martedì 8 novembre 2022

Le anguste e tortuose doppiette Ferrari: GP Montecarlo 1999

Bentornati nel 1999, quando la gente che si annoiava a guardare il Gran Premio di Montecarlo si limitava a non vedere il Gran Premio di Montecarlo, invece di iniziare a sbraitare considerando la sua esistenza un insulto personale e invocandone la cancellazione perchéhhhh Miamihhhh è megliohhhh. Sarò sincera, non ho effettivi ricordi di questa gara, di cui ho visto un extended highlight per scriverne un resoconto, non saprei dire se perché non l'ho mai vista o perché non ne ho immagazzinato alcun effettivo ricordo. Quello che conta è che ci siano due file tutte McLaren/ Ferrari: Mika Hakkinen parte dalla pole accanto a Michael Schumacher, seguono dietro i rispettivi compagni di squadra David Coulthard ed Eddie Irvine. Tempo che avvenga la partenza, tuttavia, ed ecco che ci ritroviamo con la situazione decisamente ribaltata: Schumacher prende la prima posizione superando Hakkinen a Sainte-Devote, mentre Irvine passa davanti a Coulthard.

Si accodano a loro una sagoma bianca e una sagoma gialla. In realtà le posizioni nella bassa zona punti non sono cambiate rispetto alla griglia di partenza e ci ritroviamo Rubens Barrichello su Stewart seguito da Heinz-Harald Frentzen su Jordan. Ben presto di Jordan ne rimane solo una: dopo appena tre giri di gara, tentando di superare la Williams di Ralf Schumacher, Damon Hill cozza contro l'ex compagno di squadra. Ralf riesce a proseguire seppure precipitando nelle retrovie, Hill non è altrettanto fortunato. È il primo ritirato della giornata e resterà anche l'unico per vari giri. A fargli compagnia, saranno successivamente i piloti della Minardi: Luca Badoer è il secondo ritirato a causa di un problema al cambio, mentre Marc Gené si ritira diversi giri dopo per incidente. Davanti frattanto tutti prosegue regolarmente, Michael Schumacher allunga, mentre Hakkinen si ritrova Irvine negli scarichi. Coulthard è sempre quarto, ma pare in maggiori difficoltà.

In Stewart, reduci dal podio di Barrichello nel precedente gran premio a Imola, possono essere soddisfatti in quanto Rubinho si trova al momento in posizione di "best of the rest", ma la Stewart è la Stewart e quindi è esposta a occasionale iella e occasionali sventure. Si ritira infatti Johnny Herbert per la rottura di una sospensione. È in buona compagnia, più o meno in quei frangenti anche un altro pilota vede la propria gara terminare. È Jacques Villeneuve e guida la B.A.R., quindi nel suo caso iella e sventure non sono esattamente occasionali, è piuttosto occasionale che le cose vadano bene. Siamo in epoca di livrea asimmetrica in quanto non è stato concesso al team di schierare una vettura con i colori del marchio Lucky Strike e una con quelli del marchio 555. Platinum Jacques scende dalla monoposto e vediamo che sfoggia una tuta con i colori della Lucky Strike... sempre ammesso di farci caso, il tifoso medio ci guarderà?

Ne dubito, perché davanti nel frattempo stanno succedendo cose che potrebbero interessare maggiormente a chi guarda la gara da una prospettiva più leader-centrica o più superficiale. Mentre Schumacher continua là davanti like a boss, in casa Ferrari decidono di cercare un modo per piazzare Irvine in seconda posizione, dal momento che non sembra possibile un sorpasso su Hakkinen. Si decide quindi per un cambio di strategia in corso d'opera: anziché una sola sosta, farne due e girare quindi più leggero. Irvine quindi rientra ai box ritrovandosi ancora terzo. Coulthard nel frattempo è in mezzo al nulla. Anzi, va ai box a parcheggiare per un guasto al cambio. Non è il solo a salutarci: Tora Takagi su Arrows si ferma con il motore rotto, Mika Salo su B.A.R. (sostituisce Ricardo Zonta infortunato) invece sbatte. Qualche giro più tardi sarà anche la volta di Olivier Panis, su Prost, a fermarsi per problemi al cambio. In questo caso, comunque, Panis who, abbiamo cose più importanti di cui occuparci.

Parliamo di Finnish Bros, perché da un lato c'è Hakkinen che mette le ruote sull'olio sparso dalla vettura di Takagi e parte per un breve testacoda. Riesce a mantenere la posizione, ma ecco che si trova Irvine negli scarichi. I due dovranno ancora effettuare una sosta, ma quella di Irvine sarà più breve e sarà più leggero in termini di benzina. Indovinate come va a finire? Esatto, Irvine riuscirà a prendersi la seconda posizione di overcut. Lasciamo tuttavia da parte queste banali sottigliezze e concentriamoci sulle cose che davvero contano: torniamo al ritiro di Salo, perché quando scende dalla monoposto ecco che lo vediamo sfoggiare una tuta con i colori di 555. Va bene, la doppia livrea è stata bocciata costringendo la B.A.R. a portare mezza vettura di un colore e mezza di un altro dando vita a un risultato di dubbio gusto estetico, ma è bello vedere almeno i piloti indossare tute diverse l'uno dall'altro, anche se non tanto quanto negli anni '80 con colori a caso.

La gara nel frattempo prosegue, purtroppo non fino alla fine per le Sauber: Pedro Diniz e Jean Alesi si ritirano l'uno dopo l'altro, il primo per un guasto ai freni, il secondo per avere danneggiato la propria vettura poco prima. Ci ritroviamo a questo punto con solo dieci vetture in pista, non molto a lungo, in quanto Ralf Schumacher finisce fuori a sua volta. Poi, a questo punto, si prosegue con nove vetture fino quasi alla fine. Il trio di testa è M.Schumacher/ Irvine/ Hakkinen, mentre nell'ultimo stint Frentzen si trova davanti a Barrichello. Quest'ultimo, tuttavia, non giunge quinto, perché pochi giri prima della fine rompe una sospensione e finisce la gara contro le barriere. La zona punti va, con il quinto e sesto posto, alle Benetton di Giancarlo Fisichella e Alex Wurz. Finiscono la gara fuori dai punti Jarno Trulli su Prost e Alessandro Zanardi su Williams. In sintesi, soltanto in otto terminano questa gara, la quarta della stagione.

La doppietta della Ferrari è un buon segnale, finora peraltro la Rossa ne ha vinte tre su quattro, una con Irvine e due con Schumacher, già reduce dalla vittoria a Imola. Quella di Montecarlo è la sedicesima con la Ferrari, diviene quindi il pilota che ha ottenuto il maggior numero di vittorie al volante di una monoposto di Maranello. In casa McLaren, tuttavia, sembrano fiduciosi per l'evento successivo, quello che si svolgerà di lì a due settimane a Montmelò. In terra spagnola Hakkinen e Coulthard partono in pole e terzo, ma si piazzano in prim e seconda posizione fin dal via, finendo per fare doppietta. Irvine, che partiva secondo, lo fa troppo lentamente e si ritrova quinto alle spalle del compagno di squadra Schumacher. Terzo c'è un outsider, quindi siamo in pieno clima di speranza che un pilota a caso vada a podio a caso. Purtroppo il pilota a caso è Villeneuve, quindi è al volante di una B.A.R., quindi potete iniziare a vederla grigia.

Mantiene la terza posizione per tutto il primo stint, ma poi ci sono problemi ai box e di fatto si ritrova quinto dietro alle Ferrari. A proposito, cvi posso anticipare che le Ferrari arriveranno 3/4. Villeneuve invece non giungerà al quinto posto: si trova in quella posizione quando, superata già da qualche giro la metà della gara, è costretto al ritiro per un problema al cambio. Sono Ralf Schumacher e Trulli quindi a chiudere la zona punti, mentre i rispettivi compagni di squadra si sono ritirati per guasti vari. È ritirato anche Frentzen, mentre invece Hill giunge al traguardo in settima posizione, davanti a Barrichello. Il pilota della Stewart - unica Stewart al traguardo, un guasto anche stavolta per Herbert - è ottavo al traguardo, ma viene squalificato per irregolarità tecniche. L'ottavo posto va quindi a Salo, con le Benetton di Fisichella e Wurz che completano la top-ten, precedendo le Arrows. Doppio ritiro per Sauber e Minardi.

