venerdì 3 novembre 2023

Akihiko Nakaya e la Superlicenza negata

Oggi è il 3 novembre, ovvero il compleanno di Akihiko Nakaya, classe 1957, che a un certo punto della sua carriera è andato vicino al diventare pilota di Formula 1 con la Brabham. Correva l'anno 1992, Nakaya aveva all'epoca trentacinque anni, ma per i tempi era plausibile che un trentacinquenne potesse esordire in Formula 1, specie se un team di fondo classifica cercava piloti random da mettere al volante.
Il team stava infatti vivendo un periodo di grande declino, tanto che non sarebbe nemmeno riuscito a terminare la stagione, ma facciamo un passo indietro e torniamo a gennaio, quando sembrava che Nakaya fosse sul punto di andare ad affiancare Eric Van Der Poele e gareggiare per la non più prestigiosa scuderia, dove gareggiare rischiava seriamente di essere un eufemismo, perché voleva dire essere in grado di qualificarsi.

Se credete che il più grande ostacolo per Nakaya sia stato qualificarsi per dei gran premi, tuttavia, vi sbagliate di grosso, dato che si è visto negare la possibilità di fare il proprio esordio in Formula 1: non gli è stata concessa la Superlicenza, in quanto è stato ritenuto che non avesse un palmares adeguato a prendere parte al mondiale di Formula 1.
Siete sorpresi? Io sì, e molto. Erano gli anni '90, ovvero un'epoca in cui sono state concesse superlicenze a piloti dal curriculum pressoché nullo, mentre questo povero disgraziato non ha potuto andare a scaldare il sedile della Brabham perché, testualmente, la Formula 3000 giapponese non era una categoria abbastanza considerata per potere accedere alla Formula 1.
In compenso il volante è poi andato a Giovanna Amati, che dall'alto alla sua partecipazione alla Formula 3000 internazionale, miglior risultato un settimo posto in gara in quattro stagioni, si è vista aprire le porte del campionato di Formula 1.

Piccola premessa: la carriera della Amati è stata molto rivalutata nel corso degli anni e sembra sia riconosciuta come un'eroina del motorsport, quindi non voglio dire niente di negativo nei suoi confronti. Può essere che fosse in realtà talentuosissima e che abbia sempre guidato per vetture non performanti anche prima di arrivare in Formula 1, tant'è che, risultati messi nero su bianco, non avere conquistato nemmeno un punto in quattro anni di Formula 3000 lo è valsa la Superlicenza, quindi forse nel caso di Nakaya non sarebbe stato così scandaloso chiudere un occhio...
Perché, sia chiaro, Nakaya prima della Formula 3000 aveva gareggiato per due anni nella Formula 3 giapponese, ottenendo varie vittorie, piazzamenti a podio e vincendo anche il campionato nel 1988! E nel 1991, dopo due stagioni non proprio entusiasmanti, aveva finalmente ottenuto una vittoria ad Autopolis e diversi piazzamenti a punti, classificandosi sesto in classifica piloti.

Non siete convinti? È legittimo. Lasciate che vi dica, tuttavia, che il pilota che si è classificato settimo in quel campionato, non solo è successivamente arrivato in Formula 1, ma ha anche, nell'ordine, gareggiato per la Ferrari, ottenuto vittorie, andato vicino a vincere un titolo e contribuito a un mondiale costruttori. Ebbene, questo Nakaya a cui è stata negata la Superlicenza nel 1992, nel 1991 era lì lì con Eddie Irvine come risultati, e non importa essere estimatori fanatici del folletto irlandese per farsi venire qualche dubbio che almeno si potesse pensare di concedere la Superlicenza in deroga a quel disgraziato di Nakaya!
Non per altro, ma perché in Formula 3000 giapponese ci correvano anche piloti che hanno avuto risultati di spessore e che in Formula 1 ci sono arrivati. E in Formula 1 c'è arrivata, in quell'epoca storica, anche gente che aveva un palmares sicuramente inferiore a quello di questo pilota, poi divenuto campione di categoria nel JTCC nel 1993.


giovedì 2 novembre 2023

Liam Lawson, la Superformula 2023 e i sedili dell'Alpha Tauri

Credo sia il momento giusto per parlare della vicenda dei sedili dell'Alpha Tauri (che nel weekend del GP degli Stati Uniti doveva annunciare il rebranding per il 2024, ma invece è scappata in Messico come tutti gli altri, senza dare alcuna delucidazione sul nuovo nome), approfittando del fatto che Daniel Ricciardo ha fatto un weekend di altissimo livello a Città del Messico, quindi i suoi hater sono diventati ad interim suoi sostenitori e, mi auguro, non si lamenteranno delle mie parole.
Come ben saprete, durante il suo infortunio, Ricciardo è stato sostituito da Liam Lawson, classe 2002, che ha ben figurato, al punto che in tanti si sono scandalizzati perché 1) non avrà un volante ufficiale per il 2024, 2) l'Alpha Tauri non ha cacciato Ricciardo a calci nel cu*o in corso d'opera e a random per dare un volante ufficiale a Lawson. Perché evidentemente l'universo Redbull è kattivohhhh quando licenzia a caso i fan favourite, ma è cosa auspicabile farlo con chi non piace più al grande pubblico.

Quest'anno Liam Lawson non ha vissuto di stenti, ma ha preso parte a un campionato di Superformula così strutturato: un double header al Fuji, Suzuka, Autopolis, Sportsland Sugo, Fuji, Motegi, un double header a Suzuka, che ha messo fine al campionato proprio nello scorso fine settimana mentre Ricciardo faceva faville sul suolo messicano.
Campionato caratterizzato dalla presenza di una griglia quasi interamente giapponese, Lawson è stato uno dei quattro non giapponesi che hanno disputato almeno una parte del campionato. Oltre a lui, il turco Cem Bolukbasi, il francese Giuliano Alesi che poi ha perso il volante in corso d'opera, nonché Raoul Hyman (vi ricordate di lui?) che ha conquistato l'ultima gloriosa posizione in campionato.
Lawson è andato like a boss, ha vinto tre gare e conquistato una pole position, per poi classificarsi secondo in campionato alle spalle del vincitore Ritomo Miyata, con una decina di punti di gap, e precedendo di mezzo punto Tomoki Nojiri, che è stato l'unico altro oltre a lui a vincere tre gare nel corso della stagione.
Miyata ha conquistato due vittorie e, di fatto, a parte loro tre nessuno ha vinto gare in corso d'opera, almeno finché nell'ultima gara della stagione ha vinto Kakunoshin Ohta, settimo in classifica piloti, anche alle spalle di Sho Tsuboi, Ryo Hirakawa e Tadasuke Makino.

In sintesi, la stagione di Lawson nel massimo campionato giapponese a ruote scoperte è stata decisamente positiva, peccato solo per il titolo sfumato. Non c'è ombra di dubbio che si meriti un volante in Formula 1 e non resta che sperare che nel 2025 possa esserci per lui un'inversione di tendenza, come accaduto in altre circostanze - basti pensare a Oscar Piastri, di cui tutti ci siamo scandalizzati perché non aveva un volante, che alla fine dopo un anno ha comunque avuto modo di procacciarsi un volante.
Quello su cui vorrei focalizzarmi è che, va bene, ci sono piloti che magari non saranno promettenti per il futuro tanto quanto Lawson, però senza ombra di dubbio la coppia formata da Danielone e da Yuki Tsunoda non è certo la coppia più scadente di tutto il campionato... e soprattutto non hanno il dovere di farsi pazientemente da parte per permettere all'enfant prodige di dimostrare quanto è bravo (quantomeno per ora, in tanti hanno fatto molto presto a cambiare totalmente opinione su Nyck De Vries, non troppo tempo fa).

In sintesi, il mercato piloti non è necessariamente uno scontro tra fazioni e il fatto che ci siano piloti che hanno un volante mentre altri non ce l'hanno non significa che debbano per forza essere contrapposti il best drivahhhh evahhhh e il pilota più scarso della Formula 1 moderna. Il fatto che Lawson si sia dimostrato un bravo pilota non significa necessariamente che allora Ricciardo - o Tsunoda, adesso è lui quello preso di mira alla luce degli eventi messicani, dove peraltro ha avuto modo di fare a sportellate mentre lottava per le zone basse della top-ten, mandando in vacca dei potenziali punti - oppure entrambi debbano essere tacciati di fare schifo e venire screditati costantemente in nome della causa neozelandese.
Detto questo, mi sento di augurare il meglio a Lawson per l'eventuale categoria in cui gareggerà nella prossima stagione - non so se farà un altro anno in Superformula, se sia stato annunciato alcunché in proposito - ma spero che il duo Ricciardo/ Tsunoda possa tenere alti i colori dell'Alpha Tauri, come è giusto che sia.




mercoledì 1 novembre 2023

Caro Felipe...

...quindici anni fa era un sabato sera di novembre, quei tempi in cui la Formula 1 era una noiahhhh mortalehhhh e non c'erano più i very uominy, ma che sarebbe stata glorificata quindici anni più tardi da quelli che all'epoca la criticavano. Tra una sessione e l'altra delle qualifiche giravano sulla Rai spot pubblicitari di un film che doveva uscire a breve, con una ragazza inespressiva e un vampiro fescion luminescente. Era un sabato sera e l'atmosfera era così intensa a Interlagos, quando ottenevi il miglior tempo nell'ultima sessione e tutto lasciava pensare a un destino già scritto: la vittoria della gara, nel giorno in cui un altro avrebbe vinto il mondiale.
Era un sabato sera di novembre e speravo accadesse qualcosa, perché tu eri il pilota che qualche anno prima aveva chissà come stregato il mio cuore di ragazzina. Non importava se avevo già vent'anni, non importava se c'era stato un tempo in cui venivi snobbato da tutti gli altri. Quel giorno ti esaltavano, poi pronti a voltarti le spalle solo qualche tempo più tardi, infine a rivalutarti quando faceva comodo farlo.

Il giorno dopo, qualcosa sarebbe accaduto, quando ormai non ci credevo più, quando sembrava tutto perduto. Era una domenica sera da trattenere il fiato, quel 2 novembre 2008, con le nuvole grigie che si affacciavano nel cielo sopra al circuito, per un ultimo quarto d'ora di follia.
Di colpo tutto si ribaltava e quel destino già scritto non era più scritto, poteva succedere qualsiasi cosa, come se tante schegge impazzite cercassero ciascuna di stravolgere la situazione a proprio piacimento.
Poi eccola, la bandiera a scacchi, che di solito viene vista come la fine di tutto, ma che quel giorno era solo l'inizio. Trentotto secondi con il fiato sospeso, trentotto secondi di attesa infinita, per scoprire se potevi ribaltare il tuo destino o se la storia che ti sembrava cucita addosso si sarebbe concretizzata, proprio come sembrava fino a poco prima.
Alla fine, ecco ogni scheggia tornare al proprio posto, ecco la vittoria, mentre il sogno del campionato sfumava in modo inesorabile. Era quella, la fine di un mondiale già di per sé pieno di colpi di scena.

Quella di quel 2 novembre sarebbe stata la tua ultima vittoria - e sarebbe stato folle pensarlo quella sera, quando per un attimo eri sembrato salire sul tetto del mondo. Ma un attimo è rapido e subito dopo era già il passato.
Se vinci sei un eroe, se perdi sei un problema, chi ti amava finisce a poco a poco per disprezzarti e pensare sia stato tu l'unica causa del risultato finale. Chi ti amava e continua ad amarti è a sua volta qualcuno da ridicolizzare, ma non mi è mai importato, quando portavo la tua foto come avatar è continuavi a rappresentare qualcosa per me.
Non era la tuta che indossavi a colpirmi, non lo era mai stata, ma c'era qualcosa in te che mi faceva sentire un attaccamento nei tuoi confronti che difficilmente avrei provato per altri piloti.
Ho atteso per anni e anni di rivederti un giorno tagliare il traguardo davanti a tutti, per un'ultima volta. Quel giorno non sarebbe mai arrivato, ma sarei stata dalla tua parte fino all'ultimo, ti avrei guardato vivere quelli che, sarebbero stati paradossalmente forse i tuoi giorni migliori.
Perché era questo che amavo di te: la tua capacità di reinventarti, di dimostrare a tutti che non eri come ti descrivevano quelli che ti deridevano e che semplicemente dovevi essere messo al posto giusto nel momento giusto.
Perché a me non importava se non avevi vinto il mondiale. Non sarebbe stato uno scandalo, se l'avessi vinto, ma nemmeno era uno scandalo - anzi, non lo era per niente - il fatto che non fosse successo.
E mi dispiace dirtelo, non è ancora uno scandalo, per niente. I titoli si vincono sul campo, indipendentemente da quello che fanno gli altri.

lunedì 30 ottobre 2023

Formula 1 2023: #19 Gran Premio del Messico // il commento del lunedì

Diciannovesimo evento stagionale, Gran Premio del Messico, considerato quasi universalmente da rimuovere dal calendario, in concomitanza con l'esclusione di tutti i piloti messicani dai campionati FIA, perché ci sono i tifosihhhh messicanihhhh che minacciano di mortehhhh la Redbull e il compagno di squadra del loro idolohhhh. A questo proposito, vorrei dire alcune cose: è pur vero che la situazione è pesante e che si sono viste scene indecenti - tra cui una rissa sulle tribune, probabilmente a seguito di un certo incidente avvenuto alla prima curva - ma siamo sicuri che il problema sia essere in Messico? I tifosi messicani sono così invasati perché nello specifico sono messicani, o perché sono stati avvicinati in branco alla Formula 1 in un'epoca storica in cui vengono generati tifosi invasati?
Mi rendo conto che scaricare la colpa sul loro idolohhhh sia la strada più facile, specie in un momento storico in cui sta performando poco e niente, ma non mi sembra che sia lui a istigare i tifosi. C'è addirittura chi sostiene che suo padre dovrebbe essere bandito dal paddock perché istiga... ma la realtà è che Antonio Perez si limita ad affermare che suo figlio sia il best drivahhhh evahhhh senza mai avere tenuto alcun comportamento incivile e inadeguato alla vita pubblica.
Più che eliminare circuiti in base alle tifoserie, sarebbe stato meglio, diversi anni fa, rendersi conto che generare ultrà poteva avere risvolti poco contenibili, ovvero quelli che abbiamo visto questo fine settimana. Avere una tifoseria mediamente civile nel gran premio di casa di una seconda guida non è assolutamente impossibile, basti solo pensare che tra una settimana la Formula 1 andrà in Brasile, dove i tifosi urlavano, cantavano, saltellavano e ballavano 24/7 invocando i nomi di Rubens Barrichello e Felipe Massa limitandosi a sperare che capitassero circostanze favorevoli e che l'idolo di turno potesse vincere il gran premio, senza fare danni quando - specie nel caso di Rubinho che giungeva sul posto spiritualmente accompagnato da un esercito di gufi e gatti neri - risultava chiaro che non sarebbe accaduto.

CRONACA PER IL FORUM - A Città del Messico, dove la gara dura 71 giri, le Ferrari di Charles Leclerc e Carlos Sainz monopolizzano a sorpresa la prima fila dopo non essere mai stati nelle posizioni di vertice fino a quel momento. L'idolo di casa Checo Perez stavolta non è tanto lontano dal compagno di squadra Max Verstappen, ma purtroppo per lui l'Alpha Tauri di Daniel Ricciardo si frappone tra di loro.
Le Mercedes al momento non sembrano tenere il ritmo, con Lewis Hamilton e George Russell in sesta e ottava posizione con in mezzo la McLaren di Oscar Piastri. Quella di Lando Norris invece sarebbe in ultima fila, se non fosse per il cambio di motore di Yuki Tsunoda e la partenza dalla pitlane di Lance Stroll per modifiche in parco chiuso.
Questo è l'ordine di partenza (posizioni di qualifica tra parentesi):

Leclerc - Sainz
Verstappen - Ricciardo
Perez - Hamilton
Piastri - Russell
Bottas - Zhou
Gasly - Hulkenberg
Alonso - Albon
Ocon - Magnussen
Norris - Tsunoda(15)
Sargeant - Stroll(18)

La partenza non è delle migliori per le Ferrari, mentre le Redbull hanno un ottimo spunto. Nel caso di Perez di ottimo ha solo lo spunto, perché poi affianca Leclerc quando questo è quasi affiancato a Verstappen, impossibile uscire tutti indenni dalla curva. Infatti è contatto Perez vs Leclerc, con Charles che riesce a proseguire con l'ala anteriore danneggiata accodandosi a Verstappen. Va peggio a Checo, che quasi spicca il volo ed è costretto ai box, dove si ritira. Il pezzo danneggiato si stacca dalla Ferrari alcuni giri dopo, al 5° giro viene messa brevemente virtual safety car.
Verstappen, Leclerc e Sainz sono i primo tre, Ricciardo è ancora quarto e lo rimane fino all'11° giro quando dopo diversi tentativi Hamilton riesce a superarlo. Piastri e Russell non sembrano avvicinarsi al punto da infastidirlo.
È dietro a Russell che Verstappen si ritrova dopo la prima sosta per passare da medium a hard. Si avvicina in gran fretta e recupera diverse posizioni dato che gli altri piloti allungano il primo stint, puntando a una sola sosta: al 25° Hamilton, che overcutta così Sainz (pitstop al 31°) e per ultimo Leclerc al 32°, unico che non era ancora stato superato da Verstappen, che così si ritrova in testa.
Al 33° giro c'è un botto pazzesco da parte di Magnussen, forse innescato dalla rottura di una sospensione(?), fortunatamente Kevin viene inquadrato uscire dalla vettura e fermarsi sul muretto. Viene messa safety car e Verstappen va ai box: torna in pista ancora sulle hard, ancora in testa. Le barriere sono danneggiate, dal retro della vettura si innalzano fiamme, i commissari intervengono lentamente. Un giro dopo l'incidente viene esposta bandiera rossa.

La gara riprende con standing start dopo circa 25 minuti, la griglia di partenza è la seguente: Verstappen, Leclerc, Hamilton, Sainz, Ricciardo, Piastri, Russell, Tsunoda, Hulkenberg, Norris, Gasly, Albon, Zhou, Ocon, Sargeant, Bottas, Stroll, Alonso. Entrambi i piloti Mercedes ripartono su gomme soft, Russell riesce a superare Ricciardo. I piloti Mercedes sono adesdo terzo e quinto rispettivamente negli scarichi delle due Ferrari. Hamilton supera Leclerc nel corso del 40° giro.
Al 49° giro, poco dopo il ritiro di Alonso ai box, il lungo duello tra Piastri e Tsunoda che durava fin dal restart finisce con un contatto. Il pilota dell'Alpha Tauri finisce in testacoda e riparte nelle retrovie, mentre Piastri rimane in settima posizione. Norris, che aveva perso varie posizioni al restart e in seguito fatto alcuni sorpassi, si ritrova adesso ottavo. In seguito Norris passa davanti al compagno di squadra, va poi successivamente a raggiungere Ricciardo e riesce a superarlo al 60° giro.
Albon, nel frattempo, si trova in nona piazza, mentre Hulkenberg si trova decimo fino a gara inoltrata, per poi perdere posizioni a vantaggio delle due Alpine. Al 67° giro c'è un contatto tra Bottas e Stroll che provoca il ritiro di Lance ai box, mentre nel frattempo Norris supera Russell - che avevamo lasciato negli scarichi di Sainz ma ha poi perso terreno in seguito - e sale al quinto posto. Le posizioni dei primi cinque sono ben definite e tutti piuttosto distanti, mentre negli ultimi due giri Ricciardo si avvicina tantissimo a Russell senza tuttavia riuscire a passare davanti. Il settimo posto gli vale comunque i primi punti stagionali al termine di un weekend in cui ha messo a tacere i suoi numerosi critici.
All'ultimo giro, non inquadrato, Sargeant invece di tagliare il traguardo rientra in pitlane, pare per mancanza di carburante, sarà classificato 16°, doppiato di un giro. Dal momento che prima di quel momento si trovava 12° a pieni giri, verosimilmente si ferma all'ingresso della pitlane, senza riuscire a tagliare il traguardo. // Milly Sunshine(C) per F1GC Forum.

RISULTATO: 1. Max Verstappen (Redbull), 2. Lewis Hamilton (Mercedes), 3. Charles Leclerc (Ferrari), 4. Carlos Sainz (Ferrari), 5. Lando Norris (McLaren), 6. George Russell (Mercedes), 7. Daniel Ricciardo (Alpha Tauri), 8. Oscar Piastri (McLaren), 9. Alex Albon (Williams), 10. Esteban Ocon (Alpine), 11. Pierre Gasly (Alpine), 12. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri), 13. Nico Hulkenberg (Haas), 14. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), 15. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 16. Logan Sargeant (Williams), Rit. Lance Stroll (Aston Martin), Rit. Fernando Alonso (Aston Martin), Rit. Kevin Magnussen (Haas), Rit. Sergio Perez (Redbull).

RIFLESSIONI SEMI-SERIE DEL LUNEDÌ - ormai le riflessioni sulla questione Perez/ tifosi messicani le ho già scritte, mi permetto solo di aggiungere che, se non si fosse preso azzardi, Checo sarebbe verosimilmente finito a podio. Per sua stessa ammissione, stava tentando una manovra che, se ben riuscita, avrebbe potuto condurlo in testa alla gara. Riflessione personale, gli è andata pure bene, non oso immaginare cosa sarebbe successo se Verstappen fosse stato coinvolto in qualche modo nel contatto.
Adesso c'è un sacco di gente che vorrebbe Ricciardo al suo posto... sì, Ricciardo, quello che fino a poco tempo fa era uno scandalo che dopo il suo infortunio avesse osato tornare al volante, invece di lasciare il posto alla sua riserva Liam Lawson. Ricciardo, il pilota finito, il clown, quello che non aveva più niente da dire: cambia in fretta la direzione in cui soffia il vento, specie quando tutto viene estrapolato dal contesto e impacchettato in modo da vedere solo quello che fa comodo. Spero almeno che, se la prossima gara non farà punti, non sia di nuovo declassato a pagliaccio, ma non nutro molta fiducia in proposito. E con questo, alle dieci e mezza di lunedì mattina, mentre attendo pazientemente che venga ora di sistemare una faccenda burocratica a causa della quale mi sono dovuta prendere alcune ore di permesso al lavoro, metto fine a questo commento.


domenica 29 ottobre 2023

Formula 1 2023: #18 Gran Premio degli Stati Uniti /// il commento del fine settimana dopo

Carissimi lettori, questo commento si appresta a vedere la luce quando ormai i piloti sono già scappati in Messico e mi scuso per il mio ritardo. Purtroppo i giorni passati a raccontare di categorie minori terminate nello stesso fine settimana del COTA hanno fatto sì che questo commento non venisse impacchettato e pubblicato, nonostante quasi interamente composto dalla cronaca - della sprint e della gara - scritta per il forum Formula 1 Grand Chelem, nonché preceduto dalla riflessione sul fatto che è dal 1989 che un americano non otteniene punti sul suolo statunitense, quando Eddie Cheever, allora pilota della Arrows, si classificò in terza piazza... ed è molto probabile che rimanga l'ultimo a lungo, visto che siamo nelle mani di Slogan!

CRONACA PER IL FORUM // SPRINT - il Circuit of the Americas, sede del diciottesimo evento del campionato 2023, c'è il format sprint. Al venerdì, dopo una sola sessione di prove libere, vengono disputate le qualifiche che definiranno la griglia della gara della domenica - che sarà messa a introdurre la gara in questione - mentre la giornata di sabato è dedicata interamente alla sprint, con la sua apposita qualifica che si svolge alcune ore prima della gara.
Dopo un errore che l'ha portato fuori dai track limits al venerdì impedendogli di conquistare la pole della gara, Max Verstappen riesce a ottenere quella della sprint. Precede Charles Leclerc, poleman della gara della domenica, Lewis Hamilton e le McLaren di Norris e Piastri, ottimo quinto posto per quest'ultimo dopo le difficoltà del venerdì. Sainz, Perez, Russell, Albon e Gasly completano i primi dieci - Russell sarà retrocesso tre posizioni per impeding - mentre le Aston Martin di Alonso e Stroll sono uscite in SQ2.
Fernando è 12° dietro a Daniel Ricciardo rientrato dopo l'infortunio, Lance è due posizioni più indietro, tra Ocon e Zhou. Hulkenberg, Magnussen, Bottas, Tsunoda e Sargeant, invece, sono stati i primi a uscire di scena in SQ1.

La sprint dura 19 giri e inizia con un duello Verstappen vs Leclerc, con Hamilton che ne approfitta per portarsi in seconda posizione tra i due. Nella prima parte di gara sarà molto vicino a Verstappen, che tuttavia dal settimo giro in poi inizierà ad allungare sensibilmente.
Unico pilota partito sulle soft, Carlos Sainz si porta in breve tempo al quarto posto avendo superato le McLaren, ma le gomme non sono performanti molto a lungo e si ritroverà dopo pochi giri Lando Norris negli scarichi.
Checo Perez supera Oscar Piastri al terzo giro dopo un acceso duello, con un lieve contatto(?) a seguito del quale il pilota della McLaren si trova in seria difficoltà venendo superato prima da Russell e poi da altre vetture. George effettua il sorpasso fuori dalle linee che delimitano la pista: sarà penalizzato post-gara.
Al decimo giro Norris riesce a superare Sainz, il quale un giro più tardi subisce anche il sorpasso di Perez che così risale in quinta piazza. Russell si avvicina e un paio di giri dopo tenta il sorpasso, ma Sainz si riprende la posizione. Il pilota della Mercedes chiude settimo, ma perderà una posizione a causa della già citata penalità.
Verstappen, Hamilton e Leclerc giungono a fine gara distanti otto/nove secondi l'uno dall'altro, con Norris che alla fine si avvicina moltissimo alla Ferrari. L'unico ritirato è Stroll, che a due giri dalla fine è costretto a rientrare ai box per un problema ai freni: era 13°, per una volta davanti ad Alonso.
RISULTATO: Verstappen, Hamilton, Leclerc, Norris, Perez, Sainz, Gasly, Russell, Albon, Piastri, Ocon, Ricciardo, Alonso, Tsunoda, Hulkenberg, Bottas, Zhou, Magnussen, Sargeant.

GP STATI UNITI (56 giri) - con il miglior tempo di Verstappen cancellato subito dopo essere stato completato a causa di un palese track limit, Leclerc si è aggiudicato la pole davanti a Norris, Hamilton, Sainz, Russell e allo stesso Verstappen, con Gasly, Ocon, Perez e Piastri a completare i primi dieci. Gli eliminati in Q2 sono stati Tsunoda, Zhou, Bottas, Magnussen e Ricciardo, mentre in precedenza sono andati fuori Hulkenberg, Alonso, Albon, Stroll e Sargeant in Q1. Sulla griglia vanno solo in sedici: Haas e Aston Martin partono dalla pitlane per interventi in parco chiuso.
Al via Norris prende la testa della gara mentre Leclerc si accoda in seconda posizione, dietro di loro Sainz si porta davanti a Hamilton, mentre più dietro c'è un contatto tra Piastri e Ocon nel quale Ocon danneggia la vettura. Verstappen frattanto è quinto davanti a Piastri, mentre Ocon tenta di difendere la posizione nei confronti di Russell, ma sarà superato un paio di giri dopo in un duello a tre sia sa Russell sia da Perez, per poi perdere successivamente altre posizioni - si ritirerà ai box in un secondo momento, stesso destino che toccherà anche a Piastri.
Hamilton passa alcuni giri alle spalle delle Ferrari, ma supera sia Sainz sia Leclerc e al sesto giro si porta secondo. Nel frattempo Verstappen si è portato quarto superando Sainz. Al 12° giro, dopo un acceso duello con Leclerc, lo supera e si porta in zona podio.

Tra i piloti di testa è Verstappen ad aprire le soste al 17°, seguito il giro dopo da Norris e Sainz. Hamilton si ferma al 21°, ha una sosta lunga e perde la posizione su Verstappen, mentre Leclerc con l'intento di fare una sosta sola va ai box al 24° uscendo sesto alle spalle di Perez. Norris e Hamilton, come Leclerc, sono passati alle hard, Verstappen, Sainz e Perez hanno rimesso le soft quindi dovranno fermarsi per forza una seconda volta.
Intorno a metà gara, approfittando anche di una piccola sbavatura di Norris, Verstappen si fa sempre più vicino. Al 28° lo coglie di sorpresa, lo supera e passa in testa alla gara. Inizialmente Norris rimane vicino, ma Verstappen poi allunga. Il tentativo di undercut fermandosi al 35° non funziona, un giro più tardi Verstappen esce davanti a Norris, alle spalle di Leclerc. Entrambi lo supereranno al 39° giro tornando 1/2 vista la concomitante seconda sosta di Hamilton, che poi quattro giri più tardi andrà a superare Leclerc.
La gara di Hamilton, nel finale, è una continua progressione e superato Norris al 49° si lancia a inseguire Verstappen recuperandogli ben quattro secondi. Finirà vicino, ma non abbastanza. Leclerc, invece, paga la strategia a una sola sosta con un crollo nei giri conclusivi, tanto che scivolerà sesto mantenendo per poco la posizione nei confronti di Russell.
Si segnala la buona risalita delle Aston Martin, dalla pitlane alla top-ten, anche se Alonso è costretto al ritiro ai box per un problema tecnico nelle fasi conclusive della gara. In casa Alpha Tauri, invece, a sorpresa, il giro più veloce viene conquistato da Tsunoda.

Nella nottata italiana Hamilton (2°) e Leclerc (6°) vengono squalificati per irregolarità tecniche al fondo dopo un'ispezione post gara. Incredibilmente entrambe le Williams giungono a punti e, nel caso di Logan Sargeant, si tratta del primo statunitense a giungere a punti sul suolo americano dai tempi di Eddie Cheever al GP degli Stati Uniti 1989, quando arrivò terzo a Phoenix. // Milly Sunshine per F1GC

RISULTATO: 1. Max Verstappen (Redbull), 2. Lando Norris (McLaren), 3. Carlos Sainz (Ferrari), 4. Sergio Perez (Redbull), 5. George Russell (Mercedes), 6. Pierre Gasly (Alpine), 7. Lance Stroll (Aston Martin), 8. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri), 9. Alex Albon (Williams), 10. Logan Sargeant (Williams), 11. Nico Hulkenberg (Haas), 12. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), 13. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 14. Kevin Magnussen (Haas), 15. Daniel Ricciardo (Alpha Tauri), Rit. Fernando Alonso (Aston Martin), Rit. Oscar Piastri (McLaren), Rit. Esteban Ocon (Alpine), DSQ. Lewis Hamilton (Mercedes), DSQ. Charles Leclerc (Ferrari).

RIFLESSIONI DEL FINE SETTIMANA DOPO - ormai il GP degli Stati Uniti ce lo siamo lasciati alle spalle, ma di fatto di cose da dire ce ne sarebbero. Si è detto tutto e il contrario di tutto, purtroppo senza Gianfranco Mazzoni che ci avrebbe raccontato di quella volta in cui Michael Schumacher fu squalificato dal GP del Belgio per un eccessivo consumo del fondo. Correva l'anno 1994 quando successe, ma non nei racconti di Mazzoni: era infatti uno di quegli episodi che venivano riportati out of context, senza darvi una collocazione temporale ben precisa, qualora capitasse il discorso di un fondo che non era abbastanza in alto rispetto all'asfalto.
È stato questo il destino di Hamilton e Leclerc, che hanno fallito un'ispezione a cui sono state sottoposte quattro monoposto: i podium finisher originali e il poleman. Se due su quattro hanno fallito le ispezioni, tutto lascia pensare che potessero essercene altre, ma non sono state controllate. Aggiungo che altre vetture sarebbero state controllate, se qualche squadra avesse fatto reclamo, ma non conveniva a nessuno fare reclamo, perché si sarebbero scatenati ulteriori reclami reciproci. E vorrei ricordare che, anche per chi ha ricevuto squalifiche, ulteriori controlli avrebbero potuto essere deleteri, Mercedes e Ferrari avrebbero rischiato anche la squalifica di Russell e Sainz, rischio che a nessuno dei due team conveniva prendersi.
Con questo voglio dire che siamo in una situazione di confusione, ma quantomeno basata su un regolamento in auge da anni e anni - i controlli post gara per un numero ristretto di vetture non sono stati inventati nel 2023 - che semplicemente difficilmente dà problemi perché è difficile che ci siano vetture in condizioni di irregolarità. Poi, assolutamente, nemmeno a me piace andare a letto con un risultato e svegliarmi con un altro, ma guardiamo alle cose positive: God bless America and Sargeant!


sabato 28 ottobre 2023

F1 Academy 2023: Marta Garcia vince il nuovo campionato femminile

La F1 Academy è un campionato femminile a livello Formula 4, che come l'ormai defunta W Series, di fatto, si pone l'obiettivo dichiarato di incrementare la presenza delle ragazze sulle griglie di partenza dei campionati automobilistici. Non sono qui per disquisire di quanto ciò avvenga e in che misura, quanto piuttosto per limitarmi a elencare similitudini e differenze tra le categorie. F1 Academy e W Series, difatti, non sono la stessa cosa e segnalo in particolare i seguenti punti di discontinuità. In primo luogo la F1 Academy è più vicina alle serie minori europee, ci sono team - cinque in totale - che gareggiano anche nelle altre categorie. In secondo luogo, mentre la W Series aveva un processo di selezione che generava spesso polemiche e i volanti free entry, questa serie differisce in quanto il funzionamento è tale e quale a qualsiasi formula minore, solo con budget meno elevati richiesti alle partecipanti.
Queste ultime sono in "età da formule minori", anche se hanno disputato questa stagione anche alcuni nomi che hanno a mio vedere alla base un po' troppi anni sulle Formula 4 e le Formula 3 perché abbia un vero senso la loro presenza.
La griglia:

CAMPOS - Nerea Martì, Lola Lovinfosse, Maite Caceres
MP MOTORSPORT - Hamda Al Qubaisi, Emely De Heus, Amna Al Qubaisi
ART - Lena Buhler, Carrie Schreiner, Chloe Grant
RODIN CARLIN - Abbi Pulling, Jessica Edgar, Megan Gilkes
PREMA - Chloe Chong, Marta Garcia, Bianca Bustamante

Il campionato ha previsto un totale di sette eventi, Redbullring, Valencia (Ricardo Tormo), Montmelò, Zandvoort, Monza, Le Castellet e, per finire, nello scorso fine settimana il Circuit of the Americas. Diversamente dalla W Series, che prevedeva una gara sola nel weekend - con l'eccezione di quella gara di Assen bellissima ma maledetta, perché è stata quella che ha fatto nascere la folle passione collettiva per le reverse grid totali - questa categoria vede il weekend composto da due sessioni di qualifica e tre gare: la seconda gara ha una reverse grid parziale di una delle due sessioni di qualifica, le prime otto in senso inverso.
In totale sono state disputate ventuno gare e ne sono servite diciannove affinché una di loro si procacciasse il titolo, con due gare d'anticipo.

1. MARTA GARCIA - vincitrice di ben sette gare, di cui sei con griglia tradizionale (di cui ben cinque da pole position) e una da reverse grid, è stata di gran lunga la migliore in questa stagione. A mio vedere non è stata una sorpresa, ha spesso mostrato in passato di avere la capacità, in certe occasioni, di lottare per posizioni di rilievo - purtroppo a parte la W Series non ha avuto molte opportunità di gareggiare da qualche parte.
Come premio per la vittoria, le è stata offerta una stagione in Formula Regional senza dovere portare budget personale, a mio parere un grandissimo step rispetto a quanto faceva W Series. Poi può darsi che la stagione 2024 andrà male, ma in ogni caso il concetto che chi vince poi può progredire di categoria mi sembra un grande valore aggiunto.

2. LENA BUHLER - "solo" due vittorie, di cui una da reverse grid, l'hanno condotta a ritrovarsi in seconda posizione alla fine della stagione. Lo ammetto, in questo caso sono stata molto sorpresa. Dopo qualche sprazzo di competitività in Formula 4 spagnola, il resto era stato il nulla cosmico (ed era stata perfino scartata dalla W Series, sembra), notevole ripresa in questo campionato. Secondo quanto ha dichiarato, i suoi risultati negativi in Formula Regional e affini sarebbero dovuti agli strascichi di una frattura.

3. HAMDA AL QUBAISI - tre gare vinte, una da reverse grid, occasionalmente coinvolta nel caos, perché ormai si è capito, il suo destino è spesso il caos. Ammetto che è una di coloro che ho bollato come "troppo esperta per la categoria".

4. NEREA MARTÌ - fuori dalle prime tre, ma con una vittoria all'attivo, eccetto la Formula 4 spagnola e la W Series non ha avuto molte altre partecipazioni in campionati open wheel. Non sapevo cosa aspettarmi con esattezza e ammetto di non saperlo ancora.

5. ABBI PULLING - questo è un caso in cui avevo aspettative altissime e, al netto dei podi conquistati e delle due pole position, non riesco a capacitarmi del fatto che non abbia mai vinto una gara. Tuttavia non tutto il male viene per nuocere, anche Danica Patrick, nella sua carriera, aveva solo podi e mai vittorie, prima di vincere una gara di Indycar!

6. AMNA AL QUBAISI - con la differenza delle due vittorie ottenute entrambe da reverse grid, si può applicare tale e quale il discorso riferito alla sorella, ma come al solito peggio della sorella.

7. BIANCA BUSTAMANTE - due vittorie, di cui una da reverse grid, è quel tipo di pilota che ha il fanbase che gira a orde e che, anche se di fatto è classificata a metà griglia, viene considerata il futuro del motorsport. Sui social è fangirl friendly, risponde ai post delle sue bimbehhhh e occasionalmente pure a tweet che parlano di fan fiction su di lei. Sento delle Sophia Florsch vibes ancora maggiori di quelle che avvertivo ai tempi di Irina Sidorkova.

8. JESSICA EDGAR - una gara vinta in finale di stagione giusto per chiudere bene il campionato, dalla pole position.

9. EMELY DE HEUS - avevo aspettative basse nei suoi confronti, visti i risultati non certo di spicco ottenuti in passato. La posizione finale non è eclatante, ma ha vinto una gara dalla pole position.

10. LOLA LOVINFOSSE - le mie aspettative erano tali e quali che per De Heus, la differenza sostanziale sta in qualche podio occasionale come migliore risultato.

11. CARRIE SCHREINER - le aspettative erano basse, perché la sua carriera open wheel non aveva avuto alcun acuto ed era pure stata scartata dalla W Series, in passato. Mi ha sorpresa in positivo con una vittoria da reverse grid, ma per il resto è andata come pensavo.

12. CHLOE GRANT - un quarto posto come miglior risultato stagionale, una delle quattro che non sono mai andate sul podio nel corso della stagione. Devo dire che mi aspettavo un po' di più.

13. MEGAN GILKES - mi aspettavo se non altro che spiccasse nelle gare da reverse grid, visto il suo successo in quella di Assen in W Series, ma non è andata così. I migliori risultati stagionali sono stati due quinti posti e solo a fine stagione ha annunciato il proprio ritiro dalle competizioni, che già aveva deciso un anno fa, optando per proseguire ancora un anno. Parallelamente alla carriera da pilota ha studiato ingegneria e ha ottenuto un posto di lavoro presso il team Aston Martin di Formula 1.

14. CHLOE CHONG - arrivata direttamente dai kart, giovanissima, per ora non ha particolarmente impressionato. Vedremo come andrà in futuro.

15. MAITE CACERES - anche lei di recente passata dai kart alle monoposto, arrivava però dai campionati invernali. Ugualmente non pare destinata a grandi cose, anche nel suo caso vedremo.