Ricordo che, ai tempi del gran premio della Cina, la TV dei povery ha trasmesso in diretta le qualifiche sprint, che non ho visto perché coincidevano con l'orario di lavoro del venerdì mattina. Stavolta il venerdì era il 1° maggio, quindi bank holiday, quindi speravo che avremmo avuto una diretta su TV8... invece no, alla sera c'era Masterchef, è proprio una fissazione!
Le qualifiche sarebbero state trasmesse nel pomeriggio di sabato 2 maggio e non le avrei viste perché ero fuori casa. Avevo già visto l'highlight delle qualifiche la sera di venerdì prima di andare a dormire, quindi davanti alla TV mi sarei presentata alle 18.00 in punto di sabato, che è stata una giornata piuttosto complessa (le qualifiche delle 22.00, poi, le avrei viste a tratti sul sito di TV8, nella sala d'attesa del pronto soccorso - dove mi non trovavo come paziente, ma come familiare del paziente stesso).
Questo, però, non è ancora successo. È venerdì, ci sono le qualifiche sprint e la Formula 1 è tornata dopo oltre un mese, con un aggiustamento del regolamento nel frattempo. A causa della guerra in Medio Oriente, sono stati annullati Bahrain e Arabia Saudita previsti nel mese di aprile. Non si correva da marzo, quando il Vanz aveva accidentalmente dato Jean-Pierre Jarier morto nel 1975.
Lando Norris ha conquistato la pole position, precedendo Kimi Antonelli, Oscar Piastri, Charles Leclerc, Max Verstappen, George Russell, Lewis Hamilton, Franco Colapinto, Isack Hadjar e Pierre Gasly tra i primi dieci... le Alpine erano in grande spolvero! Seguivano Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg, ma questo non sarebbe andato in griglia, poi Oliver Bearman, Carlos Sainz, Arvid Lindblad che non sarebbe riuscito a partire e Liam Lawson usciti in SQ2, nonché Esteban Ocon, Sergio Perez, Alexander Albon e Valtteri Bottas tra i piloti inclusi nel 107%. Fernando Alonso non ha avuto questo onore, mentre Lance Stroll neanche ha completato un giro. Sono stati mandati in griglia a calci nel fondoschiena.
Sabato in mattinata il mondo del motorsport e non solo quello è stato scosso dalla morte di Alessandro Zanardi, avvenuta nella serata di venerdì. Vorrei dedicare un pensiero proprio a lui, che ha rappresentato la mia città nell'automobilismo e nel ciclismo paralimpico e proclamarmi ancora una volta dispiaciuta per non essermelo filato di striscio all'epoca in cui correva per la Williams. Era il 1999 ed ero perfettamente consapevole che fosse originario di Castel Maggiore, località dell'hinterland bolognese a quindici chilometri dal mio paese, dove ho dei parenti.
Nel 2002 è venuto il momento di iscrivermi alle scuole superiori e ho deciso di scegliere l'istituto tecnico commerciale, il percorso con tre lingue straniere anziché due. Quello più accessibile dal mio paese era a Castel Maggiore. All'inizio mi è dispiaciuto un po', perché dalle mie parti quasi tutti dalle mie parti andavano a Cento, a Bologna oppure a Ferrara, ma alla fine sono stata felice della scelta che ho fatto.
Percorrendo la strada che portava dalla fermata dell'autobus alla scuola, si passava davanti alla sede dell'AVIS, dove c'era un tabellone con una foto di Zanardi, che ne era testimonial. A volte, passando là davanti, capitava di menzionarlo. Visto che era praticamente la celebrità più importante del posto, spesso capitava che qualcuno raccontasse di avere un conoscente di un conoscente di un conoscente che era un conoscente di Alex Zanardi. Quando con la scuola in quinta superiore siamo stati a visitare la sede dell'AVIS, ho visto una sua foto appesa alla parete, sotto la quale vi era scritto che aveva vinto due titoli nella CART. Fino a quel momento non avevo mai saputo nulla dei suoi successi, soltanto del suo incidente del 2001.
Diversi anni dopo, quando lavoravo in una logistica vicina all'aeroporto, ogni giorno in tarda mattinata andavo al lavoro attraversando vari paesi del posto, quelle località in cui da un lato c'è la provinciale e dall'altro ci sono le campagne e le strade con meno traffico. Di tanto in tanto capitava che vedessi arrivare su da una di queste un uomo in handbike. Soltanto dopo l'incidente del 2020 ho scoperto che, quando si recava in visita ai familiari nel bolognese, aveva l'abitudine di girare con l'handbike lungo le strade del posto. In sintesi, al 99% l'ho incrociato in svariate occasioni, senza avere idea che fosse lui.
L'aspetto che mi ha sempre colpito di più, oltre alla sua storia straordinaria, è che tutti conoscevano la sua storia, anche gente a cui non importava un fico secco né dell'automobilismo, né del ciclismo paralimpico. Credo che il mondo sia un po' più vuoto, senza di lui.
Anni fa, ho letto la sua autobiografia (la prima, dopo dovrebbe esserne uscita un'altra) e ricordo che raccontava di quando aveva visto insieme al padre l'incidente mortale di Ayrton Senna in diretta televisiva (all'epoca non aveva un volante, avrebbe preso il posto di Pedro Lamy dopo l'infortunio di quest'ultimo). Per ironia della sorte, se n'è andato proprio nel trentaduesimo anniversario di quel giorno.
Sabato h.18.00, italiane, è partita la sprint. Norris è scattato bene, ha declamato un bel "cya later" e si è involato verso una di quelle vittorie che di lì a poche ore è come se non fossero mai esistite. Piastri ha difeso la seconda posizione, Leclerc e Antonelli, che si era piantato al via, hanno avuto un turbolento duello nel quale Leclerc ha imprecato come se non ci fosse un domani contro Kimi.
Terminata la gara ha ricordato che i messaggi di quel tipo vengono trasmessi in mondovisione e sono tendenzialmente fonte di caciara incontrollata, quindi alla fine ci ha tenuto a precisare: "Antonelli è un bambino che in caso di vittoria riceverebbe il waard anche negli States, non minacciatelo di morte. Al massimo ricordategli che i bravi bambini stanno in fila per due senza spingere".
Mentre stavano in fila per due, gli Hamiltstappen hanno fatto un po' di trambusto. Secondo il Vanz, Verstappen avrebbe superato Hamilton in una via di fuga e ci sarebbe stato da discutere. O me le sono perse, o non ci sono state discussioni in proposito, né indagini. Antonelli invece si è beccato una penalità per track limits che l'avrebbe portato a perdere la posizione ottenuta al traguardo.
Risultato: Norris, Piastri, Leclerc, Russell, Verstappen, Antonelli, Hamilton e Gasly in zona punti, limitata ai soli primi otto, con Hadjar e Colapinto a completare la top-ten. Bortoleto ha chiuso undicesimo ma è stato squalificato per irregolarità tecniche, quindi dall'undicesimo al diciannovesimo posto si sono classificati Ocon, Bearman, Sainz, Alonso, Perez, Stroll, Albon e Bottas. Si segnala che Albon a un certo punto è dovuto rientrare per un cambio gomme in corso d'opera, ma è riuscito comunque a precedere una Cadillac.
La Mercedes di Antonelli ha preceduto tutti in qualifica, davanti alla Redbull di Verstappen, alla Ferrari di Leclerc, alla McLaren di Norris, alla Mercedes di Russell, alla Ferrari di Hamilton, alla McLaren di Piastri, all'Alpine di Colapinto, alla Redbull di Hadjar poi squalificato e retrocesso in ultima piazza (dalla pitlane) e all'Alpine di Gasly a completare la top-ten.
Erano usciti in Q2 l'Audi con Hulkenberg, la Racing Bulls con Lawson e le Haas e Williams alternate, con Bearman, Sainz, Ocon e Albon. Il primo degli esclusi in Q1 era Lindblad con la Racing Bulls, poi le Aston Martin di Alonso e Stroll, le Cadillac di Bottas e Perez, infine l'Audi di Bortoleto sceso in pista soltanto nelle ultime fasi della prima manche.
Si iniziava a parlare nel frattempo delle avverse condizioni meteo, con temporali previsti per l'orario di gara, le 16.00 americane di domenica 3 maggio nonché 22.00 italiane. È stata quindi anticipata alle 13.00 ovvero le nostre 19.00, con la differita TV8 che è stata trasmessa alle 22.00 anziché in tardissima serata.
Domenica pomeriggio, dopo avere parcheggiato in cortile, ho sentito le signore del cortile vicino che, sedute davanti al garage, menzionavano la morte di Zanardi. Una di queste signore, il giorno del GP d'Ungheria 2008, venne invitata da una vicina a scendere in cortile, ma disse che non poteva perché doveva finire di stirare, dato che prima aveva guardato "la Ferrari" e si erano rammaricate per il ritiro di Felipe Massa a pochi giri dalla fine.
Plot twist: nel momento stesso in cui la gara partiva in differita, è andato via il segnale, per poi tornare regolarmente dopo sei/ sette minuti. Ho cercato di vedere ciò che non si vedeva in TV dal sito di TV8, ma ovviamente non ho fatto in tempo a vedere la partenza, di cui ho visto in seguito i replay.
Antonelli e Verstappen sono andati entrambi lunghi, Leclerc li ha evitati, si è portato in testa. Kimi è scivolato dietro le McLaren, Verstappen in testacoda ha perso comunque poche posizioni. Nel trambusto si sono toccati Hamilton e Colapinto.
