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martedì 5 marzo 2024

L'ex pilota divenuto opinionista non glorifica il mio idolo, quindi è stato un pilota scarso di default

Con l'inizio del mondiale di Formula 1 è iniziato purtroppo anche tutto quel circo social che da molto tempo ormai dobbiamo sorbirci ogni volta. Stavolta abbiamo iniziato con il botto, ovvero con il ritorno di un grande tormentone: l'ex pilota divenuto telecronista commenta una gara e, di punto in bianco, fini analisti che non sono d'accordo con una sua affermazione, sulla base di quell'affermazione se ne escono con sparate assurde contro la carriera del suddetto pilota.
È una cosa molto Tumblr: ricordo che la prima volta che vi ho assistito è accaduto là. Doveva essere più o meno il 2016 e Martin Brundle aveva criticato qualche pilota apprezzato da una buona metà del fanbase - probabilmente Nico Rosberg, ai tempi del suo scontro con Lewis Hamilton i suoi futuri colleghi di Sky F1 UK non erano molto elastici nei suoi confronti e siccome era l'epoca pre-Liberty Media Rosberg aveva all'incirca la metà dei consensi se non di più, dato che non era ancora dipinto come il krudelehhhh nemico di Hamilton. La reazione della Tumblr nation? Attaccare pesantemente Brundle per non avere mai vinto una gara in Formula 1 durante la sua lunga carriera, con tanto di accusa di essere uno dei peggiori piloti di sempre con millemila like.
Solo una piccolissima dimenticanza, in quella ricostruzione: l'accusa di una carriera ultradecennale senza avere mai vinto una gara e di conseguenza di essere scarso dovrebbe essere valevole se a parità di vettura i suoi compagni di squadra avessero vinto molteplici gare. Guess what? In *TUTTA* la carriera in Formula 1 di Brundle, quante numerose volte è accaduto che un suo compagno di squadra abbia vinto un gran premio? Ebbene, una sola!

Venerdì dopo le qualifiche è accaduto un fattaccio molto simile. Anzi, Ivan Capelli non ha fatto nessun commento che potesse essere considerato dissing. Si è limitato a commentato negativamente uno specifico giro di Charles Leclerc. Lo ripeto: UNO SPECIFICO GIRO, non ha criticato Leclerc come persona o come pilota, semplicemente ha fatto un'osservazione su una sua prestazione.
Il "Xwitter" italiano è andato giù di testa, con tanto di gente che dava del fallito e del rosicone che approfitta delle telecronache per fare dissing nei confronti dei piloti di successo. A tale proposito avrei una cosa da dire: Capelli avrà sicuramente dei difetti, ma dissing "per vendetta" non ne ha mai fatto, in anni e anni di telecronache, diversamente da altri, non necessariamente italiani e non necessariamente telecronisti di Formula 1 piuttosto che di un'altra categoria.
A titolo di esempio posso citare Paul Tracy che, avendo litigato con Sebastien Bourdais durante la sua carriera di pilota, per ANNI l'ha ridicolizzato durante le telecronache, salvo poi smettere di punto in bianco all'improvviso dopo un chiarimento con Bourdais avvenuto in concomitanza di un servizio televisivo al quale avevano preso parte entrambi.
Non ho mai sentito una sola volta Capelli attaccare piloti che avevano avuto più opportunità di lui, criticare suoi vecchi avversari o quant'altro. C'è addirittura chi ha affermato che Capelli abbia criticato Leclerc per vendicarsi di essere stato battuto da Jean Alesi quando erano compagni di squadra in Ferrari, facendo coincidere la figura di Leclerc con quella di Alesi. Qui ho due cose da dire, la prima è che si sta viaggiando verso il delirio, la seconda è che Capelli e Alesi sono stati colleghi sulla Rai, non troppi anni fa, e non hanno mai dato segno di polemizzare l'uno con l'altro, quantomeno in televisione e in pubblico.

Poi, a sorpresa, dopo la gara è stata la volta di Damon Hill, preso di mira da leclerchini italiani. Avendo visto in passato un buon numero di gran premi con telecronaca inglese, posso dire che il campione del mondo 1996 su "Xwitter" avrà anche avuto delle uscite frizzanti (in particolare quando anni fa per mesi ha fatto commenti al limite della parodia dei "no halo" venendo scambiato per un "no halo" da questi) e dato segno di humour talora scadente, ma nei commenti post-gara su Sky F1 mi è sempre sembrato molto pacato, con uno stile molto "vecchio stampo" e senza grosse manie di protagonismo: in sintesi, ai tempi in cui mi è capitato di vederlo veniva chiamato in causa prevalentemente per commentare *AZIONI DI GARA* e questo faceva, non è che in diretta televisiva andasse a fare invettive contro questo o contro l'altro pilota.
Poi sta a chi ascolta decidere se è d'accordo o meno, ma i leclerchini nostrani sono arrivati addirittura ad accusarlo di essere pagato da Carlos Sainz Sr per criticare Leclerc ed elogiare il figlio. Il tutto perché era colpevole d avere detto che nei momenti difficili Leclerc tende ad andare un po' in palla e avere lasciato intendere di preferire Sainz. Si può non concordare con la sua preferenza, ma dato che stiamo parlando di un ex pilota, invece di insinuare che venga pagato da parenti di piloti, non passa per la testa l'idea che, tra i piloti contemporanei, possa identificarsi, per qualche ragione e in buona fede, maggiormente in Sainz piuttosto che in Leclerc? Oppure può farlo solo Alesi identificandosi con Leclerc e facendo occasionalmente commenti da ultrà nei confronti di Charles?

Inutile dire che le carriere di Capelli e Hill, pure molto diverse l'una dall'altra, sono state in ogni modo denigrate da gente che probabilmente non sa nulla della carriera dell'uno né dell'altro. Neanche il fatto che l'uno abbia sfiorato una vittoria con la Leyton House e che l'altro abbia avuto un destino simile con la Arrows ha garantito loro quel minimo di rispetto per i loro risultati passati... ma del resto non potrei aspettarmi nulla di diversi, figuriamoci se questi kpopper in formato motori hanno mai sentito nominare la Leyton House e la Arrows! Lo ritengo altamente improbabile, per non dire addirittura impossibile.
La cosa che più mi infastidisce di questo atteggiamento è che ci siano tifosi che non ammettono altro pensiero che non sia quello di elogiare o idolatrare il loro idolo, ma che al contempo denigrano senza neanche fermarsi un attimo a ragionare chiunque non si perda in elogi e idolatria, magari perché impegnato o a dare una visione equilibrata o a esprimere civilmente una propria opinione. Non sarebbe meglio argomentare?
Se si pensa che Capelli abbia sbagliato nel criticare quello specifico giro, esporne le ragioni? Non sarebbe meglio, piuttosto che tacciare Hill di essere pagato per dire che preferisce Sainz, chiedersi se non si stia lasciando influenzare da eventuali similitudini percepite (a ragione o meno) tra se stesso e certi piloti di oggi piuttosto che tra sé e altri?

Avendo un passato come amministratrice di forum, in cui l'obiettivo era avere un posto in cui dibattere di motorsport e non, a senso unico, idolatrare uno specifico idolohhhh, rimpiango i bei vecchi tempi in cui molte più persone erano interessante a discutere di Formula 1 in maniera equilibrata, o quantomeno anche non equilibrata, ma senza precludere totalmente l'esistenza di pensieri diversi dal proprio.
Vorrei invitare a riflettere in tal senso: se Capelli dice che Leclerc non ha fatto un buon giro, oppure Hill dice di preferire Sainz, non stanno violando alcuna legge né andando contro alle regole di convivenza civile. Stanno semplicemente esprimendo opinioni innocue con le quali si può tranquillamente non concordare in modo civile e pacato. Non hanno il dovere di uniformarsi al pensiero di un fanbase di esaltati che prendono come insulto personale qualunque cosa non sia la glorificazione di uno specifico pilota. E soprattutto, se loro esprimono opinioni innocue in modo civile e voi esprimete opinioni va bene, altrettanto innocue, ma insultando, denigrando e ricorrendo a teorie del complotto, non vi viene in mente che magari qualche problema ce l'avete voi?
Concludo con un saluto: @TaroYamada80 di Twitter: il suo suggerimento di scrivere due post, uno sulla numerologia e uno sul Capelli-gate è stato un ottimo incoraggiamento. Ed eccomi qui con due post in due giorni: epic win!



sabato 15 ottobre 2022

In difesa dei blogger amatoriali di Formula 1

Gentile signor Vanzini,
in questi ultimi giorni ho seguito la Sua polemica a proposito degli "hater" e di chi scrive di Formula 1 senza farlo per professione, sui social e sul web in generale, la questione della web reputation e infine il Suo post pubblicato su Instagram, con tanto di invettiva attribuita a un amico con tanto di Suo commento come caption. A questo punto credo sia doveroso spendere qualche parola a sostegno della categoria a cui appartengo: gente che scrive di Formula 1 senza lavorare in Formula 1 e senza averla mai vissuta né da vicino né dal vivo.
Prima, tuttavia, vorrei fare alcune precisazioni. In primo luogo non mi permetterei mai di usare le parole attribuite ai critici "non capite un ca**o" rivolgendomi ai telecronisti di un evento sportivo, sia per il rispetto per il loro lavoro, sia perché non è questo il modo in cui mi rivolgo abitualmente alle persone, figurarsi agli sconosciuti. In secondo luogo, non credo nella suddivisione marcata fan vs hater, né che chiunque faccia qualsiasi genere di critica, magari costruttiva o argomentata, sia un hater o le sue parole debbano essere parafrasate in "non capite un ca**o".
Mi sembra una visione fin troppo semplicistica del mondo, più adatta ai ragazzini che alle persone adulte, e che sia meglio vedere la situazione da una prospettiva diversa. Ci sono tante sfaccettature che stanno tra il livello fan e il livello hater, ma soprattutto non credo sia necessario essere una cosa o l'altra: guardiamo la Formula 1 perché ci piace la Formula 1, in genere, non la seguiamo senza interesse solo perché ci piace il telecronista.

Aggiungo che, seguendo e avendo seguito gare contemporanee o vintage, di più di un'emittente televisiva e in più di una lingua, ho avuto modo di sentire e approfondire le telecronache di molti diversi commentatori. Ne ho conosciuto pregi e difetti e penso che potrei tranquillamente esprimere commenti negativi anche sui Suoi predecessori.
Mario Poltronieri, che ritengo un commentatore molto competente e preciso se rapportato alle condizioni in cui lavorava (occasionalmente durante le telecronache affermava di essere dentro uno stanzino in cui seguiva le immagini su uno schermo in bianco e nero, ricordo che in un'occasione spiegò addirittura di essere all'interno di un camper con i suoi collaboratori arrampicati sul tetto del mezzo stesso per avere visuale del circuito), a volte era eccessivamente soporifero e soprattutto utilizzava un linguaggio eccessivamente colto e pieno di parole ricercate in un'epoca in cui la Formula 1 era uno sport seguito anche da molte persone che avevano solo la terza media, o addirittura che avevano frequentato solo le scuole elementari.
Di Gianfranco Mazzoni se ne sono dette di tutti i colori (ci fu addirittura una raccolta di firme via web per chiedere alla Rai di licenziarlo) e, per quanto sia influenzata dal fatto che mi piaceva molto il modo in cui parlava (proprio a livello di voce e di tono), a mio parere uno dei suoi difetti più lampanti è che, quando spaziava sulla Formula 1 vintage, parlava quasi solo esclusivamente o di fatti accaduti dagli anni '90 in poi, oppure dei piloti maggiormente celebri, relegandone molti altri da parte.

Questo per dire che sì, in certe occasioni ho espresso critiche (a mio parere mantenendomi sempre entro i limiti della civiltà) alle Sue telecronache, specie nei momenti in cui ha espresso giudizi sui telespettatori. Siamo stati occasionalmente invitati ad andare a fare altro invece di guardare la Formula 1 se non ci piaceva la telecronaca, siamo stati occasionalmente tacciati di non essere veri appassionati se non seguiamo qualsiasi sessione e qualsiasi programma di approfondimento, oppure se vediamo la gara dopo ore su TV8 invece di fare l'abbonamento a Sky.
A volte anche noi ci siamo sentiti come se la telecronaca fosse fatta da dei nostri "hater", che ci giudicavano per la nostra vita, per le nostre possibilità economiche, per i nostri orari di lavoro o per l'eventualità di dovere saltare sessioni o gare a causa di qualcosa che toccava la nostra vita da vicino invece di essere semplicemente una passione. E succedeva da parte di persone che ci aspettavamo fossero lì per spiegarci la Formula 1 e non certo quanto tempo e denaro dovremmo dedicarci.
Anche Guido Meda urlava e tifava mentre era al commento (entrambi comportamenti che potrebbero non essere apprezzati da una parte del pubblico, allo stesso modo in cui ce ne sarà una parte che non apprezzerà le telecronache calme e pacate o il più possibile obiettive) ma invitava la gente ad alzarsi in piedi sul divano, non a vendere tutti i propri averi per finanziarsi una doppia trasferta Motegi/ Philip Island.


