martedì 21 aprile 2026

Oggetti al Volante non Identificati: Max Chilton

Nel mondo dell'automobilismo esistono storie talmente banali che forse non vale nemmeno la pena di raccontare: un pilota mediocre ottiene una grande chance, viene deriso per il suo potenziale trash, poi si rivela semplicemente uno degli ultimi della classe, senza nemmeno essere trash, infine esce di scena come tutti quelli del suo calibro, venendo quasi rimosso dalla memoria collettiva. Poi, al loro fianco, esistono storie talmente poetiche e incredibili da sembrare uscite da un film o da un romanzo.
Quella di Maximilian Chilton, noto come Max, appartiene senza dubbio alla prima categoria. Ha vissuto qualcosa di simile per ben due volte, in Formula 1 e in Indycar. Tuttavia, in un giorno d'estate, all'Iowa Speedway, Chilton ha raggiunto suo malgrado quello che è stato il culmine della sua storia motoristica e che ha lanciato quella che all'inizio sembrava una promettente carriera in Indycar: qui si passa a pieno titolo alla seconda casistica, perché Max rientra tra i pochi eletti che, all'improvviso, un giorno hanno reso il motorsport simile a una poesia.

Inglese, nato il 21 aprile 1991, il giovane Max passa dai kart alle auto ad appena quattordici anni. Non è che abbia esattamente una carriera da enfant prodige. Ovunque vada, fatica nelle prime due stagioni e inizia a ingranare nella terza. Chi segue le serie minori saprà che solitamente non è un buon segnale: di solito i piloti veramente bravi brillano già al primo anno, mentre quelli discreti anche se faticano il primo anno, almeno nel secondo iniziano a fare bene.
In GP2, nel 2012, Max Chilton ottiene un quarto posto in classifica piloti, conquistando due vittorie. Lo precedono Davide Valsecchi, Luiz Razia ed Esteban Gutierrez. Nelle due stagioni precedenti ha portato a casa appena una manciata di punti, un palmares ben lontano dal ricevere apprezzamenti. Eppure Chilton viene scelto dalla Marussia per il 2013, dopo essere stato loro test driver. Non affianca il veterano Timo Glock, ma proprio Razia... ah no, quest'ultimo perde gli sponsor poche settimane prima dell'inizio del campionato, quindi Chilton farà coppia con Jules Bianchi, che nella stagione precedente è stato Friday Driver della Force India.

Chilton non combina nessuno dei disastri annunciati. Certo, solitamente si qualifica dietro a Bianchi, ma non così drammaticamente più indietro. Batte con frequenza anche le Caterham, o almeno una di esse. Così come Charles Pic e Giedo Van Der Garde - i piloti Caterham, appunto - il suo miglior risultato in gara è un quattordicesimo posto, i tre vengono battuti da Bianchi in virtù di un tredicesimo posto in Malesia, che farà sì che la Marussia batta la Caterham in classifica costruttori.
È pur vero che Max risulta ultimo in classifica piloti, ma è semplicemente un pilota meh come tanti. Al netto di un incidente innescato da lui stesso con Pastor Maldonado a Montecarlo, nel quale riesce a proseguire, non fa troppi danni e conclude la stagione senza nemmeno un ritiro. Completerà anche i primi sei della stagione successiva, un record di gran premi finiti dopo il debutto che gli verrà strappato soltanto da Esteban Ocon (il quale, però, debutta in corso d'opera e Chilton rimane ancora l'unico rookie con un'intera stagione senza DNF). A compensare, il primo ritiro è piuttosto altisonante: in Canada 2014, Max esce alla prima curva, il che non sarebbe neanche troppo grave, se la dinamica non fosse stata centrare in pieno il compagno di squadra Bianchi, reduce dalla storica nona piazza di Montecarlo.

Dopo il risultato del Principato, pare palese che la Marussia abbia una line-up composta da un pilota promettente e da uno meh. Il gap tra i due inizia quindi a essere attribuito ai meriti di Bianchi piuttosto che ai demeriti di Chilton, che nel frattempo deve vedersela con i nuovi piloti della Caterham, Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson, senza mai andare oltre a qualche tredicesimo posto, stesso destino che tocca al pilota giapponese - lo svedese, invece, è arrivato undicesimo proprio a Monaco.
Grazie al risultato di Montecarlo, la Marussia non solo sta davanti alla Caterham, ma perfino alla Sauber. Per il team sembra andare tutto a gonfie vele (e Chilton fa perfino una Q2), almeno finché tutto non precipita, nel peggiore dei modi, quando in Giappone Bianchi esce di pista e colpisce il trattore.
L'ultima apparizione, con la sola vettura di Chilton, è al GP della Russia. Poi iniziano problemi di sponsor, la mancata trasferta sudamericana e, infine, perfino il gran premio finale salta all'ultimo. La Marussia tornerà nel 2015 come Manor, ma la carriera in Formula 1 di Chilton è finita. Pare che abbia rifiutato di disputare il gran premio finale con la Caterham, dopo la defezione di Ericsson, per non correre con la diretta avversaria della Marussia.

