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martedì 10 marzo 2026

L'Eco della Vertigine - capitolo 19/24

Il diciannovesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura. *-*



Era passata più di un'ora da quando Oliver aveva gettato la felpa e lo zaino con i propri effetti personali sul sedile posteriore, per poi accomodarsi su quello del passeggero. Pietro Bruni aveva quasi sempre guidato in silenzio, limitandosi a dargli qualche delucidazione sul percorso. Per quanto ne sapeva, dovevano essere ormai intorno a metà strada.
La radio, a basso volume, faceva da sottofondo. Pietro non doveva avere gusti esattamente all'avanguardia, quindi era sintonizzata su un canale che trasmetteva in prevalenza vecchi successi rock. Oliver non era un grande appassionato del genere, ma era lieto che, quantomeno, non facesse la propria apparizione Cya'N'Hyde, magari in coppia con Ara Sky. Già essere seduto accanto a Pietro non era il massimo a cui ambiva, figurarsi il dovere sopportare anche sgangherati versi trap, in un simile momento.
Di tanto in tanto, Oliver prendeva in mano lo smartphone. Approfittava della situazione di stallo per controllare se sulla bacheca dei suoi profili social fosse comparso qualcosa di interessante. Lesse un articolo sulle prime gare di "Silver Knight" dopo il cambio di squadra, poi ne iniziò un altro in cui, in maniera del tutto random, l'autore cercava di psicanalizzare i risultati dell'ex pilota che Tina aveva l'abitudine di chiamare Axel Frosch. Lo lasciò a metà, perché ne aveva abbastanza di quelle tiritere a proposito di fatti accaduti diversi anni prima. Che Frosch fosse stato un pilota precoce, ottenendo innumerevoli successi già prima dei venticinque anni di età era indubbio. Era palese, inoltre, come in un secondo momento non fosse riuscito a ripetere quanto aveva fatto in gioventù. Dopo il cambio di scuderia non era più stato all'altezza del vecchio se stesso, ma non era né la prima volta in cui si presentava una simile situazione, né sarebbe stata l'ultima. Il campionato diventava via via sempre più ciclico, con squadre che sembravano installarsi al vertice per tre o quattro anni di fila, se non cinque, per poi essere provvisoriamente relegate a un ruolo di minore spessore. Quelli che erano stati piloti di punta dei team di prima fascia finivano per essere messi da parte ed era difficile che altrove tornassero al successo.
Oliver aveva appena chiuso la pagina, quando Bruni osservò: «Sei molto silenzioso, Fischer. Cosa ti turba?»
«Stavo leggendo uno dei soliti pipponi a proposito di un certo ex campione del mondo, colpevole di avere deluso le aspettative dei tifosi» rispose Oliver. «Sia chiaro, ha davvero deluso le aspettative dei tifosi, ma non è che li abbia ingannati spacciandosi per qualcuno che non era. Semplicemente, i tifosi avevano delle aspettative troppo alte. Quando queste non sono state soddisfatte, l'ammirazione nei suoi confronti si è trasformata in disprezzo. Per qualche oscura ragione, nonostante siano passati diversi anni, continua periodicamente a subire attacchi mediatici.»
«Molto interessante, Fischer» ribatté Pietro Bruni, sprezzante, «Ma stai davvero leggendo questa roba da un'ora?»
Oliver ignorò deliberatamente il tono dell'erede Forti, nel replicare :«Veramente no. Ci ho dedicato al massimo un minuto. Come puoi tranquillamente immaginare, non mi piacciono gli articoli di questo tipo. In più, devo correggermi. Ho detto che vengono scritti per qualche oscura ragione, ma in realtà non è così: vi è un motivo ben preciso ed è quello di ottenere consensi. O dissensi, è la stessa cosa. Non importa che chi legge ti metta dei like o ti insulti nei commenti, tutte le interazioni fanno numero. Io mi rifiuto di commentare. Non sono nemmeno arrivato alla fine dell'articolo.»
«Che uomo retto e tutto d'un pezzo che sei!» ribatté Pietro. «Non ti annoi mai? Io non sarei in grado di non lasciarmi mai coinvolgere dai flame.»
«Da uno che minaccia di sbandierare ai quattro venti le presunte relazioni extraconiugali di Selena Roberts non posso aspettarmi altro.» Oliver infilò il telefono nella tasca della camicia a quadri che indossava quel giorno. «Toglimi una curiosità, ai flame partecipi con il tuo vero nome o ti nascondi dietro a un nickmame e a un avatar?»
«Che cosa ci sarebbe di male nell'usare un nickname e un avatar?» obiettò Pietro. «Te li ricordi i tempi in cui non esistevano i social media come li conosciamo ora? Per caso, quando da ragazzino ti iscrivevi ai siti di chat nella speranza di incontrare qualcuna che, a parole, dicesse di non vedere l'ora di abbassarti i pantaloni, diversamente dalle ragazze che conoscevi nella realtà, lo facevi con il nome di Oliver Fischer o ti sceglievi un bel nickname da bimbominchia tipo Little Broken Wing Of An Angel Boy? Nickmane stupido, peraltro: gli angeli sono asessuati, mentre tu sulle chat ci andavi perché non vedevi l'ora di incontrare qualcuna che ti prendesse il cazzo tra le mani. Ovviamente avresti sperato in qualcosa di più, ma era pur sempre eccitante mettere il cazzo in mano a una ragazza piuttosto che nella mano propria. Giusto, Little Broken Wing?»
