E' il 20 Luglio e probabilmente vi chiederete perché tutto ciò abbia qualche rilevanza dal punto di vista motoristico e, in effetti, non ha rilevanza, è soltanto il decimo anniversario di un gran premio come tutti gli altri.
Tuttavia il 20 Luglio 2008 accadde qualcosa che non ci aspettavamo e, in particolare, accadde quando Timo Glock fece un gran botto ed entrò in pista una safety car che, di fatto, non avrebbe sconvolto la gara di nessuno, se non quella di uno specifico pilota.
All'epoca funzionava diversamente, quando entrava la safety car: la pitlane veniva chiusa e la cosa andava a vantaggio, in caso di strategie diverse, di chi aveva un pitstop di vantaggio sugli altri. In pratica è quasi il contrario di quello che avviene oggi, che in caso di safety car hanno tutti il tempo di rientrare ai box in branco e, anzi, dato che chi sta in pista deve andare più piano, magari guadagna anche posizioni.
Personalmente credo che la soluzione attuale sia meno inadatta alla Formula 1 di quanto non lo sia quella del 2008, che invece vedo bene sugli ovali in Indycar, per il semplice fatto che, essendoci generalmente più ingressi della safety car, esiste la possibilità di inventarsi qualcosa per recuperare le eventuali posizioni perdute.
Ad ogni modo Glock uscì di pista, quel giorno, e in realtà nessuno se lo filò nemmeno più di tanto.
Il grande sconvolgimento fu piuttosto quello di vedere un outsider ritrovarsi all'improvviso in testa alla gara...
...
...
...
...e, non mi stancherò mai di dirlo, se quell'outsider fosse stato qualcuno tipo Button o Barrichello (che all'epoca correvano per la Honda) o comunque qualcuno con una reputazione positiva, non ci sarebbe stato uno sconvolgimento particolare.
Invece l'outsider era Nelsinho Piquet, costantemente criticato per le sue performance, che grazie a una safety car entrata a caso nel momento a lui più propizio, si era ritrovato all'improvviso dallo stare nelle retrovie al lottare per le posizioni che contavano. Giunse al traguardo in seconda posizione, facendo passare il bellissimo messaggio che, per quanto un pilota potesse apparire senza speranza, bastava che accadesse qualcosa di improvviso nel momento più opportuno per stravolgere completamente la situazione.
Purtroppo a volte i messaggi bellissimi sono messaggi bellissimi soltanto a metà: quel giorno tutti abbiamo tratto degli insegnamenti...
...
...
...
...la Renault compresa, oserei dire. Inizio seriamente a chiedermi, se quel giorno Piquet non fosse riuscito ad arrivare secondo grazie a una safety car random, qualcuno avrebbe mai pensato che per far vincere un gran premio ad Alonso bastasse fare entrare una safety car random grazie a Piquet?
Curiosità: quel giorno in studio post-gara erano tutti scandalizzati perché Piquet aveva approfittato della situazione per arrivare davanti a Massa e ciò era probabilmente oltraggioso secondo il loro punto di vista.
Obiettivamente parlando, a parità di tutti gli altri eventi avvenuti in seguito, se Piquet non si fosse messo "in mezzo", Massa sarebbe arrivato secondo e avrebbe chiuso il campionato con un punto in più di Hamilton.
Alla luce di queste considerazioni, è quantomeno curioso che tutti se la siano presa con Piquet e non con il pilota che facendo uno svarione aveva innescato tutto il caos. Considerato che quel pilota era Glock, sarebbe stato divertente.
Non è tutto. In SoVrApPoSiZiOn3 con il GP di Germania di Formula 1, c'era quel weekend anche il GP di Mid-Ohio di Indycar, tanto che il podio di Nelsinho Piquet è andato a sovrapporsi con un evento storico piuttosto memorabile, sempre ammesso di avere una passione per il trash, evento al quale anche le notizie del TGCom riportate sul televideo della Mediaset, che all'epoca leggevo dopo avere terminato la lettura di eventuali articoli motoristici sul televideo Rai, diedero una certa rilevanza, tanto che poi a casa di un'amica scaricai anche il video per farglielo vedere.
Danica Patrick, infatti, si recò al cospetto di Milka Duno e, al grido di "blue flags, blue flags" o qualcosa del genere, accusò la collega di averla ostacolata e di essere stata troppo lenta quando era davanti a lei. Voci di corridoio narrano che fece accenno alle sue origini messicane, nonostante Milka sia una connazionale di Pastorone. Dopo avere urlato degli "ai si iu" in Cepu English, Milka lanciò un asciugamano in faccia a Danica. Fossero state due uomini, le fungirl le avrebbero shippate per l'eternità.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
Visualizzazione post con etichetta #Milka Duno INDY. Mostra tutti i post
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sabato 21 luglio 2018
giovedì 20 febbraio 2014
E' tempo di aggiornamenti...
Iniziamo dalla cosa più sconcertante: facendo ricerche random su Youtube ho scovato una perla niente male... Si tratta di una pubblicità di Citgo (qualcosa che ha a che vedere con la benzina in sudamerica), con la canzone "Gasolina" di Daddy Yankee in sottofondo... ma attenzione! Che cosa vedono i miei occhi?! O.O Accanto al suddetto Daddy Yankee c'è nientemeno che una nostra vecchia conoscenza (vecchia conoscenza per gli appassionati di Indycar): la reginetta dell'ultima posizione! #MILKAFORTHEWIN!
Passiamo alle cose più serie: non ho ancora imparato i numeri di gara di nessun pilota, a parte quelli ormai risaputi... e se non sbaglio Sutil ha il 99, probabile numero delle persone da lui prese a bottigliate negli ultimi venti minuti. U.U
Poi va beh, ci sono M4X e Bo77as che prediligono il bimbominchiese e questo è risaputo...
Intanto sono iniziati i test in Bahrein, per il momento c'è ancora chi ha dei problemi e chi non riesce a girare, ma in questi quattro giorni ci faremo un'idea un po' più approfondita di che cosa stia capitando da quelle parti.
Poi va beh, magari andrà a finire che, nonostante tutto il rimescolamento delle carte a cui abbiamo assistito ultimamente, Vettel vincerà un altro titolo.
Speriamo di no, o che almeno se proprio deve dominare mondiali decida finalmente di adottare la tecnica vincente di Schumacher dieci anni fa: vincere sempre fino a metà stagione e, una volta che ha finalmente vinto il titolo, concedersi anche qualche svarione e far vincere anche qualcun altro, tanto per cambiare, invece di continuare a vincere tutti i gran premi fino all'ultimo.
Passiamo a un'altra cosa interessante: le speranze di Baby Siro per il futuro sembrano diminuire progressivamente all'aumentare al numero di piloti e tester che finiscono per avere qualcosa a che fare con la Sauber. Per l'esattezza ha ingaggiato nientemeno che Simona De Silvestro, come tester, che punta a un volante per il 2015.
...
...
...
Il che significa che Simona lascia la Indycar. ç_ç
Significa anche che ho letto un articolo in cui Simona viene descritta come la prima donna ad avere gareggiato alla 500 miglia di Indianapolis, il che considerando che prima di lei ce ne sono state almeno una mezza dozzina mi fa pensare a quanto chi ha scritto l'articolo conosca bene la Indycar.
Secondo l'articolo sarebbe anche la prima donna a testare una F1 dopo Maria De Villota, il che mi fa pensare che oltre a non conoscere la Indycar non conosca nemmeno l'esistenza di Susie Wolff, ma non ha importanza...
Passiamo alle cose più serie: non ho ancora imparato i numeri di gara di nessun pilota, a parte quelli ormai risaputi... e se non sbaglio Sutil ha il 99, probabile numero delle persone da lui prese a bottigliate negli ultimi venti minuti. U.U
Poi va beh, ci sono M4X e Bo77as che prediligono il bimbominchiese e questo è risaputo...
Intanto sono iniziati i test in Bahrein, per il momento c'è ancora chi ha dei problemi e chi non riesce a girare, ma in questi quattro giorni ci faremo un'idea un po' più approfondita di che cosa stia capitando da quelle parti.
Poi va beh, magari andrà a finire che, nonostante tutto il rimescolamento delle carte a cui abbiamo assistito ultimamente, Vettel vincerà un altro titolo.
Speriamo di no, o che almeno se proprio deve dominare mondiali decida finalmente di adottare la tecnica vincente di Schumacher dieci anni fa: vincere sempre fino a metà stagione e, una volta che ha finalmente vinto il titolo, concedersi anche qualche svarione e far vincere anche qualcun altro, tanto per cambiare, invece di continuare a vincere tutti i gran premi fino all'ultimo.
Passiamo a un'altra cosa interessante: le speranze di Baby Siro per il futuro sembrano diminuire progressivamente all'aumentare al numero di piloti e tester che finiscono per avere qualcosa a che fare con la Sauber. Per l'esattezza ha ingaggiato nientemeno che Simona De Silvestro, come tester, che punta a un volante per il 2015.
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Il che significa che Simona lascia la Indycar. ç_ç
Significa anche che ho letto un articolo in cui Simona viene descritta come la prima donna ad avere gareggiato alla 500 miglia di Indianapolis, il che considerando che prima di lei ce ne sono state almeno una mezza dozzina mi fa pensare a quanto chi ha scritto l'articolo conosca bene la Indycar.
Secondo l'articolo sarebbe anche la prima donna a testare una F1 dopo Maria De Villota, il che mi fa pensare che oltre a non conoscere la Indycar non conosca nemmeno l'esistenza di Susie Wolff, ma non ha importanza...
mercoledì 19 giugno 2013
AGGIORNAMENTO POST-CANADESE: mercato piloti, test negli aeroporti, gomme Pirelli e calderoni do Brasil
Siamo a metà strada tra il gran premio del Canada e
quello di Gran Bretagna, perciò direi che possiamo occuparci di che cosa stia
accadendo in questi giorni.
Vettel vicino al
rinnovo, possibile futuro in Redbull per Raikkonen
Dal punto di vista della Redbull ci sono due grandi
novità, di cui la prima è irrilevante per il 2014: Vettel, infatti, che già è
sotto contratto con il team austriaco per un altro anno, pare sul punto di
rinnovare anche per il 2015.
Ciò che invece fa notizia è che Raikkonen potrebbe
prendere il posto di Webber (che si ritirerebbe) a partire dal prossimo anno.
Questo aprirebbe la strada a Maldonado in Lotus.
...
...
...
WTF?! Maldonado in Lotus... insieme a Grosjean?! O.O
Questo si intende con “coppia esplosiva”...