A quel punto, Chilton fa quello che fanno tanto piloti dopo essere rimasti senza volante in Formula 1: va in America. Però l'Indycar, la serie che nel corso degli anni accoglierà a braccia aperte un luminare come Esteban Gutierrez, che costruirà una storyline sul ritorno alle competizioni di Romain Grosjean dopo il rogo di Sakhir, che definirà Mick Schumacher come "Formula 1 veteran" e quant'altro, non ha alcun interesse per Max, il quale va a correre in Indylights con la Carlin, squadra in cui ha militato nelle formule minori.
Nella "GP2 dell'Indycar" Chilton non svetta particolarmente. L'inizio è difficile, salta anche un evento in corso d'opera per disputare la 24 Ore di Le Mans. Ottiene qualche sporadico podio. Eppure è proprio lì che avviene il turning point: Max conquista una vittoria dalla pole position, dopo avere brevemente perso la leadership a vantaggio del compagno di squadra Ed Jones, il quale viene prontamente relegato in seconda piazza.



È il 18 luglio 2015. Gli appassionati di automobilismo si sono svegliati con la notizia che la sera precedente Jules Bianchi è morto dopo nove mesi di coma. Vedere il suo compagno di squadra trionfare in Indylights all'Iowa Speedway è una di quelle emozioni che lasciano il segno.
Incredibile ma vero, Chilton finisce suo malgrado sotto i riflettori. Attira l'attenzione delle squadre di Indycar. Viene ingaggiato da Chip Ganassi per la stagione 2016, in cui ottiene un settimo posto come migliore risultato. Nel 2017, a Indianapolis, si ritrova addirittura leader di quella famosa 500 miglia alla quale si fa notare Fernando Alonso. Alla fine della giornata, Chilton è il pilota che passa in testa più giri. La vittoria, però, va a Takuma Sato, a Max non resta che un misero quarto posto.
La seconda stagione va meglio di quella precedente, poi avviene il passaggio alla Carlin. Il 2018 è l'ultima stagione in cui Chilton disputa tutta le gare. Nel 2019, per preoccupazioni legate alla sicurezza, decide di smettere di gareggiare sugli ovali, non certo l'ideale per un pilota di Indycar. Continua a prendere parte al campionato fino al 2021, dopodiché decide di lasciare gli States con l'obiettivo di tornare in Europa in endurance.
Ciò non si traduce in realtà, Chilton non disputa più alcuna gara a partire dal 2022 e al momento viene definito "ex pilota".



lunedì 20 aprile 2026

Indycar 2026: #5 Long Beach

Il Gran Premio di Long Beach si è svolto ieri in tarda serata, praticamente stanotte. Stamattina alle sei c'era già un extended highlight sul canale Youtube di "Indycar on Fox", che ho provveduto a guardare immediatamente, senza avere alcun tipo di spoiler perché ero andata a letto alle 23,45 e non avevo ancora aperto nulla che non fosse Youtube e, nello specifico, quel video.
Felix Rosenqvist (Shank) partiva dalla pole position precedendo Pato O'Ward (Arrow McLaren), Alex Palou (Ganassi), Kyle Kirkwood (Arrow McLaren), David Malukas (Penske), Scott Dixon (Ganassi), Will Power (Andretti), Scott McLaughlin (Penske), Kyffin Simpson (Ganassi), Graham Rahal (Rahal), Christian Lundgaard (Arrow McLaren), Rinus Veekay (Juncos), ecc...
La partenza è stata tranquilla. Rasmussen era davanti e davanti è rimasto, tra un'inquadratura della fontana che raffigura i delfini e l'altra.

Oserei dire che i delfini della fontana sono stati a lungo la massima attrazione, visto che perfino nei commenti (che ho letto dopo per evitare spoiler) la gente si lamentava della garahhhh noiosahhhh, specie per il vincitore. Immagino che stiate già iniziando a sospettare che vi stia servendo uno spoiler su un piatto d'argento, ma nevermind. Occupiamoci di cose serie.
C'erano venticinque vetture in pista e una curiosità poteva essere l'andare a scoprire dove si trovassero i piloti europei di provenienza Formula 1. Nel momento in cui ho avuto quella bella pensata, la classifica recitava: 23. Marcus Ericsson (Andretti), 24. Mick Schumacher (Rahal), 25. Romain Grosjean (Coyne)... non c'è che dire, sempre una garanzia di soddisfazioni! In particolare, a quel punto, RoGro reduce dal quarantesimo compleanno festeggiato tre giorni fa (quattro mentre scrivo, dato che è lunedì) era anche l'unico pilota doppiato presente in pista!
No worries, era solo una pitstop window sfavorevole, a fine gara almeno uno di loro ci avrebbe offerto la grazia di finire in top-20, ma nel frattempo le macchine in pista sarebbero rimaste solo ventiquattro e proprio per via del ritiro di Ericsson per qualche noia meccanica.

