mercoledì 26 dicembre 2018

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 7

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

«Sei stato vergognoso, Sebastian.»
«Lord Sebastian, prego.»
«Sei stato vergognoso, Lord Sebastian.»
«Che cosa ti porta a definirmi con un termine così degradante?»
«Il tuo assurdo comportamento. Come ti sei permesso di mettere in discussione il tuo futuro matrimonio con Miss Sacchetto di Carta?»
«Dovere. I soldi fioccano nell'eredità di Lady Vivian. Se solo non si fosse lasciata incantare dai quadri di Lord Lewis, a quest'ora si sarebbe ufficialmente fidanzata con me.»
«Se lo dici tu...»
«Lo metti in dubbio, Daniel?»
«Chiamami Lord Daniel, per cortesia.»
«E va bene. Lo metti in dubbio, Lord Daniel?»
«Sono abituato a mettere in dubbio molte cose. Quello che non mi spiego, comunque, è come sia riuscito Lord Lewis a sopraffarci nella rissa in stile Far West che è scoppiata dopo che Lady Vivian si è dichiarata a lui. Eravamo tutti contro di lui.»
«Io non mi stupisco che abbia vinto lui. Come ti sarai accorto, Lord Lewis ha violato tutte le regole di fair play che regolano le risse tra aristocratici e, dopo avere preso una bottiglia, ha iniziato a colpirci con quella.»
«Pare che gliel'abbia insegnato un suo compagno di orfanotrofio.»
«Sì, blaterava qualcosa a proposito di un certo Adrian.»
«Chissà chi è.»
«Non ne ho idea.»
Lord Daniel e Lord Sebastian arrivarono ben presto a una conclusione: chiunque fosse quel tizio, non l'avrebbero mai incontrato, dato che non risultava che fosse mai stato adottato da qualche aristocratico che l'avesse fatto entrare nell'alta società delle campagne inglesi. I non aristocratici erano irrilevanti e le loro interazioni con i Lord erano pressoché inesistenti, nel setting in cui vivevano.

***

Quando il campanello suonò i finti fratelli Stenpatrick si scambiarono un'occhiata sconvolta.
«Chi pensi che sia, adesso?»
«Non ne ho idea.»
«E se fosse l'agente di Scotland Yard con le basette che ho incontrato a Indianapolis?»
«Naaaahhhh, non ti ha riconosciuta.»
«Io non sono così ottimista.»
Danica andò ad aprire la porta con il cuore in gola.
Aprì.
Vide due loschi individui che, per sua fortuna, nulla avevano a che vedere con Scotland Yard e con Indianapolis.
«Salve, signori, cosa posso fare per voi?»
«Siamo i nuovi giardinieri» rispose uno dei due.
Danica guardò fuori.
Nella proprietà era parcheggiato un carretto di colore verde pieno di attrezzi per il giardinaggio.
«Vi ha assunti Lord Bernie?»
«Sì, mi ha mandato un telegramma più o meno una settimana fa per invitarmi ad assumere servizio presso la sua modesta dimora» rispose il giardiniere. «Mi permetta di presentarmi: mi chiamo Guido e mi piace guidare per il giardino.»
«E lui?»
«Lui è il mio collega Adrian. Ovviamente Lord Bernie, ritenendo che un solo giardiniere non potesse occuparsi del suo modesto giardino, ha voluto che entrambi raggiungessimo la sua modesta dimora. Ora siamo arrivati.»
«Lord Bernie» li informò Danica, «Nel frattempo è stato assassinato.»
«TUNZ TUNZ TUNZ!!!111!!1111!!» esclamò Guido, nel pieno del delirio. «Manderò immediatamente un telegramma al mio amico Petit Charles per informarlo dell’accaduto. Se non sono indiscreto, come è stato ucciso Lord Bernie?»
«Gli è stata spaccata la testa con un mattone.»
«Che brutta cosa.»
«Già. Ho lavato già numerose volte il copri-poltrona, ma non c’è stato niente da fare! C’è una maledetta macchia di sangue che non vuole andarsene.»
«Che tristezza. Mi chiedo perché sia necessario sfondare la testa alle persone quando si potrebbe semplicemente versare loro dell’arsenico nel tè.»
«Me lo chiedo anch’io... Ora, comunque, direi di smetterla con queste chiacchiere. Chiamo mio fratello Ricky, affinché possa accompagnarla in giro per il giardino.»

***

Era una giornata meravigliosa. Dagli occhi di Lord Lewis fioccavano talmente tanti one-one-one che gli era impossibile trattenerli tutti.
Passeggiava mano nella mano nella tenuta con la sua nuova fidanzata, sfidando l’insopportabile calore (sedici gradi al sole). Era uscito per fare a Lady Vivian una dichiarazione d'amore accanto ai cespugli di rose, in modo da conquistarla definitivamente. Naturalmente quella dichiarazione sarebbe stata falsa: l'unica donna che Lord Lewis avesse mai amato era una celebre cantante d'opera che rispondeva al nome di Scherzy Nichols. Scherzy ricambiava il suo amore, ma ricambiava anche l'amore di tantissimi suoi altri amanti, pertanto Lord Lewis si sarebbe sposato con Lady Vivian a cuore leggero: la sua eredità era troppo importante, inoltre non gli sarebbe costato nulla inventarsi qualche scusa per continuare a frequentare Scherzy.
Era immerso in queste riflessioni quando notò i due giardinieri.
Uno aveva l'aria familiare.
Aveva l'aria troppo familiare.
Un orribile ricordo si affacciò nella mente di Lord Lewis.
Era una reminescenza che proveniva dai momenti più oscuri della sua infanzia e che, nonostante fossero passati tanti anni, continuava a tormentarlo.

***

Adrian agitava minaccioso un bicchiere.
Il piccolo Lewis aveva una gran voglia di nascondersi, perché Adrian era il più kattivohhhh dei suoi compagni.
Chiamò aiuto, ma nessuno gli rispose, come accadeva di solito.
Si nascose dietro al cestino della spazzatura, ma Adrian lo trovò.
Quel maledetto teppistello l'aveva già colpito ripetute volte con il bicchiere, quando Lewis intravide il suo salvatore.
Un graziosissimo bambino biondo con i capelli lunghi, tale Nico, che raccontava di essere un principe senza che nessuno gli credesse, si stava sbracciando per indicare a due ragazzi sulla ventina l’orribile misfatto che Adrian stava commettendo.
I due dovevano essere Mika e Michael, i fratelli Schukkinen, che erano stati assunti da poco rispettivamente come cuoco e come aiuto cuoco. Intervennero prontamente, soccorrendo Lewis e rimproverando Adrian per il suo comportamento irresponsabile e scellerato.
Era la prima volta che il piccolo Lewis incontrava Mika e Michael, mentre Nico a quanto pareva li conosceva già. Gli rivelò, infatti, di avere fatto amicizia con entrambi subito dopo il loro arrivo e che sperava che i due lo adottassero, prima o poi.
Gli Schukkinen non adottarono nessuno, ma Lewis e Nico trascorsero molti giorni rifugiandosi in cucina in loro compagnia, salvandosi dalle terribili sevizie a cui Adrian e tutti gli altri bulli li sottoponevano. In quel modo vennero a scoprire dai due cuochi molti pettegolezzi a proposito dell’orfanotrofio. I due gli rivelarono che Adrian era uno dei bambini più kattivihhhh che quella struttura avesse mai ospitato.
Quella leggenda metropolitana, però, venne ben presto corretta e revisionata: si vociferava che qualche decennio prima ci fosse stata una gang molto più terribile di quella capeggiata da Adrian e che un bambino ospitato all’orfanotrofio molto tempo prima fosse stato vittima di vessazioni molto più terribili di quelle che Lewis subiva da Adrian in quei giorni bui.
«Pare che alla fine sia stato adottato da una famiglia poverissima, che non gli ha mai dato il titolo di Lord, e che una volta diventato adulto sia stato costretto ad andare a lavorare come fanno solo gli straccioni che non hanno un parente aristocratico che li mantenga» affermò Mika Schukkinen. «Si dice che abbia deciso di vendicarsi dei familiari che l’hanno abbandonato quando era ancora in fasce e di sterminarli tutti, uno dopo l’altro.»
Il piccolo Lewis rabbrividì, nel sentire quel racconto, e si lasciò prendere dal panico. Iniziò a piangere, a urlare e a tirare i capelli a Nico. Nico, disperato, fuggì via dalla cucina, si scontrò con Adrian e quest’ultimo lo picchiò selvaggiamente. Quando Lewis scoprì l’imperdonabile misfatto, si mise a inveire contro il bullo, con il risultato che venne picchiato a sua volta.
Soltanto un lungo resoconto tenuto da Michael Schukkinen a proposito della sua rivalità con un tale Juan Pablo Gutiperez-Maldontoya all’epoca della scuola di cucina calmò, almeno per il momento, gli animi fin troppo agitati.

