giovedì 18 agosto 2022

18.08.1957: il Gran Premio di Pescara

Oggi è il 18 agosto, anniversario di un evento unico nella storia della Formula 1 e dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di addirittura 65 anni! Siamo in una mattina del 1957 e per la prima volta da quando scrivo su questo blog vi porto nel primo decennio della storia della Formula 1: benvenuti a Pescara, il circuito più lungo della storia del mondiale, oltre venticinque chilometri di circuito cittadino. Esistente fin dagli anni '20 e di altre competizioni, ha già ospitato negli anni '50 gare PER vetture di Formula 1, ma nessuna valevole PER IL MONDIALE di Formula 1. Per intenderci, prima del 1957 è stato sede di eventi non-championship, e in realtà già per gli standard degli anni '50 viene considerato non esattamente adeguato agli standard di sicurezza. Il tracciato della città che in seguito darà i natali a Jarno Trulli e sarà città di adozione del pugliese Vitantonio Liuzzi ha un layout abbastanza memorabile e unisce varie località della zona, che potete vedere in questa piantina reperita grazie a Wikipedia.


Di questo gran premio ho trovato, oltre che qualche fonte scritta che ne narra una sintesi, anche un filmato di un paio di minuti d'epoca, un probabile reportage televisivo proprio degli anni '50. Sia il filmato sia i testi in proposito concordano su una faccenda: il GP di Pescara, in origine, non doveva esserci. Era tuttavia un'epoca complicata sia per il motorsport sia al di fuori del motorsport: da un lato il disastro di Le Mans 1955 aveva portato molte nazioni a rivedere l'organizzazione di eventi motoristici, dall'altro la crisi di Suez del 1956 aveva portato a una crisi petrolifera con gran premi annullati per ragioni economiche.
Siccome certe faccende nel 1957 funzionavano all'incirca come nel 2020, Italy has entered the chat e ha servito su un piatto d'argento una location dove svolgere un altro evento (a cui diversamente che in epoca contemporanea il pubblico poteva accedere gratis vista l'impossibilità di fare controlli in un'area così elevata), oltre che quello conclusivo della stagione a Monza. È così che si è svolto il GP di Pescara, semi-boicottato dalla Ferrari, che tuttavia ha schierato una vettura per Luigi Musso - qui sotto nello screenshot.


La ragione del semi-boicottaggio risale all'incidente mortale di Alfonso De Portago alla Mille Miglia alcuni mesi prima, nel quale erano morti anche diversi spettatori e all'indagine in corso, a seguito della quale Enzo Ferrari aveva deciso di boicottare le competizioni sul suolo italiano. Secondo alcune fonti, avrebbe permesso a Musso di prendere parte al GP di Pescara, ma come entry privata, culminando in una terza posizione in griglia, a bordo della vettura numero 34, dietro alla Maserati di Juan Manuel Fangio e alla Vanwall di Stirling Moss.
Al via Musso si è portato in testa, seguito da Moss e da Fangio, ma la sua leadership non è durata a lungo, solo un giro. O meglio, un giro non era neanche tanto corto, vista la lunghezza del circuito! Ad ogni modo, Musso è scalato in seconda posizione, dove pare essere rimasto per metà gara o giù di lì, fino al suo ritiro dopo un problema tecnico, facendo risalire di conseguenza Fangio in seconda posizione.


A bordo della Vanwall numero 26 qui sopra immortalata mentre ultimaba un doppiaggio, Moss ha leaderato incontrastato fino alla bandiera a scacchi, con Fangio - descritto nel servizio TV anni '50 come il miglior pilota di tutti i tempi e la considerazione che forse anche piloti che avendo una lunga carriera davanti e non apparivano come migliori un giorno sarebbero sembrati tali - a debita distanza al secondo posto, forse attardato da una lieve uscita di pista sull'asfalto sporco, forse a seguito del guasto di Musso.
Su sedici piloti partiti, sette sono giunti al traguardo, nove ritirati, tra cui anche nomi illustri come Jean Behra (che siccome sono una gossippara vi segnalo pare fosse l'ex fidanzato di Maria Teresa De Filippis), Jo Bonnier e Tony Brooks. Sette sono giunti al traguardo, terzo Harry Schell su Maserati davanti al compagno di squadra Masten Gregory. Stuart Lewis-Evans su Vanwall ha chiuso quinto precedendo la Maserati dell'italiano Giorgio Scarlatti e la Cooper di Formula 2 di Jack Brabham, che secondo Wikipedia inglese sarebbe rimasto senza carburante lontano dalla pitlane si sarebbe procurato carburante a una stazione di servizio del posto - il circuito era di fatto una serie di strade. Non so se sia vero, ma è molto suggestivo e poetico.


mercoledì 17 agosto 2022

Indycar 2022: #14 Gran Premio di Nashville

Nel weekend a venire tornerà il campionato di Indycar, quindi direi che è anche ora di riepilogare quanto accaduto dieci giorni fa in un evento denominato "Big Machine Music City Grand Prix", che nonostante gli accenni a music city varie non è un festival musicale quanto piuttosto un festival dell'incidente. La gara, iniziata in ritardo a causa di un rain delay, è stata un susseguirsi di contatti che hanno provocato un verdetto unanime: gli incidentihhhh che generano spettakolohhhh, BeLiXiM0 KoNtYnUa!!!11!!11!! Lungi da me valutare se questa gara debba o non debba ripetersi, ma il mio giudizio non può che essere uno solo: almeno da un certo punto in poi l'incidente ha perso il potere di "generare spettacolo". Se lo spettacolo si genera tramite sorprese, c'era più da sorprendersi nei momenti in cui incidenti non ne sono avvenuti.

Tutto è iniziato con Scott McLaughlin (Penske) partito dalla pole position in testa davanti a Romain Grosjean (Andretti) e Alex Palou (Ganassi) con Christian Lundgaard (Rahal) nelle zone alte della classifica: il ragazzo della Formula 2 sta iniziando a farsi notare. Fin dalle prime battute si è capito che c'era un elevato rischio di contatti e ad aprire le danze è stata una piccola pennellata: Colton Herta (Andretti) è stato inquadrato con l'ala anteriore danneggiata. Niente di grave, tutto a posto, la prima safety car è entrata per opera del suo compago di squadra Alexander Rossi, rimasto fermo dopo un testacoda(?), la cui è poi proseguita. Altro team (Meyer Shank), altra vettura fucsia: il secondo incidente di un certo livello è ststo quello di Helio Castroneves, a sua volta riuscito a proseguire nella gara.

