venerdì 22 maggio 2026

Senza parole di fronte alla morte di Kyle Busch (1985 - 2026)

Motorsport is dangerous, lo senti ripetere di frequente ma non abbastanza da non restare senza fiato di fronte a una disgrazia. Ti senti sollevata, tutto sommato, dal fatto che le disgrazie non siano più frequenti come un tempo. Motorsport is dangerous, ma la vita è un controsenso ed ecco che ti ritrovi con piloti morti o in fin di vita mentre facevano qualcosa di molto meno pericoloso del proprio mestiere. Proprio oggi, 22 maggio, nove anni fa se ne andava Nicky Hayden, a causa delle ferite riportate dopo essere stato investito mentre era in bicicletta.
Resti spiazzata ma per qualche verso lo accetti, perché così va la vita. Però non sei preparata, e non lo sarai mai, a sentire di un pilota in attività che muore all'improvviso PER CAUSE NATURALI. Qualcosa, dentro di te, ti dice che 41 anni sono troppo pochi per morire di cause naturali.


Sono passati anni da quando seguivo la NASCAR. Di Kyle Busch ricordo la livrea M&M. Mi affascinava il fatto che sia lui sia il fratello Kurt gareggiassero ad alti livelli nella stessa categoria, perché le coppie di fratelli front runner scarseggiano drammaticamente.
Ieri sera ho letto il comunicato che annunciava il suo forfait dalla Coca Cola 600 per "serious illness" e il conseguente ricovero in ospedale. Può succedere, mi sono detta. Non immaginavo certo che avesse qualcosa di così grave da vedere quell'altro comunicato.
Doveva essere all'incirca mezzanotte, sono entrata su Facebook con l'intenzione di dare un'ultima occhiata ai social prima di andare a letto. Quando ho letto un post che commemorava Kyle Busch ho pensato "questo è un coglione che scrive post fasulli di pessimo gusto". Poi mi sono accorta che non un troll, ma il profilo ufficiale di un'altra categoria motoristica.

Sono senza parole.



mercoledì 20 maggio 2026

La U.S. 500 dei Very Uominy: quando la CART ha tentato di rubare la scena gareggiando in SoVrApPoSiZiOn3 alla Indy 500... e ha floppato mestamente!

Il 1996 è stato un anno molto travagliato per le competizioni open wheel d'oltreoceano, con i team della CART estromessi dalla IRL e il conseguente split che sarebbe durato per oltre un decennio. Nel Memorial Weekend, come al solito, era prevista la 500 miglia di Indianapolis, un'edizione tacciata di avere una delle peggiori griglie di sempre. A dire il vero qualche pezzo grosso c'era: Eddie Cheever, Michele Alboreto, Arje Luyendyk... c'era anche Tony Stewart, poi divenuto un pezzo grosso della NASCAR, che scattava dalla pole, "ereditata" dopo la tragica morte di Scott Brayton nei test post-qualifiche.
È inutile negare che la CART avesse una griglia migliore. Il 26 maggio 1996, con quella griglia, ha deciso di sfidare apertamente la IRL: disputare in Michigan una gara di 500 miglia con una qualifica in stile Indy e una propaganda che portava a chiedersi: che cosa potrà mai andare storto?
Soffermiamoci sulla propaganda. Provate a immaginare la classica propaganda americana, quel tipo di propaganda interamente basata sull'autoesaltarsi, sull'autoproclamarsi migliori e sul millantare ai quattro venti cifre astronomiche alla voce "dimensioni del pene". Solitamente gli americani proclamano di essere i the best dei the best quando devono screditare serie non americane. In questa circostanza il messaggio era chiaramente rivolto alla IRL.