La gara procedeva più tranquilla che mai, senza che nessuno avesse la bella intenzione di finire in testacoda in un tratto cieco generando un ingorgo di quelli belli come quelli che ogni tanto si vedono a Lungaspiaggia.
Naaaahhhh, il plot twist è stato rappresentato da un detrito bello grosso, che in realtà pare fosse un pezzo di gomma, che ha portato immediatamente ai ripari, con doppie bandiere gialle, caution, gente che rientrava in branco ai box perché era il momento dell'ultimo pitstop...
...
...
...e niente, mi sono soffermata a guardare con attenzione la monoposto di Rosenqvist ferma ai box


giungendo alla stessa conclusione a cui è arrivato anche un utente che commentava il video degli extended highlight: sembra la livrea della Benetton con cui Michael Schumacher vinse il suo primo mondiale... e a onore del vero non si contano più le livree di Indycar che mi ricordavano o l'una o l'altra livrea Benetton.

Guess what? Rosenqvist ha avuto una sosta un po' troppo lenta. E guess what? Ha perso la leadership. Provate a fare uno sforzo di immaginazione. Chi potrebbe averlo sopravanzato? Ma ovviamente Palou, che fino a quel momento era stato buono e tranquillo in seconda piazza. Ha staccato Rosenqvist e gli inseguitori, andando a procacciarsi la vittoria. Dixon ha chiuso sul gradino più basso del podio, dietro a Felix.
Seguivano Kirkwood, O'Ward, McLaughlin, Malukas, Rahal, un Alexander Rossi (Carpenter) partito in bassa classifica che non fa testo per gli ex Formula 1 dato che è americano e in Formula 1 c'è stato per una manciata di gran premi, infine Simpson a completare la top-ten. Dennis Hauger (Coyne) ha chiuso undicesimo precedendo Nolan Siegel (Arrow McLaren), Veekay e Josef Newgarden (Penske) solo quattordicesimo dopo avere fatto il figo per qualche giro in testa alla gara essendo su una diversa finestra di pitstop... sarebbe comunque andata ancora peggio a Power.
Prima di arrivare a lui, passiamo a Christian Rasmussen (Carpenter), quindicesimo al traguardo, davanti a Louis Foster (Rahal) e a Schumacher che con una diciassettesima piazza teneva alto(?) il buon nome degli ex Formula 1. Come già detto, solo uno tra i primi venti, quindi per noi grosjeanine erranti (con "errare" inteso non come vagare, ma come sbagliare, perché abbiamo commesso l'errore di credere in lui) proprio nessuna gioia.
Venivano infatti Santino Ferrucci (Foyt), il già citato Power, Lundgaard e solo ventunesimo il nostro eroe RoGro! :-//// Seguivano Caio Collet (Foyt), Sting Ray Robb (Juncos) e Marcus Armstrong (Shank) che credo abbia avuto qualche problema dato che non era stato così disgraziatamente ultimo nelle fasi precedenti.



domenica 19 aprile 2026

Modellini di monoposto francesi tamarre decisamente stylish!

Oggi era la terza domenica del mese, quindi giorno di mercatino dell'antiquariato nel paese accanto al mio. Tra i mercatini che frequento, non è esattamente quello in cui fioccano maggiormente modellini vintage, quindi non nutrivo grandi speranze in tal senso.
Percorro i portici, scambio qualche parola con il mio amico che vende trapani, attrezzi e cianfrusaglie varie, proseguo lungo i portici, vado in piazza...
...
...
...e in piazza c'è una bancarella, accanto alla quale c'è una serie di biciclette usate, sulla quale ci sono nell'ordine: riviste che parlano di moto, modellini di Formula 1, oggetti di ceramica.

Lì accanto, un signore anziano sta parlando con una donna che intende comprare una bicicletta. Mi metto a guardare i modellini, adocchiando in particolare la Renault di René Arnoux e la Ligier di Jacques Laffite. La donna che ha comprato la bicicletta intanto se ne va e il venditore invita un altro potenziale cliente nei pressi del suo furgone, passando dieci minuti buoni a mostrargli qualcosa.
Quando finalmente il venditore riemerge, riesco ad attirare la sua attenzione e no, non faccio finta di volere comprare una bicicletta. Gli chiedo quanto costino i modellini, mi dice che li vendeva a dieci euro l'uno, ma li fa a otto.
Gli dico che voglio comprare quei due e da sedici euro si passa a quindici. Mi racconta che fanno parte della sua collezione personale che sta vendendo perché a suo nipote non interessa. Poi mi chiede: "li conosci tutti?"
Gli dico che ne conosco una parte, più anni '80 che '70. L'unica piccola delusione della giornata è che mi pare di capire che il venditore sia in primo luogo appassionato DI MODELLINI e non di Formula 1 in quanto tale.

