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lunedì 18 agosto 2025

GP Ungheria 2002: Barrichello vince davanti agli Schumi Bros

18 Agosto 2002: all'Hungaroring ci sono venti vetture allineate sulla griglia di partenza, il che potrebbe sembrare normale a noi rewatcher degli anni 2020, ma non lo era ai tempi. O meglio, non o era stato fino a quel momento, ma in Ungheria 2002 lo sta diventando, si tratta infatti del primo evento senza la Arrows, il che porterà per lunghi anni ad avere una Formula 1 con dieci squadre in griglia.

La prima fila della suddetta griglia è tutta rossa, con Rubens Barrichello in pole position davanti a Michael Schumacher, il quale si è già aggiudicato il titolo con largo anticipo due gran premi prima. Seguono le Williams, ma Ralf Schumacher rimane terzo, mentre Juan Pablo Montoya perde posizioni alla partenza ritrovandosi dietro alla Jordan di Giancarlo Fisichella, alla Sauber di Felipe Massa - aaaawwww! - e alla Renault di Jenson Button. Dietro di lui, le McLaren di Kimi Raikkonen e David Coulthard sono 8/10, con in mezzo la Renault di Jarno Trulli.
Le posizioni di testa rimangono a lungo invariate, è JPM a scombinare le carte in tavola, quando danneggia la vettura in un fuori pista ed è costretto ad anticipare la sosta ai box, cosa che lo farà precipitare nelle posizioni retrostanti. Nel secondo stint troviamo Button che si ritira per incidente, mentre le due McLaren sono entrambe davanti a Trulli. Nel terzo stint, le McLaren risalgono 4/5 (sono invariate le posizioni di Barrichello e dei fratelli Schumacher, 1/2/3), ritrovandosi anche davanti a Fisichella, che porta a casa l'ultimo punto disponibile (sesto posto, siamo nel 2002) e a Massa, che precede Trulli, la Sauber di Nick Heidfeld e la Jordan di Takuma Sato a completare i primi dieci.

Montoya si classifica soltanto undicesimo, precedendo la B.A.R. di Olivier Panis. A proposito di B.A.R., lascio alla vostra immaginazione il destino subito da Jacques Villeneuve. Non si segnalano tuttavia delle fumate, però c'è la gloria data dall'essere il primo ritirato della giornata, dopo avere percorso all'incirca un quarto di gara.
Un destino simile capita anche a Eddie Irvine sulla Jaguar, soltanto pochi giri più tardi, mentre sull'altra Jaguar, Pedro De La Rosa conclude la gara quattordicesimo al traguardo, ma risale tredicesimo a causa di una penalità altrui. Seguono le due Toyota, con Allan McNish e Mika Salo. Il nostro finlandese preferito sembra essersi conquistato venticinque secondi di penalità post-gara (l'equivalente di un drive through) per unsafe release. La sua penalità non impatta sulla posizione di Mark Webber: il pilota della Minardi sedicesimo era e sedicesimo rimane, mentre il suo compagno di squadra si ritira a causa di un testacoda.
So che siete dei malpensanti e la vostra mente va a Yoong, ma Alexone nostro è stato messo a piedi proprio alla vigilia di questa gara... chissà, magari potrebbe essere più veloce che in macchina! A rimpiazzarlo, Anthony Davidson, che nonostante il mesto finale è stato tranquillamente dentro al 107% in qualifica.

Veniamo agli Schumachello, perché vorrei complimentarmi con Rubinho per la lucidità che ha avuto in questa gara. C'è stato sicuramente un congelamento di posizioni in stile "bro, ormai hai vinto il titolo, quindi calma i tuoi bollenti spiriti", perché altrimenti non si spiegherebbe come mai Michael gli sia stato buono buono negli scarichi fino alla fine della gara senza mai tentare un attacco nonostante fossero a distanza ravvicinata. Però, se dietro di voi ci fosse uno squalo affamato a cui è stato detto di non divorarvi, voi stareste tranquilli? Io non tanto!




mercoledì 13 agosto 2025

GP Ungheria 1995: le peripezie di Taki Inoue

13 Agosto 1995, una data che entrerà nella storia. All'Hungaroring, Damon Hill scatta dalla pole position affiancato dal compagno di squadra David Coulthard. Non saranno loro a enttare nella storia, né lo sarà Michael Schumacher che parte dalla terza piazza, affiancato alla Ferrari di Gerhard Berger, né Mika Hakkinen che sulla McLaren è quinto con accanto a sé l'altra Ferrari di Jean Alesi.
Eviterei a questo punto di illustrare tutta la griglia di partenza, concentrandomi sui fatti. Le Williams mantengono le posizioni 1/2, mentre Hakkinen dopo pochi giri è costretto al ritiro per un guasto al motore. Dopo tredici giri, su un totale di settantasette, Schumacher si inserisce tra le due Williams dopo un sorpasso su Coulthard, affermando: "Ce l'ho enormehhhh!!!111!!11!!" Davidone non si scompone: "Anch'io ce l'ho enorme." Lettori malpensanti, stanno solo discutendo dell'ampiezza delle loro mascelle.
Più o meno mentre accade tutto ciò, si scatena l'apoteosi, l'evento che passerà alla storia del motorsport e che anche anche adesso viene ricordato con grande partecipazione.

Taki Inoue, pilota della Footwork, che viaggia in questo momento in una diciottesima piazza abbastanza rispettabile dietro al compagno di squadra Max Papis, si ritira per un guasto al motore. Sceso dalla macchina, corre a prendere un estintore...
...
...
...e niente, viene investito da un mezzo dei commissari sopraggiunto sul posto e viene messo a terra.
Non è il primo incidente strano che gli capita. A Montecarlo, per esempio, alla fine di una sessione di prove libere è rimasto fermo lungo il tracciato, si è slacciato le cinture e poi è stato sbalzato fuori dalla monoposto quando la safety car, che stava facendo un giro dimostrativo, gli è finita addosso.
Non raggiungerà più questi livelli di poesia, ma si farà comunque notare di lì a un mese quando gli Schumill si spalmeranno tra di loro - curiosamente davanti a un pannello pubblicitario della Candy - subito dopo che li aveva rallentati durante un doppiaggio. Aggiungo che alcuni anni fa commentando l'episodio durante una telecronaca della GP2, Hill ha parlato del fatto, citandolo come "un pilota giapponese", vedo che ha lasciato molto il segno se gli ex colleghi neanche sanno come si chiama!

Il trittico Hill/ Schumacher/ Coulthard rimane nelle prime tre posizioni nel proseguire di questa giornata falsata dal fatto che poco dopo la metà della percorrenza Alesi sia costretto al ritiro da un guasto. In sintesi, avevamo due Ferrari in pista, adesso ne abbiamo una soltanto, quella di Berger, che porta il numero 28 e di conseguenza non è stylish come quella di Alesi.
Nelle fasi finali della gara, Berger è quinto, alle spalle di uno che se fosse pilota Ferrari negli anni '90 anziché negli anni 2000 porterebbe il numero 28 come uno sfigato qualsiasi. Essere quarto a bordo di una Jordan, però, è tanta roba. Quando dopo settantatré giri di gara il motore della Benetton di Schumacher si ammutolisce e gli Hillthard si ritrovano 1/2, ecco che Rubens Barrichello risale al terzo posto e inizia a viaggiare verso il podio.
Michelone probabilmente lo informa: "Se io fossi un pilota Ferrari del 1995 anziché del 1996 porterei il numero 27 e sarei il più stylish di tutti". Rubinho non è particolarmente toccato da queste parole, c'è di peggio nella vita, tipo la macchina che inizia a rallentare a poche curve dal traguardo.

Barrichello non salirà sul podio, ma in compenso ci andrà Berger, tentando di ristabilire l'ordine naturale delle cose. Johnny Herbert, nel frattempo, porta la Benetton a punti cogliendo una quarta piazza, davanti alla Sauber del nostro eroe Heinz-Harald Frentzen. L'ultimo punto disponibile se lo aggiudica la Ligier, nonostante il ritiro di Martin Brundle mentre si trovava in bassa zona punti. Abbiamo quindi un altro eroe da festeggiare, dato che sesto giunge Olivier Panis.
Barrichello viene classificato settimo e dietro di lui si classificano le due Minardi. Se fossimo nel 2003 anziché nel 1995, Luca Badoer conquisterebbe un punto dato che giunge ottavo. Se fosse un pilota Ferrari, però, guiderebbe una macchinina a pedali anziché una monoposto, quindi non avrebbe né il 27 né il 28. Dietro al suo compagno di squadra Pedro Lamy, arriva infine un'altra Sauber, guidata da Jean-Christophe Boullion.
Si conclude così una storica giornata che ha solo fatto da contorno alle struggenti peripezie di Takachico Inoue detto Taki.


lunedì 29 luglio 2024

Formula 2 2024: gli eventi di Ungheria e Belgio

Negli ultimi due fine settimana la Formula 2 è stata presente all'Hungaroring e a Spa Francorchamps, come evento di contorno dei rispettivi gran premi di Formula 1. Paul Aron, in precedenza soppiantato in testa alla classifica da Isack Hadjar, non ha concretizzato in questi due fine settimana, scivolando dal secondp al terzo posto in classifica piloti. Nel frattempo, proseguono i tempi difficili per la Prema, che tuttavia all'Hungaroring è stata protagonista con Andrea Kimi Antonelli che, dopo una serie di sorpassi, è andato a vincere la feature race, risalendo frattanto fino alla settima posizione della classifica piloti, dove si trova tuttora (i primi sei sono Hadjar, Bortoleto, Aron, Maloney, Crawford e Colapinto).

Questa è line-up del campionato, invariata fin dall'inizio della stagione:
ART: Victor Martins, Zak O'Sullivan
PREMA: Oliver Bearman, Andrea Kimi Antonelli
RODIN: Zane Maloney, Ritomo Miyata
DAMS: Jak Crawford, Juan Manuel Correa
INVICTA: Kush Maini, Gabriel Bortoleto
MP MOTORSPORT: Dennis Hauger, Franco Colapinto
VAN AMERSFOORT: Enzo Fittipaldi, Rafael Villagomez
HITECH: Amaury Cordeel, Paul Aron
CAMPOS: Isack Hadjar, Pepe Martì
TRIDENT: Richard Verschoor, Roman Stanek
PHM AIX: Joshua Durksen, Taylor Barnard

UNGHERIA: in qualifica Aron ha conquistato la pole position precedendo Fittipaldi, Hadjar, Bortoleto, Martins, Hauger, Antonelli, Maloney, Maini e Verschoor a completare i primi dieci, con quest'ultimo poleman della gara sprint con reverse grid.
Verschoor ha fatto i primi giri da leader, per poi essere superato da Antonelli, che è stato in testa piuttosto a lungo ma ha iniziato ad accusare problemi di gomme. Dopo metà gara ha perso la posizione su Verschoor e Maini, poi è rientrato ai box e tornato in pista fuori dalla top-ten.
Nella bassa zona punti si sono visti duelli vari: Hauger con un bel sorpasso su Fittipaldi, Bortoleto che forava e, rientrato nelle retrovie dopo il cambio gomme, faceva il giro più veloce, nonché un duello a tre per l'ottavo posto con Correa, Barnard e Bearman appaiati senza fare danni.
Verschoor ha tagliato per primo il traguardo ed è salito sul gradino più alto del podio, ma è stato squalificato post-gara per irregolarità tecniche. Maini ha ereditato la vittoria, precedendo Martins, Hadjar, Hauger, Colapinto, Aron, Barnard e Correa a completare la zona punti.

Nella sprint Aron partiva dalla pole position, ma ha perso diverse posizioni. Martins si è ritrovato in testa davanti a Fittipaldi, con un acceso duello tra i due a seguito del quale Martins è rimasto leader. Dopo pochi giri, dopo un contatto con Maloney, Aron è finito in testacoda, mettendosi out da solo.
Un incidente di Cordeel verso metà gara, mentre alcuni piloti si erano già fermati ai box e altri no, ha provocato l'ingresso della safety car. Antonelli si è fermato in regime di SC uscendo quinto, con Martins, Bortoleto, Fittipaldi e Hauger nelle prime quattro posizioni. Questi ultimi due li ha superati in tempi brevi, conquistandosi la zona podio, per poi procedere a superare i primi due in rapida successione, e staccandoli non di poco nel tempo restante. Verschoor nel frattempo risaliva fino al terzo posto.
Hanno completato la gara nella top-ten i seguenti piloti: Antonelli, Martins, Verschoor, Bortoleto, Fittipaldi, Hauger, Maini, Miyata, Barnard, Villagomez.

BELGIO: Aron ha conquistato nuovamente la pole position, precedendo Bortoleto, Hadjar, Crawford, Antonelli, Maloney, Colapinto, Verschoor, Hauger e O'Sullivan a completare la zona reverse grid per la sprint race, che è durata una manciata di giri. Posticipata per problemi con il meteo, anziché prima delle qualifiche della Formula 1 si è svolta dopo che queste erano finite.
Nel poco tempo intercorso tra il via della gara e l'ingresso della safety car con la vettura ferma di Martì, il dettaglio che colpisce maggiormente è come Martins, partito ultimo dopo un problema nelle qualifiche, sia risalito fino al dodicesimo posto, recuperando di fatto ben dieci posizioni.
Dopo la SC, la gara è stata redflaggata e non è più ripresa a causa della pioggia, con i primi otto in queste posizioni: O'Sullivan, Hauger, Verschoor, Maloney, Crawford, Antonelli, Bearman, Colapinto. Solo i primi cinque, tuttavia, hanno preso punti, vista l'assegnazione del punteggio ridotto.