Lo spot era anche carino: venivano inquadrati tutti i piloti allineati uno dietro l'altro, tutti con espressioni serie a parte Paul Tracy, e il messaggio di fondo che suonava come: who kers della IRL, i piloti della CART sono very uominy. Nel frattempo ci si preparava a una partenza in fila per tre, con tanto di telecronisti che da una mezz'ora andavano di lungo con la storia dei migliori piloti al mondo, della migliore categoria al mondo e quant'altro.
Nel frattempo scorreva la griglia, con vari piloti che sfoggiavano occhiali modello nonna degli anni '90 e Bobby Rahal che sembrava più vecchio allora che adesso. I primi tre erano Jimmy Vasser, Adrian Fernandez e Bryan Herta, con i team Ganassi, Tasman e Rahal. Le vetture seguivano la safety car durante il pace lap, in attesa della bandiera verde. Proprio mentre i telecronisti ancora millantavano che solo lì c'erano i veri uomini, Vasser e Fernandez si sono toccati, finendo verso Herta, dove per "verso" si intende spalmandovisi contro.
Così facendo hanno lasciato campo libero all'altra Ganassi e alle due Penske. Alex Zanardi, Al Unser Jr e Paul Tracy sono passati indenni. Il resto della griglia si divideva in piloti incidentati e piloti che tagliavano per i campi per evitare di incidentarsi... un grande successo, non lo si può negare.

A pagare il prezzo più alto è stato Fernandez che nel marasma ci ha rimesso l'unica vettura sulla quale poteva appoggiare il fondoschiena e, quando decine di minuti più tardi è stata ripetuta la procedura di partenza, non era presente. C'era invece Vasser, con la vettura di riserva, e la prima parte di gara è stata caratterizzata dalle Ganassi 1/2 e Zanardi è succeduto a Vasser come race leader. Jimmy è anche scivolato dietro la Forsythe di Greg Moore, vettura dalla bellissima livrea turchese con sponsor di tabacco canadese, che dava tante Ligier vibes. <3
Nel frattempo abbiamo avuto quattro ingressi ravvicinati della safety car per le seguenti ragioni: 1) rottura del motore per Scott Pruett/ Patrick Racing, 2) stessa cosa per Fredrik Ekblom/ Walker Racing, 3) detriti, 4) sbinnata(?) di Juan Fangio II/ All American Racers, che in seguito si sarebbe ritirato per un guasto al motore.
Tra una cosa e l'altra anche Raoul Boesel, pilota del team Green, si è ritirato, così come Michael Andretti di Newman Haas.
Le diverse finestre di pitstop hanno portato nelle zone alte soggettoni di un certo livello, vedi Mauricio Gugelmin/ Pacwest, vedi Roberto Moreno/ Payton Coyne. I lettori sono autorizzati a strapparsi via le mutande, ma li invito a mantenere un certo contegno. E comunque dopo sono tornati davanti Zanardi, Moore e colleghi vari.

Abbiamo avuto anche incidenti: Gary Bettenhausen che correva per l'omonimo team di proprietà del fratello nonché tra l'altro compagno di squadra di Stefan Johansson, Bobby Rahal che correva per il proprio team... due safety car, poi un'altra per olio(?) sulla pista. Del resto i motori non reggevano molto a lungo, in certi casi, abbiamo perso per strada Robby Gordon/ Walker Racing e poi Jeff Krosnoff/ Arciero, quest'ultimo proveniente dalla Japanese Formula 3000 (quella che poi è divenuta Formula Nippon e Superformula). Secondo i rumour, quando viveva in Giappone, Krosnoff era il coinquilino di Mika Salo, Heinz-Harald Frentzen, Eddie Irvine, Roland Ratzenberger e Johnny Herbert.
Tornando alla gara, Moore ha fatto un testacoda e anche se ha proseguito è entrata la safety car. Le carte in tavola si sono rimescolate e tra una sosta e l'altra è emerso leader nientemeno che Parker Johnstone/ Comptech Racing. Johnstone era comunque inseguito dalle Ganassi che cercavano di risalire, ma nevermind, non potevamo fare altro che goderci la sua leadership... finché fosse durata.
C'era altro che non era destinato a durare: mentre Zanardi si avvicinava a Johnstone, il motore ha fatto una sfumazzata micidiale. Secondo il telecronista, era raro vedere una scena del genere con un motore Honda. Sono sicura che nessun telecronista di Formula 1 negli anni successivi avrebbe mai pronunciato una frase analoga!