Un cipriota al
volante di una Formula 1
Il primo soggetto degno di menzione è Tio Ellinas, classe
1992, che si appresta a un potenziale futuro da miglior pilota cipriota della
storia della Formula 1, sempre se riuscirà a fare il grande passo dopo i test
per i giovani piloti e riuscire a conquistarsi un volante per il futuro.
L’inizio è promettente: il 18 giugno è uscito illeso da
un test su una Marussia in un aeroporto.
Il futuro è promettente: è plausibile che a fine stagione
Max Chilton sarà messo alla porta a calci, come generalmente capita a qualsiasi
secondo pilota della Marussia (eccetto chi riesce a strappare un volante alla
Caterham), quindi per Ellinas qualche speranza c’è.
Anche la Caterham
gira negli aeroporti
Sergio Canamasas, della GP2, ha fatto un test su un
circuito ricavato da un aeroporto il giorno successivo a Ellinas, al volante di
una Caterham.
Non parlerei di futuro roseo, nel suo caso, dal momento
che la Caterham di piloti di riserva e tester sembra averne vari... e tra
questi c’è anche Kovalainen, che è una tristezza vederlo a piedi, e non
soltanto per la popolarità acquisita grazie al casco degli Angry Birds.
Le gomme non
cambieranno
Le nuove gomme, che dovevano arrivare in Canada ma poi
sono state rinviate alla Gran Bretagna, non arriveranno neanche lì perché a
causa delle condizioni meteo variabili nei giorni delle prove in Canada non è
stato possibile testarle.
Come l’hanno presa i fanboy? Dato che probabilmente si
sono accordi che da un gran premio all’altro cambiano radicalmente i team al
vertice non sembrano più così convinti che cambiare gomme significhi
necessariamente sfavorire la Ferrari, quindi non si sono pronunciati in
proposito.
Il Pirelli-gate
Per la Mercedes è giunto il momento della prima comparsa
in tribunale per il test effettuato in gran segreto (un giorno qualcuno mi
spiegherà come sia possibile far girare a Montmelò Rosberg e Hamilton in gran segreto) dopo il gran premio di
Spagna. Pare che tale test sia stato autorizzato da Charlie Whiting, che sembra
rischiare più della Mercedes.
Vista l’autorizzazione ricevuta probabilmente a
sproposito, ho il vago sentore che si stia avvicinando il clima di pagliacciate
che già non sentivamo da qualche anno...
In ogni caso Toto Wolff, altrimenti detto Totogol, sembra
tranquillo. Staremo a vedere come si evolverà la situazione.
Articoli
“innovativi” e commenti da WTF
Vagando per la rete mi sono imbattuta in un recentissimo
articolo a proposito dell’argomento che tiene banco dal primo giorno in cui
Massa salì su una Ferrari: chi prenderà il suo posto?
L’articolo concludeva che al posto di Massa ci vorrebbe
un pilota che abbia due requisiti:
1) possa ottenere risultati migliori;
2) abbia un’elevata propensione allo zerbinaggio.
Di conseguenza, concludeva l’articolo, sembrerebbe che
nessun pilota attuale possa corrispondere a entrambi i requisiti
contemporaneamente.
Il bello di questo articolo, però, è stato un commento
estremamente appagante che ho trovato, ed è il seguente: “Una persona, credo, potrebbe adattarsi a tutte quelle esigenze. Un
solo nome mi viene in testa…. Bruno Senna. Conosce il ruolo di gregario, i
meccanismi penso che li abbia imparati da Briatore ed è brasiliano.”
WTF?! Qualcuno avrebbe la premura di spiegarmi che
diamine c’entrano Bruno Senna e Flavio Briatore l’uno con l’altro? O.O
Dopo avere trascorso un paio di minuti a fissare il
monitor con gli occhi spalancati, ho avuto un’illuminazione. L’autore di questo
commento è affetto da incapacità di distinguere i piloti brasiliani l’uno
dall’altro e non si ricordava chi fosse il pilota del crash-gate, quindi ha scritto
il primo brasiliano che gli è venuto in mente.
In quanto a esperienze come seconda guida, comunque,
l’Allegro Rasoio ce l’ha: sia in GP2 sia in Formula 1 ha sorretto le carte da
briscola a uno dei più grandi campioni di briscola di tutti i tempi, Karun
Chandhok.
A questo punto perché non citare Zonta? Dobbiamo per
forza parlarne solo una volta all’anno in occasione del GP del Belgio?
Per quanto riguarda chi non distingue i piloti
connazionali l’uno dall’altro, potrebbero comunque esserci scenari ben più
devastanti.
Ve lo immaginate come sarebbe guardare una foto di Milka
Duno e di chiedersi “ma come? Maldonado s’è rifatto le labbra?”
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Mercato piloti,
WTF
mercoledì 22 maggio 2013
à£0n$0 KùLòNs0 V3tT3£ Kù£3tT3£
Con questo post vorrei focalizzarmi su un aspetto
inquietante dell’universo dei fanboy. Sia chiaro, non ho nulla contro chi tifa
per un team, qualunque questi siano i piloti, ma credo che a volte ci sia gente
che ha le fette di prosciutto davanti agli occhi pur di non vedere. Anche
questo comunque è tollerabile... finché almeno si continuano a ripetere le
stesse cose, senza cambiare opinione magicamente. Mi rendo conto del pericolo
che corro scrivendo nel titolo “Vettel culettel”, potrei scatenare un nuovo
tormentone che se fosse possibile gradirei evitare, ma sulla scia dell’ “Alonso
culonso” di qualche anno fa vorrei far presente numerose analogie tra i fanboy
di un tempo e i fanboy di oggi... sono sempre gli stessi fanboy, la loro parte
non è variata... è variata piuttosto quella dei piloti che idolatrano e di
quelli che detestano!
Naturalmente se al posto di Alonso e Vettel ci fossero
altri piloti, prendiamo ad esempio Yuji Ide (il Sommo Yuji Ide, unico individuo
capace di far spiccare il volo a Christian Albers) e Milka Duno (non sapete chi
è? immaginatevi che Ide fosse una donna venezuelana che corre in Indycar e che
litiga con chiunque la definisca troppo lenta, e avrete ben chiare quali siano
le potenzialità al volante di questa graziosa signora dalle labbra
presumibilmente rifatte che qualche anno fa ha subito dopo quattro anni di Indycar
lo stesso destino che subì Yuji dopo quattro gare di Formula 1), la situazione
sarebbe diversa. In tal caso l’urlo collettivo sarebbe “Ide my love, Duno
culuno”, oppure “Duno my love, Ide culide”. E la storia si ripeterebbe tale e
quale al passato...
Da un paio d’anni a questa parte le tendenze sono due: a
ogni vittoria di un team che non sia la Redbull e di un pilota che non sia
Vettel, tutti gli appassionati sono pronti a esultare per il mondiale già in
tasca ad Alonso (o chi per lui), mentre a ogni vittoria di Vettel tutti si
focalizzano sul suo immenso lato B. Per esempio, se Vettel facesse una gara
come quella di Alonso in Spagna, verrebbe tirata fuori la storia del culo,
mentre con la vittoria di Alonso della scorsa domenica tutti hanno parlato del
suo talento e della sua miglior gara di sempre (dopo ogni vittoria di Alonso a
quanto pare i suoi sostenitori fanno un totale reset nella loro mente: ogni
vittoria è sempre la miglior vittoria
della carriera di Alonso).
Ma è stato sempre così?
Torniamo agli albori del mio approdo in rete, ovvero
l’epoca in cui ho iniziato a usare internet anche come fonte di informazione
sulla F1, oltre che come mezzo per mandare email e tenermi in contatto con
varie persone. Si tratta del periodo 2006-2007... e che cosa mi torna in mente? Nientemeno che un tormentone
dell’epoca: quello di “Alonso culonso”.
Quando questo ragazzo dall’aria dannatamente simpatica(?)
non era altro che un bambino degli anni ’80 che giocava solo con le macchinine
bianche e rosse e che sognava di correre in McLaren un giorno o l’altro, qual
era la sua reputazione?
Già nel 2005 c’erano state le prime avvisaglie: è vero,
Alonso aveva battuto Raikkonen, cioè un pilota della McLaren, ma aveva dalla
sua parte lo svantaggio che il destino di Raikkonen era decisamente rosso e che
quindi non solo una schiera di tifosi McLaren erano pronti a prendere le sue
difese, ma anche una schiera di tifosi Ferrari erano disposti a fare
altrettanto (ebbene sì, Kimi non è mai stato detestato dai ferraristi nemmeno quando
correva in McLaren – credo che sia l’unico nella storia della Formula 1, anche
se in realtà i blog motoristici sono pieni di ferraristi accaniti degli anni
‘80/’90 che sostengono che Senna è sempre stato, specie nell’epoca in cui
correva per la McLaren, il loro pilota preferito, cosa che personalmente non
ritengo particolarmente credibile).
Nel 2006 poi Alonso ha annunciato il suo passaggio in
McLaren per il 2007, conquistandosi l’odio eterno(?) da parte dei ferraristi.
Una volta giunto in McLaren, tra l’altro, è riuscito nell’opera di conquistarsi
anche l’odio eterno (sì, stavolta sembra che sia proprio eterno) dei tifosi
della McLaren. È stato soprattutto il 2007 l’anno in cui il soprannome di
“Culonso” gli è stato affibbiato un po’ da tutti, a parte i suoi sostenitori,
che all’epoca si contavano sulle dita di una mano. Ricordo, peraltro, di avere
passato tutto il 2007 a inca**armi ogni volta che leggevo commenti su blog, in
cui ascoltavo “Pole position” o in cui leggevo articoli di giornale sulla Formula
1. In poche parole, qualunque cosa leggessi, sembrava che Alonso fosse la
rovina del mondo, che avesse vinto sempre e solo a spese degli altri, che
avesse un culo spaventoso, eccetera eccetera eccetera. Il fenomeno aveva ormai
assunto proporzioni talmente devastanti che, seppure la mia non-troppa-simpatia
per Alonso si stesse facendo intensa, ormai ero sempre in prima linea per
difenderlo, specie dopo avere iniziato a notare la mancanza di coerenza anche
di chi l’opinionista lo faceva di mestiere (in particolare per la “sindrome
della santificazione alternata”, ovvero la necessità di idolatrare chiunque
vincesse con la Ferrari criticando pesantemente il suo compagno di squadra in
un contesto in cui sia Raikkonen sia Massa vincevano gare, ma anche per la santificazione
di Hamilton quando arrivava davanti ad Alonso a cui seguirono le pesanti
critiche quando perse il mondiale a fine stagione).
