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mercoledì 11 marzo 2026

L'Eco della Vertigine - capitolo 20/24

Il ventesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura. *-*



«...Il brutale omicidio, avvenuto nella tarda serata di mercoledì, non è solo un terribile fatto di cronaca, ma anche un lutto tremendo per diverse generazioni» affermò la speaker del telegiornale. «Mariarosa Mariani, nota al grande pubblico con il nome d'arte di Mara Mask, era uno dei personaggi più amati, tra le celebrità italiane, sia nel nostro paese sia all'estero, dove i suoi video erano molto apprezzati. Non...»
Alysse spense il televisore. Non ne poteva più. Era il secondo giorno di fila in cui non si parlava d'altro che della celebre influencer e della sua triste fine. Il luogo in cui l'evento era accaduto la faceva ancora rabbrividire e difficilmente sarebbe riuscita a non pensarci. Era successo nella stessa strada in cui era domiciliata, tanto che, se non si fosse trovata a Torino a casa di suo padre insieme a Yannick Leroy, magari avrebbe addirittura rischiato di essere sospettata dell'omicidio, soltanto per averla incontrata in un bar la settimana precedente.
Aveva appena riposto il telecomando, quando sentì il bisogno di riaccendere. Magari c'era qualche novità. Con un po' di fortuna sarebbe venuto fuori che Mara Mask era stata ammazzata da qualche psicopatico, o da un pretendente rifiutato, o comunque da qualcuno che non avesse a che vedere con Alysse.
Purtroppo tutto ciò che le fu concesso fu ascoltare una notizia tutt'altro che positiva, per voce di un'inviata: «Non sono ancora noti i risultati delle prime indagini, ma dalle testimonianze sembra che vi fossero stati contrasti molto pesanti tra Mara Mask e una donna trentasettenne della provincia, titolare di un noto studio di fotografia, che negli scorsi mesi era stata presa di mira dall'influencer per una relazione clandestina con un celebre imprenditore. La fotografa aveva scritto sulle proprie pagine social frasi inquietanti.»
Sullo sfondo, venne inquadrato un post con il nome dell'autrice oscurato. Dalila aveva affermato, alcuni mesi prima: "Nessuno può abbattermi, solo io conosco la verità su me stessa".
Se il nome era oscurato, non valeva lo stesso per la foto profilo. Senza nemmeno avere bisogno di controllare, Alysse era certa che si fossero già scatenate rivolte social contro la Colombari.
Attese che la linea tornasse allo studio, prima di spegnere definitivamente la TV. Sospirando, si lasciò scivolare sul divano, proprio nel momento in cui Yannick entrava in soggiorno. Non si aspettava di essere compresa al volo, ma fu esattamente quello che successe.
«Stai pensando a Mara Mask, vero?»
«Sto pensando che è tutto un immenso casino» ammise Alysse, «E che dovrei tornare a casa.»
«Posso tornare con te.»
«Sei sicuro di volerlo fare? Di non volere tornare a casa tua?»
«Vorrei tornare a casa mia, prima o poi» rispose Yannick, «Ma in questo momento tutto quello che voglio è stare con te. Mi dispiace per quella tizia, ma non so nemmeno chi fosse, quindi non mi pesa la sua morte. Però vedo te sconvolta e tutto ciò che vorrei è non vederti così. Tu meriti di essere felice, Alysse.»
«Anche tu.»
«Che cosa c'entra questo?»
Alysse si alzò in piedi e guardò Yannick negli occhi.
«Ero affezionata a Tina Menezes, forse di più di quanto potessi esserlo tu. Lavoravo per lei. Ho passato settimane al suo fianco. Ho imparato a conoscerla non solo per sentito dire, ho percepito la sua vicinanza. Mi devasta sapere che non ci sia più, ma la vita continua, per noi. È stata una fatalità. Devi accettarlo. Hai sempre saputo quali fossero i rischi del tuo mestiere.»
«Sì, l'ho sempre saputo» confermò Yannick, «Ma vederlo succedere non ha lo stesso peso di una conoscenza teorica. Mi ci sono trovato in mezzo e non sono riuscito a evitarla. Non faccio altro che chiedermi se avrei potuto fare qualcosa, se una mia diversa reazione avrebbe impedito a questa fatalità di succedere. Se solo l'angolo dell'impatto fosse stato diverso, forse Tina sarebbe non solo viva, ma non si sarebbe neanche fatta male. Sento di avere delle responsabilità.»
«La maggior parte degli addetti ai lavori concorda sul fatto che non potevi farci niente» replicò Alysse.
«Dovrebbe consolarmi?»
«Di solito la prima reazione è puntare il dito contro qualcuno, invece tutti hanno deciso di lasciarti in pace. Sei stato molto fortunato.»
Yannick obiettò: «Non me ne frega niente di essere stato "assolto" dagli opinionisti. Sono io che, quando mi guardo allo specchio, vedo colui che potrebbe avere provocato la morte di Tina Menezes. È un pensiero inaccettabile, con il quale non riesco a convivere.»
Alysse fu costretta ad ammettere che comprendeva il punto di vista di Yannick. Se la signora Gabrielle era convinta di avere provocato morte e distruzione con una semplice frase infelice pronunciata in un momento di rabbia, allora anche a Yannick doveva essere concesso di sentirsi responsabile di un evento di cui era stato protagonista.
Restare in silenzio fu un errore. Yannick le chiese: «Lo pensi anche tu, vero?»
«Che cosa?»
«Che avrei potuto evitarlo.»
«Oh, no, io non sono nessuno per poterlo affermare» obiettò Alysse. «È stata una grande sfortuna, tutto qui. In realtà mi è venuto da pensare a una persona certa di avere innescato la morte di mio marito, oltre che di almeno altre due persone.»
«Ed è vero?»
«No, per niente. È solo una sua suggestione e vorrei potere fare qualcosa per farle capire che quello che pensa è un'assurdità.»
«Lo capirà da sola, prima o poi» la rassicurò Yannick. Per quanto Alysse gli avesse risparmiato molti dettagli sulla vicenda, aggiunse con una certa convinzione: «La verità verrà a galla. È solo questione di tempo.»
Alysse lo sperava vivamente. Perfino la signora Gabrielle avrebbe dovuto ammettere che le sue parole non avevano causato la morte di nessuno.