«La tua finezza non smette mai di stupirmi» replicò Oliver. «In primo luogo, non ho mai avuto nickname del genere. Mi facevo chiamare Ollifish86. In secondo luogo, non ho mai frequentato molto i siti di chat, e di certo non lo facevo per farmi fantasie erotiche insieme a delle perfette sconosciute che non avevo mai visto nemmeno in foto. Avevo un blog, scrivevo di gare automobilistiche. Lo facevo con un tono più innocente di quello che ho adesso e senza essere pagato. In terzo luogo, non avevo bisogno di ricorrere alle chat. Le ragazze mi correvano dietro.» Valutò se ingigantire il proprio successo con il genere femminile e, per quanto fosse infantile, decise di farlo. «Molte non vedevano l'ora di spalancare le gambe, con me. Ero considerato un tipo affascinante.»
«Chi, tu?»
«La cosa non ti convince?»
«Esatto, non mi convince per niente. Mi dai l'impressione di uno che a venticinque anni era ancora vergine.»
«E se anche fosse? Ormai ne ho quasi trentanove, avrei fatto in tempo a recuperare il tempo perduto.»
Pietro rise.
«Da come ci tieni a mettere le mani avanti, sembra che per te sia ancora un problema.»
«Pensavo stessimo andando a vedere il luogo del delitto, non facendo a gara a chi ha scopato di più» replicò Oliver. «In più, a mio parere, quello che conta è il vero desiderio. Le ragazze che stavano con te non lo facevano né per la tua personalità, né perché ti trovassero talmente tanto sexy da non riuscire a trattenersi. Stavano con te perché sei ricco e appartieni a una famiglia famosa. Se conti quelle che ti hanno realmente desiderato, temo che i numeri siano molto bassi.»
«Questa conversazione sta degenerando, Fischer» ribatté Pietro. «Sbaglio o stavamo parlando di flame a proposito di articoli sul motorsport?»
Oliver gli ricordò: «Sei tu quello che ha deviato verso un altro argomento.»
«Stavo solo cercando di intavolare una conversazione civile.»
«Dal momento che una conversazione civile tra di noi è impossibile, puoi risparmiare i tuoi sforzi. Si stava così bene quando non dicevi una parola e mi lasciavi leggere in pace.»
Pietro sbuffò.
«Non rompere i coglioni, Fischer. Non trattarmi come l'elemento sbagliato di turno. Ti ricordo che ti sei avvicinato a me sfruttando Dalila per impicciarti in un presuntuo caso di omicidio. Credevi che non l'avessi capito?»
Oliver avvampò.
«Veramente non...»
Dal momento che non avrebbe saputo come giustificare le proprie azioni, non fu particolarmente dispiaciuto di essere interrotto dal proprio interlocutore, che mise in chiaro: «Non sono così rincoglionito. So che Alysse è la moglie di Alexandre Mercier. Anche prima che Tina la ingaggiasse come addetta stampa, Alysse aveva già collaborato con te. Non è stato difficile fare due più due. Certo, mi è stato un po' difficile capire fino a che punto fosse coinvolta Dalila. Ho provato a farla desistere, ma...»
Oliver intervenne: «Quindi sei stato tu a minacciarla con quel messaggio sulla porta! L'hai spaventata a morte!»
«Mi pare che si sia ripresa quasi subito, dato che non ha desistito affatto, al punto che mi sono arreso io» obiettò Pietro, «E che, ancora adesso, mi stia nascondendo un sacco di cose. Non fraintendermi, sono assolutamente certo di piacerle, per quello che sono e non per la mia posizione, ma deve essere ancora confusa da tutti i sospetti che le avrai messo in testa.»
«Pensi di tirare fuori questo discorso di nuovo, o è l'ultima volta che lo affrontiamo?» replicò Oliver. «Perché avrei alcune cose da mettere in chiaro, ma non sono sicuro che ne valga la pena, se poi dovrò ribadire gli stessi concetti ogni volta in cui ci vediamo.»
«A me pare che sia già tutto fin troppo chiaro, quindi ti dirò io come stanno le cose: Dalila ti è sempre piaciuta e te la sei sempre portata a letto in ogni occasione. Tutto ciò che ti ha frenato, inizialmente, era che andasse a letto anche con il tuo collaboratore Mirko De Rossi che, a quanto pare, Dalila considerava come il grande amore della propria vita, anche se non sono così sicuro che per De Rossi fosse la stessa cosa. Tu e Dalila vi siete persi di vista, per poi riavvicinarvi poco meno di due anni fa. Siete di nuovo finiti a letto insieme, almeno prima che tu ti mettessi con la Menezes. Ancora una volta, è arrivato un intoppo a frenarti: un'altra donna, che vedevi come più importante di Dalila. Adesso, però, sei di nuovo solo... sei...» Pietro parve esitare. «Lo so perfettamente che non dovrei toccare questo argomento, che la perdita di tua moglie è una ferita aperta e dolora. Mi dispiace molto per te.»
«Mi è difficile crederlo.»
«Ti è difficile perché sei convinto che io sia un blocco di ghiaccio senza sentimenti. Non ti sono mai piaciuto, fin dal primo momento, quindi ritieni legittimo accusarmi di tutto. In realtà non ho l'abitudine di augurare disgrazie agli altri, nemmeno alla gente con cui non vado d'accordo. In più, non avrei mai desiderato che Tina facesse quella fine. Non lo dico per questioni di immagine, né per ragioni di mercato, ma perché è triste vedere uma persona così giovane andarsene così presto. Ho visto l'incidente, guardando la gara alla televisione. È stato agghiacciante, mi ha disturbato parecchio. Pensare che la conoscevo e che adesso ci sia chi si mette in mostra sfruttando il suo nome mi infastidisce molto.»
Oliver non avrebbe voluto ammetterlo, ma Pietro gli sembrava sincero, d'altronde era molto plausibile che provasse qualche sentimento umano. C'era solo un dettaglio che non gli era molto chiaro: «Cosa c'entra questo con Dalila?»
