giovedì 9 aprile 2020

Formula 1 Rewatch: il GP d'Europa 1997 a Jerez e il mondiale di Villeneuve

C'era una volta il 1997. Era un'epoca molto lontana nel tempo, in cui poteva capitare che Michael Schumacher decidesse di speronare di proposito Jacques Villeneuve nel corso del gran premio che assegnava il mondiale senza che questo avesse alcun influsso sulla nostra vita: niente social network e niente flame in proposito sulle bacheche da lì fino al 2005 (anno scelto a caso, otto anni di flame mi sembrano abbastanza anche per i giorni nostri). Stasera il canale Youtube della Formula 1 ha deciso di trasmettere in livestreaming tale gara. Ciò significa che Schumacher e Villeneuve non sono più confinati a un'epoca senza flame. Direi quindi di concentrarmi sulle cose belle, perché nel 1997 aveva già fatto il suo ingresso in cabina di commento Martin Brundle e questo può tranquillamente riempire i nostri cuori di gioia.

Murray Walker era particolarmente scatenato, più che durante i replay precedenti, forse su di giri per il tempo identico di Villeneuve/ Schumacher/ Frentzen in qualifica (posizioni in griglia assegnate sulla base dell'ordine in cui avevano ottenuto il tempo). Ah, no, forse invecchiando Walker era sempre su di giri.
Ha iniziato con uno "start your engines, they would say in Indianapolis", probabilmente riferito al curriculum di Villeneuve. È passato a un "five lights, four lights, three lights, two lights, one light, go, go, go, go!" e poi ha commentato la partenza con un poco pacato "Schoomakahhhh got away better, better, bettaaaaahhhhh!", quando Villeneuve è partito come Hamilton ai tempi delle orecchie da coniglio su Snapchat scivolando al terzo posto dietro ai Corinna Bros.
Dopo otto giri di quella trafila, Frentzen ha fatto passare Villeneuve per ordine di scuderia, sprofondando terzo. Seguivano Hakkinen, Coulthard e Hill e per mezz'ora buona l'emozione maggiore a cui abbiamo assistito è stato Diniz fermo con la vettura fumante.

Dopo il primo pitstop ci siamo ritrovati con Schumacher e Villeneuve vicinissimi (e Frentzen attention seaker in testa per un po' fermandosi per ultimo), ma il gap è incrementato al punto tale da permettere ai telecronisti di parlare dell'imminente ritiro dalle competizioni di Katayama.
Abbiamo assistito al suo doppiaggio, abbiamo assistito al doppiaggio di Jos Verstappen che era penultimo, poi abbiamo assistito al controverso doppiaggio di Norberto Fontana, che nel 2006 ha dichiarato che la Ferrari, che forniva motori alla Sauber, gli aveva ordinato di intralciare Villeneuve e non l'ha mai ringraziato per questo.
Ad ogni modo, mentre andavamo verso oltre metà gara, è stato dedicato un minimo di interesse anche alle McLaren: Coulthard infatti era terzo, con Hakkinen quarto. Frentzen è scivolato dietro ai due, mentre Irvine è risalito al sesto posto.

Il vero dramahhhh è arrivato comunque dopo il secondo pitstop, quando ormai erano stati doppiati i vari Shinji Nakano di turno. Non sono certa che Fisichella e Ralf Schumacher sarebbero felici di essere rientrati nel calderone dei "vari Nakano", ma era una locuzione troppo bella per non essere scritta.
Nel frattempo Alesi cercava di fare da diversivo andando in giro per i prati, mentre Schumacher continuava a perdere terreno. Poi è giunto il famoso 48° giro, quello in cui Villeneuve ha affiancato Schumacher, che gli ha tirato una ruotata. Poi è andato a insabbiarsi a bordo pista, è sceso dalla vettura e immagino si sia messo a tirare degli accidenti random. Questi accidenti hanno funzionato su uno dei suoi più cari amici, infatti abbiamo visto Damon Hill fuori con la vettura in fumo. A nessuno però importava un fico secco di Hill, in quel momento, il resto della gara è stato dedicato ai replay e alle considerazioni del tipo: a Villeneuve basta ottenere un punto per vincere il mondiale, ce la farà nonostante stia andando molto più lento dei piloti che lo inseguono da lontano?

Villeneuve, Coulthard, Hakkinen, Irvine, Berger e Frentzen, adesso erano loro la top-6, con le due McLaren che si avvicinavano progressivamente a Platinum Jacques. Nel frattempo Schoomakahhhh veniva occasionalmente inquadrato prima sul motorino dei commissari e poi a piedi nei box.
A quel punto veniva spontaneo chiederselo: What. The. Fuck. Se vuoi buttare fuori un altro pilota, almeno abbi la decenza di fare un tentativo sensato, non di insabbiarti da solo provando a fare non si sa bene cosa, consegnando il titolo tra le mani del tuo avversario. Tra parentesi, si è trattato del primo titolo vinto da un pilota canadese e, a meno che Strollino e Latifi non conquistino il mondo grazie alle marmotte del Quebec, potrebbe rimanere anche l'ultimo per molti anni a venire.

Gli ultimi quattro/cinque giri sono stati traumatici per Platinum Jacques, che ha iniziato a lasciar sdoppiare doppiati, mentre Coulthard e Hakkinen si avvicinavano, uno incollato all'altro.
Poi le McLaren si sono scambiate posizioni, a detta di Brundle un probabile ordine di scuderia, perché Hakkinen sembrava più veloce del compagno di squadra.
Si è lanciato all'inseguimento di Fisichella, doppiato, e di Villeneuve che al momento riusciva a tenerlo dietro.
Tutta la top-6 si faceva sempre più vicina, ma Hakkinen si avvicinava a Fisichella e l'ha doppiato a due giri dalla fine. Berger frattanto superava Irvine, ma nessuno lo prendeva in considerazione.
Poi è iniziato l'ultimo giro, con Platinum Jacques ancora in testa, ma non avrebbe finito la gara in testa. L'abbiamo ritrovato con le ruote sulla sabbia e Hakkinen davanti.
A quel punto Villeneuve gliel'ha data su, secondo Brundle aveva di fatto lasciato passare le McLaren. Dieci secondi prima di arrivare al traguardo, Mika Hakkinen e David Coulthard sono andati a procacciarsi la doppietta, solo la prima di una lunga serie, avremmo avuto modo di scoprire negli anni a venire. Per Hakkinen si trattava della prima vittoria in carriera.

Curiosità di cui ho letto in passato: sul podio pare ci sia stato un po' di casino, ai tempi i soggetti che consegnavano i trofei potevano essere decisi a gara in corso e, con una McLaren che sembrava destinata al terzo posto fino a tre metri prima del traguardo, a consegnare il trofeo del terzo classificato doveva esserci un rappresentante della Mercedes, che pare avrebbe rifiutato di consegnare il trofeo, invece, a Villeneuve, pilota che guidava una vettura motorizzata Renault, e dovrebbe essere stato cambiato soggetto in corso d'opera. Questa dovrebbe essere la ragione per cui dopo questa edizione il circuito di Jerez è stato depennato dal campionato di Formula 1.
Andando oltre i primi tre, Gerhard Berger ha mancato il podio per poco, classificandosi quarto nel suo ultimo gran premio in carriera: è stata l'ultima partecipazione di un pilota nato negli anni '50.
Eddie Irvine e Heinz-Harald Frentzen hanno chiuso la top-6, ultimi piloti arrivati a punti.