Intorno alle 22.15 orario di TV8 si è visto Hadjar a muro che prendeva a pugni il volante neanche fosse stato Toto Wolff al cospetto di un tavolo. Nel frattempo dopo un contatto con Lawson, Gasly è cappottato ed è finito sulle barriere.
Antonelli: "Io a dire il vero ero anche attivato a passare in testa, per poi essere ripassato da Leclerc e anche da Norris in attesa che Bernd Maylander venisse chiamato in causa."
L'Autrice(C): "Ah sì, è vero, ma ero presa dal fatto che il Vanz ha menzionato un passato cappottamento di Hulkenberg, senza ricordare che Nico si era lamentato di essere rimasto incastrato come una mucca.
Hadjar e Gasly si sono ritirati ciascuno sul posto, Lawson ai box e poi dalle posizioni in classifica risultava ritirato anche Hulkenberg.
Alle 22.30 Leclerc e Norris lottavano per la leadership, con Lando passato in testa. Leclerc si è quindi messo a lottare con Antonelli per la seconda piazza. Kimi alla fine è riuscito a spuntarla. Dietro seguivano Piastri, Russell, Hamilton, Colapinto, le Williams, le Haas... e Verstappen che si era fermato ai box in regime di safety car, mentre nessun altro pilota rilevante l'aveva fatto visto che si puntava a fermarsi quando sarebbe arrivata la pioggia.
Dopo un errore, Leclerc si è ritrovato a duellare con Piastri, almeno finché Charles non è rientrato ai box dopo Russell subendo undercut dalll stesso Russell, mentre Verstappen dopo avere superato le Haas, le Williams e Colapinto inseguiva Hamilton.
Tutti nel frattempo via radio parlavano di pioggia imminente, ma nel frattempo sembrava non piovere affatto e Antonelli rientrava ai box mentre Verstappen stava davanti a Hamilton, che poi si sarebbe ugualmente fermato ai box così come i piloti McLaren.
L'uomohhhh kontrohhhh le makkinehhhh era leader, ma dietro di lui si sono avvicinati Antonelli e Norris. Se ne sono andati avanti in trio per un po', poi Kimi ha fatto una pernacchia e si è portato in testa, con anche Lando che superava Max.
La pioggia: Error 404, not found. Colapinto nel frattempo non si fermava ed era quarto, mentre Leclerc superava Russell e tutte le sue -L al culmine di un duello. Il tempo di scrivere questa frase e Colapinto si è fermato... quindi Leclerc era quarto, con Russell quinto, Piastri sesto, Hamilton settimo e poi via via tutti gli altri come avrebbe detto Mazzoni oppure Poltronieri prima di lui.
Colapinto: "Il primo dei via via tutti gli altri sarei io, dopodiché ci sono le Williams."
Piastri è uscito vincente da un duello con Russell, intanto si viaggiava spediti verso la gara inoltrata. Verstappen faticava con quelle gomme messe da ormai molto tempo. Leclerc l'ha superato, Piastri pure... e poi, loro due, sarebbero andati a lottare per il gradino più basso del podio, almeno finché la macchina di Charles non ha rallentato di colpo all'ultimo giro e in seguito ha sbinnato come un Sebastian Vettel qualsiasi. Ha tentato di mantenere almeno la quarta piazza nel giro finale girando più per le vie di fuga che per l'asfalto e venendo sfilato da Russell e Verstappen.
Tutte le -L: "Niente da dire sul fatto che abbiamo superato Max?"
L'Autrice(C): "Io a dire il vero me n'ero accorta dai distacchi, ma interrompo le trasmissioni per comunicare che alle 23.45 con la gara appena finita su TV8, leggo su Xwitter che Leclerc ha ricevuto 20 secondi di penalità e che è scivolato dalla sesta all'ottava posizione, quindi arrivati a questo punto credo sia meglio pubblicare il commento domani, anche perché devo ancora finire il disegno da abbinare al testo. Adesso godiamoci un po' di acqua di rose per il vincitore!"
Per onore di cronaca, anche Verstappen ha rimediato una penalità, per un taglio di linea bianca avvenuto in corso d'opera, ma non ha perso posizioni.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
lunedì 4 maggio 2026
sabato 2 maggio 2026
In ricordo di Alessandro Zanardi (23.10.1966 - 01.05.2026)
Alex Zanardi era l'uomo dalle due vite, prima dell'incidente in Formula CART e dopo, nella sua carriera di atleta paralimpico.
Era colui che ce l'aveva fatta, che si era reinventato, fino a quell'altro terribile incidente in handbike.
Da allora, il silenzio e poi, di colpo, a distanza di anni, la bandiera a scacchi.
Stamattina è arrivato l'annuncio spiazzante che ieri sera ha tagliato il traguardo.
È difficile sintentizzare che cosa abbia rappresentato. Forse si può dire che il mondo si divide in tre categorie esaustive di persone: chi ama l'automobilismo e quindi amava Alex Zanardi, chi ama il ciclismo paralimpico quindi amava Alex Zanardi, infine chi non ha alcun interesse né per l'automobilismo né per il ciclismo paralimpico, ma amava lo stesso Alex Zanardi.
venerdì 1 maggio 2026
GP San Marino 1983: i fischi contro Patrese e la vittoria di Tambay
Con la data del primo maggio inevitabilmente legata alla morte di Ayrton Senna, capita di frequente che gli altri anniversari risalenti allo stesso giorno passino in sordina. In quella stessa data sono stati disputati in totale cinque eventi della storia della Formula 1, a cominciare dal GP di Spagna 1972 e a finire con il GP della Russia 2016, nel quale Daniil Kvyat distrusse la propria carriera nella massima categoria.
Quella del 1994 era la terza edizione del GP di San Marino a svolgersi nel weekend del primo maggio, una delle quali peraltro vinta dallo stesso Senna nel 1988. La prima volta che a Imola si era gareggiato in quella data è stata nel 1983, evento che avevo raccontato in maniera frettolosa in passato, al quale ho deciso di dedicare questo post: si tratta di quel celebre GP di San Marino durante il quale quel povero disgraziato di Riccardo Patrese ha avuto la pessima idea di prendere la leadership a discapito di una Ferrari, con esplosioni di gioia da parte del pubblico nel momento in cui è andato a sbattere spianando la strada a Patrick Tambay, idolohhhh dei ferraristihhhh che pare essere stato dimenticato in fretta e furia, perché ditemi voi quanta gente va in giro a proclamarsi fan di Tambay al giorno d'oggi, da questo punto di vista vedo il vuoto totale.
Ho visto la gara con telecronaca italiana, trovata su Youtube. In un'Imola piena di sponsor rustici, da povery (tipo Fiat Panda, Fiat Ritmo, Fiat Uno scritti a caratteri cubitali), sono "ventisei partenti", perché all'epoca solo in ventisei andavano in griglia. Non c'è andato Piercarlo Ghinzani sull'Osella e nemmeno Eliseo Salazar sulla RAM. La Brabham di Nelson Piquet ha reagito ammutolendosi sulla griglia di partenza, mentre René Arnoux che partiva dalla pole ha mantenuto la posizione e Tambay che era terzo è risalito secondo. Allarme rosso, c'erano le Ferrari 1/2, che di solito è fonte di disgrazie imminenti.
In questo caso è andata bene, anche se Patrese era verosimilmente più leggero e nei giri successivi ha superato prima l'uno e poi l'altro. La Renault di Alain Prost era in terza piazza, mentre la macchina gemella di Eddie Cheever è finita in una nuvola di fumo dopo una manciata di curve.
Quando di lì a qualche minuto è stata inquadrata una vettura con il numero 33 incidentata è stato un momento mistico, non per quel poveretto che si era ritirato, ma per avere riconosciuto la Theodore e averla associata a Roberto Guerrero prima ancora che fosse citato per nome. Anche l'altra Theodore, quella di Johnny Cecotto, l'abbiamo vista ritirata più avanti in una via di fuga, mentre già avevamo visto ritirati - incidentati? - sia Michele Alboreto sia Niki Lauda nello stesso tratto di pista, a breve distanza l'uno dall'altro. Né per il pilota della Tyrrell né per quello della McLaren abbiamo scoperto che cosa fosse accaduto esattamente ma who kers, sono gli anni '80!
Sono gli anni '80 quindi non è ben chiaro se una macchina che faticava a partire possa essere spinta dai commissari per fare sì che si levi di torno. È quello che è successo a Piquet alla partenza, risalito fino alla bassa top-ten in corso d'opera. Non è ben chiaro se sulla sua testa penda una bandiera nera, ma scopriamo di no. La Brabham sembrava essere tra le scatole, quindi si era optato per il male minore, dargli una spintarella. Comunque sia, a due terzi di gara si sarebbe ritirato ai box per un guasto, il tutto mentre invece Patrese lottava per le posizioni che contavano.
A Riccardo, però, ci arriverei tra un po', così come ai ferraristi, perché le loro vicissitudini in effetti sono parte rilevante della gara, ma non ci sono solo loro, ci sono anche le Toleman sponsorizzate Candy, perché in questo momento storico è la Toleman ad avere questo marchio sulle fiancate e non più la Tyrrell.
Sulla Toleman abbiamo Bruno Giacomelli, che si ritira senza essere troppo attention seeker, ma soprattutto Derek Warwick, che si schianta contro una barriera di gomme, ci finisce sopra e parcheggia lì, dove la macchina rimarrà abbandonata... ma mai dubitare delle doti della Tyrrell: Danny Sullivan, infatti, si va a schiantare esattamente sulla Toleman incidentata di Warwick, questa è poesia finissima!