«C'entra, perché adesso sei rimasto solo e tornerai da lei» ribatté Pietro. «Non importa che tu dica di no, che non lo faresti mai e che ami solo Tina. È molto probabile che tu ne sia davvero convinto. Però non sarà così per tutta la vita. Non ho dubbi di quello che succederà tra te e Dalila. Immagino che non potrò fare niente per impedirlo, specie considerando che Dalila non ha nemmeno avuto il coraggio di dirmi di chi è figlia.»
«Quindi lo sai.»
«So molte più cose di quanto tu creda.»
«Su alcune ti sbagli. Io e Dalila siamo solo amici.»
«Due amici che hanno messo al mondo un figlio.»
«Non era nostra intenzione, ma è successo. Non rinuncerò a mio figlio solo perché hai paura che mi metta tra te e la madre.»
«Fischer, non hai capito proprio un cazzo.» Pietro accennò una risata. «Non ho paura di te. Semplicemente non posso evitare l'inevitabile, quindi è inutile perderci il sonno. Pazienza, alla fine, forse, hai ragione tu: sono destinato ad avere intorno solo donne vuote e attratte dai miei soldi e dalla mia posizione. Le migliori, chissà come, vogliono quelli come te... e non penso che ti farai troppi scrupoli nei miei confronti, quando Dalila verrà a bussare alla tua porta.»
Oliver obiettò: «Non trovo molto elegante, da parte tua, il tacciarmi con così tanta insistenza di volermi mettere tra te e lui.»
«Proprio tu parli? Sto solo affermando che il tuo scopo sia quello di portarmi via la fidanzata. Diversamente da altri, non ho impacchettato una bella accusa di omicidio basata sul nulla, il che è esattamente quello che tu hai fatto nei miei confronti. Spiegami perché avrei dovuto ammazzare quel poveretto.»
«Di solito sono io che faccio le domande. Perché non me lo spieghi tu?»
«Non avevo motivo di ucciderlo. Alexandre Mercier era un dipendente di mio padre, tutto qui. Io non avevo nulla a che fare con lui. Tutto quello che ricordo è che era il pupillo di Maurizio Silvani, un tale che ai tempi aveva un ruolo di spessore in azienda, e che, quando è stato sposato in un ufficio tutto suo, Alysse ogni tanto passava a salutarlo bussandogli alla finestra. L'ho vista più di una volta.»
Le parole di Bruni spiegavano un punto rimasto in sospeso in precedenza. Oliver fece due più due: «Sapevi chi fosse e del suo passato perché l'avevi già incontrata, giusto?»
«Ottima deduzione, Fischer.»
«Erano una coppia affiatata?»
«Non lo so.»
«Non ti sei fatto un'idea?»
«No. Perché mai avrei dovuto farmela? Semplicemente ogni tanto la vedevo passare e fermarsi a salutare il marito, forse fingendo di essere passata di lì per caso. La verità è che non era un caso. Veniva deliberatamente per vederlo. Non lo trovavo strano. Era una ragazza molto giovane, forse studiava ancora, quindi poteva gestire come voleva i propri tempi. Aveva quell'entusiasmo per la vita di coppia che, da un certo momento in poi, finisce per svanire nel nulla. Non trovavo particolarmente strano quello che faceva, come ti ho appena detto. Non posso garantire, però, che quelle fossero solo visite di cortesia. Chissà, magari voleva già avvelenarlo e stava valutando se fosse possibile farlo in azienda, dove nessuno avrebbe potuto sospettare di lei.»
«Quindi credi che Alysse Mercier abbia ucciso il marito?»
Pietro chiarì: «Non credo a niente di preciso, ma penso sia bene accertarsi di come siano andate le cose, prima di escluderlo totalmente.»
Era un discorso simile a quello che lo stesso Oliver aveva fatto con Selena un paio di giorni prima. Non aveva idea di cosa avesse visto Tina, ma di certo aveva visitato il profilo di Alysse. Era possibile che avesse notato qualcosa che le avesse fatto dubitare della Mercier?
Oliver sospirò. Quanto avrebbe voluto che Tina fosse stata più esplicita, in quella circostanza, che gli avesse dato almeno una piccola dritta sulla direzione da seguire. Però non era accaduto e non vi era più nulla da fare: quel discorso in sospeso non sarebbe mai stato ripreso.

***

Il circuito cittadino di Jeddah e le sue luci erano ormai alle spalle, ma non la telefonata interrotta, non il desiderio di Tina di riprendere quella conversazione lasciata in sospeso.
«Puoi capirmi, vero, Keith?» chiese, rivolgendosi al proprio interlocutore. «Puoi capire quanto sarebbe importante, per me, dirgli che cosa avevo visto?»
Harrison la guardò negli occhi e rispose, con fermezza: «Oliver ce la può fare anche senza di te. Lo so, è brutto da dirsi, ma ormai appartenete a due piani diversi e tutto ciò che puoi fare è sperare che appartenga a un piano diverso dal tuo il più a lungo possibile.»
«Non hai idea di quanto mi manchi.»
«Sì che ce l'ho. Anch'io, quando sono passato da questa parte, amavo profondamente una persona.»
Tina azzardò: «Tua moglie?»
Harrison annuì.
«Sì. Non so che cosa tu sappia di noi. Abbiamo avuto dei problemi seri, ma ho sempre saputo che saremmo tornati insieme.»
«Scusami la schiettezza, ma tua moglie non ti aveva lasciato per mettersi con Patrick Herrmann?»
«Esattamente.»
«E tu sentivi la mancanza di una che ti aveva lasciato per il tuo nemico giurato?»
