Ci sono momenti in cui è opportuno fermarsi un attimo e guardare indietro, cercando di capire che cosa resterà del campionato ormai finito, che cosa sarà conservato nella nostra memoria a lungo termine. Ho deciso di finire così quest'anno 2020, con un resoconto delle cose che, in fondo, mi hanno colpita, pur senza essere esaustiva su tutti gli eventi del campionato. Anzi, non sono nemmeno sicura che parlerò solo di eventi del campionato nel resoconto che sto per iniziare, perché a volte anche i fatti che accadono fuori dalle piste sono degni di considerazione (o indegni di considerazione e, in tal caso, è opportuno che siano considerati in contesti come questo).
LA NON-STAGIONE 2020 DIVENTATA STAGIONE 2020 - vorrei partire con un ringraziamento a quelli che hanno lavorato perché il mondiale fosse possibile, anzi, perché sia il mondiale di Formula 1 sia (quasi) tutti gli altri campionati fossero possibili. Per come si era messa la situazione inizialmente, era difficile pensare si potesse avere, parlando di F1, un campionato come questo. Non fraintendetemi, non sto dicendo che sia stato il mondiale più emozionante di sempre, ma piuttosto che rischiavamo di non avere un mondiale, invece abbiamo effettivamente avuto un mondiale. Va bene, è stato un po' più breve, ma se questa primavera qualcuno ci avesse detto che ci sarebbero stati diciassette gran premi, dubito che gli avremmo creduto. Di fatto c'è stato un mondiale lungo tanto quanto quelli in cui hanno esordito i piloti più vecchi presenti in griglia e i circuiti che sono usciti sono stati rimpiazzati degnamente. Poi sì, alcuni magari non erano i luoghi migliori dove organizzare un gran premio di Formula 1, ma comunque un sentito ringraziamento agli organizzatori: almeno dal punto di vista sportivo, siamo riusciti ad avere un po' di normalità, anche se la normalità di oggi è ben diversa da quella degli anni precedenti. Spero che questo campionato, un giorno, possa insegnarci qualcosa, perché tutto sommato ci sono dei bei posti in cui si potrebbe gareggiare, che però non sono stati presi in considerazione negli anni precedenti. Magari avere un numero di gran premi fissi e qualcuno variabile nel corso delle stagioni potrebbe essere una buona idea. Anche un numero di gran premi che sia una via di mezzo tra quelli disputati quest'anno e quelli che si vogliono disputare nella prossima stagione non sarebbe male, ma al momento pare uno scenario utopistico.
I GOSSIP A CASO - tra le cose indegne, ma per controsenso proprio degne di essere considerate nella loro assurdità, vorrei segnalare che i gossip da social in certi momenti hanno corso un po' troppo velocemente e che evitare certi livelli di trash non sarebbe poi così male. Mi riferisco alla storyline uscita nelle prime settimane del campionato, di gente convinta che la Principessa Charlene di Monaco avesse avuto delle relazioni extraconiugali con Hamilton e Vettel, forse contemporaneamente... Il tutto basato su un video di un podio di qualche anno fa, in cui la principessa sembrava fare l'occhiolino a entrambi. La fantasia galoppante delle fangirl di Twitter ha portato l'argomento a trendare come se non ci fosse un domani, ma per fortuna il domani è arrivato e questi pettegolezzi senza fondamento sono stati dimenticati in tempi abbastanza brevi. Ciò non toglie che ci sia chi ancora crede ai Charlene/Vettelton. Qualcuno ha addirittura insinuato che, indispettito dal fatto che la principessa gli avesse preferito Hamilton, Vettel abbia per quella ragione tirato al suo best friend forever quella famosa ruotata di Baku. Sì, esatto, mi riferivo a cose tipo questa quando parlavo di fantasia galoppante. Nota a margine: mi dispiace molto che Sylvester Stallone abbia decido di fare uscire "Driven" vent'anni fa. Al giorno d'oggi un film del genere sarebbe sicuramente molto più apprezzato dagli appassionati di motori odierni.
LA TOROHHHH ROSSOHHHH DI FAENZAHHHH - a volte anche un mondiale che appare come monotono può essere allietato da una meravigliosa fiaba contemporanea ed è esattamente quello che è successo a Monza, in un fine settimana preceduto da giorni in cui la gente parlava dei vecchi tempi in cui una Toro Rosso aveva vinto a Monza, parlando di mondiali falsati di un tempo e del fatto che la Toro Rosso, ormai ribattezzata Alpha Tauri, non avrebbe potuto vincere un gran premio al giorno d'oggi. Invece è accaduto ed è accaduto nel più romantico dei modi, con un pilota diseredato che si è preso la propria rivincita sul mondo, salendo sul gradino più alto del podio dopo essere riuscito a controllare la gara per una buona metà della sua percorrenza. Credo che, dopo tanti anni da appassionata di motori, la vittoria di Gasly sia una delle più belle e strappalacrime a cui io abbia mai assistito. Mi ricorderò molto a lungo di quella domenica pomeriggio di settembre, davanti alla TV della cucina, con TV8 che saltava nella prima parte di gara e che, quasi come per magia, iniziava ad andare meglio più la gara si avvicinava alla sua conclusione. C'è stato un momento della mia esistenza in cui credevo che un giorno avremmo sentito l'abbinamento inno francese/ inno italiano risuonare su un podio di Formula 1... e alla fine, se anche le cose non sono andate come le immaginavo una volta, sono felice che, dato che questo momento doveva arrivare, sia stato proprio Gasly. Tra parentesi, ricordo che ai tempi della Toro Rosso, quelli prima del passaggio in Redbull che poi si è rivelato fallimentare, credevo molto in lui, al punto da pensare che potesse addirittura, un giorno, nelle giuste circostanze, vincere un gran premio al volante di una Toro Rosso. Sono felice che ce l'abbia fatta. Il suo finale della stagione 2019 mi ha fatto pensare di avere finalmente trovato un nuovo eroe, questa vittoria l'ha confermato. Solo il futuro si dirà se gli sarà riservato qualcos'altro di positivo oppure no. Per male che vada, comunque, sarà possibile considerarlo un po' come una sorta di "Olivahhhh Penis" dei giorni nostri.
IL PODIO VETTELTON - a volte quando entri nella leggenda come è accaduto a Hamilton il giorno in cui, in Turchia, ha vinto il suo settimo titolo mondiale, meriti un trofeo speciale a cui stringerti. Hamilton è stato così fortunato da avere come trofeo vivente il suo best friend forever, uscito per l'occasione dal suo stato catatonico per andare a collocarsi al suo fianco dopo un immediato dopogara passato a pomiciare. Vettel infatti ha ottenuto un solo podio in questa stagione, verosimilmente la sua unica top-5 a meno che non mi stia sfuggendo qualcosa, e l'ha ottenuto proprio nel momento giusto. Il potere dell'ammmmore è troppo forte, non c'è niente da dire, qualunque cosa ne pensino certi ultrà indispettiti dal fatto che Vettel abbia detto che, nonostante tutto, è ancora convinto che Schumacher (da lui idolatrato più o meno al livello in cui Carlito idolatra Alonso) sia stato il miglior pilota di tutti i tempi. Comunque non mi sorprendo più di niente, un sito web britannico ha perfino definito un affronto a Hamilton il fatto che la frase "Michael Schumacher è il miglior pilota di tutti i tempi" sia stata pronunciata dal figlio di quest'ultimo... e sinceramente che un figlio non possa idolatrare il padre pluricampione del mondo senza vedere messaggi subliminali in quello che ha detto mi pare una cosa abbastanza trash non solo da pensare, ma soprattutto da scrivere. Anzi, molto di più da scrivere, sapendo che con tutta probabilità il pensiero è talmente tanto trash che chi l'ha scritto non poteva pensarlo veramente.
VIVA MEXICO - a volte le cose non iniziano molto bene, lo sa bene Perez, che prima si è beccato il coronavirus, poi ha scoperto di essere sul punto di perdere il volante sentendo per caso una telefonata del suo capo (considerato che secondo i reportage si trovava sotto la doccia e il team principal stava parlando al telefono in una camera d'albergo attigua, suggerirei al suddetto team principal di non utilizzare un megafono quando parla al telefono e ai gestori dell'albergo di rivedere l'insonorizzazione del loro stabile), per gran parte della stagione è stato vicino al rimanere a piedi definitivamente nel 2021, ha visto il suo compagno di squadra ottenere un podio e poi una pole position, è stato speronato al via del gran premio del circuito esterno di Sakhir quando si trovava tra le prime posizioni... e niente, in quell'occasione, sul circuito esterno di Sakhir ha deciso di andare a prendersi la tanto inseguita vittoria, diventando il primo pilota a vincere un gran premio al volante di una vettura rosa, probabilmente l'unico, dato che, se anche l'Aston Martin dovesse vincere dei gran premi negli anni a venire, molto probabilmente sarà verde e non rosa. Ciliegina sulla torta, è anche diventato pilota della Redbull per la prossima stagione, indicativamente il primo ex Ferrari junior a diventare pilota Redbull, oltre che il primo dalla notte dei tempi a guidare per la Redbull senza essere passato dal junior team e dalla Toro Rosso. L'ultimo era stato Webber, ai tempi in cui il junior team della Redbull esisteva ma in modo sommario e in cui la Toro Rosso era un progetto appena avviato.
