, ma il terzetto Peterson/ Hulme/ Hunt era piuttosto vicino e hanno chiuso la gara in quelle posizioni. François Cevert su Tyrrell e Carlos Reutemann su Brabham hanno completato la zona punti, mentre la Ferrari di Jackie Ickx ha concluso all'ottavo posto dietro alla BRM di Clay Regazzoni.

Il gran premio seguente si svolgeva a Zandvoort quindici giorni dopo, il 29 luglio. Stavolta di vetture ce n'erano solo ventiquattro (anche a causa dell'assenza della Ferrari da questo gran premio) e Williamson aveva il 18° tempo, per una gara che sembrava volgere a favore di Stewart: qualificato secondo alle spalle di Peterson, aveva l'occasione di allungare nei confronti del diretto avversario Fittipaldi, solo 16° in griglia dopo un incidente in cui era rimasto infortunato.
Ha preso parte alla gara (che prevedeva settantadue giri), ma è stato costretto al ritiro dopo appena un giro per problemi fisici. Peterson ha mantenuto la testa della gara al via, mentre tra le due Tyrrell di Stewart e Cevert si è inserita per breve tempo la Brabham di Carlos Pace. Poteva sembrare una gara normale, che altrimenti sarebbe passata alla storia solo per essere l'ultima gara di Formula 1 in cui in ogni fila sulla griglia di partenza erano allineate tre vetture anziché due, ma non lo sarebbe sembrata molto a lungo. Già nel corso dell'ottavo giro, infatti, sarebbe avvenuto uno degli incidenti più drammatici della storia della Formula 1.

Prima di venire al punto, liquido velocemente la faccenda della gara: qualcosa come un'ora e mezza più tardi le Tyrrell di Stewart e Cevert avrebbero fatto doppietta, approfittando del ritiro di Peterson a causa di un guasto, dopo che era stato leader fino quasi alla fine. Hunt avrebbe conquistato il suo primo podio, precedendo Revson e Beltoise, infine Gijs Van Leppen, al ritorno in Formula 1 dopo una comparsa one-off due anni prima, al volante della Iso Marlboro avrebbe ottenuto il suo primo punto, in una gara con un notevole attrition rate.
Tutto questo, però, è passato inosservato, fin da quel momento, all'ottavo giro in cui, a causa di una probabile foratura, Roger Williamson è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente: dopo l'impatto contro le barriere ad altissima velocità ed essere rimbalzato sulle barriere stesse, la vettura si è ribaltata. Non aveva ferite gravi, era solo intrappolato nell'abitacolo e, quando la vettura ha preso fuoco, non ha avuto scampo.

Non ha avuto scampo a causa di livelli di sicurezza tali da rendere nonsense parlare di "sicurezza". L'unico che ha tentato di fare qualcosa è stato il pilota della LEC, David Purley, che prima ha attraversato la pista per andare a prendere un estintore e che, quando l'intero contenuto non è stato sufficiente per spegnere il fuoco, ha letteralmente tentato di sollevare la vettura a mano per cercare di liberare Williamson.
Quell'estintore era l'unico presente sul posto e i commissari, non indossando nemmeno tute ignifughe, non potevano avvicinarsi a causa dell'elevato calore del rogo. Gli addetti alla sicurezza hanno allontanato Purley. Un mezzo antincendio è partito dalla pitlane(?) giungendo sul posto otto minuti più tardi. Quando Williamson è stato estratto dalla vettura, era già morto asfissiato da tempo.
Nel frattempo la gara è continuata con bandiere gialle locali, senza la benché minima interruzione (nonostante il precedente gran premio sia una prova che all'occorrenza in caso di incidente in altre occasioni è stata data regolarmente bandiera rossa), perché la Formula 1 vintage che tanto amiamo e che tanto ci sembra bella e poetica, purtroppo era anche questo.

Vari aspetti di questa fin troppo ingloriosa vicenda vengono al giorno d'oggi discussi apertamente, mentre altri passano inevitabilmente in secondo piano. Uno di questi è il soffermarsi sul fatto che, a parte Purley, tutti i piloti abbiano continuato a girare come se niente fosse. Comprendo la critica, ma in primo luogo dovrebbe essere rivolta alla direzione gara, che aveva sicuramente le idee più chiare su cosa stesse accadendo rispetto ai piloti che passavano attraverso una nuvola di fumo nero (alcuni dei quali avrebbero dichiarato di avere creduto che Purley stesse tentando di spegnere l'incendio della propria monoposto).
Un'altra faccenda è appunto quella del focalizzarsi solo sul fatto che non sia stata interrotta la gara mentre un pilota stava bruciando vivo: un aspetto sicuramente da considerarsi nel fare una valutazione etica, ma che dovrebbe essere affiancato da considerazioni pratiche. C'era un'enorme nuvola di fumo nero, un viavai di commissari e addetti vari che attraversavano da un lato all'altro, nonché mezzi di sicurezza che viaggiavano per la pista.

È vero, è profondamente disdicevole continuare un gran premio così come se niente fosse mentre un pilota sta facendo una fine atroce come quella di Williamson, questo non va assolutamente negato, ma a mio parere fa ancora più inorridire il livello di pericolo a cui la direzione gara, in quei frangenti, ha scelto di esporre i piloti ancora in pista e gli addetti ai lavori, come se la prospettiva di dovere proseguire la giornata con un cadavere coperto da un telo non fosse abbastanza, come se si volessero cercare a tutti i costi altre disgrazie.
Quando i piloti erano verihhhh uominihhhh a volte andava a finire così, e ironia della sorte Zandvoort nel 1973 tornava in Formula 1 dopo un anno di assenza dovuto a migliorie in termini di sicurezza. Migliorare la sicurezza di un circuito, tuttavia, serve a poco se c'è un altro elemento stonato, in questo caso l'assenza di commissari preparati e addirittura l'assenza di indumenti ignifughi per i commissari stessi o addirittura di estintori. Ed è così che all'improvviso succede il disastro e svanisce la poesia del motorsport.

mercoledì 1 febbraio 2023

Presentazioni Formula 1 2023: Haas (solo livrea)

31 gennaio 2023, h.15.00 ora italiana: si apre l'epoca delle presentazioni, con la Haas che svela la nuova vettur-... ah no.
Ho letto polemiche social, sul fatto che non bisognerebbe considerare una presentazione qualcosa che di fatto non lo è, ma la realtà dei fatti è che già da anni funziona così e Haas non ha fatto niente di diverso da quello che altri (o Haas stessa) facevano quando ancora non facevamo polemica per qualsiasi cosa.
Il team statunitense ha presentato ufficialmente i propri colori, che vedremo sulle monoposto guidate nel 2023 da Kevin Magnussen e Nico Hulkenberg. L'ha fatto photoshoppando i propri colori su delle immagini, ma è pur sempre un inizio, è un mese di febbraio arrivato con un giorno d'anticipo, la rivelazione di una piccola Cenerentola in attesa delle big, con colori che strizzano l'occhio al 2016/17.
C'è un nuovo main sponsor, Moneygram, che per assonanza mi ricorda Moneytron e mi auguro per Haas che non diventi Nomoneygram! Anche se, mi è stato fatto notare (grazie, GS), in questo modo potrebbe ottenere un podio a random come successe alla Eurobrun. D'altronde stiamo ancora aspettando quel podio di Hulkenberg che arriverà senz'altro, prima o poi, nel giorno del mai.