Keith Harrison replicò: «La vita non è dicotomica tanto quanto la descrivi. Mi sorprende che tu non te ne sia mai accorta. Probabilmente hai avuto una vita sentimentale meno travagliata della mia, ma...»
«Sì, in effetti devo dire che capisco» lo interruppe Tina. Dopotutto la moglie di Axel Frosch non era stata così schizzinosa, quando il marito era tornato da lei assicurandole di essere pentito del loro allontanamento. Forse per Harrison valeva lo stesso discorso. «Emma era tornata da te e questo ti bastava.»
«Bene. Allora ti chiedo, per cortesia, di non giudicarmi per questo.»
«Non ti giudico, Keith. Anzi, mi fa piacere che le cose, tra voi, si siano sistemate, anche se non è durata molto, se ti ha perso quasi subito.»
«A onore del vero, le sarebbe andata male anche se fosse rimasta con Herrmann, dato che siamo morti lo stesso giorno.»
«Morti, lo affermi con serenità. Mi fa ancora uno strano effetto sentirlo dire in maniera così esplicita.»
«Non è che perché siamo di qua smettiamo in automatico di pensarla come quando eravamo di là. Siamo morti, in fondo è questa la verità. Che di qua dal confine ci sia qualcosa che ci aspetta è un altro discorso... o che ci sia qualcuno che ci aspetta, in certi casi.»
Tina azzardò: «Tu stavi aspettando Emma, vero?»
«Sì» confermò Harrison, «Anche se speravo che non arrivasse così presto.»
«L'hai rivista subito, dopo la sua morte?»
«Sì.»
«Quindi anch'io dovrei rincontrare le persone a cui tenevo e che sono già da questa parte. Eppure non ho rivisto nessuno. Perché?»
«Non posso saperlo, Tina. Probabilmente non ti senti ancora pronta per passare oltre, o forse hai già superato il distacco da loro. Il fatto che tu abbia voluto bene a qualcuno, non significa essere destinata ad averlo al tuo fianco.»
«Tu eri solo, prima che arrivasse Emma?»
«Sì, anche se mi capitava di incontrare Herrmann, ogni tanto.»
Tina rise.
«È paradossale.»
«Io e Patrick non ci apprezzavamo molto, in vita, non posso dire che non sia così» replicò Harrison, «Ma da questa parte è tutto diverso. Ci siamo finiti insieme e questo non è un dettaglio da poco. Forse può sembrarti una parola grossa, ma siamo diventati amici.»
«Non mi hai ancora spiegato che cosa ne sia stato di lui.»
«Sta bene, se è questo che ti preoccupa.»
«Continui a vederlo?»
«Non ci sono ragioni per cui debba succedere. Ti ho detto che la sua situazione è un po' complicata. Credo che la sua essenza fosse troppo forte per arrendersi alla morte, tanto che si è ritrovato "intrappolato" in un altro corpo.»
Tina fu scossa da un brivido, nonostante il proprio stato metafisico non le consentisse di provare freddo.
«Cosa vuoi dire?»
«Hai presente quei film in cui qualcuno muore prima del tempo e invece di raggiungere l'Aldilà viene rispedito sulla Terra prendendosi il corpo di qualcuno che, allo stesso modo, stava levando le tende? Non funziona in maniera così grottesca, ma il destino di Patrick è stato simile.»
«Quindi è ancora vivo e vegeto, di fatto, ma è in un altro corpo e non ricorda più nulla della sua vita passata?»
«Ha ricordato, a un certo punto. Però è stato un bene che, per lungo tempo, avesse dimenticato. Nella sua nuova identità, non è più stronzo come prima, almeno un miglioramento l'ha fatto, in apparenza. Chissà, forse non era davvero così stronzo, si è solo lasciato travolgere da quello che credeva fosse il suo ruolo designato.»
«Interessante.»
«Sì, molto, anche se sono del parere che sia molto più facile chiudere con la vita una volta per tutte, come è successo a me» ammise Harrison, «O come è successo a te. Dimenticati di quello che credi di avere visto. Ho provato ad aiutarti a metterti in contatto con Oliver Fischer, ma non è servito. Se non c'è modo di riferirglielo, non ha senso che tu ti tormenti per questo.»
«Ma Oliver deve sapere!» sbottò Tina. «Potrebbe essere importante.»
«Conosco Oliver abbastanza da poterti assicurare che scoprirà da solo tutto quello che c'è da sapere» ribatté Harrison. «Magari non scoprirà mai chi fosse l'uomo contro cui sei andata a sbattere mentre eri diretta verso il bar, il giorno in cui avresti dovuto gareggiare in Formula Junior, ma non ha tutta questa importanza. Tanto non conosce il resto della storia, probabilmente non saprà nemmeno di quel fatto, né che la sera prima avevi visto un uomo che discuteva con Valerio Villa a proposito di soldi.»
Tina obiettò: «L'ho scritto nella pseudo-biografia che ho passato ad Alysse Mercier. Se solo si rendesse conto che la pista giusta da seguire è quella!»
«Non c'è niente che tu possa fare per facilitargli le cose» concluse Keith Harrison. «Fidati di lui. Se la cava bene come detective. Non ti deluderà.»

***

Oliver e Pietro arrivarono a destinazione in tarda mattinata. La sede aziendale aveva un ingresso al piano terra, ma si estendeva anche al primo piano. Questo era costeggiato da un passaggio che passava accanto alle finestre, al quale si accedeva tramite una scala esterna. Anche senza salire di sopra, a Oliver non servì molto per comprendere cosa intendesse Bruni, quando affermava che Alysse Mercier passava spesso per recarsi a fare visita al marito. Doveva bastarle bussare alla finestra affinché Alexandre aprisse i vetri per un breve saluto clandestino.
Oliver non vedeva l'ora di entrare, ma Pietro Bruni volle fermarsi all'esterno per fumare una sigaretta.