***

«Lewis!!111!!!!111!!» esclamò il giardiniere, tutto contento. «Che bello rivederti! Ti ricordi di me? sono Adrian, il tuo compagno di orfanotrofio.»
Tutto ciò era oltraggioso perfino per Lord Lewis, che si vantava di avere meno puzza sotto al naso di tutti i suoi parenti.
«Come ti permetti, straccione? Dovresti chiamarmi Lord e darmi del lei. Sono un aristocratico, nel caso ti sia sfuggito.»
«Lord Lewis» lo ammonì Lady Vivian, «Non è il caso che tu ti metta a discutere con un giardiniere.»
«Non preoccuparti, mia amata» la rassicurò Lord Lewis, «Sto agendo soltanto per il bene di tutti e per mettere i puntini sulle I. Hai capito, Adrian? Sono un aristocratico. A-R-I-S-T-O-C-R-A-T-I-C-O. Lord. L-O-R-D. È chiaro il concetto?»
«Sì, è chiaro» ribatté Adrian, «Ma sei rimasto senza un soldo. Senza. S-E-N-Z-A. Un. U-N. Soldo. S-O-L-D-O. Anche questo mi pare chiaro. C-H-I-A-R-O.»
«Ciò è inesatto. I-N-E-S-A-T-T-O.»
«Mi è giunta voce che tu ti sia stato diseredato. D-I-S-E-R-E-D-A-T-O.»
«Sì, ma sto per sposarmi con l'erede di tutta questa fortuna. Ci sposeremo domani stesso, dopo il funerale di Lord Bernie, nella stessa chiesa. Il matrimonio sarà celebrato da Padre Robert. Il prezzo della cerimonia sarà scontato per via della promozione fedeltà. Hai sentito cos’ho detto? Matrimonio. M-A-T-R-I-M-O-N-I-O.»
«Tu che sposi un'ereditiera?» Adrian scoppiò in una risata fragorosa. «Naaahhh, sei troppo fesso per riuscirci. Rimarrai senza un soldo. Magari chiederò a Guido di assumerti come aiuto giardiniere. Sai qualcosa sulle piante? P-I-A-N...»
«Sì» rispose Lord Lewis, interrompendo con prontezza Adrian, dato che ormai era stanco di scandire tutte le parole chiave della loro conversazione. «So che alcune di esse sono velenose e che potrei utilizzarle per correggere il tè di mio fratello, se dovesse cercare di mettersi tra me e Lady Vivian con la scusa che lui è seriamente innamorato di lei. Nessuno qui la ama. Vogliamo sposarla tutti solo per soldi.»
Solo in quel momento Lord Lewis si ricordò che Lady Vivian era proprio accanto a lui e che gli stava tenendo la mano. La ragazza non ci rimase affatto bene e si allontanò, dichiarando che il loro fidanzamento era finito.
A peggiorare la situazione, Lord Lewis fu raggiunto da Lord Nico, che a quanto pareva aveva assistito a tutta la conversazione e non sembrava affatto soddisfatto.
Dopo avere sbattuto a terra Lord Lewis con un vigoroso calcio nelle parti intime, lo informò: «Non tollero che Lady Vivian venga maltrattata a questo modo. Per questa ragione ti sfido a duello. Lo scontro si svolgerà domani in tarda mattinata, quando sorgerà il sole.»
«Un duello!!111!!!111!!» Lord Lewis si rialzò all’istante, perché di fronte a tale affermazione il dolore ai testicoli diventava del tutto irrilevante. «Sì, non vedo l’ora!!!!11!!!11!! Ho sempre sognato che qualcuno mi sfidasse a duello. Mentre decido con quale arma combattere, che cosa ne dici se nel frattempo andiamo in salotto a bere un tè davanti al camino?»
«Mi sembra un’ottima idea» convenne Lord Nico. «Poi potremmo approfittarne per fumare non meno di una mezza dozzina di sigari. Ormai sto entrando in crisi d’astinenza da nicotina.»
I due entrarono in casa e, come più si addiceva a due avversari che intendevano sfidarsi a duello quanto prima, si misero a ridere e scherzare nel corso di una conversazione arricchita da termini quali “avvelenamento con arsenico”, “testa sfondata”, “eredità”, “lepri che attraversano la pista durante la sei ore delle campagne inglesi”, “agenti segreti spagnoli alti un metro e un tappo”, “complotti contro motociclisti italiani in terre malesi”, “gran premio di Spagna”, “Jerez de la Frontera”, “capelli biondo platino”, “Lord Platinum Jacques, presidente del Quebec”.
Le loro risate si interruppero soltanto quando, entrando in salotto, dove l’atmosfera era alquanto annebbiata visto che tutti i presenti, nessuno escluso, stavano fumando con insistenza, videro il loro padre adottivo, Lord Niki, che rideva sguaiatamente e senza contegno, complimentandosi con la dottoressa Minttu.
«Ahahahahahahah, è stata geniale, mia cara dottoressa! La ringrazio per avere dichiarato ufficialmente, davanti al notaio Fernando Alonsainz, che Lady Vivian non è vergine e che sono venuto ripetute volte a casa vostra per partecipare a numerosi incontri erotici con la suddetta Lady Vivian. In questo modo Lady Vivian è stata diseredata e gran parte del patrimonio sarà mia! Ora non mi resta che trovare una scusa per far diseredare anche la cameriera Danica...»
«Lady Danica Ecclestone» lo corresse la cameriera, sbattendo violentemente una teiera sul tavolo. «Sono la moglie del defunto Lord Bernie, è possibile che nessuno mi prenda minimamente in considerazione?»
Nonostante le sue proteste nessuno la prese in considerazione.
Lady Vivian, in uno scatto d’ira, schiacciò la propria sigaretta dentro un posacenere di porcellana, poi scagliò il suddetto posacenere a terra.
«Come ti sei permessa, Minttu? Sai benissimo che sono vergine! Come hai potuto affermare il contrario per compiacere questo vecchio bavoso?»
Si avvicinò con fare minaccioso alla dottoressa, che le si parò davanti brandendo un bicchiere di vodka.
«Lord Niki mi ha promesso che, se avessi fatto come voleva lui, mi avrebbe concesso di sposare suo nipote Lord Kimi e ci avrebbe mantenuti vita natural durante. Io l’ho fatto. Sono innamorata di Lord Kimi fin dal primo momento in cui l’ho visto, qualcosa come tre ore fa, se non vado errata, voglio diventare una Lady e voglio essere mantenuta, proprio come te, con la sola differenza che tu sei già una Lady, quindi sei una privileged scum. Check your privilege prima di rivolgerti a me. Inoltre, dato che non hai battuto ciglio quando la tua vita sessuale è stata messa in mezzo, sei solo una stupida vittima che non si ribella ai poteri del patriarcato.»
Lady Vivian, di fronte a quelle parole tanto orribili, scoppiò a piangere.
«Adesso nessuno mi vorrà più sposare. Crederanno tutti che io abbia davvero fatto sesso con Lord Niki, quindi che io sia disturbata mentalmente. Finirò i miei giorni in un manicomio... È risaputo, infatti, che in questo genere di ambientazioni chiunque finisca in manicomio, esattamente come finisce in carcere, morirà dopo pochi mesi, verosimilmente a causa di qualche malattia tropicale che in manicomio o in carcere era quasi impossibile contrarre.»
«A proposito di contrarre, io vorrei contrarre matrimonio con te» la informò Lord Nico. «Non importa se non abbiamo un soldo. Possiamo sempre chiedere l’elemosina... dopotutto quello che conta, per me, è non andare a lavorare.»
Lady Vivian si illuminò.
«Davvero mi vuoi sposare??22???222??? AAAAAAWWWWW!» Corse ad abbracciare Lord Nico e gli assicurò che avrebbe sfrattato la dottoressa Minttu e che l’avrebbe preso in casa con sé. «Non preoccuparti, non dovrai chiedere l’elemosina» gli assicurò. «Vivremo con i proventi del mio lavoro di restauratrice e tu rimarrai a casa a giocare con i numerosi figli che produrremo.»
«AAAAAAWWWWWW! C’è solo un piccolo dettaglio, mia amata: domani mattina all’alba devo prendere parte a un duello, quindi tra poco potrei essere morto.»
«Naaaaahhhhh, non ci sarà nessun duello» replicò Lord Lewis. «Lady Vivian non erediterà nulla, pertanto non mi interessa più né sposarla né duellare contro il suo futuro marito. Inoltre domani mattina all’alba sarò molto impegnato a convincere nostro padre Lord Niki a mantenermi, ora che l’eredità se l’è cuccata tutta lui.»
«Non tutta» puntualizzò la cameriera, sbattendo nuovamente la teiera sul tavolo. «Io sono la legittima consorte di Lord Bernie e nessuno lo può negare!»
«Lo nego io» replicò l’investigatore Valtteri, sconvolgendo tutti. «È giunto il momento di smascherare la condotta truffaldina della qui presente “Lady Danica” e di mettere nero su bianco un suo segreto piuttosto scabroso. Prego, qualcuno faccia entrare lo stalliere!»

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 6

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

«Ispettore Coolthard!!!11!!!11!! Come mai è arrivato così presto?»
«Presto? Sono già le quattro e tre quarti, ormai è mattina inoltrata. Se ne vada a casa, agente Franchitti. Ritornerà qui in piena notte, alle otto di stasera.»
«A casa? Ci vado molto volentieri.»
«Un attimo solo. Per caso è accaduto qualcosa di strano questa notte?»
«No, ho solo incontrato una mia vecchia conoscenza, Danica Stenpatrick, una tizia che conoscevo di vista quando ero emigrato a Indianapolis, che lavora qui insieme a suo fratello Ricky. In realtà non sono davvero fratelli. Sono fidanzati, amanti o qualcosa del genere, ma si spacciano per fratelli per non dare nell'occhio e per complottare alle spalle di chiunque hanno intorno.»
«Suvvia, non mi faccia perdere tempo con queste ca**ate. Vada a casa.»
«Okay. Arrivederci, ispettore.»

***

«Nico?»
«Dimmi, Daniel.»
«Cosa ci fai nel mio letto?»
«Non saprei.»
«Inoltre, perché siamo nudi?»
«Per questioni di comodità, credo. Andare a letto con lo smoking e il farfallino è un po' d'intoppo.»
La spiegazione di Lord Nico convinse Lord Daniel, che subito dopo iniziò a domandarsi perché accanto al letto ci fosse Lord Lewis che trafficava con un foglio e una matita.
«Cosa fai, Lewis?»
«Sto abbozzando un vostro ritratto che successivamente ho intenzione di dipingere su una tela di almeno cinque metri quadrati.»
«Perché, se non sono indiscreto?»
«Perché la posa è meravigliosa. Guardandovi nella penombra siete talmente graziosi che mi viene voglia di saltarvi addosso.»
«Non osare, Lewis!» gli intimò Lord Nico. «Lo sai che non voglio relazioni incestuose.»
«Non è detto che in un threesome tu debba stare per forza a contatto con me» gli ricordò Lord Lewis. «Possiamo tenere in mezzo Daniel. Non sarai certo così egoista da volerlo tutto per te. Non merito di essere escluso, dato che sei qui è solo perché ho convinto Lady Marlene ad adottare anche te.»
Lord Daniel fece un profondo respiro.
Mantenne la calma per circa un secondo.
Infine esplose.
«AAAAAAAAAAAAWWWWWWWWWWWWWW! TUNZ TUNZ TUNZ! ONE-ONE-ONE!»
Erano le 4.55 quindi avevano all'incirca un quarto d'ora a disposizione prima che qualcuno iniziasse a chiedersi come mai non si fossero ancora alzati, ma purtroppo almeno dieci minuti andarono sprecati nel tentativo di convincere Lord Nico che un threesome era la soluzione migliore per iniziare bene quella giornata.
Lord Nico aveva appena dato il proprio consenso e Lord Lewis aveva iniziato a spogliarsi quando Lord Sebastian entrò nella stanza, iniziando a protestare per non essere stato invitato.
«Guarda che non ho problemi» chiarì Lord Daniel, sicuro che nemmeno i fratelli Rosbilton avrebbero avuto problemi. «Spogliati e unisciti a noi.»
Lord Sebastian perse troppo tempo a insultarli: ormai si stava facendo tardi e la cameriera stava già suonando una trombetta per annunciare che la colazione era pronta.
Il cuoco era ancora indisposto, pertanto il cibo scarseggiava: in quella casa nessuno era capace nemmeno di andare a fare la spesa, in assenza di Juan Pablo Gutiperez-Maldontoya, che purtroppo, quando aveva cercato di andare a comprare qualcosa nonostante i forti dolori intestinali, era inciampato su un tombino e si era slogato una caviglia.
La cameriera Danica Stenpatrick aveva preparato venti litri di tè al limone e, in assenza di altre pietanze, aveva servito anche dei limoni, in quanto nessuno aveva consumato la cena la sera precedente e tutti iniziavano ad avere dei cali di zuccheri.
Tutti si complimentarono con la sua scelta: i limoni erano dolcissimi.
Terminati gli applausi di rito, la cameriera svelò loro un importante segreto.
«Pensavo che facessero ca*are, quindi li ho riempiti di zucchero.»
Lord Niki, che essendo il più anziano tra i superstiti si comportava come se fosse stato il padrone di casa, la rimproverò per il suo linguaggio volgare. La cameriera venne prontamente difesa da Lord Sebastian, secondo il quale la ragazza si era semplicemente adeguata al linguaggio più consono da utilizzare in una casa piena di Lord.
A quel punto furono messi tutti quanti a tacere dal campanello che suonava e iniziarono a guardarsi intorno. Dov’era il maggiordomo Malearrivato? Perché non andava ad aprire la porta?

***

«È sicuro che posso andare, ispettore? Aveva detto che nessuno doveva lasciare la casa fino al termine delle indagini.»
«Sì, ma ormai i sigari, le sigarette e il tabacco iniziano a scarseggiare. Bisogna che qualcuno vada con urgenza a fare rifornimento da un tabaccaio, se non vogliamo correre il rischio che le riserve finiscano prima ancora della tarda mattinata. Vada, signor Malearrivato, e cerchi di non metterci troppo tempo. Presto arriverà il notaio e sono sicuro che vorrà mettersi dietro la porta a origliare, in modo da potere essere il primo, tra i membri del personale di servizio, a spettegolare in proposito.»
«Esatto, è proprio quella la mia intenzione.»

***

Finito di consumare il proprio limone, Lord Kimi si alzò da tavola e si mise a fumare un sigaro nel bel mezzo della sala da pranzo, seppure si rendesse conto che era necessario razionare quelli che gli erano rimasti. Fu subito imitato dalla maggior parte degli altri presenti, che iniziarono a lamentarsi del fatto che i loro portasigari erano ormai vuoti. Per fortuna Eddie Flowerjordan, l’immancabile autista dell’ispettore Coolthard, li informò che il maggiordomo sarebbe presto stato di ritorno con ciò che desideravano più di ogni altra cosa.
Siccome in assenza di Malearrivato nessuno aveva aperto la porta, il campanello continuava a suonare a intervalli regolari.
Lord Lewis si avvicinò a Lord Kimi e appariva sorpreso dall’arrivo di un ospite a quell’ora del mattino.
«In questo giorno gaio
stiamo aspettando il notaio,
qualcuno è arrivato,
così presto e inaspettato,
sono le cinque e trenta,
notaio, rallenta,
sarà una giornata infinita
e una mente impazzita
potrebbe averci diseredati
lasciandoci tutti spiazzati.
Siamo tutti in attesa,
nessuno va a fare la spesa
quindi mangiamo limoni zuccherati
e ci sentiamo tutti sconsolati,
presto le cose cambieranno,
speriamo senza danno,
il campanello suona,
la giornata è buona,
chissà chi sarà,
lo chiedo a Kimi e lui dice...?»
«Bwoah!»
Quell'esclamazione rese Lord Lewis evidentemente entusiasta.
«One-one-one, tutto ciò è spettacolare,
Kimi mi aiuta se mi metto a rappare,
vorrei trattenermi ma non posso,
adesso gli salterò addosso!
Ah, no, non possiamo, che sfortuna,
Il notaio è arrivato, fino all'una
rimarrà sulla porta ad aspettare,
nessuno se lo vuole filare,
i camerieri sono tutti impegnati
e noi ci siamo tutti scordati
come si fa ad aprire una porta,
la speranza del notaio è morta!
Ma attenzione, colpo di scena,
Va ad aprire Stenpatrick, è un problema,
non abbiamo limoni da offrire
a chi presto ci farà morire
informandoci che siamo stati
tutti quanti diseredati!»
Lord Kimi accolse con indifferenza sia il rap di Lord Lewis sia l'iniziativa di Ricky Stenpatrick di andare ad aprire la porta.
Qualche istante più tardi il cameriere rientrò.
Al suo seguito non c'erano nessuno dei due fratelli Alonsainz, i notai di fiducia di Lord Berie, ma una ragazza bionda dall'abbigliamento elegante che Lord Kimi faticava a riconoscere.
Mentre tutti fissavano la bionda con la bava alla bocca, Lord Kimi si accorse della presenza, alle sue spalle, di una donna bruna infinitamente più gnocca.
Il cameriere, a quel punto, le introdusse in tono solenne:
«Gentili signori, sono lieto di annunciarvi la qui presente Lady Vivian, pronipote di secondo grado di Lord Bernie, che ormai aveva lasciato da anni le campagne inglesi per dedicarsi alla professione di restauratrice dato che, diversamente da tutti voi, non voleva vivere a scrocco del prozio. Fu lo stesso Lord Bernie, quando era ancora in vita, a lasciare disposizioni affinché, in caso di una sua dipartita improvvisa, venisse spedito a Lady Vivian un telegramma per convocarla con urgenza. La sua accompagnatrice è la sua coinquilina, la dottoressa Minttu.»
Lord Kimi si avvicinò alla dottoressa e fece un inchino.
«Piacere di conoscerla, io sono Lord Kimi.»
«Il piacere è tutto mio.»
«AAAAAAAAAAWWWWWWWWW!»
Lord Kimi si pentì immediatamente di quell'esternazione.
Dov'era finita la sua aura glaciale?
Dov'era finita la sua capacità di trattenere le emozioni?
Anche il pentimento fu comunque questione di un istante: si rese conto che con quell' "aaaawwwww" aveva fatto colpo sulla graziosa dottoressa.