Arrivati a questo punto e con le safwty car in successione le strategie si sono un po' rimescolate e ci siamo ritrovati con Palou in testa. Frattanto un nuovo incidente ha messo fuori Patricio O'Ward (Arrow McLaren) tamponato(?) da Graham Rahal (Rahal) a seguito del quale sono state inquadrate altre vetture ferme in modo random. Risultano essersi ritirati in quei frangenti anche Dalton Kellett (Foyt) e Simona De Silvestro (Paretta), mentre il successivo incidente ha visto protagonisti Takuma Sato (Coyne) e Devlin DeFrancesco (Andretti). Più o meno a questo punto della gara McLaughlin era secondo dietro a Palou e Grosjean quarto dietro al rookie David Malukas (Coyne). Abbiamo poi visto Rinus Veekay (Carpenter) sbinnarla e ripartire, salvo poi finire fuori gioco sbattendo contro Rahal in precedenza finito in barriera.

Josef Newgarden (Penske) per questioni di strategia si 3è ritrovato in testa davanti a Scott Dixon (Ganassi) e Felix Rosenqvist (Arrow McLaren), mentre i piloti in precedenza protagonisti erano un po' più arretrati. O, nel caso di Malukas, non destinati a vedere la fine della gara, toccato da Kyle Kirkwood (Coyne) è stato infatti costretto al ritiro insieme all'avversario. Poi la gara si è messa tranquilla, anzi no. Grosjean si è ritrovato in lotta con il compagno di squadra Herta, in notevole rimonta, e una sua vecchia conoscenza, Marcus Ericsson (Ganassi) il quale sembra avere riportato danni alla vettura, che poi l'indomani ha messo like a tweet vari contro Grosjean e criticato lo stesso Grosjean accusandolo di criticare altri quando innescano incidenti e poi di fare ugualmente la stessa cosa in prima persona.


Prima del fattaccio con Newgarden è stato un compagno di squadra di Ericsson, Jimmie Johnson, ad avere qualche istante di popolarità, non in positivo ma per un incidente e l'ennesimo ingresso della safety car, mentre a pochi giri dalla fine è stata la volta di Newgarden. Rientrato ai box ha lasciato la leadership a Dixon e si è ritrovato dopo la sosta in bassa top-ten iniziando a rimontare e a superare varie vetture contemporaneamente. Purtroppo a Grosjean ha cercato di passarlo quasi andandogli sopra ed ecco che è finito in barriera, per poi fare polemica contro il pilota della Penske. Frattanto Ericsson era fermo e la gara veniva redflaggata al solo scopo di avere un finale a effetto. È seguita la polemica Ericsson vs Grosjean, con Ericsson che ha in seguito accennato su Twitter a un chiarimento telefonico con il suo best friend forever.

Il finale della gara è ststo un susseguirsi di posizioni perse da Lundgaard, con Dixon vincitore davanti a McLaughlin e Palou sul terzo gradino del podio. Seguivano Rossi e Herta, poi Newgarden, con Rosenqvist che ha preceduto Lundgaard, solo ottavo. Simon Pagenaud (Meyer Shank) e Jack Harvey (Rahal) hanno preceduto Will Power (Penske), solo undicesimo. Veekay e Castroneves hanno terminato a un giro, con ultime due vetture in pista, ma doppiate di vari giri e quindi classificate anche dietro a qualche ritirato, quelle di Callum Ilott (Juncos) e Conor Daly (Carpenter), con essenzialmente quindici vetture ancora in gara su un totale di ventisei presenti al via. Non mi sembra esattamente una buona media, ma chi sono io per giudicare? Buon lavoro Nashville, se lo spettakolohhhh si fa così, allora spettacolo sia.


martedì 16 agosto 2022

Formula E 2022: il titolo di Stoffel Vandoorne nel 100° eprix della storia

In quest'ultimo weekend è terminato il campionato 2021/22 disputato in realtà nel solo 2022 di Formula E, di cui devo ancora raccontarvi anche il double header di Londra risalente a due settimane fa. Credo sia ora di metterci in pari, iniziando dalla pole position di Jake Dennis, pilota del team Andretti. Ha conservato la posizione nei confronti della Mercedes di Stoffel Vandoorne, mentre dietro a centro gruppo c'era un po' di caos con dei contatti. Una delle vetture coinvolte era la Jaguar di Sam Bird che si è ritirato, un altro era Edoardo Mortara sulla Venturi, precipitato nelle retrovie, il che non era sicuramente utile alla sua rincorsa al titolo. Le posizioni dei primi due non sono cambiate per la durata della gara, con la Mercedes di Nyck De Vries che ha avuto per quasi tutto il tempo la terza posizione.

La Dragon Penske di Sergio Sette-Camara (compagno di squadra di Antonio Giovinazzi) ha brevemente illuso al quarto posto, scivolando però progressivamente indietro nel corso della gara e addirittura rimanendo fermo nel corso dell'ultimo giro (con Giovinazzi già costretto al ritiro). De Vries ha conservato la terza piazza arrivando quasi al photofinish con la Envision di Nick Cassidy, mentre la top-5 è stata completata in pista da Oliver Askew, compagno di squadra di Dennis. Una penalità a De Vries l'ha fatto scivolare al sesto posto, dietro anche alla Jaguar di Mitch Evans. La Techeetah di Antonio Felix Da Costa (in precedenza protagonista di una lieve toccata con il compagno di squadra Jean-Eric Vergne) ha chiuso al settimo posto davanti a Maximilian Gunther (Nissan eDams), Lucas Di Grassi (Venturi) e Pascal Wehrlein (Porsche).