«La nicotina uccide» borbottò Oliver, dopo un paio di minuti, disturbato da quella perdita di tempo.
«Anche il cianuro» replicò Pietro, «Ed è per questo che siamo qui.»
«Appunto. Ti sto dedicando il mio tempo, potresti almeno non impiegare così tanto per...»
Oliver venne interrotto da Pietro Bruni, il quale affermò: «Sono io che sto dedicando il mio tempo a te.»
«I miei scopi sono chiari, i tuoi no» ribatté Oliver. «Chissà, magari sei stato tu a uccidere Mercier e adesso mi hai convocato qui nella speranza di deviare i miei sospetti.»
Pietro spense il mozzicone sul posacenere davanti all'ingresso.
«Piantala di vaneggiare, Fischer.» Prese un mazzo di chiavi che teneva nella tasca della giacca. «Volevi entrare? Allora entriamo.» Aprì la porta e invitò Oliver a seguirlo. «Questo è il pianterreno. Qui sulla destra c'era il distributore a cui Alexandre Mercier era venuto a prendere il tè. Sono state fatte alcune modifiche, nel frattempo, ed è stato spostato, ma...» Lasciò il discorso in sospeso, ma del resto non doveva esserci altro da aggiungere. «Là sulla sinistra, invece, c'è la sala in cui ci trovavamo in riunione.»
«Tu, tua sorella e Forti?»
«Io non ero tanto presente, mentalmente.»
«E fisicamente?»
«Fisicamente c'ero.»
«Non sei andato al piano di sopra?» insisté Oliver.
«Ad ammazzare Mercier, intendi?» ribatté Pietro. «Mi dispiace deluderti, ma non ti ho convocato per confessare un delitto. Anche tu, inoltre, non sei ancora pronto per annunciare il nome del colpevole.»
«Cosa te lo fa pensare?»
«Siamo soli. Non hai chiamato a mia insaputa una decina di persone da radunare in una stanza per presentare la soluzione del caso. È così che fate voi detective dilettanti, giusto?»
Oliver lo ignorò.
«Andiamo al piano di sopra?»
«Come desideri, Fischer.» Pietro si avviò verso le scale e Oliver gli tenne dietro. «Tieni presente che anche su c'è stata una modifica piuttosto seria.»
Oliver attese di essere al primo piano per domandare: «Cos'è cambiato?»
«Laggiù in fondo c'era l'ufficio di Fischer» spiegò Pietro, indicando un punto non troppo definito. «Adesso, come vedi, c'è una discesa tutta lineare. A quei tempi c'erano dei gradini.»
«Cambia qualcosa?»
«Direi proprio di sì. Proprio qui davanti c'era una scrivania, con la centralinista che voltava le spalle al fondo del corridoio. Ha testimoniato che non si era mai mossa da qui e che nessuno poteva dirigersi verso l'ufficio di Mercier senza essere visto. Tu mi dirai: non potrebbe esserci andata lei, da Alexandre? Al giorno d'oggi avrebbe potuto farlo. A quei tempi no, essendo costretta su una sedia a rotelle. Di fatto, pur non essendo in una camera chiusa, siamo di fronte a un mistero che ne condivide le dinamiche.»
«Quindi» azzardò Oliver, «Stai affermando che l'ipotesi del suicidio sia la più probabile?»
«Credi che avrei sprecato questa giornata per portarti qui, se pensassi a un suicidio?» obiettò Pietro. «Mi dispiace deluderti, ma non è mia ambizione trascorrere il mio tempo in tua compagnia. Ne avrei fatto volentieri a meno, se ci fosse stato modo di evitarlo.»
«Quindi a cosa pensi?»
«Che doveva esserci un modo per eludere la centralinista. Siamo qui per verificare se ci fosse la possibilità, per l'assassino, di entrare nell'ufficio di Mercier senza essere visto. È improbabile, ma non impossibile, che sia entrato dalla finestra. Non è però possibile che se ne sia andato attraverso di essa, essendo questa stata trovata chiusa.»
«Mhm.» Oliver rifletté. «Hai qualche idea ben precisa, non è vero?»
«Se vuoi una risposta sincera, sì» ammise Pietro, «Ed è anche piuttosto banale. Ti ho portato qui per vedere se arrivi alla stessa conclusione.» Lo invitò a proseguire. «Avanti, Fischer, voglio mostrarti tutto quello che c'è da vedere, bagni inclusi. Quelli maschili sono laggiù sul fondo, proprio dietro a quello che un tempo era l'ufficio di Mercier. Al giorno d'oggi è stato trasformato in un archivio. Il mio patrigno pensava che non fosse di buon auspicio assegnarlo a un altro impiegato. Marina diceva che erano tutte storie senza senso, ma quando ha preso in mano le redini dell'azienda il cambiamento era già stato fatto da anni e, come puoi immaginare, non gliene importava niente se quella stanza venisse utilizzata come ufficio o come archivio.»
Proseguirono fino quasi al fondo del corridoio.
«Quindi» osservò Oliver, «Nessuno è passato nemmeno per andare in bagno, quella mattina.»
«Non tra l'orario in cui Alexandre è andato a prendere il tè e la pausa pranzo, quantomeno» specificò Pietro. «Non che ci sia molto da stupirsi. A parte Mercier, solo un altro uomo era presente, proprio all'inizio del corridoio. Probabilmente non ha avuto bisogno di andare in bagno. Oppure c'era andato prima, o aspettava la fine della mattinata per andarci. Non è da escludere che fosse sceso al piano di sotto in precedenza e che fosse andato in bagno giù. Questo, però, non ha alcuna importanza. Penso sia plausibile resistere tre o quattro ore senza pisciare e che lo sia ancora di più quando si sta in ufficio da soli.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che chi sta in ufficio da solo, o comunque senza capi che vanno avanti e indietro, ha modo di staccare per qualche minuto senza bisogno di andare al cesso per prendersi una pausa.»