UN FINALE (IN)DEGNO A UNA SVENTURATA PARTNERSHIP - nella sua ultima gara per la Ferrari Vettel è arrivato quattordicesimo e alle spalle del suo compagno di squadra davanti al quale era stato per un certo tratto di gara. Non che arrivare tredicesimo come Leclerc sia stato un grande finale, quindi dubito che in questo caso il finirgli davanti o dietro avesse qualche genere di rilevanza. Credo che sia il finale giusto per una collaborazione andata sempre in calando. Poteva finire in bellezza, tipo Vettel al volante della Ferrari per l'ultima volta poteva andare a punti, ma considerato che il suddetto finale in bellezza poteva essere un decimo posto o qualcosa del genere, credo sia meglio per entrambi se sia finita così. È stato un anno da dimenticare ed è giusto che sia dimenticato. Nella prossima stagione il piccolo fanboy di Alonso prenderà il suo posto in Ferrari, mentre Vettel andrà al posto di Perez in Aston Martin, non prima di averci deliziati(?) cantando in italiano via radio una parodia di "Azzurro" scritta da lui stesso con tanto di foglietto tenuto in tasca fino a quel momento. È proprio un pilota d'altri tempi... nel senso che in altri tempi concludeva qualcosa in pista, invece di fare la social star senza social nel giro d'onore. O, visto che era arrivato quattordicesimo, forse sarebbe meglio definirlo giro di disonore. Tutto quello che conta, comunque, è che alla fine se ne sia andato e che il prossimo anno veda le Ferrari solo con il binocolo. O per meglio dire, speriamo che veda le Ferrari solo con il binocolo, perché almeno vorrebbe dire che la Rossa si è ripresa dalle performance terrificanti di questa stagione. Giusto per chiarire il concetto, Leclerc e Vettel sono arrivati rispettivamente ottavo e tredicesimo in classifica, la Ferrari sesta nel campionato costruttori, dietro non solo a Mercedes e Redbull, ma anche McLaren, Racing Point e Renault. In conclusione ho solo una cosa da dire: Sainz, scappa!
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
giovedì 31 dicembre 2020
martedì 29 dicembre 2020
Future Cyber Formula GPX: l'anime anni '90 che ha profetizzato il motorsport moderno
Per la prima volta nella mia vita ho seguito interamente un anime vedendone anche seguiti e spin-off ed è stato per una giusta causa, anzi, giustissima: si tratta di "Future Cyber Formula GPX" una serie risalente al 1991 (con seguiti che sono stati prodotti nel resto degli anni '90), un anime ambientato nel mondo del motorsport, dove per "mondo del motorsport" si intende appunto quello che sto dicendo, cosa che mi ha portato ad apprezzarlo moltissimo. La serie ha un'ambientazione futuristica ed è ambientata in un futuro (il nostro presente, più o meno, dato che si va dal 2015 al 2022) in cui le vetture sono dotate di un'intelligenza artificiale che interagisce con il pilota e in cui la tecnologia limita al massimo gli incidenti gravi.
Questa serie non ha azzeccato particolarmente la tecnologia attuale, anche se certi sistemi utilizzati ricordano almeno in parte certe cose di oggi, con versioni abbastanza fantascientifiche che potrebbero essere comparate ai vari DRS, push-to-pass o attack mode dei nostri tempi. Quello che questo anime ha tuttavia preannunciato è altro e la serie sembra una grande premonizione di personaggi del motorsport, tanto che le "citazioni involontarie" di eventi non ancora accaduti superano quelle che dovevano essere vere e proprie citazioni motoristiche.
La serie è costruita intorno a Hayato Kazami, un quattordicenne pilota amatoriale di motociclismo (che nella prima puntata fa un pippone interminabile sul fatto che il motociclismo è più interessante dell'automobilismo - ciò mi ricorda qualcosa) che costretto a guidare su una strada una vettura da competizione del team Sugo per portarla al circuito durante un tentativo di furto, viene riconosciuto dal sistema Asurada (l'intelligenza artificiale progettata dal defunto padre di Hayami) che in seguito si rifiuta di essere guidata da qualsiasi altro pilota. Quindi Hayato si unisce al piccolo team, formato da un tizio pelato che viene definito generalmente "capo" e non ha un nome e un piccolo staff: la capomeccanico Miki, un informatico, un meccanico e Asuka, la figlia del titolare, che ha un ruolo imprecisato che va dal cucinare al coordinare i meccanici in caso di necessità, e che diventerà la ragazza di Hayato.
Il binomio Hayato/Asurada funziona tantissimo, Hayato seppure appassionandosi alle auto da solo funziona un po' meno: quando non vince si comporta con il team un po' come se fosse convinto di essere Fernando Alonso al cospetto dei motoristi della Honda, almeno finché non incontra qualche personaggio che gli dia una tirata d'orecchie e lo rimetta con i piedi per terra. In una di queste circostanze conoscerà il suo idolo, mezza premonizione del motorsport, dato che si tratta di un due volte campione che si è dato al ciclismo dopo l'amputazione di una gamba. Ma questo Alex Zanardi formato anime è solo una piccolissima parte del tutto. Parliamo dei piloti con cui Hayato avrà a che fare.
JOJI OHTAMO - pilota che Hayato conosce in Giappone mentre devono partecipare alla gara che offrirà loro la superlicenza per gareggiare in Cyber Formula (basata sui risultati nelle serie minori venticinque anni prima che accadesse in F1), si tratta di un campagnolo che scruta il cielo per prevedere l'avvento di un'acquazzone, esattamente come faceva la nonna di Barrichello. Il suo punto di forza sarà proprio la capacità di prevedere la pioggia in anticipo, il punto debole la tecnologia, alla quale non riesce ad adattarsi. Un grave errore legato al suo uso della tecnologia in gara sarà la causa di un pesante incidente, dopo il quale sarà costretto a ritirarsi dalle competizioni e diventerà inviato per la TV giapponese.
PITALIA LOPE - campione del mondo in carica, è un capellone brasiliano che in seguito si ritirerà dalle competizioni per diventare team principal, ingaggiando come pilota quello che la Asurada si rifiutava di far guidare dopo avere registrato i dati di Hayato, conosciuto in Brasile dove quest'ultimo si era rifugiato dopo lo split con il team Sugo, diventando il suo pupillo. Aveva scelto il Brasile in quanto a suo dire patria dei migliori piloti della storia del motorsport (i giapponesi erano abbastanza fanboy di Senna, in quanto motorizzato Honda).
JACKIE GUDELHIAN e FRANZ HEINER - non si dice da nessuna parte, ma i due, rispettivamente un donnaiolo biondo con i capelli lunghi e un perfezionista con l'aria da secchione che crede ciecamente al potere della tecnologia, sembrano palesemente ispirati a James Hunt e Niki Lauda. Le interazioni tra i due ricordano vagamente quelle dei "Launt" nel film "Rush", passano dal litigare al comportarsi da best friends forever. Gudelhian in seguito gareggerà per un team di proprietà di Heinel, che compare sia nelle vesti di pilota sia in quelle di progettista e team owner. Dopo essersi ritirato dalle competizioni, si intravede che Heinel metterà al suo posto una donna tale Marie Luiza al fianco di Gudelhian.
OSAMU SUGO alias KNIGHT SCHUMACHER (altresì trascritto come Knight Shoemach, pronuncia molto simile in giapponese) - fratello di Asuka, ha lasciato il team del padre per andare a correre in Europa a seguito di contrasti con il padre stesso e fa il proprio esordio correndo in Cyber Formula nascondendosi dietro un paio di occhiali da sole giganti e sotto pseudonimo, Knight Schumacher, appunto, soprannome esplicitamente ispirato a Michael Schumacher (in Europa lo si vede addirittura accanto a una monoposto con i colori della Benetton), che gareggiava in F3 ai tempi in cui fu progettato il personaggio.
Siccome un po' di premonizioni non fanno male, Knight Schumacher, dopo avere lasciato la Cyber Formula, tornerà in seguito a un incidente avvenuto fuori dalle piste, venendo visto come un traditore perché corre contro i protagonisti. Siccome neanche i vecchi ciechi che non distinguono il giorno dalla notte potevano mancare, ha un problema di vista che ne indebolisce le prestazioni (da come è rappresentato, sembra sia diventato strabico, dato che quando sforza molto la vista gli si sdoppia l'immagine), che lo porterà al ritiro. Lo si vedrà in seguito al fianco di una donna bionda, in realtà ingegnere del team Sugo, che ricorda vagamente Corinna, e diventerà team principal della squadra. E siccome rappresentare l'intera famiglia non fa mai male, proprio come Mick in Prema, Knight Schumacher aveva in Europa un compagno di squadra russo che però non somiglia a Shwartzman.
