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venerdì 31 luglio 2026

Il Ritorno della Farfalla Perduta // blog novel ambientata nel mondo dell'automobilismo anni '50 - genere mystery (8/15)

POLVERE IV


Erano di nuovo seduti al tavolo di legno messo a disposizione per i residenti della palazzina nella quale Dalila abitava, ma erano soli. Oliver non le aveva ancora raccontato i fatti della sera precedente e non era sicuro di volerlo fare. Del resto, era già abbastanza interessante la vicenda che Dalila gli stava riferendo. Quella mattina, infatti, si era recata a un incontro con Suor Giuliana, che le aveva confidato di essere in possesso del diario della Montevecchio e di una lettera di Robbie Redgrave, della quale gli aveva fornito delle copie. Dalila non l’aveva ancora letto interamente, ma aveva iniziato dagli ultimi giorni di vita di Vittoria Bonetti.
«Nell’ultima decade di aprile ci sono vari riferimenti al Trofeo delle Due Province, ma si entra nel vivo solamente alla fine del mese. Domenica 29 aprile si svolge una sessione non cronometrata, nel pomeriggio. Quella mattina, Vittoria chiede allo zio di accompagnarla a messa. Ha puntato alcune parrocchiane zitelle, nella speranza di trovargli una donna. In particolare, suscita l’interesse di certa signorina Franca, la lattaia, proprio colei che in futuro sposerà Vittorio Bonetti. Lo zio, al momento, non sembra molto convinto. Anzi, ignora bellamente la signorina Franca, nonostante questa intenda assistere alla corsa, ed è concentrato su un pranzo al quale deve recarsi, a casa di una coppia di amici. Qui riceverà una pessima notizia: la morte in un incidente sul lavoro di un operaio metalmeccanico amico suo, che si era trasferito da tempo. Al momento la cosa sembra non incastrarsi con la vicenda di Vittoria, ma avrà la sua rilevanza: il funerale di costui, infatti, sarà celebrato nel giorno della Festa dei Lavoratori...»
«Che è anche lo stesso giorno» realizzò Oliver, «in cui si svolge il Trofeo delle Due Province.»
Dalila annuì.
«Vittoria ancora non lo sa, ma il suo capomeccanico non sarà presente il giorno della gara.»
«Come la prende, quando lo scopre?»
«Aspetta, Fischer. Ci sono risvolti molto più interessanti, posso solo anticiparti che non la prenderà troppo male. Si fida degli altri meccanici. Tornando alle questioni che più ci premono, Vittoria è convinta che sia accaduto qualcosa di misterioso e, per quella ragione, ha chiamato a casa sua un certo Laszlo Halasz, che si fa chiamare Leslie. È il famoso maggiordomo inglese, anche se ha origini ungheresi, e Halasz si traduce come Fischer.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Sul serio?»
«Sul serio. Cosa ci vuoi fare? Voi “pescatori” austroungarici, a quanto pare, esercitate un certo fascino sulle donne che gareggiano in auto.»
«È comunque una coincidenza notevole.»
«Chissà, magari è destino che sia proprio tu a scoprire la verità, proprio per questo» suggerì Dalila.
«È passato troppo tempo.»
«Però quello che è successo allora sta ancora avendo effetti, peraltro piuttosto devastanti, sul presente. Qualcuno sa come sono andate le cose, anche al giorno d’oggi. Invece di fare perdere credibilità a Ottavia, che forse sarebbe stata la scelta migliore, l’ha uccisa. A questo punto, è facile fare due più due: Ottavia sapeva qualcosa di troppo.»
«Sapeva o semplicemente credeva di sapere?» obiettò Oliver. «Non sono così sicuro che Ottavia avesse delle certezze.»
«Nemmeno io» convenne Dalila, «ma non parliamo di lei adesso. Pensiamo piuttosto a Vittoria Montevecchio, o Bonetti che dire si voglia. È la stessa Vittoria a considerarsi sotto due nomi distinti, Montevecchio come pilota e Bonetti come persona, lo fa notare quando un uomo di cui non menziona mai il nome la critica per avere reagito in maniera troppo emotiva l’anno precedente al disastro di Le Mans. Quell’uomo, si intuisce, è il signor Valenti, il direttore sportivo della Scuderia Saetta Cremisi, che prende parte al Trofeo delle Due Province con, tra gli altri, il pilota Robbie Redgrave. Vittoria incontra Robbie dopo parecchio tempo e osserva che è stato più di un compagno di squadra per lei.»
«Cos’è stato esattamente?»
«A questo ci torneremo. La mattina di lunedì 30 aprile, infatti, Vittoria narra un fatto accaduto la notte precedente: non riusciva a prendere sonno ed è stata raggiunta dal maggiordomo di origini ungheresi. I due si amavano, in passato, ma si sono dovuti separare. Vittoria gli confida che, nel frattempo, ha amato un altro uomo, e precisa di non averlo fatto solo spiritualmente. In ultima sintesi, durante la sua separazione da Leslie, Robbie Redgrave è entrato prepotentemente a fare parte della sua vita, in maniera decisamente più intima di quanto fosse considerato appropriato ai vecchi tempi. Non che la love story con Leslie fosse stata così casta e pura, dato che Vittoria parla di “contatti sconvenienti” e rievoca se stessa tra le braccia di lui due anni prima. Ne deduco che Vittoria e Leslie siano stati abbastanza vicini ad avere una relazione sessuale, ma che si siano fermati prima di avere rapporti completi. Vittoria lascia intendere che con l’altro non sia andata così e che ci sia stato qualcosa di più. Non che per Leslie sia un problema: le chiede infatti che cosa sia rimasto della relazione con l’altro uomo, se alla fine non si sono sposati e pare che questo non faccia più parte della vita di Vittoria. La bacia, stanno per lasciarsi andare, ma Vittoria ricorda che hanno una “missione da compiere”. Il discorso si chiude qui. Vittoria riprende a scrivere quella sera e lo fa raccontando alcuni fatti piuttosto interessanti, che spiegano alcuni punti oscuri.»
«Ovvero?»
«In primo luogo, la vicenda del direttore di gara. Pare che costui abbia avuto un malore e che sia stato sostituito da un certo signor Rambaldi, che viene criticato da un concorrente di Reggio Emilia per non essere un giudice corretto. Un francese di nome Philippe Charpentier, che pare essere amico di Robbie Redgrave, si lamenta frattanto di corridori di squadre private che rallentano deliberatamente gli avversari. Secondo Vittoria, questi potrebbero essere sul libro paga di Valenti e Rambaldi potrebbe chiudere un occhio sulla questione.»
«Quindi» dedusse Oliver, «ci sono vari intrighi al Trofeo delle Due Province. Ci allontaniamo dalle questioni romantiche.»
«Affatto» replicò Dalila. «Durante una conversazione privata, Robbie Redgrave dice che Vittoria gli è mancata e che vorrebbe sposarla. Dice esplicitamente che sono stati amanti. La Montevecchio, però, ha altro per la testa. Pensa al pericolo delle corse e al fatto che forse non vivrà a lungo a sufficienza da sopravvivere allo zio e a ereditare i suoi debiti e le sue cambiali da pagare. Poi c’è la sessione di qualificazione e quando vengono annunciati i risultati Vittoria scopre un’amara verità: non è tra i qualificati... ma nemmeno tra quelli che non hanno superato le qualifiche. Rambaldi sostiene che non sia presente tra la lista degli iscritti, nonostante vi siano le prove che ha pagato la quota di iscrizione.»
«Il presunto delirio di Virginio Bruni, quindi, è attendibile. Vittoria Montevecchio è davvero stata tolta dalla lista degli iscritti.»
«Così pare.»
«Perché? Si capisce cosa può essere successo?»