Mi è difficile dare un'interpretazione al Suo post uscito mercoledì sera, specie nel punto in dice che il suo amico ha ragione, ma Lei non è d'accordo. Cosa dovrebbe significare? In più anche la caption non mi è molto chiara, certi punti mi sfuggono.
Da un lato sembra elogiare chiunque scriva o parli di Formula 1 a livello amatoriale (nel senso di non farlo per professione, non nel senso di gestire un blog o un canale dedicato interamente alla storia dei piloti della Simtek, se coglie la citazione!), ma poi mi sembra di intuire che comunque il concetto di "veri appassionati" venga fatto coincidere comunque con il concetto di persone che vogliono trasformare la loro passione in un lavoro o che, indipendentemente dalle loro possibilità economiche e da quanto un certo tipo di trasferte siano compatibili con la loro vita, dovrebbero dimostrare la loro passione spendendo smodatamente o impegnarsi per entrarci, nel mondo della Formula 1.
Ebbene no, signor Vanzini, non sono mai stata in un autodromo né ho mai litigato con un team principal, allo stesso modo in cui Lei verosimilmente non ha mai fatto il mio lavoro. Però bloggo da più di dieci anni e per bloggare per sulla Formula 1 ho messo da parte altre mie passioni.

Scrivo di cose che non ho mai visto e non so? Certo che sì, allo stesso modo in cui quando scrivevo racconti di fantasia scrivevo di situazioni e fatti che non avevo mai vissuto. Sui forum di scrittura creativa che frequentavo e frequento tuttora si parlava dell'importanza del documentarsi. Si parlava di leggere, di ascoltare, di guardare.
Allo stesso modo, per scrivere di Formula 1, leggo, ascolto, guardo. Trascorro buona parte del mio tempo libero a vedere vecchie gare per raccontarle. Ovvio, non posso inventarmi di averle viste dal vivo, né lo faccio. Racconto ciò che posso vedere o approfondire, se faccio ipotesi scrivo che si tratta di mie ipotesi, se riferisco rumour ne riporto nei limiti del possibile la fonte oppure specifico che si tratta di un rumour.
Molto probabilmente nella vita non mi capiterà mai di litigare con un team principal, né di andare a Suzuka (ho anche paura dell'aereo e non ci sono mai salita), né di incrociare per caso un pilota per strada (in realtà sì, questo al 99% mi è accaduto e neanche l'ho riconosciuto), ma non credo né che sia questo a definire la mia passione né che le passioni vadano trasformate necessariamente in quello che dobbiamo fare nella vita. A me basta cercare di trasmettere la mia passione ad altri, anche se fossero una ristretta cerchia di persone.

Quando scrivo, scrivo perché spero di coinvolgere, proprio come cerca di coinvolgere Lei quando urla alla sua platea di ascoltatori. Solo, la mia impressione è che nel mio piccolo io mi rivolga a un pubblico target molto diverso da quello che sembra venire privilegiato dal modo in cui la Formula 1 viene raccontata al giorno d'oggi in TV e sui media in Italia. Non sono una Sua hater, signor Vanzini, né lo sono necessariamente quelli che, come me, parlano di Formula 1 perché la amano e vi dedicano il loro tempo libero, sono semplicemente una persona che non si identifica nella tipologia di pubblico al quale le Sue cronache sembrano rivolte.
Rispetto il Suo lavoro e, per tale ragione, mi aspetto in quanto blogger di Formula 1 di non essere gettata indirettamente in un calderone di presunti hater. Personalmente non ho mai desiderato lavorare in Formula 1, né fare la telecronista televisiva, né diventare giornalista. Il mio sogno lavorativo realistico era trovare un lavoro in cui si lavorasse dal lunedì al venerdì e, dopo otto ore, potessi staccare completamente e dedicarmi alle mie passioni.
Sono stata fortunata, perché è così che funziona la mia vita da ormai molti anni. Non sono sicura che, se scrivere di Formula 1 fosse il mio lavoro, sarebbe qualcosa che continuerei ad amare. E poi, in ogni caso, anche quando ero ragazzina, il mio sogno inarrivabile era un altro. Speravo di diventare una scrittice di romanzi. Ho messo da parte trame e sogni per passare il mio tempo libero a scrivere di motorsport. Credo che una passione che ha sconfitto le altre passioni meriti rispetto.

Cordiali saluti,
Milly Sunshine

mercoledì 6 ottobre 2021

La professione di telecronista nel 1980: un racconto surreale per gli standard odierni

Domenica sera ho trovato un canale youtube sul quale alcuni anni fa sono stati caricati diversi gran premi di fine anni '70/ inizio anni '80 e sono andata a curiosare nel video di uno di essi, decidendo di vederlo nelle serate seguenti. Era un gran premio con telecronaca italiana che, in un primo momento, non ho collegato con singoli episodi avvenuti nel gran premio stesso. Ricordo di avere pure pensato che potesse essere adatto per una cronaca trash qui sul blog. Solo quando sono stata messa di fronte al fatto compiuto, e quando gli episodi trash in realtà iniziavano anche a calare, mi sono accorta che stavo guardando il gran premio nel quale Clay Regazzoni ebbe l'incidente nel quale rimase paralizzato (ero convinta fosse avvenuto nel GP degli Stati Uniti Est invece che nel GP degli Stati Uniti Ovest che stavo vedendo). Ovviamente non è un gran premio che, di conseguenza, si presta a una cronaca trash sul blog. Però si tratta di un gran premio comunque molto illuminante su un altro aspetto e di questo aspetto andrò a parlare: la professione di telecronista nel 1980.

Già in altre telecronache Mario Poltronieri ha riferito dettagli sul suo ambiente di lavoro, ma in occasione del Gran Premio di Long Beach 1980 si è dilungato parecchio, in più anche quando non raccontava dettagli, si intravedevano comunque dettagli che arricchivano la mia percezione di come funzionassero le cose. Quindi quello di cui parlerò adesso non è solo un narrarvi di come sembra che i telecronisti lavorassero, ma anche un elogio a Mario Poltronieri... perché alla fine della giornata Mario Poltronieri aveva fatto una telecronaca il più possibile puntuale e coerente dell'accaduto senza di fatto avere a disposizione i mezzi per fare una telecronaca puntuale e coerente... Anche se, lo ammetto, così a primo impatto tutto sembrava essere partito bene, con la regia americana che curava l'evento capace di produrre un'ottima grafica che riassumeva la griglia di partenza, durante la quale soffermarsi a narrare episodi random (tipo che dopo le qualifiche Bruno Giacomelli si era tolto la tuta inzuppata di sudore e l'aveva appesa nel motorhome dell'Alfa Romeo, ma gli era stata rubata e per la gara aveva dovuto indossare un'altra tuta sulla quale aveva dovuto applicare gli adesivi degli sponsor).

L'ottima grafica prima della gara è stato l'unico momento in cui Mario Poltronieri è stato aiutato da un'ottima grafica, il tutto mentre - come da lui riferito - seguiva la gara su un monitor all'interno di un camper, in quanto non c'era ancora una postazione fissa per i telecronisti su quel circuito. Insieme a lui c'erano degli inviati (tra cui Piercarlo Ghinzani, che nelle stagioni successive avrebbe gareggiato in Formula 1) che, per avere chiare le posizioni occupate dai piloti in pista, dovevano salire sul tetto del camper e monitorare la situazione dall'alto. Erano in una zona in cui c'era molto rumore, pertanto poi tra di loro parlavano ad alta voce. Mentre Poltronieri faceva la telecronaca, si sentivano occasionalmente fuori onda in cui gli inviati annunciavano cose che poi venivano dette dallo stesso Poltronieri in telecronaca o addirittura si udivano informazioni che per ordini superiori dovevano restare riservate. Poltronieri poi ogni tanto narrava quello che stavamo vedendo... senza che effettivamente stesse venendo trasmettendo ciò di cui parlava: ciò che vedeva lui sul suo monitor era verosimilmente quanto la regia americana faceva vedere agli addetti ai lavori, con occasionali doppie inquadrature una delle quali in un quadratino, che non sempre coincideva con quello che veniva mostrato in TV, facendo sì che immagini e narrazione non corrispondessero.

Parliamo di quello che si vedeva: a inizio gara c'è stato un incidente alla partenza che ha coinvolto un certo numero di vetture (quattro, sembrerebbe), di cui solo una identificata con chiarezza dalla grafica, quelli che sono ripartiti... boh, chi se ne frega, tutti anonimi. Dopo pochi giri c'è stato un altro incidente, che ha coinvolto sette vetture. Soltanto tre di esse sono state identificate con chiarezza dalla regia, e non penso che dal tetto del camper si potesse intuire con facilità tutto quello che non era inquadrato. Quello che era inquadrato, piccola parentesi, faceva pensare a una succursale americana di Yeongam, venti minuti di gara scarsi e si erano già visti ben tre mezzi dei commissari girare a caso in mezzo alle monoposto. In compenso tanta gente si è ritirata più tardi senza che venisse mostrato la benché minima inquadratura. Poltronieri e il resto degli inviati raccontavano quello che captavano, o meglio, quello che non captavano. Nel senso, quando qualcuno dei protagonisti - o dei meno protagonisti - non passava più sotto la loro postazione, deducevano che non fosse più in gara. Poi si sentivano i fuori onda occasionali in cui gli inviati riferivano a Poltronieri le potenziali cause dei ritiri.

Cronometrare i distacchi, ha riferito Poltronieri, non era possibile, da dove si trovavano. Bisognava accontentarsi della grafica, che non elencava i distacchi, ma solo un numero di posizioni che oscillava tra quattro e cinque, per poi stabilizzarsi su quattro. C'erano al momento una decina di vetture in pista, di cui si sapeva che due erano a pieni giri e le altre doppiate. Non si sapevano i distacchi, ma si sapeva almeno con chiarezza chi fossero i primi quattro, finalmente qualcosa che potesse schiarire le idee a Poltronieri... Peccato che su quattro posizioni mostrate dalla grafica, solo due fossero giuste, e in certi momenti anche soltanto una, quella del leader. Gli altri erano doppiati a caso di cui non erano stati conteggiati nel modo giusto i giri percorsi. Per giunta questo errore è stato commesso quando Emerson Fittipaldi su Copersucar stava viaggiando verso il podio, a debita distanza da Nelson Piquet e Riccardo Patrese, che si trovavano in prima e seconda posizione. Verso fine gara sono state trasmesse classifiche discordanti, al punto che non si sapeva con chiarezza chi occupasse quale posizione, a parte Piquet, e nemmeno chi fosse rimasto in gara e chi no, almeno finché non venivano inquadrati. Anche a fine gara sono state dati ordini d'arrivo diversi a intervalli di pochi secondi. Wtf?!

In sintesi, complimenti a Poltronieri, che spesso commentava le gare stando in uno sgabuzzino davanti a uno schermo, magari in bianco e nero, in cui si vedeva a malapena quello che stava succedendo. Complimenti a Poltronieri, che a volte doveva smettere di parlare perché il rumore delle monoposto che si avvicinavano copriva la sua voce. Complimenti a Poltronieri, che doveva raccontare eventi che spesso e volentieri non venivano neanche inquadrati e complimenti a tutto il team Rai che gli passava le informazioni. Quando si parla del passato glorioso in cui i piloti erano veri piloti e contavano più della macchina, soffermiamoci un attimo a pensare anche agli altri addetti ai lavori. Provate a immaginare come sarebbe stato Mario Poltronieri come telecronista se avesse avuto a disposizione i mezzi di oggi, se già era in grado di fare un lavoro così preciso e accurato, peraltro conducendo l'intera telecronaca da solo (solo di lì a qualche anno sarebbe stato affiancato al commento, proprio da Clay Regazzoni). Mi viene da pensare che ancora al giorno d'oggi in molti dovrebbero prendere esempio da lui e dalla sua professionalità.

mercoledì 17 marzo 2021

Dieci citazioni memorabili di Murray Walker

- "Andrea De Cesaris, the man who has won more grand prix than anybody else in history of grand prix racing without actually winning one of them" / Andrea De Cesaris, il pilota che ha vinto più gran premi nella storia senza mai vincerne davvero uno;
- "there are seven winners of the Monaco grand prix on he starting line today and four of them are Michael Schumacher" / ci sono sette vincitori del GP di Monaco sulla griglia di partenza oggi e Michael Schumacher è quattro di loro;
- "you might not think it's cricket and it's not,  it's motor racing" / potreste non pensare che sia cricket e non lo è, è automobilismo;
- "I don't make mistakes, I make prophecies that immediately turn out to be wrong" / non faccio errori, faccio profezie che si rivelano immediatamente sbagliate;
- "This would have been Senna's third win in a row, if he'd won the two before" / questa sarebbe stata la terza vittoria consecutiva di Senna, se avedse vinto le due gare precedenti;
- "there's no damage to the car except the car itself" / non ci sono danni alla vettura, eccetto la vettura stessa;
- "he is exactly ten seconds ahead or more approximately, 9.86 seconds" / è davanti di dieci secondi o, per arrotondare, 9.86;
- "unless I'm very much mistaken, I'm very much mistaken" / a meno che non mi stia sbagliando di grosso, mi sto sbagliando di grosso;
- "the most important part of a car is the nut that holds the wheel" / la parte più importante dell'auto è il bullone che fissa la ruota;
- "Ukyo Katayama is undoubtly the best Formula 1 driver that grand prix racing has ever produced" / Ukyo Katayama è senza dubbio il miglior pilota di Formula 1 che l'automobilismo abbia mai prodotto.