Nella sprint race abbiamo avuto due safety car entrambe nella prima parte della gara. La prima ha seguito un incidente al via che ha messo fuori gioco Bearman e Martì, mentre peraltro c'era ferma anche la vettura di Colapinto, quella successiva quando Villagomez è finito in testacoda ritrovandosi sulla strada di Martins, con conseguente botto e ritiro per entrambi.
Aron, partito dalla pole, è stato superato da Hadjar nel primo stint e poi è scivolato terzo dopo la sosta, ma il peggio doveva ancora venire... ed è venuto quando, con pochi giri ancora da disputare, la vettura ha deciso di lasciarlo a piedi: adesso è terzo in classifica, dietro anche a Bortoleto.
Sul gradino più basso del podio, dietro a Hadjar e Bortoleto, si è classificato Crawford, mentre hanno completato la zona punti O'Sullivan, Verschoor, Maloney, Miyata, Cordeel, Antonelli e Durksen.

domenica 21 luglio 2024

Formula 1 2024: #13 Commento al Gran Premio d'Ungheria

21.07.2024 - BABY PAPAYA! *____*

Benvenuti all'Hungaroring, location che nell'immaginario collettivo è legata alla noiahhhh, ma che nella realtà dei fatti spesso e volentieri regala gare ignoranti ricche di colpi di scena. È il tredicesimo gran premio della stagione, quindi abbiamo superato la metà. Certo una volta a questo punto della stagione mancavano all'incirca sei gran premi alla fine del mondiale, ma quei tempi non li rimpiango. Rimpiango piuttosto l'epoca in cui ne mancavano otto o nove e avevamo ancora un calendario che si aggirava sui venti gran premi.
Procediamo, comunque, non stiamo a parlare dei bei vecchi tempi andati, per esempio quelli in cui Perez entrava in Q3 con la Force India e si candidava ad andare a insidiare le prime posizioni per andare sul podio a caso. Oppure, ancora meglio, partiva sedicesimo ma andava comunque a podio a caso, se capitava un gran premio trash. Adesso, di trash c'è la sua posizione in griglia, che si è procacciato andando a sbattere in Q1 quando la pista era in condizioni di lieve pioggia. Anche Sargeant era andato a cozzare contro un muro, ma almeno aveva avuto la decenza di limitarsi a un bacio a stampo e poi di ripartire.
In sintesi, la sessione è stata redflaggata, poi al momento in cui è ripresa la pista era umida, ma si stava asciugando e. Quando ha finito di asciugarsi, Russell aveva ormai finito la benzina e ha dovuto rientrare ai box insieme alle sue -L. Le Alpine, invece, in pista non ci sono proprio andate, non preoccupiamoci del perché tanto è fentasi.
Nel frattempo la qualifica continuava e Tsunoda, che di recente avrebbe affermato di sentirsi pronto per prendere il posto di Perez se questo venisse messo alla porta, ha dimostrato di potere sbattere bene tanto quanto il collega. Ha provocato una bandiera rossa con pochi minuti di Q3 ancora da disputare, dopo la quale è arrivata una prima fila tutta papaya:

Norris - Piastri
Verstappen - Sainz
Hamilton - Leclerc
Alonso - Stroll
Ricciardo - Tsunoda
Hulkenberg - Bottas
Albon - Sargeant
Magnussen - Perez
Russell - Zhou
Ocon - Gasly

Alla partenza i primi tre si sono quasi allineati, Piastri è passato in testa, Verstappen ha tentato di trollare Norris tagliando per i prati, sostenendo di essere stato spinto fuori e rientrando a cannone, i commissari non erano molto convinti, quindi provvidenzialmente ha ceduto la seconda piazza al collega. Hamilton e Leclerc si sono accodati, mentre più indietro c'era un duello tra spagnoli che è stato vinto da Sainz. Alonso comunque non sarebbe durato molto lì davanti perché era uno dei tanti su gomme soft che sono andati ai box dopo una manciata di giri. Davanti, frattanto, continuavano con le gomme medium e nessuno sembrava insidiare la prima piazza di Baby Papaya.
OP: "Mi dice una voce fuori campo che neanche Bottas partito sulle medium venga insidiato e che dietro di lui ci siano in questo momento Russell e Perez su mescola hard ovvero a novanta."
LN: "Un bambino piccolo non dovrebbe dire queste cose, ma giocare con il camion dei pompieri."
OP: "O con il trofeo del vincitore. Perché noi bambini piccoli siamo capaci di maneggiarlo senza romperlo, diversamente da te, che hai un rapporto traumatico con le ceramiche ungheresi."
Voce fuori campo: "Forse tra un'ora e mezza avrete un rapporto traumatico anche con i piatti che vi tirerete."
Hamilton e i Papaya sono stati i primi a fermarsi del gruppo di testa, con il Vanz che ha tenuto un comizio sul fatto che, per evitare l'undercut di Hamilton, Norris sia rientrato un giro prima di Piastri. Quest'ultimo si è fermato un giro più tardi e ha mantenuto la posizione, quindi le teorie del kompl8 non sono durate molto a lungo, anche perché Verstappen e i Ferrari Bros proseguivano per fare solo una sost-... ah no, stavano solo aspettando il giusto timing.
Verstappino ha perso la terza piazza a vantaggio di Hamilton, come facilmente prevedibile dati i tempi di costui dopo la sosta. Si segnala come nel frattempo Sainz si fosse sacrificato per la causa di Russell e Perez, rientrando dietro di loro li ha superati, regalando loro inquadrature televisive. Lontani dalle inquadrature televisive, comunque, i due si sarebbero ripresi nel secondo stint, iniziato con un undercut di Perez nei confrontidi Russell e di tutte le sue -L e proseguendo con vari sorpassi. Non sarebbero arrivati a raggiungere i primi sei, ma almeno avrebbero raggiunto la settima e ottava piazza.
Nel secondo stint sulle hard, Verstappen era all'inseguimento di Hamilton, ha mandato in vacca un tentativo di sorpasso e si è avvicinato Leclerc che faceva tempi molto predestinati in quel momento e ha iniziato a spalancare il suo enorme DRS, mettendo in secondo piano i Papaya Kids e i piatti da lanciare. Poi niente, Hamilton e Leclerc sono andati ai box, Verstappen si è lamentato con il team che gli stavano facendo subire un undercut dalla Ferrari, mentre Hamilton, saputo che Leclerc era passato alle medium, ha osservato che per lui sarebbe stata lunga. Non l'ho resa con dialogo immaginario, né l'una né l'altra se no avreste pensato che non fosse successo veramente.
Finita questa parentesi, era finalmente giunto il tanto atteso momento di elencare teorie del kompl8 secondo cui la McLaren avrebbe fatto rientrare prima Norris per undercuttare Piastri. In casa McLaren, tuttavia, si sono sbizzarriti, decidendo al contempo di complicarsi la vita: hanno fatto rientrare Norris per evitare di subire undercut da Hamilton e con la promessa che avrebbe lasciato passare Piastri se questo fosse uscito dietro di lui, cosa che poi è successa.
OP: "Wait, wait, wait... che cosa sta succedendo?"
Box Papaya: "Succede che Norris, essendo un bambino grande e responsabile, è davanti e sta andando like a boss, ma si farà da parte e tornerai a leaderare. Vero Norris?"
LN: "Ho visto lei che trolla lui, che trolla lei che trolla te, mon bebé, mon bebé, ma chi trolli tu...?"
Box Papaya: "NORRIS, FAI PASSARE IMPIASTRO! Naturalmente a tuo piacimento e a seconda del tuo umore."
OP: "Ammetto che adesso non mi fido più di tanto."
Box Papaya: "Neanche noi, ma adesso dobbiamo dare la linea a Verstappino che si trova negli scarichi di Leclerc."
Dopo una serie di polemiche via radio che perduravano da inizio gara e di termini volgari opportunamente censurati quando queste venivano trasmesse, Verstappen si è appropriato della quarta piazza, andando anche a farsi vedere di nuovo negli specchietti di Hamilton, con il Vanz che menzionava il 2021 in ogni momento in cui, per dare senso compiuto alla frase, non doveva metterci altre parole. Hamilton ha iniziato un'ardua difesa: "Non mi porterai via questa terza posizione. Non oggi che c'è Rosberg a fare le interviste dei primi tre classificati!"
A quel punto è successo qualcosa di impensabile: la prima è che Verstappen ha fatto un bloccaggio micidiale, ha preso una ruota a Hamilton ed è impennato, la seconda è che dopo il ritorno a terra la macchina non aveva riportato danni evidenti. Dopo un giro per i prati e l'accodarsi a Leclerc ha potuto andare tranquillamente per la quinta posizione.
Box Papaya: "Bene, adesso tocca di nuovo a noi."
LN: "Bisogna pensare alla classifica piloti, l'Impiastro può attendere."
Box Papaya: "La classifica piloti è importante, ma anche evitare spargimenti di sangue tra bambini. Quindi ricordati che tu e Piastri dovete dare il buon esempio agli adulti."
E niente, alla fine Norris ha realizzato che per vincere la gara non avrebbe dovuto solo scappare da Piastri fino alla bandiera a scacchi, ma continuare a scappare anche nel dopogara, quindi ha rallentato, si è fatto da parte e ha ceduto la strada. Però per un attimo, quando gli era ancora vicino, ha tenuto tutti con il fiato sospeso, perché non si può mai sapere, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
A fine gara la diplomazia ha prevalso, anche se pare che Norris abbia tentato di litigare a caso con Hamilton nel retropodio tacciandolo di lamentarsi della velocità delle altre monoposto invece di pensare alla sua con cui dominava anni fa. Pare che, ho detto, perché ovviamente la voce del Vanz copriva tutto ciò. Quello che conta, comunque, alla fine della giornata è che Piastri è il 115° vincitore di una gara valida per il mondiale di Formula 1 e che era dal 2001 che due compagni di squadra non vincevano la prima gara in carriera nella stessa stagione. Erano Ralf Schumacher e Montoya sulla Williams ed erano old gold days.

RISULTATO:
1. Oscar Piastri/ McLaren
2. Lando Norris/ McLaren
3. Lewis Hamilton/ Mercedes
4. Charles Leclerc/ Ferrari
5. Max Verstappen/ Redbull
6. Carlos Sainz/ Ferrari
7. Sergio Perez/ Redbull
8. George Russell/ Mercedes
9. Yuki Tsunoda/ Visa Cash App RB
10. Lance Stroll/ Aston Martin
11. Fernando Alonso/ Aston Martin
12. Daniel Ricciardo/ Visa Cash App RB
13. Nico Hulkenberg/ Haas
14. Alex Albon/ Williams
15. Kevin Magnussen/ Haas
16. Valtteri Bottas/ Kick Sauber
17. Logan Sargeant/ Williams
18. Esteban Ocon/ Alpine
19. Zhou Guanyu/ Kick Sauber
Rit. Pierre Gasly/ Alpine

giovedì 24 agosto 2023

24.08.2003 - la prima vittoria di Alonso

Buongiorno a tutti e buon giovedì 24 agosto 2023. Oggi vi porto a fare un viaggio nel 2003, nello specifico parlandovi dell'exploit della Renault e di Fernando Alonso all'Hungaroring. Prima, però, credo sia opportuno narrarvi anche il precedente GP di Germania, disputato tre settimane prima a Hockenheim, in un momento di grande splendore per la Williams: Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher erano infatti appaiati in prima fila. La Renault aveva "solo" il quarto tempo con Jarno Trulli alle spalle della Ferrari di Rubens Barrichello, ma anche favorito da una carambola in partenza il pilota abruzzese si è portato subito in seconda posizione alle spalle di Montoya, seguito da Alonso che era partito ottavo. Il fattaccio è accaduto quando Ralf Schumacher, Rubens Barrichello e Kimi Raikkonen - quinto in griglia - sono arrivati affiancati in un posto in cui in tre non si stava e si è scatenato un macello con tutti e tre out e il conseguente ingresso della safety car.
Ci hanno rimesso anche piloti di centro/fondo gruppo: sono venuti a contatto Ralph Firman su Jordan e Heinz-Harald Frentzen su Sauber, entrambi costretti al ritiro, mentre Justin Wilson* se l'è cavata con danni di lieve entità. Era il suo primo gran premio alla Jaguar dove aveva rimpiazzato in corso d'opera Antonio Pizzonia, mentre il suo posto in Minardi accanto a Jos Verstappen l'aveva preso Nicolas Kiesa.

Michael Schumacher, settimo in griglia, si è accodato alle Renault, seguito poi dalla McLaren di David Coulthard e dalla Jaguar di Mark Webber... che poi pare essersi un po' perso per strada tanto che in seguito al posto che era stato suo c'erano le Toyota di Olivier Panis e Cristiano Da Matta, Toyota su una strategia a tre soste anziché due, esattamente come Montoya.
Il leader della gara è riuscito a distanziare gli inseguitori grazie alla vettura più leggera, tanto da avere tempo per rientrare e uscire di nuovo in testa, mentre le Renault si tenevano dietro M.Schumacher e Coulthard in trenino, almeno finché il ferrarista non è riuscito a sopravanzare Alonso approfittando di un suo errore. Il pilota della McLaren, fermandosi per ultimo ai box in occasione della prima sosta, ha passato Alonso di overcut portandosi quarto.
Con l'ultimo giro di pitstop completato, Montoya viaggiava verso la vittoria, mentre Trulli iniziava ad avere un ritmo non ottimale causa problemi di motore, tanto che si è ritrovato di nuovo M.Schumacher negli scarichi con Coulthard al suo seguito ed è uscito perdente dal duello con entrambi.
Schumacher, però, nel duello con Trulli aveva avuto una breve uscita sull'erba, danneggiando una gomma, che si è forata poco dopo, riuscendo ad andare ai box ma perdendo diverse posizioni a vantaggio di Coulthard e Trulli a podio, oltre che di Alonso, Panis e Da Matta, chiudendo la gara settimo davanti alle B.A.R. di Jenson Button (ultimo pilota a punti) e Jacques Villeneuve.