«No. Viene difesa strenuamente da Berto Ronchi, uno dei suoi meccanici, e ammessa partendo dall’ultima posizione quando la cronometrista francese di Charpentier sostiene di avere misurato il suo tempo. Nonostante le proteste del signor Valenti, viene dato credito alla signorina Josephine e, anziché ventiquattro automobili, saranno venticinque quelle che prenderanno parte alla corsa. A quanto pare la partecipazione di Vittoria Montevecchio non viene comunque ufficializzata, deve essere questa la ragione per cui non risulta iscritta alla corsa.»
«Siamo certi che abbia gareggiato?»
«Non l’ha mai scritto sul diario, ma in compenso ha scritto che sia Leslie sia Robbie sono ancora interessati a lei. Redgrave, infatti, le fa recapitare un biglietto per chiederle di vedersi quella sera, mentre Leslie la bacia... e non solo. Sembra anche sottoporla a un’intensa sessione di petting, che Vittoria descrive in maniera molto minimalista. Anche la stessa Montevecchio fa qualcosa a Leslie, ma evita le descrizioni e si limita a sostenere che l’accaduto sia indicibile. Immagino che al giorno d’oggi il concetto verrebbe espresso con termini quali: “gliel’ho preso in bocca e gliel’ho succhiato con foga, come se non ci fosse un domani”. Però va comunque a un appuntamento con Redgrave e, anzi, lo dice a Leslie senza mezzi termini.»
«Leslie la prende male?»
«No. È convinto che Vittoria tornerà da lui. Redgrave, invece, sminuisce la presenza di Leslie, sembra divertito dall’idea che la Montevecchio abbia una relazione con lui. Vittoria, però, lo informa che la principale ragione per cui ha convocato Leslie da lei non sarebbe di natura sentimentale: Vittoria è convinta che Teddy Redgrave, il fratello minore di Robbie, sia stato ucciso e che la sua morte sia stata mascherata come un incidente di gara.»
Oliver rifletté. Non era mai incappato in una simile teoria e nemmeno Edward vi aveva mai fatto menzione.
«Questo è interessante. Teddy Redgrave ha perso la vita al volante di una delle macchine della Scuderia Saetta Cremisi.»
«Volante al quale anche suo fratello Robbie ambiva, mi pare di capire. Sembra che questo avesse causato dei contrasti tra i due fratelli, a un certo punto.»
L’osservazione di Dalila era degna di considerazione, ma Oliver preferì concentrarsi su altro: «La Scuderia Saetta Cremisi era diretta da Valenti, che era presente in tutte le competizioni più importanti. Hai detto che Vittoria Montevecchio non voleva nemmeno citare il suo nome?»
«Esatto.»
«È una circostanza da non sottovalutare, non credi?»
Dalila aggrottò la fronte.
«Non lo so.»
«Cosa intendi?»
«Valenti pensava che fosse normale che durante le corse ci scappasse il morto e, se anziché un solo morto ce n’erano a decine, non era poi così grave. Vittoria accettava il rischio, ma di fronte a una strage non riusciva a restare indifferente. Valenti aveva una visione più cruda delle competizioni. Forse era inevitabile dopo avere visto così tanti morti, avere perso piloti della propria squadra e non solo. I loro punti di vista erano palesemente incompatibili, ma questo non significa che dobbiamo vedere necessariamente del marcio. Non sappiamo se Vittoria nutrisse dei sospetti nei suoi confronti. Anche ammesso che Teddy Redgrave fosse morto perché qualcuno gli aveva sabotato la macchina, nulla lascia pensare che quel qualcuno fosse Valenti in persona. Se stai insinuando che possa averla uccisa, forse ti stai spingendo troppo in là.»
Oliver obiettò: «Non sto ipotizzando che Valenti abbia ucciso la Montevecchio. Sto solo prendendo atto del fatto che fosse verosimilmente presente in occasione dell’incidente mortale del Redgrave più giovane e che fosse nei pressi del luogo del delitto nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio – presunto – di Vittoria.»
Dalila non commentò, ma prese a raccontargli il seguito: «Il diario si conclude con quanto scritto nella mattina di martedì primo maggio. Vittoria, che il giorno precedente aveva ricevuto una visita della cronometrista francese, riceve un altro ospite inatteso. Si tratta di un concorrente di Piacenza che è già stato menzionato, un certo Giovanni. Costui difende l’operato di Rambaldi, sminuendo le insinuazioni del pilota di Reggio Emilia. Sostiene che la cancellazione del nome della Montevecchio dagli iscritti risalga a prima che Rambaldi fosse chiamato a sostituire il direttore di gara. La cosa più interessante, però, è che Vittoria, alla fine, rammenta il cognome del signor Giovanni... ovvero Pinardi.»
«Questo sì che è un colpo di scena notevole!»
«Non hai tutti i torti, Fischer. Sono rimasta molto colpita anche da un passaggio in cui Vittoria rievoca il funerale di Teddy Redgrave, con una pretendente che non era Diana distrutta dalla sua morte, ma non penso che questo possa esserci di qualche utilità.»
«Lo temo anch’io, Dalila. Però qualcosa più di prima lo abbiamo.»
Oliver sintetizzò: «Vittoria è convinta che il suo amico Teddy sia stato ucciso. Per quella ragione coinvolge quel Leslie con cui ha avuto una relazione segreta e fa in modo che questo sia presente quando si svolgerà il Trofeo delle Due Province. Alla corsa partecipano anche concorrenti importanti, come Robbie Redgrave con la Scuderia Saetta Cremisi, accompagnato dal signor Valenti, come Philippe Charpentier, nel cui entourage c’è la cronometrista Josephine. Virginio Bruni è il direttore di gara designato, ma viene sostituito in corso d’opera da un certo Rambaldi, che pare non proprio pulitissimo. Proprio in questa circostanza Vittoria parla con Redgrave dei suoi sospetti sulla morte di suo fratello...» Si interruppe. «A proposito, Robbie cosa ne pensa?»
«Robbie non è molto convinto, la sera prima della gara» spiegò Dalila. «Vittoria ha maturato quella convinzione perché l’amica Diana, che amava Teddy, sosteneva che il giovane Redgrave fosse preoccupato da qualcosa. È probabile che ci sia anche qualcosa di più, ma per il momento non saprei dirti cosa, quindi passerei alla lettera che Robbie Redgrave ha scritto a Diana. Non che io sia indifferente a Vittoria Montevecchio, in apparenza tanto puritana, che si fa masturbare da Leslie Halasz il giorno prima della gara, sia chiaro. Anzi, mi chiedo cosa sarebbe successo se anche Robbie Redgrave avesse avuto simili intenzioni. Sarebbe caduta tra le sue braccia subito dopo? Ammetto che non riesco a comprendere di chi dei due fosse innamorata, dal diario non si capisce.»
«Magari entrambi significavano qualcosa per lei» azzardò Oliver. «Il fatto che se li sia ritrovati entrambi intorno nello stesso momento ha complicato le cose.»
«Sembra la storia della mia vita.»
Era probabile che Dalila stesse alludendo a lui e a Pietro Bruni, ma Oliver preferiva evitare quel discorso.
«Cosa dicevi sulla lettera?»
«Da questa, sembra che Vittoria abbia effettivamente preso parte alla gara. Redgrave le ha parlato prima della partenza e non sa cosa le sia successo. Scrive che, dopo il termine della corsa, non ha più visto né lei né la sua macchina. Ha chiesto delucidazioni al direttore di gara – non mi è chiaro se Rambaldi o Bruni – e questo ha affermato che sia stata fermata da un guasto meccanico. Si è rivolto anche al meccanico Ronchi, ma la barriera linguistica gli ha impedito di ricevere spiegazioni comprensibili, nonostante la cronometrista francese cerchi di tradurre. Ronchi, tuttavia, rientra prepotentemente in scena, dato che è uno dei quattro giocatori di poker che testimoniano di avere assistito al delitto. Gli altri sono, testualmente, Pinardi, il direttore di gara e un quarto non menzionato per nome, della cui presenza Redgrave sostiene di essere stupito.»