***

Dopo la morte di Xavier Delacroix e il secondo matrimonio che l'aveva resa la signora Fiorucci, Gabrielle aveva avuto diverse occasioni nelle quali aveva intravisto Valerio Villa da lontano, ma non aveva più parlato con lui. Ci aveva pensato, qualche volta, aveva valutato la possibilità di avvicinarsi e di chiedergli come stesse, ma veniva sempre assalita dal terribile ricordo delle parole che le aveva rivolto. Le aveva detto chiaro e tondo che la sua maledizione stava già facendo effetto e che si era appena portata via Xavier.
Gabrielle non aveva mai creduto nelle maledizioni e più di una volta aveva cercato di convincersi che era stato tutto un caso, che Xavier era stato vittima della mancanza di sicurezza dell'automobilismo degli anni '80 e non certo delle sue parole. A ripensarci, era stata una stupida. Non aveva mai provato una grande simpatia nei confronti di Valerio Villa, del resto era normale non riuscire a farsi andare giù colui che, con la sua influenza, aveva finito per allontanare suo marito da lei, ma a distanza di anni si rendeva conto di quanto ciò che gli aveva augurato fosse sbagliato. Villa era, esattamente come lei, una persona che aveva degli affetti, i quali non meritavano il male di default soltanto per via dei pregiudizi che Gabrielle aveva sempre avuto nei suoi confronti.
Nelle occasioni ufficiali, nelle quali compariva in veste di signora Fiorucci, al fianco del secondo marito, Gabrielle aveva sempre evitato il vecchio "nemico", ma si ritrovò, a sorpresa, a tu per tu con lui in un'occasione meno formale, oltre che infinitamente più noiosa. Era una sera d'estate e si trovavano entrambi nel giardino di una casa signorile, a un ricevimento al quale Gabrielle non ricordava nemmeno più come fosse stata convinta a partecipare. La padrona di casa non aveva dato segno di accorgersi della sua presenza, tutta presa da quelli che riteneva ospiti di maggiore importanza. Le era sembrato di intravedere Valerio in compagnia della moglie Aurelia, ma poi non aveva più fatto caso a loro e, a quell'ora, era convinta che se ne fossero già andati.
Era palese che nemmeno Villa avesse cercato o voluto quell'incontro. Parve spiazzato, quando si accorse della sua presenza. Gabrielle lo vide indietreggiare, come se avesse voluto scappare a gambe levate. Rimasero a fissarsi per qualche istante, entrambi in silenzio. Le voci degli altri presenti, in lontananza, sembravano appartenere a un mondo totalmente separato e a sé stante.
Villa fu il primo a parlare.
«Da quanto tempo.»
Gabrielle annuì.
«Già, sono passati tantissimi anni.»
Valerio Villa fece un passo verso di lei.
«Stai trascorrendo una buona serata?»
«No.»
«Nemmeno io. Vorrei tanto andarmene a casa, ma Aurelia sembra divertirsi, insieme alle sue amiche, e temo di non poterci fare niente.»
«Io, invece, sono venuta da sola e potrei andarmene quando voglio, mi basterebbe chiamare un taxi» ammise Gabrielle, «Ma mi sembra presto. Qualcuno è già andato via, che tu sappia?»
«Non è mai troppo presto per andare via» ribatté Valerio, «Specie se la festa è di una noia mortale.»
Gabrielle non riuscì a trattenersi e gli domandò, secca: «Preferivi le feste di un tempo?»
«Di che feste parli?»
«Sicuramente frequentavi feste più interessanti. Donne, lussuria, sesso sfrenato...»
Valerio rise.
«Temo che tu ti sia fatta una strana idea di me. È vero, in gioventù riscuotevo parecchio successo con il genere femminile, ma non prendevo parte a festini erotici. E poi quegli anni sono ormai molto lontani. Adesso sono sposato e ho problemi di salute.»
«Spero niente di grave» ammise Gabrielle, sincera. «Per quanto riguarda te e la tua signora, però, ho sentito dei pettegolezzi non tanto carini.»
«Che tipo di pettegolezzi?»
«Che hai una figlia avuta fuori dal matrimonio, nata mentre eri già sposato. Si dice questo di te, anche se, ne sono certa, Aurelia sia pronta a negarlo.»
Valerio replicò, gelido: «La mia vita privata non è un affare che ti riguardi. Io e Aurelia abbiamo il nostro equilibrio.»
«Stai tranquillo» lo rassicurò Gabrielle. «Non ho alcuna intenzione di rivelare al mondo i tuoi affari. Ne ho semplicemente sentito parlare e mi sembra assurdo che tua moglie non ne sappia niente. Vive sotto una cappa di vetro?»
«Come ti ho detto, io e Aurelia abbiamo il nostro equilibrio» ribadì Valerio. «Non siamo obbligati a raccontare a tutti come funzionano i nostri affari.»
Gabrielle osservò: «Sembra che Aurelia sappia, ma che le stia bene, a condizione che nessun altro lo venga a sapere, almeno ufficialmente.»
Valerio Villa non replicò a quelle illazioni.
«Mi ha fatto piacere rivederti, Gabrielle. Credo sia meglio che io raggiunga mia moglie.»
Le voltò le spalle e si incamminò. Lasciarlo andare via sarebbe stata la soluzione più semplice, ma non quella migliore. C'era un passato da dimenticare e non sarebbe mai successo, finché non ne avessero parlato.
«Aspetta, Valerio.»
Villa si girò lentamente.
«Cosa vuoi ancora?»
«Scusami, non avevo il diritto di essere invadente» ammise Gabrielle. «In più, c'è una cosa che vorrei dirti da tanto tempo. Non ho mai avuto l'occasione di...» Si interruppe e fece qualche passo verso Valerio, ritrovandosi di nuovo vicina a lui. «Mi dispiace per quello che ci siamo detti, quando...» Si fermò un'altra volta. Non voleva pronunciare il nome di Xavier. Da quando viveva al fianco di un altro uomo, si era spesso comportata come se il suo defunto marito non fosse mai esistito. «Hai capito a cosa mi riferisco.»
«Sì, ho capito» la rassicurò Valerio. «Lo so, amavi Xavier e io non ti piacevo. Non c'è niente di male in tutto questo. Forse, se potessi tornare indietro, io stesso mi comporterei diversamente. Magari farei capire a Xavier che non ha senso rischiare di perdere tutto quello che abbiamo per qualche passione passeggera. Sono certo che ti amasse e che volesse passare tutta la vita con te.»
«Queste certezze non hanno più importanza. Mi dispiace per la maledizione.»
«Quale maledizione, Gabrielle? Io ho perso un amico, è vero, ma tu hai perso l'uomo che amavi... e non è colpa di nessuno.»
«Eppure ho davvero sperato che succedesse qualcosa di brutto, che potesse colpirti... e sono certa che tu sia stato colpito profondamente.»
«Certo che sono stato colpito profondamente. Non c'è stato un solo giorno in cui non abbia pensato a Xavier e a quanto senta la sua mancanza. Però non c'è nulla che possiamo fare. Xavier non c'è più e chissà se da qualche parte c'è ancora qualcosa di lui. Magari, mentre noi discutiamo, ci sta guardando e sta cercando di dirci che non dobbiamo pensare ai momenti tristi, ma che dobbiamo ricordare quelli in cui siamo stati felici insieme a lui.»
«Forse si augura questo per te» obiettò Gabrielle, «Ma certamente non per me. Ho commesso troppi errori, non me lo merito.»
«Perché, credi che io non ne abbia commessi, di errori?» replicò Valerio. «Quando ripenso al mio passato, sento di avere fatto solo sbagli. Ogni volta in cui riesco a trovare un po' di pace, finisco per trovarmi di nuovo ad affrontare i casini che ho fatto. Ovviamente ho sbagliato anche con lui, fin troppe volte, e non ho mai ammesso i miei errori. Però non c'è rimedio, si può solo guardare avanti.»

