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sabato 21 luglio 2018

Dieci anni fa da Hockenheim a Mid-Ohio

E' il 20 Luglio e probabilmente vi chiederete perché tutto ciò abbia qualche rilevanza dal punto di vista motoristico e, in effetti, non ha rilevanza, è soltanto il decimo anniversario di un gran premio come tutti gli altri.
Tuttavia il 20 Luglio 2008 accadde qualcosa che non ci aspettavamo e, in particolare, accadde quando Timo Glock fece un gran botto ed entrò in pista una safety car che, di fatto, non avrebbe sconvolto la gara di nessuno, se non quella di uno specifico pilota.
All'epoca funzionava diversamente, quando entrava la safety car: la pitlane veniva chiusa e la cosa andava a vantaggio, in caso di strategie diverse, di chi aveva un pitstop di vantaggio sugli altri. In pratica è quasi il contrario di quello che avviene oggi, che in caso di safety car hanno tutti il tempo di rientrare ai box in branco e, anzi, dato che chi sta in pista deve andare più piano, magari guadagna anche posizioni.
Personalmente credo che la soluzione attuale sia meno inadatta alla Formula 1 di quanto non lo sia quella del 2008, che invece vedo bene sugli ovali in Indycar, per il semplice fatto che, essendoci generalmente più ingressi della safety car, esiste la possibilità di inventarsi qualcosa per recuperare le eventuali posizioni perdute.

Ad ogni modo Glock uscì di pista, quel giorno, e in realtà nessuno se lo filò nemmeno più di tanto.
Il grande sconvolgimento fu piuttosto quello di vedere un outsider ritrovarsi all'improvviso in testa alla gara...
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...e, non mi stancherò mai di dirlo, se quell'outsider fosse stato qualcuno tipo Button o Barrichello (che all'epoca correvano per la Honda) o comunque qualcuno con una reputazione positiva, non ci sarebbe stato uno sconvolgimento particolare.
Invece l'outsider era Nelsinho Piquet, costantemente criticato per le sue performance, che grazie a una safety car entrata a caso nel momento a lui più propizio, si era ritrovato all'improvviso dallo stare nelle retrovie al lottare per le posizioni che contavano. Giunse al traguardo in seconda posizione, facendo passare il bellissimo messaggio che, per quanto un pilota potesse apparire senza speranza, bastava che accadesse qualcosa di improvviso nel momento più opportuno per stravolgere completamente la situazione.
Purtroppo a volte i messaggi bellissimi sono messaggi bellissimi soltanto a metà: quel giorno tutti abbiamo tratto degli insegnamenti...
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...la Renault compresa, oserei dire. Inizio seriamente a chiedermi, se quel giorno Piquet non fosse riuscito ad arrivare secondo grazie a una safety car random, qualcuno avrebbe mai pensato che per far vincere un gran premio ad Alonso bastasse fare entrare una safety car random grazie a Piquet?

Curiosità: quel giorno in studio post-gara erano tutti scandalizzati perché Piquet aveva approfittato della situazione per arrivare davanti a Massa e ciò era probabilmente oltraggioso secondo il loro punto di vista.
Obiettivamente parlando, a parità di tutti gli altri eventi avvenuti in seguito, se Piquet non si fosse messo "in mezzo", Massa sarebbe arrivato secondo e avrebbe chiuso il campionato con un punto in più di Hamilton.
Alla luce di queste considerazioni, è quantomeno curioso che tutti se la siano presa con Piquet e non con il pilota che facendo uno svarione aveva innescato tutto il caos. Considerato che quel pilota era Glock, sarebbe stato divertente.

Non è tutto. In SoVrApPoSiZiOn3 con il GP di Germania di Formula 1, c'era quel weekend anche il GP di Mid-Ohio di Indycar, tanto che il podio di Nelsinho Piquet è andato a sovrapporsi con un evento storico piuttosto memorabile, sempre ammesso di avere una passione per il trash, evento al quale anche le notizie del TGCom riportate sul televideo della Mediaset, che all'epoca leggevo dopo avere terminato la lettura di eventuali articoli motoristici sul televideo Rai, diedero una certa rilevanza, tanto che poi a casa di un'amica scaricai anche il video per farglielo vedere.
Danica Patrick, infatti, si recò al cospetto di Milka Duno e, al grido di "blue flags, blue flags" o qualcosa del genere, accusò la collega di averla ostacolata e di essere stata troppo lenta quando era davanti a lei. Voci di corridoio narrano che fece accenno alle sue origini messicane, nonostante Milka sia una connazionale di Pastorone. Dopo avere urlato degli "ai si iu" in Cepu English, Milka lanciò un asciugamano in faccia a Danica. Fossero state due uomini, le fungirl le avrebbero shippate per l'eternità.

giovedì 20 febbraio 2014

E' tempo di aggiornamenti...

Iniziamo dalla cosa più sconcertante: facendo ricerche random su Youtube ho scovato una perla niente male... Si tratta di una pubblicità di Citgo (qualcosa che ha a che vedere con la benzina in sudamerica), con la canzone "Gasolina" di Daddy Yankee in sottofondo... ma attenzione! Che cosa vedono i miei occhi?! O.O Accanto al suddetto Daddy Yankee c'è nientemeno che una nostra vecchia conoscenza (vecchia conoscenza per gli appassionati di Indycar): la reginetta dell'ultima posizione! #MILKAFORTHEWIN!

Passiamo alle cose più serie: non ho ancora imparato i numeri di gara di nessun pilota, a parte quelli ormai risaputi... e se non sbaglio Sutil ha il 99, probabile numero delle persone da lui prese a bottigliate negli ultimi venti minuti. U.U
Poi va beh, ci sono M4X e Bo77as che prediligono il bimbominchiese e questo è risaputo...

Intanto sono iniziati i test in Bahrein, per il momento c'è ancora chi ha dei problemi e chi non riesce a girare, ma in questi quattro giorni ci faremo un'idea un po' più approfondita di che cosa stia capitando da quelle parti.
Poi va beh, magari andrà a finire che, nonostante tutto il rimescolamento delle carte a cui abbiamo assistito ultimamente, Vettel vincerà un altro titolo.
Speriamo di no, o che almeno se proprio deve dominare mondiali decida finalmente di adottare la tecnica vincente di Schumacher dieci anni fa: vincere sempre fino a metà stagione e, una volta che ha finalmente vinto il titolo, concedersi anche qualche svarione e far vincere anche qualcun altro, tanto per cambiare, invece di continuare a vincere tutti i gran premi fino all'ultimo.

Passiamo a un'altra cosa interessante: le speranze di Baby Siro per il futuro sembrano diminuire progressivamente all'aumentare al numero di piloti e tester che finiscono per avere qualcosa a che fare con la Sauber. Per l'esattezza ha ingaggiato nientemeno che Simona De Silvestro, come tester, che punta a un volante per il 2015.
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Il che significa che Simona lascia la Indycar. ç_ç
Significa anche che ho letto un articolo in cui Simona viene descritta come la prima donna ad avere gareggiato alla 500 miglia di Indianapolis, il che considerando che prima di lei ce ne sono state almeno una mezza dozzina mi fa pensare a quanto chi ha scritto l'articolo conosca bene la Indycar.
Secondo l'articolo sarebbe anche la prima donna a testare una F1 dopo Maria De Villota, il che mi fa pensare che oltre a non conoscere la Indycar non conosca nemmeno l'esistenza di Susie Wolff, ma non ha importanza...

mercoledì 19 giugno 2013

AGGIORNAMENTO POST-CANADESE: mercato piloti, test negli aeroporti, gomme Pirelli e calderoni do Brasil

Siamo a metà strada tra il gran premio del Canada e quello di Gran Bretagna, perciò direi che possiamo occuparci di che cosa stia accadendo in questi giorni.

Vettel vicino al rinnovo, possibile futuro in Redbull per Raikkonen
Dal punto di vista della Redbull ci sono due grandi novità, di cui la prima è irrilevante per il 2014: Vettel, infatti, che già è sotto contratto con il team austriaco per un altro anno, pare sul punto di rinnovare anche per il 2015.
Ciò che invece fa notizia è che Raikkonen potrebbe prendere il posto di Webber (che si ritirerebbe) a partire dal prossimo anno. Questo aprirebbe la strada a Maldonado in Lotus.
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WTF?! Maldonado in Lotus... insieme a Grosjean?! O.O Questo si intende con “coppia esplosiva”...

Un cipriota al volante di una Formula 1
Il primo soggetto degno di menzione è Tio Ellinas, classe 1992, che si appresta a un potenziale futuro da miglior pilota cipriota della storia della Formula 1, sempre se riuscirà a fare il grande passo dopo i test per i giovani piloti e riuscire a conquistarsi un volante per il futuro.
L’inizio è promettente: il 18 giugno è uscito illeso da un test su una Marussia in un aeroporto.
Il futuro è promettente: è plausibile che a fine stagione Max Chilton sarà messo alla porta a calci, come generalmente capita a qualsiasi secondo pilota della Marussia (eccetto chi riesce a strappare un volante alla Caterham), quindi per Ellinas qualche speranza c’è.

Anche la Caterham gira negli aeroporti
Sergio Canamasas, della GP2, ha fatto un test su un circuito ricavato da un aeroporto il giorno successivo a Ellinas, al volante di una Caterham.
Non parlerei di futuro roseo, nel suo caso, dal momento che la Caterham di piloti di riserva e tester sembra averne vari... e tra questi c’è anche Kovalainen, che è una tristezza vederlo a piedi, e non soltanto per la popolarità acquisita grazie al casco degli Angry Birds.

Le gomme non cambieranno
Le nuove gomme, che dovevano arrivare in Canada ma poi sono state rinviate alla Gran Bretagna, non arriveranno neanche lì perché a causa delle condizioni meteo variabili nei giorni delle prove in Canada non è stato possibile testarle.
Come l’hanno presa i fanboy? Dato che probabilmente si sono accordi che da un gran premio all’altro cambiano radicalmente i team al vertice non sembrano più così convinti che cambiare gomme significhi necessariamente sfavorire la Ferrari, quindi non si sono pronunciati in proposito.