PS. Nel leggere i risultati del GP di Spagna, nello specifico vedendo le Arrows, ho notato di non avere citato Pedro De La Rosa per quanto riguarda il GP di Montecarlo. Si tratta di dimenticanza, anche lui si è ritirato per problemi tecnici pochi giri prima rispetto al compagno di squadra Takagi.

lunedì 7 novembre 2022

GP San Marino 1999: il crash italiano di Hakkinen dalla leadership che tutti hanno dimenticato

Dopo un inizio di stagione in Australia e Brasile, il campionato 1999 si sposta in Europa dove il primo evento europeo è il GP di San Marino. Le due McLaren iniziano bene, Mika Hakkinen ottiene la pole affiancato dal compagno di squadra David Coulthard. Michael Schumacher ed Eddie Irvine sulle Ferrari sono terzo e quarto, mentre ottiene un ottimo quinto posto in qualifica Jacques Villeneuve sulla B.A.R., rimanendo però fermo sulla griglia perché è scontato che la B.A.R. non possa avere una gioia. Viene evitato da tutti, ma la sua gara è già finita mentre Hakkinen si invola verso il dominio. Coulthard viene presto distanziato, in seconda posizione, così come i piloti Ferrari dietro di lui. Tutto fila liscio, ma per neanche un quarto di gara: Hakkinen infatti finisce fuori pista da solo andando a muro.

Il pubblico esulta come se avesse appena assistito a un incidente di Riccardo Patrese, mentre è la mascella di Coulthard che adesso si trova in prima posizione. Schumacher però ha un asso nella manica, lo coglie di undercut ed ecco che si ritrova davanti. Può iniziare a spingere in vista del momento in cui si fermerà per la seconda volta e, quando effettua il secondo riferimento, ecco che riesce a mantenere la posizione: la Ferrari andrà a prendersi la vittoria nel gran premio di casa che mancava da tipo trecento anni. Infatti fino a quel momento l'ultima vittoria Ferrari a Imola era quella ottenuta nel 1983 da Patrick Tambay. La Ferrari potrebbe anche mettere due vetture sul podio dal momento che Irvine è terzo alle spalle di Coulthard, ma il destino decide diversamente: il folletto irlandese viene abbandonato dal motore a tre quarti di gara ed è costretto al ritiro.

Heinz-Harald Frentzen sulla Jordan becca in pieno la macchia d'olio sparsa dalla vettura di Irvine, finisce in testacoda e la sua gara finisce lì. Schumacher, frattanto, si appresta a salire sul podio in compagnia di Coulthard e di una bandiera del Brasile. La tiene tra le mani Rubens Barrichello: è il pilota della Stewart infatti a chiudere in terza posizione e sul podio si metterà a festeggiare in modo piuttosto scatenato, cercando di esibirsi in una capriola sul podio stesso. Sul podio sembrano tutti felici e sorridenti, ma non deve sfuggirci qualcosa che va oltre: quella di Schumacher è la quindicesima vittoria con i colori della Ferrari, eguaglia quindi il record di vittorie con la Rossa ottenute da Niki Lauda negli anni '70. Siccome resterà in Ferrari fino al 2006 vincendo anche cinque mondiali in corso d'opera, il record aumenterà a dismisura nel corso del tempo.

Torniamo alla gara e torniamo a una delle Jordan, l'unica che rimane ancora in pista: è quella di Damon Hill che riesce a concludere la gara al quarto posto. A pochissimi giri dalla fine Johnny Herbert su Stewart e Alex Zanardi su Williams si trovano inoltre quinto e sesto, ma accade un fattaccio che li mette fuori gara entrambi: Herbert rompe il motore, si sparge olio sulla pista e Zanardi finisce fuori come un Frentzen qualsiasi. Giancarlo Fisichella (Benetton) e Jean Alesi (Sauber) ringraziano, chiudendo la gara in quinta e sesta posizione cogliendo punti. L'unica B.A.R. superstite la guida Mika Salo (sostituto dell'infortunato Ricardo Zonta) e giunge doppiato di vari giri in settima piaza, precedendo le uniche altre due vetture ancora in pista, le due Minardi. Ottavo giunge Luca Badoer (sarebbero punti dal 2003 in poi), mentre nono è Marc Gené. Wow, non ho mai visto questo!

domenica 6 novembre 2022

In un mondo di gufi travestiti da gatti neri, siate piloti della Stewart in testa al GP del Brasile

Ci sono stagioni in cui fin dalle prime battute si capisce quale sarà l'andazzo. Ce ne sono altre, invece, in cui non appena le vetture scendono in pista in Australia si iniziano a vedere cose strane, che con tutta probabilità non si ripeteranno per il resto della stagione. Al 1999 non saprei trovare una collocazione precisa. La gara inizia con le McLaren di Mika Hakkinen e David Coulthard che dominano la prima fila e sembrano involarsi verso una giornata di gloria. Dietro di loro, in terza posizione Michael Schumacher su Ferrari e in quarta Rubens Barrichello su Stewart, una griglia che sembra sorridere agli outsider. Barrichello, tuttavia, non riceve sorrisi, ma una mazzata sui denti: mentre scatta il giro di formazione, dalla sua vettura esce una fumata tutt'altro che positiva. Non solo: anche il compagno di squadra Johnny Herbert ha un problema. Tra i due, Rubinho sarà quello che prenderà il via con il muletto dalla pitlane.

La seconda fila rimane vuota, dato che quando si va a ripetere il giro di formazione Schumacher rimane fermo sulla griglia, un po' come se fosse ancora il GP del Giappone dell'anno precedente. Riesce a partire, ma ormai è tardi: può prendere parte alla gara, ma dalla seconda casella della griglia. Le McLaren si involano quindi verso la loro giornata di non-gloria, seguite da Eddie Irvine che su Ferrari riesce a mantenere la posizione nei confronti di Heinz-Harald Frentzen alla sua prima gara con la Jordan. Il compagno di squadra di quest'ultimo, Damon Hill, finisce invece in testacoda dopo un contatto subito alla partenza, che simboleggia un po' la stagione travagliata che avrà nei mesi successivi. Hakkinen e Coulthard sembrano incontrastati, ma le cose iniziano ad andare male già dopo un quarto di gara. Coulthard parcheggia ai box per un guasto, Hakkinen viene sfilato da varie vetture dopo un restart per una safety car.

La safety car è entrata per un incidente di Jacques Villeneuve, innescato dall'ala anteriore della B.A.R. che si è rotta. Hakkinen prova a rientrare ai box sperando di potere rimanere in gara, ma non funziona, viene costretto in tempi brevi al ritiro. Irvine nel frattempo è in testa davanti a Frentzen e alla Williams di Ralf Schumacher. Tra una cosa e l'altra Michael Schumacher si è portato quarto dietro al terzetto di testa e grazie alla safety car sono tutti ricompattati. La gara del pilota della Ferrari numero 3, tuttavia, sta per trasformarsi in un caos. Fora, rientra ai box ai due all'ora, deve sostituire l'ala anteriore danneggiata (gliene mettono una con il numero 4 di Irvine!), torna in pista, ha in seguito problemi al cambio per i quali deve passare più di una volta dalla corsia dei box e quant'altro, con la certezza quasi matematica che arriverà ultimo. Il punto è che chiunque si sta ritirando.