EDELHI BOOTSVORT - il suddetto non-sosia di Shwartzman, ha un occhio bionico e un braccio finto a seguito di un incidente. Il suo capo, Smith, gli ha permesso di avere quelle protesi e per riconoscenza il pilota lo aiuta a complottare contro il team Sugo: Smith vuole rubare la tecnologia dell'Asurada (furto possibile solo rubando la macchina) per utilizzarla nell'industria delle armi. Quando Smith si spinge troppo oltre, Edelhi lo tradisce, alleandosi con Knight Schumacher, che cercava di sventare i progetti di Smith, Smith innesca un incidente tentando di ucciderli ma muore lui stesso. In seguito troveremo Bootsvort a lottare per occasionali posizioni di spessore, lo vedremo tentare di ostacolare Hayato mentre questo insegue il titolo (giustamente, un russo doveva fare il Petrov della situazione) e diventerà amico di Knight Schumacher.
NAOKI SHINJYO - pilota del team Aoi amato/odiato dalla team principal, la signorina Kyoko, Shinjyo è una delle più grandi premonizioni della serie, dato che è l'eterno perdente e guida una vettura rossa con il numero 5. Il suo palmares in realtà è ancora più sorprendente di quello di Vettel, dato che riesce sistematicamente a perdere in extremis, quando era ormai verso la vittoria. Gliene capitano costantemente di tutti i colori, l'unica cosa bella della sua vita pare il fidanzamento con Miki... In uno degli ultimi spin off verrà anche licenziato: il nuovo team principal appena eletto gli rimprovera che il suo titolo non ha valore non avendo avuto avversari competitivi, che fa troppi casini, che non sa fare sorpassi senza sbagliare, che sbaglia sempre quando viene inseguito e che il suo compagno di squadra è migliore di lui, insomma, tutte le critiche che sono state mosse a Vettel in questi anni. Cambia categoria e lo vediamo addirittura al volante di una vettura verde. In seguito farà il suo ritorno in Cyber Formula.
BLED KAGA - ex street racer caro amico di Hayato, è un pilota piuttosto agguerrito e spesso al limite della correttezza. Al team Aoi è il compagno di squadra di Shinjyo, quello migliore di lui anche se non ha ancora vinto un titolo. Non somiglia a Leclerc, ma guida una vettura fucsiahhhh quindi il Vanz potrebbe essere molto fiero di lui. In più ha caratteristiche comuni con Alonso, dato che a un certo punto lascia la Cyber Formula per andare a gareggiare in Indycar, per poi tornare. Gli verrà dedicato uno spin off, in cui pur di vincere deciderà di allearsi all'insaputa di Kyoko, con colui che l'aveva sostituita come team principal nonostante costui avesse in passato fatto rapire Hayato e fosse stato responsabile di una squalifica inflitta al team Aoi.
KARL VON RANDOLL - ex pilota di motociclismo giovanissimo, decide di diventare pilota di Cyber Formula (nonché altro grande agglomerato di premonizioni) perché si innamora della ragazza di Hayato e vuole conquistarla. È un giovane principe biondo, con i capelli lunghi, vestito elegante e molto simile a Nico Rosberg, che porta addirittura una tuta argentea con rifiniture verde acqua. Ha anche un padre con i baffi e una madre bionda con i capelli corti. Viene ingaggiato dallo stesso team per cui correva Knight Schumacher, giusto per non farci mancare niente (anche se a onore di cronaca come suo sostituto, non come suo compagno di squadra). Pilota di spessore, non riesce comunque a vincere il titolo per anni. Inizialmente snob e piuttosto altezzoso, diviene molto più cordiale nelle stagioni successive. Pur essendo diventato nel frattempo amico di Hayato (al quale contribuirà a salvare la vita quando verrà rapito dal nuovo team principal del team Aoi), continuerà a corteggiare la fidanzata di quest'ultimo ricevendo continui due di picche.
HENRI CLAYTOR - premonizioni non ne avevamo ancora abbastanza, quindi ecco anche il bimbetto spocchioso figlio di un ex pilota dai comportamenti discubitili, addestrato dal padre fin dalla prima infanzia per diventare il più giovane campione di sempre. Questo Verstappino formato anime diventerà in seguito a sua volta un po' più simpatico e farà amicizia con Hayato.
PHIL FRITZ - quando non ci sono somiglianze caratteriali devono esserci comunque somiglianze fisiche, quindi ecco comparire questo ragazzo dalla pelle scura e dai capelli platinati (Hamilton 2015 vi dice niente?), che indossa un casco viola. Plagiato dal team principal del team Aoi, si fa somministrare sostanze che gli annebbiano la mente per guidare un'auto mutante capace di autopilotarsi, alla quale tenterà di ribellarsi per diventare un "vero" pilota. L'auto, però, era programmata per distruggere l'Asurada e l'effetto è quello di provocare un incidente nel quale ci rimette proprio Phil, che per lo shock deciderà di ritirarsi dalle competizioni (diventerà meccanico di fiducia di Bled, insieme a un altro tizio conosciuto in America). Passa tutto il proprio tempo - siccome almeno in qualcosa doveva somigliare a Hamilton anche dal punto di vista caratteriale - in compagnia di un animale domestico, sfortunatamente non un bulldog o un cane in generale, ma un gatto.
La prima serie, composta da trentasette episodi, è incentrata sul primo campionato di Hayato, le gare (che si svolgono in un mix di diversi circuiti/ sterrati/ scenari strani) sono mostrate abbastanza nel dettaglio e i vari membri del team sono personaggi importanti. È in questa serie che si svolgono le vicende di Smith e il tutto si conclude con Hayato che diventa per la prima volta campione del mondo (era terzo in classifica, al momento di iniziare l'ultima gara, perché anche qui c'era bisogno di una premonizione).
Seguono tre seguiti/ spin off, rispettivamente di sei, otto e otto episodi. Nel primo di essi si narrano le vicende del ritorno di Knight Schumacher e del suo ritiro dalle competizioni, in questa serie Hayato vince il suo secondo titolo consecutivo. Nella terza ha un incidente che coinvolge anche Karl von Randoll, a causa del quale i due si ritirano momentaneamente dalle gare e Shinyjo vince il titolo, mentre la stagione seguente viene solo accennata in un episodio: la Asurada è in difficoltà e Hunt 2.0 vince il titolo sull'auto progettata da Lauda 2.0. La finale di queste tre serie è incentrata in particolare sulle difficoltà del team Sugo dovute a un cambiamento della tecnologia che in un primo momento porta Hayato a gareggiare su una vettura uguale a quella di Henri invece che sull'Asurada, e sulla faccenda del sosia di Hamilton, che inizialmente a causa della vettura che si guida da sola mentre lui viene mandato in trance sembra curiosamente dominare la stagione. Esiste infine un ultimo spin off di cinque episodi, prodotto tra il 1999 e il 2000 e ambientato due anni più tardi, in cui il protagonista non è più Hayato Kazami, ma Bled Kaga (peccato per la scelta, c'erano a mio parere personaggi molto più affascinanti, soprattutto Randoll e Shinjyo), quello in cui, appunto, vince il titolo - si dice il suo secondo mentre Hayato ne ha vinti tre - battendo Hayato all'ultimo giro dell'ultimo gran premio stagionale. Fa tutto ciò alleandosi con l'ex team principal Aoi, senza che ciò sia messo in cattiva luce, e ha una mezza love story con la signorina Kyoko, snobbando una sua pretendente giornalista e fotografa, curiosamente sosia di Susie Wolff.
Questa serie non ha azzeccato particolarmente la tecnologia attuale, anche se certi sistemi utilizzati ricordano almeno in parte certe cose di oggi, con versioni abbastanza fantascientifiche che potrebbero essere comparate ai vari DRS, push-to-pass o attack mode dei nostri tempi. Quello che questo anime ha tuttavia preannunciato è altro e la serie sembra una grande premonizione di personaggi del motorsport, tanto che le "citazioni involontarie" di eventi non ancora accaduti superano quelle che dovevano essere vere e proprie citazioni motoristiche.
La serie è costruita intorno a Hayato Kazami, un quattordicenne pilota amatoriale di motociclismo (che nella prima puntata fa un pippone interminabile sul fatto che il motociclismo è più interessante dell'automobilismo - ciò mi ricorda qualcosa) che costretto a guidare su una strada una vettura da competizione del team Sugo per portarla al circuito durante un tentativo di furto, viene riconosciuto dal sistema Asurada (l'intelligenza artificiale progettata dal defunto padre di Hayami) che in seguito si rifiuta di essere guidata da qualsiasi altro pilota. Quindi Hayato si unisce al piccolo team, formato da un tizio pelato che viene definito generalmente "capo" e non ha un nome e un piccolo staff: la capomeccanico Miki, un informatico, un meccanico e Asuka, la figlia del titolare, che ha un ruolo imprecisato che va dal cucinare al coordinare i meccanici in caso di necessità, e che diventerà la ragazza di Hayato.
Il binomio Hayato/Asurada funziona tantissimo, Hayato seppure appassionandosi alle auto da solo funziona un po' meno: quando non vince si comporta con il team un po' come se fosse convinto di essere Fernando Alonso al cospetto dei motoristi della Honda, almeno finché non incontra qualche personaggio che gli dia una tirata d'orecchie e lo rimetta con i piedi per terra. In una di queste circostanze conoscerà il suo idolo, mezza premonizione del motorsport, dato che si tratta di un due volte campione che si è dato al ciclismo dopo l'amputazione di una gamba. Ma questo Alex Zanardi formato anime è solo una piccolissima parte del tutto. Parliamo dei piloti con cui Hayato avrà a che fare.
JOJI OHTAMO - pilota che Hayato conosce in Giappone mentre devono partecipare alla gara che offrirà loro la superlicenza per gareggiare in Cyber Formula (basata sui risultati nelle serie minori venticinque anni prima che accadesse in F1), si tratta di un campagnolo che scruta il cielo per prevedere l'avvento di un'acquazzone, esattamente come faceva la nonna di Barrichello. Il suo punto di forza sarà proprio la capacità di prevedere la pioggia in anticipo, il punto debole la tecnologia, alla quale non riesce ad adattarsi. Un grave errore legato al suo uso della tecnologia in gara sarà la causa di un pesante incidente, dopo il quale sarà costretto a ritirarsi dalle competizioni e diventerà inviato per la TV giapponese.
PITALIA LOPE - campione del mondo in carica, è un capellone brasiliano che in seguito si ritirerà dalle competizioni per diventare team principal, ingaggiando come pilota quello che la Asurada si rifiutava di far guidare dopo avere registrato i dati di Hayato, conosciuto in Brasile dove quest'ultimo si era rifugiato dopo lo split con il team Sugo, diventando il suo pupillo. Aveva scelto il Brasile in quanto a suo dire patria dei migliori piloti della storia del motorsport (i giapponesi erano abbastanza fanboy di Senna, in quanto motorizzato Honda).
JACKIE GUDELHIAN e FRANZ HEINER - non si dice da nessuna parte, ma i due, rispettivamente un donnaiolo biondo con i capelli lunghi e un perfezionista con l'aria da secchione che crede ciecamente al potere della tecnologia, sembrano palesemente ispirati a James Hunt e Niki Lauda. Le interazioni tra i due ricordano vagamente quelle dei "Launt" nel film "Rush", passano dal litigare al comportarsi da best friends forever. Gudelhian in seguito gareggerà per un team di proprietà di Heinel, che compare sia nelle vesti di pilota sia in quelle di progettista e team owner. Dopo essersi ritirato dalle competizioni, si intravede che Heinel metterà al suo posto una donna tale Marie Luiza al fianco di Gudelhian.
OSAMU SUGO alias KNIGHT SCHUMACHER (altresì trascritto come Knight Shoemach, pronuncia molto simile in giapponese) - fratello di Asuka, ha lasciato il team del padre per andare a correre in Europa a seguito di contrasti con il padre stesso e fa il proprio esordio correndo in Cyber Formula nascondendosi dietro un paio di occhiali da sole giganti e sotto pseudonimo, Knight Schumacher, appunto, soprannome esplicitamente ispirato a Michael Schumacher (in Europa lo si vede addirittura accanto a una monoposto con i colori della Benetton), che gareggiava in F3 ai tempi in cui fu progettato il personaggio.
Siccome un po' di premonizioni non fanno male, Knight Schumacher, dopo avere lasciato la Cyber Formula, tornerà in seguito a un incidente avvenuto fuori dalle piste, venendo visto come un traditore perché corre contro i protagonisti. Siccome neanche i vecchi ciechi che non distinguono il giorno dalla notte potevano mancare, ha un problema di vista che ne indebolisce le prestazioni (da come è rappresentato, sembra sia diventato strabico, dato che quando sforza molto la vista gli si sdoppia l'immagine), che lo porterà al ritiro. Lo si vedrà in seguito al fianco di una donna bionda, in realtà ingegnere del team Sugo, che ricorda vagamente Corinna, e diventerà team principal della squadra. E siccome rappresentare l'intera famiglia non fa mai male, proprio come Mick in Prema, Knight Schumacher aveva in Europa un compagno di squadra russo che però non somiglia a Shwartzman.
EDELHI BOOTSVORT - il suddetto non-sosia di Shwartzman, ha un occhio bionico e un braccio finto a seguito di un incidente. Il suo capo, Smith, gli ha permesso di avere quelle protesi e per riconoscenza il pilota lo aiuta a complottare contro il team Sugo: Smith vuole rubare la tecnologia dell'Asurada (furto possibile solo rubando la macchina) per utilizzarla nell'industria delle armi. Quando Smith si spinge troppo oltre, Edelhi lo tradisce, alleandosi con Knight Schumacher, che cercava di sventare i progetti di Smith, Smith innesca un incidente tentando di ucciderli ma muore lui stesso. In seguito troveremo Bootsvort a lottare per occasionali posizioni di spessore, lo vedremo tentare di ostacolare Hayato mentre questo insegue il titolo (giustamente, un russo doveva fare il Petrov della situazione) e diventerà amico di Knight Schumacher.
NAOKI SHINJYO - pilota del team Aoi amato/odiato dalla team principal, la signorina Kyoko, Shinjyo è una delle più grandi premonizioni della serie, dato che è l'eterno perdente e guida una vettura rossa con il numero 5. Il suo palmares in realtà è ancora più sorprendente di quello di Vettel, dato che riesce sistematicamente a perdere in extremis, quando era ormai verso la vittoria. Gliene capitano costantemente di tutti i colori, l'unica cosa bella della sua vita pare il fidanzamento con Miki... In uno degli ultimi spin off verrà anche licenziato: il nuovo team principal appena eletto gli rimprovera che il suo titolo non ha valore non avendo avuto avversari competitivi, che fa troppi casini, che non sa fare sorpassi senza sbagliare, che sbaglia sempre quando viene inseguito e che il suo compagno di squadra è migliore di lui, insomma, tutte le critiche che sono state mosse a Vettel in questi anni. Cambia categoria e lo vediamo addirittura al volante di una vettura verde. In seguito farà il suo ritorno in Cyber Formula.
BLED KAGA - ex street racer caro amico di Hayato, è un pilota piuttosto agguerrito e spesso al limite della correttezza. Al team Aoi è il compagno di squadra di Shinjyo, quello migliore di lui anche se non ha ancora vinto un titolo. Non somiglia a Leclerc, ma guida una vettura fucsiahhhh quindi il Vanz potrebbe essere molto fiero di lui. In più ha caratteristiche comuni con Alonso, dato che a un certo punto lascia la Cyber Formula per andare a gareggiare in Indycar, per poi tornare. Gli verrà dedicato uno spin off, in cui pur di vincere deciderà di allearsi all'insaputa di Kyoko, con colui che l'aveva sostituita come team principal nonostante costui avesse in passato fatto rapire Hayato e fosse stato responsabile di una squalifica inflitta al team Aoi.
KARL VON RANDOLL - ex pilota di motociclismo giovanissimo, decide di diventare pilota di Cyber Formula (nonché altro grande agglomerato di premonizioni) perché si innamora della ragazza di Hayato e vuole conquistarla. È un giovane principe biondo, con i capelli lunghi, vestito elegante e molto simile a Nico Rosberg, che porta addirittura una tuta argentea con rifiniture verde acqua. Ha anche un padre con i baffi e una madre bionda con i capelli corti. Viene ingaggiato dallo stesso team per cui correva Knight Schumacher, giusto per non farci mancare niente (anche se a onore di cronaca come suo sostituto, non come suo compagno di squadra). Pilota di spessore, non riesce comunque a vincere il titolo per anni. Inizialmente snob e piuttosto altezzoso, diviene molto più cordiale nelle stagioni successive. Pur essendo diventato nel frattempo amico di Hayato (al quale contribuirà a salvare la vita quando verrà rapito dal nuovo team principal del team Aoi), continuerà a corteggiare la fidanzata di quest'ultimo ricevendo continui due di picche.
HENRI CLAYTOR - premonizioni non ne avevamo ancora abbastanza, quindi ecco anche il bimbetto spocchioso figlio di un ex pilota dai comportamenti discubitili, addestrato dal padre fin dalla prima infanzia per diventare il più giovane campione di sempre. Questo Verstappino formato anime diventerà in seguito a sua volta un po' più simpatico e farà amicizia con Hayato.
PHIL FRITZ - quando non ci sono somiglianze caratteriali devono esserci comunque somiglianze fisiche, quindi ecco comparire questo ragazzo dalla pelle scura e dai capelli platinati (Hamilton 2015 vi dice niente?), che indossa un casco viola. Plagiato dal team principal del team Aoi, si fa somministrare sostanze che gli annebbiano la mente per guidare un'auto mutante capace di autopilotarsi, alla quale tenterà di ribellarsi per diventare un "vero" pilota. L'auto, però, era programmata per distruggere l'Asurada e l'effetto è quello di provocare un incidente nel quale ci rimette proprio Phil, che per lo shock deciderà di ritirarsi dalle competizioni (diventerà meccanico di fiducia di Bled, insieme a un altro tizio conosciuto in America). Passa tutto il proprio tempo - siccome almeno in qualcosa doveva somigliare a Hamilton anche dal punto di vista caratteriale - in compagnia di un animale domestico, sfortunatamente non un bulldog o un cane in generale, ma un gatto.
La prima serie, composta da trentasette episodi, è incentrata sul primo campionato di Hayato, le gare (che si svolgono in un mix di diversi circuiti/ sterrati/ scenari strani) sono mostrate abbastanza nel dettaglio e i vari membri del team sono personaggi importanti. È in questa serie che si svolgono le vicende di Smith e il tutto si conclude con Hayato che diventa per la prima volta campione del mondo (era terzo in classifica, al momento di iniziare l'ultima gara, perché anche qui c'era bisogno di una premonizione).
Seguono tre seguiti/ spin off, rispettivamente di sei, otto e otto episodi. Nel primo di essi si narrano le vicende del ritorno di Knight Schumacher e del suo ritiro dalle competizioni, in questa serie Hayato vince il suo secondo titolo consecutivo. Nella terza ha un incidente che coinvolge anche Karl von Randoll, a causa del quale i due si ritirano momentaneamente dalle gare e Shinyjo vince il titolo, mentre la stagione seguente viene solo accennata in un episodio: la Asurada è in difficoltà e Hunt 2.0 vince il titolo sull'auto progettata da Lauda 2.0. La finale di queste tre serie è incentrata in particolare sulle difficoltà del team Sugo dovute a un cambiamento della tecnologia che in un primo momento porta Hayato a gareggiare su una vettura uguale a quella di Henri invece che sull'Asurada, e sulla faccenda del sosia di Hamilton, che inizialmente a causa della vettura che si guida da sola mentre lui viene mandato in trance sembra curiosamente dominare la stagione. Esiste infine un ultimo spin off di cinque episodi, prodotto tra il 1999 e il 2000 e ambientato due anni più tardi, in cui il protagonista non è più Hayato Kazami, ma Bled Kaga (peccato per la scelta, c'erano a mio parere personaggi molto più affascinanti, soprattutto Randoll e Shinjyo), quello in cui, appunto, vince il titolo - si dice il suo secondo mentre Hayato ne ha vinti tre - battendo Hayato all'ultimo giro dell'ultimo gran premio stagionale. Fa tutto ciò alleandosi con l'ex team principal Aoi, senza che ciò sia messo in cattiva luce, e ha una mezza love story con la signorina Kyoko, snobbando una sua pretendente giornalista e fotografa, curiosamente sosia di Susie Wolff.
lunedì 28 dicembre 2020
Superformula 2020: Naoki Yamamoto vince il titolo
Vi avevo anticipato tempo fa che ne avrei parlato ed ecco arrivato il momento: parliamo di Superformula, la massima serie open wheel del Giappone, qualcosa che sta a metà tra l'essere una serie minore e il non esserlo, per via del mix di piloti che vi prendono parte: da un lato giovani emergenti, dall'altro piloti che vi gareggiano stabilmente. Nella prima categoria doveva esserci, quest'anno, Juri Vips, in preparazione a un suo ipotetico esordio in Formula 1. Vips non ha preso parte a nessuna gara: o non era in Giappone, o era in quarantena in Giappone, oppure alla fine si è proprio ritirato dal campionato.
Il fatto che altri piloti prendessero parte a competizioni al di fuori dal Giappone, specie endurance, e che in terra nipponica vi fossero severe restrizioni di viaggio, ha fatto sì che i piloti in quarantena e occasionalmente non presenti fossero vari. Siccome queste assenze avrebbero potuto avere impatto sulla classifica finale, la serie ha deciso che, su sette eventi disputati, soltanto i cinque migliori risultati avrebbero contribuito a stilare la classifica piloti definitiva.
Hanno gareggiato per il team TOM's Nick Cassidy e Kazuki Nakajima (sostituito in due eventi da Ritomo Miyata), per Kondo Racing Kenta Yamashita (sostituito per un evento da Sena Sakaguchi) e Sacha Fenestraz, mentre per il team LCMG Kamui Kobayashi (rimpiazzato in due occasioni da Yuichi Nakayama) e Yuji Kunimoto. Non hanno mai cambiato la loro line-up i team Rookie Racing, pilota Kazuya Oshima, Itochu Enex, che ha schierato Yuhi Sekiguchi (che in concomitanza con Sakaguchi poteva generare un po' di confusione, quindi immagino la poca gioia dei telecronisti... anzi, la molta gioia dato che Sakaguchi risultava DNS) e Ryo Hirakawa, JMS con Hiroaki Ishiura e Sho Tsuboi (quest'ultimo reso celebre dal fatto che Sophia Florsch gli sia volata sopra a Macao) e DoCoMo con Naoki Yamamoto e Nirei Fukuzumi. Drago Corse ha messo in pista Tatiana Calderon per cinque eventi su sette, sostituendola con Koudai Tsukakoshi nei due nel quali mancava, mentre il team Mugen doveva avere al volante Juri Vips (sostituito costantemente da Ukyo Sasahara, che poi ne è divenuto titolare) e Tomoki Nojiri. B-Max ha avuto una una sola vettura ai primi tre eventi, guidata rispettivamente da Teppei Natori (DNS), Mirsunori Takaboshi e Sergio Sette-Camara, mentre negli ultimi quattro ne aveva due, piloti Nobu Matsushita e Charles Milesi. Nakajima Racing, invece, ha avuto come pilota Tadasuke Makino (rimpiazzato da Hiroki Otsu per l'ultimo evento stagionale) e Toshiki Oyu.
La stagione, iniziata nel corso dell'estate e terminata a metà dicembre inoltrata, ultimo campionato a terminare quest'anno, è stata composta, come già preannunciato, da sette eventi. Essi erano costituiti da una gara singola, anche la pole position assegnava punteggio (se non altro, dato che tre volte su sette il pilota che partiva dalla pole si è ritirato in corso d'opera) e le gare si sono svolte su sei circuiti giapponesi diversi. Il circuito di Suzuka ne ha ospitati due, in successione, come terzultimo e penultimo evento del campionato.
Sei piloti diversi hanno ottenuto delle vittorie, solo uno ne ha ottenute due: si tratta di Tsuboi, terzo classificato. Solo una, invece, per il campione Naoki Yamamoto e per il runner-up Ryo Hirakawa, che alla fine è stato distaccato dal vincitore di appena due lunghezze. Con una sola vittoria, i piloti che si sono piazzati tra la quarta e la sesta posizione in classifica: Cassidy (che ha conquistato gli stessi punti di Tsuboi, ma gli si è classificato dietro per una vittoria di meno, appunto), Nojiri e Oyu. Purtroppo non ha ottenuto alcun punto una nostra vecchia conoscenza, ovvero Tatiana Calderon, anche se almeno, in assenza di Mahaveer Raghunathan, non ha subito l'umiliazione di chiudere la stagione dietro di lui grazie a un punto fortunoso di tale chicane mobile, destino che le era capitato lo scorso anno in F2.
MOTEGI
Pole: Ryo Hirakawa
Podio: Ryo Hirakawa, Kenta Yamashita, Sacha Fenestraz
OKAYAMA
Pole: Ryo Hirakawa (quarto posto in gara)
Podio: Sho Tsuboi, Hiroaki Ishiura, Nick Cassidy
SPORTSLANG SUGO
Pole: Sergio Sette-Camara (ritirato in gara)
Podio: Nick Cassidy, Rio Hirakawa, Naoki Yamamoto
AUTOPOLIS
Pole: Tomoki Nojiri
Podio: Tomoki Nojiri, Naoki Yamamoto, Tadasuke Makino
SUZUKA I
Pole: Naoki Yamamoto
Podio: Naoki Yamamoto, Kazuki Nakajima, Yuji Kunimoto
SUZUKA II
Pole: Nick Cassidy (ritirato in gara)
Podio: Toshiki Oyu, Nirei Fukuzumi, Yuhi Sekiguchi
FUJI
Pole: Tomoki Nojiri (ritirato in gara)
Podio: Sho Tsuboi, Toshiki Oyu, Nobu Matsushita
Il fatto che altri piloti prendessero parte a competizioni al di fuori dal Giappone, specie endurance, e che in terra nipponica vi fossero severe restrizioni di viaggio, ha fatto sì che i piloti in quarantena e occasionalmente non presenti fossero vari. Siccome queste assenze avrebbero potuto avere impatto sulla classifica finale, la serie ha deciso che, su sette eventi disputati, soltanto i cinque migliori risultati avrebbero contribuito a stilare la classifica piloti definitiva.
Hanno gareggiato per il team TOM's Nick Cassidy e Kazuki Nakajima (sostituito in due eventi da Ritomo Miyata), per Kondo Racing Kenta Yamashita (sostituito per un evento da Sena Sakaguchi) e Sacha Fenestraz, mentre per il team LCMG Kamui Kobayashi (rimpiazzato in due occasioni da Yuichi Nakayama) e Yuji Kunimoto. Non hanno mai cambiato la loro line-up i team Rookie Racing, pilota Kazuya Oshima, Itochu Enex, che ha schierato Yuhi Sekiguchi (che in concomitanza con Sakaguchi poteva generare un po' di confusione, quindi immagino la poca gioia dei telecronisti... anzi, la molta gioia dato che Sakaguchi risultava DNS) e Ryo Hirakawa, JMS con Hiroaki Ishiura e Sho Tsuboi (quest'ultimo reso celebre dal fatto che Sophia Florsch gli sia volata sopra a Macao) e DoCoMo con Naoki Yamamoto e Nirei Fukuzumi. Drago Corse ha messo in pista Tatiana Calderon per cinque eventi su sette, sostituendola con Koudai Tsukakoshi nei due nel quali mancava, mentre il team Mugen doveva avere al volante Juri Vips (sostituito costantemente da Ukyo Sasahara, che poi ne è divenuto titolare) e Tomoki Nojiri. B-Max ha avuto una una sola vettura ai primi tre eventi, guidata rispettivamente da Teppei Natori (DNS), Mirsunori Takaboshi e Sergio Sette-Camara, mentre negli ultimi quattro ne aveva due, piloti Nobu Matsushita e Charles Milesi. Nakajima Racing, invece, ha avuto come pilota Tadasuke Makino (rimpiazzato da Hiroki Otsu per l'ultimo evento stagionale) e Toshiki Oyu.
La stagione, iniziata nel corso dell'estate e terminata a metà dicembre inoltrata, ultimo campionato a terminare quest'anno, è stata composta, come già preannunciato, da sette eventi. Essi erano costituiti da una gara singola, anche la pole position assegnava punteggio (se non altro, dato che tre volte su sette il pilota che partiva dalla pole si è ritirato in corso d'opera) e le gare si sono svolte su sei circuiti giapponesi diversi. Il circuito di Suzuka ne ha ospitati due, in successione, come terzultimo e penultimo evento del campionato.
Sei piloti diversi hanno ottenuto delle vittorie, solo uno ne ha ottenute due: si tratta di Tsuboi, terzo classificato. Solo una, invece, per il campione Naoki Yamamoto e per il runner-up Ryo Hirakawa, che alla fine è stato distaccato dal vincitore di appena due lunghezze. Con una sola vittoria, i piloti che si sono piazzati tra la quarta e la sesta posizione in classifica: Cassidy (che ha conquistato gli stessi punti di Tsuboi, ma gli si è classificato dietro per una vittoria di meno, appunto), Nojiri e Oyu. Purtroppo non ha ottenuto alcun punto una nostra vecchia conoscenza, ovvero Tatiana Calderon, anche se almeno, in assenza di Mahaveer Raghunathan, non ha subito l'umiliazione di chiudere la stagione dietro di lui grazie a un punto fortunoso di tale chicane mobile, destino che le era capitato lo scorso anno in F2.
MOTEGI
Pole: Ryo Hirakawa
Podio: Ryo Hirakawa, Kenta Yamashita, Sacha Fenestraz
OKAYAMA
Pole: Ryo Hirakawa (quarto posto in gara)
Podio: Sho Tsuboi, Hiroaki Ishiura, Nick Cassidy
SPORTSLANG SUGO
Pole: Sergio Sette-Camara (ritirato in gara)
Podio: Nick Cassidy, Rio Hirakawa, Naoki Yamamoto
AUTOPOLIS
Pole: Tomoki Nojiri
Podio: Tomoki Nojiri, Naoki Yamamoto, Tadasuke Makino
SUZUKA I
Pole: Naoki Yamamoto
Podio: Naoki Yamamoto, Kazuki Nakajima, Yuji Kunimoto
SUZUKA II
Pole: Nick Cassidy (ritirato in gara)
Podio: Toshiki Oyu, Nirei Fukuzumi, Yuhi Sekiguchi
FUJI
Pole: Tomoki Nojiri (ritirato in gara)
Podio: Sho Tsuboi, Toshiki Oyu, Nobu Matsushita
sabato 26 dicembre 2020
Stock Car Brasil 2020: Ricardo Mauricio vince il titolo
Il campionato 2020 di Stock Car Brasil si è svolto tra il mese di luglio e quello di dicembre, terminando nello stesso weekend nel quale è terminato il campionato di Formula 1, ciò fa sì che io non sia neanche particolarmente in ritardo nel parlare di questa stagione, che fa parte delle tante cose che ho lasciato abbastanza da parte durante questa seconda parte di 2020 in cui non c'era un attimo di tregua per via dei campionati particolarmente concentrati.
Sono state disputate un totale di sedici(?) gare, Rubens Barrichello purtroppo non ha vinto nessuna di quelle disputate sul circuito di Interlagos e la maledizione continua. Credo che un giorno o l'altro dovremmo sostenerlo precipitandoci in branco a Interlagos arrampicandoci sui muretti ed esultando al suo passaggio, magari questo potrebbe cambiare le cose. Il top sarebbe coinvolgere anche Alex Barros e trasformarlo in una sorta di capo ultrà... ma credo che sia meglio smetterla di sognare a occhi aperti e concentrarci su quello che è effettivamente successo nel corso della stagione.
La stagione è iniziata - anche se non propriamente la stagione in sé - con uno scandalo, legato alla famiglia di Bia Figueiredo, per intenderci, colei che ai tempi della Indycar si faceva chiamare Ana Beatriz. Sostituita provvisoriamente da Cesar Ramos in quanto incinta doveva essere assente per quella ragione da questo campionato, ma la sua assenza è diventata definitiva in quanto ha perso lo sponsor Ipiranga a seguito di guai giudiziari occorsi a suo marito e a suo suocero: i due risultano invischiati in un caso di corruzione nella sanità brasiliana.
Da allora la Figueiredo è sparita totalmente dai social e ha cancellato i profili Twitter e Instagram. Fan brasiliani sostengono che è diventata madre di un bambino nel corso dell'estate, altri sostengono che suo marito inizialmente fosse finito in carcere, ma che poi sia stato rilasciato. I media brasiliani, che in un primo momento avevano coperto la vicenda con tanto di titoloni (tradotti erroneamente dai media esteri, che inizialmente avevano scritto che era Ana Beatriz, invece che il marito, ad essere stata arrestata per corruzione), sembrano non dare più alcun peso alla vicenda, quindi probabilmente non sentiremo parlare della Figueiredo per un bel po'.
Facendo un controllo incrociato tra il sito della Stock Car Brasil e Wikipedia versione portoghese, mi sembra di capire che siano state disputate anche delle gare di qualifica(?), dato che su Wikipedia c'è un numero di gare maggiore rispetto a quelle presenti sul sito ufficiale. E prima che mi diciate che Wikipedia non è affidabile, cosa che so anche da me, di tali gare sono indicati anche i risultati, quindi non penso che gli autori della fonte universale del sapere fossero così fumati da inventarseli di sana pianta, quando non hanno trascritto nemmeno, nell'apposita classifica, quelli dell'ultima gara.
Quello che pare chiaro è che Ricardo Mauricio ha vinto il campionato, precedendo Ricardo Zonta, Daniel Serra, Thiago Camilo e Ricardo Mauricio a completare la top-5. Rubinho si è classificato sesto in classifica generale, rendendo la Stock Car Brasil un posto migliore grazie all'aura ferrarista che si porta senz'altro ancora dietro. Nella prossima stagione, addirittura, l'aura ferrarista della Stock Car Brasil pare essere destinata ad aumentare: vi gareggerà Felipe Massa. Considerato come un idolo delle folle ai tempi della Formula E, chissà che non riesca a fare ciò che è sfuggito a Barrichello, ovvero far sì che i media italiani prendano in considerazione questo campionato (anche se così, a intuito, mi viene da pensare che nemmeno lui abbia questo potere).
Sono state disputate un totale di sedici(?) gare, Rubens Barrichello purtroppo non ha vinto nessuna di quelle disputate sul circuito di Interlagos e la maledizione continua. Credo che un giorno o l'altro dovremmo sostenerlo precipitandoci in branco a Interlagos arrampicandoci sui muretti ed esultando al suo passaggio, magari questo potrebbe cambiare le cose. Il top sarebbe coinvolgere anche Alex Barros e trasformarlo in una sorta di capo ultrà... ma credo che sia meglio smetterla di sognare a occhi aperti e concentrarci su quello che è effettivamente successo nel corso della stagione.