In Ungheria, dove ha fatto l'esordio il pilota di casa Zsolt Baumgartner al posto di Ralph Firman rimasto infortunato in un incidente nelle prove libere, la Renault reduce dal terzo e quarto posto in Germania ha dato una zampata piuttosto decisa: Alonso si è procacciato la pole davanti a Ralf Schumacher, un sorprendente Webber, Montoya, Barrichello, Trulli, Raikkonen e Michael Schumacher.
La partenza è stata abbastanza tranquilla, solo le Williams partite un po' al rallenty, poi Ralf anche in testacoda, ma da solo, senza fare danni, limitandosi a ritrovarsi nelle retrovie. Alonso aveva mantenuto la testa della gara e Webber era salito al secondo posto. Potete chiaramente immaginare cosa sia successo a quel punto: con una Jaguar seconda e poche opportunità di sorpasso, c'era il rischio di avere vetture imbottigliate dietro alla suddetta Jaguar.
Barrichello ci ha provato, a superarlo, ma un taglio di chicane l'ha costretto a ridargli la posizione e, approfittando della situazione, Raikkonen e Trulli l'hanno passato, relegandolo quinto davanti a Coulthard, Michael Schumacher e Montoya. La gara di Barrichello sarebbe tuttavia terminata nel corso del secondo stint, quando gli si è staccata la ruota posteriore sinistra ed è andato a finire nelle barriere.

Tutti i piloti erano su una strategia a tre soste e Webber ha finito per perdere una posizione o due in occasione di ogni sosta, ma riuscendo a rimanere abbondantemente in zona punti. Il più giovane degli Schumacher Bros stava nel frattempo andando avanti senza alcun problema, ha superato il fratello nel corso del secondo stint, poi Webber quando se l'è ritrovato davanti, infine portandosi quarto alle spalle di Montoya.
Mentre Alonso se la passava piuttosto bene, lo stesso non si poteva dire di Trulli, che aveva invece perso posizioni in occasione delle varie soste, ritrovandosi in settima piazza e finendo per subire il doppiaggio di Alonso. Era comunque in buona compagnia, dato che Fernando aveva appena doppiato Michael Schumacher, ottavo dopo una gara priva di colpi di genio, con una Ferrari che sembrava in netta difficoltà in quelle fasi del campionato.
Alonso ha vinto davanti a Raikkonen, Montoya, Ralf Schumacher, Coulthard, Webber, Trulli e Michael Schumacher a completare la zona punti, riportando la Renault alla vittoria che mancava dal 1983, quando la Renault era un altro team. Era la prima vittoria di Alonso in Formula 1 e per i tempi diventava il più giovane vincitore della storia. Era il 24 agosto 2003, oggi sono passati esattamente vent'anni da allora.


*: Wilson ci ha lasciati a seguito di un incidente in Indycar il 23 agosto, l'indomani  esattamente otto anni fa, il 24 agosto 2015. :-((((


sabato 19 agosto 2023

GP Ungheria e Belgio 2001: il quarto titolo, la vittoria numero 51... e poi, due settimane dopo, la 52

Carissimi piloti che al volante della Minardi cercano disperatamente di entrare dentro al 107% oggi è il 19 agosto ed è l'anniversario di una giornata in cui in pista c'erano tutte e ventidue le monoposto, perché Tarso Marques aveva varcato per un soffio la tanto ambita soglia, seppure il diciottesimo tempo di Fernando Alonso che lo staccava di un secondo e mezzo lascia pensare che si potesse fare di meglio. Però non importa quanto vai piano, fintanto che non vieni mandato a casa già al sabato. La pole l'aveva ottenuta Michael Schumacher precedendo David Coulthard, Rubens Barrichello, Ralf Schumacher, Jarno Trulli e Mika Hakkinen a completare i primi sei, con una notevole novità in casa Jordan: accanto a Trulli, dopo che Heinz-Harald Frentzen aveva lasciato il team, c'era stato one-off Ricardo Zonta, ma a partire dall'Ungheria è arrivato Jean Alesi dalla Prost. Presso il tamarro team sponsorizzato da Yahoo si è accasato invece Frentzen, sempre a partire dallo stesso gran premio.

Al via l'unico cambiamento degno di nota nelle posizioni di vertice è stato Barrichello che ha sopravanzato Coulthard, e di conseguenza ci siamo ritrovati con le Ferrari 1/2. Dietro, invece, abbiamo visto un po' di caos, con Jenson Button penalizzato per jump start e, nei giri a seguire, vari insabbiamenti e mancati insabbiamenti. Abbiamo dunque perso per strada Eddie Irvine (Jaguar), Enrique Bernoldi (Arrows) e Luciano Burti (Prost), mentre frattanto avevamo M.Schumacher/ Barrichello/ Coulthard/ R.Schumacher/ Trulli/ Hakkinen come zona punti virtuale.
La strategia prevista dai big era su due soste e fino al momento della prima Hakkinen è rimasto dietro a Trulli senza riuscire a ultimare il sorpasso. In casa Jordan ci sono stati problemi e Trulli ha perso quindi diverse posizioni, ma c'è di peggio nella vita, tipo l'essere costretto al ritiro per problemi tecnici, cosa che gli sarebbe accaduta in un secondo momento, mettendo fine ai suoi ormai ben pochi sogni di gloria.

Il ritiro più altisonante è stato indubbiamente quello di Button, finito in testacoda e bloccato nel bel mezzo della pista, con bandiere gialle locali un commissario è intervenuto attraversando il tracciato un attimo prima che sopraggiungesse l'altra Benetton, di Giancarlo Fisichella - destinato all'addio anzitempo per problemi tecnici, ma molto dopo. Prima di lui si sarebbero ritirati anche i due piloti della Minardi, Olivier Panis (B.A.R.) ai box, nonché Frentzen per un testacoda.
Barrichello frattanto ha perso la seconda posizione a vantaggio di Coulthard con la prima sosta, per poi recuperarla con la seconda, mentre Ralf Schumacher rimaneva quarto. Hakkinen ha tentato una strategia a tre soste per girare scarico sperando di arrivargli davanti, ma non ha funzionato. Ha chiuso quinto, precedendo le Sauber di Nick Heidfeld e Kimi Raikkonen, la seconda Williams, guidata da Juan Pablo Montoya, in ottava piazza davanti a Jacques Villeneuve (B.A.R.).

Michael Schumacher ha conquistato la sua 51^ vittoria in Formula 1, eguagliando il record dei tempi, appartenente ad Alain Prost, curiosamente proprio nel giorno in cui ha vinto il suo quarto titolo, con diversi gran premi d'anticipo. Al parc fermé l'abbiamo trovato che festeggiava insieme a Ralf, che tra una cosa e l'altra si era levato il casco appoggiandolo sulla vettura del fratello.
Poi è arrivato Alesi, che aveva chiuso la gara decimo davanti agli ultimi due classificati, Pedro De La Rosa (Jaguar) e Jos Verstappen (Arrows), infine Hakkinen e Barrichello. Quest'ultimo è successivamente salito sul podio insieme al compagno di squadra, andando a raggiungere Coulthard, che in quella stagione era stato, seppure distante, il principale sfidante di Schumacher per la conquista del titolo mondiale.
Record di vittorie raggiunto, ma per il momento ex-equo con Prost. Non restava altro da fare che chiedersi quando il suddetto record sarebbe stato superato.


È accaduto molto presto, per l'esattezza due settimane più tardi a Spa Francorchamps nonostante le due Williams di Montoya e Ralf Schumacher 1/2 in qualifica, con Michael Schumacher destinato alla terza piazza accanto a - oh my holy Corinna! - nientemeno che Frentzen, qualificato al quarto posto! Il risultato è stato favorito da uno scroscio di pioggia e dalla pista che andava asciugandosi, ma rimane comunque memorabile.
Il weekend della Prost, tuttavia, era destinato a non andare nel migliore dei modi, fin dall'inizio, quando si è visto Frentzen sbracciarsi sulla griglia durante la procedura di partenza: la sua monoposto si era spenta (così come quella di Marques, in realtà), con aborted start e partenza dalle retrovie. C'è stato comunque un grosso colpo di scena e al successivo tentativo di partenza ecco il poleman Montoya incappare nella stessa disavventura, nuovo aborted start e partenza dal fondo, con i fratelli Schumacher ormai 1/2 davanti a Barrichello, Fisichella e Villeneuve.

Mentre Michael Schumacher leaderava dopo avere superato Ralf, per Montoya e Frentzen si prospettava una gara tutta in salita; a catalizzare l'attenzione è stato tuttavia un brutto incidente al quinto giro che ha coinvolto il compagno di squadra di H.H.: Burti, dopo una collisione con Irvine è andato a schiantarsi violentemente contro le barriere a Blanchimont.
Dopo un iniziale intervento della safety car la gara è stata redflaggata e per la prima volta nella storia, a seguito di modifiche regolamentari già in atto da alcuni anni senza che mai si presentasse la situazione, c'è stato un restart per bandiera rossa dopo i primi due giri senza classifica con tempi aggregati. Il regolamento ai tempi prevedeva si togliessero tre giri da quelli rimanenti e, contrariamente da quanto accaduto negli anni a venire, la regola voleva che ad essere considerati giri di gara fossero solo quelli dal restart in poi, nonostante non si partisse da distanza originale. Infatti Michael Schumacher stava sulla casella della pole.

Ralf, invece, stava sui cavalletti al momento del giro di formazione, dovendo quindi partire dall'ultima posizione sulla griglia. Cioè diciottesimo, perché oltre a Burti (trasportato in ospedale*) e Irvine, mancavano all'appello anche Raikkonen e Alonso rimasti fermi nel frattempo per guasti alle loro vetture.
Al via Fisichella si è inserito secondo tra le Ferrari, mentre nelle retrovie abbiamo assistito a un duello tra le Williams, con Montoya che ne è uscito davanti a Ralf Schumacher, ma con il motore che dopo neanche un giro l'ha lasciato a piedi costringendolo a parcheggiare accanto alls Sauber di Heidfeld, parcheggiata dopo un incidente al restart con De La Rosa, ritirato invece ai box, e lo stesso Montoya.
Curiosamente dopo tutto questo attrition rate, le acque si sarebbero calmati, con i soli ritiri di Button per incidente e Trulli per un guasto al motore - mentre era quinto, a gara inoltrata - nel proseguimento della gara, la quale proseguiva con Fisichella che faceva da tappo e Michael Schumacher che si allontanava.

Il primo giro di soste ha visto Barrichello precipitare quinto alle spalle delle McLaren di Coulthard e Hakkinen, mentre Fisichella era ancora in seconda piazza. Rubinho ha poi urtato qualcosa(?) e rotto l'ala anteriore dovendo effettuare una nuova fermata.
Coulthard frattanto inseguiva da vicino Fisichella e ha continuato anche dopo la seconda sosta, rischiando di riuscire a superarlo quando si sono ritrovati a doppiare un vecchio amico del mascellone, Bernoldi! Il sorpasso è comunque arrivato poco dopo, con Fisichella relegato terzo.
Hakkinen fatto ormai gara a sé per il quarto posto e Barrichello, dopo il ritiro di Trulli e un sorpasso su Alesi ha raggiunto la quinta piazza, con Jean che ha difeso l'ultimo disponibile nel finale, tenendo a bada Ralf Schumacher, settimo. Frentzen alla fine ha portato a casa un nono posto che un decennio dopo gli sarebbe valso punti, alle spalle di Villeneuve e precedendo Verstappen, Panis, Bernoldi e Marques.


* Luciano Burti ha riportato un trauma cranico nell'incidente, alcune fonti riportano sia stato tenuto in coma farmacologico nei giorni successivi, e ha dovuto saltare il resto della stagione, sostituito dal debuttante Tomas Enge. Non ha mai più gareggiato in Formula 1, ma è stato tester Ferrari nella stagione successiva e ha avuto anni dopo un ruolo in Williams effettuando delle demo su monoposto del team di Grove.

domenica 23 luglio 2023

Formula 1 2023: #11 Gran Premio d'Ungheria - il commento del luned-... della domenica sera

Carissimi lettori, avere visto la gara in diretta (la seconda della stagione) ha contribuito nettamente ad anticipare le tempistiche, quindi mi ritrovo a pubblicare con un certo anticipo il commento "del lunedì", dato che è a malapena domenica sera. Ammetto che, essendo quanto scritto per F1 Grand Chelem piuttosto lungo e pieno di considerazioni non avrò molto da aggiungere, se non per prima cosa che questa Formula 1 è noiosahhhh e che in Ungheria non ci saranno mai più gare belle come quella del 2004 con il grand chelem di Michael Schumacher. Fu davvero uno spasso assistere a quella gara così ricca di emozioni e di colpi di scena, nemmeno per il GP di Francia 2019 mi sono sentita alla stessa maniera!