Oltre a quella per l'incidente di Villeneuve, c'è un'altra safety car di lì a poco, quando Alessandro Zanardi va a sbattere. Ci sono poi incidenti minori, tra cui uno tra le due Minardi che si conclude con il ritiro di Marc Gené, nonché numerosi abbandoni per problemi tecnici. Irvine/ Frentzen/ R.Schumacher, questo rimane il trio di testa, mentre al quarto posto risale Giancarlo Fisichella su Benetton. Giungerà in quarta posizione, appunto, che si è procacciato anche grazie a uno stop and go piovuto sulla gara di Barrichello per eccesso di velocità nella pitlane quando questo era già risalito parecchio avanti. La iella di Barrichello, comunque, finalmente ha un po' di tregua, Rubens riesce a finire la gara e visto che ci sono solo otto vetture ancora in pista, anche ad arrivare quinto. Dietro di lui l'esordiente Pedro De La Rosa su Arrows precede il compagno di squadra Toranosuke Takagi.

Irvine ottiene la prima vittoria in Formula 1 proprio in quella che diventerà la sua stagione più altisonante, precedendo un presunto outsider che si rivelerà il vero outsider della stagione. Ralf Schumacher, alla prima gara sulla Williams, coglie il podio, l'inizio di una partnership che, nel suo piccolo, avrà un certo successo. Ottima gara anche per Fisichella, che sta sempre a metà tra l'essere un protagonista e il non esserlo affatto. In casa Stewart, nel frattempo, il bilancio è abbastanza altalenante. La gara di Barrichello poteva andare meglio, ma la stagione è ancora lunga: chissà, magari alla prossima andrà meglio. C'è perfino un dettaglio di un certo livello: il prossimo gran premio si correrà proprio "a casa" di Barrichello! E vi ricordo che siamo nel 1999 e siamo ancora anime innocenti che non sono state costrette ad assistere al devasto e che possono avere la speranza, destinata a frantumarsi, che tutto andrà bene.

Il problema è proprio che va tutto bene, anzi benissimo: Rubens si qualifica terzo, alle spalle delle McLaren! E non solo, quando è il momento di partire la monoposto di Coulthard si rifiuta di farlo. Tutti gli altri piloti, fino al ventunesimo, riescono a schivarlo (numero non a caso, c'è un pilota mancante ed è Ricardo Zonta, che si trova in ospedale dove ha subito un intervento chirurgico a seguito di un infortunio riportato in un incidente in una delle sessioni del fine settimana). La McLaren viene portata ai box da dove riuscirà a partire con qualche giro di ritardo, sbucando nei pressi del terzetto di testa, Hakkinen/ Barrichello/ Schumacher. Poi, dopo pochi giri, succede qualcosa di eroico, anche se Hakkinen non sarà d'accordo con le mie parole. Il cambio della McLaren ha un problema, non di quelli gravi, ma comunque che gli fa perdere qualche secondo. Passano due vetture. Barrichello è in testa nel suo gran premio di casa.

Inseguito dagli Schukkinen mantiene la leadership fino a poco oltre un terzo di gara, quando deve rientrare ai box. Diversamente dagli altri due, sembra sia su una strategia a due soste e quindi non papabile per la vittoria, ma lo vediamo tornare in pista quarto alle spalle di Eddie Irvine. Pur essendo più pesante, si avvicina alla Ferrari e dopo qualche giro lo supera ritrovandosi terzo. Si ferma Michael Schumacher diversi giri dopo e lo overcutta, si ferma anche Hakkinen che overcutta Schumacher portandosi in testa. Per Rubinho non ci sono più speranze effettive di vittoria, dobbiamo ammetterlo, però si trova terzo e un podio è assolutamente alla sua portata. Ci stiamo avvicinando a metà gara, mentre ogni tanto perdiamo protagonisti per strada: dopo un cedimento sulla Minardi, lo one-off Stephane Sarrazin, chiamato a sostituire Luca Badoer che si è fratturato una mano in una sessione di test con la Ferrari, ha anche un incidente di un certo livello.

Anche Coulthard è già ritirato da tempo dopo essere rientrato ai box, mentre Hakkinen mantiene un certo gap nei confronti di Schumahcer, senza tuttavia riuscire a fuggire nel vero senso della parola. Poi arriva il momento del dramma: la metà gara è già stata superata da qualche giro quando ecco che vediamo una vettura bianca con il motore in fumo. La gara di Barrichello è finita, come in precedenza quella di Herbert. Il giovane Rubinho scende e viene acclamato dal pubblico. Da parte sua agita al vento una bandiera brasiliana e non ho capito se se la sua procacciata sul momento o se ce l'avesse dentro l'abitacolo per ogni evenienza. Mi piace pensare alla seconda opzione, così mi piace pensare che in questo momento sogni a occhi aperti il giorno in cui finalmente vincerà a casa sua. Se non altro, i sogni sono l'unico momento in cui può accadere. Frattanto Irvine si è quindi portato in terza posizione, ma non arriverà a podio.

Il ferrarista numero 4, infatti, ha un problema ed è costretto a una seconda sosta non pianificata, che fa risalire Frentzen al terzo posto. Sarà proprio Frentzen ad andare sul podio con Hakkinen e Schumacher. A fine gara sarà l'ultimo pilota a pieni giri e, pur finendo la benzina prima del traguardo, riuscirà di conseguenza ad essere classificato in terza posizione. Sul podio si siederà stremato sui gradini venendo sommerso di champagne da Schumacher, mentre Hakkinen fa la stessa cosa con Viviane Senna che gli ha consegnato il trofeo del vincitore, dopo averla opportunamente inseguita mentre stava scappando dal podio. Viviane non sembra prenderla molto male, nel senso che si limita a ridere invece di strappargli di mano la bottiglia e sbattergliela in testa, ma di lì a tredici anni verrà vendicata dal figlio Bruno che, per il mondiale 2012, si procaccerà un volante a discapito proprio di Barrichello.

Ci siamo lasciati con Irvine che rientrava ai box perdendo la terza piazza, quindi ritorniamo su Irvine: è quinto, alle spalle della Williams di Ralf Schumacher. Lo insegue sperando di prendersi almeno il quarto posto, ma non c'è niente da fare, arriva quinto e porta a casa due punti. In una gara con un attrition rate quasi paragonabile a quella precedente all'Albert Park, l'ultimo punto disponibile va a Olivier Panis: il pilota della Prost mancava la zona punti da oltre un anno. Alexander Wurz su Benetton giunge settimo (dopo avere superato indenne un incidente con Hill nella prima fase di gara), mentre il suo compagno di squadra si è già ritirato da tempo per problemi tecnici, seguono poi Takagi e Gené. Rispetto a quanto accaduto in Australia, la McLaren ha un certo progresso riuscendo a portare almeno una vettura al traguardo in prima posizione, mentre la Ferrari si conferma front-runner.

Svettano ancora Frentzen e Ralf Schumacher, potenziali co-protagonisti in questa stagione. Continua ad andare male ai rispettivi compagni di squadra, tuttavia: Hill risulta ritirato per l'incidente con Wurz, mentre Zanardi viene appiedato da un guasto alla propria monoposto. Nel frattempo è molto probabile che in casa Stewart stiano sperando con tutte le loro forze di riuscire finalmente a concretizzare. Tra parentesi, questo gran premio di Interlagos ricordo di averlo visto in diretta. Avevo undici anni (anzi, ne avevo ancora dieci) e non ho potuto fare a meno di simpatizzare per Barrichello, per tutto il tempo in cui era in testa alla gara. Sarebbe stato bello se fosse riuscito a vincerla con la Stewart, anche se devo ammettere che sarebbe stato bello se fosse riuscito a vincere il GP del Brasile con qualsiasi team, prima o poi. Non siamo più nel 1999, quindi possiamo accettare l'amara realtà: non è mai successo.

sabato 5 novembre 2022

Il gran premio numero 176

Oggi facciamo un viaggio nel mondiale 1986 e nello specifico andiamo a parlare dell'unico piccolo pezzo di 1986 al quale non avevo ancora dedicato un post. Ricordate l'epoca in cui tutte le gare erano belle e movimentate? Ecco, dimenticatevela perché per iniziare vi porto a Le Castellet. Vi lascio anche cinque minuti nei quali potrete ripetere in loop la frase "garahhhh noiosahhhh, cancellate questo circuito e sostituitelo con Jeddah", poi vi segnalo che a scattare dalla pole position è Ayrton Senna, sulla Lotus nera, accanto alla Williams sponsorizzata Camel guidata da Nigel Mansell. Il baffuto pilota britannico si porta in testa fin dalla partenza, relegando il brasiliano in seconda posizione, dove rimarrà per tre giri, fino al momento del suo ritiro per incidente. Gli succede in seconda posizione una vettura turchese dall'aria alquanto tamarra, di cui parleremo in un secondo momento, non perché sia poco importante, ma perché mi serve per introdurre un successivo argomento e il successivo gran premio: quello di Francia è infatti solo una piccola introduzione al main topic di questo post.