Oliver ammise: «Non mi aspettavo un simile discorso proprio da te.»
Pietro ridacchiò.
«Solo perché mia madre si è sposata il proprietario della baracca? Non è come pensi. Io stesso, quando ero sorvegliato a vista, cercavo di inventare mille scuse credibili per allontanarmi dall'ufficio, almeno di tanto in tanto.» Gli strizzò un occhio. «Il fumo uccide, hai detto. Però ti dà anche la possibilità di prendere molte più pause rispetto a un non fumatore. Uccide, ma offre su un piatto d'argento una chance per non morire di noia.»
Oliver obiettò: «Se questa vita non ti soddisfa, perché hai scelto di lavorare nell'azienda di famiglia?»
«Perché è l'azienda di famiglia, appunto» rispose Pietro. «Non sempre siamo nella condizione di potere fare delle scelte. Ora, però, scusami un attimo, dovrei andare in bagno.»
Bruni si allontanò e Oliver rimase in paziente attesa del suo ritorno. Quando l'altro uscì dalla toilette, affermò di doverne usufruire a propria volta e vi si diresse. Ne approfittò per guardarsi bene intorno: era pur vero che nessuno sembrava essersi recato presso i servizi igienici maschili in concomitanza con il delitto, ma era meglio non scartare alcuna eventualità.
Ne uscì con una certa soddisfazione, ritrovandosi a tu per tu con Pietro Bruni. La porta di quello che era stato l'ufficio di Alexandre Mercier era aperta e il figliastro di Emilio Forti lo esortava a varcarne la soglia.
«Entra e dimmi cosa ne pensi, Fischer.»
Non vi era molto da guardare. Essendo la stanza stata trasformata, non vi era più nulla che riconducesse ai vecchi tempi, ma Oliver non se ne preoccupò.
«È inutile che ti chieda dove fosse la scrivania di Mercier. Ovunque si trovasse, è plausibile ipotizzare che, tornato al piano di sopra, Alexandre abbia atteso che il tè si raffreddasse un po' prima di berlo. Se ha ricevuto una visita da parte di qualcuno di cui si fidava ciecamente, avrà sicuramente perso di vista il bicchiere... e, a dire il vero, anche se, per un motivo o per l'altro, fosse entrato qualcuno nei confronti del quale non nutriva tutta questa fiducia. Dopotutto, chi potrebbe mai immaginare di essere avvelenato con del cianuro sul posto di lavoro?»
«Sei molto perspicace, Fischer» rispose Pietro Bruni, senza alcuna ironia nella voce. «Mi costa molto ammetterlo, ma sono completamente d'accordo con te. Hai altro da osservare?»
«Sì.»
«Ovvero?»
«Ovvero che, se andiamo alla postazione in cui si trovava la centralinista, devo fare un esperimento.»
«Oh.»
«La cosa ti stupisce?»
«Non particolarmente. Non ti chiedo niente, però. Preferisco scoprire da solo che cos'hai in mente, anche se sono convinto di saperlo.»
Oliver non replicò. Si recò insieme a Bruni dove avevano convenuto, poi lo informò di dovere scendere al piano di sotto.
«Aspettami qui» lo pregò. «Guarda verso le scale, come se fossi la centralinista. A proposito, è certo, senza alcun dubbio, che fosse invalida?»
«Non l'ha ammazzato lei, te lo posso garantire» gli assicurò Pietro. «Sono assolutamente certo che non mentisse sulla propria disabilità. Non è da qui che dobbiamo partire.»
Oliver non aggiunse altro. Scese al piano di sotto, uscì fuori, prese la scala esterna e iniziò a camminare accanto al muro dello stabile. Le finestre degli uffici erano tutte chiuse, così come quella della stanza in cui era morto Alexandre Mercier. Oliver proseguì, fermandosi in corrispondenza di quella della toilette. Quando era entrato, si era accorto di come il vetro fosse soltanto accostato. Non era certo che fosse stato Bruni a lasciarlo così, poteva essere una dimenticanza del pomeriggio precedente, eppure era propenso a ritenere che fosse opera di Pietro.
Spinse la finestra, spalancandola. Il davanzale era molto basso. Non sarebbe stato troppo difficile scavalcarlo, nonostante Oliver non si considerasse una persona particolarmente atletica. Non servì molto per penetrare all'interno. Con un pezzo di carta igienica, ripulì come meglio poteva le impronte che aveva lasciato sul davanzale, dopodiché lo buttò nel water e tirò lo sciacquone.
Uscito dal bagno, si diresse verso sinistra. A pochi passi da lui c'era la stanza del delitto. Dall'altro lato del corridoio, Pietro guardava ancora verso le scale. Proprio in quel momento, tuttavia, si girò e si diresse a passo spedito verso di lui.
«Sapevo che saresti arrivato anche tu alla stessa conclusione, Fischer.»
Oliver annuì.
«Il fatto che l'ufficio di Mercier fosse così vicino al bagno mi ha fatto sorgere un grosso dubbio. A quanto pare ci avevo visto giusto: l'assassino potrebbe essere entrato da qui e allo stesso modo esserne uscito. Non è così strano che la finestra di un bagno venga lasciata aperta per cambiare aria. Se qualcuno se ne fosse accorto, non si sarebbe insospettito. Inoltre deve essere venuto fuori un certo trambusto, quando è stato rinvenuto il cadavere di Mercier, chiunque potrebbe essere entrato qui e avere richiuso la finestra.» Indicò l'altro lato del corridoio. «Il bagno femminile l'ho visto laggiù in fondo. In un momento così concitato, anche una donna avrebbe potuto tranquillamente entrare qui, magari con una scusa, e chiudere la finestra.»