***

La casa in cui Oliver Fischer aveva vissuto insieme a Tina Menezes per appena qualche mese appariva molto più confortevole della via nella quale Alysse risiedeva e dove era tornata il giorno precedente. Non aveva l'abitudine di intrattenersi a conversare con la gente del posto, ma aveva orecchie per ascoltare e le era capitato, in più di un'occasione, di sentire menzionare il recente omicidio. Di fatto, ogni volta in cui aveva incrociato più di una persona per volta, i presenti stavano trattando proprio quell'argomento. Non che ci fosse da stupirsi: un assassinio non passava certo inosservato, tanto più che la vittima era un personaggio notorio.
Fischer fece entrare Alysse e la condusse nella stessa stanza in cui era già stata accolta quando si era presentata da lui e da Tina nella tarda serata del 31 dicembre, trovando a casa loro anche Dalila Colombari.
Alysse si accomodò senza aspettare che Oliver la inviasse a sedersi e anche il suo collega fece lo stesso, osservando: «Bentornata, Alysse. Non te l'avevo ancora detto.»
«Bentornata un cazzo» replicò Alysse. «Stavo così bene, lontana da qui. È stato disgustoso scoprire che Mara Mask è stata ammazzata vicino a casa mia, sempre ammesso che il posto in cui risiedo temporaneamente si possa definire tale.»
Oliver sospirò.
«Senti, Alysse, c'è una cosa di cui ti dovrei informare. È per questo che ti ho chiesto di vederci.»
«Fammi indovinare, Dalila è stata interrogata a proposito di Mara Mask? Non mi sorprende, dopo tutta quella caciara sui social quando ha iniziato a frequentare il figliastro di Emilio Forti.»
«Non mi riferisco a questo, non è questo il motivo per cui desideravo incontrarti. Non so nemmeno se...»
Oliver si interruppe, come se non fosse certo di poterle dire di più.
Alysse obiettò: «I casi sono due, o me ne parli, oppure non lo fai. Non mi terrai sulle spine con delle allusioni che non portano da nessuna parte. Dimmi che cosa sai.»
«Mi raccomando, che rimanga tra di noi. A maggior ragione, dopo quello che è successo tra Dalila e Mara Mask, è molto meglio che nessuno lo venga a sapere.»
«Allora parla, Fischer, ma fallo subito.»
«Manterrai il silenzio?»
«Se mi sarà possibile senza infrangere i miei principi, non vedo perché non dovrei farlo.»
Oliver le assicurò: «Non infrangerai alcun principio. Semplicemente Mara Mask lavorava nell'albergo in cui è morto Valerio Villa, a quei tempi. Può darsi che ci fosse, il giorno in cui si è sentito male, e...»
Alysse lo interruppe: «Mi stai dicendo che Mara Mask era presente sul posto quando il padre di Dalila è stata ammazzato? Questo è molto interessante. Sei sicuro che la tua amica femme fatale non avesse buoni motivi per liberarsi di quell'influencer da quattro soldi? Detto con tutto il rispetto per lei come persona, ovviamente, ma il suo lavoro non era un vero lavoro. Mi dispiace molto per la sua morte, nessuno merita di finire a quella maniera, ma è ridicolo che sia diventata così ricca e famosa senza fare nulla di sensato.»
«Non dire assurdità» replicò Oliver, facendole pensare per un attimo che stesse difendendo i "contenuti" della vittima. Non era quanto intendesse affermare, dato che subito dopo puntualizzò: «Dalila non ha ucciso Mara Mask. Non avrebbe nemmeno saputo dove trovarla.»
«Veramente mi pare che la Colombari abbia sempre le sue fonti, quando si tratta di scoprire quello che le interessa» obiettò Alysse. «Non so se si limiti a spogliarsi e ad aprire le gambe, oppure se abbia anche altri mezzi, ma quello che conta è che riesca a scoprire facilmente tutto quello che le interessa. Sei sicuro di volerti fidare di lei solo perché è la madre di tuo figlio?»
«Penso che la situazione sia già abbastanza difficile da gestire» rispose Oliver, secco. «Non c'è bisogno di sospettare l'uno degli altri. Siamo tutti dalla stessa parte.»
«Quindi dovremmo essere tutti sinceri gli uni con gli altri?»
«Sì.»
«Bene, Fischer. Allora dimmi se hai mai sospettato di me, per l'omicidio di mio marito.»
Alysse vide Oliver avvampare, mentre questo le chiedeva: «Come ti viene in mente di farmi una simile domanda?»
Gli ordinò: «Rispondi, Fischer.»
Oliver la guardò negli occhi e ammise: «Più o meno.»
Alysse insisté: «Cosa significa?»
«Significa che, prima di vedere il luogo del delitto, avevo seri dubbi che fosse tutta opera tua e che magari volessi scaricare i sospetti su qualcun altro, anche se non avrebbe avuto molto senso, se non correvi il rischio di essere scoperta - e non lo correvi, dato che nessuno a parte te ha mai messo in dubbio la versione dei fatti ufficiale, ovvero il suicidio» rispose Oliver. «Dopo essere andato a dare un'occhiata, tuttavia, sono sempre più convinto che ad ammazzare Alexandre sia stato qualcuno che già si trovava sul posto: uno dei Forti, oppure un dipendente. Tutti loro avrebbero avuto la possibilità di vedere tuo marito che andava a prendere il tè e di raggiungerlo in ufficio con una scusa e senza destare sospetti. Se anche tu fossi andata a trovarlo al lavoro e ti avesse fatta entrare dalla finestra, come potevi essere certa che sarebbe andato a prendere un tè, lasciandoti verosimilmente da sola nel suo ufficio?»
Alysse lo ascoltò con gli occhi spalancati, finché non terminò di parlare, ma non erano quelle congetture ad attirare la sua attenzione.
«Dimmi, Fischer, come sei riuscito ad andare a vedere la sede aziendale?»
«Cortese invito di Pietro Bruni.»
«Lo stesso Pietro Bruni che ti ha spaccato un sopracciglio poco più di un mese fa?»
«Proprio quello» confermò Oliver. «Se proprio lo vuoi sapere, sospettava di te, prima della nostra ricostruzione. È stata un'esperienza interessante... e ci ha anche riservato una sorpresa non indifferente.»
«Che tipo di sorpresa?»
«Abbiamo incontrato Gabrielle Fiorucci.»
Ancora una volta, Alysse si ritrovò a spalancare gli occhi.
«La signora Gabrielle? Che cosa ci faceva là? Chi l'aveva invitata?»
«Nessuno» rispose Oliver. «Si trovava là per dare un'occhiata, credendo che di sabato non ci sarebbe stato nessuno. Quella donna è devastata dai sensi di colpa.»
«Lo so.»
«Sul serio, non credo che menta, a questo proposito. Ci ha parlato con il cuore in mano, senza che potessimo fare alcunché per costringerla ad aprirsi. Ha deciso tutto da sola ed è stato uno scambio molto interessante.»
«Ha parlato anche a voi della maledizione?»
«Sì.»
Alysse azzardò: «Come ha reagito Bruni? Mi sembra un tipo piuttosto schietto. Le è scoppiato a ridere in faccia?»
«Ti ho detto che è stato uno scambio interessante, non che Pietro si sia comportato da stronzo» chiarì Oliver. «Se l'avesse fatto, l'avrei detto chiaro e tondo. Però non è stato così. Anzi, Bruni si è comportato molto meglio di quanto mi aspettassi da lui, sia con me sia con la povera Gabrielle.»
«Povera Gabrielle, eh...» ribatté Alysse. «Lo ammetto, anch'io provo un po' di compassione per lei, ma in fondo non è solo un'egocentrica convinta che tutto le ruoti intorno? Suo marito ha avuto uno schianto devastante innescato da un guasto, Valerio Villa ha avuto un arresto cardiaco, mio marito è stato avvelenato con il cianuro... tutte queste morti, che non dipendono da lei nemmeno in minima parte, le attribuisce a se stessa e a una frase che ha pronunciato. Invece di cercare supporto psicologico, ha continuato per anni e anni a piangersi addosso, nei momenti in cui si trovava a ripensare al passato, solo perchéavrebbe significato non essere più protagonista. Se avesse chiesto scusa a Villa per quello che gli aveva detto, forse si sarebbe sentita più leggera.»
«L'ha fatto» replicò Oliver. «Dopo molti anni, certo, però l'ha fatto. Lascia che ti racconti, anche se credo sia meglio cominciare dall'inizio.»
Alysse non aveva nulla in contrario, pertanto esortò Fischer a narrarle tutto, fin dal momento in cui la vedova Delacroix era giunta alla sede di Echos.