Fuori una Lotus, rimangono due Williams e due McLaren... e soprrendentemente anche un'altra Lotus: Johnny Dumfries infatti viaggia in bassa zona punti e sembra finalmente giunto il momento, per lui, di fare una gara rispettabile. Huub Rothengatter (futuro manager di Jos Verstappen) la pensa diversamente ed ecco che Dumfries verrà speronato dalla Zakspeed, precipiterà indietro di diverse posizioni e poi sarà costretto al ritiro. Questo non avviene al via, avviene a gara inoltrata, mentre nel frattempo davanti la gara si stabilizza e le Williams e le McLaren, tra un cambio gomme e l'altro, ristabiliscono l'ordine primordiale delle cose, ritrovandosi nelle prime quattro posizioni. Il pilota baffuto della Williams procede verso il successo, mentre Alain Prost è costretto ad accodarsi in seconda posizione. I loro compagni di squadra chiudono terzo e quarto, Nelson Piquet autore di una partenza non eccellente in corso d'opera si procaccia la terza piazza a discapito di Keke Rosberg. E la vettura tamarra? vi chiederete a questo punto. Le vetture tamarre sono ben due e chiudono la zona punti al quinto e al sesto posto, con René Arnoux e Jacques Laffite.

Arnoux è il pilota che partito nella zona alta della griglia ha viaggiato in seconda piazza per un breve tratto, prima di essere risucchiato più indietro dei top-team e in generale questo è un risultato decisamente positivo per la Ligier, che in questo 1986 sta racimolando buone posizioni e ogni tanto anche qualche podio a caso, purtroppo non in questa occasione. Laffite, sesto al traguardo, nel frattempo si appresta a festeggiare la sua entrata nella storia: ha infatti eguagliato il record di presenze in Formula 1, che appartiene fino a questo momento a Graham Hill, e con il successivo GP di Gran Bretagna salirà a quota 176 entrando nella storia come detentore del record. Purtroppo il nostro quarantaduenne preferito "celebra" l'evento nel peggiore dei modi: una settimana più tardi a Brands Hatch, infatti, rimane coinvolto in un serio incidente al via. Tutto inizia con un contatto tra Jonathan Palmer e Thierry Boutsen, dopo il quale quest'ultimo sbatte contro il muro e rimbalza in pista, con il caos che si scatena tra i piloti retrostanti.

Uno di questi è proprio Laffite, che sembra toccarsi con la Ferrari di Stefan Johansson prima di finire a sbattere violentemente contro le barriere. Dietro di lui, anche Christian Danner, Huub Rothengatter, Andrea De Cesaris, Alessandro Nannini e Allen Berg sono coinvolti a vario titolo nell'incidente, il tutto mentre davanti, subito dopo avere superato Piquet, Mansell è stato costretto a desistere causa un guasto sulla propria monoposto. Sarebbe costretto al ritiro, se non fosse che la gara viene redflaggata perché un incidente ha coinvolto ben nove vetture. Otto piloti su nove escono dalle loro vetture indenni. L'altro è Jacques Laffite (che sembra venga soccorso inizialmente da Jonathan Palmer), che nell'impatto riporta fratture a entrambe le gambe: sarà la fine della sua carriera in Formula 1 e alcuni vi fanno coincidere l'inizio del declino della Ligier come squadra. Il team, fin dai propri albori, è stato infatti piuttosto Laffite-centrico, con l'eccezione delle due stagioni 1983 e 1984 in cui Laffite stava in Williams.

Dopo un notevole ritardo, ecco la seconda partenza, alla quale Mansell prende parte utilizzando il muletto, che è preparato a misura di Piquet (nei team in cui non c'erano una prima e una seconda guida ben definite, in genere veniva tenuto pronto in modo alternato a misura di un pilota oppure dell'altro). Al via vede il suo compagno di squadra involarsi verso la prima posizione, mentre lui scivola dietro alla Benetton di Gerhard Berger. Lo supererà comunque già nelle prime fasi di gara e Berger in un secondo momento sarà anche costretto al ritiro. Dopo il sorpasso, Mansell si lancia all'inseguimento di Piquet, gli si avvicina progressivamente e a metà gara riesce anche a superarlo, sfruttando un errore di Piquet nell'inserire una marcia, che gli fa perdere parecchio tempo. In seguito giunge il momento del cambio gomme ed è Piquet a rientrare per primo, ma Mansell riesce a mantenere un margine tale da uscire in prima posizione. Se lo ritrova tuttavia negli scarichi e tra loro inizia un acceso duello con vari tentativi di sorpasso da parte di Piquet.

Mansell ostacola il compagno di squadra in ogni singola occasione, mantenendo di forza la leadership. Secondo quanto scrivono alcuni degli utenti che commentano gli extended highlight, sembra che sia questo il momento preciso in cui i Manselquet iniziano a tirarsi i piatti tra di loro e l'atmosfera all'interno del team inizia a diventare ben poco vivibile. Nel frattempo Senna si trovava in terza posizione, ma è costretto al ritiro (così come Michele Alboreto che si trovava un paio di posizioni più indietro - brutta cosa essere tifosi della Ferrari nel 1986). È quindi Prost a risalire in terza piazza, mentre il compagno di squadra Rosberg si è già ritirato da parecchio tempo. Arnoux strappa la quarta posizione, dopo mi pare di capire una sosta ai box di Derek Warwick. Il pilota della Brabham - unica Brabham ancora in pista dopo il ritiro di Riccardo Patrese per guasto al motore (purtroppo gli imolesi non saranno contenti perché si è ritirato anche Patrick Tambay sulla Lola Haas) finisce però la benzina all'ultimo giro.

Mentre il quarto posto di Arnoux è l'unica nota positiva per la Ligier in questa domenica di luglio, la Tyrrell festeggia un doppio arrivo in zona punti con Martin Brundle e Philippe Streiff. Arnoux si ripeterà anche al successivo GP di Germania ottenendo un altro quarto posto, mentre l'unico altro arrivo in zona punti della stagione sarà il sesto posto di Philippe Alliot al GP del Messico. Le cose andranno ben peggio nelle tre stagioni successive, tra il 1987 e il 1989 Arnoux coglierà solo due arrivi in zona punti, sesto in Belgio 1987 e quinto in Canada 1989 e dei tre compagni di squadra che cambierà, Piercarlo Ghinzani, Stefan Johansson e Olivier Grouillard, quest'ultimo sarà l'unico a ottenere un punto in Francia 1989. Che abbia o non abbia legami con l'infortunio di Laffite, il declino della squadra francese è indubbio e seguiranno infatti stagioni ancora peggiori nei primissimi anni '90, fino a una lieve ripresa e a un bel finale nel 1996 con la vittoria di Olivier Panis al GP di Montecarlo. Questa, però, è un'altra storia e non amo ripetermi (in realtà sì) quindi credo sia opportuno mettere fine a questo post.