***

Carlito Alonsainz suonò il campanello.
Erano già le sette di mattina e non si spiegava perché mai suo padre Carlos e suo zio Fernando, notai di fiducia di Lord Bernie, con i quali lavorava come segretario, fossero stati convocati così tardi.
Non si pose comunque troppe domande. Non vedeva l’ora di vedere la faccia dei familiari del defunto aristocratico nell’udire le disposizioni testamentarie.
Venne ad aprire la porta un maggiordomo brizzolato, che chiese loro se desiderassero dei sigari o delle sigarette. Carlos accettò un sigaro, mentre Fernando preferì una sigaretta. Dal momento che Carlito considerava Fernando un role-model, fu sulla stessa linea di pensiero.
Si avviarono tutti quanti in soggiorno, dove l’aria era piuttosto pesante. Carlito si chiese quale fosse la ragione. Non era affatto convinto che ci fosse correlazione tra l’aria irrespirabile e il fatto che una dozzina di persone avessero fumato per almeno un’ora e mezza all’interno della stanza.
Un cameriere versò loro tre bicchieri di vodka.
Tutti la bevvero con gusto, anche se Carlito fu piuttosto disturbato quando udì un ragazzino a cui non era ancora spuntata la barba che si lamentava: «Non è giusto! Voglio anch’io una vodka! Sono sicuro che il figlio del notaio la beveva già, quando aveva diciassette anni.»
«Precisamente» confermò Carlito. «Soltanto ai poppanti non è consentito bere la vodka.»
Il ragazzino a cui non era ancora spuntata la barba, che rispondeva al nome di Max Verstappino, lanciò a Carlito un’occhiata torva.
«Come si permette, signor Alonsainz? Io non sono un poppante! Tunz tunz tunz!!!11!!!11!! Se osa ripeterlo un’altra volta le sbatterò in testa il mio biberon!»
Quella era la minaccia più terribile che Carlito avesse mai ricevuto. Si gettò addosso a Max e tra i due sarebbe scoppiata senz’altro una rissa in stile Far West se Lord Horner-Halliwell non avesse afferrato provvidenzialmente il figliastro per un orecchio. Carlito subì lo stesso destino da parte dello zio Fernando e ciò lo ferì profondamente. Fare figuracce davanti allo zio Fernando era ciò che più detestava.
Seguì un’interminabile situazione di stallo nel corso della quale in molti si accesero la pipa, infine un vecchio svampito a cui mancavano i lobi delle orecchie si mise a sbraitare.
«Vogliamo fare notte o vogliamo leggere questo testamento?»
Carlito e i due notai si misero a sedere.
«Mi raccomando» sussurrò lo zio Fernando, «Non metterti a ridere senza motivo.»
«Ma ci sarà senz’altro un motivo. C’ero anch’io quando Lord Bernie scrisse il nuovo testamento!»
«Non c’è nulla di comico, in quel testamento. E ora taci, che devo leggerlo ai presunti eredi.»

***

Contea di Silverstone, 1947

Alla presenza di due testimoni, tali Juan Pablo Gutiperez-Maldontoya e Paul Tracy, io sottoscritto Lord Bernie Ecclestone mi accingo a dichiarare le mie disposizioni testamentarie, che consegnerò ai miei notai di fiducia, Carlos Alonsainz e Fernando Alonsainz.
Il primo giorno dell’anno corrente mi sono sposato all’insaputa dei miei parenti con la signora Danica Stenpatrick di Indianapolis, che ho portato a casa spacciandola per cameriera. Le mie residenze all’estero e un quarto del mio denaro versato in banca andranno a lei, a condizione che non sussistano ragioni per cui il nostro matrimonio debba essere annullato. Qualora si scoprisse che Danica era già sposata e si è macchiata del reato di bigamia contraendo matrimonio con il sottoscritto, tutta la parte a lei destinata andrà alla persona che per il momento definirò Potenziale Erede Universale.
Ho aperto inoltre un libretto bancario intestato al mio fedele cuoco Juan Pablo Gutiperez-Maldontoya, sul quale ho versato una somma di denaro sufficiente a permettergli di comprarsi un hamburger al giorno per ogni giorno della sua vita. Tale libretto bancario diverrà di sua proprietà subito dopo la mia dipartita. Il contenuto del salvadanaio nel quale conservo alcuni spiccioli sarà inoltre ripartito in parti uguali tra tutti i membri del mio personale di servizio. Si stima che in tale maniera ciascuno verrà a ereditare circa settanta centesimi.
La mia dimora nella Contea di Silverstone, i miei terreni, la mia rendita e i restanti tre quarti del denaro conservato nel mio conto in banca andranno alla Potenziale Erede Universale, colei che, qualora Danica dovesse essere bigama, erediterebbe anche tutto il resto: la mia pronipote Lady Vivian. Condizione necessaria per entrare in possesso del patrimonio è che Lady Vivian non abbia rapporti sessuali prima del matrimonio e che si sottoponga a una visita ginecologica che attesti la sua verginità. Qualora Lady Vivian non fosse vergine, tutto il mio patrimonio (con l’eccezione di quanto destinato al personale di servizio e a mia moglie, se mia moglie non dovesse essere bigama) sarebbe da ripartirsi in parti uguali tra tutti gli uomini che attestino di avere consumato rapporti sessuali con Lady Vivian.
Qualora Lady Vivian si fosse già sposata a mia insaputa al momento della mia dipartita, entrerà ugualmente in possesso del patrimonio, a condizione che il suo sposo sia un aristocratico in possesso del titolo di Lord. Qualora Lady Vivian sia invece sposata con un uomo che non dispone di questo requisito, proclamo mio erede universale uno a caso tra Lord Niki Launt e Max Verstappino: i due saranno invitati ad andare insieme da uno psichiatra e lo psichiatra valuterà chi dei due sia il più sano di mente. Il meno sano di mente sarà proclamato mio erede.

Approfitto della presente comunicazione per porgere a tutti Voi i miei più cordiali saluti, mandandovi tutti quanti a fare in cu*o.
In fede,
Lord Bernie.

***

Carlito scoppiò in una risata fragorosa.
Oltre a lui nessuno rideva e nel soggiorno si alzò un coro di “what the f*ck”.
Max Verstappino si alzò in piedi e si diresse con aria minacciosa verso Carlito. Lo afferrò per la cravatta e lo trascinò giù dalla sedia.
«Come ti permetti di ridere?! Ti rendi conto che, se Lady Vivian è sposata con uno straccione e se lo psichiatra decide che sono abbastanza matto, diventerò il proprietario di quasi tutti i beni che Lord Bernie possedeva?»
«Ma io» intervenne Lady Vivian, «Non sono sposata e sono vergine, quindi sarà tutto mio e tu ti attaccherai al tram.»
«E chi mi dice che sei davvero vergine?»
«Sono certa che la mia ginecologa di fiducia nonché carissima amica, la dottoressa Minttu, sarà felice di testimoniare a mio favore.»
«TUNZ TUNZ TUNZ!» esclamò Lord Niki. «Questo significa che Lady Vivian è un’ereditiera e che mi basta sposarla per diventare ricchissimo! Oppure, viste le condizioni testamentarie di Lord Bernie, mi basta semplicemente portarmela a letto e tutto sarà mio! Quando finalmente sarò ricco sfondato vi caccerò fuori tutti a calci nel cu*o.»
«Non se ne parla!» gli urlò contro suo figlio Lord Nico. «Lady Vivian era la mia fidanzatina quando avevamo sei anni e sono sicuro che sarà felicissima di riprendere la nostra relazione.» Il giovane Lord si inginocchiò davanti alla cugina di non si sapeva bene quale grado. «Lady Vivian, vuoi sposarmi?»
Lady Vivian stava per aprire la bocca e pronunciare la propria risposta, quando Lord Daniel spinse via Lord Nico e, dopo essersi inginocchiato a propria volta, le domandò: «Sei sicura che non preferiresti sposare me?»
«No, me!» si fece avanti Lord Sebastian. «Ti prego, ho sempre sognato diventare ricchissimo. È vero, ti ho sempre detto che amavo follemente la mia amica Hanna, quella che se ne va in giro con un sacchetto di carta in testa perché è molto timida, ma lei non è un’aristocratica e capirà, se la lascio per una come te.»
«Che falliti» borbottò Lord Daniil, tra i denti. «Perché invece di volere a tutti i costi sposare una vostra parente alla lontana per farvi mantenere non vi guadagnate da vivere arruolandovi nella legione straniera, se proprio non sapete che cosa fare?» Si rivolse a Lord Kimi. «Tu cosa ne pensi?»
«Bwoah» rispose Lord Kimi, senza smettere di fare gli occhi dolci alla dottoressa Minttu.
Nel frattempo Lady Vivian annunciava di essere pronta per dare la propria risposta ai suoi numerosi spasimanti.
«Mi piace l’arte» declamò. «Sono diventata una restauratrice stimata e rispettata, anche grazie al fatto di non avere mai permesso a nessun uomo di entrare in casa mia, che di fatto è la ragione principale per cui ho ottenuto questo lavoro. La mia risposta è che non sposerò nessuno di voi tre, perché non siete artisti. Sono io, piuttosto, che ho intenzione di fare una proposta di matrimonio. Lord Lewis, mi vuoi concedere l’onore di diventare mio marito?»
«One-one-one!!11!!!!11!!!» esclamò Lord Lewis, facendo il gesto dell’ombrello a tutti gli altri spasimanti di Lady Vivian. «Certo che ti voglio sposare! Tunz tunz tunz!»
Carlito vide, con grande sconcerto, la situazione evolversi in maniera del tutto inaspettata, con una lunga serie di plot-twist. Tutti gli spasimanti di Lady Vivian si gettarono addosso a Lord Lewis e lo pestarono senza pietà, mentre Felipe Massagufi, che si dichiarava sposato e pertanto non poteva prendere parte alla rissa il cui vincitore si sarebbe autoproclamato ufficialmente fidanzato con l’ereditiera, si mise a insultare lo zio Fernando. Tutto ciò era inaccettabile, ma lo stesso Fernando intimò a Carlito di rimanerne fuori mentre lui e il brasiliano si mandavano reciprocamente a imparare a imparare.

martedì 25 dicembre 2018

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 5

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

«Che ingiustizia... doverci presentare per un interrogatorio ben oltre le dieci di sera. Noi, i figli di Lord Niki Launt...»
«Sono d'accordo. Avremmo potuto andare a letto con le galline, invece siamo costretti a recarci da quel guastafeste che si è messo in testa di consegnare alla giustizia il colpevole, invece di fargli un monumento. Ma, stai tranquillo, Nico, non ce la farà.»
«Lord Nico, prego.»
«Non gli dirò quello che so. Anzi, ti sono grato per avere liberato tutti quanti noi di quel vecchiaccio malefico.»
«What?!»
«Non negare, so benissimo che sei stato tu.»
«Vorrei, ma non l'ho fatto.»
«Non ti credo. A proposito, secondo te mi sta bene la giacca sopra dalla vestaglia?»
«No, Lewis, sei ridicolo.»
«Come sei crudele. Il tuo prossimo obiettivo quale sarà? Uccidere anche me?»
«Ti ho detto che non ho ucciso Lord Bernie.»
«Non ti credo. Tunz tunz tunz!»
Lord Lewis si allontanò, diretto verso la stanza in cui l'investigatore finlandese li attendeva. Lord Nico finì di allacciarsi il farfallino, poi lo seguì.