«Il direttore di gara?»
Dalila confermò: «Già. A quanto pare anche Virginio Bruni è rientrato in scena.»
«A meno che» replicò Oliver, «non si tratti di Rambaldi.»
«È una possibilità» ammise Dalila. «Vuoi sapere come finisce la lettera?»
«Come?»
«Redgrave scrive a Diana di non preoccuparsi per il “misterioso signor Leslie”: Robbie in persona pare averlo aiutato a scappare, riuscendo anche, grazie a lui, a introdursi nel casolare per impossessarsi del diario. Non è chiaro se l’abbia letto, certo è che vuole che ad averlo sia Diana Bianchi, l’amica di Vittoria, che pare al corrente del legame tra la Montevecchio e Redgrave, così come forse di quello tra lei e Leslie.»
Oliver concluse: «Questo spiega molte cose. Leslie non è scappato perché colpevole, ma perché sapeva che le accuse sarebbero cadute su di lui. È stato proprio l’altro spasimante di Vittoria a permettere la sua fuga.»
«Tu lo faresti per Pietro?»
«Aiutare un indagato a sfuggire alla giustizia? No, chiunque fosse. Però, se fossi convinto della sua innocenza, cercherei di dimostrarla.»
«Anche nel caso di Pietro?»
«Anche nel caso di Pietro.» Nonostante sapesse che Dalila avrebbe disapprovato una simile esternazione, Oliver aggiunse comunque: «Quel grandissimo pezzo di merda.»
Come prevedibile, Dalila lo gelò con un’occhiataccia.
«Dobbiamo metterlo al corrente di quello che abbiamo scoperto.»
«Nemmeno per sogno» replicò Oliver. «Lo fai tu, da sola. Io non voglio avere a che fare con quello stronzo.»
«Cos’è successo tra voi?»
«Non ti riguarda.»
«Eccome se mi riguarda. Ti ricordo che stiamo viaggiando tutti nella stessa direzione.»
«Non più. Ieri sera mi ha coinvolto nelle sue intuizioni brillanti. Mi ha portato in un pub dove il figlio di Vittorio Bonetti doveva giocare a poker, voleva che gli parlassimo. Abbiamo atteso per almeno due ore. Pietro ha cercato in più occasioni di insultarmi in maniera neanche troppo velata. A un certo punto l’ho messo a tacere tirandogli addosso un bicchiere d’acqua.»
Dalila spalancò gli occhi.
«Cos’hai fatto, Fischer?!»
Oliver puntualizzò: «Gli ho lanciato solo l’acqua, non il bicchiere. Purtroppo non l’ho preso in pieno.»
Dalila ribatté: «Mi fa piacere che entrambi siate disposti a tutto per me, ma preferirei che evitaste confronti ai limiti della rissa da bar. Alla fine, almeno, siete riusciti a parlare con Flavio Bonetti?»
Oliver le riferì: «Purtroppo no. Ci siamo distratti ed è andato via senza che riuscissimo a intercettarlo. Abbiamo sprecato il nostro tempo senza arrivare a nulla. Pietro mi ha accompagnato a casa, dato che eravamo sulla sua macchina. Quando siamo arrivati, gli ho detto che non volevo più avere a che fare con lui. Pietro ha risposto che era d’accordo con me e che anche lui non voleva più vedermi. Non...»
Si interruppe, notando che Dalila guardava in una direzione precisa, dietro di lui.
«Temo che lo vedrai molto presto, Fischer. Sta venendo verso di noi.»
Oliver fece per alzarsi in piedi.
«Allora me ne vado. È stato un piacer-...»
Fu interrotto proprio dalla voce di Bruni: «Sei ancora tra i coglioni, Fischer? Mi pareva di essere stato abbastanza chiaro. Non voglio più avere a che fare con te.»
«Non ho la sfera di cristallo. Se avessi saputo in anticipo che venivi qui, me ne sarei rimasto a casa.»
«Puoi tornarci, non sentirò la tua mancanza.»
Dalila li mise a tacere: «Avete rotto le palle, entrambi. Siediti, Pietro. E tu, Fischer, resta dove sei.»
Seppure l’idea non lo facesse impazzire di gioia, Oliver rimase al tavolo. Nei minuti che seguirono, ascoltò Dalila mentre ripeteva a Bruni ciò che aveva già confidato a lui. Per il momento, Pietro non aggiunse considerazioni che non avessero già fatto. Fu Dalila, alla fine, a considerare: «La possibilità che Vittoria sia morta durante la corsa rimane la più plausibile. Non ha scritto sul diario quella sera, né Robbie Redgrave l’ha più vista. Secondo il direttore di gara c’era stato un guasto e il meccanico Ronchi non l’ha smentito. Robbie scrive a Diana Bianchi che solo Leslie sembrava preoccuparsi per la sparizione improvvisa di Vittoria. Rimane plausibile che sia stato inscenato un delitto per evitare che vi fossero polemiche relative alla mancata iscrizione di Vittoria alla gara. Immagino che la reazione di Bonetti, una volta che fosse rientrato e avesse scoperto l’accaduto, potesse essere poco piacevole.»
Pietro obiettò: «Lo zio di Vittoria faceva davvero così paura?»
Dalila lo ignorò.
«Virginio Bruni – o il suo vice Rambaldi – è stato testimone del presunto delitto, insieme a Berto Ronchi, a Giovanni Pinardi e a un quarto uomo. Che legame c’era tra di loro? Se hanno inscenato il delitto, di certo il poker notturno al casolare era soltanto una scusa.»
Pietro intervenne: «Scusate, ma chi va a giocare a poker di notte a casa di una persona che non prende parte al gioco? Perché una simile spiegazione è stata presa per buona da chi si occupava delle indagini?»
«Sai, Bruni, ti preferivo fino a poco fa, quando stavi in silenzio» affermò Oliver, «ma devo ammettere che il tuo dubbio è sensato. Immagino che ci siano due spiegazioni plausibili: una è che i quattro testimoni fossero così rispettabili da non sussistere il minimo dubbio nei loro confronti...»
«Possibile» lo interruppe Pietro.
«Già, è plausibile» convenne Dalila.
Oliver proseguì: «L’altra è che la quarta persona, quella non menzionata, andasse abitualmente a casa di Vittoria Montevecchio, tanto da non destare sospetti nel rimanervi fino a tarda ora insieme ad altri. Se costui era un uomo di fiducia, si spiegherebbe lo stupore di Robbie Redgrave nello scoprire la sua presenza.»
Dalila gli chiese: «Stai ipotizzando che Redgrave abbia visto del marcio e si sia sorpreso che, in mezzo al marciume, ci fosse anche qualcuno da cui non si sarebbe aspettato la partecipazione a un possibile complotto contro Vittoria?»
«Sì.»
«Questo sarebbe in contrasto con la tua teoria secondo cui dovremmo tenere d’occhio il signor Valenti.»
Oliver puntualizzò: «La mia è solo un’ipotesi, che non impedisce di formularne anche altre. Come ho detto, ci sono due spiegazioni che ritengo plausibili. La seconda non annulla la prima, che anche voi due non avere scartato a priori. Torniamo un attimo ad analizzarla: quattro uomini considerati rispettabili testimoniano e la loro versione viene presa per oro colato proprio perché sono loro. Chi è il quarto? Perché Redgrave si meraviglia della sua presenza? Magari perché è un individuo che non si aspetta di trovare al casolare della Montevecchio. Se tra Vittoria e Valenti i rapporti erano così tesi, difficilmente l’avrebbe voluto in casa. Ovviamente sarebbe stato piuttosto sorprendente scoprire che era là al momento del presunto omicidio.»