PS. Quando nell'estate 2021 ho iniziato a recensire gran premi degli anni '80 (prima ce n'erano pochi di quell'epoca, qui sul blog) non avevo la benché minima intenzione di arrivare a un punto in cui *tutti* i gran premi dal 1980 al 1989 sarebbero stati recensiti in qualche modo. Ora credo di essere a un solo post di distanza da questo obiettivo (magari la prossima settimana).

venerdì 4 novembre 2022

20 anni di 2002: quando M.Schumacher e Montoya hanno accidentalmente portato alla rivoluzione del sistema delle penalità

Un tempo il GP del Brasile era uno di quelli che aspettavo con maggiore ansia, forse perché spesso vi si assegnava il mondiale, o magari perché speravo che Rubens Barrichello a fine carriera potesse vincervi un gran premio a random. Oppure perché la storia del circuito, nonni di Barrichello compresi, aveva un certo fascino raccontata da Mazzoni. Quando nel 2020 insieme a molti altri appuntamenti è stato depennato dal mondiale, sarò sincera, non è quello che mi è mancato di più in assoluto e sinceramente, per quanto continui ad apprezzarne il circuito, oggi come oggi l'evento brasiliano non è più quello che aspetto con maggiore trepidazione di tutto il campionato. Anzi, a dire la verità i gran premi sono diventati talmente fitti e spesso costringono noi telespettatori di TV8 ad attese estenuanti al punto tale che la vecchia sensazione di attesa per i gran premi si è trasformata in generale. In vista dell'evento di Interlagos della prossima settimana, tuttavia, ho intenzione di raccontarvi un bel po' di faccende motoristiche che abbiano a che vedere con il Brasile (e probabilmente continuerò anche dopo, ci sono almeno altre quattro o cinque edizioni di cui devo parlare), pertanto andiamo con il gran premio del 2002.

Prima di parlare del GP del Brasile, tuttavia, credo sia doverso parlare dell'evento che l'ha preceduto, che si svolgeva a Sepang. L'evento della Malesia e quello brasiliano sono stati verosimilmente l'apice della rivalità che ha contrapposto, forse troppo brevemente, Michael Schumacher e Juan Pablo Montoya, protagonisti nei due gran premi di due collisioni, di differente entità. Erano tempi diversi, non c'erano social network da trasformare in campi di battaglia e per la gente comune un incidente tra gli Schumontoya era solo un incidente tra gli Schumontoya. Per i vertici della Formula 1, tuttavia, uno di essi era destinato a diventare altro: è per questo che introduco il Brasile parlando della Malesia, perché a Sepang e nel suo immediato seguito si è consumato un dramma che da vent'anni a questa parte ha impatto sulla Formula 1 alla quale assistiamo. Piazziamoci quindi sulla griglia di partenza di Sepang, con Michael Schumacher e Montoya sulla prima fila, con dietro di loro i rispettivi compagni di squadra Barrichello e Ralf Schumacher, poi le McLaren di Kimi Raikkonen e David Coulthard.

La gara è partita e con essa il destino del motorsport è mutato: Schumacher ha avuto come al solito la pessima idea di cercare di difendere la propria posizione non tirando dritto, ma spostandosi di lato per bloccare Montoya. Non si voglia insinuare che io stia cercando di insegnare a Michael Schumacher come si guidasse una Formula 1, ma quasi volta in cui accadeva tutto ciò veniva trollato sistematicamente dal pilota che gli stava di fianco. Anche stavolta, quindi, ecco che Montoya ha scartato di lato dall'altra parte e ha avuto uno spunto sufficiente per affiancare Schumacher. I due procedevano appaiati quando ecco il contatto tra di loro: hanno perso alcune posizioni, Schumacher ne ha perse altre quando è andato ai box a sostituire l'ala anteriore che aveva perduto, il tutto mentre Barrichello era al comando seguito da Ralf Schumacher e dalle McLaren. I due piloti McLaren si sarebbero ritirati in seguito entrambi per problemi di motore, mentre la differenziazione di strategie, una sosta per Ralf, due soste per Rubinho, avrebbe portato il pilota della Williams a sopravanzare il ferrarista.

Sarò breve per il momento sugli Schumontoya, ma ci tornerò: Montoya ha perso alcune altre posizioni per una penalità, ha infatti ricevuto un drive through per il misfatto del via, così sia lui sia Schumacher sono stati costretti a una lunga rimonta, la quale li ha portati nelle fasi finali della gara a risalire in zona punti. Non solo: quando Barrichello si è ritirato per un problema di motore, si sono ritrovati rispettivamente terzo e quarto alle spalle della Renault di Jenson Button. I due si sono entrambi messi a caccia di "Jensinho" e l'hanno superato, con il pilota britannico che ha perso la terza posizione proprio a gara ormai quasi terminata. Giunto quarto, ha chiuso la gara davanti alle Sauber di Nick Heidfeld e Felipe Massa, che si sono classificati rispettivamente quinto e sesto - primo punto in Formula 1 per Massa. La Williams ha fatto quindi doppietta davanti all'unica Ferrari superstite e il trio è salito sul podio, dove i fratelli Schumacher facevano comunella tra di loro e Montoya se ne stava in disparte. Bei tempi quando grazie alla presenza salvifica di Juan Pablo, Michael e Ralf non avevano bisogno di impegnare il tempo litigando tra di loro!

Dal mio diario segreto di 13-14enne:
me ne fregavo delle polemiche!

Quello che vi ho raccontato potrebbe sembrare normalissimo al giorno d'oggi, ma - spoiler - non lo era affatto nel 2002. Eravamo ancora in un'epoca storica in cui le penalità in gara erano generalmente riservate a faccende quali ignorare le bandiere blu o fare jump-start. Non esistevano effettive penalità in gara per avere innescato incidenti, i quali effettivamente potevano portare a race ban o ad essere presi per le orecchie e intimati di non fare danni altrimenti al successivo incidente sarebbe scattato un race ban, ma in genere accadeva per faccende ben più altisonanti di due vetture che cozzavano l'una contro l'altra durante una partenza, per un'ala anteriore rotta o per avere perso qualche posizione. Non sto dicendo che le gare di Formula 1 fossero basate su un sistema di totale anarchia, ma eravamo totalmente agli antipodi da oggi. Era meglio allora? Era meglio oggi? Non lo so, so solo che probabilmente il meglio stava nel mezzo, quando per intenderci le penalità non venivano utilizzate ad arte per rendere la Formula 1 un wrestling a motore, ma parevano applicate almeno con qualche genere di logica.

Allora, vi chiederete, come mai JPM quel giorno è stato penalizzato? Innanzi tutto, facendo un passo indietro, l'incidente pare nel migliore dei casi un incidente di gara o un concorso di colpa, nel peggiore innescato da uno scarto di Schumacher verso Montoya. Se la domanda è sul CHI sia stato penalizzato, non saprei, mi viene quasi da pensare che sia stato scelto Montoya a sorteggio (e giusto per far presente quanto fosse diversa quell'epoca da oggi, lo stesso Schumacher invece di invocare la radiazione del collega dalle competizioni ha detto di essere stupito dal fatto che fosse stato sanzionato in maniera così esagerata). Se la domanda è sul perché sia stata applicata in primo luogo una penalità... è quello che si sono chiesti in tanti nelle polemiche post-gara. Guess what, nella cabina dei commissari c'era uno steward già in passato protagonista di un momento controverso, per il quale era anche stato temporaneamente sospeso dalla propria carica. Tale Nazir Hoosein, guidava i commissari al GP di Gran Bretagna 1998, quando ci misero mezz'ora per decidere se Schumacher avesse ignorato le bandiere gialle o meno.