Murray Walker è stato per oltre cinquant'anni la voce del motorsport (Formula 1 ma non solo) im Gran Bretagna, prima alla radio e poi in TV sulla BBC, sulla quale ha commentato i gran premi fino a Stati Uniti 2001. Il suo stile brioso e colorito è passato alla storia e le sue citazioni curiose o gaffe, numerose e divertenti, sono definite come "murrayisms". Nato nel 1923, è morto qualche giorno fa, il 13 marzo 2021, all'età di 97 anni. :-(((

lunedì 17 febbraio 2020

Binotto e Vettel su Raidue a "Che tempo che fa", con Leclerc in collegamento da casa

Parliamo di cose serie: ricordate che qualche anno fa Hamilton era stato ospite a "Che tempo che fa"? e che Fabio Fazio gli chiese, tra le varie cose: "la regina mangia?" Ieri sera (puntata che ho appena recuperato stamattina su Raiplay - fa bene guardare queste cose prima di andare a lavorare - dato che ieri sera stavo guardando l'ultima puntata della fiction trasmessa in queste domeniche su Raiuno) è toccato a Binotto, Vettel e Leclerc... cioè, più o meno. In realtà c'erano Binotto e Vettel. Leclerc non c'era, perché il giorno precedente gli aerei erano stati bloccati "per la tempesta in nord-Europa". Quindi era in collegamento da casa sua, o almeno così è stato detto. Quindi era a Montecarlo, che si trova a tre/ quattro ore di autostrada da Milano, dove si trova lo studio televisivo in cui si svolgeva il programma.
Vettel era stato immortalato nelle ore precedenti in foto in cui era in camicia a quadretti come al solito. In studio, tuttavia, era in giacca e cravatta, con tanto di stemma del cavallino. Leclerc era vestito in modo decisamente più casual, con una maglietta con sopra una felpa.

Dopo alcune chiacchiere con Binotto, Vettel è entrato ed è iniziato il collegamento con Leclerc.
I due piloti hanno discusso del sedile della nuova monoposto, che secondo Vettel è rosso e secondo Leclerc è nero.
Vettel ha parlato di sedili in italiano, mentre di volanti in inglese. Quando Fazio gli ha chiesto come si usa il volante, ha sostenuto che lo si gira da un lato e dall'altro.
Fazio a quel punto ha dichiarato che la Ferrari nel 2019 ha avuto una stagione importante vincendo tre gare consecutive e ha detto, testualmente, "spero che vi sia chiaro l'entusiasmo". Espressione perplessa di Vettel: non mi era chiaro se non avesse capito quello che aveva detto Fazio o se, al contrario, avesse capito benissimo e non fosse molto entusiasta. Mi convince di più la seconda ipotesi.

Binotto ha poi parlato del fatto che i piloti Ferrari sono i migliori della griglia. Di Vettel ha detto che è "un quattro volte campione del mondo che non ha bisogno di essere presentato", quindi ho capito che non si sarebbe parlato del suo passato e non gli sarebbero state poste domande del tipo "la tua ex scuderia ha deciso di rinunciare al suo nome storico e di chiamarsi Alpha Tauri, pensi anche tu come Milly Sunshine che sia stata una cosa orrenda, oppure devo invitare Milly Sunshine a entrare per prenderti a calci nel culo?"
Infatti si è parlato di un lancio con il paracadute effettuato da Leclerc, cosa non apprezzata da Binotto. Abbiamo scoperto che Vettel si è già lanciato in passato con il paracadute, ma prima di essere pilota Ferrari.
Poi Leclerc ha raccontato che conosce bene il circuito di Montecarlo perché lo percorreva con lo scuolabus da bambino.
Vettel non ha finto di avere frequentato le scuole, da bambino, ma è stato mostrato direttamente un filmato di una gara di kart. Per sua ammissione una delle persone inquadrate in quei frangenti era sua sorella.

A seguire, Fazio ha tentato di infilarsi il casco di Vettel non entrandoci, Vettel ha detto che durante le gare si perde acqua e che alcuni piloti "perdono altro", per gli accenni al pisciare nella monoposto l'ha fatto in inglese e ha detto di non farlo, mentre Leclerc ha detto di averlo fatto due volte. A quel punto Fazio è riuscito a infilarsi il casco di Leclerc.
Ai due è stato chiesto chi siano i loro idoli, Leclerc è #TeamSenna e Vettel #TeamSchumacher. I due hanno spudoratamente romanzato la cosa, dato che il primo idolo di Leclerc è antecedente alla sua nascita, mentre l'idolo d'infanzia di Vettel dovrebbe avergli trasmesso la passione per la Ferrari, ma quando Vettel ha iniziato a gareggiare sui kart Schumacher era ancora ben lontano dall'essere passato in Ferrari.
La trasmissione è terminata con Vettel che dichiarava di sapere "L'italiano" di Toto Cutugno e "Azzurro" di Adriano Celentano, ma che canta solo in macchina, quindi si è rifiutato di farlo in studio.
Poi l'intervista è finita, senza che Leclerc venisse mai appellato come Predestinato.


lunedì 23 dicembre 2019

Vanziners o non vanziners, questo è il dilemma

Per l'argomento di oggi mi sono ispirata a dei post che ho letto su Twitter stamattina, a proposito di... *profondo respiro* telecronisti televisivi. Nello specifico, una certa fetta di fandom ha la convinzione che sia eticamente sbagliato non apprezzare le telecronache dei Vanzené. Precisazione: non parlo di chi insulta, parlo proprio di chi dice "Vanzini non mi piace perché [motivo espresso in termini civili e rispettosi della sua persona e del suo lavoro]", comportamento che, a mio vedere, non lede l'immagine di nessuno. Se si può non apprezzare un pilota o un team principal, allora deve essere lecito anche non apprezzare un telecronista, giusto?
Obiezione tipica, la più soft, è: "ma ti ricordi quando c'era Mazzoni??222???222 Era così perfetto??222???" Credo che da questo punto di vista ci sia un enorme problema di fondo, anzi due. Il primo, il minore, è la necessità di dovere confrontare i due. Non è che uno debba per forza essere il benehhhh assolutohhhh e uno il malehhhh assolutohhhh. In altre parole, a me piaceva Murray Walker e nessuno di loro somiglia a Murray Walker. Tra i due, quello che ha più punti di contatto con la mia idea di telecronaca ideale, seppure limitati alle telecronache entusiaste ma senza urli da stadio e occasionale auto-ironia, non è Vanzini. Per questa ragione, seppure con i suoi difetti, ho apprezzato maggiormente Mazzoni piuttosto che Vanzini. Altra ragione è che mi piace di più la parlata di Mazzoni che quella di Vanzini.
Il secondo, già più importante, è che mi ricordo quando c'era Mazzoni: riceveva quasi costantemente critiche, la poca imparzialità che mostrava in certe circostanze veniva criticata, idem certe osservazioni poco accurate e il fatto che si perdesse a parlare di cose che c'entravano poco. Non ho mai sentito o letto di una sola persona che, nel corso degli anni delle cronache di Mazzoni, si mettesse a insultare chi lo criticava, oppure a insinuare che fossero dei tifosi da stadio a cui non stava bene quello che Mazzoni diceva dei propri *fave*. Provate a criticare Vanzini e vedrete che ci sarà chi insinuerà che il vostro non apprezzamento alla telecronaca abbia dei "secondi fini".

A questo aggiunto altre cose: non è che ogni critica debba essere presa come un insulto. Sinceramente trovo più grave che un telecronista dica schiettamente, sull'unica TV che trasmette la Formula 1 sul territorio italiano, "se non vi piace la mia cronaca, andate a seguire la F1 da un'altra parte", piuttosto che qualsiasi critica civile e argomentata fatta da chi segue le suddette telecronache.
Credo che purtroppo lo stile di Vanzini sia frutto di una precisa linea editoriale e, in questo, probabilmente non differisce dai telecronisti precedenti: ciascuno commentava/ commenta con le caratteristiche di un telecronista dei propri tempi. Sfortunatamente le cronache attuali sono quelle urlate, che personalmente non ho mai gradito non solo da Vanzini, ma nemmeno da altri: "tutti in piedi sul divano, Rossi c'è, Rossi c'è!", questo non era certo Vanzini.
Entro certi limiti è normale che un professionista debba rispettare certi schemi e questi schemi cambiano nel tempo. Il fatto che, da parte di una certa fetta di pubblico, le cronache di Vanzini vengano apprezzate come ad altri prima di lui difficilmente capitava, mi fa pensare che le cronache attuali siano studiate prevalentemente per colpire l'immaginario di un certo tipo di tifoso e che questo tipo di tifoso non sia esattamente quello che segue la F1 in modo più pacato e informato.
Se Mazzoni era il telecronista che doveva commentare la Formula 1 non facendo cadere la palpebra a chi tendeva ad annoiarsi, Vanzini è perfetto per guardare la Formula 1 al bar, per sentire una frase urlata e poi commentare l'accaduto in una decina di persone, urlando per farsi sentire dagli altri, oppure per chi guarda la Formula 1 da casa rimpiangendo di non poterla vedere al bar insieme ad altri tifosi di quello stampo.
Non appartenendo a tale categoria, comprendo a pieno perché a chi non è abituato a seguire la F1 così possa non piacere, dato che anch'io mi ritrovo in quest'ultima scuola di pensiero.

Una cosa che trovo irritante, che trascende un po' dal modo in cui Vanzini parla, è il modo in cui sui social l'apprezzamento o il non apprezzamento per Vanzini viene percepito. Non è un mistero che le telecronache di Vanzini siano orientate a mettere su un piedistallo Leclerc qualunque cosa succeda e a fare il contrario con Vettel qualunque cosa succeda. La mia principale rimostranza, a questo proposito, è un concetto molto semplice: in pista ci vanno venti piloti di dieci scuderie, in un weekend si dovrebbe valutare sì il confronto tra compagni di squadra, ma anche tante cose, come le performance delle vetture su una certa pista, le performance del singolo pilota (come individuo a sé stante, e nel confronto con sé stesso nelle gare precedenti) e quant'altro. Dedicare gran parte del tempo a parlare del fatto che tra i Leclettel c'è uno che ce l'ha enorme e uno che ce l'ha piccolo (non in questi termini) è a mio vedere molto riduttivo. Se poi è fatto andando basandosi solo ed esclusivamente sui tempi effettuati in un unico giro random di prove libere in uno specifico settore, è ancora più riduttivo.
Questa storia del "se non apprezzi Vanzini, sei un tifoso di Vettel e in quanto tale sei un traditorehhhh della kausahhhh ferraristahhhh", sinceramente, mi ha stancato e anche molto. Parte da presupposti sbagliati, prima di tutto quello che chiunque sia ferrarista, che non esistano tifosi di altre squadre o altri piloti, oppure spettatori neutrali, perché magari i loro veri piloti preferiti sono ritirati da anni. Poi parte dal presupposto che l'essere ferrarista significhi schierarsi dalla parte di uno o dell'altro pilota, portare su un piedistallo uno e dare contro all'altro. Dov'è andata a finire la storia del "le gare sono noiose, perché non ci sono duelli e sorpassi, ma sarebbero bellissime se la Ferrari facesse doppietta?" Mi sembrava un'idea molto più di buon senso. Altra cosa a mio vedere sbagliata, è la convinzione che il non apprezzare il portare qualcuno su un piedistallo a livelli esagerati debba provenire da un detrattore invidioso del successo altrui, oppure che il criticare abitualmente qualcuno ancora prima che le vetture scendano in pista debba provenire da un fanboy indignato.