***

«Kimi, dobbiamo proprio?»
«Devi chiamarmi Lord. Sono stanco di ripetertelo.»
«Va bene, Lord Kimi. Dobbiamo proprio andare a raccontare al detective la nostra versione dei fatti?»
«Direi di sì.»
«Lo sai che sono timido. Ce l'hai un sacchetto di carta?»
«Sì, quello in cui c'erano dentro le bottiglie di vodka che mi sono portato di riserva, essendomi dimenticato che nelle case di campagna degli anni '40 l'alcool scorre sempre a fiumi, tanto che è normalissimo offrire superalcolici a chiunque ti capiti in casa a qualsiasi ora del giorno e della notte.»
«Allora me lo daresti, quel sacchetto?»
«Cosa devi farci?»
«Mettermelo in testa!»
«Non essere ridicolo!»
«F*ck, f*ck, f*ck. Mi hai sentito, Lord Kimi? Honestly...»
Lord Kimi tappò la bocca di Lord Sebastian con una mano e, dopo averlo afferrato per un orecchio, lo condusse al cospetto dell'investigatore Valtteri.

***

Valtteri ascoltò con grande attenzione le dichiarazioni dei quattro pronipoti di non si sapeva bene di quale grado del defunto Lord Bernie.
Tutti dimostrarono un grandissimo affetto nei confronti della vittima, a cominciare da Lord Sebastian che fece un discorso chiaro e cristallino in proposito.
«Ho sempre pensato che quel vecchio maledetto si divertisse tantissimo a tenerci sulle spine. Avrebbe potuto dotare ciascuno di noi di un ingente patrimonio, invece di limitarsi a sborsare ingenti quantità di denaro solo quando ci umiliavamo a chiedergliene. In questo modo sarebbe stato molto più coerente, dato che è sempre stato lui a impedirci di lavorare.»
«Come mai questa decisione?»
«Perché secondo lui il lavoro non era qualcosa che si addica alla vita dei Lord.»
«Sono in molti, nella sua posizione sociale, a pensarlo.»
«Esatto. A dire la verità mi è sempre andato bene. Perché dovrei lavorare, quando posso farmi mantenere?»
«E perché farsi mantenere quando potrebbe uccidere il suo parente e intascarsi l'eredità?»
«Esatto, mi ha levato le parole di bocca. Devo ammettere che ho una grandissima stima per l'assassino. Mi chiedo come abbia fatto a non pensarci prima. Avrei dovuto uccidere io stesso Lord Bernie ed essere ringraziato dal resto del mondo.»
«Non le sembra di essere un po' drastico?»
«No, non era né più né meno di quanto Lord Bernie meritasse.»
Lord Sebastian non volle aggiungere altro.
Far parlare Lord Kimi fu più difficile del previsto, ma alla fine ne valse la pena.
«E lei, concorda con suo fratello?»
«Bwoah.»
«In che rapporti era con la vittima?»
«Bwoah?»
«Lo odiava anche lei?»
«Bwoah!»
«Mio caro Lord Kimi, vedo le sue occhiaie e comprendo perfettamente che vorrebbe andarsene a dormire, ma ho bisogno di un minimo di collaborazione, se voglio scoprire chi è il colpevole e permettervi di ringraziarlo davanti al resto del mondo, oltre che di pagargli il migliore avvocato di tutto l'Impero Britannico, affinché lo faccia risultare mentalmente instabile e invece che farlo finire in carcere lo faccia affidare ai servizi sociali.»
«Aaaaaaawwww!»
«Leggo emozione nei suoi occhi.»
«Tunz tunz tunz!»
Lord Sebastian intervenne timidamente: «Kimi, non è così che si tiene una conversazione, tra persone normali.»
«Hai ragione» concluse Lord Kimi. «Sono felice che Lord Bernie sia morto e sottoscrivo tutto quello che hai dichiarato tu. Spero anch'io che il colpevole venga affidato ai servizi sociali, perché non si tratta altro che di un benefattore. Lo ringrazierò personalmente per averci liberato di quella maledetta piattola del nostro prozio.»
Dopo quel monologo, suo fratello Lord Sebastian e i loro cugini iniziarono ad applaudire e continuarono per qualcosa come novantadue minuti. Valtteri si trattenne a stento dal mettersi a sbadigliare, dato che il setting prevedeva che anche lui andasse a letto con le galline, abitualmente, per poi alzarsi alle cinque di mattina.
Dopo i novantadue minuti di applausi rivolti a Lord Kimi, fu la volta di Lord Nico. Toccò a lui esprimere tutto il proprio disappunto e il proprio cordoglio per la triste dipartita di Lord Bernie e lo fece a sua volta in modo molto lampante.
«Sapevo che prima o poi sarebbe successo.»
«Come lo sapeva?»
«Me lo sentivo. Ha presente quando ci si sente qualcosa dentro, ma poi si ha paura a dirlo perché qualcuno potrebbe metterci i bastoni tra le ruote? È un po' come fanno i piloti della sei ore delle campagne inglesi: se progettano di ritirarsi dalle competizioni dopo avere conquistato la vittoria, non vanno certo a raccontarlo in anticipo.»
«Lei dice?»
«È quello che farei io se dovessi gareggiare nella sei ore delle campagne inglesi.»
«Quindi, se non ho capito male la sua metafora, temeva che Lord Bernie potesse essere ucciso, ma ha preferito tacere?»
«Esatto. Avrebbe potuto premunirsi, o addirittura pensare che il potenziale colpevole fossi io e diseredarmi.»
«Pensa che Lord Bernie volesse diseredarla?»
«No. Se proprio voleva diseredare qualcuno, avrebbe diseredato mio fratello, per via del suo deludente interesse per la pittura e per il suo inesistente interesse nei confronti degli affari.»
Lord Lewis scosse la testa, borbottando: «Ha parlato il grande esperto di finanza.»
«Taci» gli intimò Lord Nico. «Lord Bernie lo diceva sempre che non facevi altro che startene con la bava alla bocca a ritrarre giovani adoni.»
«E ti pare uno spreco di tempo?»
«Sì.»
«Tu non capisci queste cose. Hai perfino detto che Pastor è brutto.»
«Lo è!»
«Ti sei mai guardato allo specchio?»
«Di continuo.»
«E cosa vedi?»
«Un bellissimo principe azzurro.»
«Bwoahhhh!»
Sentire Lord Lewis esprimersi come il cugino Lord Kimi fu un trauma per tutti. Fu necessario farsi portare una caraffa di tè per superare quel terribile momento. Dopo il tè tutti si misero a fumare sigari di Baku offerti da Lord Nico e organizzarono una partita a carte per passarsi il tempo, per poi ricordarsi che l’interrogatorio non era ancora terminato.
A quel punto toccò a Lord Lewis esprimersi a proposito del defunto prozio. Lo fece in modo inconsueto, mettendosi a rappare:
«Bernie mi aveva stancato,
mi chiamava squattrinato,
quando lo mandai a quel paese
lui di certo non si arrese,
disse con mio sgomento
che cambiava il testamento,
aveva già i testimoni pronti,
due che sembravano bisonti,
uno era Juan Pablo il cuoco
e io gli dissi di darsi fuoco,
l'altro era il giardiniere Tracy
e non mi ricordo io che cosa feci.
Forse scappai a gambe levate
Ripensando alle dolci giornate
In cui non venivo mai inseguito
da un folle così tanto agguerrito:
Paul mi rincorreva con una mazza
e io scappai fino in piazza,
vidi la chiesa e il suo piazzale
dove domani ci sarà il funerale
e compresi che non avevo torto
a pensare che presto sarebbe morto
quell'oppressore che mi seviziava,
poi ritornai e ancora Bernie restava.
Tutto è cambiato all'improvviso
E adesso il Lord non è più vivo,
Io sto per diventare milionario...
Questo è stato solo il sommario,
nessuno si deve disperare,
il mio rap deve continuare!»
«Ma anche no!» esclamò Valtteri, che ormai non ne poteva più. «Le sembra un atteggiamento costruttivo, il suo?»
«Obiettivamente parlando, credo di averle illustrato perfettamente i miei rapporti con il mio prozio.»
«Ne deduco che anche lei sia felice della sua morte.»
«Esatto.»
«E magari progettava di ucciderlo?»
«Non escludo di averci pensato, di tanto in tanto, ma un vero progetto non l'ho mai fatto.»
«Perché aveva con sé dell'arsenico?»
«Per precauzione.»
«Prende spesso precauzioni di questo genere?»
«Sì, ma non mi fraintenda. Ho passato un'infanzia terribile e ogni tanto ho delle crisi depressive. L'arsenico lo userei per avvelenarmi.»
«Che traumi ha subito durante la sua infanzia?»
«Sono stato abbandonato non appena sono venuto alla luce... e nemmeno in un posto normale. No, sono stato abbandonato in un orto, sotto una pianta di pomodori.»
«E la cosa la fa sentire a disagio?»
«Molto. Le pare normale trovare una pianta di pomodori in Inghilterra in gennaio?»
«No.»
«Precisamente. Chiunque al posto mio sarebbe diventato pazzo.»
«E lei non ha fatto eccezione, immagino.»
«Temo di no.»
Valtteri si sentì sollevato, nell'udire Lord Lewis ammettere senza troppa riluttanza di avere problemi mentali. Chiunque, in quella casa, aveva dei problemi seri, ma in pochi erano pronti ad affermarlo.
Per il resto, l'interrogatorio non aggiunse né tolse nulla a quello che Valtteri già sapeva. Tutti e quattro erano usciti dalla stanza quando si erano recati tutti in branco in cucina. Almeno in apparenza nessuno di loro sapeva chi potesse avere ucciso Lord Bernie.
Quando se ne andarono, Valtteri si riprese scolandosi un altro mezzo litro di tè, infine andò a cercare una vodka. Ne aveva bisogno.

***

La notte era lunga e drammatica, ma sarebbe passata molto più in fretta se il loro digiuno forzato non si fosse prolungato per ore.
Convinti che, se avessero cercato con cura in cucina, avrebbero trovato almeno una fetta di dolce avanzato dal pranzo, Lord Sebastian e Lord Lewis scesero le scale illuminando il loro cammino con l'ausilio di una lampada a petrolio.
Erano entrambi molto timorosi, quindi si confidarono i loro pensieri più reconditi e scabrosi:
«Credi che il detective sospetti di noi?»
«Certo che no, Sebby.»
«Ma gli abbiamo detto, senza giri di parole, che desideravamo tutti che Lord Bernie morisse.»
«Avremmo destato maggiori sospetti se ci fossimo mostrati troppo addolorati, non credi?»
«Mhm, sì, può darsi.»
Avanzarono con fare circospetto, convinti che ci fosse qualcuno nell'ombra pronto ad abbatterli con un colpo di mattone, ma tutto filò liscio.
Non entrarono in cucina.
La luce era accesa.
C'erano due persone che confabulavano.
Lord Sebastian riconobbe una coppia di camerieri senza nome ai quali nessuno aveva prestato la benché minima attenzione.
Esclamò sottovoce un “tunz tunz tunz” e si mise all’ascolto di una storia con tanti retroscena oscuri.
«Non hai niente di cui preoccuparti, mia cara sorellina. Nessuno ci scoprirà mai.»
«Ti ho detto che l'agente di Scotland Yard che fa il turno di notte e che ha sostituito l'ispettore Coolthard a sorvegliare la casa mi ha già vista.»
«Suvvia, tutte queste storie solo perché somiglia a un acrobata da circo con le basette che hai incontrato anni fa a Indianapolis...»
«Non gli somiglia solo. Sono sicura che è lui.»
«E se anche ti riconoscesse? Non hai fatto nulla di male, a parte sposare un multimilionario avanti con gli anni nella speranza che morisse e ti proclamasse sua erede.»
«Peccato che non sia morto di morte naturale. Te l'avevo detto che sarebbe stato un errore. Avrei dovuto trovarmene uno più giovane e farmi liquidare profumatamente al momento del divorzio, come ho fatto negli Stati Uniti quando ho sposato il nipote di Lord Mario e quando mi sono risposata con il figlio di Lord Dale.»
«A volte mi chiedo come mai, nonostante tutti i soldi che hai arraffato nel corso degli anni, tu sia costantemente sul lastrico.»
«Te l'ho detto: Lady Milka ha iniziato a ricattarmi fin dalla prima volta in cui ci siamo viste. Sa quello che ho fatto a Sarah Carpenfisher, la moglie di Lord Ed. Mi ha vista mentre manomettevo il suo collirio. Sa che sono io che le ho fatto assumere quella sostanza urticante che le ha rovinato la vista e la costringe a utilizzare occhiali spessi come fondi di bottiglia. Sa che l'ho fatto perché il matrimonio tra me e il mio primo marito, il giovane nipote di Lord Mario, è terminato solo a causa delle sue intromissioni.»
«Però è stato un bene che quel matrimonio sia terminato, dato che hai incontrato me e abbiamo deciso di spacciarci per fratello e sorella e di continuare a spennare uomini pieni di soldi che si innamoravano di te in un battito di ciglia. Vedrai, Danica cara, ce ne saranno tanti altri.»
«Sempre se non dovesse nascere uno scandalo o se non dovessi essere condannata per l'omicidio di mio marito Lord Bernie.»
«Naaaahhhh, nessuno farà caso a te. La nostra idea di spacciarci per camerieri è stata d'aiuto.»
«Sarebbe stato molto più d'aiuto se nessuno avesse commesso un delitto in questa casa. Non sarai stato tu, Ricky?»
«Certo che no! Tanto aveva ormai un piede nella fossa, che bisogno c'era di ucciderlo?»
«Se solo tutti la pensassero come noi, non ci saremmo trovati con questa gatta da pelare. Va beh, speriamo bene.»
Lord Sebastian e Lord Lewis si scambiarono un'occhiata e se ne andarono in punta di piedi, chiedendosi cosa fare a quel proposito.
Si diressero nella stanza di Lord Sebastian e la discussione in proposito durò circa trenta secondi. A quel punto Lord Lewis si tolse la vestaglia e Lord Sebastian gli saltò addosso.