Pietro Bruni replicò: «Questo implica che la donna in questione fosse una nostra dipendente.»
Oliver ribatté: «Oppure tua sorella.»
Pietro lo ignorò.
«Sei convinto che non sia stata Alysse Mercier?»
«Tutte le strade possono essere perseguite» ammise Oliver, «Ma devi ammettere che sarebbe molto più semplice se l'assassino fosse stato all'interno della ditta. Avrebbe avuto modo di aprire la finestra nel corso della mattinata, di entrare nell'ufficio di Mercier passando per il bagno, di uscire nella stessa maniera e magari anche di richiudere la finestra.» Rifletté qualche istante, prima di proseguire. «Ancora una volta, avrebbe potuto trattarsi anche di una donna, immagino. Con una scusa avrebbe potuto recarsi in quella direzione quando Alexandre era ancora vivo e vegeto. Immagino non sarebbe stato difficile, se scoperta, inventarsi una ragione plausibile per essersi fatta sorprendere nel bagno degli uomini. Presumo che, se in quello delle donne finisse la scorta di carta igienica, una delle soluzioni più rapide potrebbe essere andare a vedere se ce n'è qualche rotolo in più in quello maschile...»
«Temo che tu abbia ragione. A questo punto, però, chiunque fosse in azienda quel giorno sarebbe sospettabile.»
«Chiunque a parte la centralinista.»
Pietro convenne: «Già. Per le persone che stavano al piano di sotto, in particolare, sarebbe stato molto semplice uscire, salire di sopra per la scala esterna e poi andare a raggiungere Mercier nel modo in cui ipotizziamo.»
«Sono sospettabili soprattutto le persone al piano di sotto, se ci pensi bene» puntualizzò Oliver. «Il distributore delle bevande era giù, davanti all'ingresso. Chiunque avrebbe potuto vedere Mercier per caso, quando è andato a prendere il tè. O ancora, Alexandre avrebbe potuto essersi dato appuntamento con qualcuno per un orario ben preciso alla macchinetta delle bevande. Magari l'altro, con una scusa, gli ha detto che doveva raggiungerlo un ufficio di lì a qualche minuto, potrebbe averlo esortato ad avviarsi...»
«Magari gli avrà detto: "mentre lasci raffreddare un attimo il tè, prendo qualcosa anch'io, poi vengo su e ce lo beviamo insieme"» ipotizzò Pietro. «Non trovi che uccidere possa essere straordinariamente facile, in certe circostanze?»
Oliver obiettò: «Cosa stai cercando di dirmi?»
Pietro Bruni rise.
«Non ci sono sempre dei significati nascosti. Non ho intenzione di ammazzarti, se è quello che temi.»
«Mhm.»
«Sì, in un modo o nell'altro potrei cavarmela. Per quanto ne sai tu, potrei avere in tasca un passaporto falso con il quale scappare alle isole Cayman e vivere sotto copertuta fino alla fine dei miei giorni. Magari sarebbe un modo per chiudere con la vita verso la quale sino stato indirizzato, però preferirei non avere cadaveri sulla coscienza. Credo che uscirai vivo da qui, Fischer.»
«Se pensi di scappare alle isole Cayman» ribatté Oliver, «Probabilmente è perché hai truffato il fisco e hai dei conti segreti da quelle parti. Dubito che tu voglia andare a fare il miserabile.»
«In realtà le isole Cayman erano solo un'idea teorica» mise in chiaro Bruni. «In più, a forza di sentire dei trapper che glorificano il cash nei loro testi inascoltabili, inizio a pensare che il denaro non sia tutta questa grande fonte di felicità e ispirazione... a meno di non essere contenti blaterando assurdità su bad bitch varie, ma personalmente ne farei volentieri a meno.»
«Ne deduco che non ti piaccia Cya'N'Hyde come cantante.»
«Considerato che siamo qui per la vicenda Mercier, meglio non dire cosa farei con il cianuro se Cya'N'Hyde fosse qui e insistesse a volere cantare costringendomi ad ascoltarlo. In più mi sembra molto azzardato definirlo cantante.»
«Di Ara Sky, invece, che cosa ne pensi?»
«Paradossalmente, che sappia essere meno irritante di Mara Mask, quindi che Cya'N'Hyde abbia preso una decisione sensata, mettendosi insieme alla collega.»
Oliver azzardò: «Cosa ne pensi invece di Mara Mask?»
«Sai, Fischer, la vita in azienda mi sta molto stretta» ribatté Pietro Bruni, «Ma preferisco lavorare qui, piuttosto che essere un influencer o qualcosa del genere. Penso che Mara Mask si renda deliberatamente ridicola perché il grande pubblico non si rende conto di quanto ridicola sia.»
Oliver annuì.
«Ti capisco, anch'io la penso così.»
«Aggiungo una cosa: sei fortunato a non doverti sorbire certa gentaglia e mi dispiace molto per la tua amica Roberts. Posso solo immaginare quali pretese assurde abbia Mara Mask.»
«Sì, in effetti Selena la considera piuttosto irritante e non vede l'ora di togliersela di torno.»
Bruni sentenziò: «Chiunque si trovasse al posto della Roberts proverebbe la stessa sensazione.»
«Sai qualcosa del passato di Mara Mask?»
«No.»
Oliver insisté: «Non ti sei mai posto qualche dubbio? Non ti sei mai chiesto chi fosse, prima di diventare ricca e famosa?»
Pietro aprì la porta di uno degli uffici.
«Vieni dentro, Fischer.»
«A fare cosa?»
«Si parla meglio stando seduti.»
