Quest'anno sta finendo ed è tempo di spendere due parole su come l'ho vissuto. Non dico su come l'ho vissuto personalmente... ma anche, tutto sommato. Diciamo che, dal punto di vista personale, sono capitate delle cose negative, ma almeno qualcosa di positivo c'è. Tanto per chiarirci, da nove mesi a questa parte ho un nuovo lavoro, dopo essere stata a casa per più di due mesi, e credo che questo lavoro sia una delle cose più belle che mi sono capitate nella mia vita. Questo a parte, non credo che nel corso dell'anno solare 2015 siano capitate tante altre cose che un giorno mi sentirò di ricordare come positive, ma a parte pochi episodi nemmeno tante cose davvero negative. Parlando in termini economici, credo di avere chiuso il 2015 in pareggio, dal punto di vista personale.
...Almeno dal punto di vista personale.
Motoristicamente parlando, quest'anno l'ho vissuto male, anzi, molto male. Sapevo che sarebbe stato così, non potevo aspettarmi nulla di diverso. E' questa, credo, la ragione per cui alla fine di dicembre 2014 mi sono diretta su tumblr e ho deciso di tornare su quel sito. Non è una decisione che rimpiango, ma solo perché: 1) ho trovato una persona con cui spettegolare di tutte le cose strane che capitano, 2) ci sono bellissime immagini e edit di immagini e si possono rebloggare.
Ho deciso di tornare su quel sito perché era l'unico luogo in cui ero certa di trovare persone che condividessero fino in fondo il mio stato d'animo. Ho ottenuto più di ciò che speravo: ho trovato perfino gente che si struggeva per le sorti dei piccoli team. Poi sì, va beh, ho trovato anche una gran cafona che accusava testualmente il fandom della Formula 1 di perdere il proprio tempo a parlare di un team fallito con un pilota in punto di morte e un pilota incapace e lì ho iniziato a capire che aria tirasse.
Poi sì, va beh, c'è indignazione su qualsiasi cosa, con gente che si offende ogni qualvolta un uomo commenta l'aspetto esteriore di una donna (applicato alla vita reale, credo che molta gente su quel sito sia in grado di insultare pesantemente chiunque si rivolga a loro facendo un commento gentile nei loro confronti) e non solo, che ritiene che un uomo della F1 che commenta l'aspetto esteriore di una donna sia qualcosa di cui sia fondamentale parlare per almeno sei mesi, bollandolo l'evento come la cosa principale che accade nel motorsport.
Ho visto gente insultarsi perché la Jordà era riserva (tra virgolette belle grosse), ho visto gente insultarsi per i commenti di Evans (che se ogni tanto collegasse il cervello e la tastiera dello smartphone farebbe anche bene, ma da qui ad arrivare a insultarsi), ho visto gente insultarsi per i tweet in inglese di Merhi (uno che twittando in inglese si esprime più o meno con la stessa fluenza con cui io potrei twittare in portoghese, con la sola differenza che i portoghesi e i brasiliani non hanno la presunzione che chiunque nel mondo si esprima bene come loro nella loro lingua natale, cosa che invece diversi English native speaker, specie quelli ubicati più a occidente dell'Europa, non riescono ad accettare) e ne sono stata addirittura coinvolta, ho visto gente insultarsi per il cappellino di Hamilton e, per concludere l'opera, ho visto gente insinuare che altri si stessero insultando a proposito dei pay driver, quando in realtà la cosa non stava affatto accadendo. Poi va beh, Haryanto fa già parlare di sé senza ancora avere avuto una concreta chance di diventare il prossimo Alex Rossi, questo lo prendo come un dato di fatto e mi metto il cuore in pace, sforzandomi di credere che la ragione per cui la gente di tumblr ce l'ha con lui sia davvero il fatto che ha meno talento dei loro idoli e non che i loro idoli sono esteticamente più attraenti (eh sì, in un ambiente che parla tanto di pari opportunità, l'unico asiatico che si filano è un certo indiano... ma non per lui in sé, no, per carità, solo perché ovunque andasse è quasi sempre stato compagno di squadra del latinloverhhh brasilianohhh con le lentigginihhh che ogni tanto fa il telecronista su SkyUK e come tale è un latinloverhhh brasilianohhh con le lentigginihhh onorario).
Conclusione: oggi su tumblr ci sto molto meno che una volta, ci entro magari una volta al giorno, ma non mi sognerei mai di passarci una serata, anche quando non ho niente di meglio da fare.
Il 2015 l'ho vissuto male, proprio come mi aspettavo. In certi momenti mi sono divertita, come quando ci fu il duello epico tra i Marussia Boys in Bahrein. In certi momenti ho davvero visto la luce, come quando il mio inconscio ha deciso di rivelarmi che Montoya era sempre stato il mio "precious baby". No, aspetta, non esageriamo. Credo che tutto sia iniziato lo scorso marzo, dopo qualcosa come mhm... quattordici anni di odio profondo che era lentamente sfumato in lieve antipatia. Poi, così, all'improvviso, mi sono accorta che in realtà, invece di continuare a detestarlo, stavo iniziando a simpatizzare per lui. Mi sono chiesta il perché piuttosto a lungo, per poi realizzare che non serve un perché. Nel corso della vita si cambia idea, di tanto in tanto. E poi dai, ogni tanto bisogna simpatizzare anche per i villains!