Così tanto odio nei confronti di un pilota non ricordo di
averlo mai visto (e sicuramente non lo si è visto – o almeno non ancora – né
nei confronti di Hamilton né nei confronti di Vettel, ai quali sono stati
risparmiati soprannomi inneggianti al lato B e nei confronti dei quali anche i
fanboy si sono atteggiati, in certe situazioni, con un certo rispetto: quando
vinceva Hamilton, tutto sommato Vettel era passabile, ora che Vettel vince più
di Hamilton, il talento di Hamilton non è messo in discussione almeno finché
non sarà in una posizione tale da infastidire i contendenti al titolo), ma
seppure in proporzioni un po’ più ridotte sta di nuovo sorgendo l’abitudine di
attribuire all’eccessivo lato B di un pilota qualsiasi suo risultato. Di fatto
siamo tornati allo stesso punto di partenza... anzi, siamo peggiorati: da
quando “culonso” è diventato “Dio in terra” tali fanboy hanno perso il dono
della coerenza.
In conclusione non posso far altro che notare come il ruolo
attribuito al Vettel di oggi stia diventando il ruolo già appartenuto all’Alonso
di ieri.
Non ci resta che affidarci a Roscoe... Eccolo qui,
immortalato nella “perla” che Hamilton ha sfoderato per Montecarlo, a
dimostrarci che non avevamo visto nulla finché ci eravamo limitati a vedere la
lampadina da minatore di Kubica nella prima edizione del gran premio di
Singapore e le luci intermittenti di Vettel nella scorsa edizione.
#OMG!
#RoscoeForTheWin!
sabato 4 maggio 2013
ARCA 2013: International Motorsport Hall of Fame 250, Talladega - 3 maggio
Siamo giunti al quarto appuntamento stagionale per la
ARCA Series, una delle molteplici serie americane di stock car che alcuni, a
quanto ho capito, preferiscono rispetto alla NASCAR, e in cui, a quanto ho
capito, anche una chicane mobile della Indycar ha speranze di successo. Infatti
basta guardare alla griglia di partenza per spalancare gli occhi: MILKA DUNO IN
POLE?!
A questo si aggiunge Mark Thompson, un pilota di 61 anni.
Nelle puntate
precedenti...
1) Lucas Oil 200, Daytona 16 febbraio - GARA RECENSITA,
vincitore: John Wes Townley
2) ARCA Mobile 200, Irvington 9 marzo - GARA INTROVABILE, vincitore: Grant Enfinger
3) Kentuckiana Ford Dealers ARCA 200, Salem 28 aprile - GARA
INTROVABILE, vincitore: Tom Hessert
Griglia di
partenza: Duno, Mingus, Enfinger, Boston, Armstrong, Mitchell, Gallagher,
Charlson, Newberry, Lemastus, F.Kimmel, Hessert, Corr, Graham, Ehrgott,
W.Kimmel, Williams, Cushman, Campbell, Neuenberger, McMahan, Kurzejewski,
Ferrier, Jon, Praytor, Basham, Hassler, Carter, Fitzgerald, Townley, Hylton,
Forrister, Thompson, Swanson, Gerhart, Chastain.
La gara (giri
totali previsti: 94 – c’è il rischio che la gara possa finire prima a causa del
maltempo, è infatti molto nuvoloso e c’è rischio pioggia)
VIA! Dopo un
primo giro ruota contro ruota con Mingus, la Duno si porta in prima posizione,
mentre Mingus un giro più tardi viene superato da Enfinger. Alla fine del
secondo giro, a causa di detriti presenti in pista a causa di una collisione
nelle retrovie, c’è la prima caution della gara.
5- Restart: Milka
è in testa davanti a Mingus che si è ripreso la seconda posizione nei confronti
di Enfinger che invece perderà alcune posizioni.
8- Mingus
risale in prima posizione. Bye bye Milka.
La Duno conserva comunque, almeno per il momento, la seconda posizione per
diversi giri.
18- Enfinger,
che ha recuperato diverse posizioni, supera Milka e risale al secondo posto,
affiancando poi Mingus e superandolo al 19° giro. Milka nel frattempo è in
lotta per la terza posizione con F.Kimmel, con quest’ultimo che la supera al 21°
giro e successivamente supera anche Mingus per la seconda posizione. Milka
perderà un paio di posizioni nei giri che seguiranno.
24- Kimmel si
porta in testa, seguono Enfinger, Townley, Mingus e Milka a completare la top5.
29- Townley a
muro dopo una collisione con Milka (che tra l’altro se non sbaglio è la sua
compagna di squadra)! Seconda caution. La vettura di Townley, sulla quale si
può notare l’immagine di una gallina, è distrutta.
Il pilota sembra illeso... o quantomeno cammina sulle proprie gambe. Tutti ai box non appena la pitlane viene aperta. Capitano un po’ di casini, con varie vetture ferme che non sanno dove andare, ma non ci sono collisioni, anche se un meccanico se la vede brutta rischiando di essere investito da Mingus, ma si toglie di mezzo in tempo. Williams e Praytor sono in testa, non essendosi fermati, davanti a F.Kimmel primo pilota a uscire dalla pitlane, seguono Kurzejewski, Duno, Enfinger, Mitchell, Newberry, Mingus e Boston tra i primi dieci.
Da notare il pollo ben visibile.
Il pilota sembra illeso... o quantomeno cammina sulle proprie gambe. Tutti ai box non appena la pitlane viene aperta. Capitano un po’ di casini, con varie vetture ferme che non sanno dove andare, ma non ci sono collisioni, anche se un meccanico se la vede brutta rischiando di essere investito da Mingus, ma si toglie di mezzo in tempo. Williams e Praytor sono in testa, non essendosi fermati, davanti a F.Kimmel primo pilota a uscire dalla pitlane, seguono Kurzejewski, Duno, Enfinger, Mitchell, Newberry, Mingus e Boston tra i primi dieci.
35- GREEN! Tempo
pochi istanti e Milka Duno e un’altra vettura (Boston?) si toccano, quest’ultima
si gira e si innesca un ingorgo che coinvolge decisamente parecchie vetture (a
prima vista almeno una quindicina). Ci sono numerose auto ferme, mentre Boston
rientra ai box con una vettura ridotta a un catorcio.
Risultano coinvolti nell’incidente: Duno, Boston, Charlson,
Campbell, Cushman, Neuenberger, Gallagher, Hassler, Lemastus, Hylton, Hessert,
Graham, Enfinger, Mitchell, più altre vetture che hanno riportato soltanto
danni lievi.
Dietro alla pace-car Williams, F. Kimmel, Kurzejewski,
Mingus, Praytor, Thompson, Ehrgott, Jones, McMahan e Corr sono i primi dieci al
momento.
42- Il restart
è tranquillo. Viene successivamente intervistata Milka, che dà a Praytor la
colpa dell’incidente. Mentre ascoltavamo Milka ci siamo persi Kimmel che s’è
portato in testa e Mingus che ha superato Williams per la seconda posizione.
46- Ci sono
dei detriti in pista: quarta caution. Il restart stavolta avviene solo tre giri
più tardi, Kurzejewski finisce in testacoda ma non sbatte da nessuna parte,
quindi restano le bandiere verdi. Un attimo dopo Mitchell finisce a muro e
ancora una volta rimane verde in quanto sembra che riesca a raggiungere la
pitlane senza problemi.
54- Gerhart,
che era all’ottavo posto, rallenta e perde posizioni.
57- Nuova caution,
stavolta perché sta iniziando a piovere. Le condizioni della pista comunque
consentono di riprendere la gara al 61° giro. Kimmel continua a mantenere la
prima posizione su Mingus, mentre terzo c’è Williams che non ha ancora
effettuato nemmeno un pit-stop.
64- Armstrong
supera Williams per la terza posizione, quest’ultimo viene sorpassato anche da
Thompson poco dopo.
67- Contatto
tra Prayton e Basham, il primo dei due finisce a muro: caution (ormai ho perso
il conto).
72- Restart,
con la bandiera verde che rimane per poco, in quanto un giro più tardi è di
nuovo caution (la settima, c’è scritto XD) causata da uno scroscio di pioggia. Subito
dopo viene esposta bandiera rossa.
75- La gara
non riprende a causa dell’incremento della pioggia e la vittoria viene
attribuita a Frank Kimmel che era in prima posizione.
RISULTATO: 1.
Frank Kimmel, 2. Mason Mingus, 3. Caleb Armstrong, 4. Mark Thompson, 5. Terry
Jones, 6. Josh Wiliams, 7. John Ferrier, 8. George Cushman, 9. Ricky Ehrgoyy,
10. Matt Kurzejewski, 11. Cody McMahan, 12. Brennan Newberry, 13. Korbin
Forristier, 14. Sean Corr, 15. Drew Charlson, 16. Grant Enfihger, 17. Buster
Graham, 18. Barry Fitzgerald, 19. Benny Chastain, 20. Galen Hassler, 21. Jason
Swanson, 22. Thomas Praytor, 23. Darrell Basham, 24. Bobby Gerhart, 25. Mason Mitchell,
26. Tom Hessert, 27. Spencer Gallagher, 28. Clay Campbell, 29. Milka Duno, 30.
Justin Boston, 31. Bo Lemastus, 32. Donne Neuenerger, 33. James Hylton, 34.
John Wes Townley, 35. Roger Carter, 36. Will Kimmel.
martedì 26 febbraio 2013
ARCA 2013: Lucas Oil 200, Daytona - 16 febbraio
Proprio come per quanto riguarda la NASCAR, non ho mai
seguito questa serie, ai miei occhi simile, prima del 2013. Il primo appuntamento stagionale si è
svolto a Daytona una settimana prima rispetto alla Daytona 500, l’ho scovato su
youtube e apro un post in proposito un po’ in ritardo.
Leggendo pareri in rete ho scoperto che c’è chi sostiene
che un giorno questa serie diventerà più popolare della NASCAR. Per il momento
prendo questa notizia con le pinze... Intanto vi avverto che, per chi ha
seguito la Indycar fino al 2010, c’è una sorpresa per voi... :D
Griglia di
partenza: Townley, Duno, Gerhart, Wallace Jr, Jousse, Enfinger, Ehrgott,
C.Buescher, Mingus, Hessert, Larson, Boat, Boston, Disdier, Newberry, Thompson,
Charlson, Corr, F. Kimmel, W. Kimmel, Armstrong, Lemastus, Mitchell, Campbell,
Jones, Neuenberger, Hudson, Chastain, Kurzejewski, Williams, Carter, Gallagher,
Kemp, Praytor, Hassler, Pompa, Clifton, Hylton, Stacy, Graham.