CRONACA PER IL FORUM - In Ungheria assistiamo per la prima volta al format sperimentale, in cui in Q1, Q2 e Q3 è obbligatorio utilizzare rispettivamente gomme hard, medium e soft. Ci sono pareri discordanti in proposito, da un lato c'è chi sostiene che mandare piloti e team allo sbaraglio possa premiare la performance migliore, dall'altro chi sostiene che la performance vada costruita già dal venerdì e che ciascuno dovrebbe qualificarsi con la mescola che gli può consentire il miglior risultato possibile. C'è anche qualche "capiscer" che, ignorando volutamente il fatto che in Q3 si sarebbero comunque utilizzate le gomme soft, attribuisce al nuovo format ciò che succede nella manche finale delle qualifiche.
Finora tutte le pole position erano state conquistate dalla Redbull con la sola eccezione dell'Azerbaijan, poleman Charles Leclerc, all'Hungaroring per la seconda volta si impone un'altra squadra. Dopo Redbull e Ferrari, anche Mercedes conquista una pole position e lo fa per mano di Lewis Hamilton, che batte Max Verstappen per appena tre millesimi in una Q3 tiratissima.
George Russell è uscito in Q1, Carlos Sainz in Q2, le McLaren sono di nuovo tra le prime posizioni, la Aston Martin sembra in difficoltà rispetto all'avvio di stagione tanto che Fernando Alonso, unico in Q3, deve accontentarsi dell'ottavo posto, ma soprattutto Checo Perez finalmente giunto in top-ten rimedia solo una nona piazza. Brillano le Alfa Romeo, con Zhou Guanyu addirittura quinto in griglia, nonché autore del miglior tempo nel Q1, ma anche con Valtteri Bottas settimo in griglia. Infine bisogna citare Daniel Ricciardo che, chiamato in corso d'opera a sostituire l'appiedato Nyck De Vries, riesce a superare il taglio della Q1, dove il compagno di squadra Yuki Tsunoda rimane escluso.

1^ fila: Hamilton - Verstappen
2^ fila: Norris - Piastri
3^ fila: Zhou - Leclerc
4^ fila: Bottas - Alonso
5^ fila: Perez - Hulkenberg
6^ fila: Sainz - Ocon
7^ fila: Ricciardo - Stroll
8^ fila: Gasly - Albon
9^ fila: Tsunoda - Russell
10^ fila: Magnussen - Sargeant

Per gli eroi delle qualifiche la gara - della durata di 70 giri - non inizia nel migliore dei modi. Zhou rimane fermo sulla griglia e quando riparte al rallenty finisce per tamponare Ricciardo, il quale cozza contro la Alpine di Esteban Ocon che poi si ritrova scagliato addosso al compagno di squadra con Pierre Gasly, incidente che costringe i due francesi ai box, da dove non usciranno più, ma che non provoca interruzioni alla gara, non essendoci detriti in pista. Zhou sarà penalizzato per avere innescato il contatto in partenza.
Davanti, Hamilton giunto appaiato con Verstappen è stato superato dal pilota della Redbull, per poi essere superato dalle McLaren di Oscar Piastri e ritrovarsi quarto. Seguono le due Ferrari, con Leclerc che ha mantenuto la posizione e Sainz che è uscito indenne dal caos che si è scatenato a centro griglia. Perez nel frattempo dopo alcuni giri riesce a superare Alonso per portarsi in settima posizione.
Tra i piloti della top-ten Sainz è il primo a fermarsi per passare alle hard (16° giro) essendo partito su gomme soft, comunque solo un giro prima rispetto a Hamilton che invece era su gomme medie. Gli altri piloti reagiscono per evitare di subire potenziali undercut: al 18° rientrano Norris e Leclerc, quest'ultimo fermo per oltre nove secondi perché la posteriore sinistra non va su. Un giro più tardi si ferma Piastri, che viene subito superato da Norris al rientro in pista. Verstappen è l'unico a proseguire - si fermerà al 23°, a parte Perez e Russell che sono partiti sulle gomme hard e sono rispettivamente secondo e quinto.
Perez quando si ferma ai box per montare medium esce dietro a Sainz, che si ritrova davanti Russell già superato da Hamilton. Perez riesce a superare Sainz e poi attacca Russell, completando il sorpasso anche se il pilota Mercedes si difende con decisione. Si viene poi a formare brevemente un trenino con le Ferrari, almeno finché poco dopo Russell non rientra ai box.
Perez si avvicina a Hamilton e al 43° mentre gli era attaccato rientra ai box per il secondo pitstop mettendo di nuovo medium. Nello stesso giro è rientrato anche Piastri, mentre nei giri seguenti rientrano Leclerc, Norris e Sainz - i due piloti Ferrari sono gli unici che rimettono le hard. Le posizioni restano invariate tra le McLaren e Perez, mentre Leclerc fa undercut su Sainz, ma nel frattempo riceve penalità (post-gara) per eccesso di velocità nella pitlane.
Al 48° Perez riesce a superare Piastri anche se è notevole la difesa del pilota McLaren. Hamilton ai ferma al 50° giro e torna in pista in quinta posizione, ben distante da Piastri che è quarto: di fatto ha perso la posizione nei confronti di Perez. Si avvicina comunque a Piastri nei giri successivi, superandolo al 57°.
Russell nei giri conclusivi risale e dopo essersi avvicinato a Sainz gli porta via il settimo posto al 66°, per poi andare a raggiungere Leclerc, senza riuscire a superarlo nonostante la vicinanza all'ultimo giro, ma prendendosi il sesto posto per effetto della penalità (Leclerc viene a perdere una sola posizione).

REDBULL - è finito il dominio di Verstappen, si diceva venerdì, e poi anche al sabato dopo la seconda piazza sulla griglia. In sintesi, oltre mezzo minuto di vantaggio sul secondo, settima vittoria consecutiva per Verstappen, Redbull finora mai mancata dal podio, il tutto mentre Perez ha salvato il salvabile, guadagnando acclamazione dopo le critiche post-qualifiche.

MCLAREN - i papaya vogliono essere protagonisti e lo sono, per la seconda volta consecutiva, con entrambi i piloti che vogliono puntare in alto. Norris ottiene il secondo podio consecutivo e Piastri ancora una volta rimane con la delusione di non esserci salito. Tutto lascia pensare che arriverà il suo momento.

MERCEDES - Hamilton considerato un eroe al sabato, dopodiché screditato subito dopo avere perso le posizioni a vantaggio di Verstappen, Piastri e Norris in partenza, come se fosse necessario vivere di contrasti. Discorso esattamente inverso - ma uguale in termini di contrasti - vale per Russell, screditato al sabato e poi acclamato per la rimonta in gara.

FERRARI - farebbe meglio a evitare i proclami da "vittoria in tasca" che precedono le gare. Commentatori televisivi e utenti social, tuttavia, farebbero meglio a darsi una svegliata, perché è da tempo immemore che ogni venerdì credono nella favoletta della Ferrari che lotta per il vertice. In più, dato che già le "leclainz war" sui social sono estremamente snervanti, i telecronisti televisivi potrebbero anche evitare di fomentarle, almeno una volta in cui non si sentono team radio polemici né da un lato né dall'altro.

ASTON MARTIN - se a inizio stagione poteva apparire come una sorta di Brawn GP in veste di seconda forza del mondiale, sembra stia andando incontro a un simile destino anche a stagione inoltrata, ovvero quello di non essere più all'altezza dei primi tempi. Chiudono comunque a punti con entrambi i piloti, un risultato forse non troppo scontato al sabato.

WILLIAMS - non la si è vista se non al momento del testacoda di Sargeant verso fine gara che ne ha decretato il ritiro ai box senza causare intoppi allo svolgimento della gara, ma Albon seppure fuori dai punti ancora una volta ha portato a casa un risultato valido.

ALFA ROMEO - considerati come fenomeni al sabato, piloti compresi, criticati oltremodo la domenica, pure Bottas che di per sé danni non ne ha fatti, ha anzi concluso la gara in una 12^ piazza abbastanza in linea con gli standard della squadra.

ALPHA TAURI - niente di nuovo, vettura da parte bassa del gruppo, con risultati non troppo degni di nota. Nel frattempo il ritorno di Ricciardo genera una spaccatura, da un lato hype e dall'altro attacchi da parte degli hater con tanto di prese in giro per l'incidente odierno... non innescato da lui.

HAAS - sempre la solita storia, una qualifica brillante da parte di Hulkenberg, con relativi insulti social a Magnussen considerato un pessimo qualificatore nonostante la pole dello scorso anno, per poi essere nelle retrovie quando a contare è il passo gara.

ALPINE - doppio out senza completare nemmeno un giro (anzi, completando un giro con entrambi, visto il ritiro avvenuto ai box), del tutto incolpevoli, con Ocon costretto anche a un passaggio al centro medico per dolori alla schiena.

Questa analisi del weekend team per team vuole essere un invito a riflettere: nella maggior parte dei casi, il giudizio sulla singola performance è stato predominante, sufficiente a fare tabula rasa di tutto quanto fosse successo fino a quello specifico momento.
Squadre e piloti acclamati a ogni minimo scorcio di competitività vengono duramente attaccati non appena osano non ripetersi, figurarsi quando sbagliano platealmente, senza mai un pensiero bilanciato. Eroi diventano inutili zavorre con la stessa velocità con la quale erano diventati eroi.
Si è tanto criticata la scelta di Helmut Marko di licenziare De Vries, criticando le sue logiche, ma la verità è che l'opinionista medio e l'appassionato medio differiscono da Marko solo per il non avere il controllo di chi debba avere un volante e chi no. Nyck è passato dall'essere un niente di che all'essere considerato il futuro della Formula 1 per una sola performance positiva, per poi essere messo da parte non appena non si è rivelato tale.
Forse ogni tanto sarebbe opportuno fermarsi un attimo a pensare prima di giudicare un pilota solo sulla base dell'ultima sessione disputata. Il motorsport non è fatto solo di fugaci momenti in cui stilare classifiche di chi ce l'ha più grosso, eppure questa tendenza sembra giorno dopo giorno sempre più predominante. // [Milly Sunshine per F1GC]

RISULTATO: 1. Max Verstappen (Redbull), 2. Lando Norris (McLaren), 3. Sergio Perez (Redbull), 4. Lewis Hamilton (Mercedes), 5. Oscar Piastri (McLaren), 6. George Russell (Mercedes), 7. Charles Leclerc (Ferrari), 8. Carlos Sainz (Ferrari), 9. Fernando Alonso (Aston Martin), 10. Lance Stroll (Aston Martin), 11. Alex Albon (Williams), 12. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), 13. Daniel Ricciardo (Alpha Tauri), 14. Nico Hulkenberg (Haas), 15. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri), 16. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 17. Kevin Magnussen (Haas), 18. Logan Sargeant (Williams), Rit. Esteban Ocon (Alpine), Rit. Pierre Gasly (Alpine).

SINTESI SEMISERIA DELLA DOMENICA SERA - Verstappen non ha ottenuto il miglior tempo in nessuna sessione del venerdì quindi la Ferrari ha la vittoria in tasca, ma Hamilton è in pole ed è il GOAT, anzi no è uno scarso perché sta dietro alle McLaren mentre Verstappen stacca tutti. Intanto il mondo è ingiusto perché la Ferrari dopo avere perso accidentalmente tempo nel pitstop di Leclerc non ha deliberatamente perso altrettanto tempo per parcondicio in quello di Sainz, lo scontro più in vista è il loro a distanza who kers di Russell che si avvicina, nel dubbio licenziate Zhou e anche Bottas perché era da un po' che non avevamo parlato male d lui e ricordate che, se la gara fosse durata pochi giri di più, Hamilton avrebbe potuto raggiungere Perez che gli avrebbe chiesto "sai che Stroll corre solo perché suo padre è ricco?" E Hamilton gli avrebbe risposto: "sì, mi ha chiamato Mick Schumacher dopo una sessione al simulatore alle tre di notte per discutere dell'argomento e ne abbiamo dedotto che se Ricciardo non batte sistematicamente Tsunoda è il peggior pilota della storia. Poi mi sono svegliato di soprassalto e Leclerc MI HA PASSATOHHHH A COPSEHHHH".

lunedì 27 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (GER, HUN, BEL), la svolta per la Jordan... e la sua prima vittoria

Vi ho raccontato nelle puntate precedenti di come i piloti McLaren avessero iniziato molto bene la stagione, sembrando destinati a un dominio senza sosta, fintanto che Michael Schumacher non si è fatto strada verso la lotta per il titolo arrivando ad avvicinarsi alla vetta della classifica, comandata da Mika Hakkinen, emerso come pilota di punta della McLaren. Siccome nel giorno in cui questo post vede la luce del blog è il 27 marzo, ne approfitto per menzionare anche il suo compare David Coulthard, informandovi prima di proseguire che oggi è il suo compleanno.
Ci ritroviamo adesso, nel frattempo, con il GP di Germania a Hockenheim, nel quale Hakkinen e Coulthard sono andati a monopolizzare la prima fila: la farò abbastanza breve su di loro, in una gara non troppo ricca di avvenimenti salienti, sono rimasti 1/2 senza mai essere insidiati da nessuna delle altre venti vetture, anzi diciannove dato che c'era solo una Tyrrell guidata da Tora Takagi in pista: Ricardo Rosset si era infortunato nelle prove libere(?) il che comunque non ha cambiato necessariamente il numero di monoposto sulla griglia, spesso era oltre il 107%. All'evento seguente all'Hungaroring, per esempio, non si è qualificato, quando a parità di monoposto Takagi si è messo dietro altre tre vetture. E ho detto Takagi, non Hakkinen o Schumacher.
A proposito di quest'ultimo, lui ed Eddie Irvine non se la passavano benissimo in quel weekend in Germania, mentre le Jordan invece erano in grande spolvero, con Ralf Schumacher e Damon Hill qualificati quarto e quinto alle spalle di Jacques Villeneuve. Su una strategia a due soste - tutti gli altri erano su una - Ralf ha anche superato il pilota Williams al via e nel primo stint ha inseguito le McLaren. A soste ultimate, tuttavia, si è ritrovato sesto alle spalle di Michael quinto. L'altra Ferrari, quella di Irvine, era fuori dai punti, ottava dietro a Giancarlo Fisichella, dopo che il pilota della Benetton aveva superato Eddie.
Tornando indiero, una volta uscito di scena Ralf Schumacher con la sua strategia anomala, Villeneuve si è ritrovato stabilmente terzo, posizione mantenuta fino alla bandiera a scacchi, avvicinandosi anche alle McLaren: Hakkinen sembrava avere qualche problemino e Coulthard faceva da tappo. A vari secondi, c'era invece Damon Hill, quarto, in viaggio versi i primi punti della stagione, dopo che Ralf Schumacher finalmente nelle occasioni precedenti aveva già raccolto qualche punto per la Jordan.