Il Pirelli-gate
Per la Mercedes è giunto il momento della prima comparsa in tribunale per il test effettuato in gran segreto (un giorno qualcuno mi spiegherà come sia possibile far girare a Montmelò Rosberg e Hamilton in gran segreto) dopo il gran premio di Spagna. Pare che tale test sia stato autorizzato da Charlie Whiting, che sembra rischiare più della Mercedes.
Vista l’autorizzazione ricevuta probabilmente a sproposito, ho il vago sentore che si stia avvicinando il clima di pagliacciate che già non sentivamo da qualche anno...
In ogni caso Toto Wolff, altrimenti detto Totogol, sembra tranquillo. Staremo a vedere come si evolverà la situazione.

Articoli “innovativi” e commenti da WTF
Vagando per la rete mi sono imbattuta in un recentissimo articolo a proposito dell’argomento che tiene banco dal primo giorno in cui Massa salì su una Ferrari: chi prenderà il suo posto?
L’articolo concludeva che al posto di Massa ci vorrebbe un pilota che abbia due requisiti:
1) possa ottenere risultati migliori;
2) abbia un’elevata propensione allo zerbinaggio.
È da anni che lo dico, eppure vengo sempre messa a tacere.
Di conseguenza, concludeva l’articolo, sembrerebbe che nessun pilota attuale possa corrispondere a entrambi i requisiti contemporaneamente.
Il bello di questo articolo, però, è stato un commento estremamente appagante che ho trovato, ed è il seguente: “Una persona, credo, potrebbe adattarsi a tutte quelle esigenze. Un solo nome mi viene in testa…. Bruno Senna. Conosce il ruolo di gregario, i meccanismi penso che li abbia imparati da Briatore ed è brasiliano.”
WTF?! Qualcuno avrebbe la premura di spiegarmi che diamine c’entrano Bruno Senna e Flavio Briatore l’uno con l’altro? O.O
Dopo avere trascorso un paio di minuti a fissare il monitor con gli occhi spalancati, ho avuto un’illuminazione. L’autore di questo commento è affetto da incapacità di distinguere i piloti brasiliani l’uno dall’altro e non si ricordava chi fosse il pilota del crash-gate, quindi ha scritto il primo brasiliano che gli è venuto in mente.
In quanto a esperienze come seconda guida, comunque, l’Allegro Rasoio ce l’ha: sia in GP2 sia in Formula 1 ha sorretto le carte da briscola a uno dei più grandi campioni di briscola di tutti i tempi, Karun Chandhok.
A questo punto perché non citare Zonta? Dobbiamo per forza parlarne solo una volta all’anno in occasione del GP del Belgio?

Per quanto riguarda chi non distingue i piloti connazionali l’uno dall’altro, potrebbero comunque esserci scenari ben più devastanti.
Ve lo immaginate come sarebbe guardare una foto di Milka Duno e di chiedersi “ma come? Maldonado s’è rifatto le labbra?”


mercoledì 22 maggio 2013

à£0n$0 KùLòNs0 V3tT3£ Kù£3tT3£


Con questo post vorrei focalizzarmi su un aspetto inquietante dell’universo dei fanboy. Sia chiaro, non ho nulla contro chi tifa per un team, qualunque questi siano i piloti, ma credo che a volte ci sia gente che ha le fette di prosciutto davanti agli occhi pur di non vedere. Anche questo comunque è tollerabile... finché almeno si continuano a ripetere le stesse cose, senza cambiare opinione magicamente. Mi rendo conto del pericolo che corro scrivendo nel titolo “Vettel culettel”, potrei scatenare un nuovo tormentone che se fosse possibile gradirei evitare, ma sulla scia dell’ “Alonso culonso” di qualche anno fa vorrei far presente numerose analogie tra i fanboy di un tempo e i fanboy di oggi... sono sempre gli stessi fanboy, la loro parte non è variata... è variata piuttosto quella dei piloti che idolatrano e di quelli che detestano!
Naturalmente se al posto di Alonso e Vettel ci fossero altri piloti, prendiamo ad esempio Yuji Ide (il Sommo Yuji Ide, unico individuo capace di far spiccare il volo a Christian Albers) e Milka Duno (non sapete chi è? immaginatevi che Ide fosse una donna venezuelana che corre in Indycar e che litiga con chiunque la definisca troppo lenta, e avrete ben chiare quali siano le potenzialità al volante di questa graziosa signora dalle labbra presumibilmente rifatte che qualche anno fa ha subito dopo quattro anni di Indycar lo stesso destino che subì Yuji dopo quattro gare di Formula 1), la situazione sarebbe diversa. In tal caso l’urlo collettivo sarebbe “Ide my love, Duno culuno”, oppure “Duno my love, Ide culide”. E la storia si ripeterebbe tale e quale al passato...

Da un paio d’anni a questa parte le tendenze sono due: a ogni vittoria di un team che non sia la Redbull e di un pilota che non sia Vettel, tutti gli appassionati sono pronti a esultare per il mondiale già in tasca ad Alonso (o chi per lui), mentre a ogni vittoria di Vettel tutti si focalizzano sul suo immenso lato B. Per esempio, se Vettel facesse una gara come quella di Alonso in Spagna, verrebbe tirata fuori la storia del culo, mentre con la vittoria di Alonso della scorsa domenica tutti hanno parlato del suo talento e della sua miglior gara di sempre (dopo ogni vittoria di Alonso a quanto pare i suoi sostenitori fanno un totale reset nella loro mente: ogni vittoria è sempre la miglior vittoria della carriera di Alonso).
Ma è stato sempre così?

Torniamo agli albori del mio approdo in rete, ovvero l’epoca in cui ho iniziato a usare internet anche come fonte di informazione sulla F1, oltre che come mezzo per mandare email e tenermi in contatto con varie persone. Si tratta del periodo 2006-2007... e che cosa mi torna in mente? Nientemeno che un tormentone dell’epoca: quello di “Alonso culonso”.
Quando questo ragazzo dall’aria dannatamente simpatica(?) non era altro che un bambino degli anni ’80 che giocava solo con le macchinine bianche e rosse e che sognava di correre in McLaren un giorno o l’altro, qual era la sua reputazione?
Già nel 2005 c’erano state le prime avvisaglie: è vero, Alonso aveva battuto Raikkonen, cioè un pilota della McLaren, ma aveva dalla sua parte lo svantaggio che il destino di Raikkonen era decisamente rosso e che quindi non solo una schiera di tifosi McLaren erano pronti a prendere le sue difese, ma anche una schiera di tifosi Ferrari erano disposti a fare altrettanto (ebbene sì, Kimi non è mai stato detestato dai ferraristi nemmeno quando correva in McLaren – credo che sia l’unico nella storia della Formula 1, anche se in realtà i blog motoristici sono pieni di ferraristi accaniti degli anni ‘80/’90 che sostengono che Senna è sempre stato, specie nell’epoca in cui correva per la McLaren, il loro pilota preferito, cosa che personalmente non ritengo particolarmente credibile).
Nel 2006 poi Alonso ha annunciato il suo passaggio in McLaren per il 2007, conquistandosi l’odio eterno(?) da parte dei ferraristi. Una volta giunto in McLaren, tra l’altro, è riuscito nell’opera di conquistarsi anche l’odio eterno (sì, stavolta sembra che sia proprio eterno) dei tifosi della McLaren. È stato soprattutto il 2007 l’anno in cui il soprannome di “Culonso” gli è stato affibbiato un po’ da tutti, a parte i suoi sostenitori, che all’epoca si contavano sulle dita di una mano. Ricordo, peraltro, di avere passato tutto il 2007 a inca**armi ogni volta che leggevo commenti su blog, in cui ascoltavo “Pole position” o in cui leggevo articoli di giornale sulla Formula 1. In poche parole, qualunque cosa leggessi, sembrava che Alonso fosse la rovina del mondo, che avesse vinto sempre e solo a spese degli altri, che avesse un culo spaventoso, eccetera eccetera eccetera. Il fenomeno aveva ormai assunto proporzioni talmente devastanti che, seppure la mia non-troppa-simpatia per Alonso si stesse facendo intensa, ormai ero sempre in prima linea per difenderlo, specie dopo avere iniziato a notare la mancanza di coerenza anche di chi l’opinionista lo faceva di mestiere (in particolare per la “sindrome della santificazione alternata”, ovvero la necessità di idolatrare chiunque vincesse con la Ferrari criticando pesantemente il suo compagno di squadra in un contesto in cui sia Raikkonen sia Massa vincevano gare, ma anche per la santificazione di Hamilton quando arrivava davanti ad Alonso a cui seguirono le pesanti critiche quando perse il mondiale a fine stagione).

Così tanto odio nei confronti di un pilota non ricordo di averlo mai visto (e sicuramente non lo si è visto – o almeno non ancora – né nei confronti di Hamilton né nei confronti di Vettel, ai quali sono stati risparmiati soprannomi inneggianti al lato B e nei confronti dei quali anche i fanboy si sono atteggiati, in certe situazioni, con un certo rispetto: quando vinceva Hamilton, tutto sommato Vettel era passabile, ora che Vettel vince più di Hamilton, il talento di Hamilton non è messo in discussione almeno finché non sarà in una posizione tale da infastidire i contendenti al titolo), ma seppure in proporzioni un po’ più ridotte sta di nuovo sorgendo l’abitudine di attribuire all’eccessivo lato B di un pilota qualsiasi suo risultato. Di fatto siamo tornati allo stesso punto di partenza... anzi, siamo peggiorati: da quando “culonso” è diventato “Dio in terra” tali fanboy hanno perso il dono della coerenza.

In conclusione non posso far altro che notare come il ruolo attribuito al Vettel di oggi stia diventando il ruolo già appartenuto all’Alonso di ieri.

Non ci resta che affidarci a Roscoe... Eccolo qui, immortalato nella “perla” che Hamilton ha sfoderato per Montecarlo, a dimostrarci che non avevamo visto nulla finché ci eravamo limitati a vedere la lampadina da minatore di Kubica nella prima edizione del gran premio di Singapore e le luci intermittenti di Vettel nella scorsa edizione. 