Mi rendo conto che al giorno d'oggi una simile decisione potrebbe impiegare la stessa quantità di tempo, ma il problema fu - come probabilmente saprete - che per effetto di quella decisione tardiva, Schumacher vinse la gara tagliando il traguardo della pitlane mentre andava a scontare uno stop-and-go, scontando quindi lo stop-and-go a gara già completata. Anche stavolta, cioè in Malesia 2002, si è sollevato un polverone, abbiamo detto, e a seguito di questa gara è arrivata una decisione della FIA contrastante con quanto accaduto fino a quel momento in Formula 1: i commissari sono stati autorizzati, da questo momento in poi, a penalizzare con un drive-through i piloti che, con la loro condotta di gara, sono giudicati responsabili di contatti evitabili. Quindi, da adesso in poi, ogni volta in cui accadrà qualche polemica per qualche penalità, invece di insultare personaggi religiosi, sappiate che dovete prendervela con gli Schumontoya e con il commissario del GP della Malesia 2002 e magari invocare un contatto tra gli Schumontoya anche nel gran premio successivo. Almeno su questo verrete accontentati: Montoya e Schumacher partivano primo e secondo e si sono toccati al via.

Montoya ha rotto l'ala anteriore ed è stato costretto a rientrare ai box, mentre Schumacher ha proseguito. Stavolta i commissari hanno lasciato le cose come stavano e Michael si è ritrovato inseguito da Ralf a bordo dell'altra Williams. Dietro di loro, frattanto, Barrichello stava rimontando varie posizioni. Molto probabilmente era su una strategia a due soste invece che una, dato che era palesemente più veloce di chiunque. Poi, all'improvviso, al 13° giro e già in seconda piazza da tempo, ha strappato la leadership al compagno di squadra portandosi in testa al suo gran premio di casa, con il pubblico che esultava come se non ci fosse un domani. Stiamo parlando di Barrichello a Interlagos, quindi avrete sicuramente ben chiaro il fatto che effettivamente non c'era un domani. Il problema è che non c'erano neanche cinque minuti dopo, tempo tre giri e la vettura del povero Rubinho gli ha detto "per me la gara finisce qui, se non sai cosa fare per fare venire sera puoi sempre rimediare arrampicandoti sui muretti come facevi da bambino". Adesso lo capite perché speravo in una sua vittoria random?

Curiosamente in occasione del suo primo gran premio di casa in Formula 1 anche Felipe Massa si sarebbe ritirato, in un successivo momento, a causa di un incidente. Avrebbe tuttavia avuto, negli anni a venire, una storia molto diversa sul suolo casalingo, che non mi pare il momento di approfondire adesso. Vi spoilero solo che di lì a quattro anni ha vinto a Interlagos indossando una tuta verde-oro che mi piaceva un sacco, perché sono sicura di non avervi mai raccontato nulla di tutto ciò! Oh wait... Bene, torniamo a noi, i fratelli Schumacher erano 1/2 e sono rimasti 1/2. Dietro di loro c'erano le McLaren e le Renault in ordine sparso, almeno finché Jarno Trulli non è uscito di scena per la rottura del motore a gara inoltrata. A quel punto c'erano due McLaren e una Renault e Montoya è risalito in sesta piazza, che lo rendeva inseguitore di un punto. Mentre Coulthard e Button hanno chiuso la gara terzo e quarto, Raikkonen si è ritirato verso la fine a causa di una ruota non ben imbullonata(?), facendo risalire JPM in quinta posizione. Mika Salo, su Toyota, è quindi risalito sesto.

Curiosità su questi due gran premi:
- nelle prime fasi del GP della Malesia c'è stato un incidente tra le due Jordan, con Takuma Sato che ha tamponato Giancarlo Fisichella, costringendo entrambi a lunghe riparazioni ai box;
- nel warm-up della domenica mattina in Brasile, Enrique Bernoldi (Arrows) ha avuto un incidente a causa del quale è entrata in pista la medical car, non ben segnalata, tanto che Nick Heidfeld (Sauber) ha avuto un contatto con la medical car;
- quando Michael Schumacher, inseguito da vicino dal fratello, ha tagliato il traguardo a Interlagos, Pelé che avrebbe dovuto sventolare la bandiera a scacchi se ne è dimenticato, esponendola al passaggio di Sato che era doppiato.

giovedì 3 novembre 2022

20 anni di 2002: il caos e l'exploit di Webber

Correva l'anno 2002 e il mondiale iniziava dall'Albert Park, con ventidue vetture pronte a involtarsi verso la prima gara stagionale. Qualcosa, però, andava storto già dalla griglia: entrambe le Arrows rimanevano ferme e venivano condotte ai box, da dove Heinz-Harald Frentzen ed Enrique Bernoldi avrebbero preso il via. Rubens Barrichello si apprestava a scattare dalla pole position affiancato dal compagno di squadra Michael Schumacher. Dietro alle due Ferrari c'erano le Williams e le McLaren in ordine sparso, con Kimi Raikkonen appena passato alla scuderia di Woking a fare coppia con David Coulthard. La gara è partita e Barrichello ha avuto un buono spunto. Dietro di lui Ralf Schumacher ha cercato di infilarsi tra le due Ferrari e c'è pure riuscito. Poi il caos.

Il pilota della Williams ha impattato contro il posteriore della monoposto di Barrichello, si è alzato da terra e, senza fare un trecentosessanta gradi completo, è uscito di pista con un gran volo. Dietro, frattanto, si scatenava il caos, con Coulthard che riusciva a portarsi al comando vedendo accodarsi vetutre a caso. C'era la Renault di Jarno Trulli in seconda posizione, la Williams di Juan Pablo Montoya in terza, poi la Ferrari di Michael Schumacher e le Jaguar. Questo per quanto riguarda chi aveva evitato il caos. Dietro c'era un macello pazzesco, colti di sorpresa vari piloti avevano cozzato l'uno contro l'altro. Erano fuori definitivamente la Jordan di Giancarlo Fisichella, Sauber di Felipe Massa e Nick Heidfeld, la Renault di Jenson Button, la B.A.R. di Olivier Panis e la Toyota di Allan McNish.

Anche Raikkonen sembrava coinvolto a qualche titolo nell'incidente (così come altri), l'abbiamo visto zigzagare un po' per evitare le vetture ferme e poi andare a riaccodarsi. Mentre vari piloti ritirati rientravano ai box di corsa nella speranza di potere prendere parte al restart con la vettura di riserva, la direzione gara ha optato per non redflaggare la gara e far entrare in pista alla safety car. In regime di safety car, Raikkonen è rientrato ai box tornando in pista nelle retrovie. Sono nel frattempo occorsi alcuni giri per ripulire la pista, poi finalmente ecco che la safety car si è levata di torno. Coulthard si è subito involato in testa alla gara, mentre Montoya ha fatto una traiettoria strana venendo immediatamente trollato da Schumacher, che si è portato terzo all'inseguimento di Trulli.

Il pilota della Renault ha mantenuto la posizione per pochi giri, poi è finito in testacoda da solo, rimanendo in una posizione alquanto pericolosa, tanto che è entrata di nuovo in pista la safety car. Coulthard, Schumacher e Montoya si sono accodati e, al momento del restart, Coulthard è finito per prati perdendo diverse posizioni. Montoya, invece, da parte sua ha superato Schumacher e gli è rimasto davanti per qualche giro. C'erano tredici vetture in pista al momento, ma erano destinate a diminuire: fuori la Jordan di Takuma Sato per un guasto, bandiera nera a entrambi i piloti della Arrows, Bernoldi per essere salito sul muletto fuori tempo massimo e avere gareggiato con quello, Frentzen per essere uscito dalla pitlane con il semaforo rosso per il caos presente in pista (come accaduto a Massa e Fisichella in Canada 2007).

Schumacher ha superato Montoya per la leadership e da quel momento in poi è rimasto leader, mentre Montoya si doveva accontentare della seconda posizione, inseguito da Raikkonen. Coulthard nel frattempo ogni tanto metteva le ruote sull'erba e sembrava in serie difficoltà, come confermato dal fatto che la monoposto l'abbia poi lasciato a piedi, a un certo punto. Si era già ritirato nel frattempo anche Jacques Villeneuve. Con il pilota della B.A.R. fuori per incidente e Coulthard appiedato c'erano solo otto vetture in pista, con la Jaguar di Pedro De La Rosa inquadrata ai box in difficoltà, ma in grado di tornare in pista, mentre il suo compagno di squadra Eddie Irvine era al momento quarto ed era destinato a rimanerci. Anche il podio era ormai delineato: seppure uscito dai box dietro a Raikkonen dopo il rifornimento, Montoya è riuscito a superarlo subito dopo.