Proprio stamattina leggevo che, secondo lo spassionato parere di un utente di Twitter, quelli che tra Mazzoni e Vanzini avrebbero preferito Mazzoni, sono degli hater di Vanzini incoerenti, perché ai tempi in cui Vettel vinceva mondiali in Redbull, Vanzini lo elogiava/ non lo criticava pesantemente e quindi a loro la cosa stava bene.
Ma... quanta ignoranza plateale c'è in una simile osservazione? E giusto per chiarire il concetto, perché pararsi il cu*o in certe circostanze è d'obbligo, da simpatizzante della Toro Rosso credo che Vettel abbia esaurito la propria utilità quando l'ha lasciata al termine del 2008, stagione in cui diversamente dal suo collega Bourdeeeyyyy non correva con la nuvola di Fantozzi infilata in tasca accanto alla custodia degli occhiali. Da allora in poi ha raggiunto lo status di "pilota di scuderia generica non particolarmente pittoresca" e in quanto tale l'ho sempre considerato, al pari di tutti gli altri piloti presenti. Diversamente da chi fa questi commenti, quindi, non penso affatto che la Formula 1 e le telecronache gli girino intorno come se non ci fosse un domani.
Venendo alle cose più serie, fino al 2017 compreso molte persone non abbonate a PayTV hanno guardato le gare sulla Rai, in diretta quando c'erano, oppure in differita, questa è probabilmente la ragione principale per cui Vanzini aveva meno critici, essendo "confinato" a una televisione che si poteva guardare soltanto sottoscrivendo un abbonamento. In più, cosa significa "non criticare"? tutto e niente. A fine telecronaca perché dovrei lamentarmi se il telecronista *non ha criticato* qualcuno? E per elogi cosa si intende? Perché finché non si raggiunge l'esagerazione, mi sembra che elogiare performance positive sia una cosa totalmente sensata. Certo è che se ripeti il termine "predestinatohhhh" ogni tre per due, magari a lungo andare qualcuno si stanca.
Infine avrei un'ultima osservazione a questo proposito: i ferraristi sostenitori di Vettel, difficilmente erano suoi sostenitori quando vinceva mondiali sulla Redbull. In più c'è gente che ai tempi in cui Vettel vinceva mondiali in Redbull non guardava la Formula 1. Last but not least (sedetevi, perché potreste non reggere il colpo), ai tempi in cui Vettel vinceva mondiali in Redbull, Sky non trasmetteva la Formula 1, Vanzini era il telecronista delle gare di Indycar.


mercoledì 29 agosto 2018

Monza sta arrivando

Prima diretta dell'anno.
Unica diretta Rai.
Stella Bruno ritorna.
In cabina di commento Gianfranco Mazzoni e Felipe Massa.
In una sola parola: AAAAAAAAAAAAAAAWWWWWWW!

giovedì 8 febbraio 2018

Perché Sanremo è Sanremo e Mazzoni è Mazzoni

In questa settimana si svolge una celebre manifestazione canora che catalizza l'attenzione di molti fan e di molti detrattori: sui social fioccano i commenti di chi guarda Sanremo sentendosi ammaliato da tutto ciò che vede e di chi guarda Sanremo criticando tutto quello che vede.
A me il Festival non è mai interessato più di tanto. L'idea di trascorrere quattro ore guardando un programma in cui ci sono persone che cantano, in particolare canzoni melodiche, non mi ha mai affascinata granché. Ogni tanto guardo qualche spezzone, sento qualche canzone quando i miei familiari guardano la TV nella stanza attigua e, più che altro, so che le canzoni che faranno maggiore successo le sentirò alla radio nei mesi successivi.
Oggi per radio hanno detto che la prima serata del Festival ha fatto uno share del 52% per circa undici milioni di telespettatori. Credo che questo risponda in pieno alla domanda: perché la Rai non fa più vedere la Formula 1 ma continua a fare vedere il Festival di Sanremo che non se lo guarda nessuno???222???222??? Essenzialmente perché non è vero che il Festival di Sanremo non lo guarda nessuno. Anzi, pare che lo guardino oltre la metà delle persone che stanno guardando la TV, durante queste serate, e non mi pare un risultato da poco. Il fatto che io ne possa fare anche a meno (dove per *io* intendo l'appassionato di Formula 1) non significa molto. Se la Rai ha fatto certe scelte, esiste la possibilità che, per quanto ciò significhi che la maggioranza degli italiani non abbiano i miei stessi gusti, tali scelte siano state azzeccate dal punto di vista del palinsesto. La mia speranza rimane che sia vero che TV8 trasmetterà quattro gran premi in diretta e gli altri in differita e, chissà, che magari sia vero anche il rumour di qualche settimana fa a proposito di Mazzoni e Capelli su TV8, perché Vanzini e Gené sono pay-tv-only. Mi basta che i gran premi vengano trasmessi da un canale che la mia TV riceve. Che quel canale sia Raiuno, Raidue o TV8, non mi cambia la vita.

Qualcuno potrebbe chiedersi come mai il mio desiderio sia quello di riavere Mazzoni e Capelli come telecronisti. Oserei dire che a Mazzoni e Capelli si possano rivolgere varie critiche. Nel corso degli anni sono capitati momenti di distrazione, è stata data un po' troppa attenzione al gossip, ci sono state telecronache a volte un po' troppo di parte e un po' troppo filo-ferrariste per i miei gusti (specie all'epoca di Alonso in Ferrari), infine mi sembra che, quando calcola proiezioni di punteggi in classifica, Mazzoni non sia poi così ferrato con la matematica...
Ma al di fuori di Mazzoni e Capelli?
Che cosa offrono esattamente gli altri telecronisti del motorsport?
E, quando parlo di "altri telecronisti del motorsport" non parlo necessariamente di Carlo Vanzini e Marc Gené, che ho avuto poche occasioni di ascoltare.
Non esiste solo l'Italia. Quando per vedere i gran premi bisogna arrangiarsi, capita anche di vederlo con telecronaca inglese o spagnola. Quando oltre alla Formula 1 si seguono anche altre serie, si vedono anche altre serie con telecronache inglesi o spagnole o e non solo quelle.
Ho visto gare recenti e gare vecchie su Youtube, le ho sentite con telecronache straniere e ho sentito che cosa offrono gli altri telecronisti del motorsport. La mia conclusione è che Mazzoni e Capelli abbiano i loro difetti, ma che se vogliamo fare i puntigliosi si possano trovare molti difetti anche altrove.

Prendiamo i telecronisti spagnoli di Telecinco, simpaticamente denominati "Telecirco" dagli stessi spagnoli. Ho sentito telecronache spagnole, sia del passato sia un po' più recenti.
I telecronisti spagnoli hanno le seguenti abitudini: 1) fare telecronache Alonso-centriche ignorando gli altri piloti e azioni di gara che non lo riguardano quando Alonso è in una posizione determinante per l'esito del gran premio, 2) fare telecronache Alonso-centriche ignorando gli altri piloti e le azioni di gara che non lo riguardano quando Alonso è tra le ultime posizioni o addirittura doppiato, 3) ridere a squarciagola, e pronunciare degli "ah ah ah" o "oh oh oh" ad ogni soffio di vento.
Mi rendo conto che anche le telecronache italiane sono Ferrari-centriche e che soprattutto quando c'era Alonso in Ferrari sono state Alonso-centriche, ma noto una differenza notevole: le telecronache italiane sono state di parte, quelle spagnole sono decisamente imbarazzanti.

Prendiamo i telecronisti e gli opinionisti di Sky Sport F1. Non me ne vogliano Brundle e colleghi, li trovo competenti. Il problema è che anche loro hanno qualche problema di nazionalismo: nel corso degli anni sostenitori sfegatati di Button e di Hamilton, fanno di tutto per far apparire il lato peggiore degli avversari dei loro piloti preferiti.
Mi sono messa il cuore in pace il giorno in cui Herbert e un altro tizio hanno fatto un'analisi dell'incidente tra Vettel e Stroll nel giro di rientro, con l'intento palese di attribuire il 100% della responsabilità a Vettel. Ora, senza volere entrare nella dinamica dell'incidente e nell'attribuzione delle responsabilità (rimane pur sempre il fatto che ho sentito con le mie orecchie Stroll dichiarare che non stava guardando negli specchietti e che non aveva la più pallida idea che ci fosse un'altra vettura accanto a lui), Herbert e l'altro tizio avrebbero potuto cercare di tirare fuori delle argomentazioni sensate. Invece no. Hanno preso un video del cameracar di Stroll che percorre una curva e hanno appioppato il 100% della responsabilità a Vettel sulla base del fatto che: 1) dall'immagine del cameracar si vedeva la vettura di Vettel che si muoveva sullo schermo ma quella di Stroll no (grazie al ca**o, quella di Stroll si muoveva insieme al cameracar), 2) Stroll non avrebbe dovuto cambiare traiettoria e il fatto che non girasse il volante dimostrava che non l'aveva fatto (non vorrei fare la puntigliosa, ma andare dritto non è esattamente quello che si fa quando si prende una curva).

Passiamo alle altre serie? Sì, passiamo alle altre serie. Se il Ferrari-centrismo di M&C è il malehhhh assolutohhhh, non mi spiego perché vada bene il "tutti in piedi sul divano, Rossi c'è, Rossi c'è!" dei telecronisti del motomondiale o perché, addirittura, dai telecronisti del motomondiale ci si aspetti che siano dei supporter di Rossi, invece che neutrali, come mi aspetterei che sia un telecronista. Mi chiedo inoltre come reagirebbe il grande pubblico se Mazzoni si mettesse a fare il verso ai piloti per il loro accento, cosa che ho sentito fare dai telecronisti italiani della Formula E nei confronti di Buemi.
Passando all'estero, vogliamo parlare anche dei telecronisti americani dell'Indycar? Premesso che all'epoca dell'Alonso-centrismo made in USA ne hanno dette di tutti i colori e che hanno anche cercato di parlare di Formula 1 senza nemmeno avere un'idea di quanti titoli avesse vinto Michael Schumacher (vorrei far notare che Mazzoni sapeva quanti titoli avesse vinto Dario Franchitti in Indycar, quando parlava della sua parentela con Di Resta), c'è una cosa che devo dire e riguarda Paul Tracy. Per anni, dopo che ho iniziato a seguire il campionato di Indycar, mi sono chiesta come mai Bourdais venisse sempre e costantemente preso per i fondelli in telecronaca e si facesse costantemente accenno ai suoi risultati negativi. Ho scoperto che l'autore di queste prese per i fondelli era Tracy, un tempo avversario accanito di Bourdais, la cui rivalità con il francese, a quanto pare, non si era esaurita in pista. Ora, a distanza di anni, Tracy e Bourdais sono in buoni rapporti e Tracy non fa altro che leccargli il cu*o durante le telecronache.

Se c'è un telecronista che metterei su un piedistallo e considererei il guru delle telecronache, quello è senz'altro Murray Walker. Prima radiocronista e poi telecronista sulla BBC per mezzo secolo, si è sempre dimostrato competente e capace di fare cronache imparziali (si è addirittura scusato per essersi emozionato troppo per il titolo vinto da Damon Hill, suo grande amico, nel 1996).
Credo che Walker sia impareggiabile e che il suo grande punto di forza sia stato quello di essere anche auto-ironico, come quando affermava di fare profezie che a volte si rivelavano reali (il che, tradotto, equivaleva più o meno ad affermare: a volte sono un gufo). Di fatto, tutto ciò che in altri telecronisti meno auto-ironici avrebbe potuto essere demonizzato, in Murray Walker viene ricordato con entusiasmo: nomi pronunciati un po' a caso, gufate, gaffe... Sì, perché Walker ha affermato nel corso degli anni anche che Ukyo Katayama era il miglior pilota di tutti i tempi o che Michael Schumacher festeggiava centocinquant'anni di carriera in Formula 1.
Ormai ultranovantenne, Walker è ormai in pensione da anni e penso che ci vorrà un bel po' prima che da qualche parte del mondo ci sia un canale televisivo capace di trovare qualcuno che possa eguagliarlo.

Perché sentirò la mancanza di Mazzoni e Capelli qualora le loro telecronache fossero finite per sempre?
Primo perché ormai, dopo tanti anni, mi ci sono affezionata.
Secondo, perché per quanto le critiche possano essere fondate bisogna anche guardare l'altro lato della medaglia e chiedersi fino a che punto gli *altri* siano migliori.
Quindi lunga vita a Mazzoni che non si accorge di un incidente perché sta parlando d'altri. È accaduta la stessa cosa al telecronista americano della 24 Ore di Daytona non più tardi di dieci giorni fa: una vettura ha perso una ruota e lui non se n'è accorto perché (non sto scherzando) era impegnato a parlare di Alonso. Lunga vita anche a Capelli: in vent'anni non l'ho mai sentito una sola volta sparare a zero contro piloti che hanno avuto un volante più a lungo di lui o usare le telecronache per screditare i suoi vecchi avversari, cosa che invece ho sentito fare da altri telecronisti divenuti tali dopo essere stati piloti.
Per finire, dato che ho iniziato questo post parlando del Festival di Sanremo, concludo parlando del Festival di Sanremo: ho un ricordo, scolpito nella mente anche se un po' decontestualizzato, di un sabato pomeriggio di molti anni fa (diciamo all'incirca nove o dieci anni fa) in cui mio padre aveva la TV accesa su un canale Rai, c'era un servizio sul Festival di Sanremo e quel servizio era tenuto da Gianfranco Mazzoni e Stella Bruno. Ho un ricordo vago del fatto che fosse un servizio su ciò che succedeva nei dintorni dell'Ariston o qualcosa del genere.
In Internet non trovo il minimo accenno a tutto ciò, nonostante ogni anno il Festival di Sanremo mi ricordi di questo episodio e mi metta a cercare se trovo qualcosa. Sono abbastanza convinta di non essermelo sognata...

martedì 19 dicembre 2017

Lewis Hamilton a "Che Tempo Che Fa"

Non sono una persona che guarda molto la TV.
A parte seguire la mia telenovela preferita alla sera mentre ceno e guardare la Formula 1, sono rare le occasioni in cui guardo la TV. Il prossimo anno rischiano di diventare ancora più rare visto che pare che la Rai non trasmetterà più la F1 e non è chiaro se la vedremo su qualche altro canale.
Domenica sera ho fatto un'eccezione, avendo scoperto che Lewis Hamilton sarebbe stato ospite a "Che tempo che fa" e avendo deciso di non dovermi perdere in nessun modo l'evento. "P3RK3 PrOpR10 HàMyLt0N 3 N0N V3Tt3L???222???222 YnGìU5TyZy4!!111!!11!!" cit. la gente sui social media.