La stagione è iniziata - anche se non propriamente la stagione in sé - con uno scandalo, legato alla famiglia di Bia Figueiredo, per intenderci, colei che ai tempi della Indycar si faceva chiamare Ana Beatriz. Sostituita provvisoriamente da Cesar Ramos in quanto incinta doveva essere assente per quella ragione da questo campionato, ma la sua assenza è diventata definitiva in quanto ha perso lo sponsor Ipiranga a seguito di guai giudiziari occorsi a suo marito e a suo suocero: i due risultano invischiati in un caso di corruzione nella sanità brasiliana.
Da allora la Figueiredo è sparita totalmente dai social e ha cancellato i profili Twitter e Instagram. Fan brasiliani sostengono che è diventata madre di un bambino nel corso dell'estate, altri sostengono che suo marito inizialmente fosse finito in carcere, ma che poi sia stato rilasciato. I media brasiliani, che in un primo momento avevano coperto la vicenda con tanto di titoloni (tradotti erroneamente dai media esteri, che inizialmente avevano scritto che era Ana Beatriz, invece che il marito, ad essere stata arrestata per corruzione), sembrano non dare più alcun peso alla vicenda, quindi probabilmente non sentiremo parlare della Figueiredo per un bel po'.
Facendo un controllo incrociato tra il sito della Stock Car Brasil e Wikipedia versione portoghese, mi sembra di capire che siano state disputate anche delle gare di qualifica(?), dato che su Wikipedia c'è un numero di gare maggiore rispetto a quelle presenti sul sito ufficiale. E prima che mi diciate che Wikipedia non è affidabile, cosa che so anche da me, di tali gare sono indicati anche i risultati, quindi non penso che gli autori della fonte universale del sapere fossero così fumati da inventarseli di sana pianta, quando non hanno trascritto nemmeno, nell'apposita classifica, quelli dell'ultima gara.
Quello che pare chiaro è che Ricardo Mauricio ha vinto il campionato, precedendo Ricardo Zonta, Daniel Serra, Thiago Camilo e Ricardo Mauricio a completare la top-5. Rubinho si è classificato sesto in classifica generale, rendendo la Stock Car Brasil un posto migliore grazie all'aura ferrarista che si porta senz'altro ancora dietro. Nella prossima stagione, addirittura, l'aura ferrarista della Stock Car Brasil pare essere destinata ad aumentare: vi gareggerà Felipe Massa. Considerato come un idolo delle folle ai tempi della Formula E, chissà che non riesca a fare ciò che è sfuggito a Barrichello, ovvero far sì che i media italiani prendano in considerazione questo campionato (anche se così, a intuito, mi viene da pensare che nemmeno lui abbia questo potere).
venerdì 25 dicembre 2020
DTM 2020: René Rast vince il titolo
Visto che il 2020 è stato un anno molto concentrato e che ho lasciato qualcosa per strada, tra le varie cose alle quali dedicare un post era rimasto senz'altro il DTM, al quale in questa stagione hanno partecipato soltanto Audi e BMW.
L'Audi ha schierato nove vetture, guidate rispettivamente da Robin Frijns, Nico Muller, Harrison Newey, Fabio Scherer, Ferdinand Habsburg, Loic Duval (sostituito per un evento da Benoit Treluyer), Mike Rockenfeller, René Rast e Jamie Green.
Soltanto sette vetture, invece, per la BMW, una delle quali guidata da un pilota di un certo rilievo, ovvero Robert Kubica. Gli altri erano Marco Wittmann, Timo Glock, Lucas Auer, Jonathan Aberdein, Philipp Eng e Sheldon Van Der Linde.
Il campionato è stato ovviamente stravolto dall'epidemia di coronavirus (d'altronde nessun calendario non ne è stato stravolto) e alla fine la stagione è partita con un certo ritardo, con nove eventi da due gare ciascuno, che si sono svolti su sette circuiti diversi.
Di diciotto gare, René Rast ne ha vinte sette, vincendo il titolo davanti a Nico Muller, che di vittorie ne ha ottenute sei nel corso della stagione.
L'unico altro pilota che ha ottenuto più di una vittoria è stato Robin Frijns, terzo nella classifica generale, salito sul gradino più alto del podio in ben tre occasioni. Hanno completato la top-5 in classifica Mike Rockenfeller e una nostra vecchia conoscenza tale Timo Glock, ottenendo il secondo posto in gara come miglior risultato e neanche tanto spesso (di fatto Rockenfeller ha un secondo e un terzo posto, Glock è salito a podio soltanto una volta).
La serie ha avuto due vincitori "random", termine che non vuole sminuirli, quanto piuttosto identificarli come piloti che, pur non essendosi classificati nelle zone particolarmente alte della classifica, hanno tagliato il traguardo davanti a tutti in un'occasione. Uno di essi è Van Der Linde, sesto in classifica, l'altro è Auer, che essendo il nipote di Berger ha contribuito a travolgere il DTM con tanta aura ferrarista. Secondo la mia personale definizione di random, si tratta di un pilota ancora più random di quello precedentemente menzionato: l'ex Redbull junior si è piazzato soltanto dodicesimo in classifica.
Veniamo a Kubica: l'ex pilota della Williams, attuale terzo pilota dell'Alfa Romeo, non ha avuto una stagione proprio tracolma di risultati positivi, però si è tolto la soddisfazione di vedere almeno una volta la luce del podio, classificandosi terzo nella terzultima gara della stagione.
L'Audi ha schierato nove vetture, guidate rispettivamente da Robin Frijns, Nico Muller, Harrison Newey, Fabio Scherer, Ferdinand Habsburg, Loic Duval (sostituito per un evento da Benoit Treluyer), Mike Rockenfeller, René Rast e Jamie Green.
Soltanto sette vetture, invece, per la BMW, una delle quali guidata da un pilota di un certo rilievo, ovvero Robert Kubica. Gli altri erano Marco Wittmann, Timo Glock, Lucas Auer, Jonathan Aberdein, Philipp Eng e Sheldon Van Der Linde.
Il campionato è stato ovviamente stravolto dall'epidemia di coronavirus (d'altronde nessun calendario non ne è stato stravolto) e alla fine la stagione è partita con un certo ritardo, con nove eventi da due gare ciascuno, che si sono svolti su sette circuiti diversi.
Di diciotto gare, René Rast ne ha vinte sette, vincendo il titolo davanti a Nico Muller, che di vittorie ne ha ottenute sei nel corso della stagione.
L'unico altro pilota che ha ottenuto più di una vittoria è stato Robin Frijns, terzo nella classifica generale, salito sul gradino più alto del podio in ben tre occasioni. Hanno completato la top-5 in classifica Mike Rockenfeller e una nostra vecchia conoscenza tale Timo Glock, ottenendo il secondo posto in gara come miglior risultato e neanche tanto spesso (di fatto Rockenfeller ha un secondo e un terzo posto, Glock è salito a podio soltanto una volta).
La serie ha avuto due vincitori "random", termine che non vuole sminuirli, quanto piuttosto identificarli come piloti che, pur non essendosi classificati nelle zone particolarmente alte della classifica, hanno tagliato il traguardo davanti a tutti in un'occasione. Uno di essi è Van Der Linde, sesto in classifica, l'altro è Auer, che essendo il nipote di Berger ha contribuito a travolgere il DTM con tanta aura ferrarista. Secondo la mia personale definizione di random, si tratta di un pilota ancora più random di quello precedentemente menzionato: l'ex Redbull junior si è piazzato soltanto dodicesimo in classifica.
Veniamo a Kubica: l'ex pilota della Williams, attuale terzo pilota dell'Alfa Romeo, non ha avuto una stagione proprio tracolma di risultati positivi, però si è tolto la soddisfazione di vedere almeno una volta la luce del podio, classificandosi terzo nella terzultima gara della stagione.
giovedì 24 dicembre 2020
La predestinazione di Sunshine
A volte capitano cose che proprio non ti aspetti, ma quello che mi è successo domenica sera va oltre la mia immaginazione. Prima di andare a letto ho controllato instagram... ed ecco che è avvenuto un evento che mi ha lasciata abbastanza spiazzata. Nelle notifiche mi sono ritrovata un follower dal nome illustre. Ho pensato "è un omonimo", oppure "è un suo fan". Invece no, sono entrata nel profilo del nuovo follower ed eccolo lì, Carlo Vanzini, con la spunta blu. Mi sono detta "è un bug", poi ho guardato la lista di followed: il Vanz è effettivamente un mio follower su instagram, alla mia pagina che di fatto è una fanpage della Formula 1. Presa da una curiosità insormontabile ho fatto un giro tra la lista dei suoi followed scoprendo cose interessanti, segue anche qualche altra fanpage, almeno due delle quali dedicate a Vettel.