Ovviamente tutto ciò ha provocato una safety car e non è stata l'ultima. Purtroppo Johnstone sembra avere fatto una mezza sbinnata, poi anche Herta che poi si sarebbe anche ritirato per problemi di motore, stesso destino toccato anche a Johansson. Infine dalla macchina di Moore si è alzata una sfumazzata micidiale sulla falsariga di quella uscita dal retrotreno della macchina di Zanardi, sono stati ex equo i guasti al motore più altisonanti dell'evento.
Tra una cosa e l'altra André Ribeiro/ Tasman spesso visto nelle posizioni di spessore di è fatto diversi giri in testa, anche se alla fine l'avrebbe spuntata Vasser, proprio uno dei piloti che avevano reso frizzante il primo tentativo di partenza. Soltanto un altro pilota ha chiuso a pieni giri, ovvero Gugelmin, mentre Moreno ha completato il podio. Ribeiro ha concluso quarto, precedendo la Pacwest di Mark Blundell.
Al sesto posto si è classificato Eddie Lawson: l'ex pilota di motociclismo ha infatti reso spettakolarehhhh la CART dopo avere gareggiato in precedenza di Indylights. Seguivano le Penske di Tracy e Unser, poi Gil De Ferran su Jim Hall Racing ed Emerson Fittipaldi su Logan Penske. Johnstone è giunto undicesimo davanti alla Newman Haas di Christian Fittipaldi, infine pare che a millemila giri di gap da qualche parte fosse ancora in pista Hiro Matsushita/ Payton Coyne.


domenica 17 maggio 2026

Ho comprato il modellino della Williams di Jones e della Shadow di Jarier

Qualche settimana fa avevo scritto che avrei comprato solo modellini in cima alle mie wishlist, o qualcosa del genere. Poi però stamattina mi sono lasciata trascinare e, visto che al mercatino di oggi c'erano diverse bancarelle sulle quali ho visto anche qualche modellino, ho deciso di non aspettare visioni mistiche quali l'eventuale presenza di modellini di Tyrrell a sei ruote. Naturalmente di quelli neanche l'ombra, anche se spero sempre e comunque di incapparci, prima o poi.
Alla fine, ad appena cinque euro l'uno, mi sono portata a casa due modellini Polistil, uno della Williams di Alan Jones, quella sponsorizzata dalla famiglia di Osama Bin Laden, con il numero 27 che poi venne "ceduto" alla Ferrari, l'altro della Shadow di Jean-Pierre Jarier, che sembrava lanciato verso una promettente carriera prima della sua prematura mort-... ah no (come vedete, questa gaffe mi è rimasta impressa).


Sono riuscita a piazzarli nella vetrinetta nonostante lo spazio scarseggi e sono anche riuscita a fare un po' di spazio nel quale potrei collocare uno o due futuri acquisti.






venerdì 15 maggio 2026

Oggetti al Volante Non Identificati: Daniil Kvyat

Il 15 maggio 2016, esattamente dieci anni fa, Max Verstappen vinceva il primo gran premio in carriera in occasione della prima apparizione alla Redbull: una scena degna di una fan fiction da forum degli old gold days. Non so se avete presente, quelle storie in cui il protagonista veniva promosso a caso nella squadra più tamarra del campionato e a sorpresa conquistava la vittoria dopo avere rimpiazzato il villain messo da parte. Ebbene, oggi come Oggetti al Volante Non Identificati andiamo a scoprire chi fosse il villain in questione.