Il doppio arrivo in zona punti era un bel segnale, ma la realtà dei fatti è che la Jordan era pur sempre solo la Jordan e quindi devo parlarvi ancora di Hakkinen, Coulthard e Michael Schumacher. Partivano nelle prime tre posizioni in Ungheria, con i piloti McLaren stabilmente in prima e seconda posizione nel corso del primo stint. In sintesi, Schumacher non avrebbe potuto facilmente schiodarsi da lì, se non fosse stato per qualche intuizione di tipo strategico.
Quello che è successo dopo è storia: la strategia da due soste come per la McLaren è stata trasformata in strategia a tre. Viaggiando più leggero, Schumacher ha preso la testa della gara dopo la seconda sosta, allungando al punto da mantenerla quando si è dovuto fermare per la terza volta. Frattanto Hakkinen iniziava ad accusare problemi ed era costretto a rallentare. Coulthard è andato a viaggiare verso il secondo posto mentre Jacques Villeneuve ha superato Hakkinen per la terza piazza.
Il finlandese ha perso due ulteriori posizioni, venendo superato da Damon Hill e Heinz-Harald Frentzen, accontentandosi del sesto posto. Partito quarto sulla griglia, il pilota della Jordan ha ottenuto il suo secondo quarto posto consecutivo, insomma quello che per la squadra poteva sembrare il massimo a cui aspirare. Insomma, se sei Eddie Jordan non puoi aspettarti certo di fare doppietta. Va bene così, è... tutto regolare.

Tutto regolare, sino a questo momento. Immagino conosciate queste parole e quello che è venuto dopo, in Belgio. Gli Hakkoulthard erano 1/2 sulla griglia e si partiva con una pioggia battente. Hakkinen è partito bene, Coulthard un po' meno, arrivando a un mezzo contatto con Irvine. Michael Schumacher e Villeneuve erano secondo e terzo, Damon Hill partito dalla terza casella della griglia sembrava attardato.
Poi, poche curve più avanti, Coulthard è partito in testacoda, finendo a muro, e ciò ha scatenato il panico: mentre Johnny Herbert sulla Sauber finiva in testacoda, la Ferrari di Irvine veniva a contatto con la Benetton di Alex Wurz. Venivano coinvolte anche la Stewart di Rubens Barrichello e le due Prost di Jarno Trulli e Olivier Panis, le Arrows di Mika Salo e Pedro Diniz, la Tyrrell di Tora Takagi, la Stewart di Jos Verstappen, la Minardi di Shinji Nakano... e poi niente, a completare l'opera Rosset che centrava l'incidente: ufficialmente tredici piloti coinvolti. Molti di loro sono corsi ai box a piedi per andare a raggiungere il muletto. Panis, Barrichello, Salo e Rosset non hanno potuto prendere il muletto, perché guidato dai loro compagni di squadra.
Tre quarti d'ora dopo la gara è ripresa sempre con il diluvio e un duello Hakkinen vs Schumacher: un lieve contatto tra i due ha mandato Hakkinen in testacoda e Herbert gli è cozzato addosso. Hill frattanto stava in testa seguito dalle Ferrari, con Alesi quarto davanti alle Williams. Coulthard e Wurz sono venuti a contatto e solo David ha proseguito. È entrata la safety car e dopo la sua uscita di scena le Williams hanno superato Alesi.
M.Schumacher ha poi superato Hill portandosi in testa e ha iniziato a viaggiare molto più veloce della Jordan. Irvine invece è precipitato indietro per un testacoda, mentre altri piloti uscivano definitivamente di scena: Verstappen per il motore, Takagi e Villeneuve per incidenti, Tuero per un guasto... le vetture diminuivano drasticamente, mentre Michael Schumacher portava avanti la propria cavalcata trionfale e Ralf Schumacher risaliva al terzo posto a debita distanza dal compagno di squadra.
L'episodio più famoso è quello avvenuto poco oltre la metà della gara, Coulthard sul punto di essere doppiato e nelle retrovie prima ha ignorato le bandiere blu, poi ci si è ritrovati con Michael Schumacher su tre ruote. Rientrati ai box, si è diretto inferocito in quello della McLaren, dove è stato cortesemente scortato fuori. Coulthard intanto stava per scendere dalla vettura, ma poi è stato rimandato in pista.
Poco dopo un incidente dalla dinamica molto simile è andato in scena tra Nakano e Fisichella, con il pilota romano costretto al ritiro. C'è stato anche il ritiro di Irvine per un testacoda e poi la safety car. Di otto vetture in pista, solo Hill, Ralf Schumacher, Alesi e Diniz erano a pieni giri, con Trulli, Coulthard e Nakano doppiati a vario titolo. I distacchi annullati rendevano le Jordan molto vicine e un congelamento di posizioni ha reso più tesi i rapporti tra Ralf - già annunciato come pilota Williams per il 1999 - e la squadra.
Per il team di Eddie Jordan è stata la prima vittoria nella sua storia, per Hill l'ultima della sua carriera. Ironia della sorte era il 30 agosto, giorno in cui era stato disputato l'evento del 1992: nell'anniversario della prima vittoria di Michael Schumacher, Damon Hill ha vinto la sua ultima sullo stesso circuito. L'ho detto che dovevano essere *LA* coppia: senza le polemiche del 1994, chissà cosa avrebbero potuto essere... ma per una ship che svanisce, bisogna focalizzarsi su quella che c'è, sette punti di gap tra Hakkinen e Schumacher. Con tre gran premi ancora da disputare, tutto poteva succedere.

lunedì 9 gennaio 2023

Calma piatta ungherese nell'estate del 1999

L'estate del 1999 era ormai nel pieno, anzi, un po' più avanti del pieno. Era il giorno di Ferragosto e venivamo dai GP d'Austria e Germania che, con due vittorie consecutive di Eddie Irvine (una delle quali ottenuta anche grazie al contributo del compagno di squadra Mika Salo), avevano messo all'improvviso il ferrarista in lotta per il titolo.
Giunto all'Hungaroring, comunque, Mika Hakkinen ha deciso di ricordargli chi comandava, prendendosi la pole e la leadership della gara fin dal via, con il folletto irlandese a seguirlo in seconda posizione. Una sagoma azzurra si è infilata al terzo posto: era la Benetton di Giancarlo Fisichella.
La seconda McLaren guidata da David Coulthard era frattanto al quinto posto tra le due Jordan di Heinz-Harald Frentzen e Damon Hill. Il mascellone scozzese avrebbe dovuto attendere la prima sosta per schiodarsi da lì, ma ne sarebbe valsa la pena, avrebbe superato di overcut ben due piloti, portandosi davanti a Fisichella e Frentzen.

Quarto dietro alla Stewart di Rubens Barrichello su una strategia diversa (una sola sosta), Coulthard è in seguito risalito terzo avvicinandosi sensibilmente a Irvine: i due sono anche entrati nello stesso giro per la seconda sosta, con posizioni invariate, Irvine secondo e Coulthard terzo. Frattanto in concomitanza con la seconda sosta, Fisichella aveva avuto un problema ed era stato costretto al ritiro nella pitlane. Ciò ha fatto risalire Frentzen, Barrichello e Hill quarto, quinto e sesto.
Hakkinen era in testa senza alcuna difficoltà e senza nessuno che lo disturbasse, Irvine invece era ancora inseguito da Coulthard. Poi ha messo le ruote sull'erba e ha perso la posizione, ritrovandosi terzo. In quelle posizioni i tre sono giunti al traguardo, mentre Salo che era partito diciottesimo è giunto al traguardo in dodicesima posizione, senza venire minimamente considerato nel video di highlight che ho guardato per scrivere il resoconto di questa gara.

Due settimane più tardi è stata la volta del Belgio, per il quale Hakkinen si è procacciato la pole davanti al compagno di squadra e alle Jordan. Una sua esitazione alla partenza - Hakkinen stava per fare jump start ma si è fermato in tempo - ha permesso a Coulthard di passare in testa, dove sarebbe rimasto per tutta la gara, finestre di pitstop comprese.
Hakkinen ha dovuto accontentarsi del secondo posto, mentre Frentzen da terzo che era ha concluso terzo. Hill, invece, al via era scivolato al settimo posto, dietro a Irvine e alle Williams, inseguito da Salo. La posizione di Irvine è rimasta invariata (quarto), così come quella di Ralf Schumacher (quinto), mentre il suo compagno di squadra Alessandro Zanardi purtroppo è scivolato fuori zona punti, chiudendo ottavo.
Questo significa che, seppure persa la quarta piazza al via, Hill ha chiuso comunque in zona punti, giungendo sesto, ancora davanti a Salo. Si segnalano nel corso della gara due incidenti, innescati probabilmente da guasti, protagonisti Pedro Diniz su Sauber e Johnny Herbert su Stewart.

martedì 3 gennaio 2023

GP Ungheria 2000: un doppio punto di rottura

Immaginate che non sia il 3 gennaio dell'anno corrente, ma di essere nell'estate del 2000, stagione in cui Michael Schumacher (di cui oggi ricorre il compleanno) e Mika Hakkinen si stavano giocando il titolo mondiale. Il campionato era iniziato molto a favore del ferrarista, con un +24 in classifica dopo San Marino, in parte recuperato da Hakkinen, per poi arrivare di nuovo a +24 dopo il Canada, e con il sistema pre-2003 era un bel gap. Se in certi momenti il campionato era sembrato poco aperto, in altri lasciava intendere che ci fosse ancora molto da dire: uno di questi momenti è stato sicuramente il GP d'Ungheria, che da un lato è stato sicuramente un turning point per Hakkinen, che ci arrivava con solo due punti di gap in classifica e che battendo Schumacher avrebbe potuto salire in testa al campionato, ma anche per lo stesso Schumacher che negli ultimi tre gran premi, Francia, Austria e Germania, aveva rimediato un ritiro per guasto al motore e due incidenti consecutivi al via, ovvero zero punti.
In sintesi, uno poteva cogliere l'occasione della vita e diventare il favorito, l'altro poteva rimettersi sulla retta via e cercare di finire la gara sul podio invece che nella ghiaia. E le cose, al sabato, andavano bene: la Rossa numero 3 si procacciava la pole, per andare a fare coppia in prima fila non con il diretto avversario ma con l'altro pilota McLaren.


La gara è partita con un breve duello alla prima curva tra i due championship contenders: Hakkinen, scattato brillantemente dal terzo posto, si è portato in testa relegando Schumacher dietro di sé senza troppi complimenti. Michael si è accodato, conservando quindi la seconda piazza.
Più indietro David Coulthard era terzo, mentre Rubens Barrichello era in quinta piazza alle spalle di Ralf Schumacher, senza riuscire a passargli davanti. In occasione della prima sosta, tuttavia, il pilota della Williams avrebbe subito overcut da parte di Rubinho.
Come spesso accade, l'Hungaroring non si è prestato a una gara particolarmente ricca di colpi di scena e Hakkinen ha fatto praticamente gara a sé. Dopo la seconda sosta, Schumacher ha conservato la seconda posizione per un soffio su Coulthard, che gli è rimasto attaccato al fondoschiena per la parte restante della gara.
Hakkinen/ Schumacher/ Coulthard, questo il podio una volta oltrepassata la bandiera a scacchi, Mika già nel suo giro d'onore con tanto di festeggiamenti, mentre Michael sopraggiungeva con David ancora attaccato al retrotreno. Barrichello era quarto e distante, seguivano la Williams di Ralf Schumacher e la Jordan di Heinz-Harald Frentzen a completare la zona punti.