Qui abbiamo la macchina di Warwick:
E qui abbiamo anche Sullivan in livrea verde:
Abbiamo perso altra gente per strada, tra cui Corrado Fabi per incidente con l'Osella e Jean-Pierre Jarier sulla Ligier per un guasto. Abbiamo visto fermarsi Elio De Angelis con la Lotus e anche Andrea De Cesaris con l'Alfa Romeo. Sia Giacomelli sia De Cesaris sono andati, in momenti diversi, in cabina di commento da Poltronieri.
Arrivati a questo punto, torniamo davanti, perché nella storyline parallela siamo già a gara inoltrata, mentre per le posizioni di vertice ci siano lasciati con Patrese/ Arnoux/ Tambay/ Prost. Il nostro numero 28 preferito ha perso in tempi abbastanza brevi la terza piazza, quando ha anticipato la sosta. Siamo nel 1983, infatti, i rifornimenti di benzina sono la prassi, non sono più riservati ai soli piloti della Brabham che prima di arrivare al momento della sosta rompono il motore (o vengono speronati da doppiati turbolenti) come succedeva l'anno precedente.
Arnoux si ferma, Patrese prosegue, Tambay prosegue. Poi si fermerà anche Patrese e Tambay proseguirà. Infine si fermerà anche Tambay. L'estrema sintesi è che Arnoux subisce overcut e si ritrova terzo, mentre anche Patrese viene overcuttato da Tambay, che si prende quindi la testa della gara. Siamo tornati ad avere una Ferrari in testa e Poltronieri che ripeteva ancora più di prima che la Rossa stava superando le aspettative e chissà, magari poteva essere la stagione buona per il mondiale. Che poi, a pensarci bene, l'ultimo titolo piloti risaliva al 1979, non è che stessimo parlando di vent'anni prima... ma niente paura, un giorno o l'altro anche Poltronieri avrebbe scoperto che la Ferrari poteva stare tranquillamente 20+ anni senza vincere il mondiale.
Il nostro 27 preferito sembrava essere il preferito di Poltronieri. Di solito liquidava i ferraristi mettendosi a parlare dell'Alfa Romeo, con Tambay no. Ce lo presenta di fatto come un gentleman riservato e di classe e in effetti devo dire che è proprio l'aria che aveva.
Prost era ancora quarto, mentre dietro erano praticamente tutti doppiati o sul punto di esserlo. Tambay, nel frattempo, doveva vedersela con degli skarsonihhhh che lo rallentavano in fase di doppiaggio, il tutto mentre Patrese si avvicinava like a boss. Lo skarsonehhhh in questione ha affermato: "Guarda che io non sono uno qualsiasi, sono il campione del mondo in carica."
La voce fuori campo l'ha guardato storto e gli ha detto: "Scusami Keke, ma il tuo titolo è stato il meno meritato della storia presente e futura, avrebbero dovuto conquistarlo ex-equo tutti gli altri trenta piloti, in primis Mauro Baldi che in questo momento si trova sull'Alfa Romeo a ridosso della zona punti."
Rosberg ha ignorato la voce fuori campo, mentre John Watson era stabilmente sesto sulla McLaren, quindi per Baldi tutte queste possibilità di arrivare a punti pare che non ci fossero, a meno che qualcuno non si fosse ritirato. Who kers di chi potrebbe ritirarsi, Patrese sta arrivando negli scarichi di Tambay e non dobbiamo dimenticarci che Poltronieri aveva affermato in precedenza che i tifosi si dividevano tra chi sosteneva la macchina italiana e chi il pilota italiano. Ma sarà davvero così? Non è che se Patrese supera Tambay e poi neanche il tempo di completare il giro e va a sbattere da solo, il pubblico inizia a esultare come se non ci fosse un domani?
Guess what, è esattamente quello che è successo.
Con il ritiro di Patrese, le Ferrari erano 1/2, allarme rosso, urge fare qualcosa per mandare in vacca la doppietta, perché va bene, una vittoria la si può anche tollerare, ma non si può assolutamente fare 1/2, va contro le leggi non scritte della Scuderia. Per fortuna Arnoux si è sacrificato per la causa, andando a insabbiarsi. No, non insabbiarsi, quel concetto include il rimanere fermo impantanato, René invece ha fatto un lungo tour dell'erba circostante ed è tornato in pista doppiato.
Visto il numero pressoché inesistente di vetture a pieni giri, era ancora terzo alle spalle di Prost. Per fortuna sua era il 1983 e non gli anni 2020, quindi nessuno ha chiesto la sua testa. In tutto ciò, Baldi era finalmente entrato in zona punti, a tipo un giro dalla fine il suo motore è esploso in una nuvola di fumo. A quel punto il tifoso medio avrebbe potuto dirsi: "questa gara è stata ormai omologata, manca solo come ciliegina sulla torta uno svarione di Mansell." Ecco però una sagoma nera che finiva in testacoda, grazie Nigel, anche tu ti sei sacrificato per la causa!
Tambay/ Prost/ Arnoux, questo il podio, Rosberg quarto, Watson quinto, l'ultimo punto a Marc Surer sulla Arrows. Seguiva Jacques Laffite sulla Williams numero 2 e sorry not sorry, Laffite sulla Williams anziché sulla Ligier sembra qualcosa di profondamente sbagliato. A proposito di Ligier, nono è arrivato Raoul Boesel, che seguiva la Arrows di Chico Serra, che sono sicura avesse fatto un testacoda in precedenza, ma è giunto al settimo posto. Baldi è stato classificato decimo, davanti alla ATS di Manfred Winkelhock, mentre Mansell risulta dodicesimo e ultimo.
Detto così, sembra un finale tranquillo, ma la realtà dei fatti è che il pubblico si è riversato in pista come se non ci fosse un domani nel momento stesso in cui Tambay ha tagliato il traguardo. Oserei dire che non mi sembra una decisione molto saggia, visto che tutti gli altri dovevano ancora completare la gara, ma il peggio doveva ancora venire, probabilmente Tambay si è pentito subito di avere vinto. La vettura, infatti, l'ha lasciato a piedi nel giro d'onore, il che non sarebbe stato neanche troppo grave, se non ci fosse stata lì presente una mandria imbizzarrita di tifosi pronti a gettarsi su di lui, come se fosse il trofeo lanciato da Prost al pubblico di Monza nel 1989.
E niente, alla fine sono dovute intervenire le forze dell'ordine affinché il povero Patrick potesse liberarsi dalla gente che lo accerchiava e dirigersi verso il podio, probabilmente promettendo a se stesso che non avrebbe mai più vinto un gran premio in nome della propria incolumità. Anche i ferraristi delle epoche seguenti devono avere preso nota, perché la successiva vittoria di un pilota Ferrari al GP di San Marino è arrivata nel 1999 (il 2 maggio, anniversario domani).
Così è terminato il GP di San Marino del 1983, di cui segnalo Stirling Moss ospite in studio(?) sulla Rai, che ogni tanto veniva intervistato sull'andamento della gara e aveva ipotizzato in tempi non sospetti una potenziale vittoria di Tambay.
Quella del 1994 era la terza edizione del GP di San Marino a svolgersi nel weekend del primo maggio, una delle quali peraltro vinta dallo stesso Senna nel 1988. La prima volta che a Imola si era gareggiato in quella data è stata nel 1983, evento che avevo raccontato in maniera frettolosa in passato, al quale ho deciso di dedicare questo post: si tratta di quel celebre GP di San Marino durante il quale quel povero disgraziato di Riccardo Patrese ha avuto la pessima idea di prendere la leadership a discapito di una Ferrari, con esplosioni di gioia da parte del pubblico nel momento in cui è andato a sbattere spianando la strada a Patrick Tambay, idolohhhh dei ferraristihhhh che pare essere stato dimenticato in fretta e furia, perché ditemi voi quanta gente va in giro a proclamarsi fan di Tambay al giorno d'oggi, da questo punto di vista vedo il vuoto totale.
Ho visto la gara con telecronaca italiana, trovata su Youtube. In un'Imola piena di sponsor rustici, da povery (tipo Fiat Panda, Fiat Ritmo, Fiat Uno scritti a caratteri cubitali), sono "ventisei partenti", perché all'epoca solo in ventisei andavano in griglia. Non c'è andato Piercarlo Ghinzani sull'Osella e nemmeno Eliseo Salazar sulla RAM. La Brabham di Nelson Piquet ha reagito ammutolendosi sulla griglia di partenza, mentre René Arnoux che partiva dalla pole ha mantenuto la posizione e Tambay che era terzo è risalito secondo. Allarme rosso, c'erano le Ferrari 1/2, che di solito è fonte di disgrazie imminenti.
In questo caso è andata bene, anche se Patrese era verosimilmente più leggero e nei giri successivi ha superato prima l'uno e poi l'altro. La Renault di Alain Prost era in terza piazza, mentre la macchina gemella di Eddie Cheever è finita in una nuvola di fumo dopo una manciata di curve.
Quando di lì a qualche minuto è stata inquadrata una vettura con il numero 33 incidentata è stato un momento mistico, non per quel poveretto che si era ritirato, ma per avere riconosciuto la Theodore e averla associata a Roberto Guerrero prima ancora che fosse citato per nome. Anche l'altra Theodore, quella di Johnny Cecotto, l'abbiamo vista ritirata più avanti in una via di fuga, mentre già avevamo visto ritirati - incidentati? - sia Michele Alboreto sia Niki Lauda nello stesso tratto di pista, a breve distanza l'uno dall'altro. Né per il pilota della Tyrrell né per quello della McLaren abbiamo scoperto che cosa fosse accaduto esattamente ma who kers, sono gli anni '80!