La carriera di Daniil Kvyat ‐ nato a Ufa in Russia ma cresciuto a Roma - sulle monoposto inizia nel 2010 in Formula Renault, un po' in sordina, ma negli anni successivi iniziano finalmente le soddisfazioni, tanto che nel 2012 vincerà il campionato di F.Renault Alps. La vera svolta arriva con il passaggio in GP3 nel 2013. Il "russo di Roma" non solo non si trova in difficoltà dopo il passaggio di categoria, ma progredisce durante la stagione al punto di vincere tre gare a campionato inoltrato e a conquistare il titolo. Ciò gli vale la promozione in Formula 1, non ancora ventenne, per la stagione 2014.
Come tutti i Redbull junior che giungono nella massima categoria esordisce con la Toro Rosso, lo fa al fianco del più esperto Jean-Eric Vergne. È JEV a uscire vincente dal confronto, 13° vs 15° nel mondiale piloti, ma è Dany a conquistare il risultato più privilegiato: un volante in Redbull, al posto di Sebastian Vettel passato in Ferrari, per la stagione 2015. Vergne, invece, viene appiedato per fare posto a una nuova coppia di esordienti, Carlos Sainz jr e il diciassettenne Max Verstappen.

Il 2015 è negativo per la Redbull, ma molto positivo per Daniil Kvyat. Non solo non sfigura, ma si classifica settimo con pochi punti di vantaggio nei confronti del più blasonato compagno di squadra Daniel Riccardo, ottavo in graduatoria generale. La stagione è scarna di successi per il team di Milton Keynes, Kvyat e Ricciardo fanno doppio podio chiudendo 2/3 alle spalle di Vettel in Ungheria e l'australiano ottiene anche un ulteriore podio, ma sono lontani i fasti dell'epoca d'oro.
Il 2016 sembra l'anno della svolta. La Mercedes è dominante come nelle due passate stagioni, ma già al terzo gran premio della stagione Kvyat conquista il suo primo podio stagionale. È il 17 aprile e il gran premio è quello della Cina. Ancora non lo sappiamo, ma ciò che succede in questa giornata è l'inizio della fine.
Nel pre-podio passano alla storia le immagini di Kvyat che litiga con Vettel, una scena che ricorda il "prova a imparare"/ "prova tu a imparare" di Fernando Alonso e Felipe Massa nel 2007. Il ferrarista, arrivato secondo, sostiene di essere stato chiuso bruscamente da Kvyat alla partenza e che ciò abbia provocato una collisione tra sé e il compagno di squadra Kimi Raikkonen. Il suo "you came like a torpedo" passa alla storia.


Due settimane dopo, il 1° maggio, si svolge il GP della Russia, evento di casa per Kvyat. Inizia nella maniera meno opportuna per Daniil, con un incidente... e non con un incidente normale, dato che sperona ben due volte proprio il pilota con cui due settimane prima ha litigato in mondovisione, che con la Redbull ha vinto quattro mondiali e che nonostante la tuta rossa forse sotto sotto è ancora il golden boy della squadra bovina.
Coinvolge anche Ricciardo giusto per non farsi mancare niente e la gara è un disastro. Il vero disastro, tuttavia, è che la Redbull abbia un altro golden boy in attesa di promozione. Il 5 maggio 2016 viene annunciato che Max Verstappen prenderà il posto di Daniil Kvyat, il quale ritorna così in Toro Rosso.
Ciò che nessuno può immaginare, quel giorno, è cosa succederà dieci giorni più tardi al GP di Spagna. Al via, Nico Rosberg e Lewis Hamilton vengono a contatto: le due Mercedes sono out, è il giorno fortunato di un outsider... e così Verstappen finisce per conquistare la prima vittoria nella massima categoria.

Il resto della stagione, per Kvyat, è un susseguirsi di bassi e altri bassi. Il 2017 va anche peggio, perché non solo il suo volante alla Redbull è ormai un ricordo lontano, ma perché anche quello in Toro Rosso rischia di non essere una certezza.
Sainz vuole lasciare il team, la squadra faentina promuove Pierre Gasly. Però il passaggio di Carlos alla Renault va per le lunghe, quindi appieda Kvyat e la coppia diviene Sainz/ Gasly. Quando finalmente Carlito se ne va, Kvyat viene richiamato a fare coppia con Gasly... almeno finché non viene appiedato di nuovo, stavolta per ingaggiare Brendon Hartley. Curiosamente, ogni volta in cui perde il volante, la gara successiva la vince Verstappen.
Kvyat occupa brevemente il ruolo di development driver Ferrari, per poi tornare a far parte dell'universo Toro Rosso nel 2019 (e Alpha Tauri nei due anni successivi). Riesce finalmente a togliersi una grande soddisfazione quando conquista il terzo posto al GP di Germania, salendo sul podio con i colori della squadra faentina nello stesso fine settimana in cui la sua compagna Kelly Piquet dà alla luce la loro figlia Penelope.