La gara (giri
totali: 80)
Giro di lancio:
i telecronisti ridono per i fatti loro e parlano dei favoriti per la gara
(leggi: potenziale momento delle gufate). Dai discorsi che fa, pare che uno dei
telecronisti sia il fratello di un ex vincitore del campionato ARCA degli anni
’70.
VIA!- Avevo
parlato di sorpresa per chi seguiva la Indycar ai tempi d’oro della chicane
mobile venezuelana, ma non mi aspettavo una sorpresa così grande. Non appena esce la bandiera verde, Milka Duno si porta
in testa (e questo mi fa dubitare del valore di questa serie), con Townley
secondo e Gerhart terzo seguito da Jousse, Ergott e Mingus. Hessert si ritrova
con una gomma squarciata e rientra ai box.
9- Jousse si
ritira per la rottura del motore, la vettura prende fuoco: caution. Qualche
giro più tardi numerose vetture rientrano ai box. Il pit-stop collettivo è
abbastanza caotico, con vetture che rischiano il contatto e con l’omino con il
cartello rosso con scritto stop al posto del semaforo (anche questo mi porta
a dubitare della serietà della serie).
18- Williams,
Lemastus e Praytor non si sono fermati e quindi sono nelle prime tre; seguono
Gerhard e Townley, mentre Milka ha perso diverse posizioni restando attardata
nella corsia box. Gerhard risale ben presto in prima posizione
20- Apocalisse
Maya! F.Kimmel ha un contatto con una vettura, finisce in testacoda, centra la
Duno(?) e viene centrato da Charlson(?) e poi da altre vetture che
sopraggiungono: Kemp, Boston, Wallace, Armstrong, Hudson, Mitchell. Gerhart,
Townley, Lemastus, W. Kimmel e Prayton, sono tra i primi cinque.
26- Restart,
con Praytor che si porta in terza posizione alle spalle di Gerhart e Townley,
ma il verde dura poco: caution ancora una volta, da quello che vedo a causa di
detriti. I telecronisti ne approfittano per farsi altre risate per i fatti
loro. Si riparte al 32° giro e di lì a un paio di giri Praytor supera Townley
per la seconda posizione.
34- Viene
inquadrato un sacchetto di plastica che svolazza per la pista. Townley è di
nuovo secondo e ci resterà. I primi cinque sono quindi Gerhard, Townley,
Praytor, Ehrgott e Larson.
54- Ehrgott si
porta al terzo posto e Praytor perde successivamente un’altra posizione venendo
superato da Larson. Ne perderà altre in seguito.
74- Ci sono
problemi per Gerhard, costretto a rientrare ai box, Townley si porta in testa,
seguoti da Larson ed Ehrgott.
80- Townley
vince davanti a Larson, Ehrgott, Kimmel e Corr.
Il risultato
1 Jon Wes Townley 80
2 Kyle Larson 80
3 Ricky Ehrgott 80
4 Frank Kimmel 80
5 Sean Corr 80
6 Brennan Newberry 80
7 Mason Mingus 80
8 Mark Thompson 80
9 Matt Kurzejewski 80
10 Chad Boat 80
11 Michel Disdier 80
12 Tom Hessert 80
13 Mason Mitchell 80
14 Clay Campbell 80
15 Josh Williams 80
16 Bo Lemastus 80
17 Buster Graham 79
18 Donnie Neuenberger 79
19 Benny Chastain 79
20 Dexter Stacy 79
21 Spencer Gallagher 79
22 Thomas Praytor 78
23 Rick Clifton 78
24 Terry Jones 78
25 Ed Pompa 77
26 James Hylton 77
27 Roger Carter 76
28 Milka Duno 76
29 Bobby Gerhart 75
30 Chris Buescher 74
31 Justin Boston 41
32 Galen Hassler 39
33 Will Kimmel 26
34 Caleb Armstrong 20
35 Darrel Wallace 19
36 Brett Hudson 19
37 Steve Kemp 19
38 Drew Charlson 19
39 Grant Enfinger 12
40 Julian Jousse 9
mercoledì 7 marzo 2012
Indycar 2010: #14 Chicago
[REVIEW INDYCAR 2010]
Quattordicesimo appuntamento del campionato 2010: Peak Antifreeze and Motor Oil Indy 300
Chicagoland, nel weekend del 28 agosto. Si tratta di un ovale e la gara
prevede 200 giri.
È da notare come ci siano ben cinque donne in pista, il
che dovrebbe essere un record: Danica Patrick, Ana Beatriz, Sarah Fisher, Milka
Duno e Simona De Silvestro.
Griglia di
partenza: Briscoe, Franchitti, Power, Castroneves, Andretti, Rahal,
Wheldon, Mutoh, Hunter-Reay, Sato, Carpenter, Patrick, Kanaan, Lloyd, Dixon,
Viso, Scheckter, Matos, Tagliani, Baguette, Moraes, Beatriz, Wilson, Meira,
Fisher, Duno, De Silvestro, D.Hamilton, Howard.
Cronaca della gara
Briscoe mantiene la prima posizione, mentre Castroneves
che ha superato Power alla partenza si lancia all’inseguimento di Franchitti al
momento secondo. Anche Andretti, Wheldon, Kanaan e Hunter-Reay si inseriscono a
breve davanti a Power.
Al 5° giro c’è un incidente che coinvolge varie vetture:
Scheckter e Matos che finiscono a muro
sia Scheckter sia Matos vanno a sbattere contro al muro,
Lloyd viene coinvolto dopo un contatto con Matos e danneggia la vettura così
come è danneggiata la vettura di Meira. Entra ovviamente la pace-car. I primi
cinque sono al momento: Briscoe, Andretti, Franchitti, Castroneves e Wheldon.
Power al momento è in nona posizione.
Al 15° giro avviene il restart, dopo il quale Andretti è
molto vicino a Briscoe che però riesce a mantenere la prima posizione. Terzo c’è
Franchitti, seguito da Castroneves quasi avviancato, mentre subito dopo il
restart Carpenter è risalito in quinta posizione ma dopo alcuni giri verrà
nuovamente superato da Wheldon.
I primi cinque sono molto vicini, con Briscoe che
comunque, nonostante venga più volte affiancato da Andretti, riesce a mantenere
la leadership mentre in terza posizione si porta invece Wheldon intorno al 35°
giro.
Il primo giro di pit-stop avviene in regime di bandiera
verde intorno al 55-65° giro, dopo la prima sosta i primi dieci sono: Briscoe,
Andretti, Franchitti, Dixon, Kanaan, Power, Hunter-Reay, Carpenter, Rahal e
Viso. Wheldon è precipitato in 12^ posizione a causa di difficoltà nel
montaggio di una delle ruote posteriori, mentre Castroneves è 18°... ma sinceramente
non ho idea del perché.
Al 78° giro Ana Beatriz finisce contro al muro, entra la
pace-car e molte vetture rientrano ai box, dove peraltro Sato viene messo fuori
gioco da un tamponamento da parte del compagno di squadra Viso che si ritira a
sua volta. In pista le cose non vanno meglio: c’è un contatto infatti nelle
retrovie tra Meira, Muto e Tagliani.
Tra i piloti che non si sono fermati ai box c’è Sarah
Fisher, che si trova quindi in prima posizione e che, al restart (91° giro)
viene superata da Briscoe, ma conserva per diversi giri la seconda posizione mentre
seguono nelle posizioni successive Franchitti, Andretti e Power.
Power successivamente si porta in terza posizione davanti
ad Andretti e a Franchitti, con la Fisher che conserverà la seconda posizione
fino al 110° giro circa, quando verrà superata da Power e Andretti prima di
rientrare ai box qualche giro più tardi. In quarta e quinta posizione risalgono
poi Carpenter e Kanaan.
Briscoe si ferma per la seconda sosta al 137° giro e
anche altri piloti si fermano in quei giri, e dopo che le soste sono state
completate, a quasi tre quarti di gara, in testa c’è Wheldon seguito da
Hunter-Reay, Dixon e Andretti.
Power e Andretti superano Hunter-Reay ed entrambi
affiancano Wheldon, mentre dietro di loro Briscoe si porta in quarta posizione
davanti a Hunter-Reay.
Wheldon rimane in prima posizione davanti a Power e
Andretti, venendo però superando da entrambi mentre, al 159° giro, sta
doppiando Milka Duno!
Power e Andretti riescono a distanziare ben presto le
vetture che seguono, con Hunter-Reay che supera Wheldon per la terza posizione.
Al 170° giro Lloyd finisce in testacoda: pace-car in
pista... e tutti ai box. Franchitti recupera ben otto posizioni portandosi in
testa, seguono Power, Wheldon, Hunter-Reay, Briscoe, Patrick, Andretti, Kanaan,
Castroneves e Dixon nelle prime dieci posizioni. Il restart avviene a 23 giri
dal termine, con Wheldon che supera Power per la seconda posizione poco dopo,
mentre Andretti e Wilson recuperano diverse posizioni.
A otto giri dalla fine Briscoe sfiora il muro e perde
diverse posizioni.
Il colpo di scena, però, è che Power non ha abbastanza
benzina per arrivare in fondo ed è costretto a rientrare ai box per un’ultima sosta
a quattro giri dalla fine mentre si trovava in terza posizione. Risale quindi
al terzo posto Andretti.
I punti di distacco in classifica, tra Power e
Franchitti, adesso sono soltanto 24.
Il risultato
1 Dario
Franchitti 10 Honda
200
2 Dan
Wheldon 4 Honda 200
3 Marco
Andretti 26 Honda
200
4 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
200
5 Tony
Kanaan 11 Honda
200
6 Helio
Castroneves 3 Honda
200
7 Justin
Wilson 22 Honda
200
8 Scott
Dixon 9 Honda 200
9 Vitor
Meira 14 Honda
200
10 Graham
Rahal 02 Honda
200
11 Ryan
Briscoe 6 Honda 200
12 Bertrand
Baguette 34 Honda
200
13 Hideki
Mutoh 06 Honda
200
14 Danica
Patrick 7 Honda
200
15 Sarah
Fisher 67 Honda 199
16 Will
Power 12 Honda
199
17 Mario
Moraes 32 Honda
199
18 Davey
Hamilton 21 Honda
199
19 Milka
Duno 18 Honda
197
20 Ed Carpenter 20
Honda 179
21 Alex
Lloyd 19 Honda
162
22 Jay
Howard 66 Honda
161
23 Simona De
Silvestro 78 Honda 150
24 Ana Beatriz 24
Honda 88
25 Alex
Tagliani 77 Honda
85
26 Takuma
Sato 5
Honda 80
27 E.J. Viso 8
Honda 80
28 Tomas
Scheckter 36 Honda
4
29 Raphael
Matos 2
Honda 4
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Indycar anni 2010
martedì 6 marzo 2012
Indycar 2010: #12 Mid-Ohio
[REVIEW INDYCAR 2010]
8 agosto: Honda
Indy 200 Mid-Ohio.