La luce l'ho vista il 24 Maggio. L'ho vista il giorno in cui ha realizzato quelle che ho scoperto essere le mie speranze. L'ho vista il giorno in cui ho capito che se lui è tornato dov'era una volta ed è riuscito ad essere sugli stessi livelli, chiunque di noi ha qualche speranza. Da qualche parte, in qualche luogo fisico o metaforico, c'è il nostro posto, quello in cui possiamo dare il meglio di noi stessi, e non importa quanto tempo ci vorrà, ce la faremo a trovarlo, anche se ce ne siamo allontanati volontariamente.
No, non preoccupatevi, non scriverò mai un trattato intitolato "Filosofia da quattro soldi applicata alla Indycar".
Poi maggio è finito e, a poco a poco, è arrivata la metà di luglio. Non nutrivo più molte speranze, ma sentirmi dire chiaro e tondo che le speranze erano finite una volta per tutte è stato un brutto colpo. La sera del giorno in cui è stata annunciata la morte di Bianchi, Chilton ha ottenuto la prima (e unica, almeno finora) vittoria in Indylights. L'ho visto come un segno del destino, anche se tendenzialmente non credo nel destino. Le mie convinzioni sul destino, comunque, hanno seriamente rischiato di andare in frantumi al via del gran premio successivo, in cui tempo un battito di ciglia e le Ferrari erano prima e seconda. Peccato che una delle due si sia persa per strada come una McLaren Honda qualsiasi, ma non si può avere tutto dalla vita.
Perdere un pilota per cui simpatizzavo, il pilota di maggiore successo della storia del mio team preferito, è stata dura. E' stata ancora più dura quando, meno di 40 giorni più tardi, ho perso un altro dei piloti per cui simpatizzavo. Ironia della sorte, come in un commento a un GP del 2012 avevo scritto che speravo di vedere Bianchi in F1, in un tweet dell'inverno 2014/15 avevo scritto che speravo di rivedere Wilson in Indycar. Non scriverò mai più cose del genere, né in una sede né nell'altra. Non spererò mai più che un certo pilota vada in una certa serie. Ormai ne ho avuto abbastanza.
Dopo la morte di Wilson, mi sono rivista tutto ciò che mi mancava della IRL/CART dell'epoca della scissione. Non sopportavo che quella del 2015 fosse l'ultima stagione che avevo visto. Non so dire se mi abbia fatto bene o no, ma quantomeno ho scoperto tante cose interessanti che a suo tempo ho riassunto in vari post.
I campionati sono finiti senza che mi importasse nulla dei vincitori. Non sono sicura che un giorno tornerà a importarmi dei vincitori. La mia mentalità è cambiata tantissimo, negli ultimi tempi, al punto che le persone con cui parlavo di motori anni fa potrebbero non riconoscere il mio punto di vista.
Non mi aspetto niente per il 2016.
Conto solo sulla speranza che non somigli neanche da lontano al 2015 e che il bilancio non si chiuda in rosso (dove per rosso intendo a debito, per usare la metafora economica: per quanto mi riguarda la Ferrari può anche dominare la F1 e il team Ganassi la Indycar, non lo vedrei come un grosso problema).
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
giovedì 31 dicembre 2015
mercoledì 30 dicembre 2015
Keep calm and watch the Real & Only Indycar!
Curiosità e osservazioni random sulla Indycar post-riunificazione: 2012, 2013, 2014 e 2015
Ho iniziato a guardare la Indycar nel 2012. Ho iniziato a guardarla perché dopo diciannove anni di assuefazione da Barrichello temevo di andare in crisi di astinenza se non fossi riuscita a guardare un campionato a cui prendeva parte. Insomma, non sarà stata la motivazione migliore per iniziare a seguire la Indycar (senza nulla togliere a Barrichello, anzi ero io che toglievo qualcosa alla Indycar non prendendola in considerazione prima), però sono felice di averlo fatto. All’epoca in cui ero una niubba della Indycar non si contano le cose strane che ho osservato. Giusto per dare un esempio del livello a cui mi sono spinta è un post della vigilia della prima gara stagionale, in cui sul mio blog sostenevo che avrei cercato di vedermi la gara per via della presenza di Barrichello e che la pole position l’aveva ottenuta “un certo Will Power che non ho idea di chi sia”. Okay, prima o poi avrò un incubo in cui Power mi guarda con aria da trollface e mi dice: “Sono un detersivo, proprio come Dixon”... Sarebbe veramente una scena da horror: nella realtà certe cose non accadrebbero mai e vedere Power con aria da trollface invece che col dito medio alzato significa che Power è posseduto dallo spirito di qualche trollone!