Premesso che guardare "Che tempo che fa" mi ha fatto scoprire l'esistenza di un duetto tra Tiziano Ferro e Fabri Fibra e mi sono potuta vantare che io lo sapevo già quando oggi la canzone è stata trasmessa alla radio e la mia collega era "OMG!!1111!!111!!! Tiziano Ferro che canta insieme a Fabri Fibra????222???", l'attesa è stata abbastanza lunga, ma finalmente Hamilton è arrivato, dopo uno stacco pubblicitario in cui c'era stato, tra i tanti spot, uno del prosciutto di Parma. ;-D
L'intervista non è stata molto F1-centrica, anzi, per niente.
Si è parlato di Usain Bolt.
Si è parlato dell'allenamento che fanno i piloti.
Si è parlato dell'infanzia di Hamilton.
Si è parlato della regina Elisabetta e di quando Hamilton l'ha incontrata, definendola come una simpatica "nonnetta" o qualcosa del genere.
Si è parlato del fatto che Hamilton sa suonare il pianoforte e ha suonato il pianoforte. *Un giorno potrebbe duettare con Sutil.*
In generale non mi pare che sia stato citato nessun personaggio del motorsport, a parte Ayrton Senna, dal Gangster Rapper definito come il suo idolo.

venerdì 6 ottobre 2017

Quando il mondiale finiva Suzuka... e oltre

Sta per scattare il countdown per il Gran Premio del Giappone e finalmente sulla mia bacheca di Twitter si sono placate le polemiche che mi hanno accompagnata stamattina, a proposito del fatto che diversi fanboy britannici vogliono B01K0Tt4R3 la Formula 1 in quanto per questo weekend Nico Rosberg si unirà al clan di Sky Sport UK, dove per boicottare intendo proprio smettere di guardare la F1, non mi è chiaro se limitatamente al weekend o se una volta per tutte. Sono un po' perplessa: credevo che fosse possibile guardare una gara di Formula 1 senza audio, qualora non si volesse sentire la voce di chi parla.
Tra parentesi, io una gara in diretta TV me la guarderei chiunque la commentasse, altro che parlare di boicottaggi. Per quanto mi riguarda dovrò arrangiarmi - internet permettendo, visti i precedenti - a cercare uno streaming, rincuorata dal fatto che, seppure a volte abbia avuto dei problemi di recente, per Formula 1 e motomondiale in genere il sito offre un'ampia scelta di link, quindi quantomeno ci sono speranze che, in assenza di un video di un certo livello, mi possa capitare sottomano una versione low-quality, non importa in che lingua, fosse anche in giapponese.

Non boicotterò il classico appuntamento con i fatti accaduti nelle edizioni precedenti, quindi direi di immergerci nei primi vent'anni di Suzuka, ovvero quelli tra il 1987 e il 2006, prima del ritorno del 2009.

Il Gran Premio del 1987 è uno dei tanti che ho visto su Youtube quest'inverno o questa primavera e vide la vittoria di Gerhard Berger. Era da oltre due anni che la Ferrari non vinceva un gran premio, in quell'occasione. Nel frattempo Nelson Piquet vinceva agevolmente il titolo, dato che il suo avversario - il suo compagno di squadra Mansell - si era infortunato nelle prove libere... un campionato che finì in maniera molto calma e che inaugurò una lunga serie di stagioni in cui il campionato venne deciso a Suzuka.
L'edizione del 1988 fu vinta da Ayrton Senna, fu la sua ottava vittoria stagionale e in quell'occasione vinse il titolo. All'epoca era il record di maggior numero di vittorie stagionali. #ThePowerOfHonda. Quella gara l'ho vista diversi anni fa.

Adesso veniamo al punto dolente. Quando mi sono affacciata alla rete e ho iniziato a frequentare come visitatrice i fandom motoristici, qualcosa come dieci/undici anni fa, c'era già come oggi l'abitudine di divagare e citare eventi random a caso a sostegno delle proprie ipotesi anche quando non c'entravano niente con le ipotesi stesse. Gli eventi random più gettonati, dato che all'epoca erano passati "solo" sedici/diciassette anni, erano Suzuka 1989 e Suzuka 1990, di cui ne avevo ormai fin sopra ai capelli.
Ci terrei quindi, di quelle edizioni, a menzionare gli eventi di maggiore rilievo, come ad esempio il fatto che entrambe le volte la Benetton approfittò dei crash altrui. Nel 1989 vinse Alessandro Nannini, nel 1990 vinse Nelson Piquet, ma penso che Senna e Prost avrebbero fatto bene a coinvolgere anche lui nel loro botto in partenza, così la vittoria sarebbe andata a Roberto Moreno, che arrivò secondo. <3 Purtroppo Moreno non sul podio non fu l'evento principale del giorno, dato che terzo era arrivato nientemeno che Aguri Suzuki con la Lola Larrousse! *_______*

Nel 1991 Mansell finì per prati dopo dieci giri di gara, il che mise fine a ogni suo possibile tentativo di vincere il titolo. Senna vinse il terzo campionato, dopo essere arrivato secondo in gara dietro al compagno di squadra Gerhard Berger, da lui fatto passare nelle fasi conclusive della gara. Fu l'ultimo titolo per la McLaren motorizzata Honda e fu la prima vittoria di Berger in McLaren. Come quelli del 1988/89/90, anche il GP del 1991 lo guardai parecchio tempo fa (anche se quello del 1990 l'ho rivisto l'anno scorso scrivendo un post in proposito, nel quale mi concentravo soprattutto su Moreno e Suzuki).
Un anno più tardi Mansell aveva già vinto il titolo da parecchio tempo e la vittoria della gara andò a Riccardo Patrese, suo compagno di squadra in Williams. Si tratta di un gran premio che, come quello del 1987, ho visto di recente, mentre quello del 1993 lo guardai diversi anni fa, quando vidi tutta la stagione 1993. Era il 2012. Anche nel 1993 il titolo era già stato assegnato, stavolta ad Alain Prost sulla Williams. Fu un gran premio con dei retroscena abbastanza pittoreschi, tipo una rissa tra Senna (vincitore del gran premio) e Irvine (debuttante in quell'occasione), perché all'epoca erano altri tempi e apparentemente i piloti preferivano passare all'azione piuttosto che limitarsi a sbraitare "come on, blue flags". Curiosità: Hakkinen, al suo primo gran premio in McLaren, ottenne il suo primo podio in carriera. *-*

L'edizione del 1994 la vidi nel 2011 e fu uno dei primi gran premi del passato che guardai. Preferirei non aggiungere altro, a proposito di quella specifica edizione, se non che vinse Damon Hill, su Williams, e che il titolo venne assegnato in occasione dell'ultima gara stagionale. Ad un certo punto fu redflaggata e fu l'ultima gara della storia della Formula 1 il cui risultato fu stabilito aggregando i distacchi della prima parte e della seconda parte. Non mi è ben chiaro quando esattamente il regolamento fu cambiato, perché per la successiva gara redflaggata oltre il primo giro fu necessario attendere il 2001.
Non ho mai visto le gare del 1995, 1996 e 1997, che furono vinte rispettivamente da Michael Schumacher su Benetton (che già aveva vinto il titolo nella gara precedente), Damon Hill su Williams (che divenne anche campione del mondo, essendo quella l'ultima gara stagionale) e di nuovo Michael Schumacher stavolta su Ferrari (il titolo fu assegnato a Jerez, altro tormentone di cui si parlava tanto all'epoca delle mie prime frequentazioni di fandom motoristici).

Nel 1998 il titolo si decideva tra gli Schukkinen. MSC rimase fermo sulla propria piazzola della griglia di partenza, fu costretto a partire ultimo e si ritirò, nel corso della propria rimonta, per una foratura. Me lo sono guardata l'anno scorso.
Quello del 1999 credo di non averlo mai visto. Mika Hakkinen vinse il suo secondo titolo consecutivo, sempre nella stessa location. All'epoca la cosa mi fece disperare, ma al giorno d'oggi sono molto felice che l'abbia vinto.
Purtroppo, per ben altre ragioni, quello fu un giorno orribile per il motorsport.

Nel 2000 il GP del Giappone era la penultima gara stagionale e sappiamo benissimo tutti quanti che cosa successe. Michael Schumacher vinse anche le edizioni del 2001 e 2002, in cui però aveva già vinto il titolo in anticipo. L'edizione del 2000 è una di quelle che ho guardato in epoca abbastanza recente, per il 2001/02 non posso dire la stessa cosa, così come non potrò dire la stessa cosa per il 2003/04. È plausibile che abbia visto qualche sintesi, ma non ne sono sicura.
Nel 2003 vinse Rubens Barrichello, davanti a Kimi Raikkonen che era in lotta per il titolo con MSC. Il titolo andò a quest'ultimo. Da quel momento in poi sarebbero passati molti anni prima che il titolo venisse assegnato nuovamente a Suzuka (perché sì, ci fu un titolo assegnato a Suzuka anche dopo).
Un anno più tardi tornò alla vittoria Michael Schumacher, che aveva già vinto il titolo da diverso tempo.
Dato che un tocco di cultura non fa mai male, Wikipedia mi informa che, in occasione di quel gran premio, Mark Webber partito dalla terza piazzola della griglia era stato costretto al ritiro per un surriscaldamento del sedile che gli aveva provocato delle ustioni al fondoschiena.

Nel 2005 partì Ralf Schumacher dalla pole position, sulla Toyota. Speravo che vincesse, ma non vinse. Vinse Raikkonen partito dalla 17esima piazza, superando all'ultimo giro la Renault di Fisichella.
Un anno dopo era al comando Michael Schumacher, almeno finché non ruppe il motore, lasciando la vittoria a Fernando Alonso. Quest'ultimo andò a +10 in classifica e tutti iniziarono a parlare del fatto che aveva *già vinto* il titolo. In realtà, se non avesse fatto punti e MSC avesse vinto la gara finale, non avrebbe vinto quel titolo che aveva *già* vinto. Per quanto ciò non sia accaduto, era un'epoca in cui non eravamo molto abituati ai colpi di scena, quindi ritenevamo, così a prescindere, impossibile che accadesse.
Quello del 2006 fu l'ultimo gran premio consecutivo disputato a Suzuka, poi si andò al Fuji per un paio d'anni.

Volevo terminare il mio resoconto qui, con le prime venti edizioni, ma siccome ho lasciato in sospeso quel discorso a proposito di un nuovo titolo assegnato in Giappone, direi di svelare il mistero.
Non fu nel 2009, quando il titolo era ancora aperto a entrambi i Brawn Boyssss e a Sebastian Vettel, che vinse appunto il gran premio. Non fu nemmeno nel 2010, quando vinse di nuovo Vettel: a quell'epoca lui, il suo compagno di squadra, Alonso e i McLaren Boyssss erano ancora tutti quanti in lotta per il campionato.
Fu il 2011 l'anno in cui il titolo venne assegnato a Suzuka: a Vettel bastava un punto, qualunque fosse la posizione d'arrivo di Button, il suo diretto inseguitore. Vettel arrivò terzo, quindi Button fu matematicamente escluso nonostante la vittoria.
Da allora in poi vedemmo altre due vittorie di Vettel, due vittorie di Hamilton e una di Rosberg. L'eroe dell'epoca recente fu comunque Kamui Kobayashi, che chiuse terzo nel 2012. *________*

GLI ORARI DEL WEEKEND:
Prove libere 1: notte tra giovedì e venerdì h.3.00 (Su Raisport alle 8.30)
Prove libere 2: venerdì mattina h.7.00 (su Raisport alle 11.30)
Prove libere 3: sabato mattina h.5.00 (su Raisport alle 11.30)
Qualifiche: sabato mattina h.8.00 (su Raidue alle 13.45)
Gara: domenica mattina h.7.00 (su Raiuno alle 14.00)

^Buone notizie: questa sarà la penultima differita Rai di questa stagione, con l'ultima in Brasile. Per il resto Stati Uniti, Messico e Abu Dhabi saranno in diretta. #EpicWin.

sabato 30 settembre 2017

Dai vent'anni di Raikkonen ai vent'anni di Verstappen passando per il Gran Premio della Malesia

Il 17 Ottobre 1999 fu disputata la prima gara di Formula 1 a Sepang. Quel giorno, curiosamente, Kimi Raikkonen che in Formula 1 doveva ancora arrivarci, compiva vent’anni. Il calendario non mente, la matematica non è un’opinione e ci dice che qualcun altro compirà vent’anni nel giorno delle qualifiche del GP della Malesia imminente.
Siete pronti per sentirvi vecchi?
So che proverete un colpo al cuore, ma il neo-ventenne è Max Verstappen.
Ora che vi siete sentiti improvvisamente più vecchi, nel caso non abbiate proprietà e non abbiate bisogno di scrivere urgentemente il testamento, possiamo calarci nell’atmosfera, non per celebrare il compleanno di Verstappen, bensì per andare a rivangare un po’ il passato.