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 4

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

Valtteri aveva preso posto da appena cinque minuti in un piccolo salottino con i muri tappezzati da orribili teste di cervo impagliate. Sarebbe stato bellissimo buttarle tutte quante a bruciare nel camino, ma Valtteri si astenne per due motivi: probabilmente i membri della famiglia Ecclestone avrebbero gradito ma avrebbero finto l’esatto contrario, inoltre c’era un caldo torrido (circa undici gradi) e il camino quella sera era spento.
Il maggiordomo Malearrivato accompagnò all’interno della stanza Lord Christian e i suoi tre figliastri, che si sedettero di fronte alla scrivania alla quale Valtteri si era accomodato e sotto alla quale aveva nascosto Massagufi affinché potesse ascoltare le dichiarazioni dei familiari di Lord Bernie senza dare nell’occhio.
Mentre Lord Christian si accese la pipa, Valtteri prese fuori il portasigari e lo passò ai tre giovani. Ciascuno prese un sigaro e per fortuna a Valtteri rimase almeno l’ultimo.
L’aria si fece ben presto satura di fumo e ciò contribuì a incrementare la concentrazione di tutti i presenti, per cui Valtteri poté esordire:
«Lei è Lord Christian Horner-Halliwell, cugino di qualche grado di Lord Bernie, giusto?»
«Esattamente.»
«Qualcuno può confermare che il vero Lord Christian non è morto in guerra per poi essere rimpiazzato da un sosia?»
«Non oserà mettere in discussione che io sia il vero Lord Christian, spero!» sbottò Lord Horner-Halliwell, sbattendo violentemente la pipa sulla scrivania. «Non sono mai stato così oltraggiato in vita mia. Sa cosa le dico? Le farò causa, se osa insinuare ancora una volta che...»
«Va bene, va bene» lo interruppe Valtteri. «Non siamo qui per parlare di sosia, ma per cercare di capire chi avesse qualche vantaggio nella morte di Lord Bernie.»
«A meno che non ci abbia diseredati, tutti quanti.»
«Lord Bernie aveva dei nemici?»
«Più o meno tutti quelli con cui aveva avuto a che fare.»
«Pensa che qualcuno sia addolorato dalla sua morte?»
«Tutti quelli che sono stati diseredati sicuramente. Sa, era un vecchio bisbetico, ma ci ha sempre mantenuti tutti.»
«Era un uomo generoso...»
«A modo suo lo era. Però non faceva altro che rinfacciarci che eravamo degli spendaccioni e che, se non fosse stato contro ai suoi principi, ci avrebbe mandati tutti quanti a lavorare.»
«E nessuno di voi apprezzava tutto ciò, immagino.»
«Certo che no! Siamo dei veri Lord©, non possiamo perdere tempo a lavorare. Ha idea di quante ore si perdano, lavorando? Ha idea di quante sarebbero le tazze di tè e i sigari a cui saremmo costretti a rinunciare?»
«Che cosa terribile... Quando ha visto Lord Bernie per l’ultima volta?»
«Poco prima di lasciare la stanza per correre in cucina a vedere che cosa fosse successo a quell’imbecille del cuoco.»
«Che ora era, esattamente?»
«Non glielo so dire. Non sapendo che Lord Bernie sarebbe stato assassinato, non mi è nemmeno passata per la testa l’idea di controllare l’orario.»
«Non è stato lei a uccidere Lord Bernie, quindi?»
«Certo che no!»
«E nemmeno i suoi figli?»
Valtteri guardò i figliastri di Lord Christian, uno dopo l’altro. Il piccolo Max appariva impaurito e, nel corso della propria deposizione, si lamentò della provabilissima eventualità che Lord Bernie non gli avesse lasciato un soldo, dato che non erano veramente parenti. Non aggiunse né tolse nulla alle dichiarazioni di Horner-Halliwell, si limitò a criticare il fatto che, per via della sua giovane età, non gli fosse stato concesso di bere vodka e a quel punto intervenne nella conversazione Lord Daniil.
«Io, a diciassette anni, bevevo vodka da almeno un lustro!»
«Che ingiustizia!» si lamentò Max.
«Ma quale ingiustizia!» ribatté quell’inequivocabile furbetto di Lord Daniil. «Sei tu che non hai mai saputo importi.»
«Se potessi gareggiare alla sei ore delle campagne inglesi, vedrai che riuscirei a impormi senza troppe difficoltà.»
«Inventatene un'altra.»
«Non sto inventando niente. Sei tu che non sai guidare!»
«E tu sei il figlio segreto dello zar. Come tale andresti soppresso. Viva l’Unione Sovietica! Viva la Rivoluzione di Ottobre! ...ma soprattutto viva la Oktober Fest!»
«Ma la Oktober Fest non è russa.»
«Chi se ne frega, per mandare giù la vodka ogni tanto bisogna berci dietro anche qualche boccale di birra. Lei che cosa ne pensa, investigatore Bottas?»
«Tunz tunz tunz!» esclamò Valtteri. «Che emozione. Pensavo che vi foste dimenticati tutti quanti della mia presenza.»
«Ma no!» ribatté Lord Daniil. «Che cosa glielo fa pensare?»
«Il fatto che quel morettino con i capelli ricci che non fa altro che sorridere senza un motivo ben preciso, quello che le sta seduto accanto, non mi abbia degnato di uno sguardo, fino a questo momento.»
«Ha ragione, le chiedo scusa per il mio modo di comportarmi così rozzo e volgare» intervenne Daniel. «Stavo fantasticando sull’idea di saltare addosso a mio cugino di non so quale grado Lord Sebastian e di dargli un bel bacio alla francese.»
«Oh...»
«Lei non lo farebbe, al posto mio?»
«Devo confessarle che, in questa casa, non c’è nessuno che bacerei, a parte la segretaria, Miss Susie.»
«In effetti Miss Susie è una bella ragazza. Prima Lord Lewis mi stava parlando dell’eventualità di ritrarla. Ecco, per quanto mi riguarda salterei volentieri addosso anche a Lord Lewis. Il mio preferito in assoluto, comunque, è Lord Nico.»
«Lord Kimi non le piace?»
«Bwoah, è troppo serio. A lei, invece?»
«Secondo me quel soggetto avrebbe dovuto essere soppresso al momento della nascita.»
Lord Daniel rise.
«Quindi, se Lord Kimi dovesse davvero essere soppresso, immagino che lei sarebbe il colpevole.»
«Non mettiamo il carro davanti ai buoi.»
«E neanche il cavallo davanti al toro, spero.»
«Soltanto il futuro ci dirà chi starà davanti tra i cavalli e i tori. Credo comunque che verranno abbattuti entrambi tramite delle frecce d’argento... avvelenate, naturalmente. A proposito, Lord Daniel, che cosa ne dice di tornare in topic? Ha qualcosa da riferirci a proposito di Lord Bernie?»
«Purtroppo no. Né io né i miei fratelli abbiamo ascoltato mentre ci rimproverava perché siamo tutti quanti degli spendaccioni e ci siamo allontanati da lui senza più preoccuparci di quello che poteva accadergli. Quando siamo corsi in cucina, pensavamo che fosse rimasto in soggiorno a fumare la pipa o un sigaro. Fumare non è pericoloso come bere il tè. Lord Bernie era un uomo accorto. Sapeva che in questa casa c’era dell’arsenico e che stava passando di mano. Sapeva anche che mio fratello Lord Daniil l’avrebbe avvelenato volentieri e che aveva rubato il veleno proprio per quella ragione.»
«Dovevi proprio dirlo in presenza del detective?» si lamentò Lord Daniil. «Lo sai che non mi piace essere sm*rdato pubblicamente.»
«Scusami, ma dovevo farlo. Sanno tutti che Lord Bernie non è stato avvelenato, ma gli è stata rotta la testa con l’ausilio di un pesante mattone. Tu non avresti potuto maneggiare quel mattone. Sbaglio o ti sei slogato il polso destro proprio ieri sera?»
«Effettivamente sì.» Lord Daniil raccontò una storia commovente. «Volevo tirare un pugno sul naso a Max, ma questo ragazzino pestifero si è scansato, quindi ho colpito una durissima statua di marmo. Tuttora non mi sento più la mano.»
Max confermò la versione di Lord Daniil e, quando Valtteri permise a tutta la famigliola di lasciare la stanza, si sentì come se non avesse cavato un ragno dal buco. L’unica cosa di cui era certo era che quei quattro fossero uno più fuori di testa dell’altro.
Uscito dal nascondiglio, Felipe confermò la sua ipotesi. A quel punto Valtteri gli intimò di tornare al proprio posto, perché attendeva Lord Toto.

***

«Totino!»
Miss Susie invitò l’amato a nascondersi nello sgabuzzino.
Lontano da occhi indiscreti i due si abbracciarono con passione.
«Aaaaawwww, Susina, ti ho pensata tantissimo, mentre l’investigatore Valtteri mi interrogava.»
«Cosa gli hai detto?»
«Che sono andato a fare un giro nel parco e che non so niente di questa faccenda.»
«Ciò è assurdo! Avresti dovuto dirgli la verità.»
«Cioè che ero qui dentro con te? No, non se ne parla. Lo sai benissimo come sono fatti questi Lord. Secondo loro le segretarie devono astenersi da ogni tipo di attività sessuale.»
«Ma noi non abbiamo fatto sesso! Mi sono solo limitata a ispezionare la tua cravatta, dopo avere notato che non era stata ben stirata.»
«Se avessi raccontato a Valtteri che ci eravamo rintanati in uno sgabuzzino per parlare della mia cravatta non stirata non mi avrebbe creduto.»
«Però io avrei potuto confermare che avevi un alibi per le cinque e quaranta. Infine ci sarebbe stato un lato positivo, in tutta la faccenda: una volta che tutti fossero rimasti scandalizzati pensando che avessimo fatto sesso, avremmo potuto davvero fare sesso... tanto, ormai, più scandalizzati di così non potevano certo essere.»
«Oh, hai ragione, Susina mia. Non ci avevo pensato. Ora vado a dirgli la verità.»
«No, aspetta! Non sarebbe intelligente ammettere di avere deliberatamente mentito. Valtteri potrebbe pensare male. Lo sai come sono fatti, questi detective finlandesi.»
«Sì, hanno la testa grossa, il collo grosso, le spalle grosse... chissà lì sotto come sono messi. Secondo me Valtteri ha un pene enorme.»
«Dici?»
«Credo che, per portalo in giro, abbia bisogno di una carriola.»
«Totino mio, che cosa stai dicendo?! Ti sembrano cose da dire a una signora come me? Non hai pensato che potrebbe venirmi un raptus e che potrei saltargli addosso per accertarmene?»
«Hai ragione, non avevo pensato che le mie congetture ti potessero turbare così tanto.»
«Dovrei prendere un calmante. Che cosa ne dici di andare a bere una tazza di tè?»
«Perfetto! Chiederò a uno dei vari camerieri random che girano per questa casa di portarcene almeno quattro litri.»
«Aaaaawwww, Totino mio, ti amo tanto.»
«Anch’io. Non vedo l’ora di entrare in possesso della mia eredità per poterti regalare un anello di fidanzamento che si rispetti. Avrei voluto donarti quello di mia madre, come lei stessa avrebbe desiderato, ma purtroppo ho dovuto venderlo un paio d’anni fa per pagare alcuni debiti che avevo accumulato giocando a carte con un aristocratico italiano che mi pare si chiamasse Liuzzo De’ Vitantoni o qualcosa del genere.»
«Lo conosco di fama. Sembra sia un asso delle carte.»
«Sì, per l’esattezza è un asso di denari, dato che è ricco sfondato.»
Miss Susie rabbrividì.
«Che brutta terminologia. Anche Lord Bernie era ricco sfondato e si è ritrovato con la testa sfondata. Spero che Liuzzo De’ Vitantoni non faccia mai la stessa fine.»
«Non preoccuparti, non gli accadrà nulla. Ha provveduto a diseredare tutti i suoi parenti molto tempo fa, lasciando tutto il suo patrimonio a un suo amico aristocratico divenuto recentemente un magnate dell’industria vinicola.»
«Chi, Trullo Degli Jarni?»
«Esatto, proprio lui!»
«E i suoi parenti che cosa ne pensano?»
«Tutto il male possibile, ma il loro interesse è che Liuzzo viva abbastanza a lungo da cambiare idea e di lasciare qualcosa anche a loro.»
Miss Susie si asciugò una lacrima.
«Che storia commovente, Totino mio.»
«Sono d’accordo. Speriamo solo che Lord Bernie non abbia preso ispirazione da De’ Vitantoni e che, di conseguenza, non abbia diseredato tutti quanti.»
«Orrorehhhhh!»
«Puoi dirlo forte!»
I due si abbracciarono romanticamente e poi si scambiarono un bacio dolcissimo. A quel punto Miss Susie si ricordò un dettaglio cruciale.
«Senti una cosa, Totino. Quando saremo sposati, pensi che ti lascerò uscire di casa con la cravatta non stirata?»