«Sai, Fischer, anch’io ti preferisco quando resti in silenzio» affermò Pietro, «ma anche tu proponi ipotesi sensate.»
«Oh, bene» concluse Dalila. «Avete ufficialmente finito di fare a gara a chi ha il cazzo più grosso? Intendete comportarvi come due quarantenni normali, da adesso in avanti?»
«Io mi comporto sempre in modo normale» si difese Pietro.
«Ah, sì?» ribatté Dalila. «E allora come mai Fischer si è scomodato di rovesciarti addosso un bicchiere d’acqua?»
«Fammi capire, ti sembra una cosa sensata?»
«No. Però Oliver non ha l’abitudine di andare in giro a lanciare liquidi addosso alle persone. Perché l’ha fatto proprio con te?»
«Perché evidentement-...»
Oliver non permise a Pietro di finire la frase, interrompendolo bruscamente: «Se hai qualcosa da dire contro di me, fallo in privato. Non c’è bisogno di mettere in mezzo Dalila.»
Questa obiettò: «Ormai mi avete già messa in mezz-...» Si fermò. La signora Enrica Colombari si era appena affacciata alla finestra, chiamandola a gran voce e domandandole dove avesse messo il telefono, al quale evidentemente aveva cercato di contattarla. «Scusate, mia madre ha un impegno. Devo andare da mio figlio, non può più tenerlo. Cercate di non fare danni, nel frattempo.»
Oliver precisò: «È figlio nostro, vengo con te. È stato un piacere, Bruni. Spero di rivederti il più tardi possibile.»
Dalila si alzò in piedi e si avviò verso la palazzina. Oliver avrebbe voluto fare lo stesso, ma Pietro lo trattenne.
«Aspetta, Fischer. Sei stato tu a proporre di parlare in privato.»
Oliver si irrigidì.
«Non adesso.»
Pietro insisté: «Adesso.»
Dalila sparì dietro l’angolo del palazzo. Oliver si trovò da solo, seduto di fronte a Pietro.
«Cosa vuoi? Cosa devi dirmi?»
L’altro abbassò lo sguardo, improvvisamente esitante.
«Allora?» lo incalzò Oliver. «Hai intenzione di dire qualcosa o di farmi perdere tempo?»
«N-non...» Pietro continuò ad apparire indeciso. Scuotendo la testa, alzò finalmente gli occhi verso di lui. «Non so perché mia nonna mi abbia messo in mezzo proprio poco prima di morire. Ha avuto anni a disposizione per parlarmene. Se l’avesse fatto prima, magari avrebbe potuto chiarire qualche mio dubbio. Ormai non c’è più nessuno a cui chiedere chi fosse davvero mio nonno. Non c’è più nessuno che possa dirmi se c’era, quella notte al casolare di Vittoria Montevecchio, o se era in ospedale. Non pretendo di scoprire se mia nonna avesse ragione a proposito dell’avvelenamento. Tutto ciò che vorrei capire è se sono il nipote di uno degli uomini che hanno rilasciato dichiarazioni false sulla sua morte facendo cadere i sospetti su un innocente.»
«E se anche fosse?» obiettò Oliver. «Virginio Bruni è morto decenni prima della tua nascita. Immagino che nemmeno tuo padre si ricordasse di lui.»
«Sono sempre suo nipote» insisté Pietro, senza più traccia dei tentennamenti di poco prima. «Non è piacevole scoprire di discendere da qualcuno che ha commesso azioni discutibili, che il nome a cui ti associano e che ti sta stretto potrebbe comunque essere molto più rispettabile del tuo. Cerco di essere me stesso fin dal giorno del secondo matrimonio di mia madre. Non solo non ci sono mai riuscito, ma essere me stesso potrebbe essere peggio che essere un membro acquisito della famiglia Forti.»
«Tu non sei tua madre, non sei il signor Forti con cui si è risposata, non sei tuo nonno... Sei un individuo a sé stante, come tutti.»
«Dici così perché non hai idea delle pressioni che mi sono state fatte. Perfino adesso che ho più di quarant’anni non riesco a liberarmi del peso di un cognome che nemmeno porto. Se non avessi incontrato Dalila, sarei addirittura sposato con una “moglie trofeo” impacchettata in abiti da migliaia di euro, come ogni esponente che si rispetti di una famiglia ricca. Peccato che la mia famiglia acquisita sia diventata ricca producendo e commerciando nel settore della moda alla portata dell’individuo medio. La prassi prevedeva che mi compiacessi di un simile controsenso: avere accanto una donna che indossa abiti di lusso quando Echos vende capi da trenta o quaranta euro.»
«Quindi» dedusse Oliver, «ti sei messo in testa che Dalila sia la tua salvatrice e che ti abbia permesso di sottrarti a un destino segnato. È per questo che ti atteggi come se fosse il grande amore della tua vita?»
«Non hai capito un cazzo, Fischer. Io non mi atteggio. Dalila è il grande amore della mia vita e non sarai tu ad affermare il contrario. È per questo che ti chiedo chiarezza. Dalila mi ha lasciato perché credeva di amarti. È ancora convinta che prima o poi sarai pronto per lasciarti Tina alle spalle e per ricominciare insieme a lei. A causa tua, mi sono ritrovato in una situazione da cui non si esce più. Magari adesso mi dirai che non è colpa tua se Dalila si è fatta delle illusioni. Forse no, ma al centro delle sue illusioni ci sei tu. Se vuoi stare con lei, parla chiaro. Se invece vuoi limitarti a essere il padre di suo figlio, levati elegantemente di mezzo e smettila di stare tra noi. Sono stanco di essere una semplice pedina su una scacchiera, mentre tu sei il giocatore che se ne frega di come procede la partita.»
«Come al solito ingigantisci tutto.»
Pietro obiettò: «No, sei tu che sminuisci la realtà. Te ne sbatti dei sentimenti degli altri. Non hai...»
Oliver lo interruppe: «Non sono io quello che se ne frega dei sentimenti degli altri. Cosa credi, che sia felice di sapere che, subito dopo che avevo perso mia moglie, Dalila ha rinunciato alla propria vita sentimentale per me? Che non mi sia mai sentito colpevole di una scelta nella quale non ho avuto voce in capitolo? Che non mi sia mai sentito fuori luogo per non essere in grado di darle quello che voleva? Che mi faccia piacere che prima ancora Dalila abbia cercato di nascondermi che Mirko sia figlio mio? Non ho scelto io come dovessero andare le cose. È vero, ho sbagliato, ho sottovalutato i rischi, quella volta in cui l’abbiamo concepito, ma abbiamo sbagliato in due. Però non sono pentito e non me ne pentirò mai. Mirko non è un errore, né per me né per Dalila. Forse ti sembrerà banale quello che dicono tutti, ovvero che un figlio ti cambia la vita. In realtà è proprio così, e non importa se la sua nascita non è venuta a coronare una storia d’amore perfetta. In fondo, non sono stato così sfortunato. Io e Dalila ci vogliamo bene, è una cara amica. Ci saremo sempre l’uno per l’altra, anche se le nostre strade non si incroceranno mai.»
«Cosa dovrei farmene di questa tua riflessione, Fischer?»
«Non lo so. Fanne quello che vuoi.»
«La interpreto in un solo modo: nella tua visione dicotomica, il mondo è diviso in buoni e cattivi. Tu e Dalila siete i buoni, io sono il cattivo venuto a guastarti la festa.»
«Più che altro mi sembra che tu voglia impersonare lo stereotipo del bad boy che è diventato tale perché non è stato capace di metabolizzare i traumi subiti e non si è mai sentito compreso.»