Sono gli anni '80 quindi non è ben chiaro se una macchina che faticava a partire possa essere spinta dai commissari per fare sì che si levi di torno. È quello che è successo a Piquet alla partenza, risalito fino alla bassa top-ten in corso d'opera. Non è ben chiaro se sulla sua testa penda una bandiera nera, ma scopriamo di no. La Brabham sembrava essere tra le scatole, quindi si era optato per il male minore, dargli una spintarella. Comunque sia, a due terzi di gara si sarebbe ritirato ai box per un guasto, il tutto mentre invece Patrese lottava per le posizioni che contavano.
A Riccardo, però, ci arriverei tra un po', così come ai ferraristi, perché le loro vicissitudini in effetti sono parte rilevante della gara, ma non ci sono solo loro, ci sono anche le Toleman sponsorizzate Candy, perché in questo momento storico è la Toleman ad avere questo marchio sulle fiancate e non più la Tyrrell.
Sulla Toleman abbiamo Bruno Giacomelli, che si ritira senza essere troppo attention seeker, ma soprattutto Derek Warwick, che si schianta contro una barriera di gomme, ci finisce sopra e parcheggia lì, dove la macchina rimarrà abbandonata... ma mai dubitare delle doti della Tyrrell: Danny Sullivan, infatti, si va a schiantare esattamente sulla Toleman incidentata di Warwick, questa è poesia finissima!
Qui abbiamo la macchina di Warwick:
E qui abbiamo anche Sullivan in livrea verde:
Abbiamo perso altra gente per strada, tra cui Corrado Fabi per incidente con l'Osella e Jean-Pierre Jarier sulla Ligier per un guasto. Abbiamo visto fermarsi Elio De Angelis con la Lotus e anche Andrea De Cesaris con l'Alfa Romeo. Sia Giacomelli sia De Cesaris sono andati, in momenti diversi, in cabina di commento da Poltronieri.
Arrivati a questo punto, torniamo davanti, perché nella storyline parallela siamo già a gara inoltrata, mentre per le posizioni di vertice ci siano lasciati con Patrese/ Arnoux/ Tambay/ Prost. Il nostro numero 28 preferito ha perso in tempi abbastanza brevi la terza piazza, quando ha anticipato la sosta. Siamo nel 1983, infatti, i rifornimenti di benzina sono la prassi, non sono più riservati ai soli piloti della Brabham che prima di arrivare al momento della sosta rompono il motore (o vengono speronati da doppiati turbolenti) come succedeva l'anno precedente.
Arnoux si ferma, Patrese prosegue, Tambay prosegue. Poi si fermerà anche Patrese e Tambay proseguirà. Infine si fermerà anche Tambay. L'estrema sintesi è che Arnoux subisce overcut e si ritrova terzo, mentre anche Patrese viene overcuttato da Tambay, che si prende quindi la testa della gara. Siamo tornati ad avere una Ferrari in testa e Poltronieri che ripeteva ancora più di prima che la Rossa stava superando le aspettative e chissà, magari poteva essere la stagione buona per il mondiale. Che poi, a pensarci bene, l'ultimo titolo piloti risaliva al 1979, non è che stessimo parlando di vent'anni prima... ma niente paura, un giorno o l'altro anche Poltronieri avrebbe scoperto che la Ferrari poteva stare tranquillamente 20+ anni senza vincere il mondiale.
Il nostro 27 preferito sembrava essere il preferito di Poltronieri. Di solito liquidava i ferraristi mettendosi a parlare dell'Alfa Romeo, con Tambay no. Ce lo presenta di fatto come un gentleman riservato e di classe e in effetti devo dire che è proprio l'aria che aveva.
Prost era ancora quarto, mentre dietro erano praticamente tutti doppiati o sul punto di esserlo. Tambay, nel frattempo, doveva vedersela con degli skarsonihhhh che lo rallentavano in fase di doppiaggio, il tutto mentre Patrese si avvicinava like a boss. Lo skarsonehhhh in questione ha affermato: "Guarda che io non sono uno qualsiasi, sono il campione del mondo in carica."
La voce fuori campo l'ha guardato storto e gli ha detto: "Scusami Keke, ma il tuo titolo è stato il meno meritato della storia presente e futura, avrebbero dovuto conquistarlo ex-equo tutti gli altri trenta piloti, in primis Mauro Baldi che in questo momento si trova sull'Alfa Romeo a ridosso della zona punti."
Rosberg ha ignorato la voce fuori campo, mentre John Watson era stabilmente sesto sulla McLaren, quindi per Baldi tutte queste possibilità di arrivare a punti pare che non ci fossero, a meno che qualcuno non si fosse ritirato. Who kers di chi potrebbe ritirarsi, Patrese sta arrivando negli scarichi di Tambay e non dobbiamo dimenticarci che Poltronieri aveva affermato in precedenza che i tifosi si dividevano tra chi sosteneva la macchina italiana e chi il pilota italiano. Ma sarà davvero così? Non è che se Patrese supera Tambay e poi neanche il tempo di completare il giro e va a sbattere da solo, il pubblico inizia a esultare come se non ci fosse un domani?
Guess what, è esattamente quello che è successo.
Con il ritiro di Patrese, le Ferrari erano 1/2, allarme rosso, urge fare qualcosa per mandare in vacca la doppietta, perché va bene, una vittoria la si può anche tollerare, ma non si può assolutamente fare 1/2, va contro le leggi non scritte della Scuderia. Per fortuna Arnoux si è sacrificato per la causa, andando a insabbiarsi. No, non insabbiarsi, quel concetto include il rimanere fermo impantanato, René invece ha fatto un lungo tour dell'erba circostante ed è tornato in pista doppiato.
Visto il numero pressoché inesistente di vetture a pieni giri, era ancora terzo alle spalle di Prost. Per fortuna sua era il 1983 e non gli anni 2020, quindi nessuno ha chiesto la sua testa. In tutto ciò, Baldi era finalmente entrato in zona punti, a tipo un giro dalla fine il suo motore è esploso in una nuvola di fumo. A quel punto il tifoso medio avrebbe potuto dirsi: "questa gara è stata ormai omologata, manca solo come ciliegina sulla torta uno svarione di Mansell." Ecco però una sagoma nera che finiva in testacoda, grazie Nigel, anche tu ti sei sacrificato per la causa!
Tambay/ Prost/ Arnoux, questo il podio, Rosberg quarto, Watson quinto, l'ultimo punto a Marc Surer sulla Arrows. Seguiva Jacques Laffite sulla Williams numero 2 e sorry not sorry, Laffite sulla Williams anziché sulla Ligier sembra qualcosa di profondamente sbagliato. A proposito di Ligier, nono è arrivato Raoul Boesel, che seguiva la Arrows di Chico Serra, che sono sicura avesse fatto un testacoda in precedenza, ma è giunto al settimo posto. Baldi è stato classificato decimo, davanti alla ATS di Manfred Winkelhock, mentre Mansell risulta dodicesimo e ultimo.
Detto così, sembra un finale tranquillo, ma la realtà dei fatti è che il pubblico si è riversato in pista come se non ci fosse un domani nel momento stesso in cui Tambay ha tagliato il traguardo. Oserei dire che non mi sembra una decisione molto saggia, visto che tutti gli altri dovevano ancora completare la gara, ma il peggio doveva ancora venire, probabilmente Tambay si è pentito subito di avere vinto. La vettura, infatti, l'ha lasciato a piedi nel giro d'onore, il che non sarebbe stato neanche troppo grave, se non ci fosse stata lì presente una mandria imbizzarrita di tifosi pronti a gettarsi su di lui, come se fosse il trofeo lanciato da Prost al pubblico di Monza nel 1989.
E niente, alla fine sono dovute intervenire le forze dell'ordine affinché il povero Patrick potesse liberarsi dalla gente che lo accerchiava e dirigersi verso il podio, probabilmente promettendo a se stesso che non avrebbe mai più vinto un gran premio in nome della propria incolumità. Anche i ferraristi delle epoche seguenti devono avere preso nota, perché la successiva vittoria di un pilota Ferrari al GP di San Marino è arrivata nel 1999 (il 2 maggio, anniversario domani).
Così è terminato il GP di San Marino del 1983, di cui segnalo Stirling Moss ospite in studio(?) sulla Rai, che ogni tanto veniva intervistato sull'andamento della gara e aveva ipotizzato in tempi non sospetti una potenziale vittoria di Tambay.
giovedì 30 aprile 2026
La prima volta in cui tutto si ferma
(E LA SECONDA)
È un giorno di sole, fuori da casa di Milly, e lo è anche all'autodromo di Imola, che appare pieno di colori sullo schermo della televisione. È solo un sabato di aprile, è passata da poco l'ora di pranzo. Milly gioca con i Lego sul tappeto, mentre la seconda sessione di qualifiche è in corso.
La voce pacata del telecronista si confonde con il rumore dei motori. Le tonalità brillanti delle monoposto svettano. Milly conosce i nomi dei soliti noti, quelli che senz'altro partiranno dalle prime file dello schieramento alle 14.00 della domenica.
Il tempo del rumore finisce, arriva il tempo del silenzio. I replay scorrono con insistenza, l'impatto è stato devastante. Milly gioca con i Lego sul pavimento, la prima volta in cui tutto si ferma.
Alla televisione, qualcuno annuncia che il pilota è morto. Il papà di Milly ripete: "è morto".
"Chi è morto?"
"Era un pilota giovane" risponde il papà di Milly, e Milly prova sollievo. Non è uno dei soliti noti, quindi non sentirà la sua mancanza, si dice.