***

«Secondo me Lord Toto mentiva.»
«Se perfino un fesso come te se n’è accorto, mi viene da pensare che Lord Toto se la cavi malissimo come bugiardo seriale.»
«Credo che l’assassino sia lui.»
«Non dire assurdità, Felipe. Oggi pomeriggio Lord Toto aveva in mente solo la fi*a e, per esperienza, so che chi ha in mente la fi*a non ha in mente di sfondare la testa a un povero vecchio indifeso.»
«Povero vecchio indifeso ‘sti ca**i.»
«Felipe, non esprimerti a quella maniera! Siamo in una casa abitata da Lord di un certo livello. Quale sarà il tuo prossimo passo? Dire qualcosa del tipo “va’ a ca*are, sei un cogl*one” al primo che passa?»
«Mhm... effettivamente potrei rivolgermi con queste parole al notaio che verrà domani per leggere il testamento di Lord Bernie.»
«Non mi far pensare al testamento.» Valtteri scosse la testa. «Occupiamoci di cose serie. Facciamo entrare Lord Niki. Prima, però, nasconditi.»
Felipe tornò a nascondersi sotto al tavolo un attimo prima che Lord Niki entrasse.
Indossava una veste da camera modello anni ’20 e una cuffia da notte, che nascondeva i suoi lobi delle orecchie mutilati.
«Si può sapere perché vuole vedermi a quest’ora? Ero già pronto per andare a dormire.»
«Come mi pare di avere già spiegato più volte, ho bisogno di sentire tutti i presenti in questa casa, a parte il personale di servizio perché è composto soltanto da poveri inetti senza un ruolo ben preciso che non avevano nessun motivo per assassinare colui che li pagava.»
«Avrebbe potuto convocarmi per primo.»
«Sono spiacente, ma ciò era impossibile.»
«Lei non sa chi sono io! Un tempo mi bastava vestirmi di rosso e tutti mi avrebbero portato su un piedistallo.»
Lord Niki si mise a raccontare aneddoti della sua gioventù, che Valtteri finse di ascoltare. Dopo circa quaranta minuti di vecchi episodi, giunsero ai fatti.
«Secondo lei, in questa casa, chi ha da guadagnarci di più dalla dipartita di Lord Bernie?»
«Tutti.»
«E se dovesse avere diseredato qualcuno?»
«Di sicuro Lord Bernie non ha diseredato me. Tra tutti i suoi parenti sono quello che più di ogni altro può succedergli nel ruolo di vecchio bisbetico. Non vedo l’ora di impossessarmi di questa casa e di far credere ai miei stessi figli che non lascerò un soldo a nessuno dei due. Effettivamente nessuno dei due si meriterebbe i miei soldi, adesso che ci penso.»
«Come mai?»
«Perché sono due inconcludenti. Uno non fa altro che dipingere, l’altro non fa altro che raccontare in giro di essere un principe.»
«Chi erano Lord Lewis e Lord Nico prima di essere adottati?»
«Chi vuole che fossero? Erano due trovatelli che stavano in un orfanotrofio e che la mia signora si mise in testa di portare a casa. Io ero contrario, anche se devo ammettere che con il tempo mi sono affezionato a entrambi. Adesso che ci penso, però, sarebbe stato meglio adottare lei, mio caro signor detective.»
«Io?! E perché mai?»
«Così, a pelle, mi sta simpatico. Inoltre credo che sia sicuramente dotato, quindi potrebbe guadagnarsi da vivere facendo il pornoattore e non avrei bisogno di passarle dei soldi.»
Dal di sotto della scrivania si sentì una risata.
Valtteri allungò un calcio a Felipe.
Quel simpaticone, invece, gli infilò una mano in mezzo alle gambe e gli diede una strizzata.
Meritava di essere pesantemente redarguito, ma Valtteri non poteva svelare la sua presenza a Lord Niki. Esortare a parlare quest’ultimo non fu difficile: fece una lunga disquisizione sul discorso che avevano fatto lui e Lord Bernie prima del fattaccio.
«Ormai si erano allontanati tutti, decisi a non ascoltare le sue fantasticherie sul fatto che spendessimo troppi soldi. Siamo dei Lord, dopotutto, non possiamo vivere come straccioni. Abbiamo tutti una vita molto impegnativa, non possiamo metterci anche a lavorare. Stavo spiegando tutto questo a Lord Bernie, quando all’improvviso Lewis si è precipitato nella stanza e ci ha informati che il cuoco era in punto di morte e che sarebbe arrivato un medico, oltre che l’ispettore Coolthard di Scotland Yard.»
«Che ora era?»
«Mhm... saranno state le cinque e quaranta o giù di lì.»
«Poi cos’è successo?»
«È successo che ci siamo precipitati tutti quanti in cucina, a parte Lord Bernie, naturalmente. Sono stato l’ultimo a uscire e, quando sono arrivato a destinazione, ho visto che c’erano tutti, nessuno escluso. Lord Toto aveva la cravatta slacciata e Miss Susie aveva il foulard scomposto. Credo che si fossero nascosti da qualche parte a dedicarsi ad attività sconvenienti per persone nella loro posizione.»
«Lo credo anch’io.»
«Gliel’ha detto Lord Toto?»
«No, ma mi ha raccontato una storiella che non stava né in cielo né in terra. Se avesse assassinato Lord Bernie, sarebbe stato anche in grado di inventarsi una storia più verosimile. Ho capito subito che doveva esserci sotto qualcos’altro. Probabilmente in quei frangenti sotto di lui c’era una donna.»
«Vedo che ha capito tutto, signor Bottas. Immagino che avrà capito anche che ho appena dichiarato, del tutto inavvertitamente, di essere stato l’ultimo a vedere Lord Bernie e a parlare con lui. Mi sorprende che non mi abbia ancora chiesto se l’ho ucciso io.»
«L’ha ucciso lei?»
«Naturalmente no. L’avrei fatto molto volentieri, ma perché avrei dovuto sporcarmi le mani per rischiare il carcere o addirittura la pena di morte? Tanto, se non l’avessi ucciso io, ci avrebbe comunque pensato qualcun altro.»
«Il suo ragionamento non fa una grinza. Si è comportato molto saggiamente quando ha deciso di non commettere il delitto.»
L’interrogatorio si concluse con i complimenti di Valtteri a Lord Niki. L’uomo uscì dalla stanza e Valtteri si preparò per fare la predica a Felipe. Aveva a disposizione più o meno cinque minuti, prima che arrivassero i figli adottivi di Lord Niki e i suoi nipoti, i fratelli Raikkonettel.

lunedì 24 dicembre 2018

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 3

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

L'aria si stava facendo molto pungente e ciò non giovava affatto alla congiuntivite del dottor Barry. Preso fuori dalla tasca del soprabito un fazzoletto con i colori della bandiera brasiliana, si asciugò le lacrime che uscivano dai suoi occhi doloranti e gli scorrevano sulle guance.
Era arrivato.
Proprio mentre si accingeva a bussare alla porta, fu affiancato dall'ispettore Coolthard, al seguito del quale era presente un altro individuo che il medico non riconobbe.
«Eddie Flowerjordan» si presentò lo sconosciuto. «Sono l'autista dell'ispettore Coolthard.»
«Piacere di conoscerla, io sono il dottor Rubens Barry.»
«Il piacere è tutto mio. Suggerirei, adesso, di farci aprire la porta e di andare a fare i nostri rilevamenti sulla scena del crimine.»
«Ottima idea.»
Ad aprire fu un maggiordomo maleducatissimo, che venne alla porta tenendo una sigaretta accesa tra le dita.
«Orrorehhhhh!» borbottò il dottor Barry tra i denti, sperando che un giorno la società raggiungesse uno status superiore, in cui i fumatori non sentivano il bisogno impellente di fumare di continuo in qualsiasi luogo chiuso.
Il maggiordomo, già che c’era, volle offrire loro delle sigarette che l'ispettore e l'autista prontamente accettarono, rimanendo sulla soglia.
Il dottor Barry, da solo, trovò la strada della cucina, dato che nessuno si degnò di accompagnarlo.
Un uomo in sovrappeso, con un cappello da cuoco sulla testa, si contorceva stando appoggiato a una parete, al cospetto di tutto il personale di servizio e di tutta la famiglia Ecclestone, con la sola eccezione di Lord Bernie, che probabilmente si riteneva troppo superiore per preoccuparsi dell'indisposizione di uno dei suoi dipendenti.
Il dottor Barry identificò subito il problema.
«Cos'ha mangiato oggi?»
«Pesce crudo alla singaporese» rispose il cuoco tra i conati di vomito. «Uno sconosciuto che ho incontrato per strada stamattina mi ha dato la ricetta e mi ha suggerito di cucinarlo stasera per la cena indetta da Lord Bernie. Io, però, non mi sono fidato. Ho voluto fare una prova, cucinando una porzione di quella ricetta, per sperimentarla in prima persona. Mi sono sentito appesantito per tutto il giorno e, all'incirca alle sei e un quarto di oggi pomeriggio, ho avuto un attacco terribile. Credevo che sarei morto e mi sarebbe dispiaciuto parecchio precedere Lord Bernie nella tomba.»
La faccenda poteva essere archiviata in pochi minuti contati, pertanto il dottor Barry si limitò a prescrivere del bicarbonato al cuoco, che non era affatto in pericolo di vita.
Intimandogli di non mangiare mai più pesce alla singaporese né tantomeno di cucinarlo per altri, il medico se ne andò, scontrandosi con Coolthard venuto per fare i rilevamenti sul cadavere.
L’ispettore di Scotland Yard fu piuttosto deluso nello scoprire che non c'era nessun cadavere, ma soltanto un cuoco intossicato.
«Quanta strada per niente.»
«Non dica così, ispettore.»
«Ha ragione. Ho scroccato varie sigarette al maggiordomo e le ho fumate una dopo l'altra, quindi la mia giornata ha comunque assunto un senso.»
«Credo che se la gente fumasse di meno la vita media si allungherebbe.»
«E che cosa farsene di una vita più lunga, se poi tutti i vecchi vengono avvelenati dai loro discendenti? L’allungamento della vita è un’istigazione al crimine.»
«Anche questo è vero.»
«Perché non va a trovare Bernie? Magari può farsi offrire un sigaro.»
Seppure controvoglia, il dottor Barry si diresse in soggiorno in compagnia dell’ispettore. Anche l'autista, che a quanto pareva era rimasto tutto il tempo fuori a fumare, giunse al loro seguito, così come i membri della famiglia Ecclestone che ormai non avevano più niente da fare in cucina.
Lord Bernie era seduto in poltrona.
Qualcuno gli aveva spaccato la testa con un mattone.
L'arma del delitto era stata accuratamente appoggiata a terra.