Di gran premi della Malesia ne ho visti tanti, ma seppure non lo vidi in diretta ma me lo guardai molti anni più tardi DEVO assolutamente parlare dell’edizione del 2003 (che seguiva quelle del 1999, 2000, 2001 e 2002, in cui avevano vinto rispettivamente Eddie Irvine, Michael Schumacher x2, Ralf Schumacher, con un susseguirsi di Ferrari x3 e Williams).
La prima pole position di Alonso, bla bla bla.
La prima vittoria di Raikkonen, bla bla bla.
No, davvero?
Davvero dovrei pensare ad Alonso o a Raikkonen parlando di un gran premio come quello? Dovrei fingere che quello che accadeva alla partenza non stesse accadendo veramente?
La partenza fu molto caotica.
Mi rendo conto che notare vetture che sbattevano l’una contro l’altra era più facile che notare una sagoma che, nel frattempo, schizzava dritta come una saetta evitando tutto quel groviglio e andava a posizionarsi per un po’ nelle posizioni che contavano.
Quella sagoma era una Minardi e la guidava Justin Wilson.
Era partito dalla penultima fila e, al termine del primo giro, stazionava in ottava posizione, che per un po’ si trasformò in settima.
Poi cadde nel dimenticatoio molto in fretta, ma non mi sembra una buona ragione per parlare di Alonso e di Raikkonen come fanno tutti.

Nel 2003 vinse Raikkonen su McLaren, questo suppongo che sia chiaro a tutti, ormai.
Dopo venne un anno di Ferrari con MSC e due anni di Renault con Alonso e Fisichella. Il gran premio della Malesia 2006 fu l’ultimo gran premio vinto in carriera da Fisichella, affermazione che non mi fa affatto piacere, dato che il giorno del gran premio del Belgio 2009 mi ero travestita da ultrà della Force India.
La McLaren e Raikkonen tornarono alla vittoria rispettivamente nel 2007 e nel 2008, rispettivamente con Alonso al volante e al volante di una Ferrari (frase contorta ma bella, devo ammetterlo).

Dell’edizione del 2008 ho un ricordo tragicomico.
Ricordo che nel pomeriggio stavo guardando le repliche insieme a mio padre, che poi repliche è un eufemismo, perché duravano meno di un’ora e in quell’ora scarsa c’erano anche la pubblicità, il messaggio promozionale, la storia del circuito e la premiazione.
Massa e Raikkonen erano davanti, poi Raikkonen andò davanti a Massa tramite pit-stop (per intenderci, Massa era il Raikkonen dell’epoca e il Raikkonen dell’epoca era il Vettel di oggi, a proposito di frasi contorte ma belle).
Ad un tratto Massa si impantanò fuori pista, allorché commentai, un po’ a caso: “peccato che non sia Hamilton, se no l’avrebbero ripescato con una gru”.
Poi Raikkonen sul podio aveva i capelli sparati in aria, però di lato. Con la mia amica fan di Raikkonen parlavamo sempre della sua “cresta laterale”. Lei aveva registrato anche un video sul cellulare dalla TV, durante la premiazione, e lo definivamo il “video della cresta laterale”. Quando facevamo gli stessi orari all’università e prendevamo lo stesso treno per tornare a casa, a volte lo guardavamo quando aspettavamo in stazione.
Piccola precisazione: per venire al nostro paese ci sono due linee, il regionale che fa tutte le fermate e l’interregionale che, pur non essendo il nostro paese particolarmente importante, si ferma anche qui in stazione. Con l’interregionale ci si mette circa un quarto d’ora, con il regionale un po’ di più perché si ferma varie volte, ma si tratta di venticinque minuti o giù di lì, quindi se non c’era l’interregionale prendevamo quello senza problemi. Alla luce di queste considerazioni, in molti casi c’era un treno almeno ogni mezz’ora e, negli orari di punta, a volte anche più di frequente.
Un giorno, per guardare il “video della cresta laterale” finimmo per perdere il treno due volte di seguito in venti minuti.
Ammetto che Verstappino non dà grandi segni di maturità, di tanto in tanto, però lo capisco. Io, a vent’anni, ero messa abbastanza male.

Del 2009 ho un ricordo bellissimo: quando iniziò il gran premio finalmente ebbi una scusa per mettere via il libro di diritto commerciale, dato che mi ero alzata un paio d’ore prima del gran premio per mettermi a studiare.
Non amo il diritto, nemmeno un po’.
Non amo soprattutto il diritto commerciale.
Non amavo, all’epoca, il fatto di dovere sapere a memoria che percentuali ci volessero per prendere decisioni nel consiglio di amministrazione di una società per azioni. Diversamente da molte altre cose che studiavo, mi sembrava del tutto inutile, per la mia mentalità di economista: basta aprire il codice civile per accertarsi di che percentuale ci voglia, che senso ha sapere a memoria qualcosa di cui basterebbe semplicemente sapere dove trovare informazioni?
Parliamo del gran premio: ci fu un lungo rain-delay che poi risultò essere un’interruzione definitiva, con meno del 75% di gara completato e il punteggio dimezzato. Trulli, Webber e Rosberg si portarono dietro mezzo punto fino a ottobre. Quando leggevo la classifica volevo sbattere la testa contro al muro.
Tra un “Felipe baby stay cool” pronunciato da Rob Smedley e un gelato mangiato da Raikkonen, Button vinse la gara. Era ancora l’epoca in cui si dibatteva della presunta irregolarità del “buco” sul fondo della Brawn GP, della Toyota e della Williams, epoca in cui Nakajima non cavava un ragno dal buco nel senso più letterale del termine. Un po’ speravo che la Brawn venisse squalificata, anche se mi sarebbe dispiaciuto molto. Volevo che la vittoria di Sepang fosse assegnata d’ufficio a Heidfeld, che era arrivato secondo.

Vettel vinse sia nel 2010 che nel 2011, ma direi di non soffermarmi su queste sottigliezze, perché nel GP della Malesia 2010 fu scritta la storia del motorsport: Kovalainen passò in Q2 su una Lotus Team Malesia/ Caterham e Glock passò in Q2 su una Virgin/Marussia/Manor! Fu tutto molto eroico, specie il passaggio della Manor, dato che era destinata a non passare più in Q2 per oltre tre anni.
So che dovrei parlare del 2012, di Alonso e di Perez e del dispiacere nel rendermi conto che sono passati anni e anni da allora ma Perez non ha mai avuto la chance di ottenere la vittoria che gli sfuggì quel giorno, ma c’è il 2013 alle porte e OMG il 2013, un garone che si sarebbe rivelato epocale.
Giusto per chiarire il concetto, non sto parlando di Vettel, di Webber, dello scandalo Multi21 e di quelle cose lì, sto parlando del fatto che Bianchi arrivò 13esimo e, l’avremmo scoperto alla fine dell’anno, quel risultato era destinato a non essere né eguagliato né migliorato dalle Caterham. Di conseguenza, grazie al GP della Malesia 2013, dopo tre anni di dominio ininterrotto della Caterham, la Marussia andò a prendersi la decima piazza in classifica e i soldi della ripartizione della quota dei diritti televisivi. #ManorRules!

Nel 2014 vinse Hamilton.
Nel 2015 vinse Vettel.
Aggiungerei che era la prima vittoria di Vettel in Ferrari, poi non ho altro da aggiungere. Perdonatemi, ma il 2016 è stato molto più pittoresco, in tutti i sensi.
La gara iniziò con Vettel e Rosberg che facevano strike e con Verstappen che, uscito completamente illeso dall’incidente, sbraitava via radio. Avrebbe sbraitato anche sul retro del podio, contro Vettel che non era minimamente presente, e via stampa.
Sul podio c’era arrivato in seconda posizione dietro a Ricciardo, dopo l’ormai nota rottura del motore di Hamilton.
Vi racconto una cosa molto curiosa: stavo guardando la gara in streaming, l’immagine non era esattamente delle migliori e ogni tanto ci mettevo un po’ per fare 2+2. Avevo appena visto il contatto tra Rosberg e Raikkonen e pochi secondi contati più tardi appariva una Mercedes che bruciava. Ho pensato che fosse karma e che, speronando l’uomo di ghiaccio si finisse per andare a fuoco. Ci misi un po’ per realizzare che era Hamilton e che, a quanto pareva, dato che fino a quel momento Palmer era stato 11esimo, il suo motore aveva deciso di sacrificarsi per la causa.
Alla fine della gara ricordo di avere pensato: “adesso guardo il podio, poi vado a fare colazione”. Poi, quando vidi tutti quanti in branco che bevevano dalla scarpa di Ricciardo, mi si chiuse lo stomaco e decisi di rimanere a digiuno fino all’ora di pranzo.

A questo punto direi che possiamo salutarci, per il momento, con una sola speranza: la storia del gran premio di Malesia iniziò con i vent’anni di Raikkonen e terminerà con i vent’anni di Verstappen. Speriamo che questa sia l’unica cosa che li accumunerà questo weekend, invece del più classico ritrovarsi l’uno sopra l’altro.

Promemoria: le qualifiche si svolgeranno alle 11.00 (e saranno trasmesse alle 15.00 su Raidue) e la gara si svolgerà alle 9.00 (trasmessa alle 14.00 su Raiuno).

mercoledì 23 agosto 2017

Big crasher is watching you

Quando il Gran Premio del Belgio si avvicina tutti aprono la scatola dei ricordi parlando del debutto di Michael Schumacher, della sua prima vittoria, del suo incidente con Coulthard, del sorpasso che subì da Hakkinen con Zonta che stava in mezzo (proprio nell’anniversario del quale verrà disputata la gara domenica), dei festeggiamenti per i suoi vent’anni di carriera, di quelli per il 300esimo gran premio... e così via.
Potrei farlo anch’io, ma sono argomenti di cui ho già parlato varie volte e, almeno oggi, nella presentazione del Gran Premio del Belgio, preferirei dedicarmi ad altri argomenti, quelli che tendono a passare un po’ più in secondo piano. Vi prometto che a suo tempo vi racconterò qualcosa anche a proposito di alcuni degli argomenti di cui sopra, ma non anticipiamo i tempi, il fatto che ventisei anni fa in questi giorni Michael Schumacher fosse al volante di una Jordan sul circuito di Spa non deve fermarci, anche perché la nostra macchina del tempo ha deciso di essere selettiva: ci occupiamo degli ultimi dieci anni di Spa Francorchamps utilizzando come linea di spartiacque il fatto che nel 2006 in Belgio non venne disputato alcun gran premio.

Dieci anni fa all’epoca del GP del Belgio la Formula 1 non stava vivendo giorni normali come quelli attuali. C’era Hamilton in testa al mondiale con pochi punti su Alonso, c’erano polemiche tra Hamilton e Alonso, c’era Alonso che litigava con Ron Dennis, c’era la McLaren che finiva in tribunale per la spy-story, c’era il tribunale che squalificava la McLaren dalla classifica costruttori, c’erano rumour su tutto ciò che era collegato alla McLaren ed era anche una gran rottura di sfere, se devo dirla tutta.
Poi c’era la Ferrari che monopolizzava la prima fila e c’era Kimi Raikkonen che tagliava il traguardo da vincitore e festeggiava facendo burnout. Poi, sul podio, accanto a lui Felipe Massa e Fernando Alonso, Iceman terminava la propria giornata infilando la bottiglia di champagne dentro al trofeo. Non lo sapevamo ancora, ma anche grazie a quel risultato sarebbe stata possibile la sua scalata alla classifica che lo condusse a prendersi un titolo mondiale a cui, nell’agosto del 2007, due mesi prima che accadesse, nessuno avrebbe creduto.
Al giorno d’oggi Raikkonen è ancora in Ferrari, ha rinnovato anche per il 2018 e il suo ritiro sembra meno vicino di quanto potesse apparire in passato. È difficile che possa puntare a una vittoria, ma se la Formula 1 ha quel margine di imprevedibilità che quest’anno ha mandato una volta sul podio Strollino, allora è giusto che Raikkonen non perda le speranze. Massa sta in Williams, al giorno d’oggi, e il podio è difficile che lo veda anche con il binocolo, ma il messo peggio del terzetto presumo che sia Alonso, che in McLaren c’è tornato, ma che invece di lottare per il mondiale è già buona che possa vedere almeno la linea del traguardo.