È il pensiero innocente di chi non ha nemmeno sei anni e gli ha incisivi centrali inferiori che dondolano.
In una domenica mattina di maggio, Milly si ritrova con una fessura nell'arcata inferiore. Prima di pranzo, saluta i nonni cercando di non aprire troppo la bocca. Non vuole farsi vedere con un dente di meno, almeno finché la mamma non annuncia che il primo dente da latte se n'è andato.
La giornata di ieri non è più nemmeno un ricordo, quando alle 14.00 in punto le sagome colorate delle monoposto - venticinque, anziché le ventisei che avrebbero il diritto di prendere il via - si allineano sulla griglia di partenza. Il tubo catodico filtra via la morte e mostra solo la vita che brilla.
Milly alza gli occhi verso lo schermo, nel soggiorno dei nonni. La voce pacata del telecronista si confonde con il rumore dei motori, finché non giunge di nuovo il tempo del silenzio. Stavolta è uno dei soliti noti, il leader della gara sbatte all'improvviso e perfino la mamma di Milly osserva che si è trattato di un impatto pesante.
La sua voce pare quasi sollevata, mentre osserva: "ha mosso la testa". E poi, non c'è più nulla.
***
Una Milly adolescente ascolta il modem 56k borbottare, mentre si collega alla rete. Segue ancora le corse alla televisione, ma non conosce nessuno che sia qualcosa di più di un telespettatore casuale.
Ricorda il "pilota giovane" di diversi anni fa, digita il suo nome alla ricerca di una biografia. Tutto ciò che trova è: "Roland Ratzenberger (1962-1994) è stato un pilota di Formula 1". Correva per la Simtek, squadra arcana di cui è difficile trovare informazioni.
Secondo un sito amatoriale, era bianca, o almeno così scrive l'autore, che dice di ricordarsela bene. I pochi pixel delle foto trovate da Milly suggerirebbero il contrario.
Quel sito è specializzato in storia della Formula 1, ci sono perfino le biografie dei "soliti noti" di quando Milly era bambina. Ci sono addirittura le immagini.
Milly ha sempre associato il nome di Ayrton Senna al casco giallo e alla livrea bianco-rossa della McLaren Marlboro, anche se all'epoca della sua ultima gara guidava una Williams. Adesso scopre che era un uomo dai capelli scuri e dalla pelle lentigginosa, che non sorrideva quasi mai, un po' come Milly, anche se forse in comune hanno solo l'aria perennemente malinconica.
***
Gli anni passano, dopo il modem 56k attivano le internet key, i costi si abbassano. Milly si iscrive a un forum che finirà per moderare. Ha scoperto, nel frattempo, che la Simtek era tutta viola e blu, con un grande logo di MTV. Era bellissima, ma quel 30 aprile di molti anni fa non si vedeva più nulla di quella bellezza.
Grazie ai ragazzi del forum, scopre che Youtube è una miniera di vecchie gare e sessioni di qualifica in bassa definizione, ottime da guardare la sera, anche se poi cala la notte e la sveglia suona alle sei, quando ci sono lezioni universitarie al mattino.
Brasile, il duello tra la Williams di Ayrton Senna e la Benetton di Michael Schumacher che Milly ricorda di avere raccontato un lunedì pomeriggio alla maestra d'asilo.
Giappone/ Pacifico, una gara mai vista, per questioni di fuso orario, la prima volta in cui Ratzenberger si è qualificato.
Imola, qualifiche del venerdì, un incidente devastante: un giovane pilota prende in pieno un cordolo rialzato, decolla e precipita malamente. Viene soccorso, la macchina viene sollevata brutalmente per tirarlo fuori.
Dovrebbe fare paura, ma quel ragazzo di ventun anni se l'è cavata con ferite lievi ed è arrivato, a un certo punto, a diventare il pilota più "anziano" in griglia, oltre che quello con il maggior numero di gran premi disputati.
Qualifiche del sabato: alle 13.21 del 30 aprile arriva il tempo del silenzio. Anni fa, Milly ha rivisto l'immagini dello schianto, in un video breve che mostrava la Simtek priva di controllo. Rivederlo così fa un altro effetto. Per due notti di seguito, Milly sogna il casco di Ratzenberger intriso di sangue, la testa che penzola in una posizione innaturale.
Domenica 1° maggio il tempo del silenzio arriva alle 14.17. Milly sa quando con esattezza quando succederà, visto che viene raccontato con dovizia di particolari, ma rivederlo è comunque spiazzante.
Ricorda tutto, ma non sa davvero che cosa sia un ricordo che risale al 1994 e che cosa dipenda dall'avere rivisto più di una volta le immagini di quel giorno.
A volte, Milly si chiede seriamente come sia riuscita a vedere due piloti morire in mondovisione in due giorni di fila e a essere comunque sempre pronta davanti alla televisione allo scattare di un gran premio.
***
Milly sta per laurearsi e nel tempo libero scrive su un blog. Modera ancora il forum e la maggior parte dei ragazzi sono più giovani. Credono ancora a quello a cui tutti credevano prima del 30 aprile 1994. In fondo, prima delle 13.21, venivano decantati i progressi in termini di sicurezza recando come prova l'incidente del venerdì.
I ragazzi più giovani non trattengono mai il fiato, quando vedono un incidente più serio della media. Dicono di avere capito subito che il pilota era illeso. Inconsciamente ridicolizzano la sua apprensione.
La Milly appassionata di corse, quel sabato di aprile ha perso un pezzo della sua innocenza, gli altri ragazzi non hanno mai vissuto tutto questo e Milly spera che non lo vivano mai.
Sono passati vent'anni da Imola 1994 e Milly si ritrova ancora a catalogare i fatti come avvenuti prima o dopo - oppure durante, nel caso del primo dente da latte perduto. Milly scrive un accorato post per il suo blog, racconta di sentire ancora vivo quel ricordo perché adesso come allora c'è la sensazione che si sia già fatto tutto il possibile per rendere le corse più sicure. Basta sottovalutare un dettaglio, dice.
È quello che succederà di lì a pochi mesi, in un crepuscolo giapponese che coincide con l'alba europea. Jules Bianchi ha un anno in meno di Milly e corre per la Marussia, che per ironia della sorte ha la sede nella stessa città in cui sorgeva la sede della Simtek.
***
A trent'anni e oltre di distanza, Milly ne ha abbastanza sia di chi si lamenta che Ratzenberger viene considerato solo come "quello che è morto il giorno prima di Ayrton Senna", sia di chi replica che è normale non considerarlo allo stesso modo. Per quanto sia vero che un backmarker non verrà mai messo allo stesso piano di un campione, non vede perché qualcuno debba scomodarsi di metterlo nero su bianco.
Milly ricorda il backmarker che sorrideva sempre e il campione che non sorrideva mai ogni anno, anche se ormai fanno parte di un passato lontano e non sono più una linea di spartiacque tra il prima e il dopo.
Ormai Milly ha da vent'anni un caro amico con cui parla dal vivo di corse automobilistiche vintage, ma con lui non saprebbe aprirsi fino in fondo. Scrive ancora sul suo blog e se dovesse aprirlo ora lo chiamerebbe "la zitella del motorsport". Sulle sue pagine riesce a essere più spontanea, perché in fondo, forse esistono davvero due Milly: una è quella della vita quotidiana, con sempre qualche capello bianco in più da nascondere e i trasporti intermodali da organizzare dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, l'altra è semplicemente la zitella del motorsport, quella che si commuove per un'azione di gara o magari perché un pilota ultracinquantenne che corre in un campionato sudamericano conquista un podio nella sua gara di casa. In fondo, poteva andargli molto peggio, quando saltò su quel cordolo trentadue anni fa.
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| Si ringrazia ChatGPT (anche per l'AI la Simtek è bianca?) |
PS. Per chi se lo chiedesse, quanto scritto nel paragrafo finale è vero, Rubens Barrichello ha chiuso terzo la gara di Stock Car Pro di Interlagos disputata domenica scorsa.
lunedì 27 aprile 2026
Ho comprato il modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy!
Ieri era la quarta domenica del mese, ovvero il giorno di uno dei mercatini dell'antiquariato che frequento, al quale mi sono recata senza nutrire troppe speranze di arricchire il mio "parco modellini". Per questioni di spazio, infatti, ho deciso di darmi un certo contegno e di limitarmi solo a quelli che mi convincono davvero o che stanno in cima alle mie wishlist.
In cima alla mia wishlist, ovviamente, c'è la Tyrrell a sei ruote, e mi sono ritrovata a pensare che mi sarebbe piaciuto anche un modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy.
La legge del caso ha voluto che incappassi proprio in un modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy. Ho chiesto al tale della bancarella quanto costassero i modellini piccoli. Costava cinque euro e li valeva tutti! *-*
Ammetto che sarebbe stato più poetic cinema se fosse stata quella del 1980, ovvero quella che Derek Daly cappottò a Montecarlo, ma non si può avere tutto dalla vita.
Il modellino è della Tyrrell del 1979, famosa per essere una scopiazzatura della Lotus della stagione precedente, ma senza emularne i risultati. I piloti titolari erano Jean-Pierre Jarier e Didier Pironi, ma fu guidata anche dallo stesso Daly in alcune occasioni, in un gran premio al posto di Jarier assente per malattia, infine alla fine della stagione quando venne schierata una terza vettura perché why not.
Verso sera ho beccato per caso un post di Daly su Xwitter, che pubblicava foto della Tyrrell sponsorizzata Candy all'Historic Monaco GP che di è svolto in questo fine settimana.