«Stai dicendo un mucchio di stronzate.»
«Non penso proprio. Non voglio essere insensibile, ma mi hai dato un’idea piuttosto chiara del tuo passato: la malattia di tuo padre, la sua morte, la tua “nuova famiglia”, che poteva farti frequentare scuole per ragazzi ricchi, pagarti regali costosi e vacanze, ma che non ti ha mai chiesto chi volessi essere, dando per scontato che saresti diventato uno di loro. Il controllo sulle tue amicizie e le tue frequentazioni... e poi, a completare l’opera, c’è stato anche l’avvento dei social media e il loro prevaricare su tutto: la tua vita privata messa in piazza contro la tua volontà, il giudizio della società, la minaccia di boicottare i prodotti della tua famiglia se non fai quello che la gente si aspetta da te. Non è certo quello che sognavi quando eri bambino. Hai reagito assumendo un atteggiamento ingiustificatamente aggressivo, oppure millantando di avere persone che potrebbero aiutarti a infangare il nome altrui ogni volta in cui ti senti in difficoltà o qualcosa sfugge al tuo controllo. Ti sei gettato tra le braccia della donna che pensi ti salverà, perché è più facile che salvarti da solo.»
Pietro lo fissò a lungo in silenzio. Infine replicò: «Sai cosa sto pensando, Fischer?»
«Fammi indovinare» ribatté Oliver. «Pensi che contatterai qualche tua conoscente influencer che, tra un video in cui mostra al mondo la sua nuova borsa da tremila euro e uno in cui parla della sua skincare come se fosse un argomento di interesse collettivo, troverà anche il tempo per dire che i miei articoli fanno schifo e che nessuno dovrebbe leggermi. In realtà la tua conoscente in questione non sa nemmeno chi sono e tu non la sopporti. Sei sicuro che sia la cosa più sensata da fare?»
«Rimane pur sempre più ragionevole che ucciderti.»
«Non è necessario essere così estremi, non credi? Fino a ieri sera la nostra collaborazione stava andando bene. In fondo abbiamo un obiettivo comune, non dobbiamo dimenticarcene.»
«Non ce l’abbiamo più» obiettò Pietro. «Alla fine mi butterai in pasto all’opinione pubblica, raccontando che sono imparentato con uno degli uomini che hanno testimoniato il falso.»
«Se la pensi così» replicò Oliver, «allora sei tu quello che vive in un mondo dicotomico e che appioppa agli altri il ruolo di cattivi. Tu non c’eri settant’anni fa. Non ti sei macchiato di nulla. Non voglio diffamare persone, voglio solo la verità, per Vittoria Montevecchio e per Laszlo Halasz.»
Pietro accennò un sorriso.
«Lo immagino un po’ come te, ma senza il tuo senso investigativo. Doveva essere un bel po’ più giovane di te, ma venticinque anni all’epoca erano più o meno come quaranta oggi. Da quello che ci ha riferito Dalila, doveva essere una specie di pesce lesso che pendeva dalle labbra di Vittoria.»
«Lo immagini pesce lesso e lo immagini come me» osservò Oliver. «Per caso mi stai dando del pesce lesso?»
«Con Selena Roberts sì, senza ombra di dubbio» rispose Pietro. «Con la Menezes non te la cavavi male, ma ho sempre avuto l’impressione che fosse lei a comandare.»
«È quello che succede sempre quando ti sposi.»
«Una ragione in più per non sposare Anna, allora.»
Oliver ammise: «Effettivamente essere totalmente tra le mani di una persona con cui non hai niente in comune non deve essere il massimo.»
Pietro tornò su Vittoria e Laszlo: «È così strano scoprire per filo e per segno che cosa passasse per la testa di una persona vissuta settant’anni fa. Secondo te, se non fosse morta, avrebbe sposato il “signor Leslie”?»
«Perché mi fai questa domanda?»
«Perché quello romantico e sensibile sei tu.»
«E se invece di guardare le cose da un punto di vista femminile lo facessimo da quello maschile?» azzardò Oliver. «Secondo te, il “pesce lesso” amava davvero Vittoria o era soltanto affascinato dal personaggio?»
«Tu stavi con la Menezes perché era un “personaggio”?»
«Io non sono Laszlo Halasz e Tina non era Vittoria Montevecchio. Le dinamiche tra noi erano molto diverse.»
«Certo è che a quel Laszlo non dispiaceva troppo affondare le dita in “luoghi indicibili”.»
«Perché, a te non piace fare certe cose alle tue ragazze?»
«Sì, specie se vogliono farsele fare da me come uomo e non come personaggio. Come potrai tranquillamente immaginare, le donne che mi ronzavano intorno non erano interessate al mio intelletto e, a dire il vero, neanche alla mia prestanza fisica. Io sono sempre stato un membro della famiglia Forti, per loro. Ci ho provato in tutti i modi, ma non sono mai riuscito a essere considerato per quello che ero, prima che arrivasse Dalila. Per certi versi, quello che hai detto su Vittoria Montevecchio come “personaggio” mi ricorda la mia situazione. Spero per lei che Laszlo Halasz l’abbia amata davvero.»
«Importa così tanto? In fondo hanno fatto una brutta fine. Se Laszlo non l’avesse mai amata forse non l’avrebbe mai raggiunta al casolare e non sarebbe mai stato sospettato di averla uccisa.»
«Come sei disfattista, Fischer» ribatté Pietro. «Può darsi che mi sbagli, che anche Halasz avesse un certo talento per le indagini, che non sia venuto dall’Inghilterra solo ed esclusivamente per amore. Deve esserci una spiegazione del perché Vittoria si sia rivolta proprio a lui. In fondo, le piaceva anche Robbie Redgrave. Era il fratello della presunta vittima. Perché il “signor Leslie” e non lui? In che modo Halasz poteva esserle d’aiuto?»
«Bisogna leggere l’intero diario» suggerì Oliver. «Dici che non abbiamo più un obiettivo comune, ma non è vero.»
«Mi stai proponendo un’altra tregua?»
«Ti sto proponendo una tregua definitiva. Dalila ha ragione. Siamo due uomini adulti, dovremmo comportarci come tali.»
Pietro rimarcò: «Sei tu che mi hai ribaltato addosso il tuo drink da uomo duro, non io.»
«Non fare tanto il santerellino, Bruni» lo mise a tacere Oliver. «Hai cercato di provocarmi in tutti i modi. Lo fai sempre. Non pensi che sia arrivato il momento di smetterla? Siamo parte di un disegno più grande, non dobbiamo detestarci per forza.»
«Va bene, come vuoi» si arrese Pietro, «però è colpa tua se ci siamo persi Flavio Bonetti, ieri sera.»
«Io la vedrei sotto un’altra prospettiva» replicò Oliver. «Non siamo riusciti a parlargli perché non eravamo ancora pronti. Adesso c’è il diario di Vittoria, ci sono più elementi, a cominciare dal ruolo di Laszlo Halasz.»

***

«Gradirei un attimo di attenzione.»
Il signor Valenti ripeté parole analoghe in diverse lingue.
Fino a quel momento era stato una presenza discreta, ma quell’affermazione lasciava intuire che non intendesse rimanere nell’anonimato molto a lungo.
Laszlo guardò Teddy Redgrave, che non riusciva a nascondere una certa insoddisfazione. Aveva messo in conto di annunciare il fidanzamento con la signorina Diana. Il fatto che il direttore della Scuderia Saetta Cremisi stesse prendendo la parola significava che avrebbe catalizzato l’attenzione.
Valenti proseguì, saltando da una lingua all’altra: «Siamo cresciuti molto come squadra. Per questo devo ringraziare tutte le persone che ne hanno fatto parte. Devo ringraziare soprattutto Teddy Redgrave, un grande nome, che ci ha permesso di fare il salto di qualità. Devo ringraziare anche la signorina Vittoria Montevecchio...»