Ne 2008 Alonso dalla McLaren se n’era andato e io stavo guardando la gara dopo un pranzo con vari 50-60enni amici e colleghi di mio padre.
La lotta per la vittoria sembrava avere come protagonisti Kimi Raikkonen e Lewis Hamilton: Ferrari vs McLaren, come era consuetudine in quell’epoca. Mio padre, che la gara non la stava neanche seguendo ma che non disdegnava di prendere per i fondelli i fanboy della Ferrari, mi esortò a tenere alti i colori della McLaren “in mezzo a tutti questi ferraristi”. Fu quel giorno che me ne uscii con qualcosa di campato in aria del tipo: io piuttosto che la McLaren preferirei che vincesse un gran premio Vettel sulla Toro Rosso. Una settimana più tardi accadde davvero e questo e tante altre cose che ho scritto in un passato più o meno recente mi fanno pensare che potrei candidarmi come pseudo-Nostradamus del motorsport.
Lasciamo da parte la Toro Rosso che non c’entra nulla in tutto ciò e torniamo al duello tra i Raikkolton (inventare ship name a caso è il mio nuovo hobby, temo). Non andò a finire molto bene, ci fu un sorpasso controverso al termine del quale Raikkonen era finito per prati mentre Hamilton andava sul podio a tracannare lo champagne del vincitore. Poi fu penalizzato e la vittoria fu attribuita d’ufficio a Felipe Massa. Nick Heidfeld, che era arrivato terzo, scalò secondo. Infine fu proprio la volta di Hamilton che, scontati i suoi 25 secondi di penalità, si appropriò della terza piazza alla quale Alonso, giunto quarto al traguardo con la Renault, aveva già strizzato un occhio.
Vi ho già raccontato dove si trova Massa al giorno d’oggi, quindi non mi resta che raccontarvi dove siano gli altri: Nick Heidfeld è in Formula E, dove sta ancora inseguendo la prima vittoria, mentre Lewis Hamilton guida un’argentea vettura che non è una McLaren, ma secondo i romanticoni del duello rosso vs grigio non ha importanza, la Mercedes è una McLaren nell’anima. Immagino che Hamilton speri che non lo sia anche nel motore.

Dopo il 2008 venne il 2009... quel 2009 in cui Giancarlo Fisichella piazzò una Force India in pole position. Prego, fate una standing ovation. Tra mezz’ora, quando la standing ovation sarà terminata, potrete riprendere la lettura.
Con mio grande disappunto la pole non si tradusse in vittoria, che invece andò a Kimi Raikkonen su Ferrari. Chiariamo una cosa, non ho niente contro la Ferrari e contro Raikkonen, però una vittoria della Force India sarebbe stata qualcosa di eroico.
Fisichella, che al giorno d’oggi di tanto in tanto ritroviamo ai box come inviato della Rai, portò a casa una preziosa seconda posizione, primo podio della storia della Force India e suo ultimo acuto prima del passaggio in Ferrari, mentre chiuse il podio Sebastian Vettel, all’epoca pilota Redbull. Al momento mi sfugge dove sia Vettel al giorno d’oggi, rifletterò in proposito nel corso dei prossimi paragrafi, così in seguito avrò qualcos’altro da raccontarvi.

Dovrei rifiutarmi categoricamente di scrivere questa frase: Mark Webber conquistò la pole position nel 2010 ma perse numerose posizioni in partenza. Dovrei, ma per doveri di cronaca lo faccio, specificando anche che riuscì a chiudere secondo. Vinse Lewis Hamilton, che all’epoca stava ancora in McLaren, e sul podio insieme a lui e al pilota della Redbull c’era Robert Kubica su Renault, mentre Alonso, che all’epoca era in Ferrari, si era ritirato.
Al giorno d’oggi Webber ha ormai da anni “lasciato questo mondo” [CIT.] e lo troviamo spesso a fare interviste sul podio, evitando di bere dalle scarpe di Ricciardo, mentre Kubica scalpita per riprendersi un posto in Renault, cosa che contro tutte le aspettative sembra non essere ancora accaduta.
Tornando ai fatti dell’epoca, era l’anno in cui Michael Schumacher era tornato al volante e, retrocesso per una manovra poco politically correct ai danni di Barrichello nel gran premio precedente, era partito dalle retrovie, per poi chiudere con un settimo posto.

Nel 2011 Michael Schumacher festeggiava a Spa Francorchamps i suoi vent’anni di carriera. Mazzoni si auspicò in telecronaca che potesse ottenere un buon risultato in qualifica. Subito venne inquadrata una Mercedes che, dopo avere perso una ruota, andava a sbattere. Dopo avere battuto le ciglia un paio di volte osservai: “questo non è Schumacher, vero?” I colori del casco mi dissero che, avendo il casco giallo, doveva essere Rosberg. Poi, un nanosecondo più tardi, Mazzoni rivelò che MSC portava un casco celebrativo dorato e che quello era lui. Ho raccontato questo episodio solo perché poi MSC ai microfoni Rai fece il trollone sostenendo che, dopo quanto accaduto tra lui e Coulthard nel 1998, si era abituato a girare su tre ruote a Spa! In quel preciso momento, sentendo Schumacher che dopo una qualifica terribile se ne stava a scherzare come se niente fosse durante le interviste, compresi che con tutta probabilità non avrebbe mai più vinto un gran premio, ma che non gliene sarebbe importato più di tanto. Partito 24°, chiuse la gara in quinta posizione.
Dalla pole era partito Vettel e la Redbull portò a casa una doppietta con lui e con Webber. Plot-twist, dato che non l’abbiamo ancora menzionato finora, nemmeno per il 2009: Jenson Button, su McLaren, arrivò terzo e andò a completare il podio. Anche per quanto riguarda lui penso che dovrò riflettere un po’, prima di ricordarmi dove sia al giorno d’oggi.

L’edizione del 2012, a cui è dedicato il titolo di questo post, partì con un grandissimo caos, innescato da una manovra folle del nostro amico RoGro. Erano accadute anche tante altre cose bellissime in quel weekend, come ad esempio il miglior tempo di Charles Pic a bordo di una Marussia nelle prove libere... Peccato che RoGro abbia catalizzato l’attenzione più di tutto il resto. Riuscì anche a buttare Perez e Maldonado l’uno addosso all’altro per una volta in cui non l’avevano fatto da soli. Poi eliminò Hamilton e Alonso. Distolse l’attenzione da tutto, perfino dall’eroico jump start di Maldonado.
Sul podio c’erano i colori della McLaren, della Redbull e della Lotus, rappresentati rispettivamente da Jenson Button, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Mi sono ricordata, dato che probabilmente non mi toccherà più di menzionare Button fino alla fine di questo post, che al giorno d’oggi avrebbe dovuto essere in pensione, ma ha gareggiato al GP di Montecarlo e in questi giorni lo troviamo impegnato in Giappone nel SuperGT per la 1000 km di Suzuka. Visti i fatti di Montecarlo, al giorno d’oggi il Giappone è probabilmente l’unico luogo al mondo in cui il suo stile di guida potrebbe apparire tranquillo.
Tornando alle cose che contano, dopo il miglior tempo nelle prove libere 1, purtroppo Pic non fu altrettanto fortunato in gara seppure protagonista di un eroico duello con il compagno di squadra Timo Glock: fu quest’ultimo a portarsi a casa la 15esima piazza che si contendevano con tanto ardore da far pensare che valesse la vittoria del campionato.

La qualifica del 2013 fu qualcosa di eroico. Van Der Garde fu 14°, Bianchi fu 15° e Chilton fu 16°. Era la prima volta che ben tre vetture dei nuovi team accedevano alla Q2 destinata a rimanere l’unica, nonché la prima volta in cui vi accedevano entrambe le Marussia. In gara nessuno dei tre fu protagonista di momenti epici, con mio immenso dispiacere.
Vinse Sebastian Vettel su Redbull davanti a Fernando Alonso su Ferrari e Lewis Hamilton su Mercedes. Mi è venuto in mente che al giorno d’oggi Vettel corre per la Ferrari.

Nel 2014 la gara iniziò con un incidente tra i Rosbilton, che evidentemente non ci tenevano proprio a dare il buon esempio ai bambini, come ho già detto in numerose occasioni.
Chi diede il buon esempio ai bambini fu Daniel Ricciardo, che conquistò la vittoria e, visti gli standard dell’epoca, non aveva ancora iniziato a fare cose poco igieniche tipo bere champagne dalle proprie scarpe, con grande sollievo del secondo e terzo classificato, rispettivamente Nico Rosberg, che oltre due anni più tardi avrebbe avuto modo di bere comunque da una delle scarpe di Ricciardo, e Valtteri Bottas, a cui l’onore avrebbe potuto capitare due mesi fa, ma che rifiutò poco gentilmente lasciando quell’incombenza a Strollino.
Ricciardo al giorno d’oggi sta ancora in Redbull in attesa di potere bere champagne dalle proprie scarpe, Rosberg ha “lasciato questo mondo” [CIT.] a gambe levate preferendo una nuova vita in cui si scatta dei selfie ben lontano dalle scarpe di Ricciardo, mentre Bottas, che quel giorno aveva conquistato la terza piazza dopo un acceso duello con Raikkonen per procacciarsi una preziosa bottiglia di champagne, non indossa più una tuta della Williams ma continua a stare sulla strada di Raikkonen nel tentativo di procacciarsi preziose bottiglie di champagne.
Curiosità: in un’intervista di qualche tempo fa, letta su GPUpdate, a Bottas chiedevano varie cose random, tra cui di scegliere con quale pilota gli sarebbe “piaciuto” finire su un’isola deserta. Bottas ha risposto Raikkonen, adducendo come ragione che avrebbe dovuto parlare poco e che avrebbero potuto bersi delle birre insieme. #TantoAmmmmore. <3

Nel 2015 il Gran Premio venne disputato pochi giorni prima della nascita di Alaia Rosberg e di Matilda Vettel, anche se non sappiamo con esattezza quale delle due sia nata prima, perché prima della sua nascita non sapevamo nemmeno che Matilda Vettel fosse stata concepita.
I Mercedes Bros partivano affiancati in prima fila, ma con una zampata Perez superò Rosberg per la seconda posizione e io mi illusi che sarebbe salito sul podio e che magari avrebbe anche vinto la gara. Purtroppo i sogni di gloria di Perez vennero notevolmente ridimensionati e i Mercedes Bros fecero doppietta. Terzo avrebbe potuto arrivare Vettel, passato in Ferrari quell’anno, ma forò nelle fasi conclusive della gara lasciando la terza posizione a nientemeno che Romain Grosjean. Immagino che sul podio abbia poi criticato i Mercedes Bros perché un anno prima si erano limitati a prendersi a sportellate tra di loro invece di buttare fuori mezza griglia di partenza.
Per chi si stesse chiedendo che fine ha fatto RoGro: corre per la Haas, al giorno d’oggi, e da allora non vede la luce del podio.

Vincitore di quell’edizione, Lewis Hamilton partì dall’ultima fila l’anno successivo, a causa di 55 posizioni di retrocessione sulla griglia di partenza per sostituzione di vari componenti del motore, meno di quanti ne avevano sostituiti in McLaren sulla vettura di Alonso, a quanto pare, che di posizioni di retrocessione se ne era viste appioppare 60.
Vinse Nico Rosberg davanti a Daniel Ricciardo.
Il Gangster Rapper, comunque, riuscì a chiudere sul podio, aiutato anche da una bandiera rossa dovuta a un incidente di Magnussen avvenuto quando Hulkenberg si trovava in zona podio, bandiera rossa da cui venne aiutato anche Alonso, che riuscì a portare a casa una top-5, dietro appunto proprio a Hulkenberg, che per guardare il podio si servì di un binocolo.

GLI ORARI DEL WEEKEND: il GP del Belgio verrà trasmesso in differita dalla Rai, pertanto gli orari per chi seguisse le differite è quello riportato tra parentesi.

