venerdì 8 maggio 2026

Riflessioni estemporanee sulla percezione delle disgrazie nella Formula 1 dei "very uominy"

La mattina metto due sveglie sul cellulare, a pochi minuti di distanza l'una dall'altra. Quando è suonata la prima, sono andata a controllate i social in attesa della seconda. Mentre scorrevo la bacheca di Zuckerbook, mi sono ritrovata a leggere un post che commemorava la morte di Gilles Villeneuve, di cui oggi cade il quarantaquattresimo anniversario. Ho dato un'occhiata ai commenti e ne ho trovato uno abbastanza spiazzante. A onore del vero, non è la prima volta che leggo un'affermazione simile, ma stavolta ne sono rimasta piuttosto colpita. In sintesi, l'utente che commentava affermava che, visto il suo stile di guida, Villeneuve aveva comunque il destino segnato.
Non nego che una simile affermazione possa essere per qualche verso condivisibile, dato che stiamo parlando di un pilota che non aveva esattamente uno stile di guida tranquillo. Però arriva a soli otto giorni di distanza da un altro commento che ho letto su Xwitter, dove un buontempone lo scorso 30 aprile "commemorava" la morte di Roland Ratzenberger affermando che era un pilota pagante che non avrebbe dovuto stare in Formula 1, quindi era colpa sua. Però almeno non gli ha dato del pilota amatoriale, se capite il riferimento.

Non nego che io stessa, in certe occasioni del passato, ho pensato, di certi piloti: "questo finirà per uccidersi o per uccidere qualcuno". Capitava, quando vedevo piloti decisamente poco tranquilli. Capitava per esempio quando un certo pilota franco-svizzero grosjeanizzava qualcuno in partenza ogni tre per due.
Il paradosso è che, tra i piloti di Formula 1 di questo secolo attualmente viventi, Grosjean è proprio quello che più di ogni altro ha rischiato di raggiungere l'aldilà. Ve lo ricordate tutti il rogo del Bahrain. Ebbene, la guida poco tranquilla del buon Romain non ha NULLA a che vedere il fatto che la macchina si sia aperta in due e che in pochi secondi sia stata avvolta dalle fiamme. Non ha nulla neanche a che vedere con il fatto che se Grosjean non fosse riuscito a tirarsene fuori da solo, molto probabilmente nessuno l'avrebbe tirato fuori altrettanto in fretta, e chissà quali sarebbero state le conseguenze.
Zhou Guanyu, invece, non è celebre per essere uno dei piloti più sopraffini della sua generazione (anche se sono certa che molti cinesi affermerebbero il contrario), ma non è certo colpa sua se in quel contatto alla partenza in Gran Bretagna, l'impatto ha fatto sì che si ribaltasse a quella maniera e che il rollbar si rompesse, con la macchina che strisciava soltanto sull'halo.

Credo che dovremmo superare questa visione, chiaramente legata a un passato in cui la colpa era sempre solo ed esclusivamente del morto (o di qualcuno che aveva avuto la malaugurata sorte di trovarsi sulla sua strada), ignorando bellamente le precarie condizioni di sicurezza di un tempo.
Non nego che i piloti dalla guida più attendista, con una maggiore propensione a tenersi lontani dai guai, potessero avere più elevate possibilità di sopravvivenza, e che quelli che osavano di più fossero consapevoli di guidare delle lattine (non di Redbull!) che rischiavano di accartocciarsi con le relative conseguenze, ma dovrebbe venire il dubbio, almeno a noi che vediamo il tutto dall'ottica degli anni 2020 e che dovremmo avere superato una certa mentalità, che ciò che un tempo era considerato la normalità sia stato considerato la normalità fin troppo a lungo.
Sono esistiti senz'altro i piloti troppo spericolati, i piloti troppo inesperti... e anche quelli troppo scarsi per la Formula 1. Non sempre ciò è correlato con l'essere rimasti coinvolti in incidenti gravi. Anzi, oserei dire che la maggioranza di questi non vi siano stati effettivamente coinvolti, ma che il decennio di appartenenza sia un fattore di gran lunga più rilevante.



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Milly Sunshine