Questa, che si trovava ancora al fianco di Laszlo, borbottò: «Non so perché, ma qualcosa mi dice che non succederà niente di buono.»
«Il signor Valenti la sta elogiando» obiettò Laszlo.
«Certo, ma cosa si nasconde dietro ai suoi elogi?» replicò la Montevecchio. «Mi stia a sentire, signor Leslie, quando le dico che sta per succedere una disgrazia.»
La disgrazia, se così si poteva definire, venne ben presto comunicata: «Il nostro obiettivo deve essere quello di salire sempre più in alto. Per questa ragione si unirà a noi anche un altro nome di primo piano. Vi annuncio che Robbie Regdrave entra ufficialmente a far parte della Scuderia Saetta Cremisi.»
Se fino a quel momento i presenti non avevano fatto altro che borbottare, senza prendere troppo in considerazione il signor Valenti, a quelle parole calò il silenzio. Passò parecchio prima che si alzassero le prime esclamazioni di sorpresa – forse soltanto mezzo minuto, ma a Laszlo parve il mezzo minuto più lungo di sempre.
La signorina Diana parve la più delusa di tutti. Doveva aspettarsi che quella fosse la serata sua e di Teddy Redgrave, ma non lo era. Poco dopo si avvicinò a salutare la Montevecchio, sostenendo di essere stanca e di volere andare a dormire.
Il signor Teddy rimase. Parve non curarsi nemmeno della reazione dell’amata. A Laszlo sembrava che fosse teso. Più tardi lo vide allontanarsi insieme al fratello Robbie. Vittoria Montevecchio li seguì a una certa distanza. Senza riflettere troppo Laszlo si avviò insieme alla signorina.
«Che cosa intende fare?»
«Voglio vedere dove vanno.»
«E poi?»
«E poi vedremo cosa succede. Magari, se siamo molto fortunati, riusciamo a sentire quello che si dicono.»
«Siamo? Riusciamo?»
«Non sono in grado di cogliere le sfumature di una conversazione nella loro lingua madre» replicò la signorina Vittoria. «Ho bisogno di lei, signor Leslie. Mi riferirà tutto, una volta che avranno finito. Ho bisogno di capire che cosa stia succedendo.»
A Laszlo non andava a genio l’idea di origliare. Quando lavorava a Redgrave Manor gli era capitato piuttosto spesso di vedere domestici che si appostavano dietro alle porte per captare frammenti dei discorsi dei membri della famiglia Redgrave. Lo trovava un comportamento piuttosto volgare. In compagnia della signorina Vittoria, tuttavia, non si sentiva affatto fuori luogo.
I fratelli Redgrave erano andati a rintanarsi in una stanza privata. Non credevano che qualcuno li stesse ascoltando, pertanto non si erano premuniti di chiudere la porta.
Teddy sembrava piuttosto disturbato dall’annuncio fatto dal signor Valenti.
«Perché non mi hai detto niente? Non pensi che avrei avuto il diritto di saperlo prima di tutti gli altri?»
Robbie era piuttosto calmo, invece.
«Non vedo perché tu dovessi esserne informato. Ho intrapreso la strada più propizia e favorevole. Non devo rendere conto a te delle scelte che prendo per la mia carriera.»
Teddy Redgrave sbottò: «Hai sempre voluto tutto ciò che era mio. Hai cercato di prenderti il mio posto e, quando non ce l’hai fatta, hai pensato bene di infilarti dentro, in una maniera o nell’altra! Non riuscirai a farmi tagliare fuori, te lo assicuro!»
«Vogliamo parlare di te, allora?» fu la secca replica del fratello. «Non ci hai pensato due volte a mettermi in cattiva luce, per avere un ingaggio!»
I toni si fecero più accesi. La discussione proseguì per parecchi minuti, fintanto che Teddy Redgrave non annunciò di non avere più nulla da dire.
La signorina Vittoria afferrò Laszlo per un braccio e si avviò di corsa lontano da quella stanza. A Laszlo non restò altro da fare che seguirla.
La Montevecchio si infilò dietro una porta, in quello che risultò essere uno sgabuzzino. Laszlo si nascose insieme a lei, in attesa che i fratelli Redgrave si allontanassero.
«Cos’è successo?» volle sapere la signorina Vittoria.
Laszlo le riassunse le ragioni della tensione tra i Redgrave: «Il signor Robbie sostiene che il fratello abbia approfittato di un suo infortunio, avvenuto la passata stagione, per scavalcarlo concludendo un accordo con Saetta Cremisi. Secondo il signor Teddy, non vi erano ragioni per cui non avrebbe dovuto accettare un ingaggio da parte di Valenti. Adesso il signor Teddy teme che la presenza di Robbie Redgrave sia troppo ingombrante, con conseguenze sulla sua permanenza con Saetta Cremisi.»
Vittoria Montevecchio sbuffò.
«Non hanno capito proprio niente!»
«Cosa dovevano capire?»
«Sono io quella che ha il destino segnato. A Valenti piaccio, ma c’è molta gente in squadra che non ha alcun desiderio di lavorare con una donna. I miei meccanici non l’hanno mai nascosto. L’unico dal quale ho ricevuto un certo sostegno è Berto Ronchi, che è anche un mio compaesano. Con lui sono sempre andata d’accordo. Resti tra noi, ma non può sopportare Teddy. Dice che, con tanti corridori italiani validi, non c’era bisogno che Valenti ingaggiasse un inglese.»
«Lei come la pensa?»
«Penso che le corse siano internazionali e che lo diventeranno sempre di più. Sa cosa le dico? Che mi piacerebbe andare a correre anche nelle Americhe, un giorno. Indianapolis ha un’aura così romantica.»
«Non è una pista pericolosa?»
«Tutte le piste lo sono.»
«Perché ha scelto di inseguire il pericolo?»
«Invece di una vita più tranquilla, come più sarebbe adeguato a una signorina?»
Laszlo scosse la testa.
«No, piuttosto come più sarebbe adatto a una persona dotata di istinto di sopravvivenza. Non ha mai paura?»
«Sì, certo» rispose la Montevecchio, «ma ci sono cose che mi fanno molta più paura.»
«Quali?»
«Non riuscire a fare quello che desidero. Io sono nata per inseguire la velocità. Forse è una malattia, ma se lo è non intendo guarire.»
«Che cosa ne pensa la sua famiglia?»
«I miei genitori non ci sono più, ma è da loro che ho ereditato la passione per le automobili. C’è solo mio zio, ormai. È un mio grande sostenitore.»
«Ama anche lui le automobili?»
«Sì, anche se preferisce il pericolo.»
«Cosa intende dire?»
«Diversamente da me, Bonetti non mette a rischio la propria incolumità, ma si espone comunque a situazioni in cui si perde il controllo. Ho cercato di aiutarlo come posso, ma non riesco a fare miracoli.»
«Continuo a non capire di cosa stia parlando» ammise Laszlo.
«Non ha importanza.»
La fermezza con cui la signorina Vittoria parlò lo spinse a non porre altre domande. Trascorse con lei molto tempo nello sgabuzzino, forse troppo. All’inizio discussero di corse e di automobili, poi la Montevecchio gli chiese di parlarle di sé, anche se non credeva di avere una storia interessante.
Era già molto tardi quando Laszlo si ricordò di avere accompagnato Teddy Redgrave e si mise alla ricerca di quest’ultimo. Lo trovò in un angolo della sala, fumava in silenzio. Alzò a malapena lo sguardo.
«Dove ti eri cacciato, Leslie?»
«Le chiedo scusa, signor Redgrave. Non avrei dovuto allontanarm-...»
L’altro lo interruppe: «Non fa niente, Leslie. Voglio andare via.»