Prove libere 1: venerdì h.10.00 (Raisport1 h.15.30)
Prove libere 2: venerdì h.14.00 (Raisport1 h.18.30)
Prove libere 3: sabato h.11.00 (Raisport2 h.15.00)
Qualifiche: sabato h.14.00 (Raidue h.18.00)
Gara: domenica h.14.00 (Raidue h.21.00 ATTENZIONE AL TG!)

venerdì 14 luglio 2017

Leader: Da Matta

Carissimi lettori, è giunto il momento di occuparci del gran premio che si svolgerà al termine di questa settimana, ovvero quello di Gran Bretagna a Silverstone. Il circuito potrebbe scomparire dal campionato di F1 nel giro di pochi anni, ma non siamo qui per parlare di uno scenario futuristico dal quale potrebbe scomparire il circuito sul quale la Ferrari ottenne la sua prima vittoria, né tanto meno per parlare di quanto la Ferrari ottenne la sua prima vittoria.
Ho pensato di partire da un'epoca decisamente più recente, saltando anche l'edizione del 1999, in cui avvenne un certo incidente di cui ho parlato in abbondanza alla mia amica E. per almeno dieci anni... e oltre, in effetti.
Ci occuperemo di pazzi in kilt, di trottole e lepri, di rosiconi che rosicavano dopo avere vinto e, prima di passare all'argomento frullatori, anche del giorno in cui tutti noi vedemmo la luce. Okay, va bene, sono stata un po' troppo ottimista sul concetto di vedere la luce. Molto probabilmente nessuno di voi vide la luce quel giorno. Vi do una piccola anticipazione: era il 2014.

Nel 2000 il Gran Premio di Gran Bretagna venne disputato in aprile, un periodo anomalo per un evento che si svolgeva e che si svolge tuttora in luglio.
La pole position andò a Rubens Barrichello, che però venne superato da un mascellone in tenuta grigio argento e, a peggiorare la situazione, ebbe problemi tecnici che lo costrinsero a ritirarsi molto prima di vedere il traguardo. Pazienza, avrebbe avuto la sua rivincita di lì a tre anni.
David Coulthard vinse davanti all'altra McLaren di Mika Hakkinen, che invece vinse nel 2001. Completò il podio la Ferrari di Michael Schumacher, secondo classificato nel 2001, dove Barrichello ottenne un terzo posto. L'edizione del 2001, in cui fu MSC a partire dalla pole position, tornò ad essere collocata nel mese di luglio. Per la Ferrari le cose migliorarono nel 2002: fecero doppietta, con MSC vincitore dopo essere partito dalla pole e Barrichello secondo classificato; terzo posto per la Williams di Juan Pablo Montoya.

Nel 2003, dopo tre anni, Rubens Barrichello partì di nuovo dalla pole position e si involò verso la vittoria di quello che era destinato ad essere ricordato come un evento molto pittoresco.
A renderlo pittoresco fu un tale di nome Cornelius Horan, un pazzo che nel corso della propria esistenza ha cercato di sabotare numerosi eventi sportivi. Costui attraversò la pista mentre le vetture sopraggiungevano indossando un kilt.
Era la seconda volta che Rubinho vinceva una gara in cui era entrato in pista un manifestante, ma diversamente da Hockenheim 2000, stavolta avrebbe vinto anche senza il suo ingresso.
Curiosità: nel giro dei pitstop ad un tratto si vide un'inquietante scritta in sovrimpressione che recitava "leader Da Matta". Il pilota della Toyota, infatti, prese brevemente la leadership della gara, fermandosi in un momento diverso da quello in cui si erano fermati i piloti di testa.
La Williams di Montoya e la McLaren di Raikkonen completarono il podio nel 2003 e quest'ultimo ottenne la pole position un anno più tardi. Arrivò secondo in gara, collocato esattamente tra le due Ferrari di MSC e di Barrichello.

Kimi Raikkonen salì sul podio indossando i colori della McLaren, sempre al terzo posto, sia nel 2005 sia nel 2006.
Retrocesso di 10 posizioni per la sostituzione del motore nel 2005, arrivò sul podio in una gara vinta dal compagno di squadra Juan Pablo Montoya. Fernando Alonso, partito in pole position su Renault, si classificò secondo, mentre vinse dalla pole nel 2006. Seguivano la Ferrari di MSC e, appunto, Raikkonen su McLaren.
Il suo anno fu decisamente il 2007, quando era ormai passato in Ferrari. Vinse davanti alle McLaren di Fernando Alonso e Lewis Hamilton, con quest'ultimo partito dalla pole position, dopo una serie di inversioni di posizioni nel corso dei pit-stop.
Un anno più tardi Raikkonen fu avvistato in una via di fuga nei pressi di una lepre, ma gli andò comunque meglio che al suo compagno di squadra: Massa collezionò ben cinque testacoda e arrivò nelle retrovie. In uno dei testacoda fu inquadrato nei pressi di un'altra lepre.
Lewis Hamilton su McLaren si impose per la prima volta nel gran premio di casa, davanti alla BMW di Nick Heidfeld e, a sorpresa, alla Honda di Rubens Barrichello. #EpicWin. Era partito dalla pole position Kovalainen sull'altra McLaren.

Nel 2009, quando aveva vinto il gran premio di Montecarlo, Jenson Button aveva dichiarato che vincere a Monaco era stato molto bello, ma che, dovendo scegliere, avrebbe preferito vincere il gran premio di casa, piuttosto che quello di Monaco. Purtroppo per lui, quando giunse il momento del GP di Gran Bretagna, era già nella fase in cui si rigirava i pollici lasciando vincere altri. Okay, basta con le battute: il rigirarsi i pollici di Button in molti casi è stato anche e soprattutto fare tutto ciò che poteva, in una stagione che, nella parte centrale e conclusiva, non vedeva più una supremazia schiacciante della Brawn GP. A Silverstone arrivò secondo, tra le due Redbull, con Sebastian Vettel vincitore dopo essere partito dalla pole position.
Vettel partì dalla pole anche un anno più tardi, ma toppò completamente la partenza e terminò la gara nella parte bassa della zona punti. Vinse Mark Webber che, ancora indispettito perché il team aveva portato degli aggiornamenti soltanto per il suo compagno di squadra, commentò il tutto con un "not bad for a number two driver" che gli garantì la stima di mezzo mondo. Io mi chiedo ancora come avrebbero reagito le stesse persone se una dichiarazione del genere l'avesse fatta Barrichello a suo tempo, forse lo starebbero ancora insultando per quella ragione, altro che acclamarlo come Webbi. Però si sa, certi episodi vanno giudicati secondo mille pesi e mille misure e quelli della Redbull erano personehhhh orribilihhhh e scorrettehhhh e Webber quel giorno si conquistò un posto d'onore nel cuore dei ferraristi, che non sopportavano le disparità di trattamento tra compagni di squadra e gli ordini di scuderia. #SebbyIsFasterThanYou.
Cerchiamo di non divagare e ricordiamoci che sul podio ci salgono in tre. Al secondo posto si piazzò la McLaren di Hamilton, che era uscito illeso da un contatto con Vettel alla partenza, al terzo salì la Mercedes di Rosberg.
Terza pole Redbull consecutiva nel 2011, conquistata in una lunga sessione di qualifiche condizionata dalla pioggia che rimaneva stagnante sulla pista: stavolta fu Webber a far registrare il miglior crono, però scivolò soltanto al terzo posto in gara. Vinse Fernando Alonso su Ferrari, seconda l'altra Redbull di Vettel.
Alonso partì dalla pole nel 2012, ma fu costretto ad accontentarsi di una seconda piazza. Webber vinse un'altra volta e Vettel portò l'altra Redbull sul gradino più basso del podio.
Preparate la scatola dei fazzoletti, perché sto per fare una rivelazione molto commovente: Mark Webber è stato, ad oggi, l'ultimo pilota a vedere il gradino più alto del podio a Silverstone senza indossare una tuta grigia.

L'edizione del 2013 fu una di quelle che generarono il maggior numero di polemiche, non per qualche azione di gara commessa dai piloti, piuttosto perché un numero abbastanza alto di loro subì delle forature in gara. Uno di loro fu Lewis Hamilton, partito dalla pole position nel suo primo gran premio di casa in Mercedes. Rimase in testa per pochi giri, poi forò e si ritrovò nelle retrovie, anche se gli eventi della giornata gli consentirono poi di rimontare almeno fino alla quarta posizione. Un altro protagonista illustre di una foratura fu Felipe Massa: anche il pilota della Ferrari precipitò nelle retrovie, per poi riuscire comunque a ottenere un risultato accettabile al termine della gara. Anche Vergne e Perez forarono.
Dopo la foratura di Hamilton era passato in testa Sebastian Vettel su Redbull e per gran parte della gara sembrò destinato alla vittoria. Non fu così, un guasto lo condusse al ritiro e a quel punto la leadership fu ereditata dalla Mercedes di Nico Rosberg che al termine dell'evento ottenne la vittoria davanti alla Redbull di Webber e alla Ferrari di Alonso.
Hamilton si riprese dalla foratura del 2013 vincendo le tre edizioni successive: nel 2014 passò in testa dopo il ritiro di Rosberg che era partito dalla pole, mentre partì dalla pole position e mantenne la prima posizione dall'inizio alla fine sia nel 2015 sia nel 2016.
Sul podio nel 2014 c'erano la Williams di Valtteri Bottas e la Redbull di Daniel Ricciardo. Seppure la Williams non abbia più fatto la propria comparsa sul podio di Silverstone negli anni successivi, nel 2015 si mise comunque in mostra: Felipe Massa fu momentaneamente in testa nei giri iniziali dopo un ottimo scatto in partenza e, a un successivo restart dopo un ingresso della safety car, Bottas risalì temporaneamente in seconda posizione. Tutto andò però a finire con una doppietta Mercedes, come già facilmente intuibile, e al terzo posto si piazzò la Ferrari di Sebastian Vettel, ultima comparsa sul podio di Silverstone per un pilota Ferrari.
Anche nel 2016 sarebbe stata doppietta Mercedes se Rosberg, che era arrivato secondo al traguardo, non fosse stato penalizzato per una comunicazione vietata con il suo ingegnere (AKA colui che quest'anno una volta si è rivolto a Bottas chiamandolo Nico), cosa che lo fece scivolare post-gara al terzo posto e promosse Max Verstappen dalla terza alla seconda posizione. Probabilmente fu nel commento al gran premio di Gran Bretagna 2016 che venne alla luce la battuta sulla collezione di frullatori che si arricchiva ogni volta in cui Rosberg si conquistava una penalità.

Abbiamo dimenticato qualcosa? Assolutamente sì, ma è stata una cosa volontaria. Il 2014 non si esaurì con una vittoria di Hamilton seguito da Bottas e Ricciardo, ma fu caratterizzato da eventi di gran lunga più importanti, ai quali adesso, sul finire del post, ho deciso di dare il doveroso spazio.
Voci di corridoio narrano che quello fosse il 200esimo gran premio della carriera di Felipe Massa e che non abbia festeggiato molto bene tale risultato. Fuori in Q1, in gara fece appena pochi metri, poi si ritrovò davanti la Ferrari di Kimi Raikkonen, finito in testacoda nel bel mezzo della pista dopo un contatto con una Sauber. Anche Chilton finì in mezzo al casino, ma riuscì comunque a proseguire la gara. A causa dello sfondamento di una barriera, ci fu una bandiera rossa che durò qualcosa come tre quarti d'ora.
Ora che ci siano già occupati delle comunicazioni di routine e che possiamo mettere da parte la gara una volta per tutte, credo che sia bene fare un passo indietro, soffermandoci sul sabato pomeriggio.
La Q1 fu condizionata dalla pioggia.
Insieme alle solite Caterham, dominatrici dell'ultima fila, finirono fuori anche le Williams e le Ferrari.
Fu in quel momento preciso che iniziai a intravedere la luce, anche se c'era il serio rischio di rimanerne abbagliata.
Quando la Q1 terminò la Marussia di Bianchi era in terza posizione e quella di Chilton era sesta! <3
Chiaramente non poteva durare, ma era tutto tremendamente epico e, a rendere le cose ancora più epiche, i Bianchilton non andarono ad occupare la 15^ e la 16^ posizione in Q2 come prevedibile, ma furono rispettivamente 12° e 13°. #EPICWIN! <3
Purtroppo non tutto poteva andare nel migliore dei modi, infatti la voce del telecronista ricordò che Chilton aveva sostituito il cambio e sarebbe partito 13°, ma ciò non toglie che quella qualifica fu veramente epica. *-*
In gara ovviamente non ci fu nessun acuto, ma ci fu comunque una soddisfazione bella grossa: al momento del restart, Bianchi occupava la decima posizione. Eguagliava il record della migliore posizione in un restart per uno dei "nuovi team", dato che anche Karthikeyan era ripartito in decima posizione sulla HRT al GP della Malesia 2012.

ORARI DEL WEEKEND:
Prove libere 1: venerdì h.10.00 (Raisport h.15.30)
Prove libere 2: venerdì h.14.00 (Raisport h.0.35)
Prove libere 3: sabato h.11.00 (Raisport h.18.00)
Qualifiche: sabato h.14.00 (Raidue h.19.25)
Gara: domenica h.14.00 (Raidue h.21.00)