La giornata terminava con Hakkinen che sul podio si infilava il cappellino nella "cintura" della tuta - ricordo questo dettaglio già dall'epoca (ho visto un highlight per scrivere questo post, non ho trovato la gara completa) - adesso leader della classifica piloti: da -24 a +2, una rimonta niente male, dopo una gara destinata a non passare alla storia.
Del resto come può una gara passare alla storia se ha da offrire solo una piattezza ungherese che fa da intermezzo a due gran premi storici? Prima, infatti, era venuta la Germania con la storica prima vittoria di Barrichello, poi sarebbe venuto il Belgio con quello storico doppiaggio della B.A.R. di Ricardo Zonta (e Hakkinen si sarebbe portato addirittura a +6, ma questa è un'altra storia).
In sintesi, una giornata positiva per Hakkinen e negativa per Schumacher? A primo impatto potrebbe sembrarlo, ma credo che, in quel contesto, fosse una vittoria contrapposta all'avere salvato il salvabile dopo una serie di delusioni: un secondo posto ottenuto non senza fatica, era quello che ci voleva per evitare che Hakkinen, da nuovo leader, rischiasse di fuggire via.

sabato 22 ottobre 2022

La Formula 1 e gli States - l'ascesa di Jacques Villeneuve, campione di Indycar

Benvenuti nel 1996, sono state disputate le prime tre gare stagionali e la quarta è al Nurburgring. Finora Damon Hill si è imposto nelle tre gare precedenti, anche se in quella d'esordio in Australia il suo conpagno di squadra Jacques Villeneuve ha pressoché dominato fino a un problema nelle fasi finali della gara. Il rookie giunto dalla Indycar attende pazientemente che arrivi il momento di invertire la tendenza e guess what? il GP d'Europa è proprio l'occasione in cui succede tutto ciò, anche se, in realtà, inizia con Hill che parte dalla pole.
Quando si spengono le luci del semaforo, tuttavia, Villeneuve fa una buona partenza, mentre Hill scivola al quinto posto. Tra le due Williams si frappongono la McLaren di David Coulthard, la Jordan di Rubens Barrichello e la Ferrari di Michael Schumacher. Le cose vanno malissimo, frattanto, per le Benetton: Jean Alesi si ritira quasi subito per un incidente con la Tyrrell di Mika Salo, mentre Gerhard Berger deve rientrare ai box per una foratura. Qualche giro più tardi, mentre c'è un incidente tra la Ligier di Olivier Panis e la Ferrari di Eddie Irvine, va in scena l'avvicinamento tra gli Schumill: Hill supera Schumacher, lasciandolo alle prese con Mika Hakkinen.
Quando giunge il momento della prima sosta, Hill perde parecchio tempo per problemi alla monoposto. Le cose peggioreranno, quando sarà protagonista di un contatto con la Ligier di Pedro Diniz, suo futuro compagno di squadra alla Arrows. Il pitstop ridefinisce le posizioni dalla seconda alla quarta: non più Coulthard, Barrichello e Schumacher, ma Schumacher supera Coulthard all'uscita di questo dai box e segue ormai lontano Barrichello che ha avuto una sosta lunga. Finisce anche dietro a Hakkinen che però viene penalizzato per eccesso di velocità nella pitlane, cosa che si ripeterà anche dopo la sua seconda sosta, facendolo quindi precipitare ancora più indietro dopo il secondo stop and go.
Nel secondo stint Schumacher stacca Coulthard ma si avvicina tantissimo a Villeneuve e gli si porta negli scarichi. Rientra per primo per la seconda sosta, ma esce dietro a Coulthard che ancora si deve fermare. Ciò permette a Jacques di fermarsi ai box e mantenere la posizione nei confronti di Michael, il che si rivela fondamentale: Villeneuve riesce a mantenere la posizione nonostante il suo inseguitore gli stia incollato fino alla fine e tagliando il traguardo sicuramente esclama "qui a casa tua!"
Mentre Villeneuve, alla sua quarta partecipazione, ottiene la prima vittoria in Formula 1 a casa del suo futuro avversario, Hill è quarto tra Coulthard e Barrichello, i tre vicinissimi nel finale e Rubinho che praticamente finisce la gara a due decimi da Damon, accontentandosi del quinto posto. La zona punti viene conclusa dal suo compagno di squadra Martin Brundle. Settimo chiude Johnny Herbert su Sauber, mentre il compagno di squadra Heinz-Harald Frentzen si è reso protagonista con un testacoda. Hakkinen finisce ottavo, Berger nono.
Si conclude così, in una nuvolosa giornata di fine aprile, l'exploit del rookie venuto dalla Indycar, che dopo un inizio di stagione brillante ma non sempre facile si ritrova per la prima volta ad essere preso sul serio nello scontro per il titolo con il compagno di squadra in una stagione in cui, vista la superiorità della Williams, c'era il rischio di avere una cavalcata trionfale. Nel corso della stagione Hill totalizzerà comunque ben otto vittorie, il doppio rispetto a Villeneuve, che si fermerà a quota quattro. Dopo il Nurburgring, vincerà a Silverstone, Hungaroring ed Estoril. E guess what, ve le racconto tutte!

GRAN BRETAGNA (evento 10/16): Hill e Villeneuve fanno 1/2 nelle qualifiche, ma al via è Jacques quello che parte bene e si porta in testa alla gara. Damon invece perde diverse posizioni e si installa al quinto posto, lanciato all'inseguimento anche di Alesi, Hakkinen e Schumacher. Le due Ferrari si trovano in quarta e settima piazza, ma non a lungo, tempo circa dieci minuti di gara e prima Schumacher poi Irvine vengono costretti dalle loro vetture a dare forfait.
Mentre Villeneuve stacca Alesi, Hakkinen si tiene dietro Hill che gli sta negli scarichi, senza riuscire a passare davanti alla McLaren. È ancora negli scarichi della McLaren poco dopo metà gara quando a causa di un bullone di una ruota che si svita(?) finisce in testacoda ed è costretto al ritiro, il tutto mentre Villeneuve fa praticamente gara a sé e probabilmente lancia un "qui a casa tua, qui a casa tua!" all'indirizzo del compagno di squadra.
A giocarsi i gradini più bassi del podio sono le Benetton (su una strategia a una sosta anziché due) e Hakkinen. Il ritiro di Alesi per problemi tecnici apre le porte al secondo posto di Berger, mentre Hakkinen chiude terzo. Il suo compagno di squadra Coulthard giunge quinto, tra le Jordan di Barrichello e Brundle.

UNGHERIA (evento 12/16): stavolta è Schumacher a partire dalla pole position e mantiene la testa della gara al via, dalla terza casella Villeneuve sale secondo e Hill deve accodarsi. Nelle retrovie frattanto c'è un incidente tra varie vetture (Verstappen, Salo, Diniz e Lamy), in una gara in cui in effetti ci sono alcuni incidenti, tra cui uno di Brundle (dopo pochi giri) e uno di Coulthard (innescato da un guasto).
Schumacher passa in testa il primo stint ma subisce overcut da Villeneuve in occasione del rifornimento. Saranno tre soste in totale e dopo la terza anche Hill riuscirà a overcuttare Michael che da parte sua ha problemi alla monoposto. Murray Walker, a un certo punto, gli storpia anche il nome, salvo poi correggersi subito dopo essersi erroneamente riferito a lui chiamandolo Mick.
"Bel nome, magari ci chiamo mio figlio" osserva Schumacher, che al momento deve vedersela con la propria monoposto. A pochi giri dal termine, mentre Hill si porta negli scarichi di Villeneuve ma senza passargli davanti, la vettura di Schumacher lo lascia a piedi, cosa peraltro già accaduta da tempo a Irvine. È Alesi sull'unica Benetton giunta al traguardo (Berger ha un guasto al motore) a chiudere al terzo posto, mentre Hakkinen, Panis e Barrichello chiudono la zona punti.

PORTOGALLO (evento 15/16): Hill si invola in testa alla gara, mentre Villeneuve perde due posizioni al via, superato da Alesi e Schumacher con i quali si trova in trenino. Jacques trascorre diversi giri dietro alla Rossa, ma poi supera Michael like a boss subito dopo avere dobbiato la Minardi di Giovanni Lavaggi, non senza un mezzo contatto tra di loro. Alesi conserva al momento la posizione dato che poco dopo gli altri si fermano, ma rimandando la sosta subisce undercut e torna in pista quarto.
Mentre davanti il gap tra Hill e Villeneuve scende, sia dopo la prima sia dopo la seconda sosta, Alesi tenta di riprendersi il terzo posto con una sosta in meno, ma quando effettua la seconda in contemporanea con la terza di Schumacher, perde in pitlane la posizione nei confronti di quest'ultimo. I piloti McLaren frattanto cercano di animare la gara con un incidente tra di loro! Rientrano anche ai box in contenporanea, con Hakkinen costretto al ritiro e Coulthard che in pitlane fa eccesso di velocità e viene penalizzato!
Il confronto tra i piloti Williams finisce con l'overcut di Villeneuve in occasione della terza sosta, con Hill che sembra anche avere problemi. Schumacher e Alesi chiudono terzo e quarto mentre i loro compagni di squadra lottano per il quinto posto: i due si sorpassano e controsorpassano proprio dopo avere doppiato Lavaggi, ancora lui! Il duello prosegue fino all'ultimo giro, quando i due si toccano. Proseguono, Irvine quinto e Berger sesto.
Mentre la Williams si aggiudica ufficialmente il mondiale costruttori, da parte sua Villeneuve vincendo davanti a Hill si porta a -9 in classifica, quindi ancora in lotta per il titolo prima del gran premio che concluderà la stagione in Giappone (che vi ho già raccontato), dove Damon si imporrà vincendo gara e titolo e Jacques sarà costretto al ritiro. Poi le loro strade si separeranno: Hill lascerà la Williams e passerà alla Arrows, dove arriverà a un giro di distanza dal vincere il GP d'Ungheria (anche questo ve l'ho raccontato).

PS. Come vi ho già raccontato a suo tempo, Villeneuve ha avuto due stagioni all'apice, con sette vittorie nel 1997 e la conquista del titolo in una controversa gara a Jerez de la Frontera, di cui tra pochi giorni il 26 ottobre sarà il venticinquesimo anniversario. Oggi è il 22, quindi per oggi solo anniversari soft e mondiali conclusi senza incidenti. Tipo quello del 2006 in Brasile. O quello del 2000 in Malesia ma già assegnato in Giappone. Tipo quello del 1989 in Giappon-... ah no.


domenica 2 ottobre 2022

Lo sventurato exploit ungherese di Damon Hill sulla Arrows

Quando arriva il 10 agosto, c'è chi trascorre la sera nella speranza di vedere stelle cadenti ed esprimere desideri con la consapevolezza che non si avvereranno. Perché alla fine, se chiedi di potere trascorrere almeno un giorno vivendo nella vita di qualcun altro, perfino la più magnanima delle stelle cadenti ti dice "go home, you're drunk". Quando è arrivato il 10 agosto 1997, tuttavia, senza attendere la sera e le stelle cadenti, i pianeti si sono allineati, mettendosi alla ricerca di qualcuno a cui fare davvero vivere la giornata di un'altra persona. I pianeti, all'unisono, hanno adocchiato il prescelto. Hanno visto Damon Hill, che partiva terzo sulla Arrows, dietro a Michael Schumacher e Jacques Villeneuve e gli hanno detto: "Sarai secondo dietro a Schumacher, ma dopo un quarto d'ora inizierà ad avere problemi di gomme. Allora lo supererai, ti porterai in testa e, indisturbato, finirai per dominare la gara. Poi, quando inizierai ad assaporare l'imminente vittoria e sognerai di portare la Arrows per la prima volta sul gradino più alto del podio, capirai di essere destinato ad avere di più. Per un giorno, e proprio nel finale di gara, ti concederemo la grazia di diventare Jean Alesi."

In certe situazioni bisognerebbe scappare a gambe levate così sulla fiducia, ma Hill ha affrontato coraggiosamente una simile maledizione, installandosi appunto alle spalle del suo best friend forever fin dal via. Da buon pilota di Indycar, Villeneuve probabilmente stava aspettando l'arrivo della safety car per fare una partenza lanciata, dato che se ne stava imbambolato sulla griglia. Sono passati Eddie Irvine e Mika Hakkinen, con il ferrarista che dopo pochi giri ha anticipato la sosta. Anche M.Schumacher non era nel massimo della performance, aveva già problemi con le gomme e ha finito per fare da tappo. Hill gli si è messo negli scarichi, inseguito dalla McLaren, dalle Williams e poi anche dall'altra McLaren di David Coulthard. Hill, frattanto, attendeva pazientemente che Schumacher finisse addosso a un muretto per passare e finire il tutto a sportellat-... ah, no, quello era un altro gran premio. Stavolta è andato tutto bene e, come più si addice a ogni pilota di scuderie improbabili, si è portato in testa alla gara a caso giusto per ricordarci che i vincitori random sono quelli che finiremo per apprezzare più a lungo.

Hill ha iniziato a viaggiare like a boss, Hakkinen si è ritirato per un guasto, M.Schumacher è rientrato ai box in largo anticipo: in Ferrari facevano una sosta in più. Chi ne faceva invece una in meno era il secondo pilota della Williams, Heinz-Harald Frentzen, che così facendo si è ritrovato per un breve tratto in testa alla gara, prima di essere messo fuori gioco dalla rottura di uno scarico con tanto di principio di incendio per la fuoriuscita del carburante. Hill si è ritrovato di nuovo in testa con un vantaggio abissale su Villeneuve, anche dopo la sosta, ormai lontane le prime fasi di gara in cui battagliava con Michael Schumacher. Quest'ultimo era in bassa zona punti a lottare con la Jordan di Ralf, comandando un trenino con la Prost di Shinji Nakano e la Ferrari del compagno di squadra, che poi avrebbe superato il giapponese, salvo poi finire fuori pista all'ultimo giro e cedere a Nakano la posizione da lui perduta in precedenza. Hill da parte sua proseguiva con mezzo minuto di vantaggio sul duo Villeneuve/ Coulthard e poi sul solo Villeneuve dopo il ritiro del pilota McLaren. Tutto sembrava andare bene...