La gara dell'indomani, iniziata con Dennis in testa davanti a Di Grassi, è cominciata con una sorpresa positiva: reduce da un'ottima qualifica, Giovinazzi in terza posizione. Non era destinato a durare in quella posizione, dato che poi l'abbiamo visto scivolare al quinto posto, ed è stato allora che è arrivata una sorpresa negativa: un drive through per "overpower". È successivamente seguito anche un ritiro, perché ormai sembrava rigoroso che Giovinazzi non dovesse avere nessuna gioia. Dennis, diversamente dal sabato, alla domenica ha dovuto accontentarsi del secondo posto sopravanzato da Di Grassi, mentre De Vries ha chiuso il podio. Approfittando anche del ritiro di Evans Vandoorne è giunto quarto precedendo Da Costa. L'ex campione Sebastien Buemi (Nissan eDams) è arrivato sesto, mentre Robin Frijns (Envision) ha chiuso in settima piazza.

Per Sam Bird, ottavo classificato davanti a Sette-Camara e Wehrlein, quella di Londra è stata l'ultima partecipazione stagionale, in quanto ha dovuto saltare l'eprix di Corea a Seoul a causa di una frattura a un polso per la quale ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico. Si è avuta quindi la prima sostituzione in corso d'opera della stagione, dato che in entrambe le gare coreane il suo posto è stato preso da Norman Nato. Non è stata l'unica sostituzione: Giovinazzi, infatti, palesemente perseguitato dalla iella perché non ci sono altre spiegazioni ormai, nella gara di sabato di Seoul ha rimediato un infortunio a una mano, dovendo dare forfait per la gara della domenica. Il suo posto presso il team Dragon Penske è stato preso quindi da Sacha Fenestraz (il cognato di José Lopez).


La gara di apertura del weekend coreano è stata caratterizzata da una bandiera rossa dovuta a un "vistoso" incidente innescato dalla pista bagnata, con varie vetture finite fuori pista alla stessa curva e una vera e propria ammucchiata. De Vries addirittura si è infilato sotto alla monoposto di Buemi, con altre sei vetture coinvolte, Norman Nato e Nick Cassidy che sono riusciti a proseguire ripartendo dopo la bandiera rossa, e invece ritirati la Andretti di Oliver Askew, la Porsche di André Lotterer ed entrambe le NIO di Oliver Turvey e Dan Ticktum. Tutto ciò è accaduto nelle prime fasi di gara, quindi ritengo doveroso specificare anche cosa succedeva davanti: Oliver Rowland su Mahindra si era procacciato la pole per la gara del sabato, venendo subito superato da Evans e Di Grassi, con il pilota della Jaguar in testa alla gara.

Giovinazzi ha chiuso la gara fermo ai box con l'ennesimo ritiro, mentre le speranze di vincere il titolo per Mortara si sono esaurite a causa di una slow puncture che l'ha costretto al ritiro, mentre vincendo davanti a Rowland e Di Grassi (in regime di safety car per un incidente nel finale che ha coinvolto la Mahindra di Alexander Sims), Evans ha conservato speranze di potete battere Vandoorne, quinto in questa gara dietro a Dennis, seppure lontano di una ventina di punti. Hanno preso punti anche Vergne, Wehrlein, Frijns, Da Costa e Cassidy. Da Costa la domenica ha anche conquistato la pole position, mentre Vandoorne sembrava decisamente favorito con il suo quarto posto rispetto a Evans che si è qualificato solo in tredicesima posizione, rendendo improbabili le sue chance di vittoria del titolo.

La gara della domenica l'ho vista in diretta su Italia 1 e ha visto la vittoria di Mortara, con Vandoorne classificato in seconda posizione. Al traguardo era arrivato terzo dietro a Dennis, ma quest'ultimo ha ricevuto una penalità, mi pare di capire per incidente con Da Costa, nella prima parte di gara in lotta per il podio. A Dennis è andata bene perché ha chiuso comunque terzo, mentre Frijns, Askew e Vergne hanno preceduto Evans autore comunque di una buona rimonta vista la posizione di partenza. La gara è stata abbastanza movimentata, con ritiri più (De Vries, Wehrlein) e meno (Ticktum, a inizio gara in top-10) illustri, e ha visto Da Costa risalire fino alla decima piazza dietro a Cassidy e Buemi, superando in extremis Sette-Camara, che comunque era destinato a una penalità che gli avrebbe fatto perdere la top-10.

lunedì 15 agosto 2022

Ferragosto 1993 e dintorni: la tripletta di Damon Hill

Buon Ferragosto a tutti e, per questa occasione, ho deciso di raccontarvi di un gran premio che si svolse proprio il giorno di Ferragosto. Se non l'avessi ancora fatto, vi avrei narrato il duello tra Elio De Angelis e Keke Rosberg di cui ricorre il quarantesimo anniversario, ma avendolo già raccontato in passato ho scelto un altro evento disputato il 15 agosto, ovvero il GP d'Ungheria 1993, in cui come secondo gli standard del periodo partivano affiancate in prima fila le due Williams di Alain Prost e Damon Hill, anche se *partivano* è una parola grossa. Infatti al momento del giro di formazione Prost è rimasto fermo in griglia ed è stato spedito in fondo alla griglia, lasciando Hill leader incontrastato già al via di una gara di cui al momento non esistono su Youtube né versioni integrali né extended highlights. La vidi nel lontano 2012 per intero, maturando la convinzione che fosse una gara contenente un mio ricordo preciso d'infanzia, anche se non saprei dire con esattezza.

Il numero 0 nella primissima parte di gara è stato seguito a distanza ravvicinata dalla McLaren di Ayrton Senna, mentre un connazionale di quest'ultimo - Rubens Barrichello su Jordan - si ritirava invece per incidente, pare a seguito di un contatto con la Footwork di Aguri Suzuki. Ciò che dieci anni fa, vedendo questo gran premio, mi fece scattare il campanello del ricordo d'infanzia è che ricordavo una situazione in cui c'erano in trenino Ferrari/ Benetton/ McLaren e chiesi a mia madre, nel soggiorno di casa dei miei nonni, come mai inquadrassero sempre loro. Effettivamente in una primissima fase di gara, dal terzo posto al settimo, erano racchiuse le due Ferrari di Gerhard Berger e Jean Alesi con in mezzo a loro le Benetton di Riccardo Patrese e Michael Schumacher, seguiti da Michael Andretti. Poi, dopo un testacoda di Schumacher, ci siamo ritrovati con una Ferrari, una Benetton, una Ferrari e una McLaren, a cui si è messa in coda la seconda Benetton dopo che Schumacher ha rimontato.