#OMG!
#RoscoeForTheWin!

sabato 4 maggio 2013

ARCA 2013: International Motorsport Hall of Fame 250, Talladega - 3 maggio

Siamo giunti al quarto appuntamento stagionale per la ARCA Series, una delle molteplici serie americane di stock car che alcuni, a quanto ho capito, preferiscono rispetto alla NASCAR, e in cui, a quanto ho capito, anche una chicane mobile della Indycar ha speranze di successo. Infatti basta guardare alla griglia di partenza per spalancare gli occhi: MILKA DUNO IN POLE?!
A questo si aggiunge Mark Thompson, un pilota di 61 anni.

Nelle puntate precedenti...
1) Lucas Oil 200, Daytona 16 febbraio - GARA RECENSITA, vincitore: John Wes Townley
2) ARCA Mobile 200, Irvington 9 marzo -  GARA INTROVABILE, vincitore: Grant Enfinger
3) Kentuckiana Ford Dealers ARCA 200, Salem 28 aprile - GARA INTROVABILE, vincitore: Tom Hessert

Griglia di partenza: Duno, Mingus, Enfinger, Boston, Armstrong, Mitchell, Gallagher, Charlson, Newberry, Lemastus, F.Kimmel, Hessert, Corr, Graham, Ehrgott, W.Kimmel, Williams, Cushman, Campbell, Neuenberger, McMahan, Kurzejewski, Ferrier, Jon, Praytor, Basham, Hassler, Carter, Fitzgerald, Townley, Hylton, Forrister, Thompson, Swanson, Gerhart, Chastain.

La gara (giri totali previsti: 94 – c’è il rischio che la gara possa finire prima a causa del maltempo, è infatti molto nuvoloso e c’è rischio pioggia)
VIA! Dopo un primo giro ruota contro ruota con Mingus, la Duno si porta in prima posizione, mentre Mingus un giro più tardi viene superato da Enfinger. Alla fine del secondo giro, a causa di detriti presenti in pista a causa di una collisione nelle retrovie, c’è la prima caution della gara.
5- Restart: Milka è in testa davanti a Mingus che si è ripreso la seconda posizione nei confronti di Enfinger che invece perderà alcune posizioni.
8- Mingus risale in prima posizione. Bye bye Milka. La Duno conserva comunque, almeno per il momento, la seconda posizione per diversi giri.
18- Enfinger, che ha recuperato diverse posizioni, supera Milka e risale al secondo posto, affiancando poi Mingus e superandolo al 19° giro. Milka nel frattempo è in lotta per la terza posizione con F.Kimmel, con quest’ultimo che la supera al 21° giro e successivamente supera anche Mingus per la seconda posizione. Milka perderà un paio di posizioni nei giri che seguiranno.
24- Kimmel si porta in testa, seguono Enfinger, Townley, Mingus e Milka a completare la top5.
29- Townley a muro dopo una collisione con Milka (che tra l’altro se non sbaglio è la sua compagna di squadra)! Seconda caution. La vettura di Townley, sulla quale si può notare l’immagine di una gallina, è distrutta.

Da notare il pollo ben visibile.

Il pilota sembra illeso... o quantomeno cammina sulle proprie gambe. Tutti ai box non appena la pitlane viene aperta. Capitano un po’ di casini, con varie vetture ferme che non sanno dove andare, ma non ci sono collisioni, anche se un meccanico se la vede brutta rischiando di essere investito da Mingus, ma si toglie di mezzo in tempo. Williams e Praytor sono in testa, non essendosi fermati, davanti a F.Kimmel primo pilota a uscire dalla pitlane, seguono Kurzejewski, Duno, Enfinger, Mitchell, Newberry, Mingus e Boston tra i primi dieci.
35- GREEN! Tempo pochi istanti e Milka Duno e un’altra vettura (Boston?) si toccano, quest’ultima si gira e si innesca un ingorgo che coinvolge decisamente parecchie vetture (a prima vista almeno una quindicina). Ci sono numerose auto ferme, mentre Boston rientra ai box con una vettura ridotta a un catorcio.
Risultano coinvolti nell’incidente: Duno, Boston, Charlson, Campbell, Cushman, Neuenberger, Gallagher, Hassler, Lemastus, Hylton, Hessert, Graham, Enfinger, Mitchell, più altre vetture che hanno riportato soltanto danni lievi.
Dietro alla pace-car Williams, F. Kimmel, Kurzejewski, Mingus, Praytor, Thompson, Ehrgott, Jones, McMahan e Corr sono i primi dieci al momento.
42- Il restart è tranquillo. Viene successivamente intervistata Milka, che dà a Praytor la colpa dell’incidente. Mentre ascoltavamo Milka ci siamo persi Kimmel che s’è portato in testa e Mingus che ha superato Williams per la seconda posizione.
46- Ci sono dei detriti in pista: quarta caution. Il restart stavolta avviene solo tre giri più tardi, Kurzejewski finisce in testacoda ma non sbatte da nessuna parte, quindi restano le bandiere verdi. Un attimo dopo Mitchell finisce a muro e ancora una volta rimane verde in quanto sembra che riesca a raggiungere la pitlane senza problemi.
54- Gerhart, che era all’ottavo posto, rallenta e perde posizioni.
57- Nuova caution, stavolta perché sta iniziando a piovere. Le condizioni della pista comunque consentono di riprendere la gara al 61° giro. Kimmel continua a mantenere la prima posizione su Mingus, mentre terzo c’è Williams che non ha ancora effettuato nemmeno un pit-stop.
64- Armstrong supera Williams per la terza posizione, quest’ultimo viene sorpassato anche da Thompson poco dopo.
67- Contatto tra Prayton e Basham, il primo dei due finisce a muro: caution (ormai ho perso il conto).
72- Restart, con la bandiera verde che rimane per poco, in quanto un giro più tardi è di nuovo caution (la settima, c’è scritto XD) causata da uno scroscio di pioggia. Subito dopo viene esposta bandiera rossa.
75- La gara non riprende a causa dell’incremento della pioggia e la vittoria viene attribuita a Frank Kimmel che era in prima posizione.

RISULTATO: 1. Frank Kimmel, 2. Mason Mingus, 3. Caleb Armstrong, 4. Mark Thompson, 5. Terry Jones, 6. Josh Wiliams, 7. John Ferrier, 8. George Cushman, 9. Ricky Ehrgoyy, 10. Matt Kurzejewski, 11. Cody McMahan, 12. Brennan Newberry, 13. Korbin Forristier, 14. Sean Corr, 15. Drew Charlson, 16. Grant Enfihger, 17. Buster Graham, 18. Barry Fitzgerald, 19. Benny Chastain, 20. Galen Hassler, 21. Jason Swanson, 22. Thomas Praytor, 23. Darrell Basham, 24. Bobby Gerhart, 25. Mason Mitchell, 26. Tom Hessert, 27. Spencer Gallagher, 28. Clay Campbell, 29. Milka Duno, 30. Justin Boston, 31. Bo Lemastus, 32. Donne Neuenerger, 33. James Hylton, 34. John Wes Townley, 35. Roger Carter, 36. Will Kimmel.



martedì 26 febbraio 2013

ARCA 2013: Lucas Oil 200, Daytona - 16 febbraio

Proprio come per quanto riguarda la NASCAR, non ho mai seguito questa serie, ai miei occhi simile, prima del 2013. Il primo appuntamento stagionale si è svolto a Daytona una settimana prima rispetto alla Daytona 500, l’ho scovato su youtube e apro un post in proposito un po’ in ritardo.
Leggendo pareri in rete ho scoperto che c’è chi sostiene che un giorno questa serie diventerà più popolare della NASCAR. Per il momento prendo questa notizia con le pinze... Intanto vi avverto che, per chi ha seguito la Indycar fino al 2010, c’è una sorpresa per voi... :D

Griglia di partenza: Townley, Duno, Gerhart, Wallace Jr, Jousse, Enfinger, Ehrgott, C.Buescher, Mingus, Hessert, Larson, Boat, Boston, Disdier, Newberry, Thompson, Charlson, Corr, F. Kimmel, W. Kimmel, Armstrong, Lemastus, Mitchell, Campbell, Jones, Neuenberger, Hudson, Chastain, Kurzejewski, Williams, Carter, Gallagher, Kemp, Praytor, Hassler, Pompa, Clifton, Hylton, Stacy, Graham.

La gara (giri totali: 80)
Giro di lancio: i telecronisti ridono per i fatti loro e parlano dei favoriti per la gara (leggi: potenziale momento delle gufate). Dai discorsi che fa, pare che uno dei telecronisti sia il fratello di un ex vincitore del campionato ARCA degli anni ’70.
VIA!- Avevo parlato di sorpresa per chi seguiva la Indycar ai tempi d’oro della chicane mobile venezuelana, ma non mi aspettavo una sorpresa così grande. Non appena esce la bandiera verde, Milka Duno si porta in testa (e questo mi fa dubitare del valore di questa serie), con Townley secondo e Gerhart terzo seguito da Jousse, Ergott e Mingus. Hessert si ritrova con una gomma squarciata e rientra ai box.
9- Jousse si ritira per la rottura del motore, la vettura prende fuoco: caution. Qualche giro più tardi numerose vetture rientrano ai box. Il pit-stop collettivo è abbastanza caotico, con vetture che rischiano il contatto e con l’omino con il cartello rosso con scritto stop al posto del semaforo (anche questo mi porta a  dubitare della serietà della serie).
18- Williams, Lemastus e Praytor non si sono fermati e quindi sono nelle prime tre; seguono Gerhard e Townley, mentre Milka ha perso diverse posizioni restando attardata nella corsia box. Gerhard risale ben presto in prima posizione
20- Apocalisse Maya! F.Kimmel ha un contatto con una vettura, finisce in testacoda, centra la Duno(?) e viene centrato da Charlson(?) e poi da altre vetture che sopraggiungono: Kemp, Boston, Wallace, Armstrong, Hudson, Mitchell. Gerhart, Townley, Lemastus, W. Kimmel e Prayton, sono tra i primi cinque.
26- Restart, con Praytor che si porta in terza posizione alle spalle di Gerhart e Townley, ma il verde dura poco: caution ancora una volta, da quello che vedo a causa di detriti. I telecronisti ne approfittano per farsi altre risate per i fatti loro. Si riparte al 32° giro e di lì a un paio di giri Praytor supera Townley per la seconda posizione.
34- Viene inquadrato un sacchetto di plastica che svolazza per la pista. Townley è di nuovo secondo e ci resterà. I primi cinque sono quindi Gerhard, Townley, Praytor, Ehrgott e Larson.
54- Ehrgott si porta al terzo posto e Praytor perde successivamente un’altra posizione venendo superato da Larson. Ne perderà altre in seguito.
74- Ci sono problemi per Gerhard, costretto a rientrare ai box, Townley si porta in testa, seguoti da Larson ed Ehrgott.
80- Townley vince davanti a Larson, Ehrgott, Kimmel e Corr.