Schumacher, Montoya e Raikkonen i piloti destinati al podio, Irvine in quarta posizione e De La Rosa relegato ultimo. Non c'è altro da fare a questo punto che parlare di chi fossero gli altri tre piloti ancora in pista. Uno di loro era Mika Salo: l'ex ferrarista, al volante di una Toyota, doveva essere rimasto coinvolto a qualche titolo nel caos a inizio gara, dato che era stato per lungo tempo ultimo. Solo una volta ultimate le soste era riuscito a portarsi sesto, dietro all'una e davanti all'altra Minardi. Il debuttante Mark Webber era destinato quel giorno a giungere quinto nel suo evento di casa e alla sua prima gara in assoluto in Formula 1, mentre Alex Yoong avrebbe terminato settimo, fuori dai punti ma miglior risultato della sua non particolarmente brillante carriera nella massima categoria, dopo una gara trascorsa senza fare danni.

Mentre l'evento si avvicinava alle sue ultime battute, Salo ha riservato un ultimo sussulto, quando l'ha sbinnata. Le inquadrature sono andate sul box, dove si è visto un tizio nella posa del facepalm. Salo tuttavia si è rimesso nel giusto senso e ha proseguito in sesta piazza senza problemi, regalando alla Toyota il primo punto nella gara d'esordio del team. I primi tre sono andati sul podio, con un giovanissimo Raikkonen alla sua prima sbevazzata ufficiale... però Schumacher, Montoya e Raikkonen levatevi e fate spazio ai veri eroi! Esistono infatti foto di un'invasione di podio fatta da Paul Stoddart, Mark Webber e un pupazzo a forma di canguro, perché non sempre i veri eroi sono quelli che finiscono in top-3. Alcuni si limitano a fare punti con una monoposto faentina, perché da un lato c'è la storia dei front runner, dall'altro c'è la poesia!