Non saprei, mi piace pensare di avere identificato così una scena di gara vista nella mia infanzia, ma d'altronde credo di avere identificato - come vi avevo raccontato a suo tempo - il potenziale podio del GP di Spagna, quindi non ho più le idee molto precise di quale sia il mio primo effettivo ricordo motoristico attribuibile a una gara ben precisa. Sono abbastanza sicura, a proposito di ricordi, che invece Michael Andretti starebbe bene anche senza ricordarsi di questo gran premio, dato che è stato costretto al ritiro per un guasto, stessa sorte in realtà toccata anche a Senna. Le cose per il momento sembravano andare bene invece per Schumacher, che rimontava posizioni like a boss arrivando a occupare anche la seconda piazza. Poi, però, è stato costretto al ritiro. Idem Alesi, a causa di un incidente con Christian Fittipaldi. Ho trovato un brevissimo highlight della TV brasiliana in cui si vedevano anche i due che discutevano animatamente a proposito dell'incidente e gente nei commenti che raccontava che i due erano amici e si spostavano in aereo insieme sull'aereo di Alesi.

Mentre Prost procedeva attardato di diversi giri dopo avere avuto un problema durante la sosta che l'aveva costretto a rimanere fermo per parecchi minuti, Patrese si trovava stabilmente in seconda posizione, mentre Berger dopo la sosta ai box si è ritrovato a dovere rimontare alcune posizioni, chiudendo terzo davanti a Derek Warwick (Footwork), Martin Brundle (Ligier) e Karl Wendlinger (Sauber), mentre un incidente metteva fuori gioco Pierluigi Martini (Minardi) quando era in lotta per le posizioni più basse della zona punti. Frattanto non dobbiamo perdere di vista Hill, che andava a tagliare il traguardo da vincitore per la prima volta nella propria carriera e dopo varie occasioni andate in vacca in extremis nel corso delle gare precedenti. Doveva essere un grande sollievo per lui essere riuscito a vincere almeno una volta. Poi c'è riuscito una seconda. E anche una terza, tutte consecutivamente, nei due gran premi successivi, quello del Belgio (di cui non esiste ugualmente un highlight lungo) e quello d'Italia (di cui fortunatamente esistono maggiori tracce sullo Youtube del giorno d'oggi).

L'evento successivo è iniziato con un gran botto di Alessandro Zanardi sulla Lotus in qualifica, mentre quando è giunto il momento della gara Prost e Hill erano ancora una volta affiancati in prima fila. Senna ha tentato di infilarsi tra i due sopravanzando Hill nelle primissime fasi di gara, ma è stato costretto poi ad accodarsi alla Williams del numero 0. Nel frattempo Schumacher, partito male, stava rimontando like a boss, fino a portarsi negli scarichi di Senna. A quel punto è arrivato uno di quei momenti di sonno collettivo in cui tutti si sono addormentati in branco in modo da potere affermare che tra Senna e Schumacher non ci siano mai stati dei duelli. Il momento del sorpasso è avvenuto dopo il cambio gomme, che i due hanno effettuato nello stesso giro. Schumacher si è portato così al terzo posto, staccato da Hill a sua volta staccato da Prost. Ha poi iniziato a staccare Senna a propria volta, con il pilota della McLaren, con probabili problemi alla vettura, ben presto relegato a debita distanza. Davanti, nel frattempo, Prost sembrava andare like a boss, ma poi giunto il momento di fermarsi ai box c'è stato un problema.

Mentre qualcuno si chiedeva se Hill avrebbe atteso il compagno di squadra per cedergli la leadership perduta, Schumacher è intervenuto suo malgrado a favore del suo futuro avversario. Superando Prost si è frapposto, in seconda posizione, tra le due Williams. È anche andato ad avvicinarsi a Hill, ma la bandiera a scacchi ha sancito la vittoria del numero 0. Schumacher e Prost hanno chiuso il podio, Senna è giunto quarto, precedendo la Lotus di Johnny Herbert e la Benetton di Riccardo Patrese a completare la zona punti. Pessima gara per le due Ferrari: dopo pochi giri Alesi si è ritirato per un guasto, mentre Berger, lontano dalla zona punti, ha concluso anzitempo per un incidente con la Ligier di Mark Blundell. Almeno uno dei due era destinato a vedere una gioia decisamente maggiore a Monza, salendo sul podio in compagnia di Hill e di un outsider, ma credo sia meglio iniziare dall'inizio, ovvero da un pile-up: cinque ritirati in uno strike al via, la Sauber di J.J. Lehto, le Jordan di Rubens Barrichello e dello one-off Marco Apicella, nonché le Footwork di Derek Warwick e Aguri Suzuki.

Non c'è che dire, un buon inizio, due coppie di compagni di squadra finite di fatto gli uni contro gli altri già al via, figuriamoci con che numero acrobatico tra minardisti potrebbe terminare un simile gran premio. Invece di pensare a Fittipaldi che spicca il volo su Martini sulla linea del traguardo, con i due giunti comunque settimo e ottavo, credo però sia più opportuno parlare di quello che succedeva all'inizio della gara nella parte che contava della classifica. Prost, infatti, si è involato in prima posizione seguito da Hill, almeno finché non c'è stato un contatto tra questo e Senna. Il pilota della McLaren ha rischiato di spiccare il volo, iniziando una prestazione non all'altezza del suo nome, a cui è seguito un ritiro dopo pochi giri per un'uscita di pista. Nel frattempo Prost leaderava davanti a Schumcher, Hill e Alesi. A proposito di gioie, ho assicurato che almeno lui non avrebbe avuto iella in questo evento, ma devo rettificare, menzionando un curioso incidente che nelle qualifiche ha coinvolto le due Ferrari, tanto per non farsi mancare nulla.