Laszlo annuì.
«Andiamo, allora.»
Seguì Redgrave all’esterno. Non avevano molta strada da percorrere, l’avrebbero fatta a piedi. Il signor Teddy rimase in silenzio per quasi tutto il tragitto.
Erano ormai arrivati, quando gli confidò: «Questa è stata una delle serate peggiori della mia vita.»
«Per la signorina Diana?» volle sapere Laszlo. «In effetti è sgradevole che, a causa del signor Valenti, non siate riusciti ad annunciare il fidanzamento.»
«Non è per lei» ammise Teddy Redgrave. «Non mi aspettavo l’ingaggio di Robbie.»
Laszlo azzardò: «È davvero una prospettiva così terribile?»
«Sì. La spaccatura tra me e mio fratello si farà ancora più profonda.»
«Perdoni la mia invadenza, signor Redgrave, perché questo dovrebbe inasprire i suoi rapporti con il signor Robbie? Il fatto che il signor Valenti abbia offerto un ingaggio anche a lui non dovrebbe essere una faccenda tra vostro fratello e il signor Valenti?»
Teddy Redgrave sospirò.
«Sei un ragazzo innocente, Leslie. Vedi sempre la luce e non fai caso alle ombre.»
«Quali ombre non vedo?» replicò Leslie. «Parla del signor Valenti o di suo fratello?»
«Parlo di Robbie. È stato il mio più grande complice, un tempo. Adesso è solo un avversario agguerrito, che vorrebbe schiacciarmi.» Il suo tono si fece secco. «Non glielo permetterò. Non permetterò al signor Valenti di mettermi da parte. Dovrà scegliere tra me e Robbie.»
«Lo spero per lei, signor Redgrave» affermò Laszlo, seppure non fosse certo di nutrire davvero quel desiderio. Se il signor Valenti aveva un effetto così negativo su di lui, forse sarebbe stato meglio separarsi dalla Scuderia Saetta Cremisi e lasciare che fosse Robbie a vedersela con quel tizio.
«Non preoccuparti, Leslie» ribatté il signor Teddy, «non resteremo delusi.»
Laszlo non ebbe mai modo di approfondire gli sviluppi delle tensioni tra i fratelli Redgrave. Queste, in ogni caso, ebbero una breve durata. Tre settimane più tardi, senza mai avere ufficializzato la relazione con la signorina Diana, Teddy Redgrave avrebbe perso la vita al volante di un’automobile da corsa.

***

«Ehi!»
Oliver si girò. Non si era accorto di Dalila, venuta a raggiungerli. Teneva Mirko nel passeggino, insolitamente tranquillo. Oliver si avvicinò al figlio e gli scompigliò i capelli, facendolo ridere.
Dalila lo ammonì: «Non voglio che inizi a fare casino a causa tua.»
«È un bambino» obiettò Oliver. «È normale che faccia confusione.»
«Immagino» azzardò Pietro, «che per me sia arrivato il momento giusto per andare via. Vi lascio a recitare la parte della famiglia felice.»
«Siamo molto più felici di quanto tu creda.» Dalila accostò il passeggino al tavolo. «Non andare via. Dobbiamo discutere del da farsi.»
«Cos’altro c’è da dire?» obiettò Pietro. «Ormai hai una copia del diario e...»
«Appunto» lo interruppe Dalila. «Nessuno dovrebbe sapere che ne sono in possesso, ma non si può mai sapere. L’ho nascosto a casa di mia madre.»
«Temi perquisizioni?»
«No, ma non si può mai stare del tutto sicuri. Potrebbero esserci “perquisizioni non ufficiali”.»
Oliver sussultò.
«Temi che qualcuno possa introdursi nel tuo appartamento?»
«Non ho ragioni per essere spaventata da una simile prospettiva, ma devo prepararmi al peggio» replicò Dalila. «Può succedere di tutto. La mia proposta è di trovarci qui domani sera per parlare delle altre rivelazioni. Intendo proseguire la lettura. Anzi, dato che mi sono concentrata sulla fine, penso sia meglio cominciare dall’inizio.»
«Intendi trovarci qui tutti e tre?» chiese Pietro.
«Vedi alternative?»
«No. Che scusa inventerai con tua madre per lasciarle Mirko?»
«Non so se potrò lasciarle Mirko.» Dalila si sedette accanto a Pietro. «Forse dovrò portarlo con me.»
Oliver osservò: «Bruni ha ragione. Non pensi che tua madre capirà che sta succedendo qualcosa di strano? Credi che le sembri normale che tu dia appuntamento a due tuoi ex in un colpo solo, invitandoli sotto casa?»
Dalila puntualizzò: «Mia madre ha smesso di lamentarsi di quello che faccio dal giorno in cui ho raggiunto la maggiore età. Anzi, no, ai tempi aveva ancora da ridire su qualcosa. Però sono andata via di casa che non avevo nemmeno vent’anni e da allora sono una donna libera.»
«Non dubito che tu possa fare quello che ti pare» mise in chiaro Oliver, «ma stai pur sempre indagando non ufficialmente su un caso di omicidio. Potrebbe essere pericoloso per te, per tutti noi...»
Dalila sbuffò.
«Non possiamo scoprire qualcosa se non facciamo niente! E poi sto solo leggendo il diario di una povera donna morta da settant’anni! Hai ragione sul fatto che mia madre non approverebbe queste circostanze, ma non possiamo girarci dall’altra parte, non dopo che Ottavia è stata assassinata.»
Pietro si alzò in piedi.
«Meglio che vada, adesso. A che ora possiamo trovarci domani sera?»
«Alle nove e mezza, se per te va bene.»
«Ci sarò. A domani. Buon proseguimento anche a te, Fischer.»
Oliver alzò gli occhi verso di lui.
«Grazie.»
Dalila attese che andasse via.
«Pensavo che salissi da me. Di cosa parlavate tu e Pietro in mia assenza?»
«Cose da uomini.»
«Ve lo stavate misurando?»
«Hai una pessima idea del genere maschile.»
«Non è colpa mia se tu e Pietro non fate niente per farmi cambiare idea. Mi auguro almeno che tu non gli abbia lanciato dell’acqua addosso, oggi.»
«Non ne avevo a disposizione» ribatté Oliver.
«Parlo sul serio» insisté Dalila. «Ti ho difeso, davanti a lui, ma non mi piace il modo in cui ti comporti nei suoi confronti.»
«Cosa dovrei fare? Mi ha puntato fin dal primo momento, ha deciso che io ero l’ostacolo tra te e lui.»
«In fondo lo sei.»
Oliver sussultò.
«Cosa vuoi dire?»
«Io e te saremo per sempre legati» rispose Dalila. «C’è lui.» Indicava Mirko. «Pietro non potrà mai accettare nulla di tutto questo. Sognava un futuro insieme a me, ma quel futuro non ci sarà mai.»
Oliver fece un profondo sospiro. Per quanto gli costasse trattare quell’argomento, la informò: «Prima, quando non c’eri, Pietro ha detto che ti considera la sua salvatrice. Se non fosse stato per te, avrebbe sposato una donna che non solo non amava, ma che considerava anche irritante e incompatibile con lui. Tu gli hai fatto capire che aveva un’altra possibilità, che poteva scegliere un’altra strada. Per quanto io possa non condividere la sua visione del mondo, sono certo che ci tenga davvero a te. Non si è ancora rassegnato all’idea di averti persa. Spera che un giorno tornerai sui tuoi passi.»
«Non posso tornare sui miei passi» replicò Dalila. «Tu ci sei sempre. Fai sempre parte della mia vita.»