Dopo una ripulita, le due new entry finiscono direttamente nel "garage" che sta davanti ai miei trofei di pesca sportiva risalenti all'infanzia (l'ho già detto in altre occasioni, credo, ho smesso a nove anni, non l'ho mai detto invece, ma la società di pesca aveva sede a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, che pare essere la zona di provenienza di Kimi Antonelli - che ai tempi non era neanche un pensiero lontano, dato che nove anni li avevo nel 1997).


Guess what? Ho messo la Renault accanto al modellino della Ferrari di Gilles Villeneuve. Non potevo fare altrimenti. ARNEUVE VIBES. <3




sabato 18 aprile 2026

Formula E 2026: Recap di Jeddah (#4 e #5) e Jarama (#6)

Nello scorso fine settimana e in quello attuale la Formula 1 avrebbe dovuto correre in Bahrain e in Arabia Saudita, eventi cancellati a causa della guerra in Medio Oriente. Il circuito di Jeddah, due mesi fa, era stato protagonista nella Formula E, quindi proprio in questo weekend ho deciso di andare a ripercorrere quel double header, oltre che il successivo evento in Spagna, che si è svolto nel mese di marzo, in vista del ritorno della categoria elettrica nei primi giorni di maggio.

#4 JEDDAH - Edoardo Mortara (Mahindra) ottiene la pole position, ma fa una pessima partenza e lascia Maximilian Gunther (DS Penske), Norman Nato (Nissan), Pascal Wehrlein (Porsche) e Taylor Barnard (DS Penske) nelle posizioni che contano. Siamo in un double header, quindi c'è l'obbligo del pitboost e, dopo il pitboost, non è più Gunther il favorito, neanche da lontano, ma Wehrlein che accumula un notevole vantaggio.
L'ex pilota di Manor e Sauber si invola verso la vittoria del suo centesimo eprix in carriera, mentre Mortara riesce a chiudere secondo, con il podio completato da Mitch Evans (Jaguar). Terminano la gara a punti anche Nico Muller (Porsche), Antonio Felix Da Costa (Jaguar), Nick Cassidy (Citroen), Sebastien Buemi (Envision), Jean-Eric Vergne (Citroen), Jake Dennis (Andretti) e solo undicesimo Barnard che precede il compagno di squadra Gunther.
Tra i protagonisti iniziali, Nato chiude solo tredicesimo, tra Dan Ticktum e Pepe Martì (entrambi piloti Kiro Cupra). Seguono Felipe Drugovich (Andretti), Lucas Di Grassi (Lola), Oliver Rowland (Nissan), Joel Eriksson (Envision), mentre si ritira subito Zane Maloney (Lola) e non riesce nemmeno a prendere il via Nyck De Vries (Mahindra).

#5 JEDDAH - l'indomani Mortara è di nuovo in pole e stavolta la sua partenza è buona, ma in un proseguimento di gara che ha un tocco di vintage ad alternarsi in prima posizione sono Buemi, Da Costa e Rowland.
È Da Costa a imporsi, dopo avere staccato gli inseguitori, Buemi e Rowland devono accontentarsi dei gradini più bassi del podio, ma soprattutto il poleman stavolta deve accontentarsi solo della quarta piazza, anziché del podio come nella gara precedente. Un Ticktum scatenato in zona podio scivola in quinta posizione davanti al compagno di squadra Martì, mentre Evans, Wehrlein, Vergne e Barnard completano la zona punti.
Seguono Gunther, Drugovich, Eriksson, Cassidy, Di Grassi, Muller, Nato, Maloney, Dennis e De Vries.

#6 JARAMA - Cassidy e De Vries sono affiancati in prima fila, quest'ultimo però rimane subito coinvolto in un contatto con Wehrlein. Martì e Ticktum sfilano Cassidy per il quale il peggio deve comunque ancora venire, con il pubblico spagnolo entusiasta per la momentanea leadership del pilota di casa.
C'è il pitboost in questa gara e una buona strategia mette Da Costa in una situazione di vantaggio, tanto che alla fine andrà a vincere davanti al compagno di squadra Evans, in una volata finale con quattro macchine in meno di un secondo e Wehrlein che strappa la terza piazza a Ticktum.
Mortara completa la top-5 mentre vanno a punti anche Dennis, Buemi, Muller, Martì ed Eriksson. Seguono Nato, Di Grassi, Gunther, Vergne, Drugovich, Rowland, Cassidy che appunto chiude nelle retrovie, De Vries, Barnard e Maloney.