Pur non comprendendo che cosa, nella mia piccola pagina che aggiorno di tanto in tanto, generalmente per postare cose fangirl friendly come repost di abbracci smielati tra Hamilton e Vettel oppure tra Leclerc e Gasly, possa avere spinto un telecronista di Formula 1 a premere sul pulsante "segui", ammetto che mi sento molto onorata da questo fatto, anche se, come probabilmente avrete capito, non sono sempre d'accordo con il punto di vista del Vanz, quando ascolto le sue telecronache. Cosa dire, in conclusione? Probabilmente che è stato uno dei fucsiahhhh più sorprendenti della mia carriera di blogger/social-blogger e che mi sento un po' predestinata. Grazie Vanz!
Pur non comprendendo che cosa, nella mia piccola pagina che aggiorno di tanto in tanto, generalmente per postare cose fangirl friendly come repost di abbracci smielati tra Hamilton e Vettel oppure tra Leclerc e Gasly, possa avere spinto un telecronista di Formula 1 a premere sul pulsante "segui", ammetto che mi sento molto onorata da questo fatto, anche se, come probabilmente avrete capito, non sono sempre d'accordo con il punto di vista del Vanz, quando ascolto le sue telecronache. Cosa dire, in conclusione? Probabilmente che è stato uno dei fucsiahhhh più sorprendenti della mia carriera di blogger/social-blogger e che mi sento un po' predestinata. Grazie Vanz!
mercoledì 23 dicembre 2020
Un tempo i piloti paganti si chiamavano gentlemen driver... oggi anche no!
Immagino che abbiate notato che finora non ho fatto menzione di una certa vicenda relativa a un certo pilota che debutterà in Formula 1 nella prossima stagione. Non l'ho fatto perché questo vuole dire rivangare anche un fatto accaduto nel mio passato. Nell'inverno 2007/08, durante il mio primo anno di università, una sera, in un locale multisala che c'è nel mio paese, io e una mia amica fummo inseguite da tre ragazzi (indicativamente della nostra età o simile), due dei quali ci si buttarono addosso palpeggiandoci. Fummo costrette a nasconderci nei bagni e poi andammo al piano superiore, su una sorta di balcone che si affacciava alla sala più anziani-friendly, diciamo una sala che era più o meno una balera. Ci trovarono anche lì. Facemmo una gran fatica a liberarci di loro, quello che non ci aveva papleggiate minacciò addirittura di picchiare un nostro amico che al momento dei fatti era in pista a ballare insieme alla propria sorella, anche lei con noi. Andammo a informare gli addetti alla sicurezza, che identificarono quei tipi, fecero loro una gran predica e dissero che non li avrebbero più fatti entrare nel locale.
Questa parte della vicenda non mi ha lasciato segni. Mi auguro che quei tipi siano maturati. A lasciarmi dei segni è stato un fatto correlato a queste vicende. Frequentavo un ragazzo più grande di me, ai tempi, che venuto a sapere di questo fatto mi colpevolizzò, dicendo che se me ne andavo in giro senza un partner ero troppo esplicita e quindi era normale che i ragazzi si comportassero così con me, perché ero "a loro disposizione" (e tra tutte le cose di cui avrebbe potuto accusarmi, quella era forse la peggiore, mi avesse detto che era meglio se non andavo in giro da sola perché il mio fisico non mi permetteva di difendermi da un tipo con una stazza da bisonte, come quello che mi aveva messo le mani addosso, sarebbe stato meno trash). Usò questa faccenda come ricatto psicologico per mesi, per fare in modo che io non chiudessi definitivamente con lui. Credo che questo abbia influito pesantemente sulla mia (in)capacità di relazionarmi con potenziali partner (non che ne senta la mancanza) o nel costruire un certo grado di fiducia in situazioni in cui è possibile un potenziale coinvolgimento romantico.
Quindi no, non sono indifferente a quanto successo, solo un po' coinvolta, più di quanto mi abbiano coinvolta altre faccende relative a piloti. E in questo caso gli riconosco anche un'aggravante. Se ti comporti come un cazzone, in genere dovresti avere almeno la decenza di non farlo davanti agli occhi del mondo. Qui i casi sono due: o questo tipo ha molestato una ragazza riprendendosi e postando il video su un account instagram ufficiale, oppure ha recitato con una persona compiacente una simile scena e l'ha postata. Entrambi i casi mi portano a pensare che questo sia ben più idiota di uno che si comporta da idiota senza palesarlo agli occhi del mondo intero. La regola numero uno del comportarsi da coglione dovrebbe essere cercare di non far capire al mondo intero che sei un coglione. Questo ha fatto l'esatto opposto. Nessuno avrebbe probabilmente saputo niente di questa faccenda se LUI STESSO non l'avesse sbandierata ai quattro venti e la cosa ancora peggiore è che il messaggio che passa è: "voi mi criticate, ma io vi dimostro che posso fare quello che mi pare".
Il grosso problema di costui è che ha tanti grossi problemi e che questa è la punta dell'iceberg. La prima volta che è rimbalzato agli onori delle cronache internazionali è stato ai tempi della F3 Europea, quando ha picchiato Callum Ilott, colpevole di averlo rallentato durante una sessione di prove libere, procurandogli vari tagli ed escoriazioni sul volto e sul collo. Nel corso degli anni non ha mostrato grandi segni di maturazione, anzi... tra bullismo sui social e commenti molto al limite del discriminatorio, ha un curriculum non particolarmente apprezzabile, che va ad affiancare quello che mediamente fa al volante. E non parlo di talento o mancanza di talento, ma proprio di avere una guida molto al limite, il che è anche peggio. Avrebbe le capacità di non essere una mina vagante, ma fa comunque la mina vagante, rischiando ogni tre per due di mettere gente fuori pista. Quindi no, non sembra il tipo che possa farsi un esame di coscienza e dire: "ho sbagliato e mi rendo conto di avere bisogno di aiuto terapeutico" o cose del genere. Sembra piuttosto il tipo che dice "mio padre possiede mezza Russia, quindi faccio quello che mi pare".
Viene spesso paragonato ad altri piloti con tanti big money, ma questo mi sembra scorretto nei confronti di chi viene paragonato a lui. Ci sono alcuni piloti che sono arrivati più in alto di quanto dovevano grazie ai soldi di famiglia, questo sì, ma credo sia doveroso fare una distinzione tra il pilota e l'individuo. Avere un volante perché si porta una carriola di soldi al team magari non è la migliore pubblicità per un pilota, ma se questo pilota si comporta quantomeno da persona civile e degna di considerazione, per cortesia niente paragoni con coglioni di questo tipo. Viene paragonato anche ad altri piloti che in passato hanno fatto cose al limite, ma una parte di questi sono riusciti a ricostruirsi un'immagine maturando e comportandosi in maniera adeguata. Viene addirittura paragonato a James Hunt, ma......... forse non si rendono conto che Hunt ha sicuramente avuto tra le mani molti seni e molti fondoschiena femminili, ma appartenenti a donne ben liete di mettere le loro grazie tra le sue mani. Quindi, seppure la cultura hippie al giorno d'oggi possa apparire troppo esplicita, credo ci sia un grosso problema di comprensione. Se ci dà fastidio che un pilota si comporti a quel modo, non è perché siamo puritani.
Parlando di come sta venendo gestita la vicenda, parto dalla Haas: quando vendi l'anima al diavolo è difficile riuscire a riscattarla. Per quanto la decisione di tenerselo stretto sia molto impopolare, posso comprenderla dal punto di vista strettamente aziendale. Quel contributo economico serve per non fallire e quando hai dei dipendenti a cui pagare uno stipendio, lo fai anche se i soldi puzzano di merda. Tanto più che il padre del coglione probabilmente controlla ormai il team. Andare a insultare i social media manager della Haas su Twitter credo abbia ben poco senso. Chi a mio parere dovrebbe davvero fare qualcosa è la FIA, che può sospendere la superlicenza a chi non ha un comportamento adeguato. Stiamo parlando della stessa FIA che ha messo sotto investigazione Bottas per avere fatto il giro di Montecarlo su una bicicletta da corsa in compagnia della fidanzata e Hamilton per avere indossato una maglia legata a un caso di cronaca. Della stessa FIA che ha multato Leclerc perché postava foto di sé stesso al bar con gli amici, o Horner e Vettel per una foto in cui parlavano senza indossare la mascherina.
PS. Nella cerimonia virtuale della FIA, alla quale Mick Schumacher ha partecipato in qualità di campione della F2, gli sono state poste delle domande sul suo futuro compagno di squadra, alle quali ha risposto in modo molto formale, ma mostrandosi piuttosto a disagio (a questo proposito vorrei ricordare che Schumacher è il best friend forever di Ilott, insomma, è un caro amico del tipo picchiato dal cazzone). A questo proposito vorrei suggerire ai giornalisti di tirare fuori le palle e di porre domande di questo stampo al diretto interessato, quando capiterà l'occasione, invece di chiedere spiegazioni a uno che peraltro non è ancora suo compagno di squadra e che deve tutelare il proprio sedile (cosa non difficile, avere come pilota un piccolo principe elegante, educato e figlio di una leggenda del motorsport serve a risollevare almeno in parte un team messo in cattiva luce da altri) e il proprio setto nasale (cosa più complicata visto con chi ha a che fare).
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