Essere una fangirl degli anni '90 sarebbe stato molto traumatico, perché gli Schullneuve già si sopportavano poco prima, figurarsi dopo. Platinum Jacques ha detto tutto il male possibile di Schumacher negli anni a venire, il che comunque non è tanto diverso da quello che ha detto a proposito dei piloti che non l'hanno mai speronato volontariamente. A Schumacher, invece, non è mai importato un fico secco di quello che Villeneuve pensava di lui.
Schumacher è stato formalmente squalificato dal campionato 1997 (unica stagione in cui curiosamente i due championship contenders non erano mai saliti sullo stesso podio in nessuno dei gran premi), nel senso che ha conservato i risultati delle singole gare, ma ufficialmente è considerato secondo classificato Frentzen.
Il 1997, inoltre, per vent'anni è stato l'ultimo gran premio ad avere assegnato un titolo nel corso del quale c'era stato un incidente tra i due piloti in lotta per il titolo. Ad oggi questo primato spetta a Messico 2017, quando Hamilton ha vinto il suo quarto mondiale dopo che lui e Vettel erano stati tra i protagonisti (non gli unici, ma avevano cozzato comunque l'uno contro l'altro) di un incidente al primo giro. Il 2017 non ha generato polemiche, anzi i Vettelton sono messi praticamente a pomiciare a fine gara (aaaawwww), quindi questa illustre carica viene ancora riconosciuta erroneamente a Jerez 1997.


mercoledì 8 aprile 2020

Formula 1 Rewarch: Monaco 1996, that's Olivahhhh Penis! (Cit.)

Siamo passati, al momento, ai due vecchi gran premi alla settimana, dato che sabato, a soli tre giorni di distanza da Australia 1986, è stato trasmesso in livestreaming Monaco 1996, che ho finito di guardare soltanto ieri sera. Dalla telecronaca Murray Walker/James Hunt siamo passati nel frattempo, vista la morte di quest'ultimo avvenuta nel 1993, alla telecronaca Murray Walker/Jonathan Palmer. Quest'ultimo, infatti, con venticinque anni d'anticipo rispetto al figlio, aveva mostrato di avere trovato la sua vera strada, quella di opinionista e non di pilota. Le telecronache di Palmahhhh, che di lì ad alcuni anni sarebbe stato rimpiazzato da Martin Brundle, era caratterizzato da un tono di voce abbastanza pacato, occasionalmente noioso. In compenso ci pensava Walker a dare brio. Solo, anticipazione, vista la sua presenza al volante, vi avverto che nel 1996 i tempi d'oro erano già terminati: Walker aveva già imparato a pronunciare il cognome di Panis, quindi avanti di "Olivahhhh Panis" o "Olivahhhh Panish" al posto di "Olivahhhh Penis".

Via con la "diretta" ed ecco che ci è stato subito fornito un dettaglio inquietante: la Ferrari non vinceva a Montecarlo fin dai tempi di Gilles Villeneuve. Poi, a guardarci bene, era solo il 1981. La vittoria Ferrari sarebbe arrivata nel 1997, ovvero a distanza di sedici anni, che curiosamente è lo stesso gap intercorso tra il 2001 e il 2017. Ora, però, fingiamo di non sapere dell'esistenza del 1997, del 2001 e del 2017, perché Walker ci faceva notare come Michael Schumacher partisse dalla pole position e la Rossa avesse la possibilità di conquistare la tanto agognata vittoria sulla pista bagnata del Principato.
Però le luci rosse si sono spente e Damon Hill è riuscito a trollarlo like a boss, mentre nel frattempo succedeva qualsiasi cosa, dove per QUALSIASI COSA intendo proprio quello che ho detto: ha iniziato a respirarsi fin da subito un clima da "ne resterà solo uno".
C'erano ventuno vetture sulla griglia: la Forti di Montermini non c'era, forse per un incidente nel warm-up (ovvero la sessione di prove libere che c'era alla domenica mattina quando non esisteva la GP2).

Fuori le Minardi di Fisichella e Lamy, per un ipotetico contatto tra di loro! Fuori anche Jos Verstappen, andato a sbattere da solo sulla Footwork. Fuori anche Barrichello, a sua volta per un incidente da solo, sulla Jordan. Poi, con un tocco di classe, anche Schumacher è andato a sbattere, rubando la scena a tutti i signori nessuno che l'avevano fatto prima di lui. Poi ha sicuramente detto a Barrichello: "come hai osato schiantarti prima di me? il karma ti punirà e un giorno arriverai sempre dopo di me, nel bene e nel male".
Eravamo nel frattempo circa a metà del primo giro, giusto per dare un indizio sulle tempistiche. I cinque giri che sono seguiti sono stati decisamente più tranquilli, abbiamo perso per strada solo la Tyrrell di Katayama e la Footwork di Rosset per incidenti, poi la Ligier di Diniz ("Pedro Denise" - cit. Murray Walker) per un problema tecnico.
Nel frattempo Damon Hill svettava sulla Williams davanti alle Benetton di Gerhard Berger e Jean Alesi, almeno finché, dopo neanche dieci giri di gara, Berger è rientrato ai box con la vettura che dava evidenti segni di malfunzionamento. La sua gara è terminata. Ciò ha spianato la strada Eddie Irvine e Heinz Harald Frentzen. Walker ha iniziato a parlare di quest'ultimo e speravo in tante cose interessanti. Corinna. Le pompe funebri. La madre spagnola. Naaahhhhh, niente di tutto questo, è stato solo definito come un potenziale futuro campione del mondo.

David Coulthard era in quinta piazza indossando un casco di proprietà di Michael Schumacher, perché i suoi si appannavano tutti a causa delle condizioni meteo. Nei commenti su Youtube, un telespettatore molto stylish si chiedeva se Monaco 1996 fosse una gara disputata prima di Belgio 1998. Non mi stupisce del fatto che il genere umano stia regredendo, però non mi ero mai resa conto che la situazione fosse così disperata.
Aspettava che accadesse qualcosa e, in effetti, quando ha trollato Frentzen dopo che quest'ultimo aveva cercato di trollare Irvine rimettendoci l'ala anteriore(?). Frentzen ha borbottato un "oh my Corinna" piuttosto desolato, poi è scappato ai box, dimenticato dai telecronisti.
Un futuro telecronista si è dimenticato che per rimanere in pista era opportuno evitare incidenti: fuori anche la Jordan di Brundle. Nel frattempo Villeneuve e Salo erano risaliti quinto e sesto, ovvero in zona punti, dopo il pitstop di Frentzen, ma Panis aveva in mente grandi cose: una di queste sarebbe stata rimanere coinvolto successivamente in un duello con Irvine, mandandolo a sbattere.

Nel frattempo Murray Walker si è messo a tessere le lodi di Damon Hill, che era in testa alla gara con un abisso di vantaggio nei confronti di tutto e di tutti.
Hill ha iniziato seriamente a preoccuparsi: "Nooooohhhhh Murray, ti prego, non farmi fare la stessa fine di Rosberg quando era in testa nello scorso gran premio d'Australia del 1986!"
Walker l'ha rassicurato: "No, stai tranquillo, le tue gomme sono a posto, piuttosto vedo una fumata piuttosto intensa uscire dal retrotreno della tua vettura."
Specifico che Hill, al momento, era già passato dalle gomme da bagnato alle gomme slick, perché la pista sembrava si stesse asciugando. In più, cosa importante, Jean Alesi si trovava in quel momento in testa davanti a nientemeno che Panis, che ignorato dalle telecamere fino a quel momento si stava costruendo il proprio spazio nel mondo.
Era il quarantesimo giro e Alesi ne ha passati in testa  venti, venti giri di calma piatta in cui, miracolosamente, nessuno ha fatto nulla di particolarmente strano. Poi Alesi ha iniziato ad accusare problemi alla monoposto. Si è rintanato ai box, ne è uscito, ma è tornato a rintanarsi ai box e nove vetture sono rimaste in pista. Nel frattempo THAT'S OLIVAHHHH PENIS!!!11!!111!!!1!! Il pilota della Ligier era in testa, con la Ligier che non vinceva un gran premio di quindici anni, dai tempi di Jacques Lafitte.

