giovedì 5 ottobre 2023

5 Ottobre 2014

Era il 3 Ottobre ed era venerdì. Quel pomeriggio in ufficio, nel mio primo posto di lavoro, i miei due colleghi per qualche motivo si ritrovarono a parlare del loro lavoro dei sogni.
Lei gli chiese: "Quale sarebbe il tuo lavoro ideale?"
Lui rispose: "Pilota di Formula 1."
Quella risposta mi stupì. Lavoravamo insieme da quasi un anno e mai una volta l'avevo sentito parlare di Formula 1 o di corse automobilistiche in generale.
Peraltro era da tutto il giorno che parlava di un weekend alle terme(?) che aveva programmato per fare una sorpresa a sua moglie e mi venne da pensare che lui, il gran premio previsto per quel fine settimana neanche l'avrebbe guardato.
Io non pensavo ad altro. Quando uscii alle 17,30 corsi a casa e mi misi a passare l'aspirapolvere perché temevo che altrimenti mia madre me lo facesse fare il giorno dopo, a un orario inopportuno perché sovrapposto alle qualifiche.
Volevo disporre totalmente del mio tempo, quel fine settimana, incentrarlo sulla visione del gran premio.
Qualifiche in differita sulla Rai, gara in diretta su qualche sito non propriamente legittimo, quello era il mio piano.
Così iniziavo ad aspettare che fosse sabato e che venissero le 14.00.

Era il 4 Ottobre ed era sabato. Avevo deciso di andare in discoteca anche se la mattina dopo c'era il gran premio alle otto.
Avevo indossato un paio di scarpe che non avevo mai messo prima. Avevano delle cuciture che mi davano fastidio, me ne accorsi durante la serata.
Andai in bagno, per mettermi dei cerotti per evitare che i piedi mi si riempissero di vesciche.
Facevo un po' il countdown del tempo che mancava al gran premio, fregandomene del fatto che avrei dormito poche ore.
Rievocavo le 13.50, quando era iniziata la telecronaca - in differita - di Mazzoni.
Ai tempi non avevo lo smartphone, ma un cellulare anteguerra. Per essere sul pezzo con le ultime news dovevo accendere il computer oppure beccare un telegiornale.
Non avevo acceso il computer e, fino a quel momento, neanche la TV. Niente spoiler, avevo pensato, credendo che il momento clou fosse alla fine delle qualifiche.
Invece no, il momento clou, quello che spiazzava, era arrivato prima ancora che le vetture scendessero in pista, con una notizia bomba di mercato. Non mi aspettavo di sentire che un pluricampione del mondo stava per lasciare il team con cui aveva vinto quattro mondiali.
Le implicazioni erano chiare e l'impressione era che qualcosa stonasse. C'erano pezzi che non si incastravano, ma non potevo fare altro che evitare altri incastri.
Rimaneva comunque un weekend di gara. Non restava altro da fare, al momento, che pensava alla domenica mattina e alle otto che sarebbero arrivate di lì a qualche ora.

Era il 5 Ottobre, infine, ed era domenica, erano le otto, con le voci di mercato che si spegnevano, come invece non si spegnevano le luci della safety car, pronte a lasciare spazio alla bandiera rossa.
Venti minuti dopo le vetture si sarebbero riallineate dietro la safety car e diversi giri dopo si spegnevano anche le luci della safety car. La pioggia si era placata, iniziava la vera gara.
Sembrava uno di quei giorni già scritti, in cui la seconda guida di turno che si atteggiava a potenziale campione del mondo sarebbe stato ridicolizzato dal compagno di squadra, l'unico capace di essere preso sul serio. Ci fu un momento, in effetti, che pensai andasse davvero così, che fosse quello il succo della giornata.
Una volta deciso l'affare della leadership, si passava a quelle che vedevo come cose serie, come il contorno che non era solo un contorno. Poi ci fu quel pensiero, che ricordo con chiarezza. Arrivò più avanti, quando la pioggia aveva ripreso a cadere, i giri di soste venivano ultimati e ogni tanto il sentore che qualcosa stesse per accadere si faceva vivo: "ora sto iniziando a divertirmi".
Era raro che non mi succedesse, nel vedere un gran premio. Sono sempre stata capace di emozionarmi anche per il dettaglio che a molti sembra inutile. Non so nemmeno cosa mi divertisse, quella mattina, non me lo ricordo, probabilmente un dettaglio da nulla. O forse quel meteo incerto che poteva cambiare le carte in tavola.

C'eravamo noi, nelle nostre case, sui nostri divani, davanti ai televisori - oppure, nel mio caso e forse di parecchi altri, seduti sul letto con computer portatile sulle gambe in incrociate - che guardavamo il gran premio inoltrato, ancora ignari di cosa ci aspettava.
C'eravamo ancora noi, spaccati inesorabilmente in due sottogruppi, che non sapevamo che stavamo per diventare una cosa sola, mentre la pioggia controllata si faceva diluvio e una pagina oscura della storia del motorsport stava per essere scritta.
Le anime innocenti non mi avevano mai convinta con la loro teoria secondo cui in Formula 1 c'era un livello di sicurezza tale per cui nessuno poteva morire. Però, nonostante tutto, li capivo, semplicemente non erano mai stati messi di fronte alla realtà. Quando la realtà precipitò addosso a tutti noi, anime innocenti o meno, allora non ci furono più distinzioni.
Quella che era sempre stata un'ombra che stava sempre in agguato, da qualche parte, era una certezza. La verità è che prima o poi ci sarà sempre un prossimo incidente mortale. Il progresso della sicurezza serve per rimandare questo momento il più a lungo possibile, o almeno così funzionava.

L'incidente di Jules Bianchi e la sua morte mi portarono a suo tenpo a farmi delle domande dell'integrità del mondo della Formula 1 e, a distanza di anni, pur ritenendo corretti tutti i miei dubbi, inizio seriamente a temere che, pure in assenza di altri morti - per fortuna, il livello di integrità si sia di gran lunga abbassato.
Onde evitare fraintendimenti, ci tengo a specificare che ritengo siano stati fatti progressi dal 2014 a oggi, molti progressi. Se non altro, negli anni immediatamente successivi, la Formula 1 ha dimostrato di avere imparato almeno qualcosa dai propri errori.
Però, altrove, mi sembra ci sia un decadimento che personalmente trovo molto difficile da accettare. Si può discutere della poca moralità del "si corre a ogni costo in nome dei soldi, anche mettendo in conto la possibilità di incidenti gravi", ma se non altro posso riconoscere alla Formula 1 di quei tempi di avere avuto quantomeno la decenza di essersi limitata a strizzare un occhio al passato e non a un futuro ai limiti della distopia motoristica.
Se in quei giorni l'incidente era visto come un rischio che poteva essere accettato in nome delle ragioni economiche, pensiero sicuramente poco etico, al giorno d'oggi sembra sempre più visto come qualcosa di auspicabile, qualcosa da spettacolarizzare a ogni costo, qualcosa che deve essere desiderato e cercato e che magari esso stesso è alla base di introiti - questo lo trovo davvero raccapricciante, oltre che irrispettoso di chi in passato è stato vittima di questo sport.


Il 5 Ottobre 2014, stesso giorno in cui Jules Bianchi ebbe il devastante incidente per il quale morì dopo nove mesi di coma, Andrea De Cesaris perse la vita in un incidente in moto a Roma. Aveva 55 anni.
Un tempo, durante gli anni finali della sua carriera, Murray Walker lo definì come "il pilota che ha vinto più gare di tutti, senza vincerne nessuna". Era una gaffe, ma mi piace considerarla una metafora.



martedì 3 ottobre 2023

GP Stati Uniti 1969: il grave infortunio di Graham Hill

Tra gli anniversari che si avvicinano, il 5 ottobre sarà quello del GP degli Stati Uniti 1969. Dal momento che per quel giorno ho in mente un altro post, mi metto avanti con i lavori e ve ne parlo oggi, facendo per prima cosa una piccola panoramica. Era il penultimo appuntamento della stagione e si svolgeva a Watkins Glen, il titolo piloti era già stato assegnato, vinto da Jackie Stewart con la Tyrrell/Matra. Il pilota scozzese partiva terzo in griglia, la pole se l'era aggiudicata, per la settima volta in carriera, Jochen Rindt, che tuttavia non aveva ancora conquistato una vittoria. Il pilota della Lotus precedeva la McLaren di Denny Hulme e per il team di Colin Chapman si trattava della 50^ pole position in Formula 1.
Le cose, per Hulme, comunque, sono andate decisamente male fin dalle prime battute: partenza al rallenty e poi necessità di una sosta ai box che l'ha fatto precipitare nelle retrovie, il che di fatto lasciava Rindt e Stewart a duellare da soli per la leadership.

All'inizio era Rindt il leader con Stewart negli scarichi, poi Jackie l'ha superato ed è stata la volta sua di stargli negli scarichi, fino al momento in cui qualche giro dopo si è ripreso la posizione. La gara di Stewart tuttavia non è durata a lungo, soltanto per un terzo della sua percorrenza, poi ha dovuto rientrare ai box e fermarsi con il motore che emanava fumo.
Rindt era in testa con un abisso di distanza sugli inseguitori: Piers Courage, su una Brabham non ufficiale, del team di Frank Williams, precedeva le Brabham di Jacky Ickx e di Sir Jack, con le quali era in lotta per la seconda posizione. I due titolari non sono riusciti a liberarsi di Courage, tuttavia Brabham si è appropriato della terza posizione con un sorpasso su Ickx, destinato tuttavia a ritirarsi per un guasto al motore, in una gara con sempre meno vetture ancora in pista, tanto che piloti doppiati di diversi giri erano comunque in bassa zona punti.

Mancava ormai solo meno di un quarto di gara quando la Lotus di Graham Hill è uscita di pista violentemente. Il pilota inglese era stato in terza piazza nei giri finali, poi era precipitato sempre più indietro a causa di problemi tecnici e dopo il ritiro di Ickx si trovava, seppure a tre giri dal leader, al quinto posto alle spalle della BRM di John Surtees.
L'incidente è stato provocato, molto probabilmente, da una foratura. La vettura è cappottata più volte, facendo il pelo a um paio di spettatori che per fortuna non sono stati colpiti, e sbalzando il pilota fuori dell'abitacolo - nel frattempo la gara proseguiva, con Brabham costretto a rientrare ai box per un rifornimento e a scivolare al quarto posto.
La gara è continuata fino alla fine, come se niente fosse, nonostante ci fosse un mezzo di soccorso sopraggiunto sul luogo dell'incidente e Hill venisse soccorso in quei frangenti.

Sulle sue condizioni c'erano inizialmente notizie ben poco incoraggianti, ma Graham ha riportato in questo incidente "solo" diverse fratture alle gambe, che l'ha costretto a vari mesi di stop. Sarebbe tornato in pista all'inizio del 1970, in occasione del GP del Sudafrica.
Nel frattempo il suo compagno di squadra Rindt conquistava la prima vittoria in Formula 1, con Courage e Surtees che completavano il podio. Brabham alla fine è arrivato quarto, nonostante negli ultimi giri abbia tentato di avvicinarsi ai piloti che lo precedevano.
Con diversi giri di gap, Pedro Rodriguez su Ferrari ha concluso la gara in quinta piazza, mentre Silvio Moser ha chiuso sesto al volante di una Brabham privata. C'era una settima vettura ancora in pista, la Tyrrell/Matra di Johnny Servoz-Gavin, ma costretto a vari stop per una serie di problemi tecnici risultava non qualificato non avendo completato il 90% di gara.


lunedì 2 ottobre 2023

Formula 4 Danese 2023: Mikkel Gaarde Pedersen vince il titolo

Carissimi lettori, interrompete quello che state facendo perché devo portarvi assolutamente a esplorare un campionato minore open wheel che è terminato proprio questo weekend. Parlo della Formula 4 Danese, famosa per non essere una vera e propria Formula 4 come le altre, per avere vetture di più generazioni le une accanto alle altre, per essere stata in passato sede di un controverso incidente tra Juju Noda ed Emmo Fittipaldi Jr con tanto di conseguente lite dei rispettivi padri davanti alle telecamere, ma soprattutto per essere la categoria nella quale gareggia da anni Mads Hoe, divenuto ormai leggenda tra i sommi conoscitori di questa categoria di nicchia.
Il campionato quest'anno prevedeva sei eventi, di cui quattro in Danimarca e due in Svezia. In tre eventi su sei la griglia è stata arricchita, oltre che dalle Formula 4 e dalle Formula 5 (una sorta di vecchie Formula Ford) anche dalle vetture del campionato di Formula Nordic, che ha portato le vetture a salire dalle 12/13 alle addirittura 24/25 unità nei momenti di massimo splendore. Non è molto chiara la differenza tra queste vetture e le altre, perché la Formula Nordic riesce a essere una serie ancora più oscura della Formula 4 Danese e soprattutto non è ben chiaro quale fosse il suo calendario completo, perché non saprei dire se abbia corso solo insieme alla serie danese. Mentre i piloti di Formula 4 e Formula 5 erano quasi tutti danesi con pochissime eccezioni, quelli di F.Nordic, nessuno escluso, erano o svedesi o norvegesi.

Veniamo al campionato. Il vincitore e il runner up, separati da appena quattro punti, portano entrambi lo stesso cognome, Pedersen, ma non credo siano parenti. Mikkel Gaarde Pedersen è il pilota che ha vinto il titolo, conquistando sei vittorie su diciassette gare disputate (uno degli eventi svedesi ha visto svolgersi solo due gare anziché le solite tre), mentre Magnus Pedersen ne ha conquistate cinque, anche se in occasione di un secondo posto si è visto accreditare il punteggio del vincitore - è stato in uno degli eventi svedesi, quando lo svedese Linus Granfors è stato l'unico pilota di Formula Nordic a procacciarsi una vittoria nella categoria mista. Questi ultimi, infatti, non facevano parte della classifica di Formula 4, nella quale sono invece inclusi i piloti di Formula 5, i quali ricevono regolarmente i punti.
Mathias Bjerre Jacobsen, una vittoria all'attivo, ha concluso la stagione in terza piazza, mentre ha ottenuto ben quattro vittorie il pilota part-time Theodore Jensen, di cui tre delle quali in un unico evento del campionato. È riuscito a concludere il campionato in settima piazza. Tra i piloti non vincitori, va senza ombra di dubbio menzionato il quarto classificato: Leo Robinson, nazionalità algerina, ha disputato gli ultimi tre eventi del campionato... ottenendo nientemeno che solo piazzamenti a podio, ha infatti conquistato soltanto secondi e terzi posti! Come debutto, direi decisamente niente male!

Mads Hoe non ha conquistato vittorie, quest'anno, ma solo qualche piazzamento a podio. Si è classificato sesto in classifica piloti, alle spalle di Victor Nielsen, pilota part-time a sua volta. È stato il meglio classificato dei piloti della Formula 5, mentre il secondo miglior classificato di essi è stato il tedesco Oliver Kratsch. A questo proposito vorrei specificare che, nonostante il nome suggerisca altro, le Formula 5 possono tranquillamente competere contro le Formula 4, solo che tendenzialmente hanno meno spunto alla partenza. Tuttavia sulle Formula 4 è più probabile trovare piloti che intendano seriamente costruirsi una carriera nelle formule minori e progredire, invece di correre praticamente per hobby (ci sono pure piloti sessantenni tipo Niels Ejnar Rytter, oppure gente tipo Michella Rasmussen che verosimilmente non aveva mai gareggiato su un mezzo a motore prima di debuttare in Formula 4 Danese).
Anche la sorella di Mads Hoe, Mille, gareggia nella categoria, su una Formula 5, ha concluso il campionato al nono posto ottenendo come miglior risultato in gara una quinta piazza. Ha preceduto Fredrik Stena, Larke Ronn Sorensen e, dodicesimo in classifica un pilota austriaco che ha disputato solo gli ultimi due eventi - il suo debutto in monoposto - conquistando un podio proprio in questo fine settimana, classificandosi secondo. Avete presente quando "qualche" anno fa Alex Wurz correva per la Williams e Gianfranco Mazzoni ci parlava del fatto che sua moglie fosse incinta del loro terzo figlio? Ecco, è lui, Oscar Wurz, che ha ottenuto questo podio!

domenica 1 ottobre 2023

GP Stati Uniti e Messico 1967: la 23^ e la 24^ vittoria di Clark, il titolo di Hulme

Oggi è il 1° ottobre e non credo ci sia giorno migliore per raccontarvi cosa succedeva il 1° ottobre 1967, quando a distanza di tre settimane dal GP d'Italia vinto da John Surtees con la Honda, la Formula 1 tornava in scena a Watkins Glen e si prospettava uno scontro tra compagni di squadra, Denny Hulme e Jack Brabham, per la conquista del titolo mondiale - era il penultimo evento della stagione, sarebbe stato seguito di lì a tre settimane dal GP del Messico. Se Sir Jack era quinto in qualifica seguito a ruota dal compagno di squadra, tuttavia anche la pole position se l'erano giocata due compagni di squadra, i Lotus Bros, con Graham Hill che prendeva Jim Clark. Il terzo tempo era andato a Dan Gurney sulla Eagle, mentre quarta era l'unica Ferrari guidata da Chris Amon. In sintesi, si prospettava un duello tra Hill e Clark, che con gli standard odierni forse sarebbero considerati gente che distrae dalle logiche del campionato e dovrebbe farsi da parte invece di mettersi in mostra e di stare in mezzo.

Hill si è involato verso la leadership, seguito da Clark, ma Gurney ha cercato di mettersi in mezzo arrivando a superare Jim e a portarsi secondo. Il pilota della Lotus sarebbe riuscito comunque a portarsi secondo dopo pochi giri, con un sorpasso sullo statunitense, in seguito destinato al ritiro per la rottura di una sospensione.
Amon, che al via aveva perso posizioni, nel frattempo rimontava like a boss, al punto da avvicinarsi alle Lotus e ad apparire un potenziale contendente alla vittoria, almeno finché non si è ritrovato a doppiare Surtees che era sotto di alcuni giri... ma il campione del mondo 1964 non aveva la benché minima intenzione di farlo passare!
Ex pilota Ferrari passato a un'altra scuderia che ostacola un pilota Ferrari durante un doppiaggio: non oso immaginare come reagirebbe la gente di oggi, che si indispettisce anche se il pilota Ferrari meno figo vince una gara derubandohhhh il compagno di squadra, mai stato in testa in quel gran premio.

Surtees è stato comunque punito dal fato e costretto al ritiro, quindi Amon si è lanciato di nuovo a inseguire i leader. In testa alla gara, nel frattempo c'era Clark, approfittando di un'indecisione di Hill, colto di sorpresa dal cambio e da una marcia che non entrava. Graham ha poi dovuto vedersela con Amon, i due si sono alternati alcune volte in seconda posizione nel proseguimento della gara, ciascuno con la vettura che dava problemi. Quella di Amon ha avuto più problemi di Hill, infatti Chris è stato costretto al ritiro.
Le Lotus hanno fatto doppietta, con Clark vincitore per la 23^ volta in Formula 1: era una sola di distanza da Juan Manuel Fangio che di gran premi ne aveva vinti 24. Con gli standard odierni, qualcuno avrebbe detto che quelle di Clark non erano vere vittorie. Altri, inoltre, avrebbero osservato che a contare erano i risultati di Hulme e Brabham, terzo e quinto con in mezzo la Cooper di Joseph Siffert e a chiudere i punti quella di Joakim Bonnier.

Non ci sono tante cronache scritte degli eventi del GP del Messico, così come ovviamente anche in questo caso i video di sintesi sono di una brevità allucinante. Quello che sappiamo è che nel giorno dello scontro per il titolo tra i piloti della Brabham, era ancora il duo della Lotus a contendersi la vittoria.
Hill partiva quarto, ma è andato in testa fin dal via, davanti a Amon e Clark partiti dalla pole. Jim non è comunque rimasto a guardare e in breve tempo si è ripreso la leadership per non lasciarla più: 24 vittorie come Fangio - record che avrebbe battuto con una vittoria ulteriore in Sudafrica a inizio 1968, purtroppo la sua ultima.
Hill ha occupato per neanche un terzo di gara la prima piazza, per poi essere costretto al ritiro, facendo risalire al secondo posto la Ferrari di Amon.
Quella di Amon non era l'unica Ferrari presente, in questa occasione c'era al via amche Jonathan Williams, alla sua unica presenza in Formula 1, scattato dalla sedicesima casella della griglia.

Se state pensando che anche Williams avrebbe dovuto temere la tifoseria odierna vi do ragione, ma la tifoseria ferrarista aveva questioni ben più temibili di cui occuparsi: Amon infatti risulta avere occupato la seconda piazza fino a due giri dalla fine o giù di lì, non è chiaro se dopo abbia avuto un guasto o sia rimasto senza benzina. Certo è che non è andato a podio.
Sui gradini più bassi c'erano Brabham e Hulme, con quest'ultimo che ha conquistato il titolo mondiale. La zona punti è stata completata da John Surtees su Honda, nonché da Mike Spence su BRM e Pedro Rodriguez su Cooper. Amon è stato classificato nono, alle spalle del compagno di squadra Williams.
Terminava così il mondiale 1967, così come terminava la permanenza di Hulme alla Brabham, scuderia per la quale aveva gareggiato fin dall'esordio in Formula 1 nel 1967 e con la quale aveva conquistato due vittorie oltre che il mondiale. Sarebbe passato alla McLaren, rimanendovi fino alla fine della sua carriera nella massima categoria, nel 1974.


sabato 30 settembre 2023

Finale di stagione 1970: i GP degli States e del Messico

Carissimi lettori, oggi due piccioni con una sola fava - o se preferite due gabbiani con una sola ruotata - e andiamo a esplorare un finale di stagione quando la stagione finiva in ottobre (mese ormai alle porte), non mancando si notare come oggi sarebbe stato il compleanno di un pilota che in quell'occasione sarebbe salito sul podio in Formula 1 per l'unica volta nella sua carriera, al debutto, come un Kevin Magnussen d'altri tempi. Il pilota in questione era Reine Wisell, svedese, nato il 30 settembre 1941 e deceduto all'età di 80 anni nel mese di marzo del 2022. Era biondo con i capelli lunghi, quindi probabilmente aveva tutte le fangirl ai suoi piedi, sempre ammesso che conoscessero la sua esistenza e che apprezzassero le basette folte. Considerato che ai tempi la peluria da licantropo era fescion, probabilmente le apprezzavano!

A Watkins Glen si gareggiava il 4 ottobre, come penultimo evento stagionale. Jacky Ickx, su Ferrari, scattava dalla pole position, precedendo la Tyrrell di Jackie Stewart e la Lotus di Emerson Fittipaldi. Tra i tre, la miglior partenza è stata quella di Stewart, che si è portato in testa, con la BRM di Pedro Rodriguez che si accodava in seconda posizione. Ickx era terzo, seguito dal compagno di squadra Clay Regazzoni, mentre Fittipaldi ha perso innumerevoli posizioni.
Mentre diverse vetture iniziavano a uscire di scena e Stewart si dava alla macchia, le due Ferrari si portavano negli scarichi di Rodriguez, per poi riuscire a superarlo. Lo scozzese della Tyrrell era ormai imprendibile e in poco tempo anche Ickx, Regazzoni e Rodriguez facevano ciascuno gara a sé. Nel caso di Clay non è durata tanto, prima ancora di arrivare a metà ha avuto un problema tecnico che ha compromesso ogni sua chance di portare a casa un buon risultato. Ickx, che aveva ancora qualche chance di vincere il titolo, le ha viste svanire definitivamente poco dopo: costretto a sua volta a rientrare ai box, ha perso due giri uscendo tuttavia in bassa top-ten.

La leadership di Stewart era abissale, un minuto di Rodriguez con Fittipaldi terzo addirittura già doppiato. Però bastava poco per stravolgere l'esito di un gran premio e la Tyrrell ha dato forfait a causa di una rottura del motore, con tanto di olio che si spargeva ovunque sulla pista. Rodriguez ne frattempo proseguiva con una ventina di secondi di vantaggio su Fittipaldi e la gara che andava verso le sue ultime battute.
La benzina scarseggiava, così Pedro è stato costretto a una sosta ai box a pochi giri dalla fine, Emmo nuovo leader e pronto ad andare a conquistare la prima vittoria in Formula 1. Rodriguez ha chiuso secondo, con la Lotus di Reine Wisell a completare il podio. Il team di Colin Chapman ha conquistato il titolo costruttori, mentre la matematica ha decretato il titolo postumo di Jochen Rindt.
Ickx alla fine è arrivato quarto, superando vetture fino alle ultime battute, le ultime la March di Chris Amon e la Surtees di Derek Bell, che hanno completato così la zona punti, in una gara in cui, in realtà, nonostante un certo numero di ritiri ben quattordici vetture sono state classificate (tra cui anche Regazzoni, anche se soltanto tredicesimo).

Il mondiale è finito tre settimane più tardi, il 25 ottobre, a Città del Messico, con Regazzoni che conquistava la sua prima pole position, precedendo la Tyrrell di Stewart, la Ferrari del compagno di squadra Ickx, nonché la Brabham di Sir Jack, che disputava il suo ultimo gran premio in carriera.
Al via Clay ha mantenuto la posizione, ma non è durato a lungo in testa, con Ickx ben presto leader seguito da Stewart, almeno fintanto che Jackie non è stato costretto da un problema tecnico a rientrare ai box: con il suo inconveniente le Ferrari si sono ritrovate 1/2. Avrebbe terminato la gara molti giri dopo a causa di un'invasione animale, per un contatto con un cane vagante.
Ickx e Regazzoni hanno proseguito 1/2, con Jacky che distanzava il compagno di squadra, mentre Brabham era in terza posizione prima di essere abbandonato dal motore. È risalito terzo Denny Hulme su McLaren, davanti alla March di Chris Amon, alla Matra di Jean-Pierre Beltoise e alla BRM di Pedro Rodriguez a completare la zona punti.
Prima ancora che finisse la gara, il pubblico ha invaso la pista, con Ickx che ha rischiato di falciare decine di spettatori nel momento in cui tagliava il traguardo. C'erano già stati problemi in passato con il pubblico in Messico, ma questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.


venerdì 29 settembre 2023

Quando il mondiale finiva in ottobre e di lì a un anno Hakkinen sarebbe tornato... o forse no // GP Giappone 2001

Il mese di ottobre è quasi alle porte e fino a meno di decenni fa spesso era simbolo di finale del mondiale. L'ultima volta in cui è successo, era il lontano 2007. Oggi, però, ci spingiamo più indietro, a rievocare un finale di stagione che avveniva in Giappone, sul circuito di Suzuka, il 14 ottobre. Correva l'anno 2001 e Michael Schumacher aveva vinto il titolo con diversi gran premi d'anticipo, ma il campionato non era ancora finito. La stagione europea era terminata da meno di un mese, poi si era andati negli States a Indianapolis e a distanza di due settimane in Giappone, in passato sede di tanti scontri per il titolo mondiale. Erano altri tempi, ma non è su questo che voglio stare a sindacare, mi limiterò piuttosto a raccontare gli eventi, specificando che con tutta probabilità di questo gran premio a suo tempo non vidi nemmeno la replica sintetica. Non ho ricordi dell'epoca nemmeno di un incidente alquanto altisonante avvenuto in corso d'opera.

La Ferrari numero 1 scattava dalla pole position, precedendo le Williams di Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher, poi veniva la Rossa numero 2 guidata da Rubens Barrichello. Le McLaren di Mika Hakkinen e David Coulthard erano 5/7 con in mezzo la Benetton di Giancarlo Fisichella, che tuttavia a causa di un testacoda nel corso dei primi giri ha perso notevolmente terreno.
Michael Schumacher nel frattempo era in testa, mentre Barrichello duellava con le Williams arrivando a superarle entrambe, salvo poi perdere la seconda piazza a vantaggio di Montoya. Tutti sembravano su una strategia a due soste e così sarebbe stato, con le Ferrari prime a rientrare, poi le Williams e a seguire le McLaren.
Prima di arrivare a ciò, tuttavia, ci sarebbe stato quell'incidente che tutti ricordano come principale accadimento avvenuto in questo gran premio, a cui arriveremo tra poco, anzi, diciamo subito.



Raikkonen stava disputando il suo ultimo gran premio con la Sauber prima di passare in McLaren, mentre Alesi stava disputando il suo gran premio in assoluto, al volante di una Jordan, come compagno di squadra di Jarno Trulli. Le strade di Kimi e Jean si sono incontrate, o per meglio dire, scontrate per caso, dopo pochi giri di gara.
I due si trovavano 9/10 e Raikkonen è stato sorpreso da una foratura improvvisa, partendo in testacoda. Proprio in quel momento stava sopraggiungendo Alesi, che non è riuscito a evitarlo, giungendo così in anticipo alla fine della propria carriera. L'impatto tra le due vetture è ststo piuttosto violento e poi la Sauber è andata di fatto a fracassarsi contro le barriere. I piloti sono rimasti entrambi illesi e le vetture sono state rimosse in maniera piuttosto agevole, senza nemmeno che fosse chiamata in pista la safety car, nonostante sembrassero essercene ottime ragioni.

Nel frattempo la gara proseguiva con Michael Schumacher che, dopo l'una e dopo l'altra sosta, si è ritrovato negli scarichi di Hakkinen che ancora non si era fermato, essendo su una diversa pitstop window. In entrambe le occasioni ha cercato di passare oltre, ma Mika si è difeso bene, rinunciando alla posizione soltanto al momento della sosta.
Ralf Schumacher e Barrichello sono precipitati indietro per peripezie varie: un drive though per taglio di chicane durante un duello con Rubinho nel caso di Ralf, un problema durante il secondo pitstop nel caso del ferrarista. Hakkinen si è ritrovato terzo dietro a Michael Schumacher e Montoya, ma ha rallentato molto nelle fasi conclusive, venendo superato da Coulthard e mantenendo per poco il quarto posto su Barrichello e Ralf Schumacher nella sua ultima gara. Più indietro, la Minardi otteneva un buon 11° su sedici piloti ancora in gara con Fernando Alonso.

giovedì 28 settembre 2023

Buon compleanno, Mika Hakkinen!

Carissimo Mika,
a volte ripenso a quei giorni in cui correvi in Formula 1 e in cui non c'erano penalità in griglia. Poi leggo che nel GP degli Stati Uniti 2001 partivi quarto anziché secondo a causa di una penalità in griglia, dovuta alla cancellazione del tuo miglior tempo in qualifica a seguito di un semaforo rosso ignorato nel warm up.
Davanti a te c'erano i fratelli Schumacher, Michael in pole e poi Ralf, poi i loro compagni di squadra in ordine invertito, Juan Pablo Montoya, con te davanti a Rubens Barrichello. Poi Ralf ha fatto una brutta partenza, il tutto mentre Rubinho era il più veloce, essendo più scarico, e arrivando in pochi giri in testa alla gara, superando anche il suo compagno di squadra, perché doveva guadagnare terreno nella speranza di non perdere posizioni con la sua strategia.
Poi le due Sauber di Kimi Raikkonen e Nick Heidfeld venivano a contatto tra di loro e con la Jordan di Jarno Trulli. Il tuo futuro sostituto, quello che avrebbe preso il tuo posto in McLaren nel tuo anno di stop, è stato il primo ritirato della giornata. Tu, però, eri quinto e facevi la tua gara, dietro alle Ferrari e alle Williams, con Barrichello e Ralf ai box, così come Montoya non prima di avere superato Michael Schumacher.
Le Williams non hanno avuto lunga vita, Ralf Schumacher spedito in testacoda verso metà gara, a causa di un problema alla vettura, Montoya fermo per un guasto al motore soltanto poche tornate più tardi. Poi c'eri tu, che ti fermati ai box molti giri rispetto a Michael e, di overcut, ti ritrovavi secondo dietro Barrichello, che però doveva rientrare ai box per la seconda volta. Rubinho era più veloce di te, nel finale, ma poi il suo motore ha dato forfait a pochi giri dalla fine.
Hai vinto, precedendo Michael Schumacher e il tuo compagno di squadra David Coulthard di diversi secondi. Trulli intanto giungeva quarto, ma sarebbe stato squalificato per il consumo eccessivo del fondo, salvo poi recuperare la posizione per un vizio di forma uscito fuori dopo il ricorso della Jordan. Eddie Irvine con il suo casco leopardato arrivava quinto, mentre Heidfeld sulla Sauber concludeva la zona punti.
Quel giorno, il 30 settembre 1998, due giorni dopo il tuo 33° compleanno, conquistavi la vittoria numero 20 di una bellissima storia. Sarebbe stata l'ultima, nel tuo penultimo gran premio prima dell'anno di stop che in realtà era la fine della tua carriera. Non ricordo cosa pensai quel giorno, mentre tagliavi il traguardo.
Se devo essere sincera non ho nemmeno alcun ricordo di averti visto tagliare il traguardo, né il rivedere gli highlight mi ha evocato alcunché. Non so se ho visto la gara o se per qualche motivo me ne sono persa una parte oppure tutta, quella sera di settembre del 2001. So solo che in quei giorni non avrei saputo riconoscere il tuo valore, mentre adesso comprendo in pieno chi eri e che cosa hai significato per la Formula 1.

Buon compleanno, Flying Finn! 🇫🇮🇫🇮