***

«Tutto ciò è terribile.»
«Non esagerare, Felipe.»
«Non sto esagerando. Siamo stati invitati da Lord Bernie a casa sua. Arriviamo e, dopo una mezza giornata, ce lo ritroviamo morto.»
«Non è niente di meglio o di peggio di quello che ci capita quasi ogni volta in cui qualcuno ci invita a casa sua.»
«Non è vero, Valtteri. Di solito assistiamo ad avvelenamenti con l'arsenico.»
«Una testa sfondata non è tanto diversa.»
«Scherzi?! Tutto quel sangue era orribile.»
«Concordo, su questo aspetto. In realtà, però, abbiamo molti più indizi rispetto a quanti ne avremmo avuti da un avvelenamento con l'arsenico.»
«Indizi di che tipo?»
«Per esempio l'orologio di Lord Bernie, che è stato spaccato ed è rimasto fermo sulle cinque e quaranta. Sappiamo esattamente l'ora della morte, adesso.»
«Mi prendi per il c*lo, Valtteri?»
«Sì, certo che ti prendo per il c*lo. Ricorda, però, che siamo appena all’inizio e che per esigenze di trama dobbiamo dimenticarci che è possibilissimo rompere la testa a qualcuno senza rompergli l’orologio che porta al polso e soprattutto dobbiamo dimenticarci che in tutti i casi di omicidio sui quali abbiamo indagato finora l’assassino ha sempre cercato di depistare le indagini manomettendo l’orologio della vittima per far credere che l’omicidio fosse stato commesso a un orario diverso, in cui il colpevole non avrebbe avuto possibilità di commetterlo.»
«Vedo che sei d’accordo con me, quindi. Qualcuno ha depistato le indagini, posizionando l'orologio sulle cinque e quaranta. Questo significa che l'assassino non si trovava nella stanza alle cinque e quaranta e ha deciso di deviare i sospetti da sé stesso.»
«Il problema, però, è che alle cinque e quaranta eravamo tutti nella sala e ce ne siamo andati in massa soltanto più tardi, quando il cuoco si è sentito male.»
«Questo complica le cose.»
«Già, mio caro Felipe. Non riesco a spiegarmi questo assurdo dettaglio. Inizio quasi a convincermi che l'orologio non sia stato deliberatamente manomesso.»
Felipe sospirò.
«Lo dicevo, io. Era meglio l'arsenico.»
Valtteri annuì.
«Mi costa tanto ammetterlo, ma sarebbe stato tutto molto più semplice.»
Dopo quello scambio di osservazioni i due andarono a raggiungere il dottor Barry, che aveva esaminato il cadavere, e l'ispettore Coolthard, che aveva scrutato con cura il mattone e aveva decretato che non vi erano impronte digitali.
Il responso del dottor Barry non lasciò spazio a dubbi sulla dinamica del delitto.
«Lord Bernie era seduto in poltrona quando qualcuno gli è arrivato alle spalle e, servendosi di un mattone, l'ha colpito violentemente alla testa. La morte è stata istantanea.»
L'ispettore Coolthard si rivolse a Valtteri.
«Chi c'era in questa stanza alle cinque e quaranta?»
«Io, il mio assistente, Lord Christian e i suoi tre figliastri, Lord Niki, i suoi due figli, i suoi due nipoti...»
«Lord Toto, invece?»
«Non mi pare di averlo visto.»
«Quindi, ricapitolando, c'erano altre undici persone nella sala, forse dodici se Lord Toto era presente, oltre alla vittima, al momento del delitto. Affermerei senza ombra di dubbio che tutti quanti siete sospettati.»
Valtteri si sentì oltraggiato.
«Io sono uno stimatissimo investigatore.»
«Questo non cambia le cose» puntualizzò l'ispettore. «Qui non si fanno favoritismi.»
«Ciò è ridicolo. Non tollero di essere sospettato di un delitto. Vorrà dire che, come al solito, mi impegnerò in prima persona per consegnare il vero colpevole alla giustizia.»
«Se è convinto di riuscirci...»
«Non lo metta in dubbio, ispettore. Io sono infallibile.»

***

Lord Daniil tentò di chiudersi a chiave dentro la propria stanza da letto, ma Lord Sebastian lo fermò senza esitazioni.
Entrò a sua volta e placcò in stile giocatore di rugby il cugino di non si sapeva bene quale grado.
«Perché tenevi l'arsenico di Lord Lewis in tasca?»
«Non sono fatti tuoi.»
«Invece lo sono eccome. È capitato un fatto gravissimo.»
«Ecco, appunto» replicò Lord Daniil, liberandosi dalla sua stretta. «Concentrati sul fatto gravissimo che è appena capitato.»
«Parli della morte di Lord Bernie?»
«Ovviamente sì.»
«Tanto ormai aveva un piede nella fossa.»
Lord Daniil lo guardò con aria da furbetto.
«Quindi che cosa vuoi da me?»
«Voglio sapere perché hai rubato il veleno di Lord Lewis.»
«Perché volevo uccidere Lord Bernie. Mi aveva confessato di essere convinto di essere stato uno zar in una vita precedente e non riuscivo a tollerare tale rivelazione.»
«E ti pare una ragione sufficiente per uccidere una persona?»
«Certo che sì.»
«Non hai capito proprio niente della vita! Noi giovani aristocratici dobbiamo fregarcene altamente della situazione politica della Russia e preoccuparci delle nostre eredità.»
Lord Daniil rimase spiazzato.
«Sul serio?!»
«Certo che sì.»
«Va beh, speriamo almeno che Lord Bernie ci abbia lasciato un sostanzioso patrimonio.»
«A cui tu, ovviamente, rinuncerai in nome dell'abolizione della proprietà privata.»
«Te lo scordi. Sono contrario alla proprietà privata, ma non al possedere soldi o beni materiali.»
«E io non sono razzista, ma sarei molto soddisfatto se Lord Bernie avesse diseredato Lord Lewis. Magari la sua parte avrebbe potuto lasciarla a me.»
«Non vedo perché dovrebbe averla lasciata proprio a te.»
«Nemmeno io, ma mi farebbe piacere ugualmente.»

***

Lord Max piangeva disperato e Lord Daniel non sapeva più cosa fare per calmarlo. Era arrivato addirittura all'idea di infilargli un ciuccio in bocca, ma Lord Max aveva stroncato la proposta sul nascere, chiedendo piuttosto che gli fosse infilata in bocca una pipa piena di tabacco.
«Smettila di frignare» gli intimò Lord Daniel. «Nessuno di noi ha motivi per essere insoddisfatto.»
«Ma è stato orribilehhhh. Lord Daniil mi aveva descritto benissimo quello che avrebbe fatto: voleva correggergli il tè con l'arsenico. Non mi spiego perché abbia scelto invece un modo così cruento per commettere il delitto.»
«Non crederai davvero che sia stato quell'inetto di nostro fratello ad assassinare Lord Bernie!»
«E chi, se non lui?»
«Tutti avevano una buona ragione per farlo.»
«Io non ne vedo nemmeno una. Potrebbe averci diseredati tutti quanti, per esempio. Potremmo non avere più nessuno che ci mantiene.»
Lord Daniel fu costretto ad ammettere che Lord Max aveva ragione. Lord Bernie avrebbe potuto lasciare il proprio patrimonio a chiunque altro, loro esclusi.
Dandosi una vigorosa grattata alle parti intime sperò che tutto potesse andare per il meglio.
Era fiducioso.

***

«Stai fermo!» ordinò Lord Lewis.
Per distrarsi un po' stava abbozzando un ritratto di suo padre, l'illustre Lord Niki.
«Scusami, Lewis, ma ho un violento prurito ai lobi delle orecchie.»
«Sindrome dell'arto fantasma...»
«Non dire assurdità. Non sono senza orecchie.»
«Sì, invece. Non ti ricordi che sei rimasto mutilato quando la tua casa esplose sotto ai bombardamenti durante la prima guerra mondiale?»
«Ah, già... è passato talmente tanto tempo che ogni tanto tendo a dimenticarmi che i lobi delle mie orecchie sono andati perduti in quella terribile esplosione.»
«Ecco, adesso te ne sei ricordato, quindi fammi la cortesia di smettere di grattarti le orecchie che non hai. Ho bisogno di concentrarmi e non ci riesco, se non stai fermo.»
«Forse dovremmo chiedere a una cameriera se ci può portare qualche pasticcino e almeno cinque litri di tè. Inizio ad avere fame. È inaudito dovere saltare la cena perché è stato commesso un delitto. Ai miei tempi non si digiunava per cose da niente di questo genere.»
Lord Lewis lo rassicurò: «Non preoccuparti, nessuno ha pensato di saltare il pasto a causa del delitto. Piuttosto in questa casa nessuno sa cucinare, a parte Juan Pablo Gutiperez-Maldontoya, che al momento è irreperibile.»
«Irreperibile? Come si permette? Viene pagato molto di più di quanto non sia previsto del contratto nazionale dei cuochi.»
«È in bagno. Sta male.»
«Che pa**e.»
«Per cortesia, non esprimerti in modo così rozzo. Non sei tuo nipote Lord Sebastian.»
«A proposito, so che Lord Sebastian voleva uccidere Lord Bernie.»
«Tutti volevano ucciderlo.»
«Ma non tutti possono averlo fatto. Secondo me è stato Lord Daniil. Era convinto che Lord Bernie fosse uno zar in incognito.»
«Io invece credo che l'abbia ucciso Lord Nico.»
«Che cosa te lo fa pensare?»
«Probabilmente credeva che Lord Bernie fosse il suo usurpatore al trono di Finlandia.»
«Che idiozia. Sono passati anni da quando tuo fratello si era messo in testa di essere un principe in incognito.»
«Naaaaahhhhh, me ne ha parlato anche oggi pomeriggio.»
«Orrorehhhhh.»
«Sì, è orribile che Nico creda di essere chi non è. Però, se ha ucciso Lord Bernie, ha tutta la mia stima. Ho fatto proprio bene, da bambino, a invocare Lady Marlene di adottare anche lui, perché non rimanesse in balia dei bulli che lo tormentavano dalla mattina alla sera.»
Lord Lewis rabbrividì.
I suoi compagni di orfanotrofio erano dei bambini terribili. Il più crudele di tutti era il piccolo Adrian, che si divertiva a terrorizzarlo.
Lord Niki si accorse che era turbato.
«È successo qualcosa?»
Lord Lewis lasciò i pennelli e corse ad abbracciarlo.
«Sì che è successo qualcosa. Una volta Adrian mi ha tirato un bicchiere in faccia.»
«È passata una vita da allora. Se mai dovessi incontrarlo di nuovo, potresti offrirgli un bicchiere pieno d'acqua e cianuro.»
«Penso proprio che sia un'ottima idea.»
Lord Lewis si sentì improvvisamente rincuorato. Era certo che in futuro quel giorno gli sarebbe sembrato uno dei più belli di tutta la sua vita.
"Sempre ammesso che Lord Bernie non mi abbia proclamato suo erede universale e che qualcuno non uccida anche me."

Delitto in Sovrapposizione /// Capitolo 2

TRAMA: in un alternate universe stile romanzo poliziesco degli anni '40 Lord Bernie Ecclestone è un ricchissimo aristocratico che ha vari team manager e piloti come parenti da mantenere. Nessuno lo sopporta e tutti non vedono l'ora di liberarsi di lui per ereditare. Lord Bernie decide di premunirsi, ingaggiando i detective Valtteri e Felipe affinché possano scoprire chi sta tramando contro di lui. Quando un delitto viene commesso e le indagini da parte dell'ispettore Coolthard di Scotland Yard sembrano non condurre da nessuna parte, spetta a Valtteri intervenire in prima persona per risolvere un mistero fatto di parenti che compaiono dal nulla a caso, proposte di matrimonio fatte a caso, testamenti scritti a caso... e anche un po' di trash!

***

«Valtteri, inizi anche tu a pensare che le giornate degli aristocratici che hanno un villone nelle campagne inglesi siano estremamente snervanti?»
Per quanto Felipe Massagufi fosse un uomo dalla modesta intelligenza, quell'affermazione fu piuttosto arguta e riempì Valtteri di soddisfazione.
«Puoi dirlo forte! Prima c'è l'ora del sigaro, poi c'è l'ora della proposta di matrimonio alla segretaria, poi c'è l'ora del poker, poi c'è l'ora della pipa, poi c'è l'ora degli scacchi, poi c'è l'ora del tè, poi c'è l'ora dei pettegolezzi, poi c'è di nuovo l'ora del sigaro, l'ora del poker, l'ora della pipa... e così via dicendo per tutto il giorno, dalle cinque di mattina fino alle nove di sera. Quasi quasi, una volta che qualcuno sarà stato inequivocabilmente avvelenato e che, come al solito, avrò risolto il caso in cinque minuti contati mentre tutti pensano ancora che il colpevole sia il maggiordomo, mi auto-inviterò per un soggiorno quadrimestrale presso la tua modesta dimora in Brasile. Almeno là c'è il carnevale, si balla la samba e ogni tanto si fumano sostanze che, diversamente dai sigari dell'Azerbaijan, provocano sensazioni molto più belle che un attacco d'asma.»
«Vado che io e te ci capiamo al volo, Valtteri.»
«Attento che il piccolo Werly non ti voli addosso.»
«Il... piccolo Werly?»
«Niente, lascia stare, è il figlio di un cugino di quarto grado di Lord Toto. Pare che, per preservare la sua infanzia dagli avvelenamenti, sia stato spedito in autogestione in un prestigioso collegio a spese di Lord Bernie.»
«Capisco.»
«A proposito di cugini, nipoti, pronipoti e quant'altro, hai idea di dove sia finito Lord Christian?»
Effettivamente nessuno dei due vedeva né lui né il suo esercito di figliastri già da un po', il che non era nemmeno così grave, dal momento che il piccolo Max, per via della sua giovane età, era stato dispensato dal prendere parte a gran parte dei loro raduni.
Trovarono comunque la famiglia Horner-Halliwell al gran completo in soggiorno per l'ora dell'aperitivo, dove Max bevve succo di pompelmo invece che vodka come tutti gli altri.
Quella fu la prima ora veramente piacevole della giornata, tanto che Valtteri si ritrovò a sperare che non venisse commesso alcun delitto proprio in quei momenti.
Accadde comunque qualcosa di oltraggioso: Lord Kimi tentò di strappargli un bicchiere di mano e a Valtteri la cosa non piacque.
Riprendendosi gelosamente il proprio bicchiere andò a cercare accoglienza dagli Horner-Halliwell, anche per approfondire la conoscenza.
«Secondo me» stava osservando Lord Daniel, «I bicchieri sono del tutto inutili. Si potrebbe tranquillamente bere utilizzando una scarpa come bicchiere.»
«What the f*ck?!» esclamò Lord Daniil, il suo fratello minore. «Ti prego, Dan, non costringermi a fuggire nell'Unione Sovietica.»
«Cos'è quel linguaggio volgare?» si lamentò Lord Christian. «Smettila di comportarti come quello scaricatore di porto di Lord Sebastian.»
Lord Daniil avvampò.
«Per cortesia, lo sai benissimo che non sono rozzo come Lord Sebastian.»
«Da quel poco che ho conosciuto Lord Sebastian» intervenne Valtteri, «Non posso fare altro che confermare la sua versione dei fatti, Lord Daniil. Lord Sebastian è uno scaricatore di porto trapiantato tra gli aristocratici inglesi.»
Lord Daniil iniziò un'invettiva contro il classismo che demonizzava gli scaricatori di porto, quando in realtà c'erano molti Lord più rozzi degli scaricatori di porto stessi, ma Valtteri non si prese la briga di ascoltare, specie quando il figliastro di Lord Christian si mise a divagare parlando della Rivoluzione Russa.
Alla fine Valtteri si allontanò proprio in compagnia di Lord Christian, che lo invitò ad andare a fumare un sigaro dall’altra parte della stanza. Nonostante l’idea di scolarsi un’altra vodka fosse di gran lunga più gradevole, Valtteri fece lo sforzo di accontentare il lontano cugino di Lord Bernie.