Il risultato
1 Jon Wes Townley 80
2 Kyle Larson 80
3 Ricky Ehrgott 80
4 Frank Kimmel 80
5 Sean Corr 80
6 Brennan Newberry 80
7 Mason Mingus 80
8 Mark Thompson 80
9 Matt Kurzejewski 80
10 Chad Boat 80
11 Michel Disdier 80
12 Tom Hessert 80
13 Mason Mitchell 80
14 Clay Campbell 80
15 Josh Williams 80
16 Bo Lemastus 80
17 Buster Graham 79
18 Donnie Neuenberger 79
19 Benny Chastain 79
20 Dexter Stacy 79
21 Spencer Gallagher 79
22 Thomas Praytor 78
23 Rick Clifton 78
24 Terry Jones 78
25 Ed Pompa 77
26 James Hylton 77
27 Roger Carter 76
28 Milka Duno 76
29 Bobby Gerhart 75
30 Chris Buescher 74
31 Justin Boston 41
32 Galen Hassler 39
33 Will Kimmel 26
34 Caleb Armstrong 20
35 Darrel Wallace 19
36 Brett Hudson 19
37 Steve Kemp 19
38 Drew Charlson 19
39 Grant Enfinger 12
40 Julian Jousse 9

mercoledì 7 marzo 2012

Indycar 2010: #14 Chicago

[REVIEW INDYCAR 2010]

Quattordicesimo appuntamento del campionato 2010: Peak Antifreeze and Motor Oil Indy 300 Chicagoland, nel weekend del 28 agosto. Si tratta di un ovale e la gara prevede 200 giri.
È da notare come ci siano ben cinque donne in pista, il che dovrebbe essere un record: Danica Patrick, Ana Beatriz, Sarah Fisher, Milka Duno e Simona De Silvestro.

Griglia di partenza: Briscoe, Franchitti, Power, Castroneves, Andretti, Rahal, Wheldon, Mutoh, Hunter-Reay, Sato, Carpenter, Patrick, Kanaan, Lloyd, Dixon, Viso, Scheckter, Matos, Tagliani, Baguette, Moraes, Beatriz, Wilson, Meira, Fisher, Duno, De Silvestro, D.Hamilton, Howard.


Cronaca della gara
Briscoe mantiene la prima posizione, mentre Castroneves che ha superato Power alla partenza si lancia all’inseguimento di Franchitti al momento secondo. Anche Andretti, Wheldon, Kanaan e Hunter-Reay si inseriscono a breve davanti a Power.
Al 5° giro c’è un incidente che coinvolge varie vetture: Scheckter e Matos che finiscono a muro
sia Scheckter sia Matos vanno a sbattere contro al muro, Lloyd viene coinvolto dopo un contatto con Matos e danneggia la vettura così come è danneggiata la vettura di Meira. Entra ovviamente la pace-car. I primi cinque sono al momento: Briscoe, Andretti, Franchitti, Castroneves e Wheldon. Power al momento è in nona posizione.
Al 15° giro avviene il restart, dopo il quale Andretti è molto vicino a Briscoe che però riesce a mantenere la prima posizione. Terzo c’è Franchitti, seguito da Castroneves quasi avviancato, mentre subito dopo il restart Carpenter è risalito in quinta posizione ma dopo alcuni giri verrà nuovamente superato da Wheldon.
I primi cinque sono molto vicini, con Briscoe che comunque, nonostante venga più volte affiancato da Andretti, riesce a mantenere la leadership mentre in terza posizione si porta invece Wheldon intorno al 35° giro.
Il primo giro di pit-stop avviene in regime di bandiera verde intorno al 55-65° giro, dopo la prima sosta i primi dieci sono: Briscoe, Andretti, Franchitti, Dixon, Kanaan, Power, Hunter-Reay, Carpenter, Rahal e Viso. Wheldon è precipitato in 12^ posizione a causa di difficoltà nel montaggio di una delle ruote posteriori, mentre Castroneves è 18°... ma sinceramente non ho idea del perché.
Al 78° giro Ana Beatriz finisce contro al muro, entra la pace-car e molte vetture rientrano ai box, dove peraltro Sato viene messo fuori gioco da un tamponamento da parte del compagno di squadra Viso che si ritira a sua volta. In pista le cose non vanno meglio: c’è un contatto infatti nelle retrovie tra Meira, Muto e Tagliani.
Tra i piloti che non si sono fermati ai box c’è Sarah Fisher, che si trova quindi in prima posizione e che, al restart (91° giro) viene superata da Briscoe, ma conserva per diversi giri la seconda posizione mentre seguono nelle posizioni successive Franchitti, Andretti e Power.
Power successivamente si porta in terza posizione davanti ad Andretti e a Franchitti, con la Fisher che conserverà la seconda posizione fino al 110° giro circa, quando verrà superata da Power e Andretti prima di rientrare ai box qualche giro più tardi. In quarta e quinta posizione risalgono poi Carpenter e Kanaan.
Briscoe si ferma per la seconda sosta al 137° giro e anche altri piloti si fermano in quei giri, e dopo che le soste sono state completate, a quasi tre quarti di gara, in testa c’è Wheldon seguito da Hunter-Reay, Dixon e Andretti.
Power e Andretti superano Hunter-Reay ed entrambi affiancano Wheldon, mentre dietro di loro Briscoe si porta in quarta posizione davanti a Hunter-Reay.
Wheldon rimane in prima posizione davanti a Power e Andretti, venendo però superando da entrambi mentre, al 159° giro, sta doppiando Milka Duno!
Power e Andretti riescono a distanziare ben presto le vetture che seguono, con Hunter-Reay che supera Wheldon per la terza posizione.
Al 170° giro Lloyd finisce in testacoda: pace-car in pista... e tutti ai box. Franchitti recupera ben otto posizioni portandosi in testa, seguono Power, Wheldon, Hunter-Reay, Briscoe, Patrick, Andretti, Kanaan, Castroneves e Dixon nelle prime dieci posizioni. Il restart avviene a 23 giri dal termine, con Wheldon che supera Power per la seconda posizione poco dopo, mentre Andretti e Wilson recuperano diverse posizioni.
A otto giri dalla fine Briscoe sfiora il muro e perde diverse posizioni.
Il colpo di scena, però, è che Power non ha abbastanza benzina per arrivare in fondo ed è costretto a rientrare ai box per un’ultima sosta a quattro giri dalla fine mentre si trovava in terza posizione. Risale quindi al terzo posto Andretti.
I punti di distacco in classifica, tra Power e Franchitti, adesso sono soltanto 24.

Il risultato
1   Dario Franchitti   10   Honda   200    
2   Dan Wheldon   4   Honda   200    
3   Marco Andretti   26   Honda   200    
4   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   200 
5   Tony Kanaan   11   Honda   200  
6   Helio Castroneves   3   Honda   200  
7   Justin Wilson   22   Honda   200   
8   Scott Dixon   9   Honda   200 
9   Vitor Meira   14   Honda   200 
10   Graham Rahal   02   Honda   200 
11   Ryan Briscoe   6   Honda   200   
12   Bertrand Baguette   34   Honda   200   
13   Hideki Mutoh   06   Honda   200   
14   Danica Patrick   7   Honda   200     
15   Sarah Fisher   67   Honda   199     
16   Will Power   12   Honda   199    
17   Mario Moraes   32   Honda   199    
18   Davey Hamilton   21   Honda   199  
19   Milka Duno   18   Honda   197   
20   Ed Carpenter   20   Honda   179  
21   Alex Lloyd   19   Honda   162   
22   Jay Howard   66   Honda   161   
23   Simona De Silvestro   78   Honda   150 
24   Ana Beatriz   24   Honda   88 
25   Alex Tagliani   77   Honda   85   
26   Takuma Sato   5   Honda   80 
27   E.J. Viso   8   Honda   80   
28   Tomas Scheckter   36   Honda   4    
29   Raphael Matos   2   Honda   4     

martedì 6 marzo 2012

Indycar 2010: #12 Mid-Ohio

[REVIEW INDYCAR 2010]

8 agosto: Honda Indy 200 Mid-Ohio.
Novità: pare che Milka Duno sia un’osservata speciale e che rischi di non poter più gareggiare in Indycar dalla prossima stagione per via delle sue prestazioni mai neanche lontanamente in linea con quelle degli altri piloti.
Ci sono due debuttanti: JR Hildebrand e Francesco Dracone.

Griglia di partenza: Power, Franchitti, Sato, Hunter-Reay, Dixon, Castroneves, Briscoe, Viso, Andretti, De Silvestro, Wilson, Mutoh, Wheldon, Tagliani, Baguette, Moraes, Carroll, Hildebrand, Matos, Kanaan, Lloyd Patrick, Dracone, Meira, Rahal, Howard, Duno. Numero di giri: 85.