***

Gabrielle avrebbe tanto desiderato andarsene senza dare uno straccio di spiegazione né a Bruni né a Fischer. Di fatto, non aveva in alcun modo violato la proprietà altrui. La via che aveva preso conduceva anche ad altri uffici, che nulla avevano a che vedere con la ditta dei Forti. Nel mondo ideale, avrebbe potuto rifiutarsi di entrare e di raccontare loro per quale ragione fosse lì.
Il mondo ideale, tuttavia, non esisteva. In più c'era la maledizione e, per quanto Gabrielle si sforzasse di non crederci, questa tornava a tormentarla. Aveva creduto di essersela messa alle spalle, un tempo, ma non era andata come sperava. All'interno di uno degli uffici di Echos, su una sedia gentilmente offerta da Pietro Bruni, il quale stava in piedi appoggiato alla parete, si trovò a ripercorrere i momenti che continuavano a condizionarla.
«Come ho spiegato» concluse, infine, «Dopo avere parlato con Valerio Villa mi sono sentita molto meglio. Gli ho detto che mi faceva piacere che ci fossimo finalmente chiariti, lasciandoci i dissapori passati alle spalle, e che gli auguravo di essere felice.»
«Mi sembra una bella cosa» obiettò Pietro Bruni. «Che cosa la turba?»
«Ho modo di credere che, poco dopo quell'incontro, Villa sia stato vittima di un ricattatore» rispose Gabrielle. «Non posso averne la certezza assoluta, ma sono abbastanza sicura che nei pettegolezzi che ho sentito ci fosse un fondamento di verità. Si raccontava che ci fosse un tizio che molti anni prima aveva lavorato come segretario per il padre di Aurelia, e che occasionalmente veniva invitato agli eventi meno eleganti organizzati quest'ultima, che cercava di spillare soldi a Valerio, minacciandolo di raccontare di una relazione clandestina e di una figlia segreta. Non so quanto ci fosse di vero, né quale fosse il nome di quell'uomo, ma so che la condizione che Aurelia aveva imposto a Valerio era che quella verità non venisse mai ufficializzata. Secondo la mia ricostruzione, piuttosto che pagare quel tale, Valerio avrebbe scelto di divulgare in prima persona quella storia, seppure sapesse a cosa andava incontro. Infatti Aurelia l'ha lasciato senza troppi complimenti.»
«Oh» esclamò Oliver Fischer. «Questo è un elemento interessante.»
«Crede che lo sia?» obiettò Gabrielle. «Io non ne sono troppo convinta. Mi è dispiaciuto che Valerio sia stato lasciato dalla moglie. In più, pochi anni dopo è morto. Era ancora così giovane. Poi è venuto Alexandre Mercier...»
«Il figlio segreto di Xavier Delacroix» affermò Pietro Bruni. «Non vorrei apparire scortese, ma questi uomini degli anni '80 non sapevano che, se proprio non erano in grado di stare senza infilare il loro membro dentro la prima vagina che si ritrovavano davanti, il preservativo era già stato inventato da parecchio tempo? Quanti guai in meno avrebbero avuto...»
«Lei, invece, signor Bruni, non avrebbe avuto una fidanzata, dato che Dalila è la figlia di Valerio» ribatté Gabrielle. «Anzi, starebbe ancora insieme ad Anna che, tra parentesi, tempo fa ha condiviso, anche se per poche ore prima di rimuovere la fotografia, un'immagine del tizio che penso fosse il ricattatore.»
«Che cosa?!» intervenne Oliver. «Parla per caso di una fotografia di Aurelia Villa insieme alla signora Russo, nella quale sullo sfondo vi era un uomo che sbadigliava?»
«Non ricordo se stesse sbadigliando» ammise Gabrielle, «Ma ricordo che una nota influencer ha dato molta popolarità a quel post e che quel tale è stato sbeffeggiato da mezza Italia per un paio d'ore, prima di essere totalmente dimenticato e di sparire per sempre dalle pagine social della signorina Russo.»
«Mara Mask» osservò Oliver Fischer. «Si tratta di lei?»
«È una buona a nulla che parla di ciglia finte e di mascara» rispose Gabrielle. «Non ho idea di come si faccia chiamare. Non avrei nemmeno dato peso a quel post, se una mia amica non l'avesse commentato in tempo reale mentre prendevamo insieme un tè.» Scosse la testa. «Che malsana abitudine controllare le bacheche dei propri profili social quando si è in compagnia d'altri. Ancora più malsano, però, è seguire un certo tipo di gentaglia. Voglio dire, potrei capire seguire amici e parenti, oppure persone che pubblicano qualcosa di interessante, ma la tizia delle ciglia finte non fa altro che diffondere vuoto totale.»
Fischer borbottò: «Mhm.»
Bruni, invece, non disse nulla.
Gabrielle ritenne opportuno tornare al punto di partenza: «La maledizione c'è. Ha colpito Valerio, così come aveva colpito mio marito, poi ha colpito anche Alexandre Mercier. Non ho dubbi che colpirà di nuovo e, poco tempo fa, ho avuto la sensazione che fosse già successo.» Preferì non accennare al fatto che la presunta vittima fosse la moglie di Oliver. Si rivolse, quindi, a Pietro: «Metta in guardia la sua fidanzata, le dica di fare attenzione. Non so a cosa, ma deve salvarsi, almeno lei.»
Fischer obiettò: «Come fa a sapere che Dalila è in pericolo?»
«Non lo so per certo» precisò Gabrielle, «Ma ho molta paura per lei. Non vedo chi altro potrebbe finirci dentro, la prossima volta.»
«Non ci sarà una prossima volta» cercò di rassicurarla Oliver Fischer.
Si sbagliava di grosso, ma anche Gabrielle era in errore: la vittima sarebbe stata l'influencer Mara Mask, l'ultima persona che avrebbe preso in considerazione.