Novità: pare che Milka Duno sia un’osservata speciale e
che rischi di non poter più gareggiare in Indycar dalla prossima stagione per
via delle sue prestazioni mai neanche lontanamente in linea con quelle degli
altri piloti.
Ci sono due debuttanti: JR Hildebrand e Francesco
Dracone.
Griglia di
partenza: Power, Franchitti, Sato, Hunter-Reay, Dixon, Castroneves,
Briscoe, Viso, Andretti, De Silvestro, Wilson, Mutoh, Wheldon, Tagliani,
Baguette, Moraes, Carroll, Hildebrand, Matos, Kanaan, Lloyd Patrick, Dracone,
Meira, Rahal, Howard, Duno. Numero di
giri: 85.
Power mantiene la testa della gara mentre Sato sorpassa
Franchitti per la seconda posizione. Nelle retroie Kanaan finisce sull’erba ma
riesce a ripartire. Franchitti torna comunque secondo al 4° giro, mentre
seguono, alle spalle di Sato, Dixon, Castroneves, e Hunter-Reay.
Al 24° giro Wilson tampona Viso mandandolo in testacoda:
entra la pace-car e varie vetture rientrano ai box. Si porta in testa Tagliani
davanti a Kanaan che si erano fermati per la prima sosta già da diversi giri
(Kanaan all’11°, Tagliani solo al 22° giro), seguono dalla terza posizione in
poi Franchitti, Power, Briscoe, Castroneves, De Silvestro, Andretti, Wheldon e
Dixon. Per alcuni piloti ci sono stati problemi ai box, Sato è uno di questi e
si ritrova in 11^ posizione... ma al 29° giro finisce fuori pista e va a
sbattere contro le barriere: entra la pace-car per la seconda volta, stavolta
nessuno rientra per il pit-stop.
La gara riparte al 33° giro, quando i primi dieci sono esattamente
gli stessi di prima, con l’eccezione che adesso Castroneves è davanti a
Briscoe.
Al 35° giro Howard finisce fuori pista ed entra di nuovo
la pace-car, con restart al 38° giro: Tagliani e Kanaan proseguono entrambi e,
almeno tra le prime posizioni, non ci sono significativi cambiamenti. Kanaan
sarà comunque, in seguito, il primo pilota a fermarsi.
I piloti che si erano fermati durante la neutralizzazione
della pace-car e Tagliani proseguono invece fino al 55-60° giro. Nel frattempo
c’è qualche sorpresa: la Duno continua a intralciare, stavolta Franchitti perde
tempo dietro di lei, al 60° giro Rahal finisce fuori pista e va a sbattere, ma
riesce a ripartire, mentre al 63° giro la pace-car entra in pista a causa di un
testacoda di Dracone, la gara riparte al 67° giro con Dixon che supera
immediatamente la De Silvestro portandosi al sesto posto dietro a Franchitti,
Power, Castroneves, Tagliani e Briscoe. Completano la top-ten Andretti, Matos e
Baguette. Al 68° giro Dracone finisce in testacoda di nuovo ed entra di nuovo
la pace-car! Il restart avviene due giri dopo ed è piuttosto tranquillo, così
come non ci saranno colpi di scena eccessivi nei giri che seguiranno, fino alla
fine.
Il risultato
1 Dario
Franchitti 10 Honda
85
2 Will Power 12
Honda 85
3 Helio
Castroneves 3 Honda
85
4 Alex
Tagliani 77 Honda
85
5 Scott
Dixon 9 Honda
85
6 Ryan
Briscoe 6 Honda
85
7 Raphael
Matos 2 Honda
85
8 Simona De
Silvestro 78 Honda
85
9 Marco Andretti 26
Honda 85
10 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
85
11 Bertrand
Baguette 36 Honda
85
12 Mario
Moraes 32 Honda
85
13 Alex Lloyd 19
Honda 85
14 Dan
Wheldon 4 Honda
85
15 Vitor
Meira 14 Honda
85
16 JR
Hildebrand 24 Honda
85
17 Tony
Kanaan 11 Honda
85
18 Hideki
Mutoh 06 Honda
85
19 Adam
Carroll 27 Honda
85
20 Graham
Rahal 02 Honda
85
21 Danica
Patrick 7 Honda 85
22 Francesco
Dracone 34 Honda
82
23 Milka
Duno 18 Honda
81
24 Jay
Howard 66 Honda
38
25 Takuma
Sato 5
Honda 28
26 E.J. Viso 8
Honda 22
27 Justin
Wilson 22 Honda
22
domenica 4 marzo 2012
Indycar 2010: #8 Iowa Corn
[REVIEW INDYCAR 2010]
20 giugno: Iowa
Corn 250, ottavo appuntamento della stagione 2010.
Griglia di
partenza: Power, Dixon, Andretti, Castroneves, Franchitti, Tagliani, Sato,
Briscoe, Patrick, Wheldon, Wilson, Hunter-Reay, Meira, Lloyd, Kanaan, Moraes,
Rahal, Fisher, Viso, De Silvestro, Matos, Baguette, Romancini, Mutoh, Duno.
Cronaca della gara
Fin dal primo giro a causa di un incidente tra Wilson e
Moraes entra la pace-car che rimane in pista per 12 giri. Dopo il restart i
primi cinque sono Power, Dixon, Andretti, Franchitti e Castroneves.
Al 16° giro Andretti supera Dixon per la seconda
posizione e si lancia all’inseguimento di Power al quale è molto vicino lmeno
finché al 21° giro Andretti ha delle difficoltà nel doppiaggio di Milka Duno
con la quale sfiora l’incidente e viene superato da Dixon e ora è terzo davanti
a Franchitti, Castroneves, Sato, Wheldon, Kanaan, Hunter-Reay, Briscoe. Poco
dopo il 30° giro la Duno viene doppiata per la seconda volta (di lì a poco le
sarà esposta bandiera nera perché è troppo lenta). Non è chiaro se abbia
rappentato qualcuno, ma il dato di fatto è che al 35° giro Andretti si porta in
testa dopo avere superato Dixon e Power.
Quest’ultimo, dopo avere perso posizioni, ha
successivamente un incidente con Baguette che provoca il secondo ingresso della
pace-car dopo circa 50 giri, Power riesce comunque a proseguire, mentre
Franchitti si era portato in testa davanti a Dixon e Castroneves, con Andretti
soltanto quarto davanti a Kanaan, Sato e Hunter-Reay.
Dietro la pace-car Rahal e Lloyd proseguono mentre gli
atri piloti rientrano, Franchitti esce in terza posizione alle spalle di Lloyd
(che dovrà scontare un drive through di lì a poco), seguito da Kanaan, Dixon,
Hunter-Reay, Castroneves, Sato (che poco dopo supererà il brasiliano) e
Andretti. Rahal viene successivamente superato da Franchitti e Dixon a 66° giro
e perderà altre posizioni nei giri seguenti. Dixon supera poi Franchitti
portandosi in prima posizione al 72° giro. Franchitti torna in testa all’86°
giro sfruttando un’indecisione di Dixon nel doppiaggio della De Silvestro.
Al 96° giro Sarah Fisher finisce a muro ed entra di nuovo
la pace-car: Franchitti, Dixon, Kanaan, Hunter-Reay e Andretti sono i primi
cinque dopo i pit-stop che avvengono nei giri successivi. Il restart avviene al
113° giro e dà vita a un acceso duello per la leadership tra Franchitti e
Dixon, che si superano a vicenda più di una volta finché al 116° giro Dixon,
che era secondo, non viene superato anche da Kanaan e Hunter-Reay ritrovandosi
al quarto posto.
Kanaan riesce a superare Franchitti al 120° giro e
Franchitti gli rimane negli scarichi piuttosto a lungo, mentre Dixon risale in
terza posizione davanti a Hunter-Reay e Sato (le cui posizioni si invertiranno
dopo il sorpasso del giapponese su Hunter-Reay al 167° giro), Castroneves,
Viso, Power, Briscoe e Meira a completare i primi dieci.
Al 178° giro Sato finisce a
muro: di nuovo pace-car, con i pit-stop che sconvolgono almeno in parte le
posizioni, dato che Franchitti torna in testa grazie a una sosta più veloce,
seguito da Castroneves, Kanaan, Viso, Power, Dixon, Briscoe e Hunter-Reay, con
quest’ultimo che però, dopo il restart, deve scontare un drive-through per un
contatto di cui si è reso protagonista in precedenza.
Mancano una quarantina di giri alla fine quando
Franchitti, che era ancora in testa, inizia a rallentare per un problema alla
vettura, passa quindi in testa Castroneves. Il brasiliano verrà però superato
dal connazionale Kanaan a 11 giri dal termine: sarà Kanaan a vincere davanti a
Castroneves, con Viso, Briscoe, Power, Dixon e Meira unici altri piloti giunti
al traguardo a pieni giri.
Il risultato
1 Tony
Kanaan 11 Honda
250
2 Helio
Castroneves 3 Honda 250
3 E.J. Viso 8
Honda 250
4 Ryan
Briscoe 6 Honda
250
5 Will Power 12
Honda 250
6 Scott
Dixon 9 Honda
250
7 Vitor
Meira 14 Honda
250
8 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
249
9 Graham
Rahal 24 Honda 249
10 Danica
Patrick 7 Honda
249
11 Dan
Wheldon 4 Honda
249
12 Alex
Tagliani 77 Honda
248
13 Alex Lloyd 19
Honda 248
14 Raphael
Matos 2 Honda
247
15 Marco Andretti 26
Honda 244
16 Mario
Romancini 34 Honda
244
17 Bertrand Baguette 36
Honda 237
18 Dario Franchitti 10
Honda 212
19 Takuma
Sato 5
Honda 177
20 Hideki
Mutoh 06 Honda
131
21 Simona De
Silvestro 78 Honda
128
22 Sarah
Fisher 67 Honda
92
23 Milka
Duno 18 Honda
31
24 Justin
Wilson 22 Honda
0
25 Mario Moraes 32
Honda 0
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Indycar anni 2010
venerdì 2 marzo 2012
Indycar 2010: #5 Kansas
[REVIEW INDYCAR 2010]
1 Maggio 2010, Roadrunner
Turbo Indy 300 at Kansas: quinto appuntamento stagionale, il primo di
questi a svolgersi su un ovale.