Power mantiene la testa della gara mentre Sato sorpassa Franchitti per la seconda posizione. Nelle retroie Kanaan finisce sull’erba ma riesce a ripartire. Franchitti torna comunque secondo al 4° giro, mentre seguono, alle spalle di Sato, Dixon, Castroneves, e Hunter-Reay.
Al 24° giro Wilson tampona Viso mandandolo in testacoda: entra la pace-car e varie vetture rientrano ai box. Si porta in testa Tagliani davanti a Kanaan che si erano fermati per la prima sosta già da diversi giri (Kanaan all’11°, Tagliani solo al 22° giro), seguono dalla terza posizione in poi Franchitti, Power, Briscoe, Castroneves, De Silvestro, Andretti, Wheldon e Dixon. Per alcuni piloti ci sono stati problemi ai box, Sato è uno di questi e si ritrova in 11^ posizione... ma al 29° giro finisce fuori pista e va a sbattere contro le barriere: entra la pace-car per la seconda volta, stavolta nessuno rientra per il pit-stop.
La gara riparte al 33° giro, quando i primi dieci sono esattamente gli stessi di prima, con l’eccezione che adesso Castroneves è davanti a Briscoe.
Al 35° giro Howard finisce fuori pista ed entra di nuovo la pace-car, con restart al 38° giro: Tagliani e Kanaan proseguono entrambi e, almeno tra le prime posizioni, non ci sono significativi cambiamenti. Kanaan sarà comunque, in seguito, il primo pilota a fermarsi.
I piloti che si erano fermati durante la neutralizzazione della pace-car e Tagliani proseguono invece fino al 55-60° giro. Nel frattempo c’è qualche sorpresa: la Duno continua a intralciare, stavolta Franchitti perde tempo dietro di lei, al 60° giro Rahal finisce fuori pista e va a sbattere, ma riesce a ripartire, mentre al 63° giro la pace-car entra in pista a causa di un testacoda di Dracone, la gara riparte al 67° giro con Dixon che supera immediatamente la De Silvestro portandosi al sesto posto dietro a Franchitti, Power, Castroneves, Tagliani e Briscoe. Completano la top-ten Andretti, Matos e Baguette. Al 68° giro Dracone finisce in testacoda di nuovo ed entra di nuovo la pace-car! Il restart avviene due giri dopo ed è piuttosto tranquillo, così come non ci saranno colpi di scena eccessivi nei giri che seguiranno, fino alla fine.

Il risultato
1   Dario Franchitti   10   Honda   85   
2   Will Power   12   Honda   85   
3   Helio Castroneves   3   Honda   85    
4   Alex Tagliani   77   Honda   85   
5   Scott Dixon   9   Honda   85   
6   Ryan Briscoe   6   Honda   85   
7   Raphael Matos   2   Honda   85   
8   Simona De Silvestro   78   Honda   85 
9   Marco Andretti   26   Honda   85  
10   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   85   
11   Bertrand Baguette   36   Honda   85   
12   Mario Moraes   32   Honda   85  
13   Alex Lloyd   19   Honda   85  
14   Dan Wheldon   4   Honda   85    
15   Vitor Meira   14   Honda   85   
16   JR Hildebrand   24   Honda   85 
17   Tony Kanaan   11   Honda   85  
18   Hideki Mutoh   06   Honda   85 
19   Adam Carroll   27   Honda   85   
20   Graham Rahal   02   Honda   85  
21   Danica Patrick   7   Honda   85    
22   Francesco Dracone   34   Honda   82  
23   Milka Duno   18   Honda   81  
24   Jay Howard   66   Honda   38  
25   Takuma Sato   5   Honda   28   
26   E.J. Viso   8   Honda   22 
27   Justin Wilson   22   Honda   22   

domenica 4 marzo 2012

Indycar 2010: #8 Iowa Corn

[REVIEW INDYCAR 2010]

20 giugno: Iowa Corn 250, ottavo appuntamento della stagione 2010.

Griglia di partenza: Power, Dixon, Andretti, Castroneves, Franchitti, Tagliani, Sato, Briscoe, Patrick, Wheldon, Wilson, Hunter-Reay, Meira, Lloyd, Kanaan, Moraes, Rahal, Fisher, Viso, De Silvestro, Matos, Baguette, Romancini, Mutoh, Duno.

Cronaca della gara
Fin dal primo giro a causa di un incidente tra Wilson e Moraes entra la pace-car che rimane in pista per 12 giri. Dopo il restart i primi cinque sono Power, Dixon, Andretti, Franchitti e Castroneves.
Al 16° giro Andretti supera Dixon per la seconda posizione e si lancia all’inseguimento di Power al quale è molto vicino lmeno finché al 21° giro Andretti ha delle difficoltà nel doppiaggio di Milka Duno con la quale sfiora l’incidente e viene superato da Dixon e ora è terzo davanti a Franchitti, Castroneves, Sato, Wheldon, Kanaan, Hunter-Reay, Briscoe. Poco dopo il 30° giro la Duno viene doppiata per la seconda volta (di lì a poco le sarà esposta bandiera nera perché è troppo lenta). Non è chiaro se abbia rappentato qualcuno, ma il dato di fatto è che al 35° giro Andretti si porta in testa dopo avere superato Dixon e Power.
Quest’ultimo, dopo avere perso posizioni, ha successivamente un incidente con Baguette che provoca il secondo ingresso della pace-car dopo circa 50 giri, Power riesce comunque a proseguire, mentre Franchitti si era portato in testa davanti a Dixon e Castroneves, con Andretti soltanto quarto davanti a Kanaan, Sato e Hunter-Reay.
Dietro la pace-car Rahal e Lloyd proseguono mentre gli atri piloti rientrano, Franchitti esce in terza posizione alle spalle di Lloyd (che dovrà scontare un drive through di lì a poco), seguito da Kanaan, Dixon, Hunter-Reay, Castroneves, Sato (che poco dopo supererà il brasiliano) e Andretti. Rahal viene successivamente superato da Franchitti e Dixon a 66° giro e perderà altre posizioni nei giri seguenti. Dixon supera poi Franchitti portandosi in prima posizione al 72° giro. Franchitti torna in testa all’86° giro sfruttando un’indecisione di Dixon nel doppiaggio della De Silvestro.
Al 96° giro Sarah Fisher finisce a muro ed entra di nuovo la pace-car: Franchitti, Dixon, Kanaan, Hunter-Reay e Andretti sono i primi cinque dopo i pit-stop che avvengono nei giri successivi. Il restart avviene al 113° giro e dà vita a un acceso duello per la leadership tra Franchitti e Dixon, che si superano a vicenda più di una volta finché al 116° giro Dixon, che era secondo, non viene superato anche da Kanaan e Hunter-Reay ritrovandosi al quarto posto.
Kanaan riesce a superare Franchitti al 120° giro e Franchitti gli rimane negli scarichi piuttosto a lungo, mentre Dixon risale in terza posizione davanti a Hunter-Reay e Sato (le cui posizioni si invertiranno dopo il sorpasso del giapponese su Hunter-Reay al 167° giro), Castroneves, Viso, Power, Briscoe e Meira a completare i primi dieci.
Al 178° giro Sato finisce a muro: di nuovo pace-car, con i pit-stop che sconvolgono almeno in parte le posizioni, dato che Franchitti torna in testa grazie a una sosta più veloce, seguito da Castroneves, Kanaan, Viso, Power, Dixon, Briscoe e Hunter-Reay, con quest’ultimo che però, dopo il restart, deve scontare un drive-through per un contatto di cui si è reso protagonista in precedenza.
Mancano una quarantina di giri alla fine quando Franchitti, che era ancora in testa, inizia a rallentare per un problema alla vettura, passa quindi in testa Castroneves. Il brasiliano verrà però superato dal connazionale Kanaan a 11 giri dal termine: sarà Kanaan a vincere davanti a Castroneves, con Viso, Briscoe, Power, Dixon e Meira unici altri piloti giunti al traguardo a pieni giri.

Il risultato
1   Tony Kanaan   11   Honda   250      
2   Helio Castroneves   3   Honda   250   
3   E.J. Viso   8   Honda   250     
4   Ryan Briscoe   6   Honda   250    
5   Will Power   12   Honda   250      
6   Scott Dixon   9   Honda   250      
7   Vitor Meira   14   Honda   250    
8   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   249   
9   Graham Rahal   24   Honda   249  
10   Danica Patrick   7   Honda   249    
11   Dan Wheldon   4   Honda   249    
12   Alex Tagliani   77   Honda   248     
13   Alex Lloyd   19   Honda   248    
14   Raphael Matos   2   Honda   247    
15   Marco Andretti   26   Honda   244    
16   Mario Romancini   34   Honda   244    
17   Bertrand Baguette   36   Honda   237  
18   Dario Franchitti   10   Honda   212 
19   Takuma Sato   5   Honda   177   
20   Hideki Mutoh   06   Honda   131    
21   Simona De Silvestro   78   Honda   128   
22   Sarah Fisher   67   Honda   92   
23   Milka Duno   18   Honda   31  
24   Justin Wilson   22   Honda   0 
25   Mario Moraes   32   Honda   0  

venerdì 2 marzo 2012

Indycar 2010: #5 Kansas

[REVIEW INDYCAR 2010]

1 Maggio 2010, Roadrunner Turbo Indy 300 at Kansas: quinto appuntamento stagionale, il primo di questi a svolgersi su un ovale.
Per la prima volta nella storia della Indycar sono in gara ben quattro donne: le statunitensi Danica Patrick e Sarah Fisher, la venezuelana Milka Duno e la svizzera Simona De Silvestro.

Griglia di partenza: Briscoe, Dixon, Franchitti, Mutoh, Tagliani, Meira, Power, Castroneves, Patrick, Conway, Sato, Moraes, Matos, Fischer, Kanaan, Viso, M. Andretti, De Silvestro, Baguette, Wilson, Howard, Hunter-Reay, Lloyd, Duno, Wheldon, J. Andretti, Romancini.

Numero di giri: 200.