Oliver lo seguì all'interno. Vi erano due scrivanie. Entrambi si accomodarono.
«Non sei in grado di parlare di Mara Mask restando in piedi» osservò Oliver. «Devo dedurre che si tratti di qualcosa di così scottante?»
«Niente di scottante» ribatté Pietro Bruni. «Dal giorno in cui mia madre si è messa insieme a Emilio Forti, la mia vita è stata tutta un essere circondato da gente ricca e famosa. Quando si sono sposati e ci siamo trasferiti a casa Forti, era tutto un viavai di partner commerciali, di imprenditori noti e di gente che apparteneva all'alta società. Mi sentivo stretto, speravo che un giorno, da adulto, avrei potuto frequentare chi volevo. E invece sai cos'è successo? Al posto di imprenditori e personaggi altolocati vari, mi sono ritrovato circondato da influencer e gente che fingere di essere famosa. Avrei preferito di gran lunga la noia di individui che parlano soltanto di affari, piuttosto che avere a che fare con personaggi che non hanno mai fatto nulla di sensato nella vita.»
«Mhm.»
«Qualche problema, Fischer?»
«No, affatto. Devo ammettere che ti comprendo perfettamente. Ritrovarti intorno Mara Musk o simile gentaglia deve essere stato devastante. Adesso che non stai più insieme ad Anna, almeno, sei riuscito a sbarazzartene?»
Pietro accennò un sorriso.
«Ti interessa la mia vita privata, per caso?»
Oliver chiarì: «Non me ne importa un bel nulla di quello che fai, ma mi sembrava elegante cercare di intavolare un minimo di conversazione. Se preferisci, però, posso venire subito al sodo.» Valutò per un attimo se si trattasse di una scelta azzardata, infine decise di correre il rischio di confidarsi con la persona sbagliata. «Mara Mask, in gioventù, lavorava come cameriera in un albergo di Misano Adriatico. È lo stesso albergo nel quale è morto Valerio Villa.»
Pietro spalancò gli occhi.
«Sul serio?»
«Assolutamente» rispose Oliver, «E il giorno della morte di Villa, per motivi che preferisco non spiegarti, Alexandre Mercier era andato là a cercarlo insieme a un'altra persona.»
«Quell'altra persona, immagino fosse Dalila» ipotizzò Pietro. «Presumo che fosse in contatto con il proprio padre e che, per qualche motivo, dovesse raggiungerlo là. Non saprei che cosa ci facesse Mercier con lei, ma...»
Oliver lo interruppe: «Questo non ha importanza. Il mio sospetto è che Mercier abbia visto qualcosa che non doveva vedere, quel giorno. Magari qualcuno ha "aiutato" Villa a morire. Oppure Villa si è sentito male, e qualcuno ha deciso di non fare nemmeno il minimo sindacale per cercare di soccorrerlo. Dalila e Mercier sono stati convinti che Villa non ci fosse da un uomo vestito con l'uniforme dell'albergo. Ci sono possibilità che non fosse un vero dipendente. In sintesi, il mio sospetto è che Alexandre Mercier sia stato ucciso perché aveva visto qualcosa di troppo.»
«Quindi Alysse Mercier non sarebbe implicata nel delitto, se quello che pensi fosse vero.»
«Proprio così.»
«E questa idea ti convince?»
«È stata Dalila a parlarmene. Anzi, è stata Dalila a raccontare tutto a Tina. Alysse non ne sapeva nulla, o almeno è molto probabile che non sapesse.»
Pietro domandò: «Adesso lo sa?»
Oliver confermò: «Sì, ne abbiamo parlato insieme, io, Tina, Dalila e Alysse. È successo quando, spaventata dal tuo messaggio sulla porta, Dalila si è rifugiata a casa mia e di Tina.» Il pensiero di Pietro che commetteva una simile azione lo fece irrigidire. «Bruni, lo vuoi sapere che cosa penso di te a questo proposito? Sei stato un grandissim-...» Un tonfo, all'esterno, lo fece interrompere. «Cosa succede?»
Si alzò in piedi e si diresse ad aprire la finestra, alla quale si affacciò. C'era una signora in età dall'aria piuttosto distinta, all'esterno. Era chinata a raccogliere una borsa, che le era caduta a terra, probabilmente la ragione del rumore appena udito. Si trovava in corrispondenza della stanza in cui era morto Alexandre Mercier.
«Tutto bene, signora?» chiese Oliver, facendola sussultare.
La vide girarsi lentamente, poi balbettare: «T-tutto b-bene, grazie.»
«È tutto chiuso, oggi» precisò Oliver. «Per caso cercava qualcuno?»
«Lei non lavora qui» replicò la signora, con tono più deciso di prima e senza alcuna esitazione. «Posso chiederle come mai si trova lì dentro?»
«Non sono solo, sono insieme a uno dei capi di questa baracca.» Oliver si girò verso Pietro. «Bruni, per caso puoi affacciarti e spiegare alla signora Gabrielle Delacroix che sei stato tu a convocarmi qui?»
Pietro si alzò in piedi.
«Gabrielle Delacroix?»
«Gabrielle Fiorucci, in caso la signora preferisca» puntualizzò Oliver. Si rivolse alla donna: «Non crede che sia giunto il momento di giocare a carte scoperte? Se Bruni non ha niente in contrario, la facciamo entrare, così ci spiega perché è qui.»
«Al sabato non c'è mai nessuno» replicò la signora Delacroix. «Non pensavo che avrei disturbato qualcuno.»
«Nessun disturbo» rispose Pietro, raggiungendo Oliver. «La sua visita è un piacere, signora. Però deve raccontarci il motivo, non le pare?»
«La maledizione» mormorò Gabrielle Delacroix. «Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a fermarla.»


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