***

Quell'aperitivo si stava rivelando noiosissimo, realizzò Lord Sebastian. Aveva bevuto una vodka, fumato quattro sigarette e due sigari e discusso con Lord Lewis a proposito di una partita a scala quaranta che sarebbe stato bello organizzare, ma per il resto era stato il vuoto più totale.
Si mise in un angolo, a scambiare quattro parole con Lord Daniel.
«Non avevi detto che volevi trasferirti in Unione Sovietica insieme a tuo fratello?»
«Mai detto niente di tutto ciò.»
«Ma Lord Daniil pianifica di trasferirsi là, in ogni caso...»
«Non credo.»
«Che ingiustizia. Un'altra delle mie convinzioni è crollata.»
Lord Daniel lo guardò storto.
«Un'altra?»
«Sì» ammise Lord Sebastian, sconsolato. «Credevo con tutte le mie forze che Lord Toto e Miss Susie non si conoscessero.»
«Infatti non si conoscono.»
«Ti sbagli di grosso. Li ho visti mentre attentavano alla vita di Lord Bernie.»
«Orrorehhhhh. Cosa facevano?»
«Si davano la lingua in bocca.»
«Ciò è grave.»
«Sono d'accordo. È la prova dell'esistenza di un complotto.»
«Sono d'accordo. Secondo me vogliono attuare un colpo di stato, un po' come quando il barone Von Hulkenberg si autoproclamò sindaco di Le Mans.»
«Non farmi pensare a Von Hulkenberg...» Lord Sebastian rabbrividì quando quel ricordo orripilante riaffiorò nella sua mente. «Penso comunque che Lord Toto e Miss Susie non abbiano in mente niente di così grave. Secondo me vogliono solo eliminare Lord Bernie.»
Lord Daniel fece un sospiro di sollievo.
«Meno male!»
«Già...»
«Non sarebbe una cosa grave, giusto?»
«Certo che no! Sono certo che qui tutti concorderebbero con loro, se fossero al corrente delle loro intenzioni.»

***

«No, aspetta!»
Miss Susie cercò di divincolarsi per esigenze di copione e di setting, ma Lord Toto non volle sentire ragioni e la condusse dentro allo sgabuzzino.
«Siamo in astinenza da una vita, Susina mia. Non possiamo resistere così a lungo.»
«Sarebbe sconveniente se qualcuno ci sorprendesse.»
«Con questa storia di ciò che è sconveniente e di ciò che non lo è non me l'hai ancora data! Non ti piaccio più?»
«Sì che mi piaci, Totino. Se vivessimo in un alternate universe in cui ai lord inglesi non importa nulla della vita sessuale delle loro segretarie non avrei fatto un voto di castità prematrimoniale.»
«A proposito, dobbiamo fissare la data.»
«Dopo che Lord Bernie sarà morto...»
Lord Toto si grattò le parti intime.
«Suvvia, Susina, un po' di ottimismo!»
«Ma quale ottimismo! Le sue speranze di sopravvivenza sono pressoché nulle. Secondo me verrà avvelenato entro la fine della serata.»
«Speriamo che Scotland Yard non ci inserisca tra i sospettati del delitto, almeno. Tutti sanno che l’ispettore Coolthard è un inetto di prima categoria. Non avrebbe mai risolto nessun caso, senza l’aiuto di nullafacenti random che sono stati testimoni oculari di efferati delitti mentre stavano spiando i vicini di casa servendosi di un binocolo.»
«Già, speriamo. Sarebbe un'umiliazione per una professionista come me.»
«Anche per un nobile nullafacente come me. Nulla sarebbe più come prima.»

***

Stava scendendo la sera.
Lord Lewis aveva una gran voglia di mettersi al lavoro su una successiva opera d'arte.
"Chissà se Pastor sarà disposto a posare di nuovo come modello..."
Nel pensare a Pastor la sua espressione si addolcì. Meno male che al mondo c'erano tanti bei modelli come l'autista, e non solo ragazzi dall'aspetto orripilante come quel damerino di suo fratello Lord Nico.
Mentre usciva di soppiatto dalla stanza per dirigersi in cucina, con l’intento di chiedere informazioni al cuoco Juan Pablo su dove potesse trovare quel bel fustacchione di suo figlio, proprio quell’impiastro di Nico gli sbarrò la strada.
«Dove stai andando?»
«Non sono fatti tuoi.»
«Lord Sebastian ha chiesto se può posare per uno dei tuoi quadri. Ha iniziato a insistere sostenendo che di recente gli ha rifiutato questo onore.»
In effetti Lord Lewis non si ricordava perché avesse rifiutato. L’idea di ritrarre Lord Sebastian era bellissima e meritava di essere accolta nella giusta maniera.
«TUNZ TUNZ TUNZ!»
«Un po' di contegno!» lo rimproverò Lord Nico. «Sei o non sei un nobile inglese che progetta di avvelenare un suo parente decrepito?»
«Nostro cugino Lord Sebastian rimane comunque una delizia.»
«Quindi gli dico che accetti?»
«Digli quello che ti pare. Adesso ho un impegno.»
«È impossibile. A nessuno è concesso prendersi degli impegni, adesso. Lord Bernie ci vuole tutti al suo cospetto per un comizio sul fatto che siamo tutti degli scrocconi che vivono a sue spese.»
«Conosco la storiella a memoria e non ho intenzione di ascoltarla un’altra volta» mise in chiaro Lord Lewis, oltrepassando il fratello e preparandosi per la sua cavalcata trionfale, che però fu carica di intoppi quasi insormontabili.
Dallo sgabuzzino vicino alla cucina, per esempio, uscì Lord Toto. Si guardava intorno con aria circospetta, come se avesse paura di essere visto.
Lord Lewis si prese la propria vendetta salutandolo in grande stile.
«Lord Toto!!!111!!!11!!!»
L'altro sussultò.
«L-Lord Lewis» balbettò. «Quale buon vento ti porta da queste parti?»
«Il vento che fa uscire di strada Fernando quando prende la scossa.»
«What?!»
«Niente, lascia stare, Lord Toto. Cosa ci facevi nello sgabuzzino? Stavi facendo sesso con il cuoco, per caso?»
«Spiacente di deluderti, ma quel divoratore seriale di hamburger non è esattamente il mio tipo.»
«Peccato. In compenso uno dei suoi figli è un figone meraviglioso.»
«Quale, l'autista?»
«Sono tutti autisti.»
«Io ho conosciuto solo quello con gli occhiali e non mi pareva così eccezionale.»
«Infatti non mi riferivo al nerd. Parlavo di Pastor. Ora scusami, ma devo assolutamente andare a rintracciarlo. Desidero proporgli di posare nudo per il prossimo ritratto.»
«Non vorrei sembrare un guastafeste, ma Lord Bernie sarebbe molto più soddisfatto se tu prendessi parte a raduni in salotto in cui si parla di conoscenti che hanno preso parte a battute di caccia alla volpe, piuttosto che ritrarre avvenenti autisti in pose compromettenti.»
«Lord Bernie può andare ad attaccarsi al tram. E poi non penso che sarebbe soddisfatto di sapere che ti sei appartato nello sgabuzzino con la sua segretaria.»
Lord Toto spalancò gli occhi.
«Come lo sai?»
«Al collo ti sei messo per sbaglio il foulard di Miss Susie al posto della tua cravatta.»
«Oh, grazie mille! A proposito, aspetta che vado a recuperare la cravatta.»
Lord Toto si precipitò all'interno dello sgabuzzino e Lord Lewis ne approfittò per scappare a gambe levate.
Si scontrò contro Sebastian dopo appena un nanosecondo.
«Aaawwww Sebby!»
«Cosa ci fai qui, Lewis?»
«Cosa ci fai tu? Credevo fossi a bere vodka insieme a tuo fratello.»
«No. Vederlo trangugiare così tanto alcool è deprimente. Io non riuscirei, senza stare male. Così, dopo avere fumato tre sigari singaporesi uno dietro l'altro, sono venuto a prendere un po' d'aria.»
«In corridoio?»
«Sì, qui c'è leggermente meno puzza da fumo.»
«Ora che me lo fai notare, è vero.»
«Tu, invece, Lewis? Dove stai andando?»
«A cercare Pastor, l’autista.»
«Non me la racconti giusta. Non starai scappando? Hai ucciso Lord Bernie, vero?»
«Purtroppo no.»
«Eppure nel tuo cassetto non c'è più l'arsenico.»
«E tu che cosa ne sai?»
«Ero andato a prenderlo perché volevo avvelenarmi.»
«Mi rendo conto che sarebbe stato un comportamento estremamente consueto e ordinario, ma posso chiederti come mai hai preso questa normalissima decisione?»
«Mi sento depresso. Il termine "f*ck" è ancora considerato impronunciabile agli aperitivi organizzati dall'alta società delle campagne inglesi.»
Lord Lewis abbracciò il cugino per rincuorarlo e gli fece promettere che non si sarebbe ucciso in sua assenza, poi si recò finalmente in cucina.

***

Lord Kimi uscì a fare quattro passi in corridoio. Barcollava più di quanto avrebbe dovuto e la cosa lo sorprese. Si era scolato all’incirca un litro e mezzo di vodka, roba da niente per uno come lui. Non doveva farsi vedere in quelle condizioni dal detective: quell’intruso che per chissà quale ragione era stato invitato a un raduno di famiglia non doveva intromettersi nel suo rapporto con l’alcool.
Purtroppo la sua decisione ebbe un effetto del tutto inatteso: ritrovò l’investigatore proprio nel bel mezzo del corridoio.
Valtteri gli scoccò un’occhiata talmente gelida che, se fosse stato in suo potere uccidere con lo sguardo, Lord Kimi si sarebbe ritrovato immediatamente morto stecchito.
Tra i due calò un muro di silenzio che venne interrotto soltanto dalla voce dell’intruso.
«Lord Kimi, che piacere rivederla. Come farà adesso, che non ho un bicchiere in mano? La sua intenzione di rubare la mia vodka era inconcepibile.»
«Bwoah.»
«Credo che lei sia un grandissimo maleducato.»
«Bwoaaahhhhh.»
«È sicuro di essere dotato di parola?»
«Sì, tunz tunz tunz.»
Valtteri spalancò gli occhi.
«Si sente bene?»
«Benissimo» confermò Lord Kimi. «Non mi sono mai sentito meglio di così. Credo solo di avere bisogno di scaricarmi. Sto per vomitare.»
Si gettò addosso a Valtteri, che fece un balzo all’indietro, andando a sbattere contro Lord Lewis che correva verso di loro invocando aiuto.
Quella scena fu notevole. Lord Kimi dimenticò per qualche istante di essere ubriaco e di avere bisogno di vomitare.
«Cosa succede?» domandò, sentendosi chiamato in causa.
«È accaduta una cosa terribile!» rispose Lord Lewis, piuttosto trafelato. «Sono appena stato in cucina e c’è il cuoco che ha assunto uno strano colorito violaceo e, nel momento in cui gli ho chiesto se stesse bene, ha perso i sensi. Temo che sia stato avvelenato.»
«What the f*ck?!» si lasciò sfuggire il detective. «Va bene, lo ammetto, sono il più grande iettatore di questa galassia e la mia presenza provoca effetti devastanti, ma perché mai qualcuno dovrebbe avvelenare un cuoco?»
Felipe Massagufi si presentò al loro cospetto senza fare rumore.
Lord Kimi sussultò, nel vederselo comparire accanto, e si grattò i testicoli.
«Non sarà meglio chiamare un medico?» domandò, rivolgendosi a Valtteri. «Magari quel poveretto è ancora vivo. Se così non fosse, il medico potrà comunque procedere con l’autopsia.»
«Certo che sì!» L’investigatore si mise a dare ordini a Lord Lewis. «Avanti, vada a chiamare il maggiordomo, affinché vada a contattare il maggiordomo del medico e si faccia dire dove reperirlo. Il delitto che tutti stavamo aspettando è avvenuto e non possiamo perdere tempo. E qualcuno, nel frattempo, vada a chiamare Scotland Yard!»