Per la prima volta nella storia della Indycar sono in
gara ben quattro donne: le statunitensi Danica Patrick e Sarah Fisher, la
venezuelana Milka Duno e la svizzera Simona De Silvestro.
Griglia di
partenza: Briscoe, Dixon, Franchitti, Mutoh, Tagliani, Meira, Power, Castroneves,
Patrick, Conway, Sato, Moraes, Matos, Fischer, Kanaan, Viso, M. Andretti, De Silvestro,
Baguette, Wilson, Howard, Hunter-Reay, Lloyd, Duno, Wheldon, J. Andretti,
Romancini.
Numero di giri: 200.
Cronaca della gara
Briscoe mantiene la prima posizione davanti a Dixon e
Franchitti, mentre Castroneves recupera immediatamente alcune posizioni
portandosi al quarto posto davanti a Mutoh che sarà successivamente superato da
Meira, che qualche giro più tardi si inserirà in quarta posizione davanti a
Meira, dopodiché Franchitti supererà Dixon per la seconda posizione.
Intorno al 20° giro Dixon riprende il secondo posto e si
lancia all’inseguimento di Briscoe al quale si avvicina molto e che supererà
dopo una decina di giri.
Il primo giro di pit-stop avviene intorno al 50-60° giro,
con Dixon che conserva la prima posizione davanti a Franchitti, Briscoe,
Castroneves, Meira, Kanaan, Hunter-Reay, Tagliani, Moraes, Mutoh a completare i
primi dieci.
Al 72° giro Viso
finisce a muro mentre tentava di superare Matos ed entra la pace-car, con varie
vetture che approfittano dell’incidente per rientrare ai box una seconda volta,
uscendo dalla pit-lane Milka Duno (che successivamente si ritirerà
nell’anonimato) va a sbattere contro la vettura di Sato. Briscoe è successivamente
costretto a fermarsi per una seconda sosta.
Dixon, Franchitti, Castroneves, Kanaan e Hunter-Reay sono
i primi cinque quando la gara si appresta a riprendere, al restart (84° giro)
le posizioni tra loro rimangono invariate.
Bilancio di metà gara: i primi cinque sono sempre gli
stessi, mentre dalla sesta fino alla sedicesima posizione – Tagliani, Meira,
Mutoh, J.Andretti, Moraes, Briscoe, Sato, Power, M.Andretti, Conway, Matos –
sono tutti a pieni giri. La prima dei doppiati è Danica Patrick, che è stata
doppiata poco prima dell’ingresso della pace-car e anche Sarah Fisher e Wheldon
sono doppiati di un giro, a due giri dal leader ci sono invece De Silvestro,
Wilson, Romancini, Lloyd, Baguette e a quattro giri Howard.
Al 106° giro Marco Andretti è il primo pilota a fermarsi
nuovamente ai box, mentre la Patrick si ferma qualche giro più tardi. La
maggior parte dei piloti rientrano in regime di safety-car quando questa entra
in pista a 81 giri dal termine a causa di detriti presenti in pista.
Dodici vetture soltanto sono a pieni giri quando la gara
riprende a 71 giri dal termine: Dixon, Franchitti, Kanaan, Mutoh, Castroneves,
Tagliani, Hunter-Reay, Briscoe, J.Andretti, Sato, Meira e Moraes.
Sato successivamente rimonta diverse posizioni portandosi
al sesto posto, il che è sorprendente considerando che si tratta della sua
prima gara su un ovale, in lotta con Castroneves (7°) a 50 giri dal termine,
mentre i primi tre sono Dixon, Franchitti e Kanaan. Castroneves supera
successivamente Sato e a una quarantina di giri dal termine si porta in quinta
posizione alle spalle di Mutoh quando Briscoe rientra ai box. Successivamente anche
gli altri piloti di testa si fermeranno per un’ulteriore sosta, mentre a 22
giri dal termine torna in pista la pace-car a causa di Howard che finisce a
muro.
I primi dieci in questo momento sono Dixon, Castroneves,
Franchitti, Kanaan, Mutoh, Sato, Hunter-Reay, Briscoe, Tagliani e J. Andretti.
Il restart avviene a 14 giri dalla fine con un incidente
tra Mutoh e Sato che provoca il ritiro di entrambi e un nuovo ingresso della
pace-car. Hunter-Reay risale in quinta posizione, grazie al ritiro dei due
giapponesi, davanti a Briscoe, Tagliani e Moraes.
La gara riparte quando mancano soltanto sei giri, Dixon
mantiene la prima posizione mentre Castroneves e Franchitti sono in lotta per
la seconda posizione, con Franchitti che supera il brasiliano a quattro giri
dal termine. Due giri più tardi Castroneves viene superato anche da Kanaan, che
si era avvicinato notevolmente e che conquista così la terza posizione.
Castroneves si classifica quarto davanti a Hunter-Reay.
Risultato
1 Scott
Dixon 9 Honda 200
2 Dario
Franchitti 10 Honda
200
3 Tony
Kanaan 11 Honda
200
4 Helio
Castroneves 3 Honda
200
5 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda 200
6 Ryan
Briscoe 6 Honda
200
7 Mario
Moraes 32 Honda
199
8 Alex
Tagliani 77 Honda
199
9 John
Andretti 43 Honda
199
10 Vitor
Meira 14 Honda
199
11 Danica Patrick 7
Honda 198
12 Will
Power 12 Honda
198
13 Marco
Andretti 26 Honda
198
14 Mike
Conway 24 Honda
198
15 Dan
Wheldon 4 Honda
198
16 Raphael
Matos 2 Honda
198
17 Sarah
Fisher 67 Honda
198
18 Justin Wilson 22
Honda 197
19 Alex
Lloyd 19 Honda
197
20 Bertrand
Baguette 36 Honda
197
21 Simona De
Silvestro 78 Honda
197
22 Mario
Romancini 34 Honda
196
23 Hideki
Mutoh 06 Honda
186
24 Takuma Sato 5
Honda 186
25 Jay
Howard 66 Honda
172
26 Milka
Duno 18 Honda
84
27 E.J. Viso 8
Honda 71
Indycar 2010: #3 Alabama
[REVIEW INDYCAR 2010]
Gran Premio d’Alabama:
terzo appuntamento del campionato di Indycar 2010, nel weekend dell’11 aprile.
La gara si svolge su un circuito stradale e prevede un totale di 90 giri.
Rispetto ai due gran premi precedenti stavolta ci sono 25
piloti, con il debutto di Bertrand Baguette.
All’inizio del collegamento una notizia utile alla
comprensione della gara viene rivelata dai telecronisti di TSN2: la P.R. di
Mike Conway è fidanzata con Will Power.
Griglia di
partenza
1 Will Power Honda
12 118.057 mph
2 Mike
Conway Honda 24
117.197 mph
3 Helio
Castroneves Honda 3
117.186 mph
4 Marco
Andretti Honda 26
116.505 mph
5 Scott
Dixon Honda 9
116.038 mph
6 Takuma
Sato Honda 5
115.904 mph
7 Dario
Franchitti Honda 10
117.229 mph
8 Tony
Kanaan Honda 11
117.131 mph
9 Ryan
Briscoe Honda 6
117.015 mph
10 E.J. Viso Honda
8 116.989 mph
11 Justin
Wilson Honda 22
116.989 mph
12 Mario
Moraes Honda 32
115.769 mph
13 Simona De
Silvestro Honda 78
116.577 mph
14 Ryan
Hunter-Reay Honda 37
117.040 mph
15 Graham
Rahal Honda 67
116.375 mph
16 Alex
Lloyd Honda 19
116.698 mph
17 Hideki
Mutoh Honda 06
116.153 mph
18 Raphael
Matos Honda 2
116.537 mph
19 Danica
Patrick Honda 7
115.749 mph
20 Vitor
Meira Honda 14
116.399 mph
21 Alex
Tagliani Honda 77
115.696 mph
22 Mario
Romancini Honda 34
115.639 mph
23 Dan
Wheldon Honda 4
115.627 mph
24 Milka
Duno Honda 18
110.191 mph
25 Bertrand
Baguette Honda 36
115.032 mph
Cronaca della gara
La partenza è regolare, Will Power (vincitore dei primi
due gran premi stagionali) è primo seguito da Conway, Castroneves, Andretti,
Dixon, Franchitti, Sato, Kanaan, Wilson, Briscoe...
Intorno al 10° giro alcuni piloti (di cui solo Kanaan tra
quelli della top-ten) si fermano ai box per la prima sosta. Power e Conway
rientrano ai box, così come diversi altri piloti, pochi giri più tardi quando
c’è la pace-car in pista a causa della vettura rimasta ferma di Sato.
Vari piloti proseguono e Castroneves si porta in prima
posizione davanti ad Andretti, Dixon, Franchitti, De Silvestro, Lloyd, Matos,
Meira, Patrick, Kanaan, Wheldon, Tagliani, Romancini, con Power e Conway
soltanto 14° e 15°.
La gara riparte al 16° giro e dopo poche curve Andretti
conquista la prima posizione con un sorpasso su Castroneves.
Il leader rientra ai box al 30° giro e intorno a un terzo
di gara i piloti che avevano proseguito si fermano a loro volta: visto il gap
che avevano nei confronti dei piloti che li seguivano Andretti, Castroneves e
Dixon riescono a rimanere davanti a Kanaan, che si era fermato prima
dell’ingresso della pace-car e adesso è in quarta posizione.
Kanaan viene successivamente superato da Power e da
Franchitti. Si fermerà ai box al 40° giro, intorno al quale si fermano anche i
piloti che avevano anticipato la prima sosta intorno al 10° giro. Power rientra
invece al 42° giro così come Conway. Quest’ultimo torna in pista davanti a
Meira che tenta di strappargli la posizione ma senza risultato. Franchitti
frattanto è risalito in quarta posizione. Power è sesto alle spalle della De
Silvestro.
A metà gara Wheldon e Tagliani doppiano pressoché
contemporaneamente Milka Duno, uno da un lato e uno dall’altro, subito dopo
sopraggiunge Matos che effettua a sua volta il doppiaggio: questo momento serve
a ricordare al mondo dell’esistenza di Milka. Subito dopo i telecronisti
accolgono con un urlo Mutoh che finisce con due ruote sull’erba.
Intorno al 50° giro Castroneves inizia a farsi molto
vicino ad Andretti. Nel frattempo Dixon è ancora terzo, Franchitti quarto,
mentre Power è quinto dopo avere superato la De Silvestro, con Kanaan in
settima posizione davanti a Conway. Nel frattempo Wilson è piuttosto scatenato
in decima posizione alle spalle di Briscoe.