mercoledì 2 novembre 2022

Commento al Gran Premio del Messico 2022

Ogni GP degli Stati Uniti che si rispetti termina con una fuga in Messico nel weekend del Dia de los Muertos, che in teoria sarebbe il 2 novembre, ma il 2 novembre in Messico dà l'impressione di durate tutta la settimana che lo precede. Stavolta invece di arrivare a cavallo, Dani-Smile è arrivato indossando una maschera messicana a tema, commenti più gettonati "Ricciardo sei un pagliaccio, ti amavamo quando facevi le stesse trollate ma vincevi gran premi, adesso devi andare a contemplare le mucche al pascolo e lasciare la scena a chi è più competitivo di te". Insomma, non hanno neanche un minimo di pazienza, dato che probabilmente tra qualcosa come tre settimane la carriera in Formula 1 di Ricciardo sarà finita. Poi quando non ci sarà, come minimo tutti lo rivorranno indietro, ma non mettiamoci troppo avanti con i lavori e preoccupiamoci del fatto che tutto è iniziato sabato con le qualifiche.
Voce fuori campo: "Veramente ci sono sessioni di prove libere da seguire in religioso silenzio, altrimenti non si è very uominy."
L'Autrice(C): "Allora ho l'impressione che di very uominy ce ne siano pochi, dato che non mi risulta che la caciara con cui vengono commentate le prove libere sui social sia esattamente compatibile con il concetto di religioso silenzio."
Non so esattamente cosa sia successo venerdì, le prove libere in orario serale hanno il vantaggio di permettermi di sfuggire maggiormente alla lettura di commenti sui social. Il venerdì, quindi, possiamo considerarlo già terminato e passare al sabato, nello specifico alle qualifiche, che si sono svolte alle 22.00 ora italiana ma sono state trasmesse da TV8 alle 23.30. Prima sono andata a farmi la solita passeggiata che faccio molte sere d'estate, perché non sarà più estate ma le temperature sono quelle. Dopo un'ora di camminata o giù di lì mi sono seduta su una panchina a cazzeggiare con lo smartphone (senza accedere ai social per evitare spoiler) in attesa che arrivasse l'orario delle qualifiche in TV. Sono salita in casa una decina di minuti prima e mi sono messa a guardare la sessione senza accedere ugualmente ai social per evitare spoiler. Non c'è stato niente di particolarmente altisonante, sono uscite una Haas, due Aston Martin e due Williams, con una Haas e un'Aston che avevano fatto lo stesso identico tempo.
Piccolo Principe: "Sono stato eguagliato dal mio idolohhhh!!111!11!!!1!! Cra cra cra!!11!!!1!!!11!!"
Crazy Frog: "Come ti permetti di rubarmi la rana? Limitati a fare il principe, invece di fare il ranocchio, altrimenti vado a dire a Gunther Steinahhhh che non sei quel bravo ragazzo che sembri."
Piccolo Principe: "Sono sicuro che sarebbe molto contento di scoprirlo. F*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck, f*ck!!11!!1!!!11!!!"
Crazy Frog: "Sorry what?"
Dietro di loro c'era Strollino, poi Albon, poi infine la marmotta del Quebec. Strollino, tuttavia, era destinato a partire ultimo perché la volta scorsa aveva frenato a random facendo credere ad Alonso di essere un trampolino.
Il Vanz ne ha approfittato per ricordare che il fanboy di Vettel era stato battuto stratosfericamente dal compagno di squadra (poi ultimo in Q2) e che anche lo stesso Vettel non aveva brillato nonostante lui fosse davanti al proprio compagno di squadra, mentre nessuno ha speso una sola parola per menzionare il confronto tra Bottas e Zhou. Non che ci sia qualcosa di cui lamentarsi, sia chiaro, perché sono anche piuttosto contenta che non sia stato sparso sterco sopra il povero Zhou. Sarebbe stato a mio parere opportuno menzionare il fatto che Bottas stava guidando come se si fosse appena nutrito di sangue umano, ma non si può avere tutto dalla vita. Mettiamo quindi Bottas da parte per tirarlo fuori al momento più opportuno e limitiamoci a segnalare l'uscita di scena di Dani-Smile, seguito da Zhou, da Tsunoda, dal Pokemon e poi da Kmag che è stato retrocesso di cinque posizioni per sostituzione di componenti ed è partito dall'ultima fila davanti a Strollino.
Nel frattempo Perez non sembrava brillare particolarmente e ciò avrà sicuramente provocato godimento stratosferico tra i driverstosurvivers e la gente che segue la Formula 1 da ottobre 2022 in generale: sembra sia il pilota più odiato, al punto che varia gente ha passato i giorni che precedevano il weekend a invocare che avesse un incidente grave e, se qualcuno faceva notare che non era molto elegante comportarsi così, sostenevano che quando si tratta di Perez tutto è concesso. Insomma, abbiamo capito che tutti i driverstosurviver sono convinti di essere mogli cornificate di Checo. A Verstappino e ai Mercedes Bros, frattanto, non importava niente di autoproclamarsi consorti di Perez, quanto piuttosto di accaparrarsi delle prime tre posizioni sulla griglia. Verstappino si è preso la pole, seguito da Russell con tutte le sue -L e poi dal Gangster Rapper. Il pilota di casa si è accodato al quarto posto davanti a Sainz, Bottas e Leclerc. Si sono scatenate nel frattempo le solite fanwar tra i tifosi dei Leclainz che hanno fatto polemica come al solito (avrei scoperto al momento di entrare nuovamente sui social) mentre nessuno si filava Bottas e il fatto che ce l'avesse enormehhhh. Dietro a Leclerc, frattanto, hnno chiuso Norris, Alonso e Ocon.
Nel frattempo il drama era elevato alla massima potenza dal fatto che, dopo che il telecronista di Sky UK ha tacciato in diretta televisiva pressoché mondiale Verstappen di avere rubato due titoli, la Redbull ha deciso di non rilasciare interviste a Sky per tutto il resto del weekend. La cosa ovviamente ha fatto molto discutere, c'è stato chi ha criticato pesantemente Verstappen e la Redbull per la scelta e chi invece ha compreso le loro ragioni sostenendo che i media non stiano mostrando molto equilibrio e imparzialità. A qualcuno potrebbe interessare sapere quale sia il mio punto di vista in proposito e avrei due osservazioni da fare. Il primo è che non mi immagino fino a pochi anni fa un silenzio stampa totale contro certe emittenti televisive da parte di piloti o scuderie specie di primo piano. Il secondo è anche che non mi immagino fino a pochi anni fa un telecronista che taccia pubblicamente un team o un pilota di furto. Per intenderci, a mio avviso bisognerebbe comportarsi in maniera conforme al contesto nel quale ci si muove. Kravitz è liberissimo di pensare che Verstappen sia un ladro di mondiali e di affermarlo e Verstappen è liberissimo di rifiutarsi di parlare con Kravitz per questa ragione, però il luogo più opportuno per tenere questi tipi di comportamento sarebbe il bar, non una diretta televisiva né il momento delle interviste post-sessioni.Domenica la gara era prevista per le 21.00 ma sarebbe stata trasmessa da TV8 con una sola ora di differita alle 22.00. Più o meno all'orario in cui la gara iniziava per chi aveva modo di vedere la diretta sono uscita a fare un giro, in attesa che arrivasse l'ora della differita. Avevo ormai finito la mia passeggiata ed ero a poche centinaia di metri da casa quando in un parco ho visto due persone che avevano portato i loro cani. I due cani si stavano rincorrendo e uno di loro chiamava il cane. Il cane si chiamava Yuki e ho pensato immediatamente a Tsunoda! Il cane, tuttavia, era di stazza abbastanza abbondante e faceva un certo contrasto con le piccole dimensioni del pilota.
Ad ogni modo sono rientrata a casa pochi minuti prima delle 22.00, mi sono piazzata su TV8 e ho atteso pazientemente che iniziasse la gara. È iniziata con Verstappino che manteneva la posizione, mentre tra le Mercedes era Hamilton a spuntarla. Non solo, Russell e le sue -L ingaggiavano un duello con Perez dal quale uscivano perdenti accodandosi al quarto posto. Frattanto c'era un duello tra i Leclainz e mi sono sentita soddisfatta di essere lontana dai social media per evitare spoiler, perché probabilmente in quel momento la gente avrebbe fatto polemiche. Le hanno fatte comunque dopo. Sainz, uscito vincente dal duello con Leclerc in quelle fasi, ha mantenuto la quinta posizione a debita distanza da tutto e da tutti. Leclerc, ugualmente, ha mantenuto la sesta posizione fino alla fine, a qualche secondo di distanza dal compagno di squadra. I due ovviamente, non hanno avuto la stessa visione di gara.
Fanboyz: "Negli ultimi due gran premi non sono neanche riuscito a completare un giro, stavolta invece sono arrivato alla bandiera a scacchi seppure andando a passo di tartaruga, ma almeno ho potuto accontentare mia nonna che non vedeva l'ora di vedere qualche mia inquadratura."
Predestinato: "Nelle ultime due gare sono salito sul podio e le urla del Vanz mi sono arrivate fino nell'abitacolo, il bilancio di questa gara è sicuramente negativo, non posso dire di essere soddisfatto."
La gente sui social ci ha tenuto a rimarcare che i due hanno dato visioni contrapposte senza tenere conto del contesto, perché ovviamente togliendo qualsiasi cosa dal proprio contesto è decisamente più facile fare polemica. Certo, è difficile anche che la nonna di Sainz sia soddisfatta dalle inquadrature televisive dato che non è che il nipote sia stato inquadrato più di tanto, ma dopotutto non è stato inquadrato neanche Verstappen.
Al primo giro avevamo Verstappen, Hamilton, Perez e Russell nelle prime quattro posizioni e alla fine abbiamo avuto i quattro nelle stesse posizioni di partenza, nonostante un tentativo della Mercedes di diversificare la strategia. Le Redbull erano partite con la mescola più morbida di gomme, in Mercedes con la medium, per passare alle hard e fare una sosta sola. Il problema è che anche in Redbull hanno fatto una sosta sola, quindi non c'è stata la possibilità di cambiare posizioni. L'unica differenza è che il Gangster Rapper nel primo stint era relativamente vicino a Verstappino, mentre nel secondo ne era lontano e aveva relativamente vicino Checo. Le Ferrari come già detto hanno chiuso 5/6 completamente abbandonate a sé stesse, del tutto incapaci di avvicinarsi al quartetto di testa, ma è stato un risultato brillante: se ci fossero state ventisei safety car e magari la gara fosse finta in regime di safety car, non avrebbero preso distacchi di un minuto. E poi, siccome Russell è rientrato insieme a tutte le sue -L al penultimo giro per tentare il giro più veloce (cosa che dovrebbe essergli riuscita) non si può dire che abbiano preso un minuto dal quarto.
La gara è stata definita da molti noiosa, con alcuni che si sono spinti ad affermare che in Messico non ci siano mai state gare avvincenti. Devono essersi scordati della caotica edizione del 2016 in cui Verstappen venne trascinato giù dal retropodio per penalità e in cui Vettel si mise a insultare Charlie Whiting in mondovisione, con il podio che andò poi a Ricciardo, ma post-podio stesso. Stavolta Ricciardo ha chiuso la gara in settima piazza, riuscendo a staccare di oltre dieci secondi l'Alpine che lo seguiva. Doveva infatti scontare una penalità per avere letteralmente messo fuori gara Tsunoda, dopo la quale aveva iniziato ad andare like a boss superando in pochi giri Norris e le Alpine, con una delle Alpine, quella di Alonso, che ha poi fatto la fine di una McLaren motorizzata Honda.
In generale le cose non sono neanche andate malaccio per il vampiro famelico, che ha portato a casa un punto da vero maschio alfa, mentre i maschi alpha faentini invece hanno avuto una gara fatta di maggiori peripezie. Tsunoda come già detto si è ritirato, mentre Gasly si è procacciato una penalità già nelle prime fasi di gara quando durante un duello con Strollino l'ha superato praticamente a ruote bloccate e Strollino ha messo le ruote su una via di fuga. Ogni tanto lasciare correre e non considerare azioni di questo genere come se fossero kriminihhhh contro l'umanità potrebbe avere maggiore senso, ma da quando ha criticato il trattore Gasly viene penalizzato per tutto ciò per cui è possibile trovare una scusa. Ha anche raggiunto dieci punti penalità sui dodici massimi consentiti prima del race-ban e i primi "scadono" in aprile o maggio del 2023, quindi da adesso in poi deve riuscire a comportarsi sempre bene.
Per il resto non è successo nulla di particolare, a parte che Zhou guidava in modo abbastanza scatenato e che l'Aston Martin sembrava in netta difficoltà. Poi, dietro a tutto e a tutti, c'erano le Haas. Anzi, dietro a tutto e tutti, ma non a Latifi, che ancora una volta ha pensato bene di chiudere ultimo.

RISULTATO: 1. Max Verstappen (Redbull), 2. Lewis Hamilton (Mercedes), 3. Sergio Perez (Redbull), 4. George Russell (Mercedes), 5. Carlos Sainz (Ferrari), 6. Charles Leclerc (Ferrari), 7. Daniel Ricciardo (McLaren), 8. Esteban Ocon (Alpine), 9. Lando Norris (McLaren), 10. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), 11. Pierre Gasly (Alpha Tauri), 12. Alex Albon (Williams), 13. Guanyu Zhou (Alfa Romeo), 14. Sebastian Vettel (Aston Martin), 15. Lance Stroll (Aston Martin), 16. Mick Schumacher (Haas), 17. Kevin Magnussen (Haas), 18. Nicholas Latifi (Williams), Rit. Fernando Alonso (Alpine), Rit. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri).