domenica 12 aprile 2020

F1 The Golden Days: GP Cina 2016

La tradizione di questo "mondiale 2020" è quella di dedicare, in ogni fine settimana "di gara", un post a una vecchia edizione del gran premio che avrebbe dovuto svolgersi nel suddetto fine settimana, che si sia svolto possibilmente nello stesso periodo.
Oggi era la volta del Gran Premio della Cina, il primo che è stato annullato, pertanto andiamo a scoprire che cos'è successo a Shanghai nel 2016, gran premio nel quale si sono verificati alcuni avvenimenti che, nel loro piccolo, hanno almeno in parte condizionato la storia del motorsport moderno. Uno di tali eventi, del tutto inosservato il giorno stesso (tranne considerazioni che hanno suscitato un po' di ilarità) avrebbe segnato l'inizio della fine per uno dei piloti coinvolti.

Prima di tutto abbiamo assistito al cambio del format di qualifiche in corso d'opera... sì, perché per un breve periodo nel 2016 le vetture venivano eliminate una ogni minuto durante le varie sessioni, con il risultato che ci trovavamo senza vetture in pista ben prima che finissero le varie sessioni. Il ritorno al vecchio sistema è avvenuto per decisione presa all'unanimità, uno dei pochi casi in cui sono stati tutti d'accordo su qualcosa nella storia della Formula 1.
Il sistema di qualifiche, comunque, non ha avuto effetto sul sabato di Lewis Hamilton, dato che a causa di un guasto non è nemmeno riuscito a scendere in pista. La sua gara, il giorno dopo, non sarebbe andata molto bene, visto un incidente al via con nientemeno che Felipe Nasr, specializzato suo malgrado nello stare sulla strada di Hamilton al momento sbagliato (c'era lui, davanti a Hamilton, nella pitlane di Monaco 2015). Avrebbe ottenuto soltanto un modestissimo sesto posto, mentre la gara si decideva davanti, nello specifico sul podio. E, per un certo pilota, anche sul suo retro, ma di questo ne parleremo al momento più opportuno.

Nico Rosberg vs Daniel Ricciardo, questa la prima fila, che sarebbe stata perfetta per un torneo di briscola insieme a Stella Bruno. Ricciardo non ha mai giocato a carte con Stella, ma una volta ha morso una mela davanti a Stella, mela che rappresentava Verstappino, quindi sarebbe stato il partner perfetto per un torneo a tre.
Ricciardo ha preso la testa della gara, ma la cosa non è durata molto: ha infatti forato una gomma dopo trenta secondi contati, abbandonando tutti i suoi sogni di gloria, quei sogni di gloria che avrebbe dovuto rimandare fino a ottobre, con il GP della Malesia. I piloti che gli stavano intorno sono stati molto soddisfatti del suo quarto posto, in quanto hanno bevuto champagne uscito dalle bottiglie e non champagne contenuto nelle sue scarpe.

Lo scontro Rosberg vs Hamilton, intorno al quale si svolgeva il mondiale 2016, stavolta è andato, come intuibile dalle premesse di cui sopra, decisamente a vantaggio di Rosberg, che per tutta la gara è stato insindacabilmente in testa senza avere elementi di disturbo. Con il suo settimo posto, invece, Hamilton ha chiuso la gara alle spalle di Massa, precedendo le Toro Rosso dei due torelli scatenati Verstappen e Sainz e l'altra Williams, quella del suo attuale compagno di squadra Bottas.
Dietro di loro, altri dodici piloti hanno fatto i signori nessuno della situazione, classificandosi però tutti quanti: si tratta di uno dei pochi gran premi della storia in cui non ci sono stati ritirati. Rio Haryanto ha brillantemente battuto Jolyon Palmer, relegandolo all'ultimo posto. Gli spambot indonesiani hanno senz'altro gradito parecchio la cosa.

Occupiamoci ora della top-5, il cui quarto posto, alle spalle di Dani-Smile, era occupato da Kimi Raikkonen, riuscito a proseguire dopo essere stato speronato al via. I piloti coinvolti con lui nel poco lieto evento si trovavano in quel momento sul punto di salire sul podio... ed erano Sebastian Vettel e Daniil Kvyat. Per il pilota della Redbull si trattava del suo secondo podio in carriera, dopo quello di Ungheria 2015, e poteva essere considerato all'apice del successo.
Un destino piuttosto atroce, tuttavia, lo aspettava dietro l'angolo, e forse del tutto indipendentemente dagli eventi di quel pomeriggio cinese. L'intenzione di rimpiazzarlo un giorno con Max Verstappen è molto probabile che fosse già nell'aria, solo, in quel momento le tempistiche erano ancora piuttosto incerte.

Sul retro del podio stava andando in scena un evento che somigliava molto al GP d'Europa 2007, quando Alonso e Massa si mandavano elegantemente a ca*are in diretta televisiva. Purtroppo i Kvettel non l'hanno fatto in italiano, quindi non hanno raggiunto lo stesso livello di epicità. Poi, a dire la verità, c'è un'altra piccola differenza, ovvero che Massa aveva dato del co***one ad Alonso, mentre Vettel si è limitato a dare a Kvyat del torpedo, termine divenuto in seguito il suo soprannome.
Due settimane più tardi, come se fosse stato un pilota di NASCAR, Kvyat si vendicava involontariamente (ha detto di non averlo fatto apposta, quindi gli credo) prendendo a sportellate Vettel alla partenza del proprio gran premio di casa. Gli piovevano addosso un bel po' di critiche, in più perdeva il volante, venendo spedito alla Toro Rosso come un Gasly qualsiasi. Purtroppo per lui, non sarebbe andato a podio pochi mesi dopo la retrocessione, ma avrebbe perso il volante altre due volte a caso in corso d'opera. Però, alla fine, sarebbe andato a podio di nuovo, a sbevazzare champagne, curiosamente di nuovo insieme a Vettel, oltre che insieme a Verstappen, suo sostituto in Redbull. Questa, però, è un'altra storia che non ha nulla a che vedere con Cina 2016.

EDIT - mi rendo conto di avere toppato di una settimana perché Cina 2020 doveva essere in realtà il 19/04!


sabato 11 aprile 2020

Rewatch fai da te: GP Malesia e Giappone 1999, Hakkinen verso il suo secondo titolo

Il Rewatch offerto dal canale ufficiale della Formula 1 non può chiaramente accontentare tutti (il prossimo, domani pomeriggio, sarà Italia 2019, e io stessa penso che ci potessero essere scelte migliori, in quanto si tratta di un GP risalente ad appena sette mesi fa, ancora ben scolpito nella nostra mente, ma se non altro visto che sarò impegnata domani pomeriggio mi perderò qualcosa che già conosco bene - ovviamente non dedicherò un nuovo post a Italia 2019, di cui ho già parlato a suo tempo), quindi la cosa migliore da fare credo che sia andare a cercarsi anche altre cose, invece di lamentarsi che altre cose non esistano.
A volte basta accontentarsi di low quality o telecronache tedesche (cosa che ammetto possa essere tediosa per chi non conosce neanche una parola della lingua). Su Youtube se ne trovano, degli anni '80/'90, e a condizione di accontentarsi, qualcosa si riesce a vedere. Ho deciso quindi di andare a fare un revival del finale di stagione del 1999.

17.10.1999 - se Kimi Raikkonen vivesse negli Stati Uniti, sarebbe a un solo anno di distanza dalla sua drinking age.
In Malesia si svolge per la prima volta un gran premio, con Michael Schumacher al rientro dopo l'infortunio dell'estate, dopo il quale era stato sostituito per sei eventi da Mika Salo.
Parte dalla pole position, affiancato dal compagno di squadra Eddie Irvine, che lotta per il titolo con Mika Hakkinen. Quest'ultimo parte quarto, accanto alla mascella di Coulthard in terza posizione. Seguono in terza fila le Stewart di Herbert e Barrichello e via via a seguire tutti gli altri come direbbe Mazzoni, fino alla Arrows di Tora Takagi.

La gara parte con Schumacher in testa, che stacca gli altri ma non troppo, Irvine, Coulthard e Hakkinen sono destinati un po' al trenino.
Attention seaker: Hill vs Fisichella in un contatto al via (così ha detto il telecronista tedesco, ma chi risulta ritirato oltre a Hill è in realtà Trulli), Zonta per i fatti suoi poco dopo.
Poi, al quarto giro, Irvine va in testa, Schumacher is the new Salo. Ora tocca a lui stare in trenino con le McLaren, anche se in realtà si fa trollare da Coulthard, con uno di quei sorpassi che al giorno d'oggi genererebbe polemiche. Ai tempi al massimo avrebbe innescato una rissa a colpi di mascella, vincitore Coulthard, perché la mascella migliore è indiscutibilmente la sua.

A questo punto davanti la situazione si stabilizza, mentre dietro di attention seaker ne abbiamo un'infinità: prima Badoer per prati, poi Panis con il motore in fumo, poi Zonta insabbiato, poi anche Ralf Schumacher insabbiato poco dopo...
Davanti non abbiamo più trenini, ma due coppie Ferrari/McLaren. A questo punto la situazione si stabilizzerà di nuovo, con il duo irlandese/ scozzese decisamente più vicino. Al giorno d'oggi il Mascellone potrebbe aprire il DRS integrato nella sua mascella (perché sì, Coulthard ha sicuramente un DRS integrato nella mascella).

Coulthard inizia a farsi insistente negli specchietti di Irvine, ma la sua gara dura solo quindici giri su un totale di cinquantasei: si ferma per un problema elettronico, a quanto pare.
Il suo ritiro farà passare in secondo piano un momento molto importante, quello del testacoda di Diniz che avverrà poco dopo, uno dei pochi momenti in cui ci rendiamo conto dell'esistenza di quest'ultimo.
Senza troppi attention seaker in questo momento, si avvicina metà gara, i piloti vanno ai box. Del terzetto di testa, il primo è Irvine. Poi entra Hakkinen e infine Schumacher, riforniscono tutti nell'arco di tre o quattro giri. Posizioni invariate: Irvine, Schumacher, Hakkinen. Quest'ultimo si piazza negli scarichi di Schumacher, con l'intenzione di rimanerci vita natural durante.

Irvine continua a staccare il duo degli Schukkinen, portandosi a venti secondi di vantaggio. Però c'è un motivo, alla base di tutto ciò: si deve fermare ai box ancora una volta e, infatti, lo fa al quarantesimo giro di gara, dopo un testacoda per la sabbia di Villeneuve. Esce dai box alle spalle di Schumacher e Hakkinen, ma a questo punto il mio sospetto su cosa stia accadendo veramente si trasforma in realtà: Schumacher sta rallentando di proposito Hakkinen, un po' come Hamilton ad Abu Dhabi 2016.
Di fronte a questa consapevolezza il mondo ammutolisce, perfino tutti quei pivelli che hanno smesso di andare per prati e stanno diligentemente in pista senza rubare l'attenzione ad altri. O forse i pivelli sono usciti tutti di pista per i loro testacoda e le loro insabbiate random, quindi non ci sono più problemi di questo genere... Non faccio neanche in tempo a pensarlo che purtroppo si cala in questo ruolo il mio conterraneo Zanardi, inquadrato per i terreni sabbiosi della Malesia. Il clou, comunque, si raggiungerà con Diniz.

Hakkinen si ferma ai box a dieci giri dalla fine, mentre Schumacher prosegue con un solo pitstop e a questo punto le Ferrari si trovano in prima e seconda posizione.
A quattro giri dalla fine, Schumacher is the new Salo e, ancora una volta, Irvine passa in testa, stavolta andando a vincere proprio davanti al suo compagno di squadra. I due verranno originariamente squalificati per presunte irregolarità tecniche, ma il tribunale darà ragione alla Ferrari e con quattro punti di vantaggio Irvine andrà a giocarsi il titolo con Hakkinen a Suzuka.
Hakkinen arriva terzo e sale sul podio, dal quale rimangono giù i piloti Stewart, Herbert e Barrichello (freschi di vittoria e terzo posto al Nurburgring nel GP precedente), con Frentzen che chiude la zona punti.

31.10.1999 - da Sepang si passa a Suzuka, per l'ultimo GP della stagione, con Michael Schumacher ancora in pole davanti a Hakkinen, Coulthard e Frentzen. È solo quinto Irvine, affiancato da nientemeno che "Olivahhhh Penis" (sì, lo ammetto, in questo momento ho sentito la mancanza di Murray Walker)!
Alla partenza un tentativo maldestro di bloccare Hakkinen, fa sì che Schumacher venga trollato proprio dal finlandese, ma il trollone migliore di tutti è Panis, che si porta al terzo posto. Con questo, avendo già assistito alla scena più epica del gran premio, possiamo anche andare a fare altro. A parte gli scherzi, Irvine è quarto davanti a Coulthard e per parecchio tempo sarà più lontano da Panis di quanto Coulthard non sia vicino a lui stesso. Hakkinen, nel frattempo, è il più veloce in pista e sembra non avere concorrenza, se non per le inquadrature televisive: quando va per prati dopo un presunto contatto con una Arrows, Fisichella si guadagna l'attenzione delle telecamere.

Non tutte le gare hanno un lieto fine: dopo venti giri di gara l'eroico "Olivahhhh Penis" si ritira per un problema tecnico. Oltre alle gare, anche certe carriere non hanno un lieto fine: la carriera di Damon Hill come pilota si conclude con un testacoda, a seguito del quale riesce a portare la vettura ai box.
Gli altri piloti, frattanto, ai box ci sono andati/ ci stanno andando per rifornire: tra i piloti di testa è Hakkinen il primo, precede Schumacher e i loro compari. A proposito dei loro compari, Coulthard si ritrova terzo davanti a Irvine. La scalata al campionato da parte di quest'ultimo assume una connotazione sempre più leggendaria.

Gli va relativamente bene, perché Coulthard finisce per smaterializzarsi dopo trentaquattro giri e dopo il secondo giro di pitstop: con un totale di cinquantatre non è la cosa ideale. Fa un testacoda, centra un muretto, va ai box a farsi sostituire l'ala anteriore, torna in pista con la vettura danneggiata, doppiato, e ad un tratto si mette a intralciare Schumacher in stile "Driven" durante un doppiaggio avvenuto dopo la seconda sosta del pilota della Ferrari, beccandosi qualche accidente da quest'ultimo. Apprezzo Coulthard per essere stato così temerario da tentare di intralciare Schumacher mentre questo si apprestava a doppiarlo, l'ultima volta in cui Schumacher aveva tentato di doppiarlo non era finita molto bene... In ogni caso gli accidenti hanno il loro effetto e poco dopo il mascellone va a parcheggiare ai box, perché la macchina ha deciso di lasciarlo a piedi.

In una gara in cui l'ultimo colpo di scena sarà il ritiro di Fisichella per la rottura del motore in grande stile a pochi giri dal termine (anche qualche altro pilota si era ritirato in precedenza per motivi analoghi ma con meno pathos), Hakkinen vince la gara, seguono Michael Schumacher e Irvine: anche con un secondo posto (che in gara non è mai sembrato alla sua portata), il folletto irlandese non avrebbe vinto il mondiale, avrebbe chiuso infatti a pari punti con Hakkinen, ma con meno vittorie. Così Hakkinen lo batte invece di due punti, mentre la Ferrari ne totalizza quattro più della McLaren in classifica costruttori, una magra consolazione visto che il titolo piloti manca a Maranello da ormai vent'anni.

Tornando al risultato della gara, completano la zona punti Frentzen, Ralf Schumacher e Alesi. Chiudono nelle posizioni immediatamente successive, senza punti, i piloti della Stewart, con Herbert settimo e Barrichello ottavo.
Prima di chiudere questo post, c'è ancora il giro d'onore, con Hakkinen ancora in pista mentre Schumacher è già al parc fermé. Arriva anche Irvine che con il casco ancora in testa si mette a fare conversazione con il compagno di squadra in attesa di Hakkinen.
Hakkinen esulta pacatamente e va a pesarsi mentre Irvine fa conversazione con i fratelli Schumacher e rimango un po' spiazzata dagli Schukkinen che si ignorano a vicenda proprio quando mi stava partendo la ship. I due si scambieranno solo lievi pacche sulle spalle alla fine del podio, eppure ciò nonostante verranno visti festeggiare insieme nel corso della serata.

Sembra passata una vita dal 1997, quando Hakkinen era ancora all'inseguimento della sua prima vittoria in Formula 1, era considerato soltanto un pilota dal passato burrascoso (la sua specialità, agli albori della sua carriera, erano le partenze in stile Grosjean 2012) e quando rischiava addirittura di non essere più in McLaren partire dal 1998.
Uno dei piloti citati come potenziali sostituti di Hakkinen era Greg Moore, poi protagonista di una brillante carriera in Formula CART. Due storie diverse, destinate a non incontrarsi, se non in un unico amaro dettaglio: lo stesso giorno in cui finisce il mondiale di Formula 1 1999 finisce anche il campionato di Indycar. Moore muore in un incidente in California lo stesso giorno in cui Hakkinen conquista in Giappone il suo secondo titolo.

giovedì 9 aprile 2020

Formula 1 Rewatch: il GP d'Europa 1997 a Jerez e il mondiale di Villeneuve

C'era una volta il 1997. Era un'epoca molto lontana nel tempo, in cui poteva capitare che Michael Schumacher decidesse di speronare di proposito Jacques Villeneuve nel corso del gran premio che assegnava il mondiale senza che questo avesse alcun influsso sulla nostra vita: niente social network e niente flame in proposito sulle bacheche da lì fino al 2005 (anno scelto a caso, otto anni di flame mi sembrano abbastanza anche per i giorni nostri). Stasera il canale Youtube della Formula 1 ha deciso di trasmettere in livestreaming tale gara. Ciò significa che Schumacher e Villeneuve non sono più confinati a un'epoca senza flame. Direi quindi di concentrarmi sulle cose belle, perché nel 1997 aveva già fatto il suo ingresso in cabina di commento Martin Brundle e questo può tranquillamente riempire i nostri cuori di gioia.

Murray Walker era particolarmente scatenato, più che durante i replay precedenti, forse su di giri per il tempo identico di Villeneuve/ Schumacher/ Frentzen in qualifica (posizioni in griglia assegnate sulla base dell'ordine in cui avevano ottenuto il tempo). Ah, no, forse invecchiando Walker era sempre su di giri.
Ha iniziato con uno "start your engines, they would say in Indianapolis", probabilmente riferito al curriculum di Villeneuve. È passato a un "five lights, four lights, three lights, two lights, one light, go, go, go, go!" e poi ha commentato la partenza con un poco pacato "Schoomakahhhh got away better, better, bettaaaaahhhhh!", quando Villeneuve è partito come Hamilton ai tempi delle orecchie da coniglio su Snapchat scivolando al terzo posto dietro ai Corinna Bros.
Dopo otto giri di quella trafila, Frentzen ha fatto passare Villeneuve per ordine di scuderia, sprofondando terzo. Seguivano Hakkinen, Coulthard e Hill e per mezz'ora buona l'emozione maggiore a cui abbiamo assistito è stato Diniz fermo con la vettura fumante.

Dopo il primo pitstop ci siamo ritrovati con Schumacher e Villeneuve vicinissimi (e Frentzen attention seaker in testa per un po' fermandosi per ultimo), ma il gap è incrementato al punto tale da permettere ai telecronisti di parlare dell'imminente ritiro dalle competizioni di Katayama.
Abbiamo assistito al suo doppiaggio, abbiamo assistito al doppiaggio di Jos Verstappen che era penultimo, poi abbiamo assistito al controverso doppiaggio di Norberto Fontana, che nel 2006 ha dichiarato che la Ferrari, che forniva motori alla Sauber, gli aveva ordinato di intralciare Villeneuve e non l'ha mai ringraziato per questo.
Ad ogni modo, mentre andavamo verso oltre metà gara, è stato dedicato un minimo di interesse anche alle McLaren: Coulthard infatti era terzo, con Hakkinen quarto. Frentzen è scivolato dietro ai due, mentre Irvine è risalito al sesto posto.

Il vero dramahhhh è arrivato comunque dopo il secondo pitstop, quando ormai erano stati doppiati i vari Shinji Nakano di turno. Non sono certa che Fisichella e Ralf Schumacher sarebbero felici di essere rientrati nel calderone dei "vari Nakano", ma era una locuzione troppo bella per non essere scritta.
Nel frattempo Alesi cercava di fare da diversivo andando in giro per i prati, mentre Schumacher continuava a perdere terreno. Poi è giunto il famoso 48° giro, quello in cui Villeneuve ha affiancato Schumacher, che gli ha tirato una ruotata. Poi è andato a insabbiarsi a bordo pista, è sceso dalla vettura e immagino si sia messo a tirare degli accidenti random. Questi accidenti hanno funzionato su uno dei suoi più cari amici, infatti abbiamo visto Damon Hill fuori con la vettura in fumo. A nessuno però importava un fico secco di Hill, in quel momento, il resto della gara è stato dedicato ai replay e alle considerazioni del tipo: a Villeneuve basta ottenere un punto per vincere il mondiale, ce la farà nonostante stia andando molto più lento dei piloti che lo inseguono da lontano?

Villeneuve, Coulthard, Hakkinen, Irvine, Berger e Frentzen, adesso erano loro la top-6, con le due McLaren che si avvicinavano progressivamente a Platinum Jacques. Nel frattempo Schoomakahhhh veniva occasionalmente inquadrato prima sul motorino dei commissari e poi a piedi nei box.
A quel punto veniva spontaneo chiederselo: What. The. Fuck. Se vuoi buttare fuori un altro pilota, almeno abbi la decenza di fare un tentativo sensato, non di insabbiarti da solo provando a fare non si sa bene cosa, consegnando il titolo tra le mani del tuo avversario. Tra parentesi, si è trattato del primo titolo vinto da un pilota canadese e, a meno che Strollino e Latifi non conquistino il mondo grazie alle marmotte del Quebec, potrebbe rimanere anche l'ultimo per molti anni a venire.

Gli ultimi quattro/cinque giri sono stati traumatici per Platinum Jacques, che ha iniziato a lasciar sdoppiare doppiati, mentre Coulthard e Hakkinen si avvicinavano, uno incollato all'altro.
Poi le McLaren si sono scambiate posizioni, a detta di Brundle un probabile ordine di scuderia, perché Hakkinen sembrava più veloce del compagno di squadra.
Si è lanciato all'inseguimento di Fisichella, doppiato, e di Villeneuve che al momento riusciva a tenerlo dietro.
Tutta la top-6 si faceva sempre più vicina, ma Hakkinen si avvicinava a Fisichella e l'ha doppiato a due giri dalla fine. Berger frattanto superava Irvine, ma nessuno lo prendeva in considerazione.
Poi è iniziato l'ultimo giro, con Platinum Jacques ancora in testa, ma non avrebbe finito la gara in testa. L'abbiamo ritrovato con le ruote sulla sabbia e Hakkinen davanti.
A quel punto Villeneuve gliel'ha data su, secondo Brundle aveva di fatto lasciato passare le McLaren. Dieci secondi prima di arrivare al traguardo, Mika Hakkinen e David Coulthard sono andati a procacciarsi la doppietta, solo la prima di una lunga serie, avremmo avuto modo di scoprire negli anni a venire. Per Hakkinen si trattava della prima vittoria in carriera.

Curiosità di cui ho letto in passato: sul podio pare ci sia stato un po' di casino, ai tempi i soggetti che consegnavano i trofei potevano essere decisi a gara in corso e, con una McLaren che sembrava destinata al terzo posto fino a tre metri prima del traguardo, a consegnare il trofeo del terzo classificato doveva esserci un rappresentante della Mercedes, che pare avrebbe rifiutato di consegnare il trofeo, invece, a Villeneuve, pilota che guidava una vettura motorizzata Renault, e dovrebbe essere stato cambiato soggetto in corso d'opera. Questa dovrebbe essere la ragione per cui dopo questa edizione il circuito di Jerez è stato depennato dal campionato di Formula 1.
Andando oltre i primi tre, Gerhard Berger ha mancato il podio per poco, classificandosi quarto nel suo ultimo gran premio in carriera: è stata l'ultima partecipazione di un pilota nato negli anni '50.
Eddie Irvine e Heinz-Harald Frentzen hanno chiuso la top-6, ultimi piloti arrivati a punti.

Essere una fangirl degli anni '90 sarebbe stato molto traumatico, perché gli Schullneuve già si sopportavano poco prima, figurarsi dopo. Platinum Jacques ha detto tutto il male possibile di Schumacher negli anni a venire, il che comunque non è tanto diverso da quello che ha detto a proposito dei piloti che non l'hanno mai speronato volontariamente. A Schumacher, invece, non è mai importato un fico secco di quello che Villeneuve pensava di lui.
Schumacher è stato formalmente squalificato dal campionato 1997 (unica stagione in cui curiosamente i due championship contenders non erano mai saliti sullo stesso podio in nessuno dei gran premi), nel senso che ha conservato i risultati delle singole gare, ma ufficialmente è considerato secondo classificato Frentzen.
Il 1997, inoltre, per vent'anni è stato l'ultimo gran premio ad avere assegnato un titolo nel corso del quale c'era stato un incidente tra i due piloti in lotta per il titolo. Ad oggi questo primato spetta a Messico 2017, quando Hamilton ha vinto il suo quarto mondiale dopo che lui e Vettel erano stati tra i protagonisti (non gli unici, ma avevano cozzato comunque l'uno contro l'altro) di un incidente al primo giro. Il 2017 non ha generato polemiche, anzi i Vettelton sono messi praticamente a pomiciare a fine gara (aaaawwww), quindi questa illustre carica viene ancora riconosciuta erroneamente a Jerez 1997.


mercoledì 8 aprile 2020

Formula 1 Rewarch: Monaco 1996, that's Olivahhhh Penis! (Cit.)

Siamo passati, al momento, ai due vecchi gran premi alla settimana, dato che sabato, a soli tre giorni di distanza da Australia 1986, è stato trasmesso in livestreaming Monaco 1996, che ho finito di guardare soltanto ieri sera. Dalla telecronaca Murray Walker/James Hunt siamo passati nel frattempo, vista la morte di quest'ultimo avvenuta nel 1993, alla telecronaca Murray Walker/Jonathan Palmer. Quest'ultimo, infatti, con venticinque anni d'anticipo rispetto al figlio, aveva mostrato di avere trovato la sua vera strada, quella di opinionista e non di pilota. Le telecronache di Palmahhhh, che di lì ad alcuni anni sarebbe stato rimpiazzato da Martin Brundle, era caratterizzato da un tono di voce abbastanza pacato, occasionalmente noioso. In compenso ci pensava Walker a dare brio. Solo, anticipazione, vista la sua presenza al volante, vi avverto che nel 1996 i tempi d'oro erano già terminati: Walker aveva già imparato a pronunciare il cognome di Panis, quindi avanti di "Olivahhhh Panis" o "Olivahhhh Panish" al posto di "Olivahhhh Penis".

Via con la "diretta" ed ecco che ci è stato subito fornito un dettaglio inquietante: la Ferrari non vinceva a Montecarlo fin dai tempi di Gilles Villeneuve. Poi, a guardarci bene, era solo il 1981. La vittoria Ferrari sarebbe arrivata nel 1997, ovvero a distanza di sedici anni, che curiosamente è lo stesso gap intercorso tra il 2001 e il 2017. Ora, però, fingiamo di non sapere dell'esistenza del 1997, del 2001 e del 2017, perché Walker ci faceva notare come Michael Schumacher partisse dalla pole position e la Rossa avesse la possibilità di conquistare la tanto agognata vittoria sulla pista bagnata del Principato.
Però le luci rosse si sono spente e Damon Hill è riuscito a trollarlo like a boss, mentre nel frattempo succedeva qualsiasi cosa, dove per QUALSIASI COSA intendo proprio quello che ho detto: ha iniziato a respirarsi fin da subito un clima da "ne resterà solo uno".
C'erano ventuno vetture sulla griglia: la Forti di Montermini non c'era, forse per un incidente nel warm-up (ovvero la sessione di prove libere che c'era alla domenica mattina quando non esisteva la GP2).

Fuori le Minardi di Fisichella e Lamy, per un ipotetico contatto tra di loro! Fuori anche Jos Verstappen, andato a sbattere da solo sulla Footwork. Fuori anche Barrichello, a sua volta per un incidente da solo, sulla Jordan. Poi, con un tocco di classe, anche Schumacher è andato a sbattere, rubando la scena a tutti i signori nessuno che l'avevano fatto prima di lui. Poi ha sicuramente detto a Barrichello: "come hai osato schiantarti prima di me? il karma ti punirà e un giorno arriverai sempre dopo di me, nel bene e nel male".
Eravamo nel frattempo circa a metà del primo giro, giusto per dare un indizio sulle tempistiche. I cinque giri che sono seguiti sono stati decisamente più tranquilli, abbiamo perso per strada solo la Tyrrell di Katayama e la Footwork di Rosset per incidenti, poi la Ligier di Diniz ("Pedro Denise" - cit. Murray Walker) per un problema tecnico.
Nel frattempo Damon Hill svettava sulla Williams davanti alle Benetton di Gerhard Berger e Jean Alesi, almeno finché, dopo neanche dieci giri di gara, Berger è rientrato ai box con la vettura che dava evidenti segni di malfunzionamento. La sua gara è terminata. Ciò ha spianato la strada Eddie Irvine e Heinz Harald Frentzen. Walker ha iniziato a parlare di quest'ultimo e speravo in tante cose interessanti. Corinna. Le pompe funebri. La madre spagnola. Naaahhhhh, niente di tutto questo, è stato solo definito come un potenziale futuro campione del mondo.

David Coulthard era in quinta piazza indossando un casco di proprietà di Michael Schumacher, perché i suoi si appannavano tutti a causa delle condizioni meteo. Nei commenti su Youtube, un telespettatore molto stylish si chiedeva se Monaco 1996 fosse una gara disputata prima di Belgio 1998. Non mi stupisce del fatto che il genere umano stia regredendo, però non mi ero mai resa conto che la situazione fosse così disperata.
Aspettava che accadesse qualcosa e, in effetti, quando ha trollato Frentzen dopo che quest'ultimo aveva cercato di trollare Irvine rimettendoci l'ala anteriore(?). Frentzen ha borbottato un "oh my Corinna" piuttosto desolato, poi è scappato ai box, dimenticato dai telecronisti.
Un futuro telecronista si è dimenticato che per rimanere in pista era opportuno evitare incidenti: fuori anche la Jordan di Brundle. Nel frattempo Villeneuve e Salo erano risaliti quinto e sesto, ovvero in zona punti, dopo il pitstop di Frentzen, ma Panis aveva in mente grandi cose: una di queste sarebbe stata rimanere coinvolto successivamente in un duello con Irvine, mandandolo a sbattere.

Nel frattempo Murray Walker si è messo a tessere le lodi di Damon Hill, che era in testa alla gara con un abisso di vantaggio nei confronti di tutto e di tutti.
Hill ha iniziato seriamente a preoccuparsi: "Nooooohhhhh Murray, ti prego, non farmi fare la stessa fine di Rosberg quando era in testa nello scorso gran premio d'Australia del 1986!"
Walker l'ha rassicurato: "No, stai tranquillo, le tue gomme sono a posto, piuttosto vedo una fumata piuttosto intensa uscire dal retrotreno della tua vettura."
Specifico che Hill, al momento, era già passato dalle gomme da bagnato alle gomme slick, perché la pista sembrava si stesse asciugando. In più, cosa importante, Jean Alesi si trovava in quel momento in testa davanti a nientemeno che Panis, che ignorato dalle telecamere fino a quel momento si stava costruendo il proprio spazio nel mondo.
Era il quarantesimo giro e Alesi ne ha passati in testa  venti, venti giri di calma piatta in cui, miracolosamente, nessuno ha fatto nulla di particolarmente strano. Poi Alesi ha iniziato ad accusare problemi alla monoposto. Si è rintanato ai box, ne è uscito, ma è tornato a rintanarsi ai box e nove vetture sono rimaste in pista. Nel frattempo THAT'S OLIVAHHHH PENIS!!!11!!111!!!1!! Il pilota della Ligier era in testa, con la Ligier che non vinceva un gran premio di quindici anni, dai tempi di Jacques Lafitte.

Olivier Panis, David Coulthard, Johnny Herbert, questa la top-3 in un gran premio in cui Jacques Villeneuve, sull'unica Williams superstite, non stava esattamente brillando per performance, come già notato da Murray Walker. Purtroppo anche il non essere elogiato ha avuto effetti devastanti su di lui.
Davanti ai suoi occhi si è presentata la scena della Forti di Badoer che si faceva da parte per far passare Herbert. Poi Villeneuve ha cercato di passare e, in qualche modo, si è strusciato decisamente troppo contro Badoer. Solo sette vetture sono rimaste nel frattempo in pista... o meglio, vetture con piloti a bordo, dato che quella di Badoer mi pare sia rimasta parcheggiata a bordo pista per tutti i secoli e i millenni a venire. Andando a fare un'opportuna ricerca, la Forti gialla potrebbe essere ancora là.

A quel punto Eddie Irvine si è ritrovato, con l'uscita di scena di Badoer, in ultima posizione, era infatti doppiato di due giri dopo l'incidente. Il 90% dell'intera percorrenza (due ore, invece dei 77 giri) è arrivato e i sette piloti presenti in pista erano destinati tutti ad essere classificati. Non erano destinati, invece, ad arrivare tutti quanti al traguardo.
Mentre la pioggia aumentava e occasionalmente Coulthard si avvicinava a Panis, Irvine si è reso protagonista facendo un mega-testacoda nel bel mezzo della pista. È stato esattamente a quel punto che hanno fatto la loro comparsa una Tyrrell e una McLaren, quelle dei Mika^2! Salo era stato pressoché ignorato fino a quel momento, ma si è reso protagonista a sua volta: visto l'incidente del suo ex coinquilino ai tempi della Formula Nippon (una leggenda metropolitana narra che, nei primi anni '90, ai tempi in cui correvano in Giappone, un numero random di piloti spesso identificati come Irvine, Ratzenberger, Frentzen, Herbert e Krosnoff, vivessero tutti nell'appartamento giapponese di Salo) era troppo tardi per evitarlo.

Stessa cosa è accaduta a Hakkinen, di cui Walker aveva già parlato in precedenza, parlando delle sue difficoltà e di come Coulthard si stesse rivelando il leader tra i piloti McLaren (erano i tempi in cui Hakkinen si era da poco rimesso al volante dopo l'incidente del 1995): l'incidente non era segnalato e, come Salo aveva tamponato Irvine, Hakkinen ha tamponato Salo. Poi, per la prima e unica volta in carriera, è sceso dalla vettura sbraitando.
Nulla poteva essere pittoresco come i Finnish Bros che crashavano davanti a un pannello pubblicitario pittoresco. Infatti dietro di loro c'è il logo di Kremlioslaya Vodka. Poi si sentono anche delle urla che coprono il frastuono dei motori (non che i motori accesi fossero ancora molti...), secondo gli utenti di Youtube sono urla che provengono dalla cabina di commento dei telecronisti finlandesi.
A quel punto la gara viaggiava verso la fine, con Panis diretto verso la vittoria davanti a Coulthard e alle Sauber. O meglio, davanti alla Sauber, perché Herbert, terzo classificato, il traguardo l'ha visto, mentre Frentzen è stato abbandonato dalla propria vettura ed è rientrato ai box un giro prima della fine del gran premio. I Finnish Bros sono stati classificati quinto e sesto, con Irvine settimo: Salo e Hakkinen hanno quindi ottenuto punti e la McLaren è stata l'unica altra squadra, oltre alla Sauber, a vedere entrambe le proprie vetture ufficialmente classificate.


martedì 7 aprile 2020

Hamilton e Vettel hanno paura delle vere gare e dovrebbero restituire i loro titoli (Alonso, anche tu, se non ti scoccia)

Il titolo di questo post è un doppio esperimento sociale. Voglio vedere fino a che punto un titolo clickbait può aumentare le view. In più voglio vedere se qualcuno pensa che sia più appropriato "...dovrebbero restituire i propri titoli". Senza esperimenti sociali, il post avrebbe avuto un altro titolo, quello sottostante.

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GARE VIRTUALI E FANBOY REALI

Per cortesia, non chiamatemi prevenuta, perché sarà anche vero che tra me e i videogiochi non c'è mai stata alcuna affinità, ma il mio post è dettato da altre motivazioni, per esempio la consapevolezza che esiste il vero, che esiste il virtuale, che il vero non è virtuale e che il virtuale non è vero.
Esistono mondi diversi, quello degli appassionati di motori e quello di appassionati di virtuale a sfondo motoristico. Questi due mondi possono incrociarsi e sovrapporsi, oppure possono rimanere separati. Facendo una metafora alimentare, ci sono persone che mangiano la pizza, ci sono persone che mangiano l'ananas e persone che mangiano sia la pizza sia l'ananas (possibilmente separati l'uno dall'altro). Una cosa non impone l'altra. Gli appassionati di videogiochi motoristici, magari, alla fine della settimana vanno tranquillamente al centro commerciale sbattendosene altamente delle competizioni motoristiche. Gli appassionati del fine settimana motoristico, invece, magari non si interessano al virtuale, né a livello amatoriale né a livello professionistico. Il motorsport e il virtuale non sono necessariamente due lati della stessa medaglia.

Con l'assenza di competizioni motoristiche vere, molte serie si stanno focalizzando sul virtuale: tiene in vita le Pay TV in questo momento, tiene in vita i social a sfondo motoristico, tiene in vita forse le sponsorizzazioni, in quanto anche nel virtuale continuano a vedersi marchi commerciali...
È tutto molto bello e commovente, dal nostro punto di vista: sembra che il mondo del motorsport stia pensando a noi e al nostro intrattenimento in questi mesi di vuoto. Non è quello l'intento vero, di certo, ma credo che sia un buon compromesso: nello sport girano tanti big money, mentre noi ne ricaviamo soltanto mero intrattenimento. Mi sta bene, anzi, mi sta benissimo. L'intrattenimento basta e avanza, per me. Poi lo ammetto, guardare gare virtuali non è il genere di intrattenimento che preferisco, da parte mia sono altri i tipi di contenuto che gradisco maggiormente (tipo i vecchi gran premi che vengono riproposti sul canale Youtube della Formula 1, a titolo di esempio), ma ciò non mi tocca.

Quello che mi tocca, è piuttosto il modo, a mio vedere sconvolgente, in cui il virtuale viene preso così tanto sul serio. Lamentele perché nella Indycar virtuale(?) ci sono tanti big names mentre in Formula 1 c'è solo gente tipo Latifi.
Poi arriva anche il big name. O meglio, di big names ce ne sono anche altri, vista la presenza anche di un ex campione del mondo, ma quel campione del mondo ormai viene considerato appartenente a un universo passato e dimenticato, d'altronde erano vecchi tempi, quelli della Brawn GP di cui molta gente non si ricorda nemmeno l'esistenza.
Arriva il big name ed è quello di Charles Leclerc, idolo delle folle e, nel campo del virtuale, idolo dei folli. Vince il GP virtuale del Vietnam disputato sullo sfondo dell'Albert Park virtuale (Hanoi non esiste ancora in versione virtuale) ed è affiancato dal fratello Arthur. Oltre a loro cinque piloti random di Formula 1, alcuni ex (tipo Gutierrez, che viene criticato PER I RISULTATI AL VOLANTE sulla base di quello che fa nel virtuale - e dire che, se lo si volesse criticare per le sue performance in pista, ci sarebbe molto da dire), gente tipo Button e Herbert, qualche virtual racer (cioè gente che nella vita di tutti i giorni guadagna soldi gareggiando in virtuale), poi qualche personaggio random appartenente ad altri sport, perfino un cantante, una volta.

Dicevo, Leclerc vince e ci tocca leggere commenti inneggianti al fatto che: 1) una vittoria Ferrari nel virtuale ha lo stesso esatto valore di una vittoria Ferrari in un vero mondiale di Formula 1, 2) i gran premi virtuali dovrebbero valere per il campionato di Formula 1 vero, 3) Leclerc è un fenomeno sulla base dei risultati ottenuti nel virtuale (da notare, Leclerc è esattamente l'opposto di Gutierrez, e a tale considerazione si dovrebbe arrivare ugualmente sulla base del suo vero curriculum motoristico)... per non dimenticarci del punto dolente 4) i piloti che non prendono parte al campionato virtuale (che magari non possiedono una sim, oppure non hanno il wifi, oppure hanno cose più interessanti da fare che occuparsi di gare alla playstation) in realtà non prendono parte al campionato virtuale perché *hanno paura di perdere contro Leclerc*. Leclerc, per tale ragione, dovrebbe essere eletto d'ufficio come campione del mondo 2020, anche se non si farà un mondiale. O, se si farà un mondiale, qualsiasi sia il verdetto della vera classifica piloti. Oh, e ovviamente Arthur dovrebbe affiancarlo, poco importa che al momento attuale sia al livello Formula Regional.

In conclusione, questa storia dei gran premi virtuali sarebbe bellissima se non venissero tratte delle conclusioni troppo fuori dagli schemi per i miei gusti, tipo che le gare virtuali abbiano la stessa importanza di quelle vere, se non addirittura maggiore a seconda di che cosa è opportuno affermare. Oppure che il valore dei piloti debba essere giudicato da quello che fanno nel virtuale e che, di fatto, non ci si renda più conto della differenza tra finzione e realtà.
Oppure che le gare virtuali siano pittoresche perché i "piloti" possono fare esattamente tutto quello che vogliono senza il rischio di volare in tribuna falciando duecento spettatori, e che le azioni virtuali dovrebbero essere riprodotte tali e quali nella realtà. Ecco, quest'ultimo aspetto mi spaventa molto. La convinzione che i piloti siano fantocci sacrificabili per il nostro intrattenimento mi pareva già abbastanza radicata nella mente del tifoso medio, a mio parere questo non farà altro che intensificarla. Quindi ricordate quando eravate bambini e gli adulti vi dicevano che i videogiochi vi rimbecillivano? Ecco, a me sembra che a rimbecillire siano i videogiochi altrui.

Con questo post non si intende screditare la categoria dei "piloti virtuali", gente che a mio parere svolge un'attività diversa dal motorsport (sia pure un'attività che necessità di un opportuno training e di impegno, per chi lo fa di professione), ma che merita di essere rispettata per le proprie scelte. Piuttosto il mio obiettivo era focalizzarmi sul fatto che motorsport vero e motorsport virtuale siano due cose diverse e che sia abbastanza fuorviante compararli l'uno all'altro.
Per non parlare del fatto che si notano certe incongruenze. I piloti di oggi prima vengono visti come piloti "non veri" perché utilizzano più i simulatori professionali che i test. Poi viene fuori che una gara virtuale, basata su Playstation e nemmeno su qualcosa di più vicino alla realtà, determina quali siano i piloti degni di rispetto e quali non lo siano.

Per chi proprio non vuole intendere il concetto, lo spiego in termini più semplici: è vero, al giorno d'oggi non ci sono gare e non ci sono test, ma appunto, di conseguenza, non c'è nulla attualmente che possa dimostrare il valore di un pilota come tale... di fatto, la glorificazione e la denigrazione in base alle gare virtuali è qualcosa di cui secondo me si potrebbe fare benissimo a meno. Idem, la glorificazione dei duellihhhh e dei sorpassihhhh avvenuti in una gara virtuale, in cui nessuna manovra per quanto azzardata mette in vero pericolo qualcuno, è un'altra cosa di cui si potrebbe fare a meno. Messaggio di fondo: divertitevi con ciò che vi diverte, ma cercate di ricordare che fino all'altro ieri eravate adoratori del rischio, della ricerca del limite, dei gas di scarico e del ruggito dei motori. È più che lecito che possiate amare altre cose. Però, per tornare al mio esempio iniziale, quando mangiate una fetta d'ananas non vi verrebbe da dire "oh, quanto è buona questa pizza quattro stagioni". Allo stesso modo, un GP virtuale del Vietnam che avviene su una pista che è una replica virtuale dell'Albert Park non è quello che sarebbe stato un vero gran premio del Vietnam, e idem nessun altro gran premio virtuale sarà quello che sarebbe stata la realtà.



domenica 5 aprile 2020

F1 The Golden Days: GP Malesia 2009

In questi giorni in cui avrebbe dovuto esserci la prima edizione del Gran Premio del Vietnam, in assenza di gran premi del Vietnam di cui parlare, andiamo a rievocare che cosa è successo in un'altra location asiatica, laddove a suo tempo si gareggiava in questo periodo dell'anno (almeno nell'occasione di cui andiamo a parlare oggi).
Parliamo del 2009, quella stagione in cui, dal nulla, era uscita la Brawn GP e in cui, quasi dal nulla, sarebbe uscita anche la Redbull, prima e seconda forza di un mondiale che, fino a poche settimane prima, avremmo immaginato con ben altre dinamiche.

GP della Malesia, seconda gara della stagione: in quei giorni faceva tanto discutere la cosiddetta "banda del buco", Brawn GP (piloti Jenson Button e Rubens Barrichello), Toyota (piloti Jarno Trulli e Timo Glock) e Williams (piloti Nico Rosberg e un altro che non ha mai fatto punti nonostante fosse tacciato di avere una vattura con vantaggio irregolare, che mi astengo dal citare per non intaccare la sua immagine, dato che al giorno d'oggi è diventato uno dei giapponesi più importanti del panorama motoristico internazionale). Curiosità: pare che il famoso buco sul fondo fosse stato progettato dalla Super Aguri. Quindi, se non fosse fallita un anno prima, forse i suoi piloti avrebbero potuto anche fare qualche punto, a differenza di Nak-... ehm, facciamo che non ho menzionato nessuno.

La gara è partita quando erano le undici di mattina nel fuso orario dell'Europa centrale, decisione di portare il gran premio a svolgersi in un orario che potesse piacere al pubblico europeo e che non comportasse di dovere gareggiare in notturna, con conseguenti traumi all'arrivo della bolletta della luce.
Purtroppo è stato scelto l'orario più sfavorevole dal punto di vista delle piogge monsoniche, che arrivano puntuali alle 17.00 come l'ora del tè a casa di Damon Hill (non perché io sia certa del fatto che ogni giorno Damon Hill beva il tè a quell'ora, ma perché la sua aria da gentleman inglese lo rilancia come candidato per questa citazione).

La pioggia è arrivata un po' più tardi dell'orario della partenza del gran premio, ha permesso a Button di fare una partenza epocale: anticipando l'imminente ascesa della Redbull ha fatto il Webber della situazione perdendo posizioni a vantaggio dei loschi individui che aveva nei dintorni.
È stato così che, dalla quarta casella della griglia di partenza, Rosberg si è portato in testa... e peraltro davanti a nientemeno che Trulli.
C'era anche la Renault di San Fernando da Enstone nemico giurato di Ron Dennis nei paraggi, ma Alonso è stato il primo a soccombere alla rimonta di Button.

Nel frattempo succedevano cose che andavano oltre l'umana immaginazione: Kimi Raikkonen veniva chiamato ai box per montare gomme da bagnato estremo, mentre la pista era asciutta. Michael Schumacher, che gironzolava per il box affacciato alla finestra con una mano fuori per sentire se piovesse, è stato in seguito velatamente accusato di essere l'autore di quella sciagurata decisione. Non so cosa pensare di quel fatto, anche se ammetto che l'alternativa era fidarsi di Meteofrance, il che poteva avere risultati addirittura peggiori. In ogni caso la scelta di quelle gomme da bagnato estremo, a un certo punto, ha iniziato a pagare: quando si erano logorate al punto tale da essere lisce come delle slick, Raikkonen ha preso a girare like a boss. Peccato che poi sia venuto a piovere davvero.

Avevamo lasciato Rosberg in testa e c'era ancora, è rimasto lì per quindici giri per poi rientrare ai box per il rifornimento, lasciando strada a Trulli. Quest'ultimo c'è rimasto un paio di giri, rientrando a sua volta. I due sono stati superati quindi da Button che ha prolungato il proprio stint (era il 2009, quindi non si usava il termine "overcut") e finalmente si è ripreso la testa della gara... o per meglio dire, si è preso la testa della gara, dato che di giri da leader fino a quel momento non ne aveva fatti.
Nel frattempo la pioggia scombinava le carte in tavola e in BMW Sauber cercavano un modo per recuperare posizioni con le loro vetture... o meglio, con la loro unica vettura ancora in pista, quella di Nick Heidfeld, che persisteva a non cambiare gomme mentre gli altri facevano numerosi pitstop.

Altro pilota che recuperava posizioni era #IsThatGlock, che con gomme intermedie quando gli altri erano sulle heavy rain si trovava nelle giuste condizioni meteo per ritrovarsi coinvolto all'improvviso in un festino brasiliano.
Button, Heidfeld, Glock, questi sarebbero stati i piloti sul podio, al termine di una gara durata solo trentuno giri invece dei previsti cinquantasei.
Al giorno d'oggi viene definita una gara dominata da Button, ma di fatto è stato in testa per la metà dei giri percorsi, segno che, senza nulla togliere al campione del mondo 2009, che nel corso della propria carriera si è dimostrato parecchie volte signore e padrone delle condizioni meteo che cambiano in modo random, abbiamo una nostra personale visione del mondo.

Come siamo arrivati alla bandiera rossa? Essenzialmente ci siamo arrivati perché in breve tempo una lunga serie di piloti iniziavano a finire in aquaplaning. Tra di loro è provato che ci siano finiti Fisichella, Buemi e Vettel, perché risultano ufficialmente ritirati. Siccome la regola impone che un caso di bandiera rossa il risultato venga stilato sulla base del penultimo giro completato, i piloti che hanno avuto lo stesso destino nel corso del trentaduesimo e di quella parte di trentatreesimo che si è svolta, si sono ritrovati decurtati del loro ritiro.

Come da buona tradizione, a quel punto, non è stato optato per andare a casa subito, ma è seguita un'oretta con le vetture ferme sulle griglia (quelle superstiti, almeno) e molti dubbi amletici sul da farsi.
L'unica Ferrari presente sulla griglia era quella di Massa, al momento nono, che attendeva che la gara riprendesse perché davanti a lui in zona punti c'erano almeno due piloti che figuravano, di fatto, ritirati per ragioni random (Rosberg e Barrichello). Aveva un grosso problema, però, infatti si è lanciato in un'accorata protesta a proposito della visiera scura del suo casco, ottimale in condizioni di sole, non tanto in condizioni di bagnato estremo. Via radio, Rob Smedley gli ha risposto con quel celebre "Felipe Baby, stay cool" che ha fatto la storia.
Il suo compagno di squadra, nel frattempo, ritirato ai box per un problema al kers, gustava un Cremino Algida davanti alle telecamere...


sabato 4 aprile 2020

Formula 1 Rewatch: Australia 1986, scontro a tre per il titolo

Cari lettori, una delle abitudini della Formula 1 al giorno d'oggi è trasmettere un bel po' di gare in livestreaming. Dopo Brasile 2016 e Bahrein 2014, di cui non ho parlato su questo blog avendo dedicato a tali eventi gli opportuni commenti ai gran premi già ai tempi, procedo facendo qualcosa di diametralmente opposto: parlo di Australia 1986, che è stato trasmesso eccezionalmente di mercoledì. Era il celebre gran premio in cui Mansell, Piquet e Prost si contendevano il titolo e penso sia più che opportuno dedicare un post a tale evento, intrigante e pittoresco.
Andiamo con ordine: ad Adelaide si percorrevano ben 81 giri e la gara sembrava molto lunga, anche se il giro tutto sommato non era lunghissimo. C'era una grafica che occupava tutto lo schermo, tanto che essere miope e appassionato di Formula 1 negli anni '80 doveva essere più facile che esserlo al giorno d'oggi, secondo il mio spassionato parere.

Erano i tempi in cui non c'erano le tribune arancioni, ovviamente, però c'era una tribuna gialla che stava a significare... non lo so, non ho idea di che cosa stesse a significare esattamente.
Le Williams partivano davanti, ma Mansell si è perso per strada. Ci siamo ritrovati con Piquet, Rosberg, Prost, Mansell, Senna e Berger in top-6. Allora, in quel momento, mi è venuto da pensare: "ho visto gareggiare i figli e i nipoti di tutta questa gente", il che non è propriamente vero perché non ho mai visto gareggiare i figli di Mansell, ma pare che due figli di Mansell abbiano avuto una breve carriera come piloti.
Nel frattempo Alboreto sulla Ferrari era già ritirato, ma erano brutti tempi per la Ferrari: ha ricevuto mena considerazione di una Osella ritirata poco dopo.

Dopo pochi giri di gara, Rosberg ha superato Piquet portandosi in testa. A quel punto Murray Walker ha iniziato a ripetere che era l'ultima gara in carriera per Rosberg, che stava staccando tutti, che il suo compagno di squadra Prost era in lotta per il titolo, ma fintanto che qualcuno era tra di loro non avrebbe dovuto fargli strada.
Nel frattempo la gara proseguiva normalmente, con Nannini che dopo un po' andava a sbattere. Mancavano a quel tempo ancora una sessantina di giri o giù di lì e per tutto il tempo restante la vettura è rimasta ferma lì. Curiosamente il suo compagno di squadra in Minardi, De Cesaris, spesso autore di gare poco tranquille, era in pista e non ha combinato danni fintanto che la sua gara è durata. Più tardi deve essere stato una delle tante vittime di problemi tecnici che affliggevano quell'era.

Nel frattempo iniziavano già a vedersi dei doppiati: c'erano un sacco di doppiaggi, sembrava che metà griglia fosse composta da carrette. Uno dei doppiati più altolocati era senz'altro Dumfries, pilota della Lotus, celebre per avere passato decisamente troppo tempo nelle retrovie considerando che quell'anno a parità di vettura Senna ha vinto due gran premi, mentre lui neanche andava a punti. Diciamo che Dumfries ha fatto un testacoda, ha gesticolato in segno di saluto verso i piloti che lo doppiavano e basta. Però sulla sua vettura c'era un camera car, quindi era sempre protagonista.
Tra i piloti che sono stati doppiati più volte nel corso della gara c'era anche Alliot, ma contrariamee alle sue abitudini non ha intralciato le vetture che lo doppiavano.

Poi è arrivato il momento del drama: uno svarione di Piquet. Si vedeva che era Piquet, ma quando ho visto uno svarione ho esclamato: "Mansell, che ca**o fai!", così, sulla fiducia, dato che di solito l'autore degli svarioni più pittoreschi era Mansell. Per fortuna ai suoi tempi non esistevano i social network e le meme, altrimenti la sua vita sarebbe stata molto più complicata.
Piquet ha in seguito rimontato, ritrovandosi a inseguire di nuovo Mansell. Ha anche superato Mansell che, comportandosi per una volta da calcolatore, l'ha lasciato andare sulla base del proprio vantaggio. Prost e Piquet, infatti, per vincere il mondiale dovevano vincere la gara, Mansell poteva accontentarsi. E peraltro, con Rosberg in testa alla gara, Mansell sarebbe stato sistemato.
Naturalmente c'era la piccola problematica dei potenziali ordini di scuderia, anche se un abisso separava Rosberg e Prost. Quest'ultimo, tuttavia, era partito con le gomme più morbide, quindi diversamente dagli altri doveva fermarsi invece di fare tutta la gara sullo stesso set. Andato ai box, ne è uscito quarto dietro alle Williams.

Rosberg controllava la gara, resistendo all'effetto gufata di essere sempre sulla bocca di Walker. Il telecronista ha narrato che, prima di diventare pilota, era un programmatore informatico. Approvo la sua decisione, se tutta la gente che si occupa di informatica si fosse data alle corse automobilistiche, forse al giorno d'oggi non esisterebbero i social network!
Nel frattempo ogni vettura ritirata finiva per essere abbandonata a se stessa a bordo pista. Una di queste era quelle di Senna, quindi a quel punto ogni vettura nera inquadrata in movimento doveva essere per forza quella di Dumfries.
Anche Rotten-qualcosa figurava ritirato, quindi l'unica Zakspeed presente era quella di Jonathan Palmahhhh che nella gara non ha fatto niente di particolare, a parte essere Jonathan Palmahhhh e in quanto tale soggetto piuttosto pittoresco, anche se ai tempi non aveva ancora prodotto il suo celebre figlio.

Poi, a tre quarti di gara, ecco il colpo di scena, anzi, i colpi di scena. Tutto è iniziato con le inquadrature che sono andate su Rosberg: era fermo con una gomma forata.
Ora, immaginate di essere un pilota giunto al suo ultimo gran premio in carriera, che da un'ora era al comando del suo ultimo gran premio. Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadervi DOPO il ritiro? Esatto, che accada qualcosa che faccia sì che non veniate neanche più presi in considerazione alla lontana. Un giro più tardi è esplosa una gomma sulla vettura di Mansell, che gli ha rubato l'attenzione, segno che i baffi lineari sono più importanti dei baffi spioventi.
Piquet è corso ai ripari, per evitare di fare la stessa fine: è andato a cambiare gomme, per evitare problemi di sorta. L'unico problema è che si è ritrovato secondo alle spalle di Prost e che Prost, con la vittoria, avrebbe vinto il mondiale.

È andata proprio così, a fine gara Prost andava molto più piano di Piquet, ma forte abbastanza per rimanere davanti di parecchi secondi. Terzo è risalito all'ultimo giro Johansson, pilota della Ferrari: per evitare di falsare la gara, le Tyrrell di Brundle e Streiff sono rimaste senza carburante. Johansson ha quindi superato Brundle sul traguardo, mentre l'altro era già disperso da tempo, classificandosi quinto. Poi, standing ovation per Dumfries, che si è portato a casa nientemeno che il punto del sesto posto! Accadono anche cose importanti, a volte.
Solo dieci vetture sono arrivate al traguardo e le quattro fuori dalla zona punti erano quelle di Arnoux, Alliot, Palmer e Fabi. Palmahhhh padre quindi è riuscito nell'eroica impresa di non fare da precursore al figlio, arrivando penultimo invece di arrivare ultimo.
Così terminava il pittoresco evento australiano che, a occhio e croce, per almeno una settimana ancora dovrebbe rimanere caricato su Youtube prima di essere rimosso. Se non l'avete visto, vi suggerisco di andarlo a guardare, potrebbero essere due ore ben spese.