Sembra che Berger non si fosse accorto che la sessione di qualifica era finita e fosse ancora nel pieno della velocità, quando i due piloti Ferrari si sono ritrovati nei pressi l'uno dell'altro e nel tentativo di non spalmarsi l'uno contro l'altro si sono spalmati, in particolare Berger, contro le barriere. Berger, comunque, la domenica se la doveva vedere con problemi tecnici vari che hanno fatto chiudere la sua gara anzitempo con un ritiro. Alesi nel frattempo proseguiva, risalendo in terza posizione quando Schumacher è stato costretto al ritiro per un guasto al motore e in un momento successivo addirittura secondo quando Prost è andato incontro alla stessa sorte mentre la gara si avvicinava ormai alla conclusione. Hill ne ha ereditato la prima posizione, vincendo per la terza volta consecutiva davanti ad Alesi e a nientemeno che Michael Andretti, all'unico podio della sua carriera proprio mentre era sul punto di essere invitato cordialmente a tornarsene in Indycar. A seguire sono arrivati a punti Wendlinger, Patrese, nonché in sesta posizione Erik Comas sulla Larrousse.

PS. Forse vi chiederete come sia finita la faccenda Fittipaldi vs Martini... e metaforicamente parlando direi che possiamo parlare di "lanci di piatti". I due sono stati intervistati da motorsport.com nel 2015 e hanno raccontato versioni dei fatti totalmente contrapposte: secondo Fittipaldi, Martini avrebbe innescato l'incidente di proposito frenandogli davanti, Martini invece ha riferito che la vettura abbia perso velocità a causa di un problema al cambio. Qualora siate fangirl degli anni '90 che pensano che Fittipaldi/ Martini siano una bellissima ship, purtroppo ho pessime notizie per voi, ovvero che i due non si sarebbero mai chiariti per l'incidente e che non si siano più parlati da allora.

domenica 14 agosto 2022

Leclerc e Sainz vestiti da modelli levatevi, lunga vita al naso di Prost!

La prima settimana di summer break è filata abbastanza liscia, mentre la seconda, in generale, sembra avere riservato qualche sorpresa in più, almeno a livello social. Non so perché, ma in bacheca su Twitter mi sono comparsi come post suggeriti dei post con polemiche tra i Dumbaby LH e i Dumbaby Orange a proposito dei loro Yd0lY, perché sono rimasti fermi ad Abu Dhabi e soprattutto non si sono ancora accorti che i loro Yd0lY non stanno lottando direttamente l'uno con l'altro in questa stagione. Per fortuna ci ha pensato una rivista di moda a offrire contenuti di qualità, parlando dei piloti Ferrari. Accanto ai loro photoshot, è stato scritto che Charles Leclerc è più bello di Carlos Sainz e che meglio di lui potrebbe interpretare la parte di un cantante di boyband. Una simile osservazione prettamente motoristica e con un così grande focus sulle loro caratteristiche come piloti, non poteva che essere ridicolizzat-... ah, no, è stata riconosciuta ufficialmente come la fonte universale del sapere motoristico, nonché fonte di saggezza che non deve assolutamente essere ignorata.

Ora, lasciando stare chi tra i Leclainz sia effettivamente più attraente dal punto di vista estetico (ho le mie opinioni in proposito, ma immagino siano molto influenzate dalla mia età, dato che uno dei due ha l'aria meno adulta dell'altro e questo va a suo sfavore), rimaniamo di fronte a una rivista di moda che esprime giudizi estetici a proposito di due piloti. Grandi quantitativi di persone che popolano i social si sono comportati come se stessero assistendo al trionfo della giustizia divina e qualcuno ha addirittura osservato che una rivista di moda ha spiegato alla Ferrari le ragioni per cui Sainz deve essere un secondo pilota e che ne capisce di più di motori rispetto alla Ferrari stessa. Non so, io sono abbastanza basita: c'è gente sui social che ha messo in un calderone cose completamente diverse e che sta affermando che i ruoli dei piloti Ferrari debbano essere definiti in base al loro aspetto fisico e alla percezione del loro aspetto fisico da parte del fanbase. Non so cosa ci possa salvare, forse l'esposizione a decine e decine di inquadrature di Alain Prost girato di profilo.

Tra parentesi, provate a immaginare cos'avrebbero potuto scrivere le riviste di moda oltre trent'anni fa, parlando dell'estetica dei piloti dell'epoca. Chissà se avrebbero parlato della sensualità del naso di Prost, oppure l'avrebbero messo da parte sostenendo che doveva essere una seconda guida perché non aveva due occhi azzurri come quelli di Jean Alesi che poteva far innamorare le ragazzine, oltre che le madri, le nonne e i fratelli delle ragazzine stesse e con un po' di fortuna anche i padri e gli zii. Avrei aggiunto anche che Alesi sarebbe stato più adatto di Prost a portare il numero 27 riservato ai very fighy, cosa poi divenuta in realtà quando Prost è stato licenziato per la faccenda della monoposto paragonata a un camion, ma lasciamo perdere l'estetica, i Leclainz, il confronto tra il naso di Prost e gli occhi azzurri di Alesi e concentriamoci solo su quello che conta: il setto nasale deviato di Prost, perché facendo ricerche su tutto ciò ho scoperto un retroscena piuttosto epico che in realtà non è strettamente incentrato sul naso di Prost, ma vi assicuro che è tutto moooolto pittoresco.

In primo luogo vi immagino mentre vi chiedete "ma la Milly sta bene, che si mette a fare ricerche sul naso di Prost?" Quindi vi rispondo che sì, la Milly sta bene, ma c'è stata una concatenazione di eventi che mi hanno portata a fare questo genere di ricerca. Da una parte c'è stata una conversazione privata con un amico del forum, in cui è saltato fuori l'argomento "naso di Prost". Poi ho letto un post di reddit al riguardo e infine è accaduto ciò che ha portato alla stesura di questo testo di sopraffina elevazione culturale. Alcuni anni fa, sulla versione belga di Rtl, è uscito un'intervista all'ex pilota di kart François Goldstein (l'articolo originale è in francese, ma l'intervista è stata tradotta in inglese sul sito Human Side of Racing), il quale sostiene che Prost l'abbia accusato di avergli rotto il naso durante una rissa scoppiata a seguito di un incidente avvenuto nell'evento finale di un campionato di kart negli anni '70, sostenendo che la rissa ci sia stata, ma di non avere rotto il naso a Prost, di avergli chiesto di ritrattare le sue dichiarazioni, ma di non essere stato accontentato.