Cronaca della gara
Briscoe mantiene la prima posizione davanti a Dixon e Franchitti, mentre Castroneves recupera immediatamente alcune posizioni portandosi al quarto posto davanti a Mutoh che sarà successivamente superato da Meira, che qualche giro più tardi si inserirà in quarta posizione davanti a Meira, dopodiché Franchitti supererà Dixon per la seconda posizione.
Intorno al 20° giro Dixon riprende il secondo posto e si lancia all’inseguimento di Briscoe al quale si avvicina molto e che supererà dopo una decina di giri.
Il primo giro di pit-stop avviene intorno al 50-60° giro, con Dixon che conserva la prima posizione davanti a Franchitti, Briscoe, Castroneves, Meira, Kanaan, Hunter-Reay, Tagliani, Moraes, Mutoh a completare i primi dieci.
Al  72° giro Viso finisce a muro mentre tentava di superare Matos ed entra la pace-car, con varie vetture che approfittano dell’incidente per rientrare ai box una seconda volta, uscendo dalla pit-lane Milka Duno (che successivamente si ritirerà nell’anonimato) va a sbattere contro la vettura di Sato. Briscoe è successivamente costretto a fermarsi per una seconda sosta.
Dixon, Franchitti, Castroneves, Kanaan e Hunter-Reay sono i primi cinque quando la gara si appresta a riprendere, al restart (84° giro) le posizioni tra loro rimangono invariate.
Bilancio di metà gara: i primi cinque sono sempre gli stessi, mentre dalla sesta fino alla sedicesima posizione – Tagliani, Meira, Mutoh, J.Andretti, Moraes, Briscoe, Sato, Power, M.Andretti, Conway, Matos – sono tutti a pieni giri. La prima dei doppiati è Danica Patrick, che è stata doppiata poco prima dell’ingresso della pace-car e anche Sarah Fisher e Wheldon sono doppiati di un giro, a due giri dal leader ci sono invece De Silvestro, Wilson, Romancini, Lloyd, Baguette e a quattro giri Howard.
Al 106° giro Marco Andretti è il primo pilota a fermarsi nuovamente ai box, mentre la Patrick si ferma qualche giro più tardi. La maggior parte dei piloti rientrano in regime di safety-car quando questa entra in pista a 81 giri dal termine a causa di detriti presenti in pista.
Dodici vetture soltanto sono a pieni giri quando la gara riprende a 71 giri dal termine: Dixon, Franchitti, Kanaan, Mutoh, Castroneves, Tagliani, Hunter-Reay, Briscoe, J.Andretti, Sato, Meira e Moraes.
Sato successivamente rimonta diverse posizioni portandosi al sesto posto, il che è sorprendente considerando che si tratta della sua prima gara su un ovale, in lotta con Castroneves (7°) a 50 giri dal termine, mentre i primi tre sono Dixon, Franchitti e Kanaan. Castroneves supera successivamente Sato e a una quarantina di giri dal termine si porta in quinta posizione alle spalle di Mutoh quando Briscoe rientra ai box. Successivamente anche gli altri piloti di testa si fermeranno per un’ulteriore sosta, mentre a 22 giri dal termine torna in pista la pace-car a causa di Howard che finisce a muro.
I primi dieci in questo momento sono Dixon, Castroneves, Franchitti, Kanaan, Mutoh, Sato, Hunter-Reay, Briscoe, Tagliani e J. Andretti.
Il restart avviene a 14 giri dalla fine con un incidente tra Mutoh e Sato che provoca il ritiro di entrambi e un nuovo ingresso della pace-car. Hunter-Reay risale in quinta posizione, grazie al ritiro dei due giapponesi, davanti a Briscoe, Tagliani e Moraes.
La gara riparte quando mancano soltanto sei giri, Dixon mantiene la prima posizione mentre Castroneves e Franchitti sono in lotta per la seconda posizione, con Franchitti che supera il brasiliano a quattro giri dal termine. Due giri più tardi Castroneves viene superato anche da Kanaan, che si era avvicinato notevolmente e che conquista così la terza posizione. Castroneves si classifica quarto davanti a Hunter-Reay.

Risultato
1   Scott Dixon   9   Honda   200    
2   Dario Franchitti   10   Honda   200    
3   Tony Kanaan   11   Honda   200      
4   Helio Castroneves   3   Honda   200  
5   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   200  
6   Ryan Briscoe   6   Honda   200  
7   Mario Moraes   32   Honda   199   
8   Alex Tagliani   77   Honda   199   
9   John Andretti   43   Honda   199    
10   Vitor Meira   14   Honda   199   
11   Danica Patrick   7   Honda   198   
12   Will Power   12   Honda   198   
13   Marco Andretti   26   Honda   198   
14   Mike Conway   24   Honda   198    
15   Dan Wheldon   4   Honda   198   
16   Raphael Matos   2   Honda   198  
17   Sarah Fisher   67   Honda   198 
18   Justin Wilson   22   Honda   197   
19   Alex Lloyd   19   Honda   197  
20   Bertrand Baguette   36   Honda   197   
21   Simona De Silvestro   78   Honda   197   
22   Mario Romancini   34   Honda   196
23   Hideki Mutoh   06   Honda   186  
24   Takuma Sato   5   Honda   186  
25   Jay Howard   66   Honda   172   
26   Milka Duno   18   Honda   84  
27   E.J. Viso   8   Honda   71     

Indycar 2010: #3 Alabama

[REVIEW INDYCAR 2010]

Gran Premio d’Alabama: terzo appuntamento del campionato di Indycar 2010, nel weekend dell’11 aprile. La gara si svolge su un circuito stradale e prevede un totale di 90 giri.
Rispetto ai due gran premi precedenti stavolta ci sono 25 piloti, con il debutto di Bertrand Baguette.

All’inizio del collegamento una notizia utile alla comprensione della gara viene rivelata dai telecronisti di TSN2: la P.R. di Mike Conway è fidanzata con Will Power.

Griglia di partenza
1   Will Power   Honda   12   118.057 mph
2   Mike Conway   Honda   24   117.197 mph
3   Helio Castroneves   Honda   3   117.186 mph
4   Marco Andretti   Honda   26   116.505 mph
5   Scott Dixon   Honda   9   116.038 mph
6   Takuma Sato   Honda   5   115.904 mph
7   Dario Franchitti   Honda   10   117.229 mph
8   Tony Kanaan   Honda   11   117.131 mph
9   Ryan Briscoe   Honda   6   117.015 mph
10   E.J. Viso   Honda   8   116.989 mph
11   Justin Wilson   Honda   22   116.989 mph
12   Mario Moraes   Honda   32   115.769 mph
13   Simona De Silvestro   Honda   78   116.577 mph
14   Ryan Hunter-Reay   Honda   37   117.040 mph
15   Graham Rahal   Honda   67   116.375 mph
16   Alex Lloyd   Honda   19   116.698 mph
17   Hideki Mutoh   Honda   06   116.153 mph
18   Raphael Matos   Honda   2   116.537 mph
19   Danica Patrick   Honda   7   115.749 mph
20   Vitor Meira   Honda   14   116.399 mph
21   Alex Tagliani   Honda   77   115.696 mph
22   Mario Romancini   Honda   34   115.639 mph
23   Dan Wheldon   Honda   4   115.627 mph
24   Milka Duno   Honda   18   110.191 mph
25   Bertrand Baguette   Honda   36   115.032 mph

Cronaca della gara
La partenza è regolare, Will Power (vincitore dei primi due gran premi stagionali) è primo seguito da Conway, Castroneves, Andretti, Dixon, Franchitti, Sato, Kanaan, Wilson, Briscoe...
Intorno al 10° giro alcuni piloti (di cui solo Kanaan tra quelli della top-ten) si fermano ai box per la prima sosta. Power e Conway rientrano ai box, così come diversi altri piloti, pochi giri più tardi quando c’è la pace-car in pista a causa della vettura rimasta ferma di Sato.
Vari piloti proseguono e Castroneves si porta in prima posizione davanti ad Andretti, Dixon, Franchitti, De Silvestro, Lloyd, Matos, Meira, Patrick, Kanaan, Wheldon, Tagliani, Romancini, con Power e Conway soltanto 14° e 15°.
La gara riparte al 16° giro e dopo poche curve Andretti conquista la prima posizione con un sorpasso su Castroneves.
Il leader rientra ai box al 30° giro e intorno a un terzo di gara i piloti che avevano proseguito si fermano a loro volta: visto il gap che avevano nei confronti dei piloti che li seguivano Andretti, Castroneves e Dixon riescono a rimanere davanti a Kanaan, che si era fermato prima dell’ingresso della pace-car e adesso è in quarta posizione.
Kanaan viene successivamente superato da Power e da Franchitti. Si fermerà ai box al 40° giro, intorno al quale si fermano anche i piloti che avevano anticipato la prima sosta intorno al 10° giro. Power rientra invece al 42° giro così come Conway. Quest’ultimo torna in pista davanti a Meira che tenta di strappargli la posizione ma senza risultato. Franchitti frattanto è risalito in quarta posizione. Power è sesto alle spalle della De Silvestro.
A metà gara Wheldon e Tagliani doppiano pressoché contemporaneamente Milka Duno, uno da un lato e uno dall’altro, subito dopo sopraggiunge Matos che effettua a sua volta il doppiaggio: questo momento serve a ricordare al mondo dell’esistenza di Milka. Subito dopo i telecronisti accolgono con un urlo Mutoh che finisce con due ruote sull’erba.
Intorno al 50° giro Castroneves inizia a farsi molto vicino ad Andretti. Nel frattempo Dixon è ancora terzo, Franchitti quarto, mentre Power è quinto dopo avere superato la De Silvestro, con Kanaan in settima posizione davanti a Conway. Nel frattempo Wilson è piuttosto scatenato in decima posizione alle spalle di Briscoe.
Andretti si ferma ai box al 57° giro, mentre tre giri più tardi rientra Franchitti, Dixon rientra al 61° e Castroneves al 62°. Il brasiliano torna in pista alle spalle di Andretti e davanti a Dixon. Dopo essersi fermato, Power tornerà in pista quinto dietro a Franchitti.
Al 63° giro Wilson, che si trovava alle spalle di Conway già da qualche giro, riesce finalmente a superarlo. Intanto la Duno viene inquadrata mentre vaga per i prati. Qualche giro più tardi Lloyd finisce in testacoda dopo una collisione con Danica Patrick e per poco non viene centrato da Sato che sopraggiunge (era tornato in pista con oltre venti giri di ritardo).
Andretti, che difficilmente sarebbe riuscito a completare la gara senza fermarsi di nuovo a meno che non avesse potuto risparmiare carburante grazie a una bandiera gialla che non c’è stata, effettua un ultimo pit-stop a otto giri dal termine: adesso in testa c’è Castroneves davanti a Dixon, Franchitti e Power, mentre Andretti è torna in pista in quinta posizione davanti a Briscoe, Wilson, Kanaan, Conway e Tagliani.
A cinque giri dalla fine Simona De Silvestro finisce in testacoda venendo schivata dalle vetture che sopraggiungono. Entra quindi in pista la pace-car e soltanto gli ultimi due giri verranno disputati con bandiera verde. Questo non cambierà però le posizioni e al termine del 90° giro Castroneves conquisterà la vittoria (e celebrerà arrampicandosi per una rete).