Andretti si ferma ai box al 57° giro, mentre tre giri più
tardi rientra Franchitti, Dixon rientra al 61° e Castroneves al 62°. Il
brasiliano torna in pista alle spalle di Andretti e davanti a Dixon. Dopo
essersi fermato, Power tornerà in pista quinto dietro a Franchitti.
Al 63° giro Wilson, che si trovava alle spalle di Conway
già da qualche giro, riesce finalmente a superarlo. Intanto la Duno viene
inquadrata mentre vaga per i prati. Qualche giro più tardi Lloyd finisce in
testacoda dopo una collisione con Danica Patrick e per poco non viene centrato
da Sato che sopraggiunge (era tornato in pista con oltre venti giri di
ritardo).
Andretti, che difficilmente sarebbe riuscito a completare
la gara senza fermarsi di nuovo a meno che non avesse potuto risparmiare
carburante grazie a una bandiera gialla che non c’è stata, effettua un ultimo
pit-stop a otto giri dal termine: adesso in testa c’è Castroneves davanti a
Dixon, Franchitti e Power, mentre Andretti è torna in pista in quinta posizione
davanti a Briscoe, Wilson, Kanaan, Conway e Tagliani.
A cinque giri dalla fine Simona De Silvestro finisce in
testacoda venendo schivata dalle vetture che sopraggiungono. Entra quindi in
pista la pace-car e soltanto gli ultimi due giri verranno disputati con
bandiera verde. Questo non cambierà però le posizioni e al termine del 90° giro
Castroneves conquisterà la vittoria (e celebrerà arrampicandosi per una rete).
Risultato
1 Helio
Castroneves 3 Honda
90
2 Scott
Dixon 9 Honda
90
3 Dario
Franchitti 10 Honda
90
4 Will Power
12 Honda 90
5 Marco
Andretti 26 Honda
90
6 Ryan
Briscoe 6 Honda
90
7 Justin
Wilson 22 Honda
90
8 Tony
Kanaan 11 Honda
90
9 Mike
Conway 24 Honda
90
10 Alex
Tagliani 77 Honda
90
11 Dan
Wheldon 4 Honda
90
12 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
90
13 Mario
Moraes 32 Honda
90
14 Raphael
Matos 2 Honda
89
15 Hideki
Mutoh 06 Honda
89
16 E.J. Viso 8 Honda
89
17 Graham
Rahal 67 Honda
89
18 Vitor
Meira 14 Honda
89
19 Danica
Patrick 7 Honda
89
20 Bertrand
Baguette 36 Honda
89
21 Simona De
Silvestro 78 Honda
89
22 Mario
Romancini 34 Honda
89
23 Alex
Lloyd 19 Honda
89
24 Milka
Duno 18 Honda
86
25 Takuma
Sato 5
Honda 68
Etichette:
#Helio Castroneves INDY,
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Indycar anni 2010
giovedì 1 marzo 2012
Indycar 2010: #2 St. Petersburg
[REVIEW INDYCAR 2010]
St. Petersburg:
secondo appuntamento della stagione 2010, la gara è programmata per il 28 marzo
ma a causa della forte pioggia è rimandata al 29, in cui il cielo è coperto e
la pista ancora bagnata, ma non piove.
Griglia di
partenza: Power, Kanaan, Dixon, Wilson, Castroneves, Andretti, Hunter-Reay,
Tagliani, Viso, Conway, Sato, Mutoh, Franchitti, De Silvestro, Wheldon, Rahal,
Meira, Romancini, Briscoe, Moraes, Patrick, Lloyd, Matos, Duno. Numero di giri: 100.
Cronaca della gara
Milka Duno, che tra parentesi si era qualificata con un
tempo sull’1’08’’ mentre gli altri erano sull’1’02’’ o 1’03’’, finisce in
testacoda durante il giro di formazione.
Al via le posizioni rimangono invariate tra i primi
eccetto quella di Andretti, che supera diverse vetture, mentre più indietro
Franchitti finisce in testacoda e lo stesso succede a Conway, provocando l’ingresso
della pace-car. Al 3° giro dietro la pace-car non solo Franchitti e Conway
rientrano ai box, ma anche Matos, che era partito tra le ultime posizioni.
Il restart è alla fine del terzo giro, Power mantiene la
prima posizione mentre poco dopo Dixon viene superato da Andretti che si porta
in seconda posizione e che al 5° giro supera Power per il primo posto,
portandosi in testa. Power perderà successivamente altre posizioni, mentre
Andretti sarà superato da Dixon al 6° giro e anche da Castroneves all’8°. I primi
cinque dopo 10 giri di gara sono quindi Dixon, Castroneves, Andretti, Power, Kanaan.
Al 13° giro Briscoe si ferma ai box per la prima sosta,
con un certo anticipo nei confronti degli altri piloti: per il momento è l’unico
a fermarsi.
Power supera Andretti per la terza posizione al 18° giro,
un giro più tardi supera anche Castroneves portandosi al secondo posto e ben
presto si avvicina al leader, successivamente Kanaan verrà superato da Wilson che
si porterà al quinto posto.
A un quarto di gara Sato va a sbattere contro le barriere,
facendo entrare la pace-car per la seconda volta: vari piloti che non si erano
fermati (tra quelli delle prime posizioni tutti) effettuano adesso la prima
sosta. Si ritrova così in testa Meira davanti a Matos, Franchitti, Briscoe,
Tagliani, Mutoh, Moraes...
La ripartenza, al 32° giro, è piuttosto tranquilla, mentre
un giro più tardi in un contatto tra Moraes e Dixon quest’ultimo danneggia l’ala
anteriore, rientrando ai box per sostituirla. Anche Kanaan e Andretti sono ai
box, rispettivamente per una rottura dell’ala anteriore e per una foratura.
Al 35° giro Meira si ferma ai box lasciando la leadership
a Matos, che rientra tre giri più tardi, il nuovo leader è Franchitti, che
rientrerà ai box al 41° giro e a quel punto passerà in testa Briscoe, mentre in
seconda e terza posizione ci sono Mutoh e Castroneves in lotta tra loro per il
secondo posto.
In quarta posizione c’è invece Power, davanti a Tagliani,
Wilson, Conway, Hunter-Reay, Rahal e Viso.
Al 47° giro Wheldon tampona a vettura di Moraes che sta
rallentando, e vi è un nuovo ingresso della pace-car. Alcune vetture, tra cui
quella di Briscoe e di Castroneves, rientrano ai box, mentre altri rimangono in
pista.
La gara riprende a 47 giri dal termine, con le seguenti
posizioni: Power, Wilson, Viso, De Silvestro, Patrick, Franchitti, Meira,
Dixon, Matos, Kanaan, Romancini, Briscoe, Castroneves, Mutoh, Hunter-Reay,
Tagliani, Conway, Rahal, Andretti.
Un giro più tardi Franchitti si ferma ai box, mentre
successivamente Dixon recupera diverse posizioni e a quaranta giri dal termine
è quarto alle spalle di Viso, che si fermerà ai box a 36 giri dalla fine. Subito
dopo c’è un incidente tra Conway e Matos(?), con la vettura di Conway che
finisce contro le barriere. Entra la pace-car per la quarta volta: diverse
vetture vanno ai box ed è notevole come grazie a soste più veloci Briscoe abbia
recuperato ben quattro posizioni e Tagliani addirittura sette.
Vari piloti invece proseguono, tra cui Meira che risale
in testa davanti a Viso (che si era fermato poco prima della bandiera gialla)
mentre terzo c’è Power davanti a Wilson, Briscoe, Dixon, Castroneves, Tagliani,
Patrick e De Silvestro. Le posizioni tra i primi non cambiano quando la gara
riparte, a trenta giri dal termine. Due giri più tardi Meira si ferma ai box,
con Viso che risale in prima posizione... ma il colpo di scena è dietro l’angolo:
inizia immediatamente a rallentare e viene superato da tutte le altre vetture! Non
è finita lì, in ogni caso, dato che un contatto tra Rahal e la De Silvestro (con
i due che vengono evitati da Hunter-Reay che sopraggiungeva) manda quest’ultima
in testacoda, la vettura rimane ferma ed entra la pace-car è per la quinta
volta, mentre frattanto Dixon è finito a muro. I primi dieci sono a questo
punto Power, Wilson, Briscoe, Castroneves, Tagliani, Patrick, Matos, Rahal,
Kanaan e Franchitti.
Il restart avviene quando mancano 22 giri al termine con
le posizioni che rimangono pressoché invariate, nella top-ten non cambia niente
per i successivi dodici giri quando Franchitti supererà Kanaan. Effettuerà poi altri
sorpassi, uno dopo l’altro, nei confronti di Rahal (93° giro), Matos (94°),
Patrick (96°) e supererà anche Tagliani al 98° giro, risalendo in quinta
posizione, dietro a Power, Wilson, Briscoe e Castroneves, le cui posizioni sono
rimaste invariate nell’ultima parte di gara.
Il risultato
1 Will Power 12
Honda 100
2 Justin
Wilson 22 Honda
100
3 Ryan
Briscoe 6 Honda
100
4 Helio
Castroneves 3 Honda
100
5 Dario Franchitti 10
Honda 100
6 Alex
Tagliani 77 Honda
100
7 Danica
Patrick 7 Honda
100
8 Raphael
Matos 2 Honda
100
9 Graham Rahal 67
Honda 100
10 Tony
Kanaan 11 Honda
100
11 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
100
12 Marco
Andretti 26 Honda
100
13 Mario Romancini 34
Honda 100
14 Hideki
Mutoh 06 Honda
100
15 Vitor
Meira 14 Honda 100
16 Simona De
Silvestro 78 Honda
99
17 E.J. Viso 8
Honda 97
18 Scott
Dixon 9 Honda
73
19 Mike
Conway 24 Honda
64
20 Dan
Wheldon 4 Honda
46
21 Mario Moraes 32
Honda 45
22 Takuma
Sato 5
Honda 24
23 Alex
Lloyd 19 Honda
14
24 Milka
Duno 18 Honda
7
Indycar 2010: #1 Sao Paulo
[REVIEW INDYCAR 2010]
Indy Sao Paulo
300: primo appuntamento della stagione 2010 di Indycar, svolto nel
weekend del 14 marzo, dove tra l’altro tra i debuttanti è da segnalare Takuma
Sato, pilota di Formula 1 tra il 2002 e il 2008.
Griglia di
partenza: Franchitti, Tagliani, Wilson, Hunter-Reay, Power, Kanaan, Dixon,
Briscoe, Castroneves, Sato, De Silvestro, Matos, Patrick, Mutoh, Lloyd, Meira,
Viso, Wheldon, Conway, Romancini, Andretti, Beatriz, Moraes, Duno. Numero di giri: 75.
Cronaca della gara
A causa di uno scroscio di pioggia la partenza viene
ritardata di 10 minuti rispetto all’orario previsto.
L’inizio – in cui tra l’altro Hunter-Reay supera Wilson
per la terza posizione e si porta alle spalle di Franchitti e Tagliani – è
subito caotico, con varie collisioni: il debuttante Sato innesca una collisione
che coinvolge diverse vetture a centro dello schieramento tra cui Castroneves e
Dixon, mentre Moraes tampona Andretti, la vettura si solleva e finisce al di
sopra di quella di Andretti.
Diversi piloti, con le vetture rimaste
danneggiate, nel frattempo si fermano ai box e quando la gara si appresta a
ripartire i primi dieci sono Franchitti, Tagliani, Hunter-Reay, Kanaan, Matos,
Mutoh, Meira, Wheldon, Viso e Patrick.
La gara riparte quando inizia il 9° giro e le posizioni
dei primi rimangono invariate, la top-5 fino al soprasso di Wheldon su Matos al
15° giro per il quinto posto e la top-3 resta invariata per qualche ulteriore
giro, quando Hunter-Reay supera Tagliani risalendo in seconda posizione.
Al 22° giro Milka Duno va a sbattere ed entra di nuovo la
pace-car; tutti i piloti, con l’eccezione della debuttante Simona De Silvestro,
rientrano ai box. Ciò significa che Simona guadagna la leadership nella sua
prima gara in Indycar. Dietro di lei Franchitti, Hunter-Reay, Kanaan, Tagliani,
Wheldon, Matos, Briscoe, Dixon e Power completano la top-ten.
Al 27° giro la gara riprende con Simona che mantiene la
leadership, distanziando Franchitti che si trova in seconda posizione; quest’ultimo
viene superato da Hunter-Reay prima che sia completato il primo giro dopo il
restart. Al 28° giro Hunter-Reay supera la De Silvestro e prende la testa della
gara, riuscendo a distanziare fin da subito di parecchio i piloti che lo
seguono.
Al 29° giro c’è una collisione tra Wheldon, Tagliani e
Kanaan che manda in testacoda Kanaan e che successivamente costringerà Tagliani
al ritiro, mentre più indietro anche Mutoh si ritira a causa di una collisione
e davanti Franchitti supera la De Silvestro portandosi in seconda posizione.
Frattanto la pioggia ha ripreso a cadere con una certa
insistenza e diverse vetture rientrano ai box per un cambio gomme. A causa
della forte pioggia diverse vetture finiscono in aquaplaning, tra queste Danica
Patrick danneggia l’ala anteriore andando a sbattere in una via di fuga e successivamente
Alex Lloyd finisce contro un muro provocando l’ingresso della pace-car che
rimane in pista per diversi giri e dietro alla quale Hunter-Reay è in testa
davanti a Power, Franchitti, Dixon e Conway. Dal momento che la pioggia
incrementa ulteriormente viene esposta bandiera rossa dopo che 36 giri sono
stati completati e, dal momento che vi è un limite di durata massima di due
ore, dal momento che la ripartenza avviene dopo oltre mezz’ora dalla
sospensione (quando ha smesso di piovere, ma la pista è ancora in parte
bagnata, tanto che alcuni piloti partono con gomme da pioggia e altri con gomme
da asciutto) mancano circa tre quarti d’ora alla scadenza del tempo. La gara,
originariamente prevista per 75 giri, durerà quindi presumibilmente di meno.
Dal momento che dietro la pace-car prima del restart
alcuni piloti si sono fermati per montare gomme da asciutto, adesso è leader
Franchitti che invece non si è fermato, seguito da Dixon, Conway, Wilson e Viso
nelle prime cinque posizioni. Non appena viene esposta la bandiera verde
Franchitti permane in testa, mentre Castroneves supera Viso per la quinta
posizione.
Avere montato gomme d’asciutto dietro alla pace-car si
rivela una strategia vincente, in quanto Hunter-Reay si ritrova in testa dopo
il 41-42° giro quando i piloti che si trovavano nelle prime posizioni sono
costretti a fermarsi per montare gomme da asciutto.
Alle spalle di Hunter-Reay ci sono Power e Matos in lotta
per la seconda posizione e, grazie a un errore di Power, Matos e Briscoe lo
superano, con Briscoe che al 45° giro supererà anche Matos; Power è quarto
davanti a Meira. Al 48° giro Power supera Matos e si porta in terza posizione,
mentre nelle retrovie Romancini finisce a umuro, ma riesce a raggiungere i box
senza problemi.
Al 50° giro Briscoe supera Hunter-Reay e si porta in
testa alla gara, venendo però subito dopo superato da Hunter-Reay che torna in
prima posizione. Un giro più tardi Briscoe torna nuovamente in testa, mentre
alle spalle di Hunter-Reay si avvicina anche Power; ma al 54° giro Briscoe va a
sbattere nelle barriere ed entra di nuovo in pista la pace-car.
La gara riprende al 56° giro quando mancano circa sei
minuti e mezzo. Hunter-Reay mantiene la prima posizione davanti a Power, Matos
e Meira, con quest’ultimo che supera Matos al 58° giro portandosi in terza
posizione.
Subito dopo Power sorpassa Hunter-Reay e si porta in
prima posizione quando mancano circa tre minuti alla scadenza del tempo, che
termina nel corso del 61° giro.
Power rimane in testa fino alla fine, con Hunter-Reay che
si classifica secondo davanti a Matos, Meira e Wheldon, che tiene dietro di sé
un lungo trenino di vetture nello spazio di pochi secondi.
Il risultato
1 Will Power 12
Honda 61
2 Ryan
Hunter-Reay 37 Honda
61
3 Vitor
Meira 14 Honda
61
4 Raphael
Matos 2 Honda
61
5 Dan
Wheldon 4 Honda
61
6 Scott
Dixon 9 Honda
61
7 Dario
Franchitti 10 Honda
61
8 Mike
Conway 24 Honda 61
9 Helio
Castroneves 3 Honda
61
10 Tony
Kanaan 11 Honda
61
11 Justin
Wilson 22 Honda
61
12 E.J. Viso 8
Honda 61
13 Ana Beatriz 23
Honda 61
14 Ryan
Briscoe 6 Honda
61
15 Danica
Patrick 7 Honda
60
16 Simona De
Silvestro 78 Honda
58
17 Mario Romancini 34
Honda 46
18 Alex
Lloyd 19 Honda
30
19 Alex
Tagliani 77 Honda
28
20 Hideki
Mutoh 06 Honda
27
21 Milka
Duno 18
Honda 20
22 Takuma
Sato 5
Honda 0
23 Marco
Andretti 26 Honda
0
24 Mario
Moraes 32 Honda
0
giovedì 9 febbraio 2012
Indycar 2008: #12 Mid Ohio Honda 200 (20 luglio 2008)
[REVIEW INDYCAR 2008]
Mid Ohio, 85 giri.
Mid Ohio, 85 giri.
Griglia di
partenza: Castroneves, Briscoe, Andretti, Wilson, Kanaan, Dixon, Rice,
Servià, Junqueira, Mutoh, Meira, Power, Hunterreay, Dominquez, Viso, Bernoldi,
Moraes, Patrick, Mamming, Carpenter, Foyt, Roth, Camara, Duno.
Gara: 1- Si
parte, su gomme da pioggia perché la pista è ancora umida dopo un forte
scroscio di pioggia precedente. Castroneves prende la testa della gara, che
terrà finché i pitstop per cambiare gomme non scombineranno le posizioni.
9- Incidente di Hunterreay: entra la safety car (e nel
frattempo viene mostrato un replay di quanto accaduto il giorno precedente tra
Danica e Milka con quest’ultima che, durante un’accesa discussione legata a un
fatto avvenuto in pista, ha lanciato addosso alla collega un asciugamano).
Meira è in testa davanti a Manning e Power. Meira mantiene la prima posizione
al restart al 13°.
26- Incidente di Moraes: safety car. Alcune vetture
effettuano il pitstop nel frattempo, dopodiché Wilson, Wheldon, Camara, Briscoe
e Carpenter sono in top-5. Dopo la ripartenza Briscoe risalirà fino alla terza
posizione.
38- La Duno va in testacoda: safety car. Chi non si era
fermato prima, entra ai box adesso. Ciò significa che Briscoe è di nuovo leader
davanti a Moraes, Power, Castroneves e Dixon.
43- Al restart c'è un incidente che coinvolge varie
vetture: Wilson va in testacoda dopo essersi toccato con Dominguez, Wheldon,
Andretti e Foyt gli vanno addosso. Si riparte al 47° giro.
54/55: ricominciano i pitstop, stavolta in regime di
verde, al termine dei quali Briscoe è abbondantemente in testa. Nonostante un
testacoda di Roth si prosegue senza l'ingresso della safety car, che però entra
al 61° giro quando finisce fuori Moraes. Briscoe è ancora leader davanti a
Junqueira, Castroneves, Dixon e Power.
Qualche giro dopo si riparte e non ci sono più eccessivi
colpi di scena fino al termine, quando Briscoe vince davanti al compagno di
squadra Castroneves, risalito in seconda posizione dopo il pitstop di
Junqueira.
Risultato: 1.
Ryan Briscoe (Penske), 2. Helio Castroneves (Penske), 3. Scott Dixon (Ganassi),
4. Will Power (KV), 5. Oriol Servià (KV), 6. Vitor Meira (Panther), 7. Tony
Kanaan (Andretti), 8. Darren Manning (Foyt), 9. Hideki Mutoh (Andretti), 10.
Ryan Hunterreay (Rahal Letterman), 11. Justin Wilson (Newman Haas), 12. Danica
Patrick (Andretti), 13. Bruno Junqueira (Coyne), 14. Jaime Camara (Conquest),
15. Ed Carpenter (Vision), 16. Graham Rahal (Newman Haas), 17. Dan Wheldon
(Ganassi), 18. A.J. Foyt IV (Vision), 19. Mario Dominguez (Pacific Coast), 20.
Buddy Rice (Dreyer & Reinbold), 21. Marty Roth (Roth), 22. E.K. Viso (HVM),
23. Milka Duno (Dreyer & Reinbold), 24. Mario Moraes (Coyne), 25. Marco
Andretti (Andretti), 26. Enrique Bernoldi (Conquest).
Etichette:
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Indycar fine anni 2000
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