***

Alysse abbassò lo sguardo, senza riuscire a dare il giusto peso alle informazioni che Oliver aveva elencato, una dopo l'altra.
«Come sarebbe a dire che Mara Mask aveva condiviso una foto di un presunto ricattatore?» domandò. «Per puro caso?»
«Così pare.»
La risposta di Oliver era tutt'altro che convincente.
«Non sono così drastica nell'affermare che il caso non esista» ribatté Alysse, alzando gli occhi, «Però devi ammettere che sarebbe davvero una combinazione pazzesca. Ho pensato a una cosa. Me l'hai detto tu, che Mara Mask lavorava nell'albergo in cui è morto Valerio Villa. Se davvero, come dice la signora Gabrielle, qualcuno lo ricattava, sai chi potrebbe essere quell'uomo? Ricordi il tale che Tina sosteneva di avere visto discutere con lui al sabato, parlando di soldi?»
«E che la domenica» aggiunse Oliver, «Avrebbe rivisto mentre si avvicinava al bar. Ricordo quel dettaglio.»
«Mara Mask, di conseguenza, potrebbe avere assistito al loro scontro... o avere visto anche qualcosa di peggio. L'ho inquadrata abbastanza bene, in quel poco tempo che ho portato con lei. So che non sta bene parlare male dei morti, ma era proprio il tipo di persona che avrebbe potuto sfruttare i segreti altrui a proprio vantaggio.»
«Quindi avrebbe riconosciuto il ricattatore e avrebbe condiviso deliberatamente la sua fotografia, quando le è capitata davanti per caso?»
Alysse annuì.
«È proprio quello che intendo.»
«Verrebbe da chiedersi che cosa sapesse Mara Mask, a proposito di quel presunto ricattatore» osservò Oliver. «E soprattutto bisognerebbe chiedersi chi sia quel...» Si interruppe di scatto. «Tina lo sapeva, temo. L'aveva capito.»
Alysse spalancò gli occhi.
«Cosa vuoi dire? Non essere così enigmatico, per favore. Come poteva saperlo?» Le sfuggì una risata, oltre che un'allusione che Fischer non poteva capire. «Resterà un mistero come quello del fratello di Maurizio.»
«Il fratello di Maurizio? Intendi Silvani, il collega di Alexandre?»
«Alex mi raccontava che aveva un fratello molto somigliante a lui che viveva in qualche località della riviera e faceva il cameriere» rispose Alysse. «Alla fine, pare che in realtà sia figlio unico. Non so da dove fosse saltata fuori la storia del fratello.»
Oliver la fissò per qualche istante in silenzio. Il suo sguardo appariva stralunato. Infine le chiese: «Per cortesia, puoi ripetere, Alysse?»
Alysse riferì nuovamente quel retroscena.
Oliver azzardò: «Maurizio non sapeva che fossi partita, vero?»
«No, perché?»
«Perché forse tutto inizia da lui e dal fratello inesistente.»
Alysse rabbrividì.
«Che cosa vuoi dire, Fischer?»
Aveva paura della risposta. Tutto lasciava pensare che Oliver stesse ancora rimuginando su un evento che, in linea teorica, non avrebbe dovuto avere nulla a che fare con Silvani. Le venne da chiedersi se fosse stato presente il giorno in cui Valerio Villa era passato a miglior vita.