In realtà non ho trovato alcuna fonte sulla quale Prost accusasse questo Goldstein di avergli fratturato il setto nasale, in compenso mi sono messa a fare ricerche su Goldstein scoprendo che negli anni '70 ha vinto diversi titoli come kartista, ma che diversamente da altri suoi colleghi dei tempi non è mai passato dai kart alle auto. Nel corso delle mie ricerche sono finita in una pagina facebook nella quale in realtà si parlava di Senna... che da buon attention seeker spunta sempre fuori nel momento meno opportuno - oppure più opportuno, perché obiettivamente ho letto un commento che, inserito nel suo contesto, rende tutto estremamente poetico. Un tizio che scriveva su quella pagina facebook, che mi pare di avere capito sia a sua volta un ex kartista, racconta di avere conosciuto Senna in gioventù e che Senna considerava Goldstein come un idolo. Non ci potrebbe essere niente di più poetico di una rissa scoppiata tra Prost e l'idolo di Senna, prima che la strada di Prost si incrociasse con quella di Senna, mi sono detta. Mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso, perché non sapremo mai se Goldstein fosse l'idolo di Senna, ma sappiamo altro.


Preparate i popcorn, perché adesso viene il momento poetic cinema. Apritevi una lattina di Coca Cola e sorseggiatela molto lentamente, perché ci sono dettagli scottanti sia sulla rissa sia sull'incidente! Si ringrazia Google Books, quindi, che facendo le opportune ricerche permette di leggere un paio di pagine di una biografia di Prost, opera dell'autore Maurice Hamilton (che stando a quanto si scopre digitandone il nome su Google, esiste in edizione italiana al "modico" prezzo di oltre 40 euro), in cui si parla proprio dell'episodio Prost vs Goldstein. Vengono quotate le parole di Prost, che confermava di avere assalito il malcapitato Goldstein dopo un incidente, ragione per la quale ha ricevuto una sospensione di sei mesi che non ha tuttavia intaccato molto la sua carriera, dato che i sei mesi in questione consistevano in gran parte della pausa invernale. Prost avrebbe anche affermato che, nonostante lui e Goldstein poi si siano chiariti molti anni dopo, se tornasse indietro si comporterebbe allo stesso modo, se si presentasse una situazione analoga. Quale situazione analoga? Ecco, adesso è il vero momento poetic cinema.

L'allora giovanissimo Prost si stava giocando il titolo con Goldstein, che era invece considerato un nome di alto livello, quando pare che Goldstein si sia aggiudicato il titolo, con l'aiuto del proprio compagno di squadra, grazie a un incidente innescato di proposito nei confronti di Prost. Esistono tante definizioni di poesia, ma Prost coinvolto in un incidente per l'assegnazione del titolo con un presunto idolo di Senna supera tutte le mie aspettative! Tra parentesi, piuttosto focosa la versione giovanile di Prost, doveva essersi palesemente dato una calmata nel corso degli anni che sono intercorsi tra i suoi trascorsi con Goldstein e quelli in cui il mondiale finiva immancabilmente con un incidente tra lui e Senna! E con questa considerazione credo di avervi raccontato tutto quello che avevo da raccontarvi. Mi sembra inutile mettermi a vaneggiare di quanto sia più interessante fare ricerche sui very nasy dei piloti vintage, piuttosto che guardare photoshot dei Leclainz vestiti da modelli (con tutto il rispetto per i Leclainz vestiti da modelli, che sono comunque una gran bella vista).

sabato 13 agosto 2022

Il 1987 rivive in sei giorni: episodio 6/6 (Giappone, Australia)

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel mondiale 1987 e stiamo per assistere all'assegnazione del titolo, con gli ultimi due appuntamenti della stagione, che si svolgeranno a Suzuka e Adelaide. Si torna in terra nipponica (anche se non sullo stesso circuito) dopo ben dieci anni e siamo tutti in trepidante attesa per come andrà a finire tra i piloti della Williams. Ci sono inoltre altri eventi da seguire, dato che è stato un campionato in cui ci sono stati occasionali altri protagonisti e co-protagonisti. Mentre i due piloti Williams si giocheranno il mondiale, ci saranno altre faccende da tenere d'occhio, tipo cosa faranno le McLaren di Alain Prost e Stefan Johansson, le Benetton di Thierry Boutsen e Teo Fabi, le Ferrari di Michele Alboreto e Gerhard Berger, le Lotus di Ayrton Senna e... e basta, perché l'altra la guida Satoru Nakajima che è ben lontano dall'essere un protagonista.
Si prospetta un finale scoppiettante e pieno di *drama*, che farebbe accorrere decine e decine di driverstosurvivers con i popcorn in mano. Immaginate quanto sia suggestiva la situazione: su un circuito di proprietà della Honda, assistere a uno scontro tra compagni di squadra tra piloti che guidano vetture motorizzate Honda. I piloti in questione sono Nelson Piquet e Nigel Mansell, i due si detestano cordialmente (avrei qualche dubbio sul cordialmente) e Mansell spera di rimontare sul compagno di squadra che lo precede in classifica. Immaginate, ho detto. Esatto, immaginate. Pensavamo di assistere a uno scontro Piquet vs Mansell. Invece l'unico scontro a cui assistiamo avviene nelle qualifiche di venerdì ed è quello di Mansell contro un muro di pneumatici. L'incidente è violentissimo.
Il pilota riporta ferite non gravi abbastanza da mettere in pericolo la sua vita, ma abbastanza da finire in ospedale e da terminare anzitempo la propria stagione. Con il suo forfait, Piquet è matematicamente campione del mondo prima ancora che il weekend entri nel vivo e non ci sarà nessuno scontro per il titolo. Mansell salterà anche il successivo gran premio, venendo sostituito da Riccardo Patrese, arrivato dalla Brabham (al suo posto Stefano Modena), il cui passaggio in Williams era comunque già previsto per il 1988 al posto di Piquet che passerà alla Lotus al posto di Senna che andrà in McLaren. Detto questo, torniamo allo scontro per il titolo: non ci sarà, ma siamo in Italia quindi who kers, la Ferrari sta ancora aspettando di vincere la prima gara della stagione ed è tutto ciò che ci interessa.