Però non era così, a tre giri dalla il disastro: un guasto al sistema idraulico ha mandato in tilt il cambio e l'acceleratore della Arrows e il povero Damon, ormai in piena fase Alesi, ha visto il proprio vantaggio sgretolarsi sempre più, superato dai doppiati come se fosse stato un Timo Glock qualsiasi su gomme slick sotto al diluvio a Interlagos. I pianeti allineati avevano le idee piuttosto chiare: Hill quel gran premio proprio non lo doveva vincere. E infatti, quando ormai mancava solo un giro, ecco Villeneuve arrivare con impeto e superarlo di forza sollevando polvere a bordo pista, un po' come se non fosse un sorpasso facile. Niente da fare, sul podio Hill era destinato a sentire l'inno canadese. Era comunque destinato a una consolatoria seconda piazza (non dimentichiamoci che aveva ottenuto finora un solo punto dopo una stagione iniziata con tanti ritiri e che sei punti erano preziosi per la Arrows, che con le vettura di Pedro Diniz, prima del suo ritiro, aveva occupato non di meglio della decima piazza) visto il vantaggio abissale nei confronti della Sauber di Johnny Herbert, terza piazza abbastanza da outsider.

Mentre con il ritiro Irvine gettava alle ortiche la sesta posizione a vantaggio di Nakano, i fratelli Schumacher hanno terminato la gara praticamente al photofinish, con Ralf che dopo tanti giri negli scarichi di Michael ha cercato di passarlo, ma sentendosi dire "stai al posto tuo, portami rispetto e ricordati di tutte le volte che ti ho aiutato a fare i compiti, altrimenti saresti finito come i piloti degli anni 2020, quelli che non si fanno un minimo di cultura e nelle challenge non sanno niente". Ralf, accettando suo malgrado il quinto posto, ha verosimilmente osservato: "ah sì, ho sentito Jos Verstappen affermare che spera che suo figlio che nascerà tra qualche settimana intraprenda esattamente quel tipo di carriera". Le immagini, però, non lasciavano fare altro che immaginare queste conversazioni, quello che abbiamo visto concretamente sono stati i due che, dai gesti post-traguardo, si stavano complimentando l'uno con l'altro. La giornata finiva così, consacrata alla futura memoria del motorsport, senza ragioni di polemica o complott-... ah no.

So che non bisognerebbe dare troppo spazio alla gente che scrive commenti nonsense, ma questo ci tenevo a metterlo nero su bianco: "Hill ha regalato la vittoria a Villeneuve così che Jacques potesse sfidare Schumacher per il campionato, non c'era niente che non andava sulla Arrows, solo Hill non poteva lasciar svanire il ricordo di Adelaide". Anzi, no, questo è quello che voleva scrivere. Nella realtà dei fatti questo utente, invece di scrivere che Hill ha regalato la vittoria a Villeneuve, ha scritto che gli ha regalato il vino! ...bevanda che è stata sicuramente consumata in grosse quantità dall'autore di questo commento, perché non puoi essere sobrio e formulare un pensiero tipo: "sicuramente Hill si è auto-sabotato fingendo un problema cedendo la vittoria del proprio team alla squadra che l'aveva appiedato perché OMG!!!111!!!11!!! Quel tipo brutto e kattivohhhh che gli aveva tirato uno spintone in gara in passato doveva perdere il più possibile punti nei confronti del suo rivale". Riconoscere la differenza tra la realtà e le trame in stile "Driven" non sarebbe un male. Di per sé non sono contro le fan fiction, ma bisognerebbe saperle distinguere dalla realtà.

Mentre finiva così la giornata ungherese, non intendo finire così questo post, perché sicuramente sarete interessati a scoprire cosa sia successo in seguito ai protagonisti degli eventi sopra narrati. Ebbene, Villeneuve si sentiva sicuramente in stato di grazia, ma i pianeti si sono disallineati e gli hanno detto: "guarda che la prossima volta in Belgio facciamo piovere a dirotto giusto per ricordare al mondo che i piloti di Indycar devono soffrire". Platinum Jacques ha avuto la consolazione di partire, dalla pole, dietro alla safety car, seguito da Jean Alesi, Michael Schumacher e Giancarlo Fisichella. Non appena la safety car si è levata di mezzo, la Ferrari e la Jordan si sono portate davanti alla Benetton e Schumacher ha anche superato Villeneuve iniziando a fare il largo. Era su gomme intermedie invece che full wet e ciò gli ha permesso, dato che la pioggia è prima calata poi terminata, di andare più a lungo degli altri. Villeneuve, il primo a fermarsi, ha subito overcut da Fisichella e Alesi, con il francese frattanto davanti all'italiano. In più ha messo le intermedie e non le slick, quindi ha dovuto fermarsi una seconda volta!

Verso metà gara un nuovo acquazzone ha provocato un po' di confusione, con incidenti vari che hanno coinvolto Coulthard, Ralf Schumacher e Verstappen. Poi è spuntato fuori il sole, mentre Michael Schumacher, Alesi e Fisichella erano i primi tre, il leader con un ampio gap sugli inseguitori. Fisichella è passato secondo di overcut su Alesi nello stint successivo, mentre Jean è stato costretto a fermarsi ai box per una foratura, perdendo la possibilità di andare a podio. Hakkinen ha vinto il suo duello per la terza piazza con Frentzen, ma è stato successivamente squalificato per uso di carburante irregolare nelle qualifiche (infrazione per cui la McLaren aveva fatto appello per impedire che il pilota fosse retrocesso in fondo alla griglia, fosse partito ultimo avrebbe evitato la squalifica). Frentzen è risalito quindi terzo, con Herbert quarto e Villeneuve quinto. Una Benetton ha chiuso sesta, ma è stata quella di Gerhard Berger, quando Alesi si è nuovamente fermato ai box. Incidente Diniz/ Irvine in finale di gara, con Diniz settimo, unica Arrows al traguardo: Hill ritirato verso fine gara quando stava nelle retrovie, una giornata ben lontana dai fasti dell'exploit ungherese.

venerdì 26 agosto 2022

GP Germania 1995: Michael Schumacher vince a casa per la prima volta!

Ultimamente la dura legge del copyright ha bloccato e rimosso un bel po' di video di Formula 1 vintage, perciò bisogna arrangiarsi con highlight anche brevi in certe circostanze ed è quello che mi è toccato fare per raccontarvi di un evento che ha scritto la lunga storyline della carriera di Michael Schumacher. Il sette volte campione del mondo, peraltro, debuttava in Formula 1 circa trent'anni fa, nel weekend del 25 Agosto - oggi è già il 26 ma non si può essere puntuali sempre. Siccome quella storia ve l'ho già raccontata da tempo, ve ne racconto un'altra, ovvero di quando ha vinto per la prima volta il suo gran premio di casa a Hockenheim. È il 1995 e la gara è quella successiva allo scontro con Damon Hill in Gran Bretagna. L'atmosfera è rovente, la tifoseria di Schumacher è una versione vintage della bolgia orange e Hill riceve minacce di morte. Secondo quanto ho letto, gli Schumill stessi cercano di calmare le acque proponendo a Bernie Ecclestone di fare la driver parade caricati sullo stesso veicolo, ma Ecclestone dice di no.

Le cose non vanno bene per Hill, che partito dalla pole position esce con un sbinnata al secondo giro, mentre vanno benissimo a Schumacher, che si appropria così della leadership e andrà in seguito a vincere il gran premio, conservando grazie agli stint con vettura più leggera la posizione nei confronti di Coulthard, nonostante questo effettui un pitstop in meno, rifornendo una sola volta. La gara è dolceamara per la Ferrari: Jean Alesi si ritira per un guasto al motore, mentre Gerhard Berger precipitato nelle retrovie per uno stop and go per jump start mentre era terzo, riesce a risalire fino al terzo posto salendo quindi sul podio. Pochissime vetture giungono al traguardo, in particolare a causa di problemi tecnici. Chiudono a punti, dal quarto posto in poi, Johnny Herbert su Benetton, Jean-Christophe Boullion su Sauber e Aguri Suzuki che in questa stagione si alterna con Martin Brundle al volante della Ligier.

Hill ha modo di riprendesi nel successivo GP d'Ungheria, quello che passa alla storia perché Taki Inoue, pilota della Footwork, viene investito da un mezzo dei commissari mentre si sta procurando un estintore per spegnere l'incendio del motore della propria monoposto dopo il ritiro. Hill, partito dalla pole, è leader pressoché incontrastato della gara, seguito da Schumacher e Coulthard. Michael è però costretto al ritiro a pochi giri dalla fine e la Williams fa 1/2. Rubens Barrichello sale quindi al terzo posto, ma proprio pochi metri prima di tagliare il traguardo vediamo la Jordan fermarsi: il carbutante è finito, la gara non ancora e Rubinho viene classificato settimo come primo dei doppiati. Terzo e quarto giungono Berger e Herbert, che in precedenza lottavano con il malcapitato Barrichello per il terzo posto. Anche stavolta una Sauber e una Ligier completano la zona punti, si tratta di Heinz-Harald Frentzen e Olivier Panis.


lunedì 15 agosto 2022

Ferragosto 1993 e dintorni: la tripletta di Damon Hill

Buon Ferragosto a tutti e, per questa occasione, ho deciso di raccontarvi di un gran premio che si svolse proprio il giorno di Ferragosto. Se non l'avessi ancora fatto, vi avrei narrato il duello tra Elio De Angelis e Keke Rosberg di cui ricorre il quarantesimo anniversario, ma avendolo già raccontato in passato ho scelto un altro evento disputato il 15 agosto, ovvero il GP d'Ungheria 1993, in cui come secondo gli standard del periodo partivano affiancate in prima fila le due Williams di Alain Prost e Damon Hill, anche se *partivano* è una parola grossa. Infatti al momento del giro di formazione Prost è rimasto fermo in griglia ed è stato spedito in fondo alla griglia, lasciando Hill leader incontrastato già al via di una gara di cui al momento non esistono su Youtube né versioni integrali né extended highlights. La vidi nel lontano 2012 per intero, maturando la convinzione che fosse una gara contenente un mio ricordo preciso d'infanzia, anche se non saprei dire con esattezza.

Il numero 0 nella primissima parte di gara è stato seguito a distanza ravvicinata dalla McLaren di Ayrton Senna, mentre un connazionale di quest'ultimo - Rubens Barrichello su Jordan - si ritirava invece per incidente, pare a seguito di un contatto con la Footwork di Aguri Suzuki. Ciò che dieci anni fa, vedendo questo gran premio, mi fece scattare il campanello del ricordo d'infanzia è che ricordavo una situazione in cui c'erano in trenino Ferrari/ Benetton/ McLaren e chiesi a mia madre, nel soggiorno di casa dei miei nonni, come mai inquadrassero sempre loro. Effettivamente in una primissima fase di gara, dal terzo posto al settimo, erano racchiuse le due Ferrari di Gerhard Berger e Jean Alesi con in mezzo a loro le Benetton di Riccardo Patrese e Michael Schumacher, seguiti da Michael Andretti. Poi, dopo un testacoda di Schumacher, ci siamo ritrovati con una Ferrari, una Benetton, una Ferrari e una McLaren, a cui si è messa in coda la seconda Benetton dopo che Schumacher ha rimontato.

Non saprei, mi piace pensare di avere identificato così una scena di gara vista nella mia infanzia, ma d'altronde credo di avere identificato - come vi avevo raccontato a suo tempo - il potenziale podio del GP di Spagna, quindi non ho più le idee molto precise di quale sia il mio primo effettivo ricordo motoristico attribuibile a una gara ben precisa. Sono abbastanza sicura, a proposito di ricordi, che invece Michael Andretti starebbe bene anche senza ricordarsi di questo gran premio, dato che è stato costretto al ritiro per un guasto, stessa sorte in realtà toccata anche a Senna. Le cose per il momento sembravano andare bene invece per Schumacher, che rimontava posizioni like a boss arrivando a occupare anche la seconda piazza. Poi, però, è stato costretto al ritiro. Idem Alesi, a causa di un incidente con Christian Fittipaldi. Ho trovato un brevissimo highlight della TV brasiliana in cui si vedevano anche i due che discutevano animatamente a proposito dell'incidente e gente nei commenti che raccontava che i due erano amici e si spostavano in aereo insieme sull'aereo di Alesi.

Mentre Prost procedeva attardato di diversi giri dopo avere avuto un problema durante la sosta che l'aveva costretto a rimanere fermo per parecchi minuti, Patrese si trovava stabilmente in seconda posizione, mentre Berger dopo la sosta ai box si è ritrovato a dovere rimontare alcune posizioni, chiudendo terzo davanti a Derek Warwick (Footwork), Martin Brundle (Ligier) e Karl Wendlinger (Sauber), mentre un incidente metteva fuori gioco Pierluigi Martini (Minardi) quando era in lotta per le posizioni più basse della zona punti. Frattanto non dobbiamo perdere di vista Hill, che andava a tagliare il traguardo da vincitore per la prima volta nella propria carriera e dopo varie occasioni andate in vacca in extremis nel corso delle gare precedenti. Doveva essere un grande sollievo per lui essere riuscito a vincere almeno una volta. Poi c'è riuscito una seconda. E anche una terza, tutte consecutivamente, nei due gran premi successivi, quello del Belgio (di cui non esiste ugualmente un highlight lungo) e quello d'Italia (di cui fortunatamente esistono maggiori tracce sullo Youtube del giorno d'oggi).

L'evento successivo è iniziato con un gran botto di Alessandro Zanardi sulla Lotus in qualifica, mentre quando è giunto il momento della gara Prost e Hill erano ancora una volta affiancati in prima fila. Senna ha tentato di infilarsi tra i due sopravanzando Hill nelle primissime fasi di gara, ma è stato costretto poi ad accodarsi alla Williams del numero 0. Nel frattempo Schumacher, partito male, stava rimontando like a boss, fino a portarsi negli scarichi di Senna. A quel punto è arrivato uno di quei momenti di sonno collettivo in cui tutti si sono addormentati in branco in modo da potere affermare che tra Senna e Schumacher non ci siano mai stati dei duelli. Il momento del sorpasso è avvenuto dopo il cambio gomme, che i due hanno effettuato nello stesso giro. Schumacher si è portato così al terzo posto, staccato da Hill a sua volta staccato da Prost. Ha poi iniziato a staccare Senna a propria volta, con il pilota della McLaren, con probabili problemi alla vettura, ben presto relegato a debita distanza. Davanti, nel frattempo, Prost sembrava andare like a boss, ma poi giunto il momento di fermarsi ai box c'è stato un problema.