***

Valerio non ricordava con esattezza i fatti appena accaduti. Il concetto stesso di appena accaduti non aveva più un vedo e proprio senso. Il tempo sembrava essersi fermato. L'atmosfera circostante era confusa, come se intorno a lui vi fosse un fitto strato di nebbia.
Mille ricordi si affacciarono alla sua mente: i motori rombanti, le donne che circondavano, la fine inevitabile della sua carriera, l'amore per una donna ben poco appariscente e perfino un po' all'antica Enrica, messo da parte per rispettare, almeno per una volta, la volontà della sua famiglia. Ricordava il modo in cui aveva visto suo padre e sua madre sorridere, mentre entrava in comune per unirsi ad Aurelia. Nemmeno a sua moglie era mai importato molto di quell'unione di facciata, tutto ciò che contava era che la loro immagine di coppia perfetta non venisse messa in discussione.
Valerio aveva finito per confessarle il tradimento, avvenuto prima ancora che diventassero marito e moglie. Le aveva assicurato che tra lui ed Enrica non ci sarebbe stato più niente, ma che avevano concepito una bambina.
«Lo so» era stata la risposta di Aurelia. «L'ho sempre saputo.»
Non era successo niente. Aurelia si era limitata a dirgli che nessuno, oltre a loro, doveva sapere per certo, e che poteva passare tutto il tempo che voleva con quella bambina, a condizione che non si facesse scoprire.
Aveva accettato. Aveva acconsentito a continuare una vita di coppia in cui stava accanto a un'estranea. Aveva trovato un equilibrio con sua moglie e alla fine non erano stati poi così infelici. Non aveva mai creduto che si sarebbero lasciati, ma poi Aurelia aveva preso quella decisione quando l'esistenza di Dalila aveva smesso di essere un segreto di cui ci si limitava a bisbigliare sottovoce, ma era divenuta un fatto conosciuto.
Abituarsi a una nuova vita, da solo, era stato più facile di quanto Valerio potesse immaginare. L'idea di non avere una compagna accanto non lo turbava e spesso ripensava a quei giorni tanto lontani, alle ragazze con le quali aveva condiviso il letto, a volte per una notte appena, pensando che potessero aiutarlo ad andare avanti. Alla fine andava avanti da solo e iniziava a chiedersi se la ricerca spasmodica di attenzioni femminili non fosse stata solo una copertura per sfuggire al proprio desiderio di solitudine.
Ai ricordi del passato venne a confondersi quello che gli appariva ancora come presente. La Formula Junior, le due ragazze che il giorno precedente si erano scontrate, gli strani racconti di Dalila sull'avere conosciuto il figlio illegittimo di Xavier Delacroix...
Il "fatto conosciuto" non prevedeva che l'identità di Dalila o di sua madre fossero di dominio pubblico. Lo stesso uomo che in passato aveva tentato di estorcergli del denaro minacciandolo di rivelare il suo scottante segreto, e che non considerava più un pericolo, era tornato alla carica. Minacciava di divulgare informazioni personali non più sue, ma di sua figlia, e Valerio non aveva alcuna intenzione di gettare Dalila in una rete dalla quale non sarebbe riuscita a fuggire.
L'aveva visto il giorno precedente e poi era tornato, a sorpresa. Vederlo aveva fatto precipitare Valerio in un forte stato di tensione. Ricordava il respiro affannato, la stanza che a poco a poco si faceva più grigia e confusa, dopodiché il vuoto e infine la nebbia.
Questa andava diradandosi a poco a poco, lasciandogli addosso un forte senso di leggerezza e di pace. Tutto quello che era stato sembrava così lontano, realizzò mentre una figura vaga si faceva a poco a poco più concreta.
Di fronte a lui un uomo con una cisarricrsu una guancia sorrideva. Valerio riconobbe Xavier Delacroix, suo compagno di squadra, accanito rivale e amico fraterno.
«Valerio!» esclamò Xavier. «Ce l'hai fatta, sei arrivato!» Si fece un po' più cupo. «Non è un po' presto?»
Il cuore di Valerio perse un battito, o almeno ebbe quella sensazione. Era molto probabile che il suo cuore non avesse più battiti e che nel suo petto non ci fosse più un cuore.
«Forse troppo tardi» ribatté. «Guidavamo delle trappole mortali, delle vere e proprie bare a motore. È già una fortuna avere vissuto così a lungo.» Accennò un sorriso. «Certo, non ho fatto una fine romantica e gloriosa. Ero in una stanza d'albergo a discutere con un tizio che cercava di estorcermi dei soldi. Non so cosa sia successo dopo, ma dubito che abbia tentato in qualche modo di soccorrermi.»
«Una fine molto triste» ammise Xavier, «Ma è giusto così. Io ero un eroe, agli occhi degli appassionati, e sono morto da eroe. Tu, invece, hai fatto la fine triste e penosa che ti meritavi!»
Valerio lo afferrò per un braccio e lo scosse.