Risultato
1   Helio Castroneves   3   Honda   90    
2   Scott Dixon   9   Honda   90    
3   Dario Franchitti   10   Honda   90    
4   Will Power   12   Honda   90 
5   Marco Andretti   26   Honda   90   
6   Ryan Briscoe   6   Honda   90 
7   Justin Wilson   22   Honda   90  
8   Tony Kanaan   11   Honda   90   
9   Mike Conway   24   Honda   90  
10   Alex Tagliani   77   Honda   90   
11   Dan Wheldon   4   Honda   90    
12   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   90 
13   Mario Moraes   32   Honda   90   
14   Raphael Matos   2   Honda   89    
15   Hideki Mutoh   06   Honda   89 
16   E.J. Viso   8   Honda   89  
17   Graham Rahal   67   Honda   89  
18   Vitor Meira   14   Honda   89  
19   Danica Patrick   7   Honda   89  
20   Bertrand Baguette   36   Honda   89  
21   Simona De Silvestro   78   Honda   89
22   Mario Romancini   34   Honda   89 
23   Alex Lloyd   19   Honda   89   
24   Milka Duno   18   Honda   86   
25   Takuma Sato   5   Honda   68     

giovedì 1 marzo 2012

Indycar 2010: #2 St. Petersburg

[REVIEW INDYCAR 2010]

St. Petersburg: secondo appuntamento della stagione 2010, la gara è programmata per il 28 marzo ma a causa della forte pioggia è rimandata al 29, in cui il cielo è coperto e la pista ancora bagnata, ma non piove.

Griglia di partenza: Power, Kanaan, Dixon, Wilson, Castroneves, Andretti, Hunter-Reay, Tagliani, Viso, Conway, Sato, Mutoh, Franchitti, De Silvestro, Wheldon, Rahal, Meira, Romancini, Briscoe, Moraes, Patrick, Lloyd, Matos, Duno. Numero di giri: 100.

Cronaca della gara
Milka Duno, che tra parentesi si era qualificata con un tempo sull’1’08’’ mentre gli altri erano sull’1’02’’ o 1’03’’, finisce in testacoda durante il giro di formazione.
Al via le posizioni rimangono invariate tra i primi eccetto quella di Andretti, che supera diverse vetture, mentre più indietro Franchitti finisce in testacoda e lo stesso succede a Conway, provocando l’ingresso della pace-car. Al 3° giro dietro la pace-car non solo Franchitti e Conway rientrano ai box, ma anche Matos, che era partito tra le ultime posizioni.
Il restart è alla fine del terzo giro, Power mantiene la prima posizione mentre poco dopo Dixon viene superato da Andretti che si porta in seconda posizione e che al 5° giro supera Power per il primo posto, portandosi in testa. Power perderà successivamente altre posizioni, mentre Andretti sarà superato da Dixon al 6° giro e anche da Castroneves all’8°. I primi cinque dopo 10 giri di gara sono quindi Dixon, Castroneves, Andretti, Power, Kanaan.
Al 13° giro Briscoe si ferma ai box per la prima sosta, con un certo anticipo nei confronti degli altri piloti: per il momento è l’unico a fermarsi.
Power supera Andretti per la terza posizione al 18° giro, un giro più tardi supera anche Castroneves portandosi al secondo posto e ben presto si avvicina al leader, successivamente Kanaan verrà superato da Wilson che si porterà al quinto posto.
A un quarto di gara Sato va a sbattere contro le barriere, facendo entrare la pace-car per la seconda volta: vari piloti che non si erano fermati (tra quelli delle prime posizioni tutti) effettuano adesso la prima sosta. Si ritrova così in testa Meira davanti a Matos, Franchitti, Briscoe, Tagliani, Mutoh, Moraes...
La ripartenza, al 32° giro, è piuttosto tranquilla, mentre un giro più tardi in un contatto tra Moraes e Dixon quest’ultimo danneggia l’ala anteriore, rientrando ai box per sostituirla. Anche Kanaan e Andretti sono ai box, rispettivamente per una rottura dell’ala anteriore e per una foratura.
Al 35° giro Meira si ferma ai box lasciando la leadership a Matos, che rientra tre giri più tardi, il nuovo leader è Franchitti, che rientrerà ai box al 41° giro e a quel punto passerà in testa Briscoe, mentre in seconda e terza posizione ci sono Mutoh e Castroneves in lotta tra loro per il secondo posto.
In quarta posizione c’è invece Power, davanti a Tagliani, Wilson, Conway, Hunter-Reay, Rahal e Viso.
Al 47° giro Wheldon tampona a vettura di Moraes che sta rallentando, e vi è un nuovo ingresso della pace-car. Alcune vetture, tra cui quella di Briscoe e di Castroneves, rientrano ai box, mentre altri rimangono in pista.
La gara riprende a 47 giri dal termine, con le seguenti posizioni: Power, Wilson, Viso, De Silvestro, Patrick, Franchitti, Meira, Dixon, Matos, Kanaan, Romancini, Briscoe, Castroneves, Mutoh, Hunter-Reay, Tagliani, Conway, Rahal, Andretti.
Un giro più tardi Franchitti si ferma ai box, mentre successivamente Dixon recupera diverse posizioni e a quaranta giri dal termine è quarto alle spalle di Viso, che si fermerà ai box a 36 giri dalla fine. Subito dopo c’è un incidente tra Conway e Matos(?), con la vettura di Conway che finisce contro le barriere. Entra la pace-car per la quarta volta: diverse vetture vanno ai box ed è notevole come grazie a soste più veloci Briscoe abbia recuperato ben quattro posizioni e Tagliani addirittura sette.
Vari piloti invece proseguono, tra cui Meira che risale in testa davanti a Viso (che si era fermato poco prima della bandiera gialla) mentre terzo c’è Power davanti a Wilson, Briscoe, Dixon, Castroneves, Tagliani, Patrick e De Silvestro. Le posizioni tra i primi non cambiano quando la gara riparte, a trenta giri dal termine. Due giri più tardi Meira si ferma ai box, con Viso che risale in prima posizione... ma il colpo di scena è dietro l’angolo: inizia immediatamente a rallentare e viene superato da tutte le altre vetture! Non è finita lì, in ogni caso, dato che un contatto tra Rahal e la De Silvestro (con i due che vengono evitati da Hunter-Reay che sopraggiungeva) manda quest’ultima in testacoda, la vettura rimane ferma ed entra la pace-car è per la quinta volta, mentre frattanto Dixon è finito a muro. I primi dieci sono a questo punto Power, Wilson, Briscoe, Castroneves, Tagliani, Patrick, Matos, Rahal, Kanaan e Franchitti.
Il restart avviene quando mancano 22 giri al termine con le posizioni che rimangono pressoché invariate, nella top-ten non cambia niente per i successivi dodici giri quando Franchitti supererà Kanaan. Effettuerà poi altri sorpassi, uno dopo l’altro, nei confronti di Rahal (93° giro), Matos (94°), Patrick (96°) e supererà anche Tagliani al 98° giro, risalendo in quinta posizione, dietro a Power, Wilson, Briscoe e Castroneves, le cui posizioni sono rimaste invariate nell’ultima parte di gara.

Il risultato
1   Will Power   12   Honda   100      
2   Justin Wilson   22   Honda   100     
3   Ryan Briscoe   6   Honda   100    
4   Helio Castroneves   3   Honda   100   
5   Dario Franchitti   10   Honda   100   
6   Alex Tagliani   77   Honda   100   
7   Danica Patrick   7   Honda   100  
8   Raphael Matos   2   Honda   100    
9   Graham Rahal   67   Honda   100   
10   Tony Kanaan   11   Honda   100  
11   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   100  
12   Marco Andretti   26   Honda   100
13   Mario Romancini   34   Honda   100   
14   Hideki Mutoh   06   Honda   100   
15   Vitor Meira   14   Honda   100  
16   Simona De Silvestro   78   Honda   99 
17   E.J. Viso   8   Honda   97 
18   Scott Dixon   9   Honda   73     
19   Mike Conway   24   Honda   64 
20   Dan Wheldon   4   Honda   46   
21   Mario Moraes   32   Honda   45  
22   Takuma Sato   5   Honda   24   
23   Alex Lloyd   19   Honda   14   
24   Milka Duno   18   Honda   7    

Indycar 2010: #1 Sao Paulo

[REVIEW INDYCAR 2010]

Indy Sao Paulo 300: primo appuntamento della stagione 2010 di Indycar, svolto nel weekend del 14 marzo, dove tra l’altro tra i debuttanti è da segnalare Takuma Sato, pilota di Formula 1 tra il 2002 e il 2008.

Griglia di partenza: Franchitti, Tagliani, Wilson, Hunter-Reay, Power, Kanaan, Dixon, Briscoe, Castroneves, Sato, De Silvestro, Matos, Patrick, Mutoh, Lloyd, Meira, Viso, Wheldon, Conway, Romancini, Andretti, Beatriz, Moraes, Duno. Numero di giri: 75.