«Anche tu fai parte della mia vita e sono sicuro che saremo in grado di dare il meglio a nostro figlio» affermò Oliver. «Sei sicura che annullarci completamente sia il meglio che possiamo fare? Io non l’ho fatto. Ho vissuto la mia vita. Mi sono sposato. Perché tu devi fare delle rinunce?»
«Perché in ogni caso dovrei rinunciare a qualcosa. Tanto vale rinunciare a ciò che è meno importante. Magari un giorno cambierà qualcosa, tra me e te.»
«Se doveva succedere, sarebbe già successo, non credi? Hai dato a nostro figlio, quando era solo tuo figlio, il nome di un amore che hai perso. Allora significavo così tanto per te?»
«Allora era tutto diverso» rispose Dalila, con fermezza. «C’era Tina e...»
Oliver non la lasciò finire: «Tina ci sarà sempre.»
«Non pensi che avrebbe voluto che tu guardassi avanti? Anzi, non credi che lo voglia tuttora? Sono certa che c’è qualcosa di lei, da qualche parte, che tiene gli occhi puntati su di noi.»
«Ne sono certo anch’io e, per quanto desideri la nostra felicità, sono certo che non voglia che ci buttiamo a capofitto in una relazione che non ha senso di esistere.»
Dalila replicò: «Solo perché hai lasciato andare Selena molti anni fa, non significa che tu debba lasciare andare anche me. Nel suo caso, avevi paura che amasse Edward Roberts più di te. Credi che io preferisca Pietro? Dimmi cosa devo fare. Sono disposta a tagliarlo fuori dalla mia vita, a non vederlo più. Vorrei solo che tu fossi chiaro su quello che devo fare per te.»
«Non devi fare niente per me» le assicurò Oliver, «neanche rinunciare ai tuoi sentimenti.»
«Fammi capire, Fischer, mi stai friendzonando?»
«A onore del vero, ci siamo già friendzonati a vicenda anni fa.»
«L’hai voluto tu.»
«L’abbiamo voluto entrambi.»
«Non potevamo sapere che un giorno avremo avuto in figlio insieme» rimarcò Dalila.
«Guarda al lato positivo» ribatté Oliver. «Un giorno Mirko potrà raccontare ai suoi amici che il papà è il migliore amico della mamma, anziché essere un soggetto che viene rimproverato ogni tre per due perché lascia calzini e mutande fuori dal cesto della biancheria sporca.»
«Non era questo che speravo per il mio futuro» ammise Dalila, «ma è pur sempre qualcosa. Spero che Mirko non debba mai desiderare di avere avuto dei genitori diversi.»
«Non succederà.» Oliver rifletté qualche istante, infine aggiunse: «A meno che non ci facciamo ammazzare nel corso della nostra indagine. Promettimi che ci andrai molto cauta.»
«Promettimi che lo farai anche tu.»
«Ci proverò.»
«E che non andrai a fare richieste strane a Pietro, tipo prendersi cura di tuo figlio dopo che ti sarai fatto uccidere.»
«Non ci penso nemmeno a lasciargli mio figlio!»
«Quindi sopravvivi» concluse Dalila.
«Riusciremo a sopravvivere tutti» le assicurò Oliver. «Domani pomeriggio passo a prendere Mirko, se per te va bene. Te lo riporto alla sera, quando abbiamo appuntamento per parlare delle scabrose vicende di Vittoria Montevecchio.»
Dalila confermò: «Va bene, a domani.»
L’attesa per le 21,30 del giorno successivo fu lunga e piuttosto estenuante. A Oliver dispiaceva non essere in possesso di una copia del diario per dedicarsi alla lettura. Arrivò in anticipo, chiedendo a Dalila se avesse scoperto qualcosa di nuovo. La Colombari avrebbe preferito aspettare Pietro prima di fare qualsiasi rivelazione, ma si piegò di fronte all’insistenza di Oliver.
«Vittoria Montevecchio aveva l’abitudine di scrivere sul diario soltanto nei periodi in cui reputava le stesse accadendo qualcosa di interessante. Per questo, seppure non si tratti di un volume particolarmente grosso, vi sono narrazioni che appartengono a un arco temporale piuttosto lungo. Il diario inizia quando Vittoria si reca a Redgrave Manor, due anni e due mesi prima della propria morte. Qui ritrova Laszlo Halasz, altrimenti noto come Leslie. L’aveva conosciuto quando era il segretario di Teddy Redgrave. Dopo la morte di costui, è tornato a lavorare come domestico presso la casa di Robert Redgrave, lo zio dei due fratelli.»
«Come mai Vittoria si trova là?»
«Viene invitata da Robbie Redgrave, divenuto nel frattempo suo amico e compagno di scuderia. Trascorre tre settimane presso la dimora dei Redgrave, sviluppando una certa attrazione per Laszlo. Questa è corrisposta, anche se all’inizio i due cercano di evitarsi: la relazione sarebbe difficile, forse impossibile.»
«Poi cosa succede?»
«Una sera Vittoria e Laszlo si baciano... e, come puoi immaginare, è un punto di non ritorno. I due si rendono conto di non potere fare a meno l’uno dell’altra. Devono nascondersi. E soprattutto devono trattenersi, non tanto perché Vittoria Montevecchio sia una ragazza puritana degli anni Cinquanta, ma perché le ragazze degli anni Cinquanta avevano meno cultura rispetto a noi su come prevenire una gravidanza, immagino.» Dalila rise. «Già nel mio caso non è servita a molto, quindi figuriamoci ai vecchi tempi. I nostri due innamorati sono consapevoli che rimanere casti e puri sia la soluzione migliore, specie considerata la posizione precaria di Laszlo Halasz, altresì noto come Leslie. Il maggiordomo, che non l’ha mai apprezzato, vorrebbe sbatterlo in mezzo a una strada. Ha una certa influenza su Robert Redgrave, pertanto è meglio mantenere una condotta impeccabile e non farsi sorprendere in atti sconvenienti. Gli “atti sconvenienti” ovviamente succedono lo stesso e sono descritti in maniera molto soft da Vittoria. Come ho già detto, però, ci sono due grandi impedimenti: il primo è che Vittoria è ospite di Robbie Redgrave per un periodo limitato, il secondo è costituito dal maggiordomo che non vede l’ora di sbarazzarsi di Halasz. Le strade dei due si separano definitivamente, o almeno così pare. Dopo un saluto struggente, Vittoria riparte per l’Italia, certa che un giorno sia lei sia Laszlo riusciranno a trovare amori realizzabili. Tra i due l’addio è definitivo. La Montevecchio si concentra sulla carriera: la morte prematura di Teddy Redgrave ha consolidato la sua posizione presso la Scuderia Saetta Cremisi. Ci sono cronache di gare, più avanti, poi si passa all’altra love story: Vittoria si lascia alle spalle Laszlo Halasz e lo fa insieme al compagno di squadra.»
«Cosa ne è stato di Diana?»
«Domanda interessante, Fischer. Sembra che abbia conosciuto un fotografo italiano e che sia prossima al matrimonio. Ogni tanto Vittoria accenna alle paure di Teddy, che le sono state confidate dall’amica. È convinta che Redgrave sia stato ucciso, ma non può confidarsi con nessuno. Prova a farlo con Robbie, ma questo non la prende troppo sul serio.»
Oliver azzardò: «Si comporta in modo sospetto?»
Dalila scosse la testa.
«Per niente. Le risponde in maniera assolutamente ragionevole, per essere gli anni Cinquanta: gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno e le conviene accettarlo, perché presto o tardi perderà senz’altro altri colleghi. Se stai insinuando che Robbie Redgrave abbia a che vedere con l’incidente del fratello, temo che non vi sia alcun indizio a supporto di una simile teoria.»
«Meglio così» concluse Oliver, «non ho alcun desiderio di scoprire che i familiari di Edward avevano l’abitudine di uccidersi a vicenda.»





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