GIAPPONE - Berger parte dalla pole position e rimane in testa davanti a Prost e Boutsen, mentre Alboreto che scatta invece dal quarto posto non scatta, parte al rallenty e si ritrova nelle retrovie. Berger sembra avere più passo rispetto ai piloti che lo seguono e non solo, Prost che si trova in seconda posizione ha anche una foratura sui detriti lasciati dall'incidente al primo giro della Larrousse di Philippe Alliot, venendo costretto alla sosta ai box. Boutsen adesso è secondo, ma non vi rimane a lungo, venendo sopravanzato da Senna, Piquet e Johansson. Il pilota della Benetton si ritrova quindi quinto, seguito dal compagno di squadra Fabi, almeno finché questo non è costretto al ritiro da un guasto al motore.
Giunto il momento dei cambi gomme, Johansson rientra prima rispetto a Senna e Piquet e riesce a undercuttare entrambi. I due piloti brasiliani, molto vicini tra di loro, rimangono a lottare per la terza posizione, mentre il pilota della McLaren sembra avvicinarsi a Berger. Si ritrova però costretto a risparmiare carburante quindi rallenta sensibilmente lasciando che la leadership del ferrarista sia incontrastata. Lo sarà fino al traguardo, mentre dietro il duello Senna vs Piquet si risolve a favore di Senna, anche perché Piquet è costretto a rallentare per surriscaldamento del motore. Senna si avvicinerà quindi progressivamente a Johansson, relegandolo al terzo posto con un sorpasso proprio sulla linea del traguardo.
Piquet non termina la gara: pochi giri prima della fine è costretto ad andare a parcheggiare ai box per un guasto al motore e a ritirarsi. Curiosamente nello stesso momento René Arnoux sembra ritirarsi lungo la pista, dato che viene inquadrato a piedi con aria spaesata. Frattanto la quarta piazza va ad Alboreto, che precede Boutsen e Nakajima. Nakajima fa una pernacchia all'Autrice(C) dicendole "vedi, mi snobbavi tanto e invece ho portato a casa un punto" e precede anche Prost, settimo dopo una lunga rimonta. Adesso non rimane che un ultimo gran premio stagionale, in cui i tifosi italiani non possono fare altro che sperare che la Ferrari ripeta la propria impresa portandosi a casa un'altra vittoria.

AUSTRALIA - il gran premio, in effetti, parte con la migliore delle premesse, Berger è di nuovo in pole, mantenendo la prima posizione della gara seguito da Piquet, con Prost in terza posizione e Alboreto quarto. Prost in un primo momento sembra vicino a Piquet, ma il pilota della Williams rientra presto ai box per cambiare gomme, lasciando Prost e Alboreto a battagliare per la seconda posizione, con Senna che si aggrega. Tra i tre c'è un sorpasso multiplo, Senna ne esce vincente, Alboreto riesce a strappare la posizione a Prost e il pilota della McLaren è costretto ad accodarsi. Va peggio al suo compagno di squadra Johansson, che andrà a sbattere contro le barriere terminando lì la propria gara, incidente innescato da un guasto ai freni(?).
No, ho parlato troppo presto: anche Prost finisce per fare una fine molto simile, dopo avere già dovuto rallentare per preservare la vettura, lasciando che Alboreto fuggisse. La fuga di Alboreto è comunque più lenta della fuga di Senna, che l'ha staccato non di poco, anche se rimane a debita distanza da Berger, leader incontrastato della gara. Con Senna e Alboreto secondo e terzo, Piquet risale fino al quarto posto, seppure a distanza a sua volta dai piloti che lo precedono, ma sarà a sua volta costretto al ritiro. Entrambe le Williams non vedranno la bandiera a scacchi: Patrese infatti si ritirà finendo in testacoda sull'olio lasciato sulla pista da... non è chiaro da chi, ci sono ritiri ogni tre per due, con un attrition rate elevatissimo. Berger vince davanti a Senna, che però verrà squalificato per irregolarità tecniche, così che è promosso in seconda posizione Alboreto: la stagione della Ferrari si conclude con una doppietta del tutto inaspettata, mentre Boutsen si classifica in terza posizione dopo una gara passata in bassa zona punti nonché in precedenza protagonista di un quasi-incidente con il compagno di squadra. Concludono la zona punti Jonathan Palmer sulla Tyrrell, Yannick Dalmas sulla Larrousse (che mi pare di capire non prenda però punti perché a inizio stagione il team aveva una sola vettura?) e Roberto Moreno sull'AGS, seppure giunto settimo al traguardo e rientrato a punti per la squalifica di Senna. Per il pilota brasiliano, rientrato in Formula 1 (dopo una mancata qualificazione anni prima mentre sostituiva l'infortunato Mansell alla Lotus) nel gran premio precedente in Giappone al posto di Pascal Fabre, si tratta del primo punto nella massima categoria. Termina così, in bellezza perché Moreno a punti è top, il 1987 e, di conseguenza, il sesto e ultimo episodio di questa serie di post.



venerdì 12 agosto 2022

Il 1987 rivive in sei giorni: episodio 5/6 (Spagna, Messico)

Benvenuti nel quinto episodio del mondiale 1987. Ci siamo lasciati con Nelson Piquet in testa alla classifica e il preludio alla rimonta di Nigel Mansell, che appunto avviene a Jerez de la Frontera e a Città del Messico. Oggi parleremo quindi di questi due eventi, prima dei quali i due erano primo e terzo in classifica, con Ayrton Senna in seconda posizione nel mondiale sulla Lotus, ma la Williams sembra di gran lunga la squadra più performante in questo momento della stagione.