Ho iniziato a guardare la Indycar nel 2012. Ho iniziato a guardarla perché dopo diciannove anni di assuefazione da Barrichello temevo di andare in crisi di astinenza se non fossi riuscita a guardare un campionato a cui prendeva parte. Insomma, non sarà stata la motivazione migliore per iniziare a seguire la Indycar (senza nulla togliere a Barrichello, anzi ero io che toglievo qualcosa alla Indycar non prendendola in considerazione prima), però sono felice di averlo fatto. All’epoca in cui ero una niubba della Indycar non si contano le cose strane che ho osservato. Giusto per dare un esempio del livello a cui mi sono spinta è un post della vigilia della prima gara stagionale, in cui sul mio blog sostenevo che avrei cercato di vedermi la gara per via della presenza di Barrichello e che la pole position l’aveva ottenuta “un certo Will Power che non ho idea di chi sia”. Okay, prima o poi avrò un incubo in cui Power mi guarda con aria da trollface e mi dice: “Sono un detersivo, proprio come Dixon”... Sarebbe veramente una scena da horror: nella realtà certe cose non accadrebbero mai e vedere Power con aria da trollface invece che col dito medio alzato significa che Power è posseduto dallo spirito di qualche trollone!
La cosa di cui mi vergogno maggiormente, però, è stato
leggere “Grand Prix of St. Petersburg” e avere come primo pensiero “ah, la
Indycar corre in Russia?”... È terribile, lo so!
Ho iniziato a guardare la Indycar a tratti, tra
connessioni che saltavano, gare che mi perdevo perché convertire le ore non è
esattamente il mio forte, orari scomodi e inconsapevolezza che fosse
facilissimo reperire le gare su youtube e vedersele di lì a poco. Quando ho
scoperto quest’ultimo dettaglio mi si è aperto un modo e mi sono messa in pari.
Dal 2013 in poi sono sempre stata in pari.
> Un finale alla “Oh my Taku banzai”
Confessione random: il “piccolo samurai giapponese” era
un mio idolo dal lontano 2005, ma l’avevo perso di vista dopo la sua uscita di
scena dalla Formula 1. Ritrovarmelo in Indycar è stato spettacolare e nel giro
di poco tempo è arrivato a surclassare Barrichello nella mia personale
classifica di preferenze.
Vederlo in lotta per la vittoria a Indianapolis è stato
spettacolare. Sarebbe stato spettacolare anche vederlo in victory lane, credo.
Però in victory lane c’era Franchitti con Ashley Judds al seguito e sembravano
ancora una coppia affiatata, nonostante si siano lasciati soltanto pochi mesi
più tardi. Sato purtroppo era affiatato soltanto con i muri, al momento.
Non è stata la sola presenza di Sato a rendere
quell’edizione della 500 miglia memorabile, bisogna anche citare che:
- ha partecipato anche Jean Alesi, qualificandosi in
ultima posizione e venendo blackflaggato dopo pochi giri perché la sua vettura
era troppo lenta (i motori Lotus, triste sorte in cui Alesi era accomunato con
Simona De Silvestro);
- ha partecipato anche Michel Jourdain Jr (pilota di cui
ho già abbondantemente parlato nelle puntate precedenti) senza essere notato
per nessun motivo particolare;
- alla veneranda età di 40 anni Rubens Barrichello è
stato proclamato “rookie of the year” di Indianapolis, salendo al secondo(!!!!)
posto dei rookie of the year più vecchi (Lynn St. James nel 1992 di anni doveva
averne 45, se non sbaglio).
> La presunta ossessione della Indycar per il numero
37
A Edmonton nel 2012 Charlie Kimball venne penalizzato per
un sorpasso irregolare con un “drive through” post gara di 37 secondi. Me ne
stupii al punto tale da scriverlo nel mio commento.
Negli anni a venire ho maturato la convinzione che il 37
sia in qualche modo il simbolo della Indycar: le gare iniziano a orari strani,
tipo le 14.37 o le 20.37 o cose del genere.
> Conway Street
Il momento clou del 2012 credo che sia avvenuto sul
circuito cittadino di Baltimora, dove un’inquadratura successiva a un incidente
mostrò Mike Conway in una posizione singolare: stava con l’ala anteriore
puntata contro una barriera e con la parte posteriore della vettura in bilico
sull’ala posteriore dell’auto di Justin Wilson.
La cosa di per sé sarebbe passata inosservata, se non
fossero stati inquadrati i cartelli della viabilità cittadina di Baltimora e
non fosse stato notato, tra l’ilarità generale, che il nome di quella via era
“Conway Street”.
> Katherine Legge in top-10
Dopo l’abbandono di Danica Patrick destinazione NASCAR e
l’impossibilità di Milka Duno e Pippa Mann di accaparrarsi un volante per la
stagione, le uniche due donzelle rimaste in pista erano Katherine Legge e
Simona De Silvestro (sì, c’ è stata anche Ana Beatriz, ma solo all’inizio della
stagione), quest’ultima che dato il motore che si ritrovava avrebbe
probabilmente pagato qualunque cifra per fare cambio con una McLaren Honda del
2015, questo giusto per far capire come fosse messa al momento.
La vincitrice dello scontro è stata quindi la Legge, che
all’ultima gara stagionale a Fontana ha conquistato anche una top-ten.
Katherine:
“Yaaaaayyyyy! Ho vinto io! Il mondo è mio! Andretti è mioooooo!”
Simona: “Eh, no, te
lo scordi! Marco appartiene a me!”
Marco: “Milka,
aiutami tuuuuuuuuu!”
Katherine: “Milka
non c’è più, rassegnati.”
Marco: “Va beh, mi
troverò un’altra pseudo-mamma...”
Simona: “Fermalo,
Katherine, sta correndo verso il box del team Fisher...”
Tornando a Fontana... gara curiosa, quella di Fontana:
era stato in testa anche Alex Tagliani, per alcuni giri, prima di perdere un
paio di posizioni e poi rompere il motore. Credo che in quel momento Alex
avrebbe preferito di gran lunga giocare a briscola. Che sia quella la ragione
del pizzetto simil-Liuzzi?
> It’s Taku-Bitch, the king of Long Beach!
Il momento che aspettavo da tanto tempo è arrivato il 21
Aprile 2013: Takuma Sato ha vinto una gara e io quella gara peraltro me la sono
persa per scelta personale, perché volevo rivedermi sulla Rai il gran premio
che già avevo visto in streaming quel pomeriggio. Ho acceso il computer
soltanto quando la gara era ormai finita, vedendomi gli ultimi giri e
assistendo alla cavalcata trionfale del piccolo Taku. Ovviamente la gara l’ho
recuperata il giorno dopo e me la sono guardata con immensa gioia.
Torniamo alla questione del “piccolo Taku” e alla
filosofia del “it’s little, it’s hot” che tanto va di moda quando si tratta di
Sam Bird o Will Stevens (passi il primo che ha posato nudo con un casco davanti
alle parti intime, ma nel secondo non ci trovo proprio nulla). Ecco, io mi
batterò sempre per la parificazione tra i piloti bassi. Se Stevens è un figo,
anche Sato deve essere classificato come tale. La sua biografia ufficiale lo
vuole alto 1,62 ed è riuscito nell’eroica impresa di vincere una gara in cui secondo
e terzo finirono Rahal (statura: 1,88) e Wilson (statura: 1,93). Nelle foto del
podio (sul quale si era portato una bandiera del Giappone), nonostante fosse
sul gradino più alto sembrava ancora più piccolo di quando è di fianco a piloti
di statura un po’ più standard (non che sia mai stato sul gradino più alto del
podio altre volte per fare confronti, ma questi sono dettagli).
C’è di più: Sato andò vicino a vincere anche la gara
successiva, in Brasile (dove tutti i brasiliani presenti ebbero una sfiga
cosmica, simil-Barrichello a Interlagos), se non che fu costretto ad arrendersi
all’ultima curva a Hinchcliffe, con grande gioia delle fangirl che seguivo su
twitter all’epoca che evidentemente non erano affascinate da Sato tanto quanto
lo erano da Hinchcliffe. Una scrisse addirittura che l’unica ragione per cui si
ricordava Sato era che aveva gareggiato in Formula 1 ottenendo gli stessi
risultati di Ide. Per cortesia, qualcuno spieghi a questa gente che prima di
andare a scrivere su twitter è meglio farsi una cultura e che quantomeno non
avere mai sentito nominare Power prima di vedere la Indycar e credere che la
Indycar gareggi in Russia non sminuisce i risultati di nessuno.
> Una Indy 500 dal risultato epico!
Quella del 2013 è stata la prima Indy 500 che ho seguito
in diretta, collegandomi peraltro un’ora prima della partenza.
Conoscevo già le tradizioni della domenica, ma un conto è
vederle a posteriori e un conto è vederle in diretta. Poi sì, ho notato che gli
americani sono strani, ma quello lo noto ogni singolo giorno e ormai non ci
faccio più caso.
Ovviamente nel corso di quell’ora abbondante si sono
viste anche varie interviste registrate per l’occasione di cui una dei
Brazilian Bros ha raggiunto il top dei top, in cui veniva raccontata la famosa
storiella della loro infanzia che ci era già stata propinata in tutte le salse
e ripercorsa la loro carriera, con tanto di vari minuti spesi a parlare di
quella volta che avevano litigato via stampa per una manovra da “you have to
leave the space” qualcosa come sei o sette anni prima.
Tutta l’attenzione catalizzata su Kanaan deve avergli
portato bene, dato che finalmente, al dodicesimo(?) tentativo è riuscito a
vincerla!
Per scommessa con Barrichello, dopo la vittoria si è
tinto i capelli di biondo (capelli, poi... trovarli sulla testa di Kanaan è
come trovare un ago in un pagliaio), mentre Barrichello se li è rasati (nel
senso, si è tagliato un po’ il ciuffo copri-stempiatura e nei selfie su twitter
diceva di essersi rasato).
> Il trofeo di Bourdais!
Correva l’anno 2013 e il nostro caro Sebbiiii veniva
costantemente preso per i fondelli dai telecronisti (curiosità: uno dei
telecronisti USA era nientemeno che il suo grande “amico” Paul Tracy... che ci
fosse una proporzionalità diretta tra questo e il fatto che veniva preso per i
fondelli in telecronaca? XD) perché da quando era tornato in Indycar dopo la
parentesi in Toro Rosso non si stava più ripetendo, ottenendo risultati di gran
lunga inferiori rispetto all’epoca della Champ Car. Non solo non vinceva, ma
non finiva neanche più sul podio...
Poi è arrivato il suo giorno di gloria. Era uno di quei
weekend con doppia gara in cui c’era partenza da fermi e successivo “aborted
start” perché qualcuno combinava casini o qualche vettura decideva di smettere
di funzionare al momento meno opportuno. In un’altra simile occasione, qualche
mese prima, Sebbiiii si era messo in mostra ballando la samba e vedendosi
lanciare addosso un paio di guanti da un calmissimo (citazione necessaria) Will
Power.
Comunque al momento più opportuno Sebastien si è
classificato secondo, salendo sul podio e prendendo finalmente in mano un
trofeo... era di vetro, un pezzo si è staccato e si è fracassato a terra. Il
giorno dopo in gara 2 è arrivato terzo. Stavolta non ha rotto il trofeo. Negli
anni successivi è anche riuscito a vincere.
> Il ritorno dell’uomo che sussurrava ai tombini
Perso nella dimensione parallela della Formula 1 e della
NASCAR, Juan Pablo Montoya era stato lontano dalle “American open wheels
series” fin dal lontano 2000, in cui peraltro aveva trionfato alla 500 miglia
di Indianapolis alla sua (finora) unica partecipazione.
La cosa più pittoresca del suo ritorno (oltre ad avere
preso parte, nel 2014, a una Indy 500 in cui c’era in pista anche Jacques
Villeneuve) è stata un’intervista pre-stagionale che ho visto su youtube. In
realtà tutti i piloti più quotati erano intervistati, e veniva chiesto a
ciascuno chi riteneva fossero gli avversari più difficili da battere per il
titolo.
L’intervista di Montoya si è trasformata in un
nanosecondo in un festino brasiliano, quando Montoya è stato raggiunto dal
compagno di squadra Castroneves e i due si sono messi a parlare del fatto che
Power (altro loro compagno di squadra, tra parentesi) non capisce mai le loro
battute, cosa che non mi pare c’entrasse molto con l’intervista.
Per concludere in bellezza è arrivato Kanaan a
photobomberare l’intervista, raccontando senza una ragione ben precisa che sua
moglie sostiene che Montoya è un uomo attraente e che lui non lo trova
altrettanto attraente. Poi, non si sa bene come, Kanaan e Montoya sono finiti a
parlare delle dimensioni del naso di Kanaan.
> It’s Pippa, it’s Pink!
A partire dal 2014(?) la vettura di Pippa Mann è rosa,
non è chiaro se per via del suo sponsor o per permettere a Marco Andretti di
sfuggirle.
Marco: “Basta,
Autrice! Perché mi vuoi appioppare tutte le mie colleghe?”
Pippa: “Perché sei
il nostro sex symbol preferito, my love.”
Marco: “Okay, corro
a nascondermi... il che è esattamente quello che faccio in ogni gara.”
> Incredibile ma vero, Power ha vinto il titolo!
Pluricampione della specialità olimpica dello
sventolamento in aria del dito medio, Will Power ha sempre avuto una pecca:
essere in grado di trovarsi in testa alla classifica sempre, tranne che nel
momento in cui contava. Dopo avere passato gli anni a perdere titoli all’ultima
gara a vantaggio di Franchitti, Hunter-Reay e Dixon (in occasione della sfida
con quest’ultimo mi è capitato di leggere quel glorioso articolo che ha fatto
la storia, in cui si notava che Power e Dixon sembrano nomi di detersivi),
poteva puntare a diventare il Fernando Alonso della Indycar.
...Invece no, alla fine del 2014 ha conquistato
finalmente il tanto ambito titolo, battendo Castroneves all’ultima gara.
Bonus: Castroneves era stato in testa alla classifica per
gran parte della stagione, finendo il campionato in stile Power.
Doppio bonus: nonostante abbia perso il titolo,
Castroneves ha continuato a fare il trollone, anche proprio nelle occasioni in
cui si è giocato la possibilità di vincere il titolo.
> I
rumors su Alexander Rossi
Guess
what? Alex Rossi ha impresso il proprio nome anche nella storia della
Indycar nell’off-season 2014/2015, in cui foto, rumors e articoli vari lo
linkavano al team Coyne.
Ovviamente la cosa non è andata a buon fine e, al posto
che avrebbe dovuto occupare lui, abbiamo visto a seconda delle occasioni il
nostro connazionale Francesco Dracone e l’ex tester della Marussia Rodolfo
Gonzalez.
> Un
finale alla “Oh my Monty manholes’ breaker!”
La Indy 500 è una gara che sa essere lunga ed estenuante,
ma allo stesso tempo maledettamente intrigante. L’edizione del 2015, iniziata
peraltro con un incidente tra Takuma Sato e Sage Karam e proseguita con dei
tweet in cui quest’ultimo e suo padre (Karam Sr., avrei scoperto in una
successiva telecronaca, è l’ex fisioterapista di Michael Andretti) criticavano
l’accaduto, è stata una di quelle che credo di avere vissuto più al cardiopalma
di tutte le altre.
L’ha vinta Montoya.
L’ha vinta dopo che all’inizio era precipitato in
qualcosa come trentesima(?) posizione.
L’ha vinta a quindici anni di distanza dalla vittoria del
2000.
Non è scoppiato a piangere dopo la vittoria, ma non si
può avere tutto dalla vita.
Bonus: nel corso della stagione Montoya è stato
protagonista anche di altre eroiche imprese, tipo perdere il titolo per un
punto, ma soprattutto essere protagonista di un epico siparietto (in una delle
gare che avevano preceduto Indianapolis) in cui alla fine della gara si
improvvisava intervistatore e intervistava il compagno di squadra Castroneves.
> Due incidenti tra compagni di squadra in cinque
minuti contati
A Detroit, pochi giorni dopo Indianapolis, sia il team
Ganassi sia il team Penske si sono fatti notare, a cinque minuti di distanza,
con due diversi incidenti tra compagni di squadra: Kimball vs Dixon per il team
Ganassi, Power e Castroneves per il team Penske.
Sì, lo so, quando avete letto Penske avevate pensato
male, ma per una volta Montoya non c’entra nulla... per una volta.
> Il momento clou del quadriennio
Nel periodo 2012/2015 ci sono stati vari momenti
memorabili, ma credo che uno li abbia superati tutti, seppure sia stato
irrilevante, dovuto al susseguirsi dei pit-stop e totalmente ininfluente sul
risultato finale. Però merita, assolutamente, e merita di non essere dimenticato.
Toronto, 2015. Sulla pista in cui nel 2006 in Champ Car
Paul Tracy aveva schivato dei piccioni che per qualche oscura ragione
ritenevano sicuro starsene nel bel mezzo dell’asfalto durante un gran premio e
in cui nel 2014 in Indycar la safety car era finita in testacoda in una gara
bagnata, è accaduto un fatto che dovrebbe entrare negli annali della Indycar.
Ad un tratto abbiamo letto “LEADER: GONZALEZ”. Poi va
beh, era su una strategia diversa, è rientrato più tardi ed è arrivato tra gli
ultimi, ma intanto è stato in testa a una gara di Indycar.
> Il momento clou del quadriennio andato
irreparabilmente perduto
Trigger warning: questo paragrafo contiene menzioni di
Paul Tracy, soggettone di cui ho parlato a lungo in post passati.
Avevamo lasciato Paul Tracy a fare il telecronista... e
lo fa tuttora.
Per puro caso, qualche tempo fa, ho trovato un articolo
risalente allo scorso mese di luglio che lo riguarda, contenente uno scoop
epico: dopo circa dieci anni, ha fatto pace con Bourdais.
Nello stesso articolo era citato un siparietto in cui
erano entrambi protagonisti, trasmesso dopo una sessione di prove libere.
Su youtube pare non esserci nulla di tutto ciò, il che
significa che con tutta probabilità non vedremo mai questo servizio. Ciò non mi
aggrada.
Pubblicato anche su F1GC.
martedì 29 dicembre 2015
Supereroi
Nella vita c'è un'età in cui non esitiamo a credere nell'esistenza dei supereroi. Tutti siamo passati per questa fase. Magari non tutti crediamo nello stesso tipo di supereroi, ma abbiamo pur sempre la convinzione che possa esistere qualcuno di infallibile.
Se crediamo nell'esistenza di supereroi immaginari, prima o poi arriva il momento in cui li accettiamo come personaggi di fantasia. La questione diventa un po' diversa quando tali supereroi non sono frutto della fantasia di un autore.
Il mio supereroe non ha avuto altri autori che se stesso... certo, se stesso e chi gli stava intorno, non lo metto in discussione, ma sta di fatto che nessuno poteva venire a dirmi: "no, Michael non esiste".
Il mio supereroe è diventato un supereroe per una mera questione di età.
Fosse nato dieci anni prima avebbe perso il suo status di supereroe tra la fine di un secolo e l'inizio dell'altro.
Fosse nato dieci anni dopo non avrei mai iniziato a vederlo come un supereroe.
Invece aveva l'età giusta: l'età giusta per essere un supereroe quando credevo nei supereroi e per portarsi dietro la stessa aura ancora vent'anni più tardi.
C'è chi rappresenta un'epoca. Lui no: lui è stato quello di tutte le epoche, almeno di quelle che ricordo.
Lui è stato quello genuinamente controverso, che ha fatto ciò che ha fatto, nel bene e nel male. Genuinamente controverso, dico, perché in fin dei conti ha sempre messo in mostra null'altro che se stesso. Che poi il concetto di "se stesso" comprenda il ragazzino esuberante, quello commetteva un errore di troppo quando era troppo tardi perché fosse concesso sbagliare, il cyborg vincente e il trollone ultraquarantenne che faceva battute dopo i ritiri (la mia versione preferita di lui, ma questo è un altro discorso).
Quelli che lo dipingevano prima come distruttore dell'umanità poi come salvatore della patria, a seconda del colore che vestiva, dei risultati o dello stato di salute, quelli sono controversi senza essere loro stessi, a mio parere.
Lui è stato un supereroe, per me, almeno fino al giorno in cui ho avuto le prove che non fosse tale.
Quel giorno è stato due anni fa.
Quel giorno ho capito che i supereroi non esistono.
Quel giorno ho capito che statistiche e numeri non hanno valore, se non illusorio.
Sono solo qualcosa di cui un giorno la gente si ricorderà, anche a distanza di decenni, ma di cui il diretto interessato non si fa più nulla.
Sono passati due anni da allora e due anni hanno logorato le mie speranze. Altri eventi mi hanno portato più lontana da quel giorno, a vedere le cose da una prospettiva più distaccata. Ciò non toglie che certi ricordi non si cancelleranno mai.
Mi è rimasta una convinzione: credo che, se quel giorno non fosse andato a sciare, probabilmente presto o tardi gli sarebbe crollato addosso il soffitto del soggiorno mentre era a casa a leggere il giornale o qualcosa del genere. Credo sia stato l'unico al mondo ad essere meno soggetto a disgrazie a bordo di una monoposto che facendo qualsiasi altra cosa.
Non mi dimentico di te, MSC-man.
Se crediamo nell'esistenza di supereroi immaginari, prima o poi arriva il momento in cui li accettiamo come personaggi di fantasia. La questione diventa un po' diversa quando tali supereroi non sono frutto della fantasia di un autore.
Il mio supereroe non ha avuto altri autori che se stesso... certo, se stesso e chi gli stava intorno, non lo metto in discussione, ma sta di fatto che nessuno poteva venire a dirmi: "no, Michael non esiste".
Il mio supereroe è diventato un supereroe per una mera questione di età.
Fosse nato dieci anni prima avebbe perso il suo status di supereroe tra la fine di un secolo e l'inizio dell'altro.
Fosse nato dieci anni dopo non avrei mai iniziato a vederlo come un supereroe.
Invece aveva l'età giusta: l'età giusta per essere un supereroe quando credevo nei supereroi e per portarsi dietro la stessa aura ancora vent'anni più tardi.
C'è chi rappresenta un'epoca. Lui no: lui è stato quello di tutte le epoche, almeno di quelle che ricordo.
Lui è stato quello genuinamente controverso, che ha fatto ciò che ha fatto, nel bene e nel male. Genuinamente controverso, dico, perché in fin dei conti ha sempre messo in mostra null'altro che se stesso. Che poi il concetto di "se stesso" comprenda il ragazzino esuberante, quello commetteva un errore di troppo quando era troppo tardi perché fosse concesso sbagliare, il cyborg vincente e il trollone ultraquarantenne che faceva battute dopo i ritiri (la mia versione preferita di lui, ma questo è un altro discorso).
Quelli che lo dipingevano prima come distruttore dell'umanità poi come salvatore della patria, a seconda del colore che vestiva, dei risultati o dello stato di salute, quelli sono controversi senza essere loro stessi, a mio parere.
Lui è stato un supereroe, per me, almeno fino al giorno in cui ho avuto le prove che non fosse tale.
Quel giorno è stato due anni fa.
Quel giorno ho capito che i supereroi non esistono.
Quel giorno ho capito che statistiche e numeri non hanno valore, se non illusorio.
Sono solo qualcosa di cui un giorno la gente si ricorderà, anche a distanza di decenni, ma di cui il diretto interessato non si fa più nulla.
Sono passati due anni da allora e due anni hanno logorato le mie speranze. Altri eventi mi hanno portato più lontana da quel giorno, a vedere le cose da una prospettiva più distaccata. Ciò non toglie che certi ricordi non si cancelleranno mai.
Mi è rimasta una convinzione: credo che, se quel giorno non fosse andato a sciare, probabilmente presto o tardi gli sarebbe crollato addosso il soffitto del soggiorno mentre era a casa a leggere il giornale o qualcosa del genere. Credo sia stato l'unico al mondo ad essere meno soggetto a disgrazie a bordo di una monoposto che facendo qualsiasi altra cosa.
Non mi dimentico di te, MSC-man.
venerdì 25 dicembre 2015
Vaneggiamenti natalizi su Max Chilton
Sono entrata su twitter e ho trovato questa epica foto di Max Chilton, il mio adorato Chilliiii, il mio piccolo amato Marussia Boy, che sempre ho sperato di vedere spaccare il culo a tutti (a Montreal 2014 mi prese in parola, peccato che il culo che sfondò fu quello della vettura del compagno di squadra, ma va beh...), in posa con tanto di maglioncino natalizio e di uovo di cioccolato in mano, che festeggia l'inizio delle vacanze natalizie, suppongo (non saprei che altra spiegazione dare a "12 giorni di Natale").
Primo dubbio esistenziale: ma esiste davvero qualcun altro, oltre al fidanzato di Bridged Jones, che indossa maglioni del genere?
Secondo dubbio esistenziale: davvero da qualche parte del mondo mangiano uova di Pasqua il giorno di Natale?
Terzo dubbio esistenziale: ma la Chloe che fine ha fatto? Chilliiii, Chilliiii, Chilli... dove l'hai messa? Mi raccomando, non fare il Button della situazione e non metterla da parte come una Jessica qualsiasi!
Primo dubbio esistenziale: ma esiste davvero qualcun altro, oltre al fidanzato di Bridged Jones, che indossa maglioni del genere?
Secondo dubbio esistenziale: davvero da qualche parte del mondo mangiano uova di Pasqua il giorno di Natale?
Terzo dubbio esistenziale: ma la Chloe che fine ha fatto? Chilliiii, Chilliiii, Chilli... dove l'hai messa? Mi raccomando, non fare il Button della situazione e non metterla da parte come una Jessica qualsiasi!
giovedì 24 dicembre 2015
martedì 22 dicembre 2015
Losing my position
Parodia di "Losing my religion" - REM, in Webber-style!
My car is better
I'm better than you
And Seb, you're not me
The laps that I will go through
The distance from your rear
Oh, no, I see it's too much
I messed it up
I should be at first corner
I'm still on my spot
Like losing my position
Failing to stay near you
And I know I can't do it
Oh, no, I took so much
Like I've missed the start
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
Every second
Of every time I lost
Not choosing to lose places
Trying to win a race on you
Like a hurt, lost, ass-fuc*ed bull, bull
Oh, no, I took so much
I messed it up
And so who cares?
And so who cares, my start of the century
I lost my kers, oh sh*t
That brought me to stand here, fail
What if all these other cars come
Flying around
Oh, no, I see it's too much
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
I just missed the start
I just missed the start
I should be at first corner
I'm still on my spot
Like losing my position
Failing to stay near you
And I know I can't do it
Oh, no, I took so much
Like I've missed the start
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
I just missed the start
Kers' fault, kers' fault
I just missed the start
Missed the start
Missed the start, start
Traduzione:
My car is better
I'm better than you
And Seb, you're not me
The laps that I will go through
The distance from your rear
Oh, no, I see it's too much
I messed it up
I should be at first corner
I'm still on my spot
Like losing my position
Failing to stay near you
And I know I can't do it
Oh, no, I took so much
Like I've missed the start
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
Every second
Of every time I lost
Not choosing to lose places
Trying to win a race on you
Like a hurt, lost, ass-fuc*ed bull, bull
Oh, no, I took so much
I messed it up
And so who cares?
And so who cares, my start of the century
I lost my kers, oh sh*t
That brought me to stand here, fail
What if all these other cars come
Flying around
Oh, no, I see it's too much
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
I just missed the start
I just missed the start
I should be at first corner
I'm still on my spot
Like losing my position
Failing to stay near you
And I know I can't do it
Oh, no, I took so much
Like I've missed the start
I thought that you'd see me winning
I thought that you'd see my jump
I think I thought I saw you pass
I just missed the start
Kers' fault, kers' fault
I just missed the start
Missed the start
Missed the start, start
Traduzione:
lunedì 21 dicembre 2015
ApOWLcalypse nOWL
Siamo indirettamente in tema di fine del mondo, per via dell'articolo pazzo che ho linkato e del 21 dicembre che ricorda il 21 dicembre 2012. Quale giorno migliore per postare qui sul blog una fanfic che ho scritto qualche tempo fa per il F1GC forum? Ambientazione: GP del Brasile 2015.
Buona lettura. *-*
***
“L’Apocalisse dei Gufi verrà e non si fermerà, a meno che un comune mortale che conosce la lingua dei gufi non tenda una trappola a due esponenti della stirpe dei gufi e non li chiuda in gabbia.” - Profezia Maya.
Opening.
Era una giornata calda e soleggiata, tanto che se Felipe Macumber si fosse ritrovato fuori dalla Q1 (la prima selezione per stabilire chi era meglio mandare a giocare a briscola piuttosto che in pista) avrebbe potuto scippare i commissari di percorso di una delle loro sedie e andare a prendere il sole insieme al suo amico Fernando Divino. Macumber aveva però superato, in modo non del tutto indolore, il passaggio in Q2 e in Q3, centrando l’obiettivo di qualificarsi in top-ten... certo, non nelle migliori posizioni della top-ten, ma la colpa era tutta di Luigi Filippo Nazario, che l’aveva distratto nel momento clou, costringendolo a volteggiare per i prati evitando pannelli, cosa che gli aveva peraltro fatto perdere la possibilità di diventare un giorno un cittadino colombiano onorario, oltre che lo smarrimento della rana portafortuna che teneva nel taschino della tuta per ogni evenienza.
Macumber stava ancora imprecando tra i denti, una volta terminate le qualifiche e le interviste post-qualifica, in cui aveva dovuto mostrarsi allegro e spensierato come al solito per nascondere i suoi intenti criminali.
Buona lettura. *-*
***
“L’Apocalisse dei Gufi verrà e non si fermerà, a meno che un comune mortale che conosce la lingua dei gufi non tenda una trappola a due esponenti della stirpe dei gufi e non li chiuda in gabbia.” - Profezia Maya.
Opening.
Era una giornata calda e soleggiata, tanto che se Felipe Macumber si fosse ritrovato fuori dalla Q1 (la prima selezione per stabilire chi era meglio mandare a giocare a briscola piuttosto che in pista) avrebbe potuto scippare i commissari di percorso di una delle loro sedie e andare a prendere il sole insieme al suo amico Fernando Divino. Macumber aveva però superato, in modo non del tutto indolore, il passaggio in Q2 e in Q3, centrando l’obiettivo di qualificarsi in top-ten... certo, non nelle migliori posizioni della top-ten, ma la colpa era tutta di Luigi Filippo Nazario, che l’aveva distratto nel momento clou, costringendolo a volteggiare per i prati evitando pannelli, cosa che gli aveva peraltro fatto perdere la possibilità di diventare un giorno un cittadino colombiano onorario, oltre che lo smarrimento della rana portafortuna che teneva nel taschino della tuta per ogni evenienza.
Macumber stava ancora imprecando tra i denti, una volta terminate le qualifiche e le interviste post-qualifica, in cui aveva dovuto mostrarsi allegro e spensierato come al solito per nascondere i suoi intenti criminali.
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