Ho risposto condividendo la foto del modellino... e niente, stamattina mi sono trovata un suo quote in cui mi informava di avere effettivamente guidato la Tyrrell 009!
giovedì 23 aprile 2026
23 Aprile 2006: GP San Marino // duello tra gli Schumalonso... e una guest star da Oggetti al Volante Non Identificati
23 Aprile 2006 - il mondiale di Formula 1 arriva in Europa e vi arriva passando da Imola, per quello che sarà l'ultimo Gran Premio di San Marino della storia. Anche la pista di Imola uscirà di scena, almeno fino al 2020 quando per diversi anni sarà sede del GP dell'Emilia Romagna.
In questo gran premio avviene un duello tra Michael Schumacher e Fernando Alonso a parti invertite rispetto alla stagione precedente, in cui il pilota della Renault aveva vinto con il ferrarista negli scarichi, ma anche un altro evento, che non riguarda i top driver, ma che fa sì che questo post possa andare ad arricchire la rubrica Oggetti al Volante Non Identificati, dedicata a meteore della Formula 1 che si sono messe poco in luce, oppure che l'hanno fatto in maniera altisonante come il soggetto di cui parleremo nella seconda parte di questo post.
QUALIFICHE - Schumacher conquista la pole, precedendo le Honda di Jenson Button e Rubens Barrichello, la Ferrari del compagno di squadra Felipe Massa, nonché Alonso davanti alla Toyota di Ralf Schumacher e le McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Raikkonen.
Così facendo, Michael conquista la 66^ pole position in carriera, ai tempi un record assoluto nella storia della Formula 1, e non un record qualsiasi: 65 erano infatti le pole position conquistate da Ayrton Senna in carriera e la 65^ era arrivata proprio nella stessa location dodici anni prima, nel weekend che si sarebbe concluso con la sua morte.
GARA - Schumacher e Button mantengono la posizione, Massa e Alonso scavalcano Barrichello. Le Honda saranno le prime a rientrare, quindi sono molto leggere, quindi sono fuochi di paglia, meglio seguire Alonso alle spalle di Massa. Non che cambi qualcosa, dobbiamo attendere l'overcut in occasione della prima sosta ai box.
Tornando alla partenza, le vetture si accordano, tutto sembra filare liscio sia nelle posizioni che contano, sia in quelle che contano un po' meno. Però si intravede qualcosa, laggiù in fondo, una macchina sollevata in una posizione abbastanza innaturale...
...
...
...va beh, di questo ne parliamo dopo. Sappiate solo che c'è un'iniziale safety car, mentre viene rimediato al danno capitato nelle ultime posizioni.
Il primo stint è tranquillo, mentre nel secondo Alonso si trova negli scarichi di Schumacher e sembra poterlo insidiare. Michael però procede un giro di più e si guadagna un po' di respiro. Alla seconda sosta di Button, il bocchettone della benzina rimane incastrato. Non succede nulla di troppo altisonante, ma Jenson perde terreno.
Mentre la situazione tra gli Schumalonso resta stabile, Montoya precede di un soffio Massa e Raikkonen, mentre Button chiude settimo alle spalle della Williams di Mark Webber. A chiudere la zona punti è Giancarlo Fisichella su Renault, che scattava undicesimo, dietro di lui concludono la top-10 Ralf Schumacher e Barrichello.
Nico Rosberg sulla seconda Williams è undicesimo davanti alle BMW Sauber di Jacques Villeneuve e Nick Heidfeld, alle Toro Rosso di Vitantonio Liuzzi e Scott Speed e alla Midland di Tiago Monteiro, ultimo classificato.
Mancano all'appello le Redbull, con David Coulthard e Christian Klien fermati da guasti, Jarno Trulli su Toyota che ha subito lo stesso destino molto prima, le Super Aguri di Takuma Sato per un testacoda e in precedenza di Yuji Ide per i danni riportati in un incidente, ma il primo di tutti è stato Christijan Albers su Midland, colui che è stato ribatato al via per mano del nostro disgraziato protagonista.
OGGETTI AL VOLANTE NON IDENTIFICATI:
YUJI IDE
Nel 2006 l'ex pilota Aguri Suzuki esordisce come costruttore con il suo team Super Aguri, una squadra Sato-centrica supportata dalla Honda che desidera che Taku continui ad avere un volante nonostante la B.A.R. l'abbia gentilmente messo alla porta visto un campionato 2005 abbastanza disastroso. Niente di male in questa decisione, anzi, Takuma sarà proprio il fiore all'occhiello di questa squadra nella sua breve storia, mentre lascia un po' a desiderare la scelta di una line-up interamente giapponese. Non che di per sé sia una pessima idea, il punto è che per realizzarla ci vorrebbero due giapponesi in grado di guidare una Formula 1.
Il problema è che due non ci sono, quindi il secondo volante viene affidato a un misterioso trentunenne nipponico sconosciuto a gran parte del pubblico europeo. Il problema è che a Ide invece pare essere pressoché sconosciuta la lingua inglese, il che non è d'aiuto. La sua esperienza nel motorsport occidentale, inoltre, è pressoché nulla.
Dopo vari anni in Formula 3 e GT in Giappone, finalmente ottiene risultati discreti a cavallo tra i due secoli, con occasionali vittorie, una delle quali nel 2002 anche in Formula 3 Francese, in una delle poche esperienze europee.
Dal 2003 in poi corre in Formula Nippon, l'attuale Superformula. Il primo anno è settimo. Il secondo anno è terzo con una vittoria e chiude a un solo punto dal campione Richard Lyons, ex equo con il secondo classificato che è nientemeno che André Lotterer!
Alla terza stagione è runner-up con due vittorie dietro al campione Satoshi Motoyama e, con gli standard attuali, avrebbe nientemeno che trentotto punti superlicenza, che non sarebbero sufficienti a procacciarsi un posto in Formula 1, ma che non sono neanche tanto lontani dai quaranta necessari per questo scopo. In sintesi, questo tizio sconosciuto ha un palmares mediocre ma con una certa rispettabilità.
Poi viene gettato nella mischia a random e gli viene concessa la superlicenza in deroga. Niente di eccezionale per i tempi, solo qualche anno prima la stessa sorte è toccata anche a Raikkonen, sorvegliato speciale almeno finché non è sceso in pista e non ha iniziato a ottenere buoni risultati. Il problema è che con Ide la storia non si ripete affatto. E che non è neanche un qualsiasi pippone che arriva ultimo senza fare danni, dato che nelle sue giornate migliori ha una guida segna di un'Alex Yoong qualsiasi, mentre nelle peggiori...
...
...
...ecco, le peggiori giornate sono quelle tipo Imola, dove sperona brutalmente Albers, il quale viene scagliato in aria in un cappottamento micidiale, facendo un quadruplo trecentosessanta gradi.
Da notare la poesia finissima di questa scena: sul tabellone giallo, sembra che qualcuno abbia scritto "W IDE" con una bomboletta spray.
Dopo il botto, Ide riesce a proseguire per qualche giro, ma viene comunque costretto al ritiro. Sarà la fine della sua carriera in Formula 1, dato che viene "declassato a terzo pilota" e sostituito da Franck Montagny. Poche settimane più tardi, gli viene revocata la superlicenza. A quel punto torna in Giappone dove la sua carriera prosegue mestamente: al netto di qualche risultato di spessore nel Super GT, Yuji non rivive affatto lo splendore pre-Formula 1 e in Formula Nippon non ottiene più risultati degni di nota.
Risulta avere gareggiato almeno sporadicamente fino al 2022. Non si sa molto della sua vita privata, ma dal suo profilo instagram emerge che ha una figlia.
In questo gran premio avviene un duello tra Michael Schumacher e Fernando Alonso a parti invertite rispetto alla stagione precedente, in cui il pilota della Renault aveva vinto con il ferrarista negli scarichi, ma anche un altro evento, che non riguarda i top driver, ma che fa sì che questo post possa andare ad arricchire la rubrica Oggetti al Volante Non Identificati, dedicata a meteore della Formula 1 che si sono messe poco in luce, oppure che l'hanno fatto in maniera altisonante come il soggetto di cui parleremo nella seconda parte di questo post.
QUALIFICHE - Schumacher conquista la pole, precedendo le Honda di Jenson Button e Rubens Barrichello, la Ferrari del compagno di squadra Felipe Massa, nonché Alonso davanti alla Toyota di Ralf Schumacher e le McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Raikkonen.
Così facendo, Michael conquista la 66^ pole position in carriera, ai tempi un record assoluto nella storia della Formula 1, e non un record qualsiasi: 65 erano infatti le pole position conquistate da Ayrton Senna in carriera e la 65^ era arrivata proprio nella stessa location dodici anni prima, nel weekend che si sarebbe concluso con la sua morte.
GARA - Schumacher e Button mantengono la posizione, Massa e Alonso scavalcano Barrichello. Le Honda saranno le prime a rientrare, quindi sono molto leggere, quindi sono fuochi di paglia, meglio seguire Alonso alle spalle di Massa. Non che cambi qualcosa, dobbiamo attendere l'overcut in occasione della prima sosta ai box.
Tornando alla partenza, le vetture si accordano, tutto sembra filare liscio sia nelle posizioni che contano, sia in quelle che contano un po' meno. Però si intravede qualcosa, laggiù in fondo, una macchina sollevata in una posizione abbastanza innaturale...
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...va beh, di questo ne parliamo dopo. Sappiate solo che c'è un'iniziale safety car, mentre viene rimediato al danno capitato nelle ultime posizioni.