SPAGNA - sotto un cielo nuvoloso, Piquet è in pole, precede Mansell ma non per molto, perché l'inglese lo supera già nelle prime fasi di gara. Piquet cerca in un primo momento di attaccarlo nella speranza di riprendersi la posizione, ma nulla da fare, si deve accodare e lasciarsi staccare, con comunque un buon margine sui diretti inseguitori.
Senna è terzo, precede un trenino composto dalle Ferrari, dalle Benetton e dalla McLaren del suo futuro compagno di squadra Alain Prost. Ci sono frattanto duelli intestini in casa Ferrari, dove Michele Alboreto supera Gerhard Berger, e in casa Benetton, dove Thierry Boutsen si difende invece da Teo Fabi.
Prost si ferma prima delle Benetton e le undercutta, poi risale velocemente a ridosso delle Ferrari, con Berger che frattanto ha superato Alboreto, e sorpassa entrambi. Si ritrova quarto alle spalle di Senna e addirittura terzo quando Piquet si ferma ai box e ha una sosta abbastanza lunga. Il pilota Williams cerca di riprendere la posizione, ma parte in testacoda e perde un paio di posizioni, superato da una Ferrari (l'altra è appena rientrata ai box, questa si deve ancora fermare) e una Benetton (Boutsen, perché Fabi è ritirato per problemi al motore).
Prost inizia ad avere problemi di gomme ed è costretto a rallentare, venendo passato poi da Boutsen, Piquet e Berger. Boutsen viene poi superato da Piquet, mentre Berger inizia ad avere problemi e la sua vettura emana fumo. È costretto al ritiro... e non sarà il solo pilota Ferrari a non terminare la gara, anche la sorte di Alboreto sarà simile.
Ci ritroviamo a un certo punto con Senna inseguito da Piquet, tra i due si innesca un duello dal quale Piquet esce vincente e Senna viene superato anche da Boutsen dal futuro compagno di squadra Prost per poi rallentare sensibilmente. Piquet è secondo con un gap abissale da Mansell, ma tenta di colmarlo andando avanti a giri veloci, almeno finché non mette le ruote sull'erba. Gli va meglio che a Boutsen che non solo finisce sull'erba quando se lo ritrova davanti ma si impantana anche ritirandosi. Piquet se la cava con una sosta ai box e ne esce quarto dietro anche alla McLaren di Stefan Johansson che ora è terzo e sta per andare sul podio con Mansell e Prost. Cercherà di rimontare su Johansson, ma invano, appunto, mentre Senna chiuderà quinto precedendo la Larrousse di Philippe Alliot.

MESSICO - Mansell scatta dalla pole, ma non scatta bene, Berger dalla seconda casella della griglia si porta in testa, anche se non dura molto, ritrovandosi secondo dietro a Boutsen. Mansell in un primo momento si trova anche dietro a Prost e Piquet ma questi due cozzano l'uno contro l'altro, senza che la telecamera inquadri né questo né altri incidenti, nei quali si ritirano a vario titolo anche Johansson e una Zakspeed (dovrebbe guidarla Christian Danner) per contatto tra di loro, oltre che Nakajima venuto in collisione con una Arrows. Prost si ritira, Piquet viene spinto dai commissari perché impantanato in posizione pericolosa e riparte ultimo.
Mansell si trova terzo, seguito da Senna e - dopo il ritiro di Alboreto - dalle Brabham di Andrea De Cesaris e Riccardo Patrese. Il ritiro di Boutsen prima e quello di Berger poi apre la strada a Mansell, che si porta in testa. Di Brabham ne resta solo una, dato che De Cesaris si ritira per un testacoda. Piquet, dopo una lunga rimonta, si ritrova al quarto posto, mentre nelle zone basse della top-ten c'è Derek Warwick sulla Arrows... almeno finché non esce di pista dopo un cedimento meccanico (forse qualcosa già danneggiato nell'incidente al via con la Lotus di Satoru Nakajima), schiantandosi violentemente contro le barriere.
La gara viene redflaggata per ripararle, ci sarà una gara divisa pressoché in due parti quasi uguali e con tempi aggregati. Siamo nei mid-80s, quindi è doveroso non capire con esattezza cosa stia succedendo. Nella seconda manche, infatti, Piquet fa un'ottima partenza e si porta in testa, ma deve recuperare un ampio gap su Mansell, cosa che non gli riesce. Taglia il traguardo primo, ma è Mansell il vincitore. Piquet è ufficialmente secondo e, dopo un'uscita di pista di Senna, Patrese ne eredita la terza posizione. Eddie Cheever sulla Arrows arriva quarto, mentre Teo Fabi e Philippe Alliot chiudono la zona punti.

VERSO LO SCONTRO FINALE - non restano che due gran premi alla fine del campionato e il gap tra Piquet e Mansell si è ridotto ad appena dodici punti. Il baffuto pilota inglese ce la può ancora fare. Nel frattempo tra i due compagni di squadra sale la tensione, Mansell accusa Piquet di avergli tagliato la strada in entrambe le partenze all'autodromo Hermanos Rodriguez, Piquet non concorda affatto con il suo parere.
Compagni di squadra che si detestano (nel senso che si detestano davvero), uno dei due che lascerà il team, uno che resterà, uno in testa con meno vittorie, uno con più vittorie ma più punti persi per strada. Preparate i popcorn, perché mancano i gran premi di Giappone e Australia e tutto promette un finale scoppiettante, uno di quelli che i produttori di Drive to Survive inizierebbero a contare il cash.
Come può finire un simile scontro per il mondiale? Quali sviluppi possono prendere vita e rimanere impressi nelle nostre menti? Cosa può succedere di emozionante, che ci tenga con il fiato sospeso fino all'ultima curva? Se sapete com'è andata, vi invito comunque a leggere il prossimo episodio, se invece non lo sapete, vi dico in modo spassionato che mi auguro per voi che vi stia più a cuore la Ferrari, piuttosto che un duello avvincente per il mondiale!