Cronaca della gara
A causa di uno scroscio di pioggia la partenza viene ritardata di 10 minuti rispetto all’orario previsto. 
L’inizio – in cui tra l’altro Hunter-Reay supera Wilson per la terza posizione e si porta alle spalle di Franchitti e Tagliani – è subito caotico, con varie collisioni: il debuttante Sato innesca una collisione che coinvolge diverse vetture a centro dello schieramento tra cui Castroneves e Dixon, mentre Moraes tampona Andretti, la vettura si solleva e finisce al di sopra di quella di Andretti.


Diversi piloti, con le vetture rimaste danneggiate, nel frattempo si fermano ai box e quando la gara si appresta a ripartire i primi dieci sono Franchitti, Tagliani, Hunter-Reay, Kanaan, Matos, Mutoh, Meira, Wheldon, Viso e Patrick.
La gara riparte quando inizia il 9° giro e le posizioni dei primi rimangono invariate, la top-5 fino al soprasso di Wheldon su Matos al 15° giro per il quinto posto e la top-3 resta invariata per qualche ulteriore giro, quando Hunter-Reay supera Tagliani risalendo in seconda posizione.
Al 22° giro Milka Duno va a sbattere ed entra di nuovo la pace-car; tutti i piloti, con l’eccezione della debuttante Simona De Silvestro, rientrano ai box. Ciò significa che Simona guadagna la leadership nella sua prima gara in Indycar. Dietro di lei Franchitti, Hunter-Reay, Kanaan, Tagliani, Wheldon, Matos, Briscoe, Dixon e Power completano la top-ten.
Al 27° giro la gara riprende con Simona che mantiene la leadership, distanziando Franchitti che si trova in seconda posizione; quest’ultimo viene superato da Hunter-Reay prima che sia completato il primo giro dopo il restart. Al 28° giro Hunter-Reay supera la De Silvestro e prende la testa della gara, riuscendo a distanziare fin da subito di parecchio i piloti che lo seguono.
Al 29° giro c’è una collisione tra Wheldon, Tagliani e Kanaan che manda in testacoda Kanaan e che successivamente costringerà Tagliani al ritiro, mentre più indietro anche Mutoh si ritira a causa di una collisione e davanti Franchitti supera la De Silvestro portandosi in seconda posizione.
Frattanto la pioggia ha ripreso a cadere con una certa insistenza e diverse vetture rientrano ai box per un cambio gomme. A causa della forte pioggia diverse vetture finiscono in aquaplaning, tra queste Danica Patrick danneggia l’ala anteriore andando a sbattere in una via di fuga e successivamente Alex Lloyd finisce contro un muro provocando l’ingresso della pace-car che rimane in pista per diversi giri e dietro alla quale Hunter-Reay è in testa davanti a Power, Franchitti, Dixon e Conway. Dal momento che la pioggia incrementa ulteriormente viene esposta bandiera rossa dopo che 36 giri sono stati completati e, dal momento che vi è un limite di durata massima di due ore, dal momento che la ripartenza avviene dopo oltre mezz’ora dalla sospensione (quando ha smesso di piovere, ma la pista è ancora in parte bagnata, tanto che alcuni piloti partono con gomme da pioggia e altri con gomme da asciutto) mancano circa tre quarti d’ora alla scadenza del tempo. La gara, originariamente prevista per 75 giri, durerà quindi presumibilmente di meno.
Dal momento che dietro la pace-car prima del restart alcuni piloti si sono fermati per montare gomme da asciutto, adesso è leader Franchitti che invece non si è fermato, seguito da Dixon, Conway, Wilson e Viso nelle prime cinque posizioni. Non appena viene esposta la bandiera verde Franchitti permane in testa, mentre Castroneves supera Viso per la quinta posizione.
Avere montato gomme d’asciutto dietro alla pace-car si rivela una strategia vincente, in quanto Hunter-Reay si ritrova in testa dopo il 41-42° giro quando i piloti che si trovavano nelle prime posizioni sono costretti a fermarsi per montare gomme da asciutto.
Alle spalle di Hunter-Reay ci sono Power e Matos in lotta per la seconda posizione e, grazie a un errore di Power, Matos e Briscoe lo superano, con Briscoe che al 45° giro supererà anche Matos; Power è quarto davanti a Meira. Al 48° giro Power supera Matos e si porta in terza posizione, mentre nelle retrovie Romancini finisce a umuro, ma riesce a raggiungere i box senza problemi.
Al 50° giro Briscoe supera Hunter-Reay e si porta in testa alla gara, venendo però subito dopo superato da Hunter-Reay che torna in prima posizione. Un giro più tardi Briscoe torna nuovamente in testa, mentre alle spalle di Hunter-Reay si avvicina anche Power; ma al 54° giro Briscoe va a sbattere nelle barriere ed entra di nuovo in pista la pace-car.
La gara riprende al 56° giro quando mancano circa sei minuti e mezzo. Hunter-Reay mantiene la prima posizione davanti a Power, Matos e Meira, con quest’ultimo che supera Matos al 58° giro portandosi in terza posizione.
Subito dopo Power sorpassa Hunter-Reay e si porta in prima posizione quando mancano circa tre minuti alla scadenza del tempo, che termina nel corso del 61° giro.
Power rimane in testa fino alla fine, con Hunter-Reay che si classifica secondo davanti a Matos, Meira e Wheldon, che tiene dietro di sé un lungo trenino di vetture nello spazio di pochi secondi.

Il risultato
1   Will Power   12   Honda   61   
2   Ryan Hunter-Reay   37   Honda   61   
3   Vitor Meira   14   Honda   61 
4   Raphael Matos   2   Honda   61  
5   Dan Wheldon   4   Honda   61   
6   Scott Dixon   9   Honda   61 
7   Dario Franchitti   10   Honda   61  
8   Mike Conway   24   Honda   61  
9   Helio Castroneves   3   Honda   61 
10   Tony Kanaan   11   Honda   61    
11   Justin Wilson   22   Honda   61   
12   E.J. Viso   8   Honda   61 
13   Ana Beatriz   23   Honda   61   
14   Ryan Briscoe   6   Honda   61    
15   Danica Patrick   7   Honda   60   
16   Simona De Silvestro   78   Honda   58 
17   Mario Romancini   34   Honda   46
18   Alex Lloyd   19   Honda   30    
19   Alex Tagliani   77   Honda   28
20   Hideki Mutoh   06   Honda   27 
21   Milka Duno   18   Honda   20   
22   Takuma Sato   5   Honda   0
23   Marco Andretti   26   Honda   0
24   Mario Moraes   32   Honda   0

giovedì 9 febbraio 2012

Indycar 2008: #12 Mid Ohio Honda 200 (20 luglio 2008)

[REVIEW INDYCAR 2008]

Mid Ohio, 85 giri.
Griglia di partenza: Castroneves, Briscoe, Andretti, Wilson, Kanaan, Dixon, Rice, Servià, Junqueira, Mutoh, Meira, Power, Hunterreay, Dominquez, Viso, Bernoldi, Moraes, Patrick, Mamming, Carpenter, Foyt, Roth, Camara, Duno.

Gara: 1- Si parte, su gomme da pioggia perché la pista è ancora umida dopo un forte scroscio di pioggia precedente. Castroneves prende la testa della gara, che terrà finché i pitstop per cambiare gomme non scombineranno le posizioni.
9- Incidente di Hunterreay: entra la safety car (e nel frattempo viene mostrato un replay di quanto accaduto il giorno precedente tra Danica e Milka con quest’ultima che, durante un’accesa discussione legata a un fatto avvenuto in pista, ha lanciato addosso alla collega un asciugamano). Meira è in testa davanti a Manning e Power. Meira mantiene la prima posizione al restart al 13°.
26- Incidente di Moraes: safety car. Alcune vetture effettuano il pitstop nel frattempo, dopodiché Wilson, Wheldon, Camara, Briscoe e Carpenter sono in top-5. Dopo la ripartenza Briscoe risalirà fino alla terza posizione.
38- La Duno va in testacoda: safety car. Chi non si era fermato prima, entra ai box adesso. Ciò significa che Briscoe è di nuovo leader davanti a Moraes, Power, Castroneves e Dixon.
43- Al restart c'è un incidente che coinvolge varie vetture: Wilson va in testacoda dopo essersi toccato con Dominguez, Wheldon, Andretti e Foyt gli vanno addosso. Si riparte al 47° giro.
54/55: ricominciano i pitstop, stavolta in regime di verde, al termine dei quali Briscoe è abbondantemente in testa. Nonostante un testacoda di Roth si prosegue senza l'ingresso della safety car, che però entra al 61° giro quando finisce fuori Moraes. Briscoe è ancora leader davanti a Junqueira, Castroneves, Dixon e Power.
Qualche giro dopo si riparte e non ci sono più eccessivi colpi di scena fino al termine, quando Briscoe vince davanti al compagno di squadra Castroneves, risalito in seconda posizione dopo il pitstop di Junqueira.

Risultato: 1. Ryan Briscoe (Penske), 2. Helio Castroneves (Penske), 3. Scott Dixon (Ganassi), 4. Will Power (KV), 5. Oriol Servià (KV), 6. Vitor Meira (Panther), 7. Tony Kanaan (Andretti), 8. Darren Manning (Foyt), 9. Hideki Mutoh (Andretti), 10. Ryan Hunterreay (Rahal Letterman), 11. Justin Wilson (Newman Haas), 12. Danica Patrick (Andretti), 13. Bruno Junqueira (Coyne), 14. Jaime Camara (Conquest), 15. Ed Carpenter (Vision), 16. Graham Rahal (Newman Haas), 17. Dan Wheldon (Ganassi), 18. A.J. Foyt IV (Vision), 19. Mario Dominguez (Pacific Coast), 20. Buddy Rice (Dreyer & Reinbold), 21. Marty Roth (Roth), 22. E.K. Viso (HVM), 23. Milka Duno (Dreyer & Reinbold), 24. Mario Moraes (Coyne), 25. Marco Andretti (Andretti), 26. Enrique Bernoldi (Conquest).