Mentre qualcuno si chiedeva se Hill avrebbe atteso il compagno di squadra per cedergli la leadership perduta, Schumacher è intervenuto suo malgrado a favore del suo futuro avversario. Superando Prost si è frapposto, in seconda posizione, tra le due Williams. È anche andato ad avvicinarsi a Hill, ma la bandiera a scacchi ha sancito la vittoria del numero 0. Schumacher e Prost hanno chiuso il podio, Senna è giunto quarto, precedendo la Lotus di Johnny Herbert e la Benetton di Riccardo Patrese a completare la zona punti. Pessima gara per le due Ferrari: dopo pochi giri Alesi si è ritirato per un guasto, mentre Berger, lontano dalla zona punti, ha concluso anzitempo per un incidente con la Ligier di Mark Blundell. Almeno uno dei due era destinato a vedere una gioia decisamente maggiore a Monza, salendo sul podio in compagnia di Hill e di un outsider, ma credo sia meglio iniziare dall'inizio, ovvero da un pile-up: cinque ritirati in uno strike al via, la Sauber di J.J. Lehto, le Jordan di Rubens Barrichello e dello one-off Marco Apicella, nonché le Footwork di Derek Warwick e Aguri Suzuki.

Non c'è che dire, un buon inizio, due coppie di compagni di squadra finite di fatto gli uni contro gli altri già al via, figuriamoci con che numero acrobatico tra minardisti potrebbe terminare un simile gran premio. Invece di pensare a Fittipaldi che spicca il volo su Martini sulla linea del traguardo, con i due giunti comunque settimo e ottavo, credo però sia più opportuno parlare di quello che succedeva all'inizio della gara nella parte che contava della classifica. Prost, infatti, si è involato in prima posizione seguito da Hill, almeno finché non c'è stato un contatto tra questo e Senna. Il pilota della McLaren ha rischiato di spiccare il volo, iniziando una prestazione non all'altezza del suo nome, a cui è seguito un ritiro dopo pochi giri per un'uscita di pista. Nel frattempo Prost leaderava davanti a Schumcher, Hill e Alesi. A proposito di gioie, ho assicurato che almeno lui non avrebbe avuto iella in questo evento, ma devo rettificare, menzionando un curioso incidente che nelle qualifiche ha coinvolto le due Ferrari, tanto per non farsi mancare nulla.

Sembra che Berger non si fosse accorto che la sessione di qualifica era finita e fosse ancora nel pieno della velocità, quando i due piloti Ferrari si sono ritrovati nei pressi l'uno dell'altro e nel tentativo di non spalmarsi l'uno contro l'altro si sono spalmati, in particolare Berger, contro le barriere. Berger, comunque, la domenica se la doveva vedere con problemi tecnici vari che hanno fatto chiudere la sua gara anzitempo con un ritiro. Alesi nel frattempo proseguiva, risalendo in terza posizione quando Schumacher è stato costretto al ritiro per un guasto al motore e in un momento successivo addirittura secondo quando Prost è andato incontro alla stessa sorte mentre la gara si avvicinava ormai alla conclusione. Hill ne ha ereditato la prima posizione, vincendo per la terza volta consecutiva davanti ad Alesi e a nientemeno che Michael Andretti, all'unico podio della sua carriera proprio mentre era sul punto di essere invitato cordialmente a tornarsene in Indycar. A seguire sono arrivati a punti Wendlinger, Patrese, nonché in sesta posizione Erik Comas sulla Larrousse.

PS. Forse vi chiederete come sia finita la faccenda Fittipaldi vs Martini... e metaforicamente parlando direi che possiamo parlare di "lanci di piatti". I due sono stati intervistati da motorsport.com nel 2015 e hanno raccontato versioni dei fatti totalmente contrapposte: secondo Fittipaldi, Martini avrebbe innescato l'incidente di proposito frenandogli davanti, Martini invece ha riferito che la vettura abbia perso velocità a causa di un problema al cambio. Qualora siate fangirl degli anni '90 che pensano che Fittipaldi/ Martini siano una bellissima ship, purtroppo ho pessime notizie per voi, ovvero che i due non si sarebbero mai chiariti per l'incidente e che non si siano più parlati da allora.

mercoledì 10 agosto 2022

Il 1987 rivive in sei giorni: episodio 3/6 (Francia, Gran Bretagna, Germania, Ungheria)

Carissimi lettori, questo è il terzo episodio del mondiale 1987 e vi avverto fin da subito che sarà piuttosto corposo. Sono stati disputati finora cinque eventi (Brasile, Imola, Belgio narrati nel primo episodio, Montecarlo e Detroit nel secondo) e Ayrton Senna è leader della classifica con 24 punti. Seguono Alain Prost 22, Nelson Piquet 18, Stefan Johansson 15 e Nigel Mansell 12 nelle prime cinque posizioni.
Tutto lascia pensare a un duello Prosenna con qualche anno d'anticipo e sarebbe anche un buon modo per celebrare il ritorno a fine anno del GP del Giappone, ma siamo destinati ad assistere a un'altra storia. In casa Williams stanno per dimostrare al mondo chi comanda, iniziando dal ritorno in Europa a Le Castellet, con una gara niente male.

FRANCIA - si inizia con Mansell seguito a ruota da Piquet seguito a ruota da Prost, una sorta di remake one-off del mondiale 1986. Però non sarà Prost a spuntarla, stavolta, anzi, non sembra nemmeno in grado di impensierire più di tanto i Manselquet che da parte loro sono sempre molto vicini. Almeno finché, a un quarto di gara, mentre la regia è impegnata a mostrare altro, viene inquadrata una Williams girata di novanta gradi.
Mansell sta ancora leaderando like a boss quindi l'autore del mezzo testacoda è Piquet. Ne approfitta Prost, che si riporta secondo, ma i cambi gomme cambieranno di molto la situazione, perché il 1987 è un'epoca moderna/ contemporanea che non ci ha creduto abbastanza. Piquet rientra per primo ed essenzialmente overcutta tutti, Prost è secondo ma poi arriva Mansell e lo supera. Le Williams sono di nuovo 1/2, ma a parti invertite.
Mansell non si dà per vinto, Piquet fa un'altra mezza sbavatura. James Hunt osserva che farebbe meglio a ritirarsi dalle competizioni, segno che anche i telecronisti di un tempo non erano tanto diversi da quelli attuali. Dicevo, mezza sbavatura in cui Mansell ne approfitta per tornare davanti. Mansell, Piquet e Prost sono ancora molto vicini, con le Williams che possono ancora duellare tra di loro per la vittoria.
Poi Piquet fa una seconda sosta, che va per le lunghe. Rientra terzo, rimonta su Prost ma non riesce a rimontare su Mansell. Mansell, Piquet, Prost, habemus podium. Senna è quarto a debita distanza mentre le Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto si ritirano mentre erano in 5/6 posizione a causa di guasti vari. Si ritira verso fine gara anche Stefan Johansson che viaggiava nelle retrovie dopo un incidente al via con la Brabham di Andrea De Cesaris. Quinto giunge Teo Fabi, mentre l'altra Benetton di Thierry Boutsen si ritira. Seguono le Tyrrell, è Philippe Streiff a completare la zona punti davanti al compagno di squadra Jonathan Palmer.

GRAN BRETAGNA - si parte e Piquet, Mansell e Prost sembrano arrivare appaiati alla prima curva. Per qualche motivo non succede un mucchio, ma Mansell scivola terzo, anche se poi riesce a passare Prost e abbiamo subito le Williams 1/2. Prost si accoda terzo e non sembra tenere il loro passo, Senna è quarto seguito da Johansson(?). Questo comunque vede la sua gara finire in fumo, così come il suo compagno di scorribande francesi: anche De Cesaris si è ritirato con un'enorme fumata di motore.
Se a Le Castellet abbiamo assistito a degli undercut, a Silverstone assistiamo a vere e proprie differenziazioni di strategia, anche in casa Williams: Mansell infatti si ferma a cambiare gomme, Piquet prosegue su quelle montate prima della gara, con suddetta rimonta di Mansell, che si concretizza con un sorpasso a pochi giri dal termine e la vittoria nel gran premio di casa.
Senna chiude terzo ma doppiato. Non fermandosi ai box ha preso la terza piazza a Prost che invece ha cambiato gomme, ma comunque non giunge quarto causa ritiro. È l'altra Lotus, quella di Satoru Nakajima, a chiudere quarta anche se a un giro da Senna. Derek Warwick sulla Arrows e Teo Fabi sulla Benetton completano la zona punti, mentre si sono ritirate entrambe le Ferrari (incidente per Berger dopo pochi giri, un guasto per Alboreto a gara inoltrata).

GERMANIA - se tifare Ferrari, mettetevi il cuore in pace, perché Alboreto si ritira ai box dopo essere stato per il primo tratto di gara in quinta posizione, mentre Berger con il motore in fumo in un successivo momento. Ho parlato della quinta posizione occupata in precedenza da Alboreto, ma bisogna parlare dei primi quattro.
Senna supera Mansell alla partenza, ma non rimane in testa molto a lungo. Anzi, sembra avere anche un po' di problemi, perché gli passano davanti anche Prost e Piquet, quindi deve accodarsi quarto. Prost si avvicina a Mansell e lo riesce a superare portandosi in testa già dopo pochi giri. Sembra che le Williams non possano fare altro che restargli dietro.
Verso metà gara il giro di pitstop non cambia le posizioni tra i primi quattro, mentre Boutsen da lungo tempo in quinta posizione è costretto al ritiro. Non è il solo, anzi, sono tanti i piloti che si ritirano e il numero di piloti presenti in pista continua a calare. L'affidabilità arriva a colpire anche uno dei piloti di testa, Mansell che ha un guasto al motore poco dopo metà gara.
Prost a questo punto può stare tranquillo, Piquet non è per niente vicino e a sua volta fa gara a sé. Senna invece sembra avere problemi ed effettua in totale tre pitstop scivolando alle spalle di Johansson.
Ci avviciniamo ormai al termine, mancano una manciata di giri e Hunt osserva che Prost è imprendibile e Piquet non ha più chance di vittoria a meno che Prost non abbia un problema tecnico... e guess what? La vettura lo lascia a piedi e Prost si va a sedere nel prato oltre le barriere mentre Piquet sale in testa, davanti a Johansson ultimo pilota a pieni giri, dopodiché Senna e le Tyrrell di Streiff e Palmer doppiate di un giro.
Ci sono solo sei vetture ancora in pista, la sesta è la Larrousse di Philippe Alliot doppiato di due giri. Attenzione, però, perché anche gli ultimi giri sono un po' da cardiopalma. Si vede innanzi tutto Piquet procedere piuttosto lentamente, ma è dopo che ha tagliato il traguardo che viene il bello, perché le inquadrature si spostano su Johansson che sta completando l'ultimo giro con una gomma forata! E niente, in sei completano la gara nelle posizioni in cui li ho indicati poco fa.
Nel giro d'onore Piquet carica Prost e lo scarrozza ai box, con il francese che ha i capelli fluenti al vento. Piquet, da parte sua, sale in testa alla classifica piloti, nonostante questa di Hockenheim sia solo la sua prima vittoria stagionale. Mansell invece è terzo, dietro a Senna, i due hanno rispettivamente quattro e nove punti in meno rispetto al leader, Prost è invece staccato di tredici punti, in quarta posizione.

UNGHERIA - gara relativamente più tranquilla, di inizia con Mansell in testa seguito dalle due Ferrari e poi da Piquet. Se siete ferraristi siete ancora una volta chiamati alla sofferenza: Berger si ritira mentre è secondo, Alboreto dopo averne ereditato la seconda piazza. Mansell nel frattempo è in testa con ampio margine su Piquet e sembra il suo giorno fortunato.
In una gara animata da vetture che si ritirano neanche troppo occasionalmente - tra loro Johansson - Mansell prosegue in testa fino a pochi giri dalla fine. Poi una ruota si sbullona, si vede proprio un pezzo staccarsi, ed ecco che il baffuto pilota della Williams deve ritirarsi e lasciare strada al compagno di squadra. È quindi ancora una volta Piquet a vedere per primo la bandiera a scacchi, seguito sui gradini più bassi del podio da Senna e Prost ciascuno di loro distanziato dagli altri. Completano la zona punti Thierry Boutsen su Benetton, Riccardo Patrese su Brabham e Derek Warwick su Arrows.
Per Mansell le cose sembrano mettersi in classifica, addirittura viene raggiunto da Prost e adesso è ben lontano dal compagno di squadra in classifica (sono appaiati a diciotto punti da Piquet e undici da Senna). Se vuole entrare seriamente nella lotta per il mondiale deve in primo luogo sperare di essere ancora davanti a tutti a Zeltweg e in secondo luogo stavolta rimanerci. Per sua fortuna stanno arrivando giorni migliori, ma ne parleremo nel prossimo post: anche se la striscia vincente della Williams non è affatto conclusa, non mi pare il caso di prolungare questo all'infinito.

PS. Il GP Ungheria si svolse il 9 agosto, quindi ieri ne era l'anniversario.