Il primo stint è tranquillo, mentre nel secondo Alonso si trova negli scarichi di Schumacher e sembra poterlo insidiare. Michael però procede un giro di più e si guadagna un po' di respiro. Alla seconda sosta di Button, il bocchettone della benzina rimane incastrato. Non succede nulla di troppo altisonante, ma Jenson perde terreno.
Mentre la situazione tra gli Schumalonso resta stabile, Montoya precede di un soffio Massa e Raikkonen, mentre Button chiude settimo alle spalle della Williams di Mark Webber. A chiudere la zona punti è Giancarlo Fisichella su Renault, che scattava undicesimo, dietro di lui concludono la top-10 Ralf Schumacher e Barrichello.
Nico Rosberg sulla seconda Williams è undicesimo davanti alle BMW Sauber di Jacques Villeneuve e Nick Heidfeld, alle Toro Rosso di Vitantonio Liuzzi e Scott Speed e alla Midland di Tiago Monteiro, ultimo classificato.
Mancano all'appello le Redbull, con David Coulthard e Christian Klien fermati da guasti, Jarno Trulli su Toyota che ha subito lo stesso destino molto prima, le Super Aguri di Takuma Sato per un testacoda e in precedenza di Yuji Ide per i danni riportati in un incidente, ma il primo di tutti è stato Christijan Albers su Midland, colui che è stato ribatato al via per mano del nostro disgraziato protagonista.
OGGETTI AL VOLANTE NON IDENTIFICATI:
YUJI IDE
Nel 2006 l'ex pilota Aguri Suzuki esordisce come costruttore con il suo team Super Aguri, una squadra Sato-centrica supportata dalla Honda che desidera che Taku continui ad avere un volante nonostante la B.A.R. l'abbia gentilmente messo alla porta visto un campionato 2005 abbastanza disastroso. Niente di male in questa decisione, anzi, Takuma sarà proprio il fiore all'occhiello di questa squadra nella sua breve storia, mentre lascia un po' a desiderare la scelta di una line-up interamente giapponese. Non che di per sé sia una pessima idea, il punto è che per realizzarla ci vorrebbero due giapponesi in grado di guidare una Formula 1.
Il problema è che due non ci sono, quindi il secondo volante viene affidato a un misterioso trentunenne nipponico sconosciuto a gran parte del pubblico europeo. Il problema è che a Ide invece pare essere pressoché sconosciuta la lingua inglese, il che non è d'aiuto. La sua esperienza nel motorsport occidentale, inoltre, è pressoché nulla.
Dopo vari anni in Formula 3 e GT in Giappone, finalmente ottiene risultati discreti a cavallo tra i due secoli, con occasionali vittorie, una delle quali nel 2002 anche in Formula 3 Francese, in una delle poche esperienze europee.
Dal 2003 in poi corre in Formula Nippon, l'attuale Superformula. Il primo anno è settimo. Il secondo anno è terzo con una vittoria e chiude a un solo punto dal campione Richard Lyons, ex equo con il secondo classificato che è nientemeno che André Lotterer!
Alla terza stagione è runner-up con due vittorie dietro al campione Satoshi Motoyama e, con gli standard attuali, avrebbe nientemeno che trentotto punti superlicenza, che non sarebbero sufficienti a procacciarsi un posto in Formula 1, ma che non sono neanche tanto lontani dai quaranta necessari per questo scopo. In sintesi, questo tizio sconosciuto ha un palmares mediocre ma con una certa rispettabilità.
Poi viene gettato nella mischia a random e gli viene concessa la superlicenza in deroga. Niente di eccezionale per i tempi, solo qualche anno prima la stessa sorte è toccata anche a Raikkonen, sorvegliato speciale almeno finché non è sceso in pista e non ha iniziato a ottenere buoni risultati. Il problema è che con Ide la storia non si ripete affatto. E che non è neanche un qualsiasi pippone che arriva ultimo senza fare danni, dato che nelle sue giornate migliori ha una guida segna di un'Alex Yoong qualsiasi, mentre nelle peggiori...
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...ecco, le peggiori giornate sono quelle tipo Imola, dove sperona brutalmente Albers, il quale viene scagliato in aria in un cappottamento micidiale, facendo un quadruplo trecentosessanta gradi.
Da notare la poesia finissima di questa scena: sul tabellone giallo, sembra che qualcuno abbia scritto "W IDE" con una bomboletta spray.
Dopo il botto, Ide riesce a proseguire per qualche giro, ma viene comunque costretto al ritiro. Sarà la fine della sua carriera in Formula 1, dato che viene "declassato a terzo pilota" e sostituito da Franck Montagny. Poche settimane più tardi, gli viene revocata la superlicenza. A quel punto torna in Giappone dove la sua carriera prosegue mestamente: al netto di qualche risultato di spessore nel Super GT, Yuji non rivive affatto lo splendore pre-Formula 1 e in Formula Nippon non ottiene più risultati degni di nota.
Risulta avere gareggiato almeno sporadicamente fino al 2022. Non si sa molto della sua vita privata, ma dal suo profilo instagram emerge che ha una figlia.
martedì 21 aprile 2026
Oggetti al Volante non Identificati: Max Chilton
Nel mondo dell'automobilismo esistono storie talmente banali che forse non vale nemmeno la pena di raccontare: un pilota mediocre ottiene una grande chance, viene deriso per il suo potenziale trash, poi si rivela semplicemente uno degli ultimi della classe, senza nemmeno essere trash, infine esce di scena come tutti quelli del suo calibro, venendo quasi rimosso dalla memoria collettiva. Poi, al loro fianco, esistono storie talmente poetiche e incredibili da sembrare uscite da un film o da un romanzo.
Quella di Maximilian Chilton, noto come Max, appartiene senza dubbio alla prima categoria. Ha vissuto qualcosa di simile per ben due volte, in Formula 1 e in Indycar. Tuttavia, in un giorno d'estate, all'Iowa Speedway, Chilton ha raggiunto suo malgrado quello che è stato il culmine della sua storia motoristica e che ha lanciato quella che all'inizio sembrava una promettente carriera in Indycar: qui si passa a pieno titolo alla seconda casistica, perché Max rientra tra i pochi eletti che, all'improvviso, un giorno hanno reso il motorsport simile a una poesia.
Inglese, nato il 21 aprile 1991, il giovane Max passa dai kart alle auto ad appena quattordici anni. Non è che abbia esattamente una carriera da enfant prodige. Ovunque vada, fatica nelle prime due stagioni e inizia a ingranare nella terza. Chi segue le serie minori saprà che solitamente non è un buon segnale: di solito i piloti veramente bravi brillano già al primo anno, mentre quelli discreti anche se faticano il primo anno, almeno nel secondo iniziano a fare bene.
In GP2, nel 2012, Max Chilton ottiene un quarto posto in classifica piloti, conquistando due vittorie. Lo precedono Davide Valsecchi, Luiz Razia ed Esteban Gutierrez. Nelle due stagioni precedenti ha portato a casa appena una manciata di punti, un palmares ben lontano dal ricevere apprezzamenti. Eppure Chilton viene scelto dalla Marussia per il 2013, dopo essere stato loro test driver. Non affianca il veterano Timo Glock, ma proprio Razia... ah no, quest'ultimo perde gli sponsor poche settimane prima dell'inizio del campionato, quindi Chilton farà coppia con Jules Bianchi, che nella stagione precedente è stato Friday Driver della Force India.
Chilton non combina nessuno dei disastri annunciati. Certo, solitamente si qualifica dietro a Bianchi, ma non così drammaticamente più indietro. Batte con frequenza anche le Caterham, o almeno una di esse. Così come Charles Pic e Giedo Van Der Garde - i piloti Caterham, appunto - il suo miglior risultato in gara è un quattordicesimo posto, i tre vengono battuti da Bianchi in virtù di un tredicesimo posto in Malesia, che farà sì che la Marussia batta la Caterham in classifica costruttori.
È pur vero che Max risulta ultimo in classifica piloti, ma è semplicemente un pilota meh come tanti. Al netto di un incidente innescato da lui stesso con Pastor Maldonado a Montecarlo, nel quale riesce a proseguire, non fa troppi danni e conclude la stagione senza nemmeno un ritiro. Completerà anche i primi sei della stagione successiva, un record di gran premi finiti dopo il debutto che gli verrà strappato soltanto da Esteban Ocon (il quale, però, debutta in corso d'opera e Chilton rimane ancora l'unico rookie con un'intera stagione senza DNF). A compensare, il primo ritiro è piuttosto altisonante: in Canada 2014, Max esce alla prima curva, il che non sarebbe neanche troppo grave, se la dinamica non fosse stata centrare in pieno il compagno di squadra Bianchi, reduce dalla storica nona piazza di Montecarlo.
Dopo il risultato del Principato, pare palese che la Marussia abbia una line-up composta da un pilota promettente e da uno meh. Il gap tra i due inizia quindi a essere attribuito ai meriti di Bianchi piuttosto che ai demeriti di Chilton, che nel frattempo deve vedersela con i nuovi piloti della Caterham, Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson, senza mai andare oltre a qualche tredicesimo posto, stesso destino che tocca al pilota giapponese - lo svedese, invece, è arrivato undicesimo proprio a Monaco.
Grazie al risultato di Montecarlo, la Marussia non solo sta davanti alla Caterham, ma perfino alla Sauber. Per il team sembra andare tutto a gonfie vele (e Chilton fa perfino una Q2), almeno finché tutto non precipita, nel peggiore dei modi, quando in Giappone Bianchi esce di pista e colpisce il trattore.
L'ultima apparizione, con la sola vettura di Chilton, è al GP della Russia. Poi iniziano problemi di sponsor, la mancata trasferta sudamericana e, infine, perfino il gran premio finale salta all'ultimo. La Marussia tornerà nel 2015 come Manor, ma la carriera in Formula 1 di Chilton è finita. Pare che abbia rifiutato di disputare il gran premio finale con la Caterham, dopo la defezione di Ericsson, per non correre con la diretta avversaria della Marussia.
A quel punto, Chilton fa quello che fanno tanto piloti dopo essere rimasti senza volante in Formula 1: va in America. Però l'Indycar, la serie che nel corso degli anni accoglierà a braccia aperte un luminare come Esteban Gutierrez, che costruirà una storyline sul ritorno alle competizioni di Romain Grosjean dopo il rogo di Sakhir, che definirà Mick Schumacher come "Formula 1 veteran" e quant'altro, non ha alcun interesse per Max, il quale va a correre in Indylights con la Carlin, squadra in cui ha militato nelle formule minori.
Nella "GP2 dell'Indycar" Chilton non svetta particolarmente. L'inizio è difficile, salta anche un evento in corso d'opera per disputare la 24 Ore di Le Mans. Ottiene qualche sporadico podio. Eppure è proprio lì che avviene il turning point: Max conquista una vittoria dalla pole position, dopo avere brevemente perso la leadership a vantaggio del compagno di squadra Ed Jones, il quale viene prontamente relegato in seconda piazza.
È il 18 luglio 2015. Gli appassionati di automobilismo si sono svegliati con la notizia che la sera precedente Jules Bianchi è morto dopo nove mesi di coma. Vedere il suo compagno di squadra trionfare in Indylights all'Iowa Speedway è una di quelle emozioni che lasciano il segno.
Incredibile ma vero, Chilton finisce suo malgrado sotto i riflettori. Attira l'attenzione delle squadre di Indycar. Viene ingaggiato da Chip Ganassi per la stagione 2016, in cui ottiene un settimo posto come migliore risultato. Nel 2017, a Indianapolis, si ritrova addirittura leader di quella famosa 500 miglia alla quale si fa notare Fernando Alonso. Alla fine della giornata, Chilton è il pilota che passa in testa più giri. La vittoria, però, va a Takuma Sato, a Max non resta che un misero quarto posto.
La seconda stagione va meglio di quella precedente, poi avviene il passaggio alla Carlin. Il 2018 è l'ultima stagione in cui Chilton disputa tutta le gare. Nel 2019, per preoccupazioni legate alla sicurezza, decide di smettere di gareggiare sugli ovali, non certo l'ideale per un pilota di Indycar. Continua a prendere parte al campionato fino al 2021, dopodiché decide di lasciare gli States con l'obiettivo di tornare in Europa in endurance.
Ciò non si traduce in realtà, Chilton non disputa più alcuna gara a partire dal 2022 e al momento viene definito "ex pilota".
Quella di Maximilian Chilton, noto come Max, appartiene senza dubbio alla prima categoria. Ha vissuto qualcosa di simile per ben due volte, in Formula 1 e in Indycar. Tuttavia, in un giorno d'estate, all'Iowa Speedway, Chilton ha raggiunto suo malgrado quello che è stato il culmine della sua storia motoristica e che ha lanciato quella che all'inizio sembrava una promettente carriera in Indycar: qui si passa a pieno titolo alla seconda casistica, perché Max rientra tra i pochi eletti che, all'improvviso, un giorno hanno reso il motorsport simile a una poesia.
Inglese, nato il 21 aprile 1991, il giovane Max passa dai kart alle auto ad appena quattordici anni. Non è che abbia esattamente una carriera da enfant prodige. Ovunque vada, fatica nelle prime due stagioni e inizia a ingranare nella terza. Chi segue le serie minori saprà che solitamente non è un buon segnale: di solito i piloti veramente bravi brillano già al primo anno, mentre quelli discreti anche se faticano il primo anno, almeno nel secondo iniziano a fare bene.
In GP2, nel 2012, Max Chilton ottiene un quarto posto in classifica piloti, conquistando due vittorie. Lo precedono Davide Valsecchi, Luiz Razia ed Esteban Gutierrez. Nelle due stagioni precedenti ha portato a casa appena una manciata di punti, un palmares ben lontano dal ricevere apprezzamenti. Eppure Chilton viene scelto dalla Marussia per il 2013, dopo essere stato loro test driver. Non affianca il veterano Timo Glock, ma proprio Razia... ah no, quest'ultimo perde gli sponsor poche settimane prima dell'inizio del campionato, quindi Chilton farà coppia con Jules Bianchi, che nella stagione precedente è stato Friday Driver della Force India.
Chilton non combina nessuno dei disastri annunciati. Certo, solitamente si qualifica dietro a Bianchi, ma non così drammaticamente più indietro. Batte con frequenza anche le Caterham, o almeno una di esse. Così come Charles Pic e Giedo Van Der Garde - i piloti Caterham, appunto - il suo miglior risultato in gara è un quattordicesimo posto, i tre vengono battuti da Bianchi in virtù di un tredicesimo posto in Malesia, che farà sì che la Marussia batta la Caterham in classifica costruttori.
È pur vero che Max risulta ultimo in classifica piloti, ma è semplicemente un pilota meh come tanti. Al netto di un incidente innescato da lui stesso con Pastor Maldonado a Montecarlo, nel quale riesce a proseguire, non fa troppi danni e conclude la stagione senza nemmeno un ritiro. Completerà anche i primi sei della stagione successiva, un record di gran premi finiti dopo il debutto che gli verrà strappato soltanto da Esteban Ocon (il quale, però, debutta in corso d'opera e Chilton rimane ancora l'unico rookie con un'intera stagione senza DNF). A compensare, il primo ritiro è piuttosto altisonante: in Canada 2014, Max esce alla prima curva, il che non sarebbe neanche troppo grave, se la dinamica non fosse stata centrare in pieno il compagno di squadra Bianchi, reduce dalla storica nona piazza di Montecarlo.
Dopo il risultato del Principato, pare palese che la Marussia abbia una line-up composta da un pilota promettente e da uno meh. Il gap tra i due inizia quindi a essere attribuito ai meriti di Bianchi piuttosto che ai demeriti di Chilton, che nel frattempo deve vedersela con i nuovi piloti della Caterham, Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson, senza mai andare oltre a qualche tredicesimo posto, stesso destino che tocca al pilota giapponese - lo svedese, invece, è arrivato undicesimo proprio a Monaco.
Grazie al risultato di Montecarlo, la Marussia non solo sta davanti alla Caterham, ma perfino alla Sauber. Per il team sembra andare tutto a gonfie vele (e Chilton fa perfino una Q2), almeno finché tutto non precipita, nel peggiore dei modi, quando in Giappone Bianchi esce di pista e colpisce il trattore.
L'ultima apparizione, con la sola vettura di Chilton, è al GP della Russia. Poi iniziano problemi di sponsor, la mancata trasferta sudamericana e, infine, perfino il gran premio finale salta all'ultimo. La Marussia tornerà nel 2015 come Manor, ma la carriera in Formula 1 di Chilton è finita. Pare che abbia rifiutato di disputare il gran premio finale con la Caterham, dopo la defezione di Ericsson, per non correre con la diretta avversaria della Marussia.
A quel punto, Chilton fa quello che fanno tanto piloti dopo essere rimasti senza volante in Formula 1: va in America. Però l'Indycar, la serie che nel corso degli anni accoglierà a braccia aperte un luminare come Esteban Gutierrez, che costruirà una storyline sul ritorno alle competizioni di Romain Grosjean dopo il rogo di Sakhir, che definirà Mick Schumacher come "Formula 1 veteran" e quant'altro, non ha alcun interesse per Max, il quale va a correre in Indylights con la Carlin, squadra in cui ha militato nelle formule minori.
Nella "GP2 dell'Indycar" Chilton non svetta particolarmente. L'inizio è difficile, salta anche un evento in corso d'opera per disputare la 24 Ore di Le Mans. Ottiene qualche sporadico podio. Eppure è proprio lì che avviene il turning point: Max conquista una vittoria dalla pole position, dopo avere brevemente perso la leadership a vantaggio del compagno di squadra Ed Jones, il quale viene prontamente relegato in seconda piazza.
È il 18 luglio 2015. Gli appassionati di automobilismo si sono svegliati con la notizia che la sera precedente Jules Bianchi è morto dopo nove mesi di coma. Vedere il suo compagno di squadra trionfare in Indylights all'Iowa Speedway è una di quelle emozioni che lasciano il segno.
Incredibile ma vero, Chilton finisce suo malgrado sotto i riflettori. Attira l'attenzione delle squadre di Indycar. Viene ingaggiato da Chip Ganassi per la stagione 2016, in cui ottiene un settimo posto come migliore risultato. Nel 2017, a Indianapolis, si ritrova addirittura leader di quella famosa 500 miglia alla quale si fa notare Fernando Alonso. Alla fine della giornata, Chilton è il pilota che passa in testa più giri. La vittoria, però, va a Takuma Sato, a Max non resta che un misero quarto posto.
La seconda stagione va meglio di quella precedente, poi avviene il passaggio alla Carlin. Il 2018 è l'ultima stagione in cui Chilton disputa tutta le gare. Nel 2019, per preoccupazioni legate alla sicurezza, decide di smettere di gareggiare sugli ovali, non certo l'ideale per un pilota di Indycar. Continua a prendere parte al campionato fino al 2021, dopodiché decide di lasciare gli States con l'obiettivo di tornare in Europa in endurance.
Ciò non si traduce in realtà, Chilton non disputa più alcuna gara a partire dal 2022 e al momento viene definito "ex pilota".
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