Molto riservato sulla vita privata, Daniil finisce ripetutamente al centro di gossip e prese per i fondelli sui social. Lui e Kelly si lasciano, infatti, ma lei torna nel paddock come compagna di nientemeno che Verstappen, con il quale avrà una figlia.
La nascita di Lily viene annunciata il 1° maggio 2025, giorno dell'anniversario del GP della Russia 2016. Si scoprirà in occasione del suo primo compleanno che è nata il 25 aprile, quindi alla vigilia del compleanno di Kvyat.
Dopo la fine della carriera in Formula 1, Daniil gareggia sporadicamente in NASCAR e nel 2023/2024 compete nel WEC. Da quando ai piloti russi non viene permesso di gareggiare con la propria bandiera nazionale, ha utilizzato licenza italiana e attualmente(?) monegasca, essendo residente a Montecarlo.


giovedì 14 maggio 2026

GP Spagna 2006: Alonso vince per la prima volta il gran premio di casa

14 maggio 2006: la Formula 1 arriva a Montmelò reduce da due successi consecutivi di Michael Schumacher. Fin dalle qualifiche, tuttavia, tutto lascia ben sperare per la Renault e per il pilota di casa Fernando Alonso, il quale conquista la pole position davanti al compagno di squadra Giancarlo Fisichella. Le Ferrari sono 3/4, mentre seguono in ordine sparso le Honda e le Toyota, che però al via verranno superate da Kimi Raikkonen, che si installerà quindi in quinta piazza.

Alonso è leader e la sua leadership non sembra essere messa in discussione. Schumacher, invece, cerca di sopravanzare Fisichella per procacciarsi la seconda piazza. Il tentativo di overcut fallisce in occasione della prima delle due soste, ma supera il pilota della Renault poco dopo.
A questo punto abbiamo le Renault 1/3 e le Ferrari 2/4. Mentre le posizioni dei primi tre si stabilizzano, la quarta piazza di Felipe Massa è altrettanto stabile. Raikkonen mantiene la quinta posizione, mentre l'altra McLaren non vede neanche da lontano il traguardo, dato che Juan Pablo Montoya finisce in testacoda e si insabbiare già nel corso del primo stint, unico tra i ritirati a non terminare la gara per un proprio errore anziché per qualche noia meccanica.
Le Honda di Jenson Button e Rubens Barrichello stranamente non hanno noie meccaniche e chiudono 6/7, mentre la zona punti viene completata dalla BMW Sauber di Nick Heideld.

Nonostante le buone premesse, la Toyota chiude con il solo Jarno Trulli in decima posizione tra le Williams di Mark Webber e Nico Rosberg, mentre Ralf Schumacher è uno dei ritirati per guasti di varia natura.
Jacques Villeneuve sulla BMW Sauber è dodicesimo davanti alle Redbull di Christian Klien e David Coulthard, che precedono l'unica Toro Rosso al traguardo - Vitantonio Liuzzi, mentre Scott Speed è ritirato. Seguono Tiago Monteiro sulla Midland e Takuma Sato sulla Super Aguri, mentre i rispettivi compagni di squadra Christijan Albers e Franck Montagny sono entrambi out.
L'ultimo classificato Sato chiude a quattro giri dal vincitore, al momento la Super Aguri sembra la lumaca del gruppo. Nessuno può sospettare che di lì a 364 giorni, proprio sul circuito catalano, otterrà per mano del pilota giapponese il primo punto della propria breve storia.