Olivier Panis, David Coulthard, Johnny Herbert, questa la top-3 in un gran premio in cui Jacques Villeneuve, sull'unica Williams superstite, non stava esattamente brillando per performance, come già notato da Murray Walker. Purtroppo anche il non essere elogiato ha avuto effetti devastanti su di lui.
Davanti ai suoi occhi si è presentata la scena della Forti di Badoer che si faceva da parte per far passare Herbert. Poi Villeneuve ha cercato di passare e, in qualche modo, si è strusciato decisamente troppo contro Badoer. Solo sette vetture sono rimaste nel frattempo in pista... o meglio, vetture con piloti a bordo, dato che quella di Badoer mi pare sia rimasta parcheggiata a bordo pista per tutti i secoli e i millenni a venire. Andando a fare un'opportuna ricerca, la Forti gialla potrebbe essere ancora là.

A quel punto Eddie Irvine si è ritrovato, con l'uscita di scena di Badoer, in ultima posizione, era infatti doppiato di due giri dopo l'incidente. Il 90% dell'intera percorrenza (due ore, invece dei 77 giri) è arrivato e i sette piloti presenti in pista erano destinati tutti ad essere classificati. Non erano destinati, invece, ad arrivare tutti quanti al traguardo.
Mentre la pioggia aumentava e occasionalmente Coulthard si avvicinava a Panis, Irvine si è reso protagonista facendo un mega-testacoda nel bel mezzo della pista. È stato esattamente a quel punto che hanno fatto la loro comparsa una Tyrrell e una McLaren, quelle dei Mika^2! Salo era stato pressoché ignorato fino a quel momento, ma si è reso protagonista a sua volta: visto l'incidente del suo ex coinquilino ai tempi della Formula Nippon (una leggenda metropolitana narra che, nei primi anni '90, ai tempi in cui correvano in Giappone, un numero random di piloti spesso identificati come Irvine, Ratzenberger, Frentzen, Herbert e Krosnoff, vivessero tutti nell'appartamento giapponese di Salo) era troppo tardi per evitarlo.

Stessa cosa è accaduta a Hakkinen, di cui Walker aveva già parlato in precedenza, parlando delle sue difficoltà e di come Coulthard si stesse rivelando il leader tra i piloti McLaren (erano i tempi in cui Hakkinen si era da poco rimesso al volante dopo l'incidente del 1995): l'incidente non era segnalato e, come Salo aveva tamponato Irvine, Hakkinen ha tamponato Salo. Poi, per la prima e unica volta in carriera, è sceso dalla vettura sbraitando.
Nulla poteva essere pittoresco come i Finnish Bros che crashavano davanti a un pannello pubblicitario pittoresco. Infatti dietro di loro c'è il logo di Kremlioslaya Vodka. Poi si sentono anche delle urla che coprono il frastuono dei motori (non che i motori accesi fossero ancora molti...), secondo gli utenti di Youtube sono urla che provengono dalla cabina di commento dei telecronisti finlandesi.
A quel punto la gara viaggiava verso la fine, con Panis diretto verso la vittoria davanti a Coulthard e alle Sauber. O meglio, davanti alla Sauber, perché Herbert, terzo classificato, il traguardo l'ha visto, mentre Frentzen è stato abbandonato dalla propria vettura ed è rientrato ai box un giro prima della fine del gran premio. I Finnish Bros sono stati classificati quinto e sesto, con Irvine settimo: Salo e Hakkinen hanno quindi ottenuto punti e la McLaren è stata l'unica altra squadra, oltre alla Sauber, a vedere entrambe le proprie vetture ufficialmente classificate.


martedì 7 aprile 2020

Hamilton e Vettel hanno paura delle vere gare e dovrebbero restituire i loro titoli (Alonso, anche tu, se non ti scoccia)

Il titolo di questo post è un doppio esperimento sociale. Voglio vedere fino a che punto un titolo clickbait può aumentare le view. In più voglio vedere se qualcuno pensa che sia più appropriato "...dovrebbero restituire i propri titoli". Senza esperimenti sociali, il post avrebbe avuto un altro titolo, quello sottostante.

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GARE VIRTUALI E FANBOY REALI

Per cortesia, non chiamatemi prevenuta, perché sarà anche vero che tra me e i videogiochi non c'è mai stata alcuna affinità, ma il mio post è dettato da altre motivazioni, per esempio la consapevolezza che esiste il vero, che esiste il virtuale, che il vero non è virtuale e che il virtuale non è vero.
Esistono mondi diversi, quello degli appassionati di motori e quello di appassionati di virtuale a sfondo motoristico. Questi due mondi possono incrociarsi e sovrapporsi, oppure possono rimanere separati. Facendo una metafora alimentare, ci sono persone che mangiano la pizza, ci sono persone che mangiano l'ananas e persone che mangiano sia la pizza sia l'ananas (possibilmente separati l'uno dall'altro). Una cosa non impone l'altra. Gli appassionati di videogiochi motoristici, magari, alla fine della settimana vanno tranquillamente al centro commerciale sbattendosene altamente delle competizioni motoristiche. Gli appassionati del fine settimana motoristico, invece, magari non si interessano al virtuale, né a livello amatoriale né a livello professionistico. Il motorsport e il virtuale non sono necessariamente due lati della stessa medaglia.

Con l'assenza di competizioni motoristiche vere, molte serie si stanno focalizzando sul virtuale: tiene in vita le Pay TV in questo momento, tiene in vita i social a sfondo motoristico, tiene in vita forse le sponsorizzazioni, in quanto anche nel virtuale continuano a vedersi marchi commerciali...
È tutto molto bello e commovente, dal nostro punto di vista: sembra che il mondo del motorsport stia pensando a noi e al nostro intrattenimento in questi mesi di vuoto. Non è quello l'intento vero, di certo, ma credo che sia un buon compromesso: nello sport girano tanti big money, mentre noi ne ricaviamo soltanto mero intrattenimento. Mi sta bene, anzi, mi sta benissimo. L'intrattenimento basta e avanza, per me. Poi lo ammetto, guardare gare virtuali non è il genere di intrattenimento che preferisco, da parte mia sono altri i tipi di contenuto che gradisco maggiormente (tipo i vecchi gran premi che vengono riproposti sul canale Youtube della Formula 1, a titolo di esempio), ma ciò non mi tocca.

Quello che mi tocca, è piuttosto il modo, a mio vedere sconvolgente, in cui il virtuale viene preso così tanto sul serio. Lamentele perché nella Indycar virtuale(?) ci sono tanti big names mentre in Formula 1 c'è solo gente tipo Latifi.
Poi arriva anche il big name. O meglio, di big names ce ne sono anche altri, vista la presenza anche di un ex campione del mondo, ma quel campione del mondo ormai viene considerato appartenente a un universo passato e dimenticato, d'altronde erano vecchi tempi, quelli della Brawn GP di cui molta gente non si ricorda nemmeno l'esistenza.
Arriva il big name ed è quello di Charles Leclerc, idolo delle folle e, nel campo del virtuale, idolo dei folli. Vince il GP virtuale del Vietnam disputato sullo sfondo dell'Albert Park virtuale (Hanoi non esiste ancora in versione virtuale) ed è affiancato dal fratello Arthur. Oltre a loro cinque piloti random di Formula 1, alcuni ex (tipo Gutierrez, che viene criticato PER I RISULTATI AL VOLANTE sulla base di quello che fa nel virtuale - e dire che, se lo si volesse criticare per le sue performance in pista, ci sarebbe molto da dire), gente tipo Button e Herbert, qualche virtual racer (cioè gente che nella vita di tutti i giorni guadagna soldi gareggiando in virtuale), poi qualche personaggio random appartenente ad altri sport, perfino un cantante, una volta.

Dicevo, Leclerc vince e ci tocca leggere commenti inneggianti al fatto che: 1) una vittoria Ferrari nel virtuale ha lo stesso esatto valore di una vittoria Ferrari in un vero mondiale di Formula 1, 2) i gran premi virtuali dovrebbero valere per il campionato di Formula 1 vero, 3) Leclerc è un fenomeno sulla base dei risultati ottenuti nel virtuale (da notare, Leclerc è esattamente l'opposto di Gutierrez, e a tale considerazione si dovrebbe arrivare ugualmente sulla base del suo vero curriculum motoristico)... per non dimenticarci del punto dolente 4) i piloti che non prendono parte al campionato virtuale (che magari non possiedono una sim, oppure non hanno il wifi, oppure hanno cose più interessanti da fare che occuparsi di gare alla playstation) in realtà non prendono parte al campionato virtuale perché *hanno paura di perdere contro Leclerc*. Leclerc, per tale ragione, dovrebbe essere eletto d'ufficio come campione del mondo 2020, anche se non si farà un mondiale. O, se si farà un mondiale, qualsiasi sia il verdetto della vera classifica piloti. Oh, e ovviamente Arthur dovrebbe affiancarlo, poco importa che al momento attuale sia al livello Formula Regional.

In conclusione, questa storia dei gran premi virtuali sarebbe bellissima se non venissero tratte delle conclusioni troppo fuori dagli schemi per i miei gusti, tipo che le gare virtuali abbiano la stessa importanza di quelle vere, se non addirittura maggiore a seconda di che cosa è opportuno affermare. Oppure che il valore dei piloti debba essere giudicato da quello che fanno nel virtuale e che, di fatto, non ci si renda più conto della differenza tra finzione e realtà.
Oppure che le gare virtuali siano pittoresche perché i "piloti" possono fare esattamente tutto quello che vogliono senza il rischio di volare in tribuna falciando duecento spettatori, e che le azioni virtuali dovrebbero essere riprodotte tali e quali nella realtà. Ecco, quest'ultimo aspetto mi spaventa molto. La convinzione che i piloti siano fantocci sacrificabili per il nostro intrattenimento mi pareva già abbastanza radicata nella mente del tifoso medio, a mio parere questo non farà altro che intensificarla. Quindi ricordate quando eravate bambini e gli adulti vi dicevano che i videogiochi vi rimbecillivano? Ecco, a me sembra che a rimbecillire siano i videogiochi altrui.

Con questo post non si intende screditare la categoria dei "piloti virtuali", gente che a mio parere svolge un'attività diversa dal motorsport (sia pure un'attività che necessità di un opportuno training e di impegno, per chi lo fa di professione), ma che merita di essere rispettata per le proprie scelte. Piuttosto il mio obiettivo era focalizzarmi sul fatto che motorsport vero e motorsport virtuale siano due cose diverse e che sia abbastanza fuorviante compararli l'uno all'altro.
Per non parlare del fatto che si notano certe incongruenze. I piloti di oggi prima vengono visti come piloti "non veri" perché utilizzano più i simulatori professionali che i test. Poi viene fuori che una gara virtuale, basata su Playstation e nemmeno su qualcosa di più vicino alla realtà, determina quali siano i piloti degni di rispetto e quali non lo siano.

Per chi proprio non vuole intendere il concetto, lo spiego in termini più semplici: è vero, al giorno d'oggi non ci sono gare e non ci sono test, ma appunto, di conseguenza, non c'è nulla attualmente che possa dimostrare il valore di un pilota come tale... di fatto, la glorificazione e la denigrazione in base alle gare virtuali è qualcosa di cui secondo me si potrebbe fare benissimo a meno. Idem, la glorificazione dei duellihhhh e dei sorpassihhhh avvenuti in una gara virtuale, in cui nessuna manovra per quanto azzardata mette in vero pericolo qualcuno, è un'altra cosa di cui si potrebbe fare a meno. Messaggio di fondo: divertitevi con ciò che vi diverte, ma cercate di ricordare che fino all'altro ieri eravate adoratori del rischio, della ricerca del limite, dei gas di scarico e del ruggito dei motori. È più che lecito che possiate amare altre cose. Però, per tornare al mio esempio iniziale, quando mangiate una fetta d'ananas non vi verrebbe da dire "oh, quanto è buona questa pizza quattro stagioni". Allo stesso modo, un GP virtuale del Vietnam che avviene su una pista che è una replica virtuale dell'Albert Park non è quello che sarebbe stato un vero gran premio del Vietnam, e idem nessun altro gran premio virtuale sarà quello che sarebbe stata la realtà.



domenica 5 aprile 2020

F1 The Golden Days: GP Malesia 2009

In questi giorni in cui avrebbe dovuto esserci la prima edizione del Gran Premio del Vietnam, in assenza di gran premi del Vietnam di cui parlare, andiamo a rievocare che cosa è successo in un'altra location asiatica, laddove a suo tempo si gareggiava in questo periodo dell'anno (almeno nell'occasione di cui andiamo a parlare oggi).
Parliamo del 2009, quella stagione in cui, dal nulla, era uscita la Brawn GP e in cui, quasi dal nulla, sarebbe uscita anche la Redbull, prima e seconda forza di un mondiale che, fino a poche settimane prima, avremmo immaginato con ben altre dinamiche.

GP della Malesia, seconda gara della stagione: in quei giorni faceva tanto discutere la cosiddetta "banda del buco", Brawn GP (piloti Jenson Button e Rubens Barrichello), Toyota (piloti Jarno Trulli e Timo Glock) e Williams (piloti Nico Rosberg e un altro che non ha mai fatto punti nonostante fosse tacciato di avere una vattura con vantaggio irregolare, che mi astengo dal citare per non intaccare la sua immagine, dato che al giorno d'oggi è diventato uno dei giapponesi più importanti del panorama motoristico internazionale). Curiosità: pare che il famoso buco sul fondo fosse stato progettato dalla Super Aguri. Quindi, se non fosse fallita un anno prima, forse i suoi piloti avrebbero potuto anche fare qualche punto, a differenza di Nak-... ehm, facciamo che non ho menzionato nessuno.

La gara è partita quando erano le undici di mattina nel fuso orario dell'Europa centrale, decisione di portare il gran premio a svolgersi in un orario che potesse piacere al pubblico europeo e che non comportasse di dovere gareggiare in notturna, con conseguenti traumi all'arrivo della bolletta della luce.
Purtroppo è stato scelto l'orario più sfavorevole dal punto di vista delle piogge monsoniche, che arrivano puntuali alle 17.00 come l'ora del tè a casa di Damon Hill (non perché io sia certa del fatto che ogni giorno Damon Hill beva il tè a quell'ora, ma perché la sua aria da gentleman inglese lo rilancia come candidato per questa citazione).

La pioggia è arrivata un po' più tardi dell'orario della partenza del gran premio, ha permesso a Button di fare una partenza epocale: anticipando l'imminente ascesa della Redbull ha fatto il Webber della situazione perdendo posizioni a vantaggio dei loschi individui che aveva nei dintorni.
È stato così che, dalla quarta casella della griglia di partenza, Rosberg si è portato in testa... e peraltro davanti a nientemeno che Trulli.
C'era anche la Renault di San Fernando da Enstone nemico giurato di Ron Dennis nei paraggi, ma Alonso è stato il primo a soccombere alla rimonta di Button.

Nel frattempo succedevano cose che andavano oltre l'umana immaginazione: Kimi Raikkonen veniva chiamato ai box per montare gomme da bagnato estremo, mentre la pista era asciutta. Michael Schumacher, che gironzolava per il box affacciato alla finestra con una mano fuori per sentire se piovesse, è stato in seguito velatamente accusato di essere l'autore di quella sciagurata decisione. Non so cosa pensare di quel fatto, anche se ammetto che l'alternativa era fidarsi di Meteofrance, il che poteva avere risultati addirittura peggiori. In ogni caso la scelta di quelle gomme da bagnato estremo, a un certo punto, ha iniziato a pagare: quando si erano logorate al punto tale da essere lisce come delle slick, Raikkonen ha preso a girare like a boss. Peccato che poi sia venuto a piovere davvero.

Avevamo lasciato Rosberg in testa e c'era ancora, è rimasto lì per quindici giri per poi rientrare ai box per il rifornimento, lasciando strada a Trulli. Quest'ultimo c'è rimasto un paio di giri, rientrando a sua volta. I due sono stati superati quindi da Button che ha prolungato il proprio stint (era il 2009, quindi non si usava il termine "overcut") e finalmente si è ripreso la testa della gara... o per meglio dire, si è preso la testa della gara, dato che di giri da leader fino a quel momento non ne aveva fatti.
Nel frattempo la pioggia scombinava le carte in tavola e in BMW Sauber cercavano un modo per recuperare posizioni con le loro vetture... o meglio, con la loro unica vettura ancora in pista, quella di Nick Heidfeld, che persisteva a non cambiare gomme mentre gli altri facevano numerosi pitstop.

Altro pilota che recuperava posizioni era #IsThatGlock, che con gomme intermedie quando gli altri erano sulle heavy rain si trovava nelle giuste condizioni meteo per ritrovarsi coinvolto all'improvviso in un festino brasiliano.
Button, Heidfeld, Glock, questi sarebbero stati i piloti sul podio, al termine di una gara durata solo trentuno giri invece dei previsti cinquantasei.
Al giorno d'oggi viene definita una gara dominata da Button, ma di fatto è stato in testa per la metà dei giri percorsi, segno che, senza nulla togliere al campione del mondo 2009, che nel corso della propria carriera si è dimostrato parecchie volte signore e padrone delle condizioni meteo che cambiano in modo random, abbiamo una nostra personale visione del mondo.

Come siamo arrivati alla bandiera rossa? Essenzialmente ci siamo arrivati perché in breve tempo una lunga serie di piloti iniziavano a finire in aquaplaning. Tra di loro è provato che ci siano finiti Fisichella, Buemi e Vettel, perché risultano ufficialmente ritirati. Siccome la regola impone che un caso di bandiera rossa il risultato venga stilato sulla base del penultimo giro completato, i piloti che hanno avuto lo stesso destino nel corso del trentaduesimo e di quella parte di trentatreesimo che si è svolta, si sono ritrovati decurtati del loro ritiro.

Come da buona tradizione, a quel punto, non è stato optato per andare a casa subito, ma è seguita un'oretta con le vetture ferme sulle griglia (quelle superstiti, almeno) e molti dubbi amletici sul da farsi.
L'unica Ferrari presente sulla griglia era quella di Massa, al momento nono, che attendeva che la gara riprendesse perché davanti a lui in zona punti c'erano almeno due piloti che figuravano, di fatto, ritirati per ragioni random (Rosberg e Barrichello). Aveva un grosso problema, però, infatti si è lanciato in un'accorata protesta a proposito della visiera scura del suo casco, ottimale in condizioni di sole, non tanto in condizioni di bagnato estremo. Via radio, Rob Smedley gli ha risposto con quel celebre "Felipe Baby, stay cool" che ha fatto la storia.
Il suo compagno di squadra, nel frattempo, ritirato ai box per un problema al kers, gustava un Cremino Algida davanti alle telecamere...


sabato 4 aprile 2020

Formula 1 Rewatch: Australia 1986, scontro a tre per il titolo

Cari lettori, una delle abitudini della Formula 1 al giorno d'oggi è trasmettere un bel po' di gare in livestreaming. Dopo Brasile 2016 e Bahrein 2014, di cui non ho parlato su questo blog avendo dedicato a tali eventi gli opportuni commenti ai gran premi già ai tempi, procedo facendo qualcosa di diametralmente opposto: parlo di Australia 1986, che è stato trasmesso eccezionalmente di mercoledì. Era il celebre gran premio in cui Mansell, Piquet e Prost si contendevano il titolo e penso sia più che opportuno dedicare un post a tale evento, intrigante e pittoresco.
Andiamo con ordine: ad Adelaide si percorrevano ben 81 giri e la gara sembrava molto lunga, anche se il giro tutto sommato non era lunghissimo. C'era una grafica che occupava tutto lo schermo, tanto che essere miope e appassionato di Formula 1 negli anni '80 doveva essere più facile che esserlo al giorno d'oggi, secondo il mio spassionato parere.

Erano i tempi in cui non c'erano le tribune arancioni, ovviamente, però c'era una tribuna gialla che stava a significare... non lo so, non ho idea di che cosa stesse a significare esattamente.
Le Williams partivano davanti, ma Mansell si è perso per strada. Ci siamo ritrovati con Piquet, Rosberg, Prost, Mansell, Senna e Berger in top-6. Allora, in quel momento, mi è venuto da pensare: "ho visto gareggiare i figli e i nipoti di tutta questa gente", il che non è propriamente vero perché non ho mai visto gareggiare i figli di Mansell, ma pare che due figli di Mansell abbiano avuto una breve carriera come piloti.
Nel frattempo Alboreto sulla Ferrari era già ritirato, ma erano brutti tempi per la Ferrari: ha ricevuto mena considerazione di una Osella ritirata poco dopo.

Dopo pochi giri di gara, Rosberg ha superato Piquet portandosi in testa. A quel punto Murray Walker ha iniziato a ripetere che era l'ultima gara in carriera per Rosberg, che stava staccando tutti, che il suo compagno di squadra Prost era in lotta per il titolo, ma fintanto che qualcuno era tra di loro non avrebbe dovuto fargli strada.
Nel frattempo la gara proseguiva normalmente, con Nannini che dopo un po' andava a sbattere. Mancavano a quel tempo ancora una sessantina di giri o giù di lì e per tutto il tempo restante la vettura è rimasta ferma lì. Curiosamente il suo compagno di squadra in Minardi, De Cesaris, spesso autore di gare poco tranquille, era in pista e non ha combinato danni fintanto che la sua gara è durata. Più tardi deve essere stato una delle tante vittime di problemi tecnici che affliggevano quell'era.

Nel frattempo iniziavano già a vedersi dei doppiati: c'erano un sacco di doppiaggi, sembrava che metà griglia fosse composta da carrette. Uno dei doppiati più altolocati era senz'altro Dumfries, pilota della Lotus, celebre per avere passato decisamente troppo tempo nelle retrovie considerando che quell'anno a parità di vettura Senna ha vinto due gran premi, mentre lui neanche andava a punti. Diciamo che Dumfries ha fatto un testacoda, ha gesticolato in segno di saluto verso i piloti che lo doppiavano e basta. Però sulla sua vettura c'era un camera car, quindi era sempre protagonista.
Tra i piloti che sono stati doppiati più volte nel corso della gara c'era anche Alliot, ma contrariamee alle sue abitudini non ha intralciato le vetture che lo doppiavano.

Poi è arrivato il momento del drama: uno svarione di Piquet. Si vedeva che era Piquet, ma quando ho visto uno svarione ho esclamato: "Mansell, che ca**o fai!", così, sulla fiducia, dato che di solito l'autore degli svarioni più pittoreschi era Mansell. Per fortuna ai suoi tempi non esistevano i social network e le meme, altrimenti la sua vita sarebbe stata molto più complicata.
Piquet ha in seguito rimontato, ritrovandosi a inseguire di nuovo Mansell. Ha anche superato Mansell che, comportandosi per una volta da calcolatore, l'ha lasciato andare sulla base del proprio vantaggio. Prost e Piquet, infatti, per vincere il mondiale dovevano vincere la gara, Mansell poteva accontentarsi. E peraltro, con Rosberg in testa alla gara, Mansell sarebbe stato sistemato.
Naturalmente c'era la piccola problematica dei potenziali ordini di scuderia, anche se un abisso separava Rosberg e Prost. Quest'ultimo, tuttavia, era partito con le gomme più morbide, quindi diversamente dagli altri doveva fermarsi invece di fare tutta la gara sullo stesso set. Andato ai box, ne è uscito quarto dietro alle Williams.

Rosberg controllava la gara, resistendo all'effetto gufata di essere sempre sulla bocca di Walker. Il telecronista ha narrato che, prima di diventare pilota, era un programmatore informatico. Approvo la sua decisione, se tutta la gente che si occupa di informatica si fosse data alle corse automobilistiche, forse al giorno d'oggi non esisterebbero i social network!
Nel frattempo ogni vettura ritirata finiva per essere abbandonata a se stessa a bordo pista. Una di queste era quelle di Senna, quindi a quel punto ogni vettura nera inquadrata in movimento doveva essere per forza quella di Dumfries.
Anche Rotten-qualcosa figurava ritirato, quindi l'unica Zakspeed presente era quella di Jonathan Palmahhhh che nella gara non ha fatto niente di particolare, a parte essere Jonathan Palmahhhh e in quanto tale soggetto piuttosto pittoresco, anche se ai tempi non aveva ancora prodotto il suo celebre figlio.

Poi, a tre quarti di gara, ecco il colpo di scena, anzi, i colpi di scena. Tutto è iniziato con le inquadrature che sono andate su Rosberg: era fermo con una gomma forata.
Ora, immaginate di essere un pilota giunto al suo ultimo gran premio in carriera, che da un'ora era al comando del suo ultimo gran premio. Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadervi DOPO il ritiro? Esatto, che accada qualcosa che faccia sì che non veniate neanche più presi in considerazione alla lontana. Un giro più tardi è esplosa una gomma sulla vettura di Mansell, che gli ha rubato l'attenzione, segno che i baffi lineari sono più importanti dei baffi spioventi.
Piquet è corso ai ripari, per evitare di fare la stessa fine: è andato a cambiare gomme, per evitare problemi di sorta. L'unico problema è che si è ritrovato secondo alle spalle di Prost e che Prost, con la vittoria, avrebbe vinto il mondiale.

È andata proprio così, a fine gara Prost andava molto più piano di Piquet, ma forte abbastanza per rimanere davanti di parecchi secondi. Terzo è risalito all'ultimo giro Johansson, pilota della Ferrari: per evitare di falsare la gara, le Tyrrell di Brundle e Streiff sono rimaste senza carburante. Johansson ha quindi superato Brundle sul traguardo, mentre l'altro era già disperso da tempo, classificandosi quinto. Poi, standing ovation per Dumfries, che si è portato a casa nientemeno che il punto del sesto posto! Accadono anche cose importanti, a volte.
Solo dieci vetture sono arrivate al traguardo e le quattro fuori dalla zona punti erano quelle di Arnoux, Alliot, Palmer e Fabi. Palmahhhh padre quindi è riuscito nell'eroica impresa di non fare da precursore al figlio, arrivando penultimo invece di arrivare ultimo.
Così terminava il pittoresco evento australiano che, a occhio e croce, per almeno una settimana ancora dovrebbe rimanere caricato su Youtube prima di essere rimosso. Se non l'avete visto, vi suggerisco di andarlo a guardare, potrebbero essere due ore ben spese.

venerdì 3 aprile 2020

Australia 1986 con i piloti di oggi

Questo racconto mi è stato ispirato dal fatto che l'altro giorno sul canale youtube della Formula 1 sia stato postato il GP in cui Mansell, Piquet e Prost arrivarono in tre in lotta per il titolo. Mi sono immaginata i piloti contemporanei in quell'evento degli anni '80.

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Il tracciato di Adelaide non era molto lungo, ma era incredibilmente tortuoso. Completarlo significava percorrere innumerevoli volte quelle strade, arrivando quasi al limite delle due ore. Metteva a dura prova le monoposto, i motori, ma soprattutto le gomme, che potevano essere fondamentali al fine del risultato.
Era l'ultimo gran premio della stagione, quello che assegnava il titolo mondiale, al termine di una stagione molto combattuta e con più di un pretendente. Erano arrivati in tre in lotta per il campionato a quell'ultimo evento della stagione, due compagni di squadra e un terzo incomodo, per un finale di stagione sulla carta piuttosto scoppiettante, anche se era facile prevedere che in qualche remoto angolo del mondo fosse un evento destinato ad essere ignorato. Per esempio in Italia in pochi si sarebbero alzati alle cinque di mattina, sapendo che le Ferrari di Nico Hulkenberg e Brendon Hartley non potevano lottare nemmeno per un misero gradino più alto del podio.
"Forse nemmeno per quello più basso" ricordava di avere pensato Sebastian, accarezzandosi i folti baffi, prima di infilarsi il casco e di calarsi nell'abitacolo della Williams numero 5. "È incredibile come quella che un tempo era la scuderia più importante del mondo faccia a malapena da contorno, mentre le Williams, le McLaren e le Lotus possono competere per la vittoria."
Quanto tempo era passato da quelle riflessioni che adesso gli apparivano di poco conto? Perché gli tornavano in testa? Forse perché, se la gara fosse stata la lotteria che era sembrata fino a quel momento, almeno Hartley, l'unico ferrarista ancora in pista, avrebbe addirittura trovare il proprio spazio nel mondo?
Era passato troppo tempo, decise Sebastian. Dopo che il mondiale era terminato così bruscamente, non aveva che una cosa da fare, proprio quella che gli aveva suggerito uno dei suoi colleghi meno altolocati che, curiosamente, in quel momento si trovava ancora in pista.
Si erano incrociati per caso prima della gara, prima ancora del momento in cui Sebastian aveva formulato quel pensiero sulla Ferrari. Il pilota della Zakspeed - una scuderia molto interessante e pittoresca, anche se stava sul lato che non contava della griglia di partenza - che lo detestava cordialmente e gli aveva promesso che, se un giorno fosse diventato un opinionista televisivo, avrebbe passato il proprio tempo a criticarlo, l'aveva fissato a lungo, poi aveva osservato: "Secondo me faresti bene a liberarti di quei baffi."
Sebastian aveva spalancato gli occhi per lo stupore.
"I baffi?"
"Sì, la peluria varia porta sfortuna!"
"Questa non è 'peluria varia', sono due splendidi baffi eleganti!" aveva osservato Sebastian, "Due baffi da gentleman inglese che ogni giorno beve il tè alle cinque in compagnia della moglie."
Né lui né sua moglie erano inglesi, ma gli piaceva calarsi nella parte e bere tè fumante sognando di essere un giorno proclamato baronetto per meriti sportivi, cosa che a quel backmarker che guidava la Zakspeed non sarebbe mai accaduta. Jolyon Palmer sarebbe diventato davvero un opinionista televisivo, Sebastian ne era certo.
Pensando ancora a lui, incrociò Fernando che girava avanti e indietro per la pitlane nella sua tuta nera, imprecando contro il motore che l'aveva lasciato a piedi una mezz'ora prima.
"Ma un giorno le cose cambieranno!" dichiarò. "Un giorno guiderò la McLaren Honda e vincerò finalmente il mondiale! Anzi, vincerò quei tre mondiali che ho sempre sognato di vincere! Allora quel fallito di Jolyon Palmer si pentirà di essere stato sulla mia strada!"
Se Sebastian non fosse stato solito duellare aspramente con Fernando in pista, sarebbe andato immediatamente a stringergli la mano, complimentandosi con lui per quella sparata completamente a caso contro Jolyon. In quel momento, tuttavia, aveva una cosa importante da fare. Si sarebbe fatto una doccia per schiarirsi le idee, poi, se non si fosse ravveduto all'improvviso, avrebbe proceduto con un'azione plateale.
Mentre correva a destinazione, si scontrò contro uno dei piloti della McLaren, al quale caddero i preziosi oggetti che teneva in mano, un accendino e un pacchetto di sigarette.
Kimi si chinò a raccogliere tutto, borbottando qualcosa nella sua lingua da tagliaboschi. Poi si rialzò e, dall'alto del suo splendore, si mise a imprecare contro la poca tenuta delle gomme. Quella era una prova: Kimi portava da sempre un grosso paio di baffi alla Asterix, quindi era vero, la peluria facciale era causa di disgrazie e di forature, Palmer aveva ragione! Forse Kimi avrebbe fatto bene a darsi anche una spuntatina ai capelli, invece di starsene lì a fumare così come se niente fosse, ma non importava più, ormai era un vecchio pensionato e c'era ben poco che potesse fare.

Che storia maledetta era quella?! Lewis si era presentato ad Adelaide con la certezza che sarebbe stato molto difficile rievocare i successi della Brabham, con Sebastian in testa al mondiale e Daniel pronto a dare battaglia a entrambi. Poi era accaduto un evento miracoloso: una foratura l'aveva messo fuori gioco. Così poteva andare a farsi consolare da quella racchia di sua moglie...
A Lewis venne quasi da sorridere a pensare a quanto si fosse arrabbiato Sebastian quando aveva criticato l'aspetto esteriore di Hanna. Gli aveva promesso che, se un giorno fosse stato disputato un gran premio in qualche location intrigante tipo l'Azerbaijan, l'avrebbe sfidato a duello senza nemmeno scendere dalla vettura, magari approfittando di un ingresso della safety car. Lewis aveva dovuto ricordargli che correvano nella Formula 1 del 1986 e, nella Formula 1 del 1986, non entrava la safety car come se fosse stato il campionato di Indycar.
Hanna non era una racchia, in realtà, ma il suo aspetto comune non eguagliava la bellezza di Sebastian. Era uno degli uomini più belli che Lewis avesse mai visto e gli sarebbe piaciuto tanto, prima o poi, confidargli quello che pensava in realtà, ma non era mai capitato il momento giusto. Chissà, avrebbe potuto addirittura suggerirgli di sbarazzarsi dei baffi e, se proprio voleva, di lasciarsi spuntare una barba incolta...
Ad ogni modo, quello era un dannatissimo finale di stagione con fregatura, perché la foratura di Sebastian l'aveva costretto a prendere precauzioni e a fermarsi per un pitstop. Era andato tutto molto bene e, con le coperture nuove, poteva andare a inseguire Daniel e sognare di asfaltarlo, ma appunto, perfino le gare lunghe tanto quella di Adelaide terminavano prima o poi e il momento di passare sotto la bandiera a scacchi era sempre più vicino.
Lewis aveva assoluto bisogno di superarlo, se voleva vincere quel titolo. E desiderava vincere il titolo con tutte le sue forze, altro che lasciare tutto nelle mani di Daniel.
Non ci fu niente da fare. Daniel si appropriò della vittoria della gara e di quella del titolo e, a peggiorare la situazione, Lewis avrebbe dovuto salire sul podio e magari anche fare il trollone o addirittura bere dalle scarpe puzzolenti del suo collega. Per fortuna con loro ci sarebbe stato Hartley, che era arrivato terzo in nome della representation dei piloti Ferrari. Dopo avere atteso con pazienza che terminasse la gara a sua volta, lo attesero sul retro del podio. Brendon apparve, nella sua tuta rossa e con i suoi lunghi e fluenti capelli da surfista. Il pilota della Ferrari numero 28 sembrava proprio un cantante pop!
Daniel, nel frattempo, rideva da solo, accarezzandosi i capelli. I suoi ricci scuri erano acconciati come a formare un perfetto nido per le cornacchie. Chissà se se li lavava con più frequenza di quella con cui si lavava i piedi. In un altro momento gliel'avrebbe senz'altro chiesto. Adesso, però, doveva presenziare sul podio, sperando che accadesse un miracolo e che per qualche ragione Daniel venisse squalificato all'ultimo minuto.
Non accadde nulla di tutto ciò. Anzi, Daniel si mise a chiacchierare così come se niente fosse.
"Non pensi, Lewis, che oggi abbiamo avuto un gran culo?"
"Mhm... e perché mai?"
"Perché Sebastian ha forato una gomma all'improvviso, levandosi dalle scatole."
"Sì, ma sei tu quello che ha vinto il mondiale, quindi sei tu quello che ha culo" dichiarò Lewis. "Anzi, sai cosa ti dico? Che Sebastian non si fosse ritirato, non avresti avuto possibilità di vittoria. Mondiale falsato!"
Daniel rise.
"Dai, Lewis, non sei credibile. Non è da te indignarti perché un altro non ha vinto il mondiale."
"Mi indigno eccome" replicò Lewis. "Non avresti dovuto vincere tu. Sebastian era il mio secondo preferito, dopo me stesso."
"Non si direbbe, visto che non avete fatto altro che scannarvi tra di voi per un anno, incuranti del fatto che potessi metterlo in quel posto a tutti e due."
Per fortuna iniziarono gli inni nazionali, quindi Daniel fu impossibilitato a parlare ulteriormente. Poi venne la consegna dei trofei e l'apertura delle bottiglie di champagne.
Quando Daniel iniziò a slacciarsi le scarpe, Lewis comprese che la sofferenza non era ancora finita. Il suo collega allungò una scarpa piena di champagne a Brendon, che iniziò a trangugiare con gusto, mentre l'altra la porse a Lewis, che rifiutò. Daniel gli spruzzò in faccia il liquido, strappandogli un urlo.
"No, Dan, smettila, per colpa tua mi verrà un attacco micidiale di dissenteria!"
Doveva assolutamente lavarsi. Doveva farlo al più presto. Purtroppo c'era ancora la conferenza stampa da sopportare, ma prima o poi sarebbe stato un cittadino libero e avrebbe potuto andare a infilarsi in una vasca idromassaggio a depurarsi dalle impurità. Si sarebbe lavato le lunghe treccine, che portava spesso sciolte sulle spalle, si sarebbe fatto una maschera facciale, si sarebbe infilato qualcosa di elegante (per esempio un paio di pantaloni da tuta che mostrassero il pacco e una camicia sbottonata che gli consentisse di tenere i pettorali e gli addominali ben esposti al vento), poi sarebbe andato a proporre al suo compagno di squadra di mettere una pietra sopra ai loro dissapori.

Dopo la doccia, Sebastian si era rasato i baffi. Il suo volto privo di peli gli aveva fatto uno strano effetto, ma aveva pensato che potesse permettergli di iniziare una vita completamente nuova.
Si fermò a domandare a uno dei pilotini della Minardi che cosa ne pensasse di lui.
Charles non gli diede molta soddisfazione. Si mise a parlare di quanto la sua monoposto gli desse poche soddisfazioni e di quanto non gli permettesse di mettersi in luce.
"Insomma, io sono un predestinato, mentre Antonio è uno qualsiasi, eppure sembriamo solo due minardisti senza speranze. Io pensavo che avrei addirittura potuto vincere una gara, prima o poi."
"Ah ah, la Minardi che vince un gran premio." Quel pensiero era divertentissimo. "È quasi più probabile che possa vincere io in un'altra vita con una vettura faentina dopo che sarà comprata da una multinazionale degli energy drink e rinominata in Toro Rosso che tu al giorno d'oggi."
Charles spalancò gli occhi.
"Sebastian, come ti vengono delle idee così folli? Altra vita? Energy drink? Toro Rosso? Vittorie?!"
"Sì, mi piacerebbe vincere nello specifico il gran premio di Monza su una vettura del genere."
"Io invece in un'altra vita vorrei vincerlo su una Ferrari mentre tu ti insabbi e vai a schiantarti contro una vettura rosa di origini vagamente indiane."
"Anche tu a idee folli non sei messo molto bene, lasciatelo dire..."
"Deve essere Antonio che mi mette in testa queste idee strane." Charles si allontanò di punto in bianco, canticchiando a bassa voce: "Sono un predestinato. Pre-de-sti-na-to. Mentre Sebastian è un prepensionato. Pre-pen-sio-na-to. Prepensionato con dei baffi orrendi."
Baffi orrendi?!
"Ehi, bimbo, non ho più i baffi!" esclamò Sebastian, sconsolato da una simile esternazione.
Charles non lo ascoltò nemmeno.
Sebastian scosse la testa.
"I ragazzini di oggi..."
Qualcuno, dietro di lui, gli diede una vigorosa pacca su una spalla.
"Concordo, Sebby, i ragazzini di oggi non stanno concludendo nulla di sensato. Credo che dovremmo rimetterli in riga tutti quanti e insegnare loro come si sta al mondo... ehi, ma sei senza baffi!"
"Sì" replicò Sebastian, gelido, mentre Lewis lo fissava con i suoi occhi da furbetto. "Sono senza baffi, hai qualche problema?"
"Sei così fottutamente sexy."
Sebastian avvampò.
"Lo pensi davvero?"
"Certo, sei bellissimo. Magari se al posto di quella T-Shirt bianca da pigiama ti mettessi una camicia e la tenessi slacciata, potresti valorizzare di più il tuo aspetto, ma sei piuttosto carino anche così."
"Va tutto bene, Lewis? Non è da te fare discorsi di questo genere. Di solito, quando parli con me, o mi insulti o mi prendi in giro."
"È stato un errore terribile" replicò Lewis. "Avremmo dovuto coalizzarci contro i piloti delle altre scuderie, impedendo a Daniel e al suo nido di cornacchie di batterci. Avrei tanto voluto che tu non avessi forato quella gomma."
"Anch'io avrei voluto vincere il mondiale" ammise Sebastian, "Magari farlo ex-equo con te sarebbe stato bello..."
Era incredibile come dopo un anno di tensioni tra di loro fosse tornata improvvisamente l'armonia grazie alla rasatura di un paio di baffi e a un apprezzamento fisico.
Sebastian e Lewis si abbracciarono.
"Ehi, ti va di prendere un tè insieme, uno di questi pomeriggi, alle cinque?" propose Lewis.
A Sebastian rimbalzò il cuore nel petto.
"Sì, che idea meravigliosa! Ho sempre desiderato essere un gentleman inglese per un giorno!"

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In questa fan fiction ho immaginato i piloti citati sulle seguenti vetture:
- Sebastian Vettel sulla Williams numero 5 (guidata nel 1986 da Nigel Mansell)
- Lewis Hamilton sulla Williams numero 6 (guidata nel 1986 da Nelson Piquet)
- Daniel Ricciardo sulla McLaren numero 1 (guidata nel 1986 da Alain Prost)
- Kimi Raikkonen sulla McLaren numero 2 (guidata nel 1986 da Keke Rosberg)
- Brendon Hartley sulla Ferrari numero 28 (guidata nel 1986 da Stefan Johansson)
- Fernando Alonso sulla Lotus numero 12 (guidata nel 1986 da Ayrton Senna)
- Jolyon Palmer sulla Zakspeed numero 14 (guidata nel 1986 da suo padre Jonathan)
- Charles Leclerc sulla Minardi numero 24 (guidata nel 1986 da Alessandro Nannini)


giovedì 2 aprile 2020

Bernie II?!

Un giorno, ancora lontano, Felipinho Massa ormai adulto gironzolerà per il paddock insieme al padre divenuto telecronista (è inutile, Felipinho non sembra volere diventare pilota).
Sebas Montoya scoperchierà tombini, i figli senza nome di Vettel correranno dietro pseudonimo, Robin Raikkonen mangerà gelati dopo le gare e tiferà per la sorella minore pilota di Formula 2.

I Leclestappen saranno due vecchi pensionati, perfino Lando Norris sarà un vecchio pensionato. Chissà, forse esisterà un Alonso Jr grande tifoso di Carlos Sainz Jr.
Quest'ultimo ormai avanti con gli anni imiterà il suo idolo gareggiando da qualche parte fino a età avanzata, mentre Carlos Sr si illuderà di essere lui l'ispirazione del figlio.

Alaia e Naila Rosberg saranno le più celebri youtuber del motorsport spodestando il padre e cimenteranno i gran premi in diretta sul loro canale.
La gente guarderà i loro video soltanto in un secondo momento perché le TV non pay trasmetteranno i gran premi in diretta spodestando finalmente Sky.

Accanto al circuito di Interlagos, un nonno porterà i suoi nipoti ad arrampicarsi sui muretti, raccontando loro di quando da bambino faceva la stessa cosa insiene ad Alex Barros.
Poi la figlia di Shea Holbrook, Olivia, sarà la più veloce della W Series, perché a volte sono le seconde generazioni quelle che contano.

La Formula 1, forse, sarà in buone mani, con il figlio di Bernie Ecclestone che spodesterà Liberty Media impossessandosi di ciò che un tempo era sotto il controllo del padre.
Quale figlio? Quello che, secondo quanto riportato dai media britannici e tedeschi oggi, la moglie quarantenne di Bernie darà alla luce nei prossimi mesi.