«Che cazzo dici, Xavi?»
L'altro lo spinse indietro, liberandosi della sua stretta. Valerio cadde rovinosamente a terra, ma non provò alcun dolore. Rimase senza parole nel vedere Xavier che rideva.
«Ehi, stavo solo scherzando.»
Allungò una mano, per aiutarlo a rialzarsi. Valerio si ritrovò in piedi con la stessa facilità con cui era stato sbalzato a terra. Non aveva più un peso corporeo, era leggero e stordito. Il pensiero di tutto ciò che si era lasciato alle spalle lo assalì. Le lacrime gli pizzicarono gli occhi, anche se non era certo che quelle lacrime fossero concrete.
Xavier le vide. Allungò una mano e, con delicatezza, gli asciugò una guancia.
«Non piangere» gli sussurrò, «O inizierò a pensare che tu non sia felice di essere insieme a me.»
«Avrei preferito essere ancora dall'altra parte e vedere mia figlia diventare donna» ammise Valerio, «Ma cercherò di accontentarmi.»
«È normale. Ti ci vorrà un po', prima di abituarti, ma io ce l'ho fatta da solo, quindi sono certo che tu ce la puoi fare con me.» Xavier lo strinse in un abbraccio. «Mi dispiace per quello che ti ho detto, Valerio. Anche se abbiamo raggiunto uno status superiore e messo da parte il nostro lato peggiore, qualche debolezza umana rimane.»
Quando la loro stretta si sciolse e Valerio poté di nuovo guardare Xavier negli occhi azzardò: «La tua debolezza umana è provocarmi?»
«Io non provoco» ribatté Xavier, «Mi limito a rispondere alle tue provocazioni. Ogni volta in cui abbiamo litigato, sei sempre stato tu a iniziare. Ti devo ricordare quel nostro incidente?»
Valerio sbuffò.
«Anche qui?! Pensavo ci fossimo già chiariti in proposito.»
«Nessun chiarimento metterà mai fine a quella polemica» sentenziò Xavier. «L'hai fatto apposta.»
«Chi è comanda da queste parti? Perché, se non la smetti, entro direttamente nella cabina degli Angeli del Motorsport a lamentarmi di te. Spero che la punizione per il lasciarsi andare alle debolezze umane sia severa almeno come la penalità di un minuto per jump start.»
«Non c'è una cabina degli "Angeli del Motorsport". Però, se ci fosse, dovresti entrarci per dichiarare di essere colpevole di quell'incidente. Perché sei stato tu a provocarlo, perché l'hai cercato e perché hai sempre finto che fosse un banale contatto di gara, oppure addirittura che fosse colpa mia.»
Valerio abbassò lo sguardo. Fino a che punto Xavier aveva ragione? Esagerava, ma nelle sue parole poteva esserci un fondamento di verità.
«Da chi devo andare per dichiararmi colpevole? E quale sarà la conseguenza delle mie azioni?»
«Direi che metterti in ginocchio dietro la lavagna come uno scolaretto impertinente sarebbe il minimo» scherzò Xavier. «Naturalmente con le gambe nude, sopra un fitto strato di gusci di noce ben affilati. Poi sarai costretto a guardare l'incidente almeno un centinaio di volte, proiettato sulla lavagna, ripetendo che sei stato il solo responsabile.»
Valerio alzò gli occhi.
«Non ti starai approfittando un po' troppo del tuo status privilegiato di chi conosce già il nostro status? Perché tu dovresti stare in ginocchio accanto a me. Tutto ciò che dovrebbe esserti concesso, sono dei gusci di noce meno affilati.»
Xavier rise.
«Non provare a scaricare delle responsabilità su di me!»
«Non dire cazzate» insisté Valerio. «È vero, ho le mie colpe, ma non sono il solo responsabile di quello che è successo! È giusto che anche tu lo riconosca una volta per tutte.»
Si fissarono con freddezza per qualche istante, per poi scoppiare entrambi a ridere.
«Sai, Xavi» disse Valerio, «Sono seriamente dispiaciuto per quello che è successo tra di noi in passato. Tuttavia mi sono reso conto, vivendo più a lungo di te, che ci sono cose molto peggiori rispetto a un incidente, o anche rispetto a tutto ciò che ci pare insormontabile. Finché siamo vivi, a tutto c'è rimedio.»
«Siamo qui, adesso» rispose Xavier. «C'è rimedio anche dopo!»
«Non lo so» obiettò Valerio. «Adesso non potrò più fare nulla per proteggere mia figlia.»
Chissà se l'uomo che aveva cercato di estorcergli denaro, e con il quale stava discutendo a tale proposito negli ultimi momenti che riusciva a ricordare, avrebbe lasciato in pace Dalila. Lo sperava. Sperava vivamente che Maurizio Silvani, l'ex segretario del padre di Aurelia che attualmente lavorava per Echose doveva avere sentito per caso da Marina Forti dove trovarloin quel finr settimana, non andasse a cercare sua figlia, oppure Enrica, in sua assenza.
«Se tua figlia somiglia a te» sentenziò Xavier, «Sarà sicuramente in grado di difendersi, qualunque cosa accada.»
Le parole di Delacroix, fecero avvertire a Valerio una sensazione di calore. Sorrise, come a ringraziare l'amico per il suo supporto.

***

«No» declamò Alysse, con fermezza. «No, non può essere andata come pensiamo.»
«Però hai usato il plurale» puntualizzò Oliver. «Significa che, in fondo, ne sei convinta anche tu.»
Alysse avrebbe tanto desiderato negare ancora, ma non era certa di poterselo permettere.
«Con me si è sempre comportato bene» furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.
Oliver le ricordò: «Questo potrebbe essere ben poco determinante. Magari era davvero animato da buone intenzioni, con tutti quelli che non erano ricattabili o che non lo interessavano da questo punto di vista. Si era rassegnato: non avrebbe visto un soldo, ma al contempo Villa era morto. Chissà, magari aveva deciso di denunciarlo e il fatto che avesse levato le tende rendeva la sua situazione molto più tranquilla. Certo, una cameriera l'aveva visto, così come un ragazzo e una ragazza venuti a cercare Valerio, ma non lo conoscevano e non avevano idea di come trovarlo. Immagino che sia stato devastante, per lui, ritrovarsi Alexandre come collega. Chissà, magari tuo marito gli avrà detto che gli sembrava di averlo già visto da qualche parte. Immagino che Silvani abbia negato e, probabilmente in separata sede, si sia inventato un fratello molto somigliante che lavorava come cameriere da qualche parte sulla riviera romagnola.»
«Non ha senso» obiettò Alysse.
«Tina aveva guardato il suo profilo, su cui ci sono foto di quando era più giovane» insisté Oliver. «Si è scomodata di chiamarmi per dirmi che aveva riconosciuto qualcuno. L'unica persona che può avere riconosciuto è colui che discuteva con Villa a proposito di denaro. Mi dispiace, Alysse, ma il problema più grande che ci affligge non è certo che Ara Sky non abbia partecipato al Festival di Sanremo, il mese scorso, ma che un uomo potenzialmente pericoloso sia sia nascosto per così tanto tempo accanto a te sotto le mentite spoglie di amico.»
Non era raro che Fischer utilizzasse un tono leggero anche per trattare argomenti pesanti, ma Alysse non era certa di essere pronta a discutere di quel